martedì 25 Giugno 2024

Gli allevatori hanno creato troppe aspettative?

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“La mia lavatrice ha garanzia a copertura totale.”
“Anche il mio cane viene da un allevamento prestigiosissimo.”
Potrebbe sembrare un dialogo da teatro dell’assurdo, invece è un po’ quello che sta succedendo in cinofilia. Spinti dal (sacrosanto) desiderio di far capire al pubblico di appassionati e amanti dei cani il vero significato del pedigree e dell’acquisto di un cucciolo presso un allevamento serio e qualificato, forse noi allevatori ci siamo spinti un po’ oltre. 

Insisti oggi che i cuccioli ben allevati hanno un carattere equilibrato, spingi domani che è fondamentale che i riproduttori siano testati per le principali patologie di razza, sottolinea dopodomani la fondamentale importanza della corretta socializzazione in un cucciolo, mi sembra abbiamo creato nella “sciuramaria” media delle aspettative alquanto irreali.
Spesso anche qui tra gli utenti di Ti Presento Il Cane leggo commenti tra il deluso e l’irato di persone che, rispettati tutti i parametri necessari per portare in famiglia un cucciolo ben allevato ( allevamento serio mono razza, genitori testati, cuccioli cresciuti con le giuste socializzazioni, visite ripetute all’ allevamento seguite da lunghe chiacchierate con l’ allevatore, ecc. ecc. ) sono estremamente scontenti della loro scelta e demoralizzati.
Ad orecchio di cinofilo, le motivazioni a volte sembrano inconsistenti: il cucciolo che non lega subito con la famiglia, quello che dopo 2 giorni “ancora” fa pipì in casa, che piange se è solo, che ha mordicchiato la poltrona preferita di nonna, e amenità varie.
Altre volte sono più serie: un cucciolo con problemi di salute, malattie infettive, parassitosi, displasie.
Altre ancora sono aspettative disilluse, magari si è scelto una razza per determinate attitudini che faticano ad emergere come vorremmo.

Quasi sempre chi lamenta questi problemi sembra una persona molto motivata, che ha fatto ricerche, si è informata, ha insomma fatto una scelta ponderata. 
Dove allora la comunicazione tra allevatori, clienti, esperti si è “inceppata”?
La conclusione a cui sono arrivata io è che buona parte della colpa è nostra, degli allevatori. Non la colpa se il cucciolo fa pipì sul tappeto persiano risalente alle prime crociate (perchè è chiaro, il piccoletto sceglie comunque sempre il meglio!) o se dopo un mese nella nuova famiglia, complice lo zio che gli ha rifilato sottobanco 2 etti di porchetta, utilizza l’ intero appartamento come toilette personale, ma neppure se, libero di annusare e leccare ovunque, si becca gli acaridi o la giardia.
Nemmanco, mi spingo a dire, se gli fosse diagnosticata una displasia, sebbene sia giustamente tra le cause di rimborso del costo di un cucciolo.
No, la colpa è nostra perchè nell’enfasi di valorizzare il nostro lavoro, di sottolineare la distanza tra allevatore e cagnaro, abbiamo instillato l’idea del “cane garantito“. 
Sempre più spesso, per ovviare, mi tocca fare il piazzista all’incontrario dei miei cuccioli: “eh, si, lo so fa tanta tenerezza, ma si ricordi che crescerà”; “certo, la razza apprende facilmente però a volte sono esuberanti”; “guardi sono vivaci ed affettuosi  però non sempre hanno voglia di coccole”; “certamente, i genitori hanno le lastre ufficiali, questo però non garantisce che saranno sani”.

In tempi di pandemia mi sono trovata anche ad insistere, ma siete sicuri di volere il cucciolo, proprio sicuri sicuri?, non è mai uscito dal giardino di casa causa lock down.Insomma, mi sembra che tutti ci siamo un po’ dimenticati, o abbiamo sottovalutato, che “garantire” un essere vivente e senziente è mooolto diverso che garantire un acquisto qualsiasi!
Dobbiamo cominciare a spiegare, o spiegare più chiaramente, cosa significa “garanzia” in un cane.
È garantire le migliori premesse, una buona partenza nella vita insomma.
È assicurare che un cucciolo nasca da genitori sani, controllati, equilibrati e seguiti, è accertarsi che il cucciolo dalla nascita abbia le cure migliori, l’alimentazione corretta, le profilassi vaccinali, contatti e interazioni con le persone, con altri animali, con ambienti e rumori diversi, che faccia esperienze, è lasciarlo partire accompagnato da un certificato veterinario  che ne verifichi la salute. 
Da qui in là, è un incontro di forze diverse che contribuiranno a sviluppare ogni individuo nella sua unicità, il suo carattere, i suoi tempi di adattamento e di apprendimento, i suoi gusti perchè no.
Forze diverse dicevamo: selezione  che offre il patrimonio genetico migliore possibile,  alimentazione, esercizio e  educazione corretti che danno ai geni gli strumenti per esprimersi, e poi madre natura… e anche la fortuna. 
In fondo è proprio questo il piacere di condividere il sentiero con un cane: lo scegli per le sue caratteristiche, ti innamori delle premesse… e poi hai una vita per scoprirlo fino in fondo.

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1 commento

  1. Concordo pienamente.
    Quando ho preso il mio primo cucciolone, ho conosciuto casualmente il presidente del club della razza, mi è parso subito una persona simpatica e professionale, senza ammorbarmi con troppi dettagli ha indicato a me neofita, alcuni allevamenti che potevo andare a visitare e con uno di essi si è perfezionato l’ acquisto della mia fantastica cagnona che ha condiviso con noi, per 10 anni, momenti belli e meno belli della vita familiare in comune. Dopo 8 anni di lutto, abbiamo deciso di avvicinarci di nuovo ad un cane, la scelta è caduta su un cane corso ( ma il problema credo si riveli un po’ in tutte le razze ). Apriti cielo, allevatori che magnificano i loro cani, sciorinando secoli di radiografie degli avi, altri che includono esami del DNA, ortopanoramiche, ecografie ed una serie di esami che neppure il Dr House osa più prescrivere ai suoi pazienti. Riti iniziatici sulla socializzazione dei cuccioli con sigle altisonanti. Allevatori che sono sì affiliati ENCI, ma essendo depositari del verbo sullo standard razza sceso direttamente dall’ alto (quanto alto non si sa x timore di spergiuro), si sentono gli unici ad avere il diritto di accoppiare i cani (speriamo che non siano loro che si accoppiano direttamente).
    In tutto questo marasma, secondo l’ allevatore, dopo aver sciorinato faldoni di documenti incomprensibili ai più, il povero futuro proprietario dovrebbe tirar fuori i soldini e provvedere alla caparra oppure passare notti insonni chino sul computer cercando di far luce sulle sigle appena sentite o peggio ancora affidarsi ai tuttologi da chat.
    Valeria se ci senti dall’ alto: ABBIAMO UN PROBLEMA.
    Perchè un normale acquirente non può andare a vedere qualche allevamento e capendoci poco come di solito succede, affidarsi su quello che ha visto e fidarsi della sensibilità e correttezza dell’ allevatore
    per portarsi a casa o prenotare un cucciolo potenzialmente sano ed equilibrato, perchè queste sono le caratteristiche che chiede un acquirente di cane di razza medio. I fenomeni li lasciamo volentieri ai fenomeni.
    Perchè un ente come l’ ENCI/FCI non tutela e sopratutto non controlla le linee guida ed i principi che dovrebbe seguire un allevatore con affisso?

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