di PATRIZIA RODINO – Come Davide e Fabiana già sanno, non ci saranno altre puntate delle De Pascaline.
In verità non volevo scrivere nemmeno questo ultimo articolo ma poi, passate le prime settimane in cui pensare lucidamente mi riusciva difficile, ho deciso di mettermi di nuovo al pc per parlarvi di Pascal un’ultima volta perché raccontare di questa esperienza, per quanto drammatica, potrebbe forse essere di monito a qualcuno.
Avrete già capito che Pascal non c’è più. Aveva da poco compiuto sette mesi, a novembre, quando nel giro di pochi giorni si sono palesati i sintomi di una patologia che (lo abbiamo saputo dopo i primi accertamenti) aveva dalla nascita.

Parlare di questo, di come ci siamo accorti che qualcosa non andava, e della conseguente parabola discendente, non mi è facile, lo sapete…tutti voi che amate i cani da sempre, ma anche in questo caso nutro la vaga speranza che l’informazione, senza drammatizzazioni e spettacolarizzazioni, sia sempre sacrosanta e magari anche utile.
Con i primi freddi Pascal dormiva un po’ più del solito, anche di giorno… tanto che noi ci chiedevamo se non avesse qualche antenato orsetto e che come tale fino a primavera preferisse rimanere a poltrire, in letargo. Inoltre (questo lo abbiamo collegato alla malattia dopo, col senno di poi) è capitato un paio di volte, anche durante l’estate che iniziasse a tremare e si abbacchiasse, a volte andava persino a nascondersi sotto il letto.
Erano episodi che duravano poco (si parla di minuti) e per i quali trovavamo sempre una soluzione sensata: lo stress dovuto al cambio di clima e di ambiente quando passammo dalla torrida Savona alla più fresca Val d’Aosta per le vacanze estive… oppure la mancanza del resto della famiglia quando i bambini e mio marito andarono a Lucca Comics per il week end e lui restò a casa con me.

In un’occasione la spiegazione non la trovammo… o meglio… ci sembrò un po’ strano: è vero che tutto iniziò quando mio marito si era dovuto assentare per un’emergenza lavorativa ma… che diamine! Non era mica la prima volta che usciva di casa… al lavoro ci si recava abitualmente dal lunedì al venerdì, e tanta sensibilità ci sembrò sospetta.
Tanto più che non rimaneva certo da solo ma con il resto del “branco”, che come sempre non gli lesinava coccole e attenzioni. Gli misurai la febbre ma non ne aveva; anzi, come tutte le altre volte, la temperatura inferiore ai 38 gradi. Fin troppo bassa, come compresi in seguito.
Però come sempre nel giro di pochissimo tempo tutto passava e tornava il solito Pascal: un cucciolo mai scatenato ma decisamente allegro. A novembre però, oltre a pisolare spesso, ha iniziato a saltare qualche pasto. Mi sono consultata con l’allevatore, con Elisa… nessuno certo poteva fare un’ipotesi così terribile. La cosa più probabile sembrava essere una reazione emotiva (gli shar pei come tante altre razze non sempre accettano di buon grado le regole: insomma… ci provano a fare i capi!)) ad una nostra linea di condotta più ferma a seguito delle sue monte (tentativi di scalata gerarchica come ho letto negli articoli di Valeria e come mi ha confermato l’allevatore) un po’ troppo frequenti messe in atto con chi entrava in casa e anche con noi oppure più banalmente una gastrite causata dal freddo.

