di FRANCESCA M. BRUNELLO – Parlavo qualche giorno fa con un’educatrice, che si definisce “della nuova scuola”, riguardo al gioco del tira e molla con la corda, sia come gioco umano/cane sia proposto nella versione cane/cane.

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Secondo lei, non solo è sconsigliabile, ma addirittura pericoloso, in entrambe le versioni: “Il cane si eccita troppo, soprattutto i cani di grossa taglia. Il fatto poi che durante il gioco ci si guardi negli occhi va contro tutto quello che ci insegna il lupo, soprattutto quando a giocarci sono due cani, che si ritrovano inevitabilmente l’uno davanti all’altro. Questo invita ad una sfida, che poi può sfociare in possessività per il gioco stesso, e quindi in una lite tra i due.”

Fino al minuto prima ascoltavo con un orecchio solo a dir la verità, ma quando ho sentito “soprattutto i cani di grossa taglia” mi si è accesa la lampadina e subito mi è partito il “ma perché, non l’hai mai visto un chihuahua quanto è capace di andare su di giri?”

Ho ascoltato tutto il suo discorso e le sue motivazioni, quindi poi sono tornata a casa talmente assorta e presa da quella conversazione che ho lasciato le chiavi sulla toppa esterna della porta (un pomeriggio passato a cercare le chiavi svuotando borse e buttando per aria la casa, finché non sento chiamare “francescaaa”… Era Andrea, sull’uscio, con le mie chiavi in mano che mi guardava e scuoteva la testa).

Mi sono fatta una domanda alla volta, a partire da:

È vero che il contatto visivo diretto porta alla rissa?

Si, ma in una rosa di situazioni. Lo sguardo fisso che preannuncia una zuffa, di solito viene accompagnata con una evidente rigidità di tutto il corpo. Il cane tende a stare fermo immobile davanti ad un cane (che di solito conosce poco o non conosce affatto) e sembra pietrificato. Se in area cani succede una cosa del genere è bene intervenire prima che uno dei due cani si tuffi sull’altro. Può capitare anche con le persone, però il cane generalmente sa che l’umano parla un’altra lingua, e quindi lo sguardo fisso e la rigidità vengono sempre accompagnati da un bel grrr.

Il cane che fissa un altro cane in maniera insistente è anche quello che sta per fargli un agguato, che sia per un invito al gioco o per una ruspatina, ma di solito in questo contesto il cane numero due si sta sempre facendo gli affari suoi.

Il fatto che il lupo non stabilizzi un contatto visivo con gli altri lupi è vero solo in parte, o meglio, è vero solo in alcuni casi. Nella comunicazione tra i lupi viene prima di tutto l’odore, il contatto visivo è secondario. Atteggiamenti di sfida, di paura, incertezza vengono percepiti sempre prima dall’odore, poi dalla posizione del corpo. (Attenzione che con “prima” non intendo in ordine di tempo, ma di importanza).

È vero che il segnale di calma per eccellenza è l’occhiolino (o meglio una bella strizzata di occhi e poi sguardo rivolto da un’altra parte) ma è anche altrettanto vero che, essendo questo un modo per dire: “non sono qui per litigare”, non è che i lupi vivano strizzando gli occhi e guardando solo per terra.

Se ci fate caso, i cani un po’ insicuri o che ritualizzano molto tendono a fare l’occhiolino un paio di volte durante il tiro alla fune.

È vero che il cane si eccita troppo?

Al cane a cui piace il tira e molla, dopo qualche minuto di gioco, salirà una bella dose di energia, anche perché rispetto a noi, un cane adulto potenzialmente vincerebbe sempre, essendo avvantaggiato per il semplice fatto che ha quattro zampe e il baricentro molto più basso rispetto al nostro. (I voli che faccio quando ci gioco con la Twiggy in infradito ve li racconto nella rubrica “Francesca Brunello è volata per terra di nuovo”).

La regola fondamentale per giocare correttamente al tiro alla fune è insegnare al cane il comando “lascia”, e questo gioco può essere proprio la base da cui si parte per insegnarlo: quando strattona, ci si pietrifica e si smette di giocare finché il cane stesso si accorge che non stiamo più partecipando, molla la presa e viene premiato, con un biscottino o con la corda stessa.

Dal momento in cui il cane impara come funziona, diventa un gioco sicuro per tutti che non ipereccita nessuno.

L’ipereccitazione durante il gioco tra due cani invece è un altro discorso.

Due conspecifici che giocano tra loro (qualsiasi cosa stiano facendo) tenderanno ad alzare i toni molto più facilmente rispetto a quando interagiscono con gli umani che fungono spesso da moderatori. Ma nel tiro alla corda questo succede raramente. È più comune nella rincorsa e nella lotta, perché durante una corsa a pancia a terra, il cane non si trattiene e porta lo scatto fisico al massimo delle sue capacità. Nel tiro alla fune i cani tendono a stare fermi e strattonare, o tuttalpiù trotterellare in giro nei momenti meno intensi. Essendoci quindi un vero e proprio contrappeso dall’altra parte, la motilità è limitata e per questo il gioco rimarrà più statico.

