di FRANCESCA M. BRUNELLO – Sto tenendo in stallo Marek, un cucciolone simil-Rottweiler di circa due anni.
Si, sarà anche quasi 40 kg, ma di testa è ancora un cucciolone, e sta vivendo gli ultimi colpi di coda dell’adolescenza. Come sapete, quando si stalla un cane e si è nel mondo delle adozioni, capita di dover scrivere gli appelli per cercare una casa definitiva alle bestiacce.
In questo caso specifico, nonostante non sia la mia associazione a gestire l’adozione, l’appello l’ho scritto io ugualmente, tanto già che sto salame ce l’ho in casa, magari riesco a spenderci due paroline di più sul carattere.
Gli appelli di adozione sono abbastanza standard: descrizione cane, dove si trova, contatti da chiamare per le info, obbligo di castrazione, controlli pre e post affido… ecc ecc.

SCOPRI IL NOSTRO PET SHOP

Ora, giusto per mantenere il tono dei miei articoli sempre sul serioso, tecnico, distaccato e impersonale… vi racconto cosa mi è successo.
Sono partirti un paio di commenti tipo “Ma come obbligo di castrazione?! Vergognatevi!”
Siamo kattifi. Noi delle adozioni siamo kattifi.

Effettivamente, belloccio è belloccio. Caratterialmente ha tutte le potenzialità per diventare un gran cane. E poi è morbidiiiiino.
Sarò scema io a non fargli fare una monta alla prima rott con la coscia lunga che ci passa davanti e rubare il lavoro alla Fabianina.
Però ‘sto cane il pedigree non lo ha.
Quindi, per quanto Marek sia un bel cane, e per quanto assomigli al Rottweiler… indovinate un po’? Rullo di tamburi please… METICCIO È E METICCIO RIMANEEEH.

Oh che bello sarebbe fargli fare una cucciolata con la simil rott del vicino di casa, che tanto il pedigree “serve solo a fare le gare”.
Senza rientrare nel merito dell’importanza del pedigree (a cui vi rimando con qualche link giù in fondo) e del suo significato, ricordo che nessuno vieta di vendere meticci in quanto tali, solo che a chiedere 500€ per un meticcio figlio di meticci, si sarà anche onesti ma non si fa un gran bísness. Anche il neofita più neofita fa il ragionamento più semplice e immediato: ovvero “se voglio il meticcio lo adotto, se voglio comprare un cane, almeno lo compro di razza”.

Insomma l’obbligo di castrazione nel caso di Marek, serve a impedire che l’adottante un giorno si svegli pensando: “cavolo però… una cucciolata quasi quasi…”
La castrazione serve anche a fare prevenzione per i tumori ai testicoli. E per favore, non rispondetemi come lo Sciurmario del parco: “eh, ma il tumore ai testicoli può venire lo stesso, anche se il cane è castrato”, perché no, al cane non può venire il cancro ai testicoli se i testicoli non li ha, come alla femmina non può venire il cancro all’utero se le viene fisicamente asportato. Vi rimando ad uno dei miei articoli preferiti di tutto l’internet sul vademecum riguardo la castrazione: http://www.tipresentoilcane.com/2011/04/04/dieci-domande-su-la-sterilizzazione/.
Sempre rimanendo in tema di salute, castrando il cane si evitano tutti i problemi alla prostata, piuttosto frequenti nel cane anziano.

Per tornare in argomento, giusto perché io non perdo MAI il filo del discorso, anche volendogli far fare una cucciolata, il cane va testato almeno almeno per displasia di anca e gomito, mica perché “è un Rottweiler puro, si vede” ma in quanto cane di taglia grande. E oltre alle tare genetiche, io non pretenderei certo di farlo diventare un ipo3, ma almeno un BH glielo farei fare ecco.
Rimanendo in tema “no cucciolate fatte con i cani adottati” c’è un altro aspetto che vorrei consideraste.
Le volontarie non ce l’hanno con i cuccioli, ma salvare un cane (soprattutto dal sud), farlo arrivare al nord, e farlo figliare è come sputare in faccia alla volontaria che per ogni uno che ne sistema, ne ha altri cinque che le saltano fuori e che hanno bisogno di aiuto.

Ovviamente tutto ‘sta discussione pro-castrazione che vi ho propinato, non si limita ai cani che assomigliano al cane di razza, ma nessuno dirà mai “ooh che peccato che non puoi fargli fare una cucciolata” ad un cane palesemente meticcio e bruttino tipo Ciccio.
Anche se qualche fissato estremista che sventola fiero e pomposo lo stendardo dello “sterilizzare è contro natura” c’è sempre, ci tengo a ricordarvi che al cane cambia pochetto se è sterilizzato o meno, nel senso che per il cane non è una questione di orgoglio.
Un maschio castrato, ad esempio, non smette di alzare la zampa per fare pipì come sento dire in giro. “Guarda che poi fa la pipì come le femmine e i cuccioli perché si sottomette”… ma assolutamente no!

