martedì 22 Settembre 2020

Animali e coronavirus: non parliamo di “fake news” se è il lettore a non capire un’acca

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di DAVIDE BELTRAME – Ha fatto grande scalpore ieri il susseguirsi di notizie che informavano come cani e gatti possano contrarre il coronavirus (ma non trasmetterlo all’uomo): in realtà non è che sia propriamente una novità, però oltre ai (comunque pochi) casi di positività degli animali, c’è stato uno studio – ancora non sottoposto a peer review – che ha evidenziato come i gatti siano più sensibili dei cani al virus e – contrariamente a quanto avviene nell’uomo – siano più a rischio i gatti in giovane età rispetto ai gatti adulti.
In tutto ciò però NESSUN GIORNALE HA FATTO PASSARE L’IPOTESI CHE CANI E GATTI POSSANO ESSERE UN VEICOLO DI CONTAGIO.
Più o meno tutte le testate hanno riportato il comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità, che invita in particolare i pazienti positivi al Covid-19 ad evitare, se possibile, il contatto con i propri animali… ma appunto per non infettare l’animale.
Del resto sono le stesse raccomandazioni che l’OIE ha diffuso sin dal primo caso di Hong Kong, a fine Febbraio, e che sono ovviamente intese a tutela degli stessi animali, e come già aveva ipotizzato il dott. Nicola Decaro, quando c’era ancora solo il caso del Pomerania di hong Kong “anche se il cane sviluppasse la malattia, non avrebbe un ruolo epidemiologico importante per l’uomo; nel caso in cui fosse accertata la loro recettività, cani e gatti sarebbero quasi sicuramente vittime non untori“.
Non voglio comunque entrare tanto nel tema cani e gatti e relativa possibilità di contagio, anche perchè se n’è già parlato in lungo e in largo, quanto concentrarmi su come sia stata accolta in maniera negativa e scettica – quando non proprio aggressiva – una notizia data invece nella maggior parte dei casi in forma sostanzialmente corretta.

C’è stata infatti una notevole alzata di scudi verso i media, accusati di aver fatto cattiva informazione o peggio (incitare all’abbandono, scatenare il panico, e via dicendo).
Ora, è vero che molte volte c’è del cattivo giornalismo: specialmente quando si tratta di animali sappiamo che molta informazione non è propriamente impeccabile… ma dato che in questo caso si parla di una pandemia, di salute principalmente umana e di un argomento di rilevanza mondiale, tutti i giornali hanno tendenzialmente prestato molta attenzione a non dare notizie sbagliate (per carità, qualche volta è capitato, però poi si è anche rettificato), e su coronavirus e gani/gatti hanno solitamente rimandato alle fonti ufficiali evitando un’informazione troppo affrettata e la “corsa alla notizia”.
Anche questo caso non fa eccezione, cito infatti alcuni titoli sulla vicenda:
Corriere della Sera: “Coronavirus e animali domestici: possono ammalarsi ma non hanno un ruolo nella diffusione”
La Stampa: “L’Istituto superiore della Sanità: “Meglio isolare cani e gatti dai proprietari infetti”. L’Enpa: “E’ una prudenza”. Lav: “Bene, gli animali vanno tutelati””
Il Messaggero: “Coronavirus, anche gli animali domestici possono essere contagiati: isolarli dai padroni positivi”
TgCom: “Il padrone si ammala di coronavirus? Meglio isolare e proteggere l’animale domestico | Iss: “Più a rischio il gatto del cane””
Leggo.it: “Coronavirus, animali esposti al contagio. Gli esperti: «I gatti più sensibili rispetto ai cani, vanno isolati dai padroni infetti»”
Sky.it: “Coronavirus e animali, l’Iss: “Cani e gatti lontani da padrone infetto””.
Potete notare che, come detto ad inizio articolo, nessuno paventa la possibilità che sia l’animale a contagiare l’uomo, ma si parli solo di rischi per l’animale stesso.