Ma non è che abbiamo perso tempo: il lunedì sera ha saltato il pasto, al mattino alle 7 ha vomitato (e non ha più mangiato) e alle 9 eravamo già dal veterinario. Lì non vedendoci chiaro hanno fatto un’ecografia che ha evidenziato dei “reni schifosi” (non sempre la competenza va di pari passo con la gentilezza: d’altro canto pochi minuti prima mentre gli veniva inserito il termometro e Pascal si è mosso ci siamo sentiti dire “ecco un altro di quei cani psicopatici!”, decisamente la razza non era amatissima in quello studio), il che ha indotto il dottore a fargli le analisi.
E alla sera ci sono stati comunicati i risultati: “reni completamente andati” (sempre lo stesso veterinario pieno di tatto… ma purtroppo aveva ragione).
La diagnosi era quella di una displasia ai reni, patologia congenita e gravissima. Disperazione e panico.
Su questi non mi soffermo ma li potete immaginare, avete visto le foto nei precedenti articoli: i miei figli… ma anche noi… eravamo tutti innamorati – e ricambiati – di quel cucciolo.
Lo portiamo alla clinica veterinaria più vicina, sono bravi e aperti 24 ore su 24 per iniziare immediatamente una terapia per poter arrestare il decorso, perché ancora speravamo che fosse possibile. Una volta giunti in clinica gli esami vengono ripetuti, Pascal è vitale, cammina… anche alla veterinaria di turno sembra impossibile che la situazione sia tanto grave. Fa altre ipotesi, magari un avvelenamento, qualcosa di risolvibile: spero di nuovo per 10 minuti.
Poi i risultati degli esami confermano i precedenti: valori alle stelle, incompatibili persino con la vita. Il che fa pensare che non si tratti di una situazione acuta ma appunto congenita cui l’organismo di Pascal si è adattato durante i suoi 7 mesi di vita, ha compensato finché ha potuto, tanto da non manifestare alcuna sintomatologia e (almeno così mi hanno assicurato i medici) senza soffrire in alcun modo.

Qui la faccio breve perché è davvero molto doloroso: ricoveriamo Pascal per un giorno e mezzo durante il quale gli fanno una specie di dialisi, una fluidoterapia che dovrebbe disintossicare il sangue. Lui che non è mai stato più di un’ora senza di noi deve rimanere in una gabbietta con su anche il collare Elisabetta perché altrimenti si staccherebbe la flebo. Altra disperazione. Ed è tutto inutile: i valori scendono di pochissimo. I reni non filtrano proprio più nulla. Riportiamo a casa Pascal con una nutrita lista di farmaci e l’indicazione per un cibo apposito, compriamo tutto… ma inutilmente. Se in clinica, attaccato alla flebo, ancora un po’ mangiava, a casa non c’è verso. E nonostante i potenti antivomito somministrati e pure iniettati ogni tanto rigurgita. Si alza con estrema difficoltà, le ultime energie le usa per ricambiare i baci dei nostri figli… lo vegliamo tutta la notte e al mattino, convinti i bambini ad andare a scuola per distarsi un pochino (i giorni precedenti non ce l’avevano fatta, non smettevano di piangere), ci aspetta l’unica decisione possibile, presa in accordo con la veterinaria di turno. Piange persino lei di fronte allo strazio mio e di mio marito e all’espressione provata ma dolce e interrogativa di Pascal. Sono tutti attoniti e partecipi: anche a loro non capita tutti i giorni di somministrare l’eutanasia ad un cucciolo di soli 7 mesi.

Quello che posso aggiungere a quest’incubo che per noi, che non abbiamo più il nostro meraviglioso Pascal, non è mai finito, per far risultare questa cronaca non solo tristissima ma anche minimamente utile (anche solo a far sentire meno solo chi ha passato vicende simili alle nostre) è che tutti i veterinari incontrati nei pochi giorni di agonia di Pascal hanno avanzato l’ipotesi (a volte pure con accuse vere e proprie verso chi ci aveva venduto il cucciolo) che la displasia di Pascal fosse ereditaria… la certezza l’avremmo avuta solo con l’autopsia (che non abbiamo fatto).
L’impressione è stata di un certo malanimo (eufemismo!) nei confronti di allevatori senza scrupoli che vendono cani pur sapendo che vi è un’alta possibilità che questi siano malati… un’impressione che, non dubito, si sono formati in tanti anni di esperienze di quel tipo. Ciò nonostante noi crediamo fermamente che non sia questo il caso. Ambro, l’allevatore che ci ha dato Pascal, è rimasto esterrefatto quanto noi per quanto stava accadendo e dalla prima telefonata, quella in cui gli dicevo che avremmo portato Pascal a fare una visita perché aveva saltato un pasto e vomitato quello precedente, non ci ha più lasciato, offrendosi di riprendersi Pascal e di farlo curare dalla sua veterinaria, di venirci incontro con le spese sostenute se ne avessimo avuto bisogno, di parlare con i miei figli per aiutarli (essendoci già passato) ad affrontare la perdita e per ultimo di darci un nuovo cucciolo… ma soprattutto ha sofferto anche lui, e tanto.
E noi non abbiamo mai avuto dubbi riguardo alla sua sincerità e buona fede.
Non dico che i veterinari parlino a vanvera: facendo le ecografie (che però non sono prescritte dalla legge per quanto ne so) o le analisi del sangue (ma chi fa le analisi del sangue ad un cucciolo di 2 mesi??? È una tortura senza senso se non vi sono motivi per eseguirle) la situazione poteva essere manifesta prima della vendita ma se i tuoi cani non hanno mai accusato una simile patologia capisco che questi esami non vengano effettuati.

