di FRANCESCA M. BRUNELLO – Attenzione attenzione: si avvisano i gentili lettori che questo sarà un articolo a tema “caro diario”, quindi per tutti i miei simpaticissimi amici che ogni volta si loggano per commentare infastiditi che parlo sempre di quello che mi capita, io stavolta vi ho avvertiti.

Come ho anticipato nel nostro gruppo Facebook, qualche giorno io e Twiggy abbiamo avuto una bella disavventura a tinte hot (di hot c’era solo la sua temperatura) in cui io ho perso più o meno dieci anni di vita.

Adesso lei sta benissimo, perciò mi sento di poterci scherzarci un po’ su (ma neanche troppo), dato che tutto è bene quel che finisce bene.

Siamo tornate a San Donà oramai da una settimana, e finalmente le temperature si sono abbassate, rendendoci la vita un po’ più possibile.
Fino a domenica uscivamo praticamente solo per farle fare pipì e popò, ci siamo concesse qualche passeggiata dopo le 11 di sera e intorno alle 5 di mattina.
Ieri si stava bene, quindi ho pensato di poterla finalmente portare alla solita area di sgambamento per rivedere i nostri amici dopo più di cinque mesi che mancavamo all’appello.

Partiamo da casa intorno alle 7 di sera, “clima perfetto, ben ventilato” pensavo io. Arrivate al parco non c’era nessuno dei nostri, e dopo neanche 10 minuti, senza aver corso o fatto feste a nessuno, si butta mezzo alle mie gambe, distesa su un lato.
Mi sembrava strano. Dopo averle dato del salame mi rendo conto che non si gira a guardarmi (per chi non lo sapesse la Twiggy mi fissa spesso, a maggior ragione quando parlo con lei o di lei). Mi avvicino per darle un’occhiata e mi accorgo che ha le pupille dilatate e che fissa il vuoto.
“Twiggy?!”
Mi guarda.
Io la guardo.
“C’è qualcosa che non va.”
“Andiamo a bere un po’, vieni!”

Mi alzo e vado verso la fontanella a cambiare l’acqua.
Si alza con fatica e mi segue un po’ barcollante. Dopo qualche metro si accascia per riprendere fiato. La guardo, mi guarda. Si alza per fare l’ultimo metro e mezzo che ci separa.
Nessuno aveva notato niente, al che, ad alta voce dico: “Alessia, andiamo, bisogna fare un salto dal veterinario”. Penso: “cavolo suono molto più calma di quello che sono”. Mia sorella ci raggiunge, va alla macchina, la accende, mi aiuta a caricare la Twiggy (che normalmente salta dentro al primo accenno di “HOP”).

Durante il tragitto – di poco più di cinque minuti – chiamo il veterinario, spiegandogli la situazione, annunciando il nostro arrivo. Erano le 7 passate e temevo di non trovare nessuno. Il pronto soccorso veterinario più vicino è dopo Treviso, sono circa 40 minuti di macchina senza traffico.

Arrivate a destinazione, mia sorella la prende in braccio per farla scendere e Giacomo, il nostro veterinario, la visita praticamente subito. (Nda: scusa a te con il San Bernardo se ti siamo passate davanti.)
Durante la visita, il vet mi dice che le pupille rispondono poco agli stimoli, la ausculta e decidiamo di metterla sotto flebo. Febbre a 39,4.
Dopo una ventina di minuti di chiacchiere nervose interrotte solo da “Twiggy resta” “Twiggy sei bravissima” “Twiggy stai andando benissimo” “Twiggy respira”, che manco fossimo in una sala parto, Giacomo decide di darle un po’ di antinfiammatorio.
Tra la flebo e l’iniezione pian pianino vedo che si riprende, comincia ad alzare la testa, gira le orecchie quando sente il suo nome.
La febbre scende a 39. Io comincio a calmarmi.
Visti i miglioramenti (e che era passato l’orario di chiusura, e che c’erano ancora pazienti fuori) decidiamo di sospenderle la flebo per poi rimettergliela su a casa.
La prendo in braccio e la poso per terra.
*CROCK*
*STONK*
“Niente niente sto bene era il mio ginocchio”.
“Ahia.”
Noto che sta in piedi da sola e non barcolla.
Ringrazio, pago e saluto.
Saluto anche il tizio con il San Bernardo che è ancora lì fuori, mi scuso di nuovo per essergli passata davanti.
Sale in macchina da sola.
“Alleluia”.
Mia sorella accenna che è il caso di andare dirette a casa. Io mi giro per dare un occhio alla bestiaccia, lei mi guarda, io la guardo.
Capisco perfettamente quello che pensa il mio cane e dico: “Gelatino?”