È vero che può scattare la possessivita?

Difficilmente può succedere se il cane sta interagendo con un umano; se capita non è di certo il tira e molla ad averlo scatenato. La possessività nei confronti degli oggetti è spesso un sintomo di incertezza dei ruoli o educazione da ribadire, capita spesso con i cuccioloni, che nel periodo adolescenziale a volte ci mettono alla prova.

Ne è un classico esempio il cane che ringhiotta e l’umano che d’istinto molla la presa o si allontana o lascia perdere. Una volta che gliela si fa passare liscia, il cane impara presto che se ringhia ottiene ciò che vuole, quindi ripropone l’atteggiamento vincente in più situazioni, sviluppando una vera e propria ossessione per i suoi giochi, per la sua ciotola e per la sua cuccia (intesa in senso lato, dal divano allo zerbino).

Tra cani, in linea teorica potrebbe essere più probabile, anche perché dei due cani che giocano non ce n’è uno che ad un certo punto dice “ok compare, basta così, lascia e mettiti seduto”. È necessario riprendere in mano il concetto di possessivita in senso lato? Assolutamente no, un cane “geloso delle sue cose”, come direbbe la sciuramaria, non fa manco avvicinare il secondo alla sua corda, figuriamoci giocarci.

Tuttavia per fortuna, due cani che si conoscono bene (o perché convivono o perché si vedono tutti i giorni) hanno generalmente i ruoli gerarchici ben chiariti, nessun conflitto irrisolto o rancore serbato (in quanto, appunto, sono cani), e nel momento del gioco questi non contano: quante volte il genitore spancia quando gioca con i cuccioli? Oltre ad avere una funzione didattica vera e propria, durante il gioco di due cani (adulti o cuccioli) i ruoli si mischiano.

Attenzione però che questo non vuol dire assolutamente che possiamo prendere una corda o un salamotto e buttarlo in mezzo ad un area cani. Non si divertono, si sbranano. Vale anche per le palline, i biscottini e qualsiasi cosa che possa creare un conflitto.

Infine una nota sul ringhio: è vero che molto spesso un cane che si scoccia fa grr all’altro, ma bisogna saper distinguere il ringhio che dice: “attenzione, mi stai rompendo i maroni” dal ringhio da gioco. Il più delle volte certi cani si fanno prendere talmente dal gioco che sembrano orsi, ma in realtà nessuno è in pericolo, anzi si stanno divertendo come pazzi!

Ringhio da gioco di Twiggy

Per ulteriori approfondimenti sul “tira e molla”, rimandiamo anche a questi due articoli:
Il tira e molla, gioco proibito o gioco che crea rapporto ed educazione?
Chi gioca al tiramolla… o è una spia, o è Davide Cardia

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10 Commenti

  1. Un salamotto (spesso in formato mignon, in proporzione alla taglia del mio cane, ma adatto al trasporto in tasca durante il tragitto casa-parco-casa distanti poco meno di 2 km) e’ una cosa che NON puo mancare (quando esco faccio l’appello: bustine, museruola “legale” chiavi casa telefono e SALAMOTTO):
    E’ davvero la cosa con cui gioco di piu con il mio cane anche in area cani (sempre e solo quando siamo senza compagnia -e la mattina presto accade spesso- o quando altri cani sono lontani)
    Ritengo sia stato un ottimo modo per diventare il “Preferito” del mio cane anche rispetto ai suoi simili.. per cui, quando si gioca insieme al tira-e-molla, non contano (quasi) gli altri.
    Una ragionevole gestione del lascia e del “decido io quando smettiamo” non ha sviluppato alcuna possessivita Ma ci consente di giocare misurandoci allo stesso livello fisico (come diceva sempre Valeria :’-| ..), dato che quando provo a rincorrerla o farmi rincorrere (e’ un Doby) il divertimento e’ poco 😛 (fare la lotta.. tsk, bazzeccole!)

    Basta stare attenti agli strattoni violenti (soprattutto destra sinistra, o invertendo la marcia di colpo) per non fare male al collo … (con i salamotti o le corde, credo sia piu difficile danneggiare i denti, salvo casi di problematiche particolari e salvo strattonate particolarmente forti … con oggetti piu duri in effetti non saprei… )

    Ovviamente quando ci sono altri cani nelle vicinanze io credo sia bene evitare di giocare cosi perche un “filino” di competizione per l’oggetto del desiderio potrebbe essere una miccia niente male… ( quando si avvicinano altri cani un bel lascia e passa la paura.. oppure aspettiamo di essere da soli, che se ci sono altri cani “socievoli”, il divertimento se lo procurano tra conspecifici 😉 )

    Bell’articolo!

  2. Il mio addirittura, lo va a prendere, me lo porta e tenendolo in bocca, mi guarda con espressione supplichevole tipo: dai, ce la giochiamo? XD XD.
    Non ho mai avuto problemi, ma anch’io, come Nicola, evito quando si avvicinano altri cani.
    Brava Francesca! Come sempre!

