lunedì 10 Agosto 2020

I pasticci di Pasticcino

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di FABIANA BUONCUORE - Sono ormai troppi mesi che non vi raccontiamo un po' di affaracci nostri, quindi abbiamo deciso di scrivere...
Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

di FABIANA BUONCUORE – Sono ormai troppi mesi che non vi raccontiamo un po’ di affaracci nostri, quindi abbiamo deciso di scrivere qualche righe di quel che succede a Casa Beltrame.
Ci siamo lasciati con l’arrivo di Pasticcino il rottweiler, la giovane promessa di casa, erede del nostro mitico Tuono (detto Tonino, per chi non lo sapesse): ve lo ricordate?
Pasticcino è cresciuto, ha undici mesi e in questo periodo le ha combinate di tutti i colori. Ha anche imparato a muovere i primi passi di danza. È un bravo cucciolo, sa rapportarsi in modo accettabile con gli altri elementi del branco (è pur sempre un molossoide, pertanto i suoi approcci alla border collie Destiny ricordano un po’ il primo incontro tra Wall-E ed Eve), e non ha ancora spappolato Aladino; noi ovviamente ci mettiamo del nostro, premurandoci di non lasciarli insieme in nostra assenza, cosa più che mai importante in questo periodo nel quale Pasticcino sta facendo il suo ingresso nell’età adolescenziale.

Così abbiamo avuto le prime disobbedienze, le prime ribellioni, i primi ringhi verso di noi e verso i cani maschi; poi i primi goffi tentativi di fare la guardia, con conseguenti fughe a coda bassa non appena l'”intruso” (di solito, uno di noi, che Pasticcino non aveva riconosciuto) provava ad ignorare la sua minaccia camminando verso di lui con passo deciso. Insomma, tutto nella norma.
Tutto, o quasi: proprio mentre sono davanti alla tastiera del pc a chiedermi cosa potrei mai raccontare dei primi mesi a casa di un cucciolo che è cresciuto in modo ordinario e lineare, Pasticcino ha messo in atto nei confronti di Davide uno degli atteggiamenti che lo caratterizzano.
Quasi ci abbiamo fatto l’abitudine, ormai, ma Pasticcino, come moltissimi cani, ama accompagnare i suoi umani al bagno. Ecco, siccome il bagno è un posto che dovrebbe rimanere pulito, specie in una casa piena di animali in cui l’igiene è seriamente a rischio, noi non consentiamo l’accesso ai cani durante l’esecuzione delle nostre routine igieniche e fisiologiche, così chiudiamo la porta.
Solo che una porta chiusa non rappresenta una reale barriera per un molossoide: Pasticcino, infatti, la prende più come un suggerimento, e da buon adolescente la ignora, sfondandola letteralmente di testa e spalancandola, per poi fare il suo ingresso trionfale scodinzolando. E la porta del nostro bagno, aperta, è in linea diretta con la porta d’ingresso, quindi capita spesso che contemporaneamente Giada decida di far uscire in giardino gli altri due cagnolini, esponendo a tutti i passanti la deliziosa immagine di un suo genitore seduto sul gabinetto.

Un altro vizio, ai limiti dell’OCD, di Pasticcino è quello di mordere e masticare qualsiasi parte umana gli si avvicini.
Vuoi accarezzarlo? CHOMP.
Vuoi spazzolarlo? CHOMP.
Vuoi mettergli il guinzaglio? CHOMP.
Poi, per carità, mica fa sul serio: appoggia solo i denti per gioco. Però è stato piuttosto difficile finora riuscire a fargli qualche coccola, dato che qualsiasi approccio era interpretato come una sfida.
Qualcuno di voi, conoscendo il nostro nucleo familiare, avrà immediatamente pensato alle manine paffutelle della nostra bimba di due anni, immaginandosele orribilmente dilaniate dalle fauci della nostra bestia sanguinaria.
Invece no: Giada sembrerebbe totalmente immune alla mordacità di Pasticcino: deve avere un qualche pass speciale, un abbonamento VIP o simili, perché a questo povero cucciolo ha già fatto subire le peggiori umiliazioni, ricevendo in risposta sempre leccate e scodinzolii festosi. No, non siamo pazzi irresponsabili: ovviamente stiamo tentando di insegnare alla bimba che le torture ai cani NON si fanno, ma qualche volta è riuscita ugualmente a scappare al nostro controllo; così, hai voglia a dirle “no Giada, se fai così Pasticcino ti morde.”
Lei, ormai, risponde serafica: “no, Pai non modde me.”
Che poi, è ironico che il suo modo di chiamare Pasticcino sia “Pai” (quando era più piccola era “Pai-Pai”), perché potremmo scriverlo “Pie”, che in inglese significa “torta”, si pronuncia “pai” e resta in tema dolciario tanto quanto il nome corretto.