L’articolo è corredato con foto e video di Marek, nel caso scattasse la scintilla e voleste saperne di più su di lui vi lascio il mio numero 3401819533 per tutte le info.

Ma a cosa serve il pedigree?

Il Pedigree…non lo voglio no!

“Di razza, ma senza pedigree”? Purtroppo è una contraddizione in termini

Articolo precedenteTi presento… il TTouch – Il lavoro a terra
Articolo successivoPerchè ho scelto proprio… uno Shiba

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

6 Commenti

  1. Sono d’accordo solo in parte, nel senso che concordo con la questione figliazione incontrollata ma non sull’obbligo a prescindere.
    Capisco che non si possa avere certezza se non tramite sterilizzazione, capisco che i controlli non siano materialmente possibili, capisco tutto ma continuo a non condividere.
    Al di là delle questioni sciocche tipo la pipì zampa su zampa giù non si può negare che il comportamento in un cane castrato cambia. Per forza cambia. E magari è proprio il carattere più “battagliero” (perdonatemi non mi viene un aggettivo più adeguato) quello che fa scegliere proprio quel cane lì invece degli altri millemila adottabili.
    Quindi no, non riesco ad essere d’accordo.

    • e il cane piu “battagliero” servirebbe a…..?????????????????????????

      Non esiste un motivo logico che sia contrario alla sterilizzazione almeno di tutti i meticci. Soprattutto con una situaizone cosi drammatica tra randagi e abbandoni (che causano decine di migliaia di cani morti all’anno..)

      Ma tant’è continuiamo a non capire…..

  2. Per la serie “ogni tanto ritornano”, questa storia della sterilizzazione ogni tanto salta fuori ed e’ quasi sembre fonte di discussione. Da un lato fa parte del gioco e fa bene allo spirito; se uno non puo’ litigare con i propri compagni di carte per i punti a scopa non c’e’ piu’ divertimento.

    Bisognerebbe tenere distinte due questioni che non hanno niente a che fare tra loro: una cosa e’ occuparsi della validita’ della sterilizzazione declinata in termini sanitari e/o di controllo della popolazione canina, un’altra e’ l’obbligatorieta’ della sterilizzazione in caso di adozione.

    Per la prima questione, soprattutto declinata in termini sanitari, l’onere di sostenerla con argomentazioni piu’ o meno scientifiche e’ di chi la promuove, perche’ se io propongo una teoria sono io che devo argomentarne la validita’, non gli altri a dover dimostrare che non sia valida. Da questo punto di vista, vale assai poco argomentare dicendo che non esiste un motivo logico che sia contrario alla sterilizzazione e infatti e’ chi la propone a dover dimostrarne la validita’, non gli altri a doversi sobbarcare l’onere di argomentare il contrario. Questo e’ un principio connesso a qualunque speculazione di carattere scientifico a prescindere dall’applicazione pratica di questa pagina; sono gli argomenti a favore che legittimano una posizione, non la mancanza di argomenti contrari. E’ una questione di sostenibilita’ della dimostrazione scientifica, se fosse il contrario saremmo tutti costretti a passare la maggior parte del nostro tempo a confutare le teorie di chiunque col rischio che vengano prese per provate semplicemente per mancanza del tempo necessario per confutarle tutte.

    Per la seconda questione, temo ci si trovi di fronte a un problema di opportunita’ e di fattibilita’. Il punto di fattibilita’ e’ che ognuno puo’ disporre degli interventi di tipo sanitario sui propri cani, non su quelli di altri e che siano affidati ai legittimi proprietari. Vincolare l’adozione alla sottoscrizione di un impegno a sterilizzare il cane, credo sia “contrattualmente” gestibile, ma sostanzialmente inesigibile una volta che la proprieta’ del cane sia stata ceduta.

    Fatto salvo che chi ha un cane da dare in adozione non e’ obbligato a darlo a chi lo richieda, e’ pur vero che chi lo richiede non e’ obbligato ad accettare le condizioni di chi lo propone e il rischio e’ che il cane rimanga dov’e’.

    Temo infatti che sia assai piu’ probabile che a rifiutare di sottostare all’obbligo prospettato siano da un lato quelli che non vogliono rinunciare ad essere nonni di una bella cucciolata e dall’altro quelli che sarebbero ben disposti ad ascoltare un consiglio di carattere sanitario che riguardi la salute del cane ma, giustamente, rifiutano quella che di fatto e’ un’ingerenza nella responsabilita’ della gestione del cane una volta adottato perche’ l’eventuale sterilizzazione, in barba a qualunque richiesta si possa fare, e’ una scelta che compete a chi ha la responsabilita’ del cane; Quando il cane e’ affidato a un ente di qualche tipo, scelte, responsabilita’ e oneri sono dell’ente, quando e’ di un privato, scelte, responsabilita’ e oneri competono al privato. L’unico modo per garantirsi che il cane venga sterilizzato e’ farlo sterilizzare quando e’ ancora sotto la responsabilita’ dell’ente o della struttura che lo detiene legittimamente.

