di DAVIDE BELTRAME – Premesso che chiaramente in questo caso parliamo di cultura cinofila, penso che il discorso si possa tranquillamente allargare a diversi settori.
Abbiamo parlato già in diverse occasioni di come gli argomenti intorno a cui ruotano le discussioni dei proprietari di cani siano sempre gli stessi, come si può facilmente verificare sia nei vari siti, forum, gruppi e affini sul web e forse ancor di più nelle “discussioni da parchetto”.
Sì, perchè comunque dobbiamo considerare che sebbene ormai Internet sia alla portata di quasi tutti e iscriversi a gruppi, forum e social sia piuttosto semplice… un proprietario che sa usare internet (o anche “solo” Facebook), si iscrive a un gruppo a tema cinofilo, partecipa alle discussioni e via dicendo, è comunque spesso già “un passo avanti” rispetto a tantissimi proprietari che invece incontri solo di persona, convintissimi di sapere già tutto “perchè hanno sempre avuto cani” e che magari scopri propinare ancora le leggende metropolitane sulla carne cruda e l’odore del sangue, sul dobermann che impazzisce a 7 anni, spiegarti che al cane devi dare subito due calci in culo così capisce subito chi comanda e che per fargli imparare a non sporcare in casa devi piantargli il muso nella pipì.
Il tutto senza dimenticarci poi di quel 28% di analfabeti funzionali (dato tratto dallo studio PIAAC, Programme for the International Assessment of Adult Competencies) che regala all’Italia un poco lusinghiero quarto posto nel mondo.

Insomma, online o offline che sia, nel piccolo grande mondo della cinofilia e dei “proprietari comuni” si può notare come tendenzialmente la maggior parte abbia un livello di cultura cinofila non propriamente elevato – aspetto di cui spesso tra addetti ai lavori si discute e di cui magari ci si lamenta – che si traduce poi nell’andare incontro sempre agli stessi problemi, da quelli fortunatamente poco seri (“oddio il cucciolo fa pipì in casa!”) a quelli purtroppo anche molto gravi (“ho il cucciolo da una settimana e ho scoperto che ha la parvovirosi”) e alle stesse discussioni. Perchè non so voi, ma a me fa un po’ sorridere da un lato leggere di cinofilia sempre in costante evoluzione, professionisti iperaggiornati e sempre sul pezzo, e vedere che poi il dramma che ancora angustia la maggior parte dei proprietari è il cane che tira al guinzaglio.

A cos’è dovuto tutto ciò?
In fondo, al netto dei vari e consueti scanni cinofili e delle diverse scuole di pensiero su metodi e strumenti, quantomeno su quelle che sono le basi del cane concordano pressochè tutti gli esponenti delle varie “fazioni” (a volte anche più di quanto poi vogliano far apparire).
L’importanza di una scelta consapevole della fonte di acquisto o adozione, la necessaria consapevolezza di cosa voglia dire accogliere in casa un cucciolo piuttosto che un adulto e di quali pro e contro abbiano le varie opzioni, il sapersi affidare se e quando necessario al supporto di figure professionali adeguate e quali scegliere… sono tutti concetti che bene o male qualsiasi persona prova a diffondere, anche nel suo piccolo e parlando alla propria cerchia di amici, e che vanno un po’ oltre le quotidiane divisioni tra scuole di pensiero.
Certo, Ti presento il cane rappresenta probabilmente un’eccezione come numero di contenuti e sicuramente non tutti possono vantare la stessa “grafomania cinofila” che aveva Valeria Rossi, ma su molte tematiche importanti come ad esempio il traffico dei cuccioli dell’Est ci sono ormai davvero tante fonti che spiegano i rischi di un acquisto incauto… eppure discorsi del tipo “ho preso il cucciolo da un annuncio online perchè l’allevatore mi ha chiesto 1000 euro mentre su internet l’ho trovato a 300” sono all’ordine del giorno e penso che la maggior parte di voi li abbia sentiti almeno una volta e magari abbia provato a spiegare anche direttamente i rischi degli acquisti incauti, il problema dei “cagnari”, la distinzione tra cagnaro e allevatore serio e via dicendo.
Insomma, un tempo poteva essere una scusante credibile la mancanza di fonti (ad esempio dei cani dell’Est comunque i mass media hanno iniziato a parlare con colpevole ritardo), su diversi temi ancora oggi può essere un problema il fatto che le fonti siano sì tante, ma totalmente contrastanti (pensiamo ai vari strumenti, collare vs pettorina per citare la diatriba più famosa) e quindi uno difficilmente possa farsi un’idea chiara… ma sulle tematiche che vedono una linea comune e per le quali bastano veramente 2 minuti con un qualsiasi motore di ricerca per trovare informazioni, non può essere un problema di “non lo sapevo / non mi sono informato”.