  3. Educatrice della “nuova scuola” ? eh, ci ritorni a scuola………..magari scegliendone una che si basi su esperienze centenarie e non su tendenze “nuove”

  4. Io alla mia cucciola il lascia l’ho insegnato proprio con il tira e molla, lei lo adora, a volte lo uso anche come premio quando siamo al campo. A casa per me rimane il gioco più sicuro da fare con lei visto che i salti, le rincorse e il lancio di palline sul pavimento di piastrelle non mi sembra granché per le articolazioni (né le mie né le sue), spesso arriva da me con la corda in bocca apposta per chiedermi di giocare… Non potrei proprio negarglielo

  5. Giocare al tiro alla fune è troppo divertente, è quasi uno dei (tantissimi) motivi per cui volevo un cane, altroché! Quando ci gioco con Tartufo (all’inizio lo abbiamo fatto per insegnargli il lascia, ma lui l’ha imparato in un millisecondo quindi è rimasto solo un gioco bello dove ogni tanto rafforziamo il lascia anche se manco ce n’è bisogno, visto che lo esegue perfettamente in tutte le altre situazioni) sono io che salgo di giri, ringhio più forte di lui e mi diverto un sacco. E lui lo adora. Lo adoriamo entrambi, è un modo per sfogare energie, entrare in contatto, e mi sembra una stupidaggine demonizzarlo. Faccio il tiro alla fune anche con l’incrocio labrador del nostro vicino e amico (molto più “tosto” di Tartufo, che è un cane medio-piccolo, più piccolo che medio ad essere sinceri, tipo Border Terrie, e che non vince mai contro di me XD) ed è uguale, ci si diverte e finisce, educatamente, quando glielo chiedi (o quando vede Stelvio, il nostro gatto, che gli passa accanto…). Insomma, con un pizzico di buonsenso il tiro alla fune è bellissimo! E se praticato con impegno e costanza fa anche perdere peso (e sudore) all’umano, eh eh.

  6. Quelle delle “nuove scuole” sono troppo spesso argomentazioni superficiali condite da una finta aura di scientificità.
    Capita anche (lo suggerisce la mia diretta esperienza), che queste persone che vedono così tanto male nel gioco del tira-molla in quanto sfida diretta, poi affermano che il cane debba sempre puntare lo sguardo su di noi per “ragioni di relazione” (ovviamente rifilandogli un bocconcino dietro l’altro per riuscire nell’intento di far mantenere la concentrazione al cane)… Peccato che, se ad esempio il cane mi sta seguendo in passeggiata al guinzaglio, e si spera che si stia nel contempo distraendo un po’ in termini canini, non può mica continuare, anche solo per sua natura, a contemplare i miei begli occhi come se avesse avuto una visione!
    Ma si sa, in fondo è tutta questione di condizionamento class… ops… di relazione cognitiva! 😀

  7. Ormai arrivo sempre un paio di giorni in ritardo.

    In ogni nuova scuola si elaborano teorie che, a dispetto dell’aura di scientificita’, finiscono per assumere la stessa forma mentale della mammetta che porta il bimbetto al parco con la biciclettina e dopo averlo bardato come un pilota di motogp gli raccomanda…

    “non correre che sudi”

    Certo, poi la mammetta lo lascia sotto il sole a godersi protezioni, casco e biciclettina nuova fiammante sulla quale pero’ non puo’ salire perche’, se mai dovesse cadere, poi tocca portare il bimbetto dalla psicologa.

    Poi il bimbetto torna a casa, guarda il cane e gli dice: “Beato te che almeno puoi giocare; non bastava la mamma, adesso c’e’ anche la psicologa” e il cane, guardando sconsolato la scatola che nasconde palline e corde annodate con ancora il cartellino del prezzo attaccato, pensa che in fondo non e’ solo: almeno un compagno di sfiga ce l’ha.

  8. purtroppo non riesco a vedere i video….ma vivo la situazione tutti i giorni, con i miei due cani…. abbiamo una coperta che loro usano come tiro alla fune….
    Le vedi che si cercano e che fanno dei ringhioni che sembrano dire “lascia altrimenti ti ammazzo” e invece vogliono dire “grrrr dai dai, tira tira….tanto non te la lascio!!!”

    certo, un occhio gli va sempre dato…perchè quando esagerano bisogna farle smettere….però ormai è il loro gioco di casa!! 🙂

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Nata a Latisana il 16 ottobre 1992 e cresciuta a San Donà di piave (VE), Francesca Brunello studia all'Università di Firenze. Pessima studentessa di medicina, convive dal 2014 con Twiggy, pastorina tedesca allergica alle coccole, decisamente poco socievole con sconosciuti, bambini e gatti. Sfegatata per l'UD, il mondioring e grande fan del fai-da-te, insegna ai suoi cani comandi utilissimi come salutare con la ssssampetta, sfilare i calzini, e disfare la lavatrice. Seguace della cinofilia di Valeria Rossi, è ferrea sostenitrice del fare cose cum grano salis e fiutare bufale e cugginate da lontano. Astemia e celiaca, stressa la redazione di Ti Presento il Cane dal marzo 2015 con la sua chiacchiera compulsiva e il suo scadente senso dell'umorismo.