di LORENZO BREVEGLIERI – Tenendo conto di svolgere l’attività di mantrailing con un cane senza alcun problema comportamentale e ben motivato alla ricerca, ci sono degli aspetti nella conduzione che potrebbero influenzare il lavoro svolto, tra cui quello della postura del corpo del conduttore.
Ricordiamo che la componente umana nel binomio è continuamente legata attraverso il guinzaglio al quadrupede e ogni movimento, seppur all’apparenza impercettibile a noi, viene inviato in modo bilaterale, creando un vero e proprio dialogo tra le parti.
La comunicazione tra cane-uomo è continua ed è influenzata da emozioni, convinzioni, pesi, trazioni.

In una sessione di addestramento, provate a immaginare la direzione che dovrebbe seguire il cane e vedrete che magicamente lui la seguirà.
Non sarà mai detto che nel lavorare con un cane sicuro si possano sempre ottenere validi risultati, così come è da dover smentire che lavorare con un cane che dimostri insicurezza possa essere reputata sempre una difficoltà.
La differenza la fa il giusto equilibrio nel binomio.
Iniziamo dalla postura del mantrailer, che dovrà avere le ginocchia flesse per ammortizzare il passo e una posizione del tronco e spalle quasi da “arciere”.
Il peso del corpo si sposterà a seconda della trazione del cane, evitando che siano le braccia a sostenerne il peso così da non rischiare di andare a strattonare il nostro amico. L’andatura dovrà seguire quella di Fido, evitando di correre per mantenerlo più concentrato sul percorso, dandogli così la possibilità di individuare eventuali cambi di direzione e avere una chiara visione di ciò che sta facendo e vuole comunicarci.
Evitate di diventare un sacco di patate agganciato ad un filo!

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Le braccia dovranno essere come una canna da pesca dove la mano anteriore funge da cima con occhiello e quella posteriore da mulinello. Nel mio caso, io che non sono mancino, tengo avanti il braccio sinistro che deve stare li fermo e quello destro dietro, perché dovrà costantemente muoversi e lavorare per raccogliere e rilasciare il guinzaglione.
I gomiti sono leggermente appoggiati al corpo, riposanti appena sopra l’anca, gli avambracci sono portati sciolti davanti allo stomaco fungendo da “molla” alle trazioni del cane.
La mano anteriore indosserà un guanto al fine di evitare ustioni perché fungerà da frizione sul guinzaglio e sarà attenta ad “ascoltare” le sollecitazioni che il cane avrà in funzione dell’intensità di lavoro.
Il polso eviterà di muoversi così da non influenzare il cane comunicando eventuali direzioni date dalle nostre convinzioni.
La mano posteriore sosterrà l’intera matassa del guinzaglio evitando che cada a terra così da non rischiare di inciampare o che si aggrovigli a qualunque cosa incontrate nel tragitto.
Il mio consiglio è quello di non tenere il guinzaglio come una redine da equitazione con la mano anteriore orizzontale, ma il palmo sarà rivolto verso l’alto dove il pollice premerà sulla lunghina appoggiata all’indice così da frizionare il rilascio.

L’allenamento per ottenere la nostra postura del corpo corretta, sarà lunghissimo perché siamo tanto condizionati ad altri movimenti e solo quando tutto questo diventerà naturale, potrà trasmettere la giusta sicurezza al nostro compagno di ricerca, da sostenerne l’attività, la motivazione e dirgli: “non preoccuparti, ti accompagnerò nel lavoro e quando avrai difficoltà, sarò qui ad aiutarti”. Perchè dove non arriva il cane, deve arrivarci il conduttore!!!
Potrebbe essere utile allenarsi tra due umani, dove uno imita il cane e l’altro conduce.
La voce è fondamentale soprattutto per “riconoscere” il buon lavoro svolto attraverso una appagante lode, ma senza distrare l’impegno del nostro amico.
Anche in una gara sportiva, sarà premiato dal giudice l’aiuto che il conduttore saprà dare al cane; al contrario dell’influenza che avrà sul quadrupede, verrà penalizzato.
L’efficacia in una ricerca è proprio data dalla collaborazione che nel binomio si crea.