In molti casi quindi il problema evidentemente non è “non trovare” le informazioni, ma proprio non cercarle.
O peggio ancora, non volerle ascoltare nemmeno se si potrebbe averle senza doverle cercare: emblematico in questo senso è il caso del “Collega Cuggino“, e anche di questo temo che molti lettori avranno esperienza, giusto ieri sul gruppo Facebook di “Ti presento il cane” una persona si rammaricava del fatto che nonostante tutte le sue spiegazioni sull’importanza di affidarsi a un allevamento serio se si cerca un cane di razza, dei suoi amici abbiano alla fine preso un (ben poco) “simil” e stiano già inanellando errori di gestione del cucciolo nonostante i tentativi di quest’amica di dare qualche “dritta”.
Questo è proprio l’atteggiamento che causa più facepalm… anche perchè magari sei un educaddestristruttore, ti sei formato nel tempo impiegando tempo e risorse, normalmente vieni pagato per insegnare a rapportarsi correttamente col cane, dai gratuitamente dei consigli all’amico mettendo a disposizione le tue conoscenze pensando di fare cosa gradita e fargli un favore… e invece l’amico se ne frega bellamente, anzi a volte ti tratta pure come l’ultimo dei pirla sottintendendo (e a volte manco tanto) che dici solo baggianate e che tu non capisci nulla di cani anche se ci lavori da ventordici anni mentre lui ha già capito tutto, e passi pure per rompiscatole.
E se le cose vanno come avevi preventivato ovviamente non è che avevi ragione, è solo che hai portato sfiga e “gliel’hai tirata”.

Poi per carità, questa situazione a molti fa anche comodo, tant’è che per quanto tra addetti ai lavori spesso si mugugni sul basso livello di cultura cinofila della massa, poi molti non è proprio che si ammazzino di fatica per migliorare la situazione, perchè è evidente che è più facile apparire come “grandi maghi” a chi del cane sa giusto da che parte ha il muso e da che parte la coda e quindi ci si può vendere più facilmente… però è vero anche che molti invece a far cultura ci han provato ma vedendo che era come svuotare l’oceano con un secchio bucato poi si sono stufati di scrivere.
E comunuqe i mezzi per informarsi sono ormai davvero così tanti che mantenere “volutamente” nell’ignoranza cinofila sarebbe impossibile, quindi il problema non può essere solamente nelle “fonti” che potrebbero far di più o che si son stancate di scrivere A e poi vedere sempre applicato Z.
Il problema è invece a mio avviso che chi le informazioni dovrebbe recepirle troppo spesso non sembra ritenerle necessarie, perchè tanto “dipende solo da come lo cresci”, “cosa ci vuole a insegnare al cane”, “non sono mica matto che spendo soldi per educarlo”, “ho sempre avuto cani e sono sempre stati benissimo” e via dicendo, negli stessi gruppi cinofili – quindi già in un contesto in teoria di persone interessate a informarsi e scambiare conoscenze, esperienze opinioni – si leggono spesso commenti di “noia e fastidio” su certe tematiche quando qualcuno prova a fare informazione (un tema su tutti, il pedigree).
Immancabilmente i temi “frivoli” riscutono centinaia di commenti mentre quelli più informativi vengono ignorati.
Purtroppo spesso di contro magari ricevono molte condivisioni post e immagini che provano a ridurre in poche righe temi complessi, a volte tralasciando inevitabilmente parti importanti, a volte disinformando ampiamante…e così si ottiene l’unica cosa peggiore dell’ignoranza: la diffusione di informazioni errate.

Auspicare una soluzione o quantomeno un miglioramento è difficile: sono ormai letteralmente decenni che si vive questa situazione, molte persone e molte organizzazioni si danno da fare organizzando anche eventi informativi aperti a tutti, ma l’unica è sperare cambi la mentalità, perchè fornire la cultura a chi poi non vuole riceverla ovviamente è improduttivo.
Nel nostro piccolo, cerchiamo comunque tutti di non stufarci: magari su 100 consigli dati ci darà retta solo una persona, ma quell’una sarà meglio di nessuna.
E un “grazie” di quell’una vi farà passare anche il nervoso per quei 99 che invece vi hanno bellamente ignorato.