    Questo fa nascere in me il sospetto che l’obbligo di sterilizzazione non solo sia una richiesta insostenibile e quindi un sistema infattibile per controllare la riproduzione del cane, ma anche un modo inopportuno di proporsi che rischia di remare contro l’interesse primario del cane che sarebbe quello di essere adottato possibilmente evitando di cadere dalla padella nella brace.

    In tutto questo spiegone, pero’, ci siamo persi per strada l rappresentanti delle tipologie di potenziali adottanti alle quali abbiamo accennato:

    – quelli che non vogliono rinunciare a diventare nonni di una fantastica cucciolata di Lilli e Fuffi prenderanno i cuccioli di un’altra coppia Lilli e Fuffi, scompariranno nell’ombra e saranno completamente fuori controllo da qualunque ente e/o struttura

    – quelli che hanno ascoltato pazientemente e valutato negativamente le richieste del volontario/a e che sarebbero stati perfettamente in grado di gestire il cane non lo adotteranno e cosi’ il cane perdera’ un’ottima opportunita’

    E’ allora veramente una buona idea quella di tentare di obbligare chi voglia adottare un cane a sterilizzarlo dopo averlo adottato?

    Se pensiamo che il problema sia la possibilita’ di quel cane di riprodursi allora la risposta e’ si’, ma se pensiamo che il problema sia la capacita’ dei proprietari di gestire la riproduzione dei loro cani allora la risposta e’ sicuramente no.

    La risposta e’ “no” perche’ la sterilizzazione dell’esemplare che viene dato in adozione non porta alcuna modifica culturale nei proprietari dei cani anzi: nella loro testa verosimilmente la sterilizzazione li sgrava dall’onere di dover acquisire le capacita’ necessarie per gestire con cognizione di causa e senso di responsabilita’ il proprio cane, quindi questi non potranno avere alcuna influenza positiva sulla maggioranza – quella piu’ a rischio di cucciolate indesiderate – che invece il mondo delle adozioni non sfiora neanche per sbaglio.

    Non ci voleva in fondo la scienza di Cavour – e neanche tutto questo spiegone – per capire che i canili non si riempiono per la mancata sterilizzazione del singolo esemplare che viene dato in adozione e infatti, se la sterilizzazione puo’ essere funzionale al contenimento del randagismo dove per definizione i cani possono riprodursi senza controllo, nell’adozione il cane non va a fare il randagio e quindi, se ben affidato, dal punto di vista del controllo della popolazione la sua sterilizzazione sara’ sostanzialmente inutile.

  3. Sempre stata favorevole.
    Ma ora, che ho un meticcio simil pitbull/corso di 2 anni, e ho dovuto castrarlo obbligatoriamente ad 1 anno d’eta’, me ne pento un po’.
    Certo, non si può accoppiare (cosa che non avrei MAI FATTO comunque essendo, appunto, un meticcio), ma é diventato un po’ insicuro con gli altri maschi, che spesso provano a montarlo e lui la maggior parte delle volte si stressa solo e non reagisce e quindi devo portarlo via. E la cosa mi dispiace. Perchè, per quanto c’entri il carattere, io sono sicura che se non fosse castrato non sarebbe così. SI comporta ancora come un cucciolo. E a volte mi sento in colpa, mi dico ma chi cavolo sono io per decidere questa cosa per te? E ovviamente parlo di cambiamenti comportamentali e di insicurezze, non me ne frega niente che marca meno e che e’ meno “rissoso” (che poi non lo era mai stato).
    Si prevengono i problemi alla prostata, ma hanno un’incidenza bassissima nei maschi.

    Vorrei solo che i volontari fossero anche un po’ istruiti in cinofilia, e almeno che valutassero caso per caso, con la storia del cane, il carattere, ecc, e magari inserissero piu’ spesso l’opzione di vasectomia, che a me hanno VIETATA perche’ non permanente.

    Questa e’ la mia esperienza, e credo che un ipotetico futuro maschio lo prenderei in allevamento proprio per non dover avere obblighi e poter decidere io in base ai suoi bisogni singoli e al suo carattere, se castrarlo o meno.

    Assolutamente favorevole invece alla sterilizzazione delle femmine, dopo il primo calore, perche’ li’ c’e’ davvero una prevenzione e un’incidenza maggiore di malattie.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Nata a Latisana il 16 ottobre 1992 e cresciuta a San Donà di piave (VE), Francesca Brunello studia all'Università di Firenze. Pessima studentessa di medicina, convive dal 2014 con Twiggy, pastorina tedesca allergica alle coccole, decisamente poco socievole con sconosciuti, bambini e gatti. Sfegatata per l'UD, il mondioring e grande fan del fai-da-te, insegna ai suoi cani comandi utilissimi come salutare con la ssssampetta, sfilare i calzini, e disfare la lavatrice. Seguace della cinofilia di Valeria Rossi, è ferrea sostenitrice del fare cose cum grano salis e fiutare bufale e cugginate da lontano. Astemia e celiaca, stressa la redazione di Ti Presento il Cane dal marzo 2015 con la sua chiacchiera compulsiva e il suo scadente senso dell'umorismo.