Ricordo che la dichiarazione dell’Istituto Superiore di Sanità sul tema della vicinanza tra persone positive e animali domestici riporta questo:

Non esiste infatti alcuna evidenza che cani o gatti giochino un ruolo nella diffusione epidemica di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via di trasmissione.
Tuttavia, la possibilità che gli animali domestici possano contrarre l’infezione pone domande in merito alla gestione sanitaria degli animali di proprietà di pazienti affetti da COVID-19.
La raccomandazione generale è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare.
Gli organismi internazionali che si sono occupati dell’argomento raccomandano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.
A margine di tutto ciò occorre sottolineare che gli animali domestici contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo. In assenza di sintomi riferibili a COVID-19 e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale domestico e accompagnare il proprio cane nell’uscita quotidiana (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi stessi e i nostri amici animali.

Ora, mi sembra che “ridurre quanto possibile l’esposizione degli animali al contagio evitando i contatti ravvicinati con il paziente” sia abbastanza chiaro, come concetto.
E si possa parlare di isolamento, che non vuol dire allontanare il cane dall’abitazione o peggio ancora abbandonarlo, ma semplicemente evitare il contatto ravvicinato, appunto “come si richiede agli altri membri del nucleo familiare”: chi vive con una persona positiva non deve cambiar casa, ma attua misure per ridurre al minimo i contatti ravvicinati con la persona malata (uso di bagni separati quando possibile, divisione delle stanze, etc).

Si può quindi parlare in questo caso di fake news?
Secondo me, no.
Perchè la notizia è stata data in modo corretto praticamente da tutti i media, spesso già nel titolo o comunque ben spiegata poi negli articoli (e per favore, piantiamola di giustificare chi legge solo i titoli senza leggere gli articoli!), il fatto che qualche lettore possa fraintendere la notizia… è appunto un problema di chi legge, non di chi scrive!
Potremmo parlare di fake news se qualcuno avesse titolato “Cane e gatto possono trasmettere il virus all’uomo” o simili – ma almeno a una rapida ricerca su Google Notizie non ho trovato titoli su questa linea – o se al contrario fosse stato titolato “Cani e gatti non possono sicuramente contrarre il virus e venire contagiati”: titoli di questo genere ci sono stati in passato, ma erano maggiormente ammissibili (per quanto magari un po’ affrettati/troppo ottimistici) poichè non si avevano ancora informazioni sulla suscettibilità degli animali al virus e i casi erano molti pochi.
In realtà anche adesso le informazioni sono poche (i casi sono tutt’ora pochissimi, anche se c’è stato uno studio dedicato), va sempre ricordato che il virus è molto recente e sappiamo tutto sommato poco -che è uno dei motivi per cui comunque sin dall’inizio si è invitato generalmente alla prudenza nell’interazione con gli animali – ma nel momento in cui l’Istituto Superiore di Sanità (non propriamente Topo Gigio, insomma…) prende una posizione, fa una dichiarazione e questa viene riportata correttamente… posso capire valutare l’opportunità di fare spiegazioni più semplici, diffonderle attraverso i social, spiegare meglio qualche concetto, ma dire che “facciamo chiarezza perchè stanno circolando molte fake news”, o che “i giornali stanno diffondendo il panico” non mi sembra corretto.
Come non è corretto continuare a parlare di un “preoccupante aumento dei casi di abbandono” – che le stesse associazioni hanno smentito – per attaccare alcuni articoli accusando di generare il panico e appunto di incrementare ulteriormente gli abbandoni.

L’unica vera fake news è la catena che circola su Whatsapp e attribuisce al Tg3 e alla virologa Ilaria Capua dichiarazioni che in realtà non sono mai state comunicate: si è occupato della faccenda ad esempio bufale.net. Viene attribuita una dichiarazione che in realtà non è mai stata fatta, quindi se ricevete la catena riportata nell’immagine sottostante, invece che “farla girare” come viene richiesto, cestinatela e magari informate anche chi ve l’ha inoltrata che si tratta di una menzogna.

Mi sembra di notare una preoccupante tendenza, da parte di molte persone, a bollare come bufale/fake news o comunque informazione scorretta semplicemente quelle che sono notizie “non gradite”, ma il ruolo dei giornali e dei media è appunto informare, non dirci solo quello che vogliamo sentire. E come è giusto protestare e arrabbiarsi quando le notizie vengono date in modo fallace, sommario o errato, è anche giusto evidenziare quando invece il lavoro viene svolto correttamente e ad essere ingiuste sono le accuse.
Se poi le accuse di diffondere fake news prendono come punto di partenza quella che invece è davvero una bufala, allora siamo proprio al paradosso…

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