Ma torniamo ai suoi pasticci: purtroppo ho lasciato per ultimo il più grosso, quello che purtroppo non è nemmeno colpa sua.
Pasticcino è cresciuto: da batuffolo coccoloso è diventato un cucciolone di 46 kg. Sotto Natale, però, ha cominciato a zoppicare con la zampa posteriore destra. Era periodo di terreno fangoso, così abbiamo pensato a uno scivolone in giardino. Tra Santo Stefano e San Silvestro abbiamo contattato il nostro veterinario, che ci avrebbe ricevuti dopo Capodanno; purtroppo, come molti avranno già letto, il 2 gennaio mio papà ha avuto un arresto cardiaco mentre andava in bicicletta, e si è salvato per miracolo (non ci sono altri modi per descrivere il passaggio casuale in quel punto e in quel momento di un’infermiera, che ha potuto fargli il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi), poi è stato in coma… insomma, la visita ha slittato per ovvi motivi.
Dopo ben un mese, quando mio papà era circa a metà del suo periodo in ospedale, il cane zoppicava ancora, quindi purtroppo avevo già nasato, ma ho fatto ugualmente la visita e la lastra: displasia grave.
Sì, i genitori e tutti gli ascendenti erano lastrati, e sì, erano tutti sani.

Purtroppo, c’è un motivo se alcune razze vengono definite “soggette” a una determinata patologia, e vengono testate ad ogni generazione: può saltare fuori la patologia incriminata anche da genealogie sane, e purtroppo è successo proprio al cane che avevo scelto per me, con cui intendevo lavoare. Per carità, meglio a me che ad una persona che magari cercava il cucciolo della sua vita e si sarebbe dovuto beccare il cane “storpio”, ma ovviamente spiace lo stesso. Mi spiace anche ammettere che ho valutato di cederlo a qualche famiglia (dopo averlo curato a spese mie, s’intende), perché sono un’allevatrice, sono un’addestratrice, e professionalmente parlando questo cane non mi serve a niente. Peccato che io sia una professionista poco professionale, per cui non riuscirei a fare quello che il mio ruolo richiederebbe: pertanto Pasticcino è rimasto con noi nonostante la sua inutilità.
Il mio veterinario mi ha indirizzata ad una bella clinica di Torino, dove ulteriori accertamenti hanno evidenziato che il problema era, ahimé, bilaterale, pertanto Pasticcino avrebbe affrontato ben due interventi, ciascuno con sei mesi di riabilitazione successiva, per cui ne avremo per un annetto abbondante. Le proposte erano due, a dire il vero: l’asportazione di testa e collo del femore (il cane rimane senza articolazione, quindi senza dolore: ma tranquilli, non “crolla” come faremmo noi se rimanessimo “smontati”, perché i suoi muscoli tengono insieme la struttura permettendogli di camminare e correre senza problemi) o la protesi d’anca. Siccome la seconda opzione sarebbe costata oltre il triplo della prima (e non stiamo parlando di cifre contenute…) ed avrebbe comportato dei rischi correlati all’impianto, lo stesso chirurgo ortopedico ci ha suggerito la prima, che lui stesso ha preferito sui suoi stessi cani, per cui abbiamo dato il consenso a procedere col primo intervento.
Pasticcino ha superato l’intervento senza problemi, ma una volta a casa ha mostrato i primi dolorini ovviamente; vedendo che non si alzava nemmeno ad anestesia smaltita, ho pensato di dover applicare i consigli dell’ortopedico: “se non riesce a camminare dovrete aiutarlo voi con un’imbragatura”.

Quindi ho costretto Davide a una spedizione sotto la pioggia reggendo 46 chili di cucciolo lamentoso, perché era pur sempre dalla mattina presto che non urinava.
Niente da fare: Pasticcino era stranito, si lamentava, si divincolava. Dopo un tragitto fino dentro casa anche più faticoso dell’andata lo abbiamo riadagiato sulla sua copertina (e in quel momento io ho sentito che la mia zona lombare aveva subito un danno per lo sforzo, difatti ho mal di schiena anche adesso mentre sto scrivendo), poi io e Davide abbiamo tenuto il primo webinar del nuovo pacchetto, durante il quale mi chiedevo se avessi fatto bene a farlo operare, se avrebbe mai più camminato… Insomma, le cose da sciurapprensiva che pensano tutti quando il proprio cane esce da un intervento un po’ impegnativo.
E niente, a un certo punto dalla regia sentiamo SBADABAMSTUMPSDENG, al che corro a controllare e trovo Pasticcino che gironzola felice per casa su tre zampe, tirando giù mobili al suo passaggio (come sempre, insomma).
Il giorno dopo, da buon rottweiler, già provava ad appoggiare a terra (tanto che ho chiesto all’ortopedico se facessi bene ad assecondarlo), mentre oggi, a una settimana dall’intervento, zoppica, ma appoggia in modo quasi continuo l’arto operato.