La perfezione non credo appartenga a nessuno (neppure agli allevatori di Shar Pei), ma questo non significa che non si faccia tutto il possibile (quello che si ritiene ragionevole) per agire al meglio. Solo che a volte non basta. E questo credo sia il nostro caso.
Pascal è stato solo un cucciolo molto sfortunato… e noi con lui.
O forse meno di quanto poteva essere… perché in quei pochi mesi di vita pensiamo sia stato felice con noi, insieme abbiamo fatto moltissime cose (la socializzazione al centro cinofilo, le vacanze in montagna… esperienze che non mi sento di condividere ora con voi ma vi assicuro essere state splendide) e sicuramente è stato amato moltissimo.
E a noi, in quel poco tempo, ha dato tantissimo: ci ha cambiato, migliorato (soprattutto i bambini!)… siamo stati al settimo cielo per più di 4 mesi. Non è poco.
Infatti l’ultima cosa che gli abbiamo sussurrato mio marito ed io prima che si addormentasse è “Grazie”. E dunque grazie anche a chi lo ha portato nelle nostre vite.

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4 Commenti

  1. Gentile Patrizia,
    la storia di Pascal, che ho sempre seguito con grande tenerezza, mi ha toccato il cuore. Già leggendo il titolo “Le De Pascaline – Epilogo”, ho sentito un tuffo al cuore e mi sono commossa ancor prima di iniziare a leggere. Pascal era anche il nostro cucciolo. Noi lettori, che vi abbiamo seguito da lontano, ci siamo sentiti vicini alla vostra famiglia in queste esilaranti e commoventi avventure di Pascal & Co. Proprio l’altro giorno mi è capito di leggere un annuncio di uno shar pei in cerca di casa, finito in canile a Verona causa trasferimento della sua famiglia ed ho pensato :”Ma guarda, potrebbe essere un compagno per Pascal”, come se io Pascal e la sua famiglia in qualche modo li conoscessi, Penso sia questo il miracolo del vostro e nostro cucciolo.
    Grazie, vi sono vicina.
    Elisa

  2. Pascal, nella sua sfortuna, ha avuto la fortuna di trovare una famiglia che lo ha amato e sostenuto per tutta la sua vita. Leggevo con interesse le “De Pascaline”, appassionante, i racconti della vita di tutti i giorni con un cane… Non si trovano spesso proprietari di cani così attenti e che si sono informati per la sua corretta gestione.
    Non mi sento di aggiungere altro, solo un abbraccio a voi e un grattino a Pascal, ovunque sia 🙁

    • Grazie davvero. L’idea che Pascal sia un po’ entrato nel cuore di chi non solo lo ha conosciuto personalmente ma anche di chi ha letto i miei articoli mi fa’ un piacere enorme. nella sua breve vita ha dato tanto e si è meritato il suo pezzettino di eternità. Ancora grazie da parte di tutti noi.

      • Mi dispiace moltissimo e vi capisco più di quanto possiate immaginare.
        Grazie per gli adorabili articoli che avete scritto.
        Se posso, vorrei dirvi che, anche se l’allevatore si è comportato in modo corretto e vi è stato vicino e probabilmente l’errore è stato commesso in buona fede, adesso è il caso che corra ai ripari per non essere più causa di sofferenza per nessun altro cucciolo e per le famiglie come la vostra. È indispensabile che effettui il test genetico per la displasia renale su TUTTI i suoi riproduttori (credo che il laboratorio vetogene se ne occupi), escludendo eventualmente i portatori dalla riproduzione. Solo così si potrà definire un allevatore “serio e davvero amante della razza”.
        E no, i veterinari non parlano a vanvera (non tutti, almeno). Semplicemente vedono centinaia di animali soffrire e morire, famiglie disperate, cuori spezzati e bambini in lacrime abbracciati ai propri amici pelosi, a causa di allevatori senza scrupoli. Alla fine la pazienza e la comprensione nei confronti di questi individui si esaurisce.

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