di ISABEL BAGNA – Dato che abbiamo esordito con un articoletto introduttivo del tipo “destruens” (bandito il mantra -disc dog- ma che ce vò-), ora è necessario guardare alla “pars costruens” e fornire due informazioni generali a chi sia incuriosito dalla disciplina e voglia sapere quindi – che ce vò – per giocare al disc dog.
Piatto del giorno: antipasto di pillole introduttive sul gioco del frisbee col cane. Seguiranno approfondimenti (primo, secondo, dessert, caffè e ammazzacaffè).

Immaginiamo che il Signor Giangiorgio voglia iniziare a fare due tiri di dischi al suo cane, un immaginario Gianpoldo, perché è stufo di andare al parco e lanciare sempre bastoni e palline. Può farlo? Certo che sì! Diremo che il succitato Giangiorgio si vuole avvicinare al gioco del disc dog ed è interessato a un approccio, diciamo, propedeutico.
Di cosa ha bisogno?
Beh, prima di tutto di se stesso, o meglio, della sua mano/braccio che lanci, e magari del suo piè veloce (e pazienza e RISPETTO del cane, che beh, ci vuole sempre ma-se-lo-ribadiamo-non-guasta), perché Gianpoldo, per chi si fosse distratto il cane nella coppia, secondo elemento fondamentale per intraprendere questo gioco, non è mica detto che sia super motivato, super veloce, super capace di prendere un frisbee al volo, a riportarlo (in bocca), a lasciarlo ecc. ecc.
E poi di un disco (o più di uno).
Ah sì, e poi bisogna assolutamente che Giangiorgio trovi uno spazio adeguato per giocare col suo cane (lui progetta di andare al parco pubblico e quindi si dà per scontato che Gianpoldo nel suo bagaglio di competenze attive abbia un buon richiamo, sia focalizzato sull’attività che sta svolgendo, non mostri atteggiamenti ostili o troppo “invasivi” verso gli altri Gianpoldi in circolazione e soprattutto gli altri Giangiorgi che gravitano nei giardini mangiando succulenti gelati, correndo ecc. ecc.), spazio in cui non siano presenti oggetti o barriere che possano rappresentare un pericolo per il cane che “naso in sù” sia alla ricerca del suo oggetto volante “non meglio identificato” (il disco appunto), e in certi casi – per certi Gianpoldi o Giangiorgi – sia anche recintato.

Disco ricco, mi ci ficco: abbiamo già messo parecchia carne… opss, plastica al fuoco.
E, ripeto: stiamo dando per scontato che Giangiorgio lanci il disco (apposito per cani, non quello riesumato dal garage con cui ha vissuto avventure inenarrabili in spiaggia sognando le bagnine di “Baywatch”!) con consapevolezza e che Gianpoldo abbia quelle capacità necessarie (i maligni che praticano le altre discipline cinofile direbbero “di base” – se non “scontate” ma non credeteci perché tracciare bene un disco in volo, prenderlo e riportarlo non è così banale) per costruire un gioco con il suo compagno umano in una parabola che preveda un inizio, un culmine – con finalizzazione – e una fine. Appagante per entrambi.
Perché, un gioco è bello “quando dura poco” (odiavo mio padre quando me lo ripeteva per mandarmi a letto ma aveva proprio ragione) e DEVE essere divertente.
E il disc dog è un gioco.

Ma se non fosse così? E se Giangiorgio prendesse in mano un disco per la prima volta e inaugurasse con lui un decollo interstellare degno dei più famosi colleghi di X-Files condannandolo a rimanere a vita in cima ad un albero? E se Gianpoldo non mostrasse particolare interesse per il piattello di plastica proposto? E se sempre l’amico Gianpoldo invece fosse motivato e incuriosito ma non sapesse prenderlo con la bocca ma proponesse umane tattiche di agguantamento con le zampe anteriori? E ancora, se Giangiorgio non avesse come compagno di giochi un Gianpoldo ma un Gianpoldino con fauci piccole ma mascelle d’acciaio? E se, e se, e se…

Nei prossimi articoli, passo passo, analizzeremo ciascuno degli elementi a cui abbiamo fatto riferimento (lasceremo in pace Giangiorgio e Gianpoldo, promesso) nella prospettiva di fornire a voi lettori un piccolo vade mecum: “disc dog, di cosa ho bisogno e cosa devo sapere per giocare con gusto (il riferimento culinario rende bene l’idea) con il mio cane”. Seguiranno quindi approfondimenti dedicati al conduttore (lanciatore), al cane e al disco, con l’obiettivo di presentare tutto il ventaglio di possibilità con cui ogni binomio, che è a sé  SEMPRE, può progettare di avvicinarsi a questa disciplina.

Per la foto di apertura si ringrazia Raffele Luongo

Articolo precedenteTi presento… la Rally-Obedience – i Primi passi
Articolo successivoTi presento… il Treibball – Come nasce?

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Nata ad Aosta il 22/09/1988, gioca a disc dog dal 2012 con il suo dalmata Monet detto "Gnagno", il che la dice lunga già su molte cose. Ha praticato un po' di rally-o e un po' di scent game con scarsi risultati, ma per amore del suo enorme masochismo ora si sta dando anche all'obedience, sempre con il dalmata (un minuto di silenzio). Pratica lo sheepdog con la border di suo marito (Trouble di nome e di fatto) e si ritiene soddisfatta perché dopo un anno è riuscita a portarla fuori dal campo a fine allenamento (parola d'ordine: accontentarsi e godere). Da qualche mese condivide le sue giornate anche con un terzo cane, detto il Marchese de Guiltibus, un border matto, ma matto autentico (cit.)!