Certo, i farmaci hanno fatto il loro: la ferita sta guarendo benissimo grazie alle medicazioni quotidiane, inoltre Pasticcino sta facendo un ciclo di antibiotici; l’antidolorifico lo dovrebbe prendere ogni mattina, ma ammetto di avergli fatto saltare mezza (o un’intera) giornata, un paio di volte, perché il cucciolo era così esagitato che temevo potesse farsi del male, così ho lasciato che sentisse di nuovo un pochino di dolore perché si desse una regolata. E poi c’è il terribile quanto celebre “cono della vergogna” (se non avete ancora visto “Up” della Disney, procuratevi una confezione di fazzoletti e fatelo), ovvero il collare Elisabetta. Che tanto terribile non è, perché, perdindirindina, Pasticcino è un rottweiler, e con la sua tempra si è adattato a questa nuova roba nell’arco di cinque minuti.
Adesso Pasticcino continua le terapie ed esce in giardino solo al guinzaglio, ma è decisamente sereno, e se non fosse per la zoppia e la coscia rasata (“Babbo, Pai è senta mutande!”, nella versione Giadesca della cosa) parrebbe quello di prima.

Che posso commentare dopo questa esperienza?
Beh, il primo, cinico commento che mi viene in mente è: con la cifra che spendo per rattoppare un cane che poi non sarà buono a nulla, mi ci compravo due cuccioli belli in un altro allevamento. Ma io ritengo, e spero di non sbagliare, di aver lavorato con serietà fin qui, per cui purtroppo non credo che nessuno avrebbe potuto prevedere che mi saltasse fuori un cane con l’anca sbilenca da una genealogia pulita. Quindi non avrei potuto capire “prima” di stare facendo la scelta meno conveniente. Anzi, ripeto, forse è meglio che sia capitato a me.
Il secondo commento è: pensavo peggio!
Ok, la batosta economica c’è stata: di questi tempi, non sono in molti a poter sborsare senza batter ciglio certe cifre, e come tanti noi abbiamo dovuto sacrificare qualche progetto per far uscire il denaro necessario: ma credo che tutti i nostri lettori avrebbero fatto lo stesso.
No, il mio “pensavo peggio” era riferito al post-operatorio, che mi aspettavo lungo e travagliato. Invece con un cono della vergogna, un paio di medicazioni ogni giorno e le pastiglie due volte al giorno ce la siamo cavata, grazie a un cucciolo dalla tempra di rottweiler che si è messo subito in piedi e ci ha anche alleggerito dall’ansia comportandosi ben presto da cagnolone spensierato proprio come era prima.
Abbiamo anche potuto testare l’immenso equilibrio caratteriale di Pasticcino, di cui aveva già dato prova nei mesi scorsi, ma ancor di più in questi giorni in cui non ha mostrato il minimo timore di Giada nonostante sapesse benissimo di essere una bestia ferita.
Non ha avuto cedimenti, è stato solido e stoico come solo un cane forte sa essere.
E questo modo di essere i miei cani, tutti, ce l’hanno, ma non sarebbe stato sufficiente se la linea di sangue materna avesse avuto delle tare caratteriali; invece conosco da generazioni il lavoro della collega che ha allevato la mamma di Pasticcino, e so che questo grande risultato è stato dato dalla selezione di entrambe. Quindi ok, ho toppato di brutto sulla salute (il punto più importante…), ma l’equilibrio c’è e farebbe invidia a un monaco zen. Mi merito almeno un cinque.

Adesso concludo perché questo testo sta andando alla deriva e m’è uscito pure un po’ noioso, ma oh, è tanto che non scrivo: fatemi riprendere la mano.
Non è andata proprio come immaginavo, ma il mio cane starà bene, farà la sua vita serena di cane da compagnia e questo mi basterà (chi mi conosce da tempo lo sa già, ma l’ultimo mio cane a cui le cose sono andate storte ha vissuto solo quattro anni, e avrei dato un braccio perché avesse avuto “solo” una displasia, anziché una malformazione renale). A quanti di noi, dopotutto, le cose vano sempre esattamente come previsto? A partire dal “ma no, stanno facendo inutile allarmismo… è poco più di un’influenza!”

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