di CLAUDIO CAZZANIGA – Siamo giunti quasi alla fine delle descrizioni degli esercizi validi per il Challenger Europeo in Germania.
Oggi parliamo dell’esercizio numero sei.
Dopo questo articolo ci saluteremo per una ventina di giorni: parto per due settimane di ferie e lavoro (piacevolissimo) in Corsica dove lavorare sui prossimi selettivi…. e forse su qualcos’altro!

SVOLGIMENTO

Devo dire che per capirlo per bene ho dovuto rileggerlo almeno quattro volte e fare un paio di telefonate. Ma anche dopo qualche consulto… non l’ho capito benissimo.
Cane conduttore e un figurante sono su un gommone (A). Su un altro gommone (B) ci sono un figurante il cane e il conduttore. Entrambi partono da riva tenendo una distanza ad angolo di 60°, più o meno una “V”.
Arrivati alla distanza di trenta metri da riva, dal gommone A si tuffa il figurante che simula il panico.
Il conduttore dal gommone B invia il cane per soccorrerlo.
Il gommone A prosegue fino a circa 50m dalla riva. Il pilota si stende e simula che il gommone sia alla deriva.
Il gommone B piano piano raggiunge il gommone A ed il conduttore del cane lega insieme le imbarcazioni.
Il conduttore richiama il cane, con il figurante attaccato agli appositi anelli e lo issa sul gommone B da dove il cane è partito.
I gommoni ritornano a riva.
Io spero di averlo capito e descritto nella maniera più corretta possibile.

Come lo insegno

Onestamente visto così è un semplice recupero di figurante animato, in gergo l’aiuto-aiuto.
Non riesco a capire quale sia la difficoltà dell’esercizio.
Per inciso, in quasi tutti i regolamenti europeo questo è sempre posizionato nei brevetti di secondo grado. L’unica variante è lo spostamento di sessanta gradi del gommone da cui parte il cane.
Per cui si tuffa da un punto e deve rientrare in un altro… boh!
La prima cosa che faccio è lavorare a terra.
Insegno al cane a girare intorno ad una persona seduta su una sedia. Prima a distanze minime e poi via via allungando i metri. Il ritorno del cane deve sempre essere al piede.
Il figurante lavora molto sul cane in fase di avvicinamento. Lo incita, lo rassicura ma non lo chiama mai per nome.

Trasposto in acqua direi che il figurante inizialmente fa vedere al cane un premio, pallina, riportelli…. qualsiasi cosa. Inizia premiando il cane. Così che il cane si fedelizzi ad arrivare da uno sconosciuto.
Una volta che il cane arriva dal figurante lo stesso si attacca agli anelli dell’imbrago. Inizialmente per piccolissimi tratti e poi con il tempo per tratti maggiori, fino ad arrivare alla riva.
Via via cambiate distanze e lavorate anche in diagonale. Quando il cane ha capito che il figurante è una figura interessante… fate in modo che non sia più lui a “pagare”, ma voi da riva. La volta dopo paga ancora il figurante… la successiva voi.
A secondo della reazione del cane bilanciate a vostro favore il premiare, ad esempio due voi, una il figurante.
Allenamento dopo allenamento il figurante paga sempre meno e voi sempre di più.
Diciamo che per completare l’esercizio dovete solo far imparare al cane a partire dal gommone.
Anche qui, in più di un articolo lo abbiamo spiegato. La cosa migliore è sempre lavorare prima a terra, poi a riva e poi al largo.
Una volta spiccato il tuffo spostate il gommone di pochi metri. Quando il figurante si è attaccato richiamate il cane. Volta per volta allontanate il gommone sempre di più dal punto di partenza e andate ad avvicinarvi al secondo gommone. Se avete un buon rapporto con il cane basterà una voce per farlo arrivare da Voi.
È un esercizio che così, come l’ho capito, a me non convince… ma io lo preparo in questa maniera!