Arrivate a casa, io con il mio frappé yogurt e menta (si lo so, ho gusti discutibili) mia sorella con il suo alla liquirizia, e la Twiggy con la sua mezza pallina di yogurt in coppetta, stiamo un po’ in terrazza a goderci l’arietta fresca… le misuro la temperatura: 38,5 “evvivaaaa!!”
Siamo lì tranquille a riprenderci psicofisicamente da questo lunedì infernale, finché non mi rendo conto che la Twiggy mi sta fissando insistentemente, come a dire: “Scusa se te lo faccio notare sai, ma sarebbe anche ora di cena”.

PS: La temperatura a 39.4 non è propriamente un colpo di calore, è più da considerarsi come “febbre”, ciò non toglie che se non fossimo state così tempestive, la temperatura si sarebbe potuta alzare vertiginosamente e irrimediabilmente. Inizialmente io avevo temuto un ictus, ma per fortuna poi ha mostrato sintomi diversi.
Ora lei sta benissimo, grazie al nostro veterinario che ci ha ricevute subito, grazie a mia sorella che ha fatto della nostra grande punto un’ambulanza veterinaria, e lo dico, grazie anche a me, che non ho aspettato di “vedere come va” o di “scriverlo su facebook per sapere cosa ne pensa il web”. Grazie anche alla Twiggy, che mi ascolta sempre, anche e soprattutto quando sta male.
Vi rimando ad articoli attinenti al colpo di calore, per sapere come comportarsi, le cose da fare e da non fare e le domande più frequenti. Ad esempio su TPIC ne avevamo parlato qui e l’argomento era stato toccato anche in più generico articolo sugli incidenti estivi.

PPS: Rettifico tutto, mentre scrivevo ha provato a mangiarsi una vespa, ho il cane suicida.

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5 Commenti

  1. Mado’, che spavento!! Ma era davvero un colpo di calore? non era una serata più fresca a ventilata? Io ho il terrore di queste cose, non porto mai fuori la mia principessa se la temperatura supera i 27 gradi e siamo di sera, abbiamo passato il mese di luglio e agosto uscendo solo con il favore delle tenebre e a volte abbiamo saltato proprio la passeggiata. preferisco un cane un po’ impigrito, piuttosto che vederla stare male. Giusto ieri sera l’ho vista bella in forma e pimpante con la voglia di correre e giocare, ma c’erano 18 gradi……. e comunque io pure se vedo che c’è qualche cosa di “strano” non perdo tempo a chiedere consigli sui social, parto immediatamente, così ho fatto l’anno passato perchè la vedevo scuotere la testa ripetutamente e tenere un orecchio basso, convinta che fosse un forasacco sono corsa al pronto soccorso, per scoprire che non c’era nulla, vederla fare una sceneggiata perchè la dottoressa si era permessa di guardarle dentro l’orecchio, e alleggerirmi di settanta eurini. Vabbè, l’importante è che la Twiggy ora stia bene, e tu vedi di recuperare i dieci anni persi

  2. premesso che non mi autoinviterò a casa tua per un frappè, sono quelle piccole esperienze che meritano di essere raccontate, se non altro perchè anche qualcun altro potrebbe trovarsi in situazioni analoghe e non sapere cosa fare.
    Effettivamente il colpo di calore suona strano, ma dalle nostre parti (io abito tra padova e treviso) la sera tira una gradevole brezza, ma di giorno il caldo si fa ancora sentire.
    Io ho messo a disposizione dei miei rott una piscinetta e vedo che Zeus l’ha usata volentieri anche domenica che tutto questo caldo non era

  3. Io do la mia esperienza.
    Ho tre cani un meticcio piccola taglia di 16 anni, un amstaff di 14 e un cattle dog di 3.
    Entrambi in base alla loro età faccio fare della corsetta a buon passo anche con alte temperature. Sono fortunato perchè abito in zona di vigneti quindi c’è una netta differenza di temperatura tra la terra e asfalto e comunque con me ho sempre 4 litri di acqua e soprattutto uso un vaporizzatore che ogni 5′ lo uso come simulare il sudore ai cani.
    Di solito esco alle 20, quindi c’è ancora caldo e soprattutto i più anziani li porto a giorni alterni.

  4. Ansia a mille!! Grazie di aver condiviso l’esperienza, sempre utile anche solo per capire che tipo di sintomi ti ha dato.. e a quali far attenzione.. 🙂

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Nata a Latisana il 16 ottobre 1992 e cresciuta a San Donà di piave (VE), Francesca Brunello studia all'Università di Firenze. Pessima studentessa di medicina, convive dal 2014 con Twiggy, pastorina tedesca allergica alle coccole, decisamente poco socievole con sconosciuti, bambini e gatti. Sfegatata per l'UD, il mondioring e grande fan del fai-da-te, insegna ai suoi cani comandi utilissimi come salutare con la ssssampetta, sfilare i calzini, e disfare la lavatrice. Seguace della cinofilia di Valeria Rossi, è ferrea sostenitrice del fare cose cum grano salis e fiutare bufale e cugginate da lontano. Astemia e celiaca, stressa la redazione di Ti Presento il Cane dal marzo 2015 con la sua chiacchiera compulsiva e il suo scadente senso dell'umorismo.