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3 Commenti

  1. Hum…

    come molti sanno, questo e’ un tema sul quale sono particolarmente sensibile e quindi conosco non benissimo ma aabbastanza bene lo studio commissionato all’OCSE che sta alla base di quel 28% riportato dalle maggiori testate.

    Non staro’ qui a discutere sulla percentuale indicata che se presa come dato di riferimento e’ cosi’ riduttiva del fenomeno da non significare poi molto e rischia nei pessimisti di gridare allo scandalo e negli ottimisti di pensare “mal comune mezzo gaudio” inducendo in errore sia gli uni che gli altri.

    Posto che la percentuale non significa molto e potrebbe essere tutt’altro a seconda di come la si calcoli sulla base dei risultati ottenuti dai questionari, i dati interessanti sono le tendenze per fasce di eta’, titolo di studio e livello di competenza, perche’ di competenze nello studio si parla, calcolate sulla base di una classificazione sulle categorie di norma utillizzare per descrivere il fenomeno, non strettamente di analfabetismo funzionale.

    Rimane invece interessante il concetto di volonta’ di avvalersi delle informazioni che sono messe a disposizione e qui credo che tra livello culturale acquisito e curiosita’ dell’intelletto ci sia un rapporto di contiguita’. Questo nella pratica, per quello che ci riguarda, si traduce in un problema di distanza tra la cinofilia “colta” o acculturata e quella che per farla semplice definiamo “da parchetto”. Immaginiamo un ragazzetto tra i 16 e i 20 anni che provenga da una famiglia di cultura medio-alta con in casa qualche centinaio di libri. Se il ragazzetto passa la maggior parte del suo tempo tra i compagni di parchetto quel contesto sara’ per lui quello piu’ contiguo e la sua famiglai con tutti i suoi libri quello piu’ distante. Lo stesso vale per la cinofilia da parchetto: e’ quella alla quale il cinofilo da parchetto e’ piu’ contiguo e quindi tutta l’altra, qualunque essa sia, e’ piu’ distante. Da qui in avanti si puo’ discutere se a queste condizioni si inneschi un meccanismo di indifferenza, di timore revenziale o magari entrambi ed entrambi dettati dall’ignoranza e di come inidpendentemente da questo, ne derivi una sostanziale mancanza di esercizio che rende qualunque cosa che sia poco piu’ di un ruolo passivo sempre piu’ faticosa fino a diventare insostenibile.

    Insomma, quello che chiamiamo analfabetismo funzionale della cinofilia crea le premesse per la sua stessa affermazione.

  2. Intanto vorrei ringraziarvi per il vostro lavoro perché io sono stata una di quelle persone che hanno iniziato a informarsi seriamente sui cani dal vostro sito.. ammetto di averlo fatto dopo aver preso il primo cane..
    questo era quarto anni fa. Ora sono educaddestratrice 😁 e ho tre cani! (Di cui un dobermann.. quindi ho circa ancora quattro anni di vita poi lei ne farà sette..😉)
    Ho provato a consigliare a mia sorella (2 bimbi piccoli e poco disposta a stare troppo dietro a un cane) di non prendere il pastore Australiano dalla cucciolata dell’amico.. le ho consigliato alcune razze che ritenevo potessero essere adatte (vive in campagna con gatti e conigli) parlando di allevatori che conosco personalmente.. e in ogni caso le ho detto di prendere una femmina
    Alla fine ha preso un mix setter Gordon di sette anni maschio intero che appena arrivato montava regolarmente i bambini.. ora fa “solo” pipì in casa.. ovviamente va d’accordo con i conigli quanto me con la pizza.. chi l’avre Mai detto con un cane da caccia..???

  3. Rileggendo il commento ho notato di essere stata poco chiara su una cosa.. non ho specificato certo di essere educaddestratrice per dire di sapere tutto sui cani! È solo che iniziando a informarmi su questo sito la mia voglia di conoscenza in questo campo mi ha portata ad approfondire e studiare.. ma la strada è lunga, anzi potenzialmente infinita, e lo studio pratico molto più utile di quello teorico per la mia esperienza, in questo ambito si intende.
    Che poi ciò non tolga che la mia, seppur esigua esperienza, avrebbe potuto essere (e potrebbe ancora) essere utile a mia sorella che certamente ne ha meno di me, questo è un altro discorso.

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Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.