giovedì 26 Novembre 2020

Origine e storia degli IAA: le tappe principali

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Martina Aresu
Nata nel 1995 a Lanusei (NU). Possiede una grande passione per gli animali, e soprattutto per i cani, che coltiva occupandosi sia di quelli della famiglia che svolgendo attività di pet sitter. Questa inclinazione la spinge a conseguire con la massima votazione la laurea nel corso "Tecniche di allevamento animale ed educazione cinofila" dell'Università di Pisa, con una tesi sugli Interventi Assistiti con gli Animali rivolti ai pazienti autistici; nel frattempo diviene Commissario di ring Enci e partecipa a diverse esposizioni. Ha come obbiettivo futuro quello di rendere la sua zona più pet friendly e di diventare un importante punto di riferimento per la corretta gestione del rapporto uomo-cane.

Da sempre l’uomo nel corso della storia è stato affiancato dalla presenza degli animali: oltre ad essere importanti forme di sostentamento, utili per le loro pellicce e impiegati come forza lavoro o fonte di calore, spesso venivano considerati dai nostri antenati preistorici esseri superiori, incarnando il ruolo di divinità, e come tali onorati e venerati. Questo concetto era tipico delle antiche religioni, come quella Maya, Inca e Azteca e soprattutto Egizia, dove si adoravano dèi come Khnum (dio con il capo di un ariete), la Sfinge (mezzo uomo e mezzo leone) o Anubi (dio dalla testa di cane). Anche nella civiltà greca gli animali erano molto importanti, come testimoniano le numerose figure presenti nei racconti mitologici. Inoltre, spesso l’animale, parti di esso (come bile, sangue, siero, denti, occhi, cuore, fegato) o prodotti derivati (pelli, latte, uova) in diverse culture erano considerati dotati di proprietà antidotiche e curative, e per questo impiegati nella preparazione di magici composti adatti a guarire anche i mali più difficili (convinzione presente ancora oggi soprattutto nei riti tradizionali delle popolazioni africane e asiatiche).

Uno dei più antichi impieghi dell’animale come supporto ad altre terapie risale ai tempi del medico Ippocrate (460-360 a.C.), che ne consigliava la compagnia per i problemi d’insonnia e legati allo stress.

Storicamente, invece, i primi dati scientifici circa questo tipo di attività risultano del 1792, quando lo psicologo William Tuke, presso il York Retreat Hospital (Inghilterra), incoraggiava i suoi pazienti con disturbi mentali a prendersi cura di alcuni animali perché si era accorto del grande beneficio che gli utenti ne traevano.
Agli inizi del 900′ si collocano i primi studi specifici e le prime ricerche più approfondite in merito a questo tema, stimolati anche dalla nascita dell’etologia, grazie a Kornad Lorenz, Karl von Fish e Nikolaas Tinbergen che si dedicano all’analisi dei comportamenti degli animali. Nello stesso periodo, anche il padre della psicoanalisi Sigmund Freud si accorge dell’ausilio della presenza nel suo studio di lavoro del proprio cane, la chow-chow Jofi: è uno dei primi che fa uso dell’animale per condurre la sua azione terapeutica, come aiuto nella valutazione dei pazienti e sfruttandone l’effetto tranquillizzante.
Nel 1919 a Washington gli animali vengono usati per la prima volta in un ospedale, per curare la depressione e i disturbi da stress post-traumatico nei feriti della Prima Grande Guerra; nel 1942 un progetto simile viene portato avanti all’ospedale di New York con i reduci del Secondo conflitto mondiale.

In quegli stessi anni, si diffonde sempre più l’utilizzo come mezzo riabilitativo dell’equitazione, i cui vantaggi sono conosciuti e raccomandati già dalla fine del 1600. A tal proposito, è degna di nota la vicenda di Lis Hartel (1952), una ragazza della Danimarca colpita all’età di 23 anni dalla poliomielite, che ne ha causato la paralisi quasi completa: grazie alla sua tenacia e al lavoro in sella del cavallo, è riuscita a riguadagnare la percezione del proprio corpo attraverso i movimenti dell’animale, e conquistare di nuovo l’indipendenza motoria e psicologica, arrivando addirittura a classificarsi seconda nella gara di dressage alle Olimpiadi di Helsinki. La sua vittoria è passata alla storia perché Lis era la prima civile a vincere in questa disciplina, al primo tentativo, era una donna, e aveva anche una forte disabilità; lo straordinario evento ha gettato le basi per la nascita della futura ippoterapia.
Il 1953 è da ricordare come l’anno della nascita della moderna pet therapy: il neuropsichiatra infantile Boris Levinson, durante una seduta con un bambino affetto da autismo con il quale non riusciva ad interagire, scopre casualmente come la presenza del suo cane Jingles migliori la disponibilità a instaurare un dialogo con il terapeuta e inizia una serie di studi su questa benefica interazione. Nel 1961 pubblica il suo lavoro dal titolo “The dog as a co-therapist”, dove dimostra come il cane aumenti l’autostima dei pazienti, li porti a ricercare un contatto umano e ad esternare con più facilità le proprie emozioni. Lo psichiatra stesso conia il termine “pet therapy”, e per tutti questi motivi viene riconosciuto come il padre fondatore della “terapia con gli animali”.

Successivamente, soprattutto negli Stati Uniti e in Francia, si realizzano numerose esperienze simili, sia con bambini con gravi difficoltà di linguaggio e di relazione, che con adulti con disturbi mentali, nelle carceri e nei manicomi criminali. Si compiono anche nuovi studi sulla correlazione tra il rapporto con l’animale e la diminuzione dell’incidenza di alcune malattie: un esempio di ciò è il lavoro di Anderson e colleghi del 1992, che ha evidenziato una riduzione dei fattori di rischio per le patologie cardiovascolari nei pazienti proprietari di animali.
Nel frattempo, in America viene fondata “la Delta Society” (1981), la più importante associazione che si occupa dell’interazione uomo-animale e dei suoi effetti terapeutici, e che perciò diviene il punto di riferimento internazionale relativamente alle modalità di impostazione di questi interventi.
Verso la fine degli anni ’80 e inizio anni ’90, inizia a svilupparsi la zooantropologia, una nuova disciplina che studia la relazione uomo-animale, e proprio all’interno di tale cornice innovativa continua a svilupparsi la pet therapy.
L’Italia si affaccia ufficialmente a questa tematica con due convegni tenutisi entrambi a Milano: uno nel 1987, “Il ruolo degli animali nella società odierna”, e uno internazionale nel 1991, “Antropologia di una passione”, incentrato a sottolineare la funzione terapeutica degli animali nella vita in generale e non solo nei progetti psichiatrici.
In quegli stessi anni viene istituito il C.R.E.I. (Centro di ricerca Etologica Interdisciplinare per lo studio del rapporto uomo-animale da compagnia) che unisce studiosi di varie discipline inerenti alla salute umana e animale, all’ambiente e al comportamento.

Considerando il crescente interesse riguardo questi argomenti, nel 2002 nasce la “Carta Modena “, frutto di un tavolo di lavoro svolto nell’omonima città, al quale partecipano tutti coloro che, a vario titolo, si sono occupati negli ultimi anni di pet therapy e zooantropologia. Il progetto ottiene il patrocinio del Ministero della Salute, della Federazione Nazionale Ordine dei Medici Veterinari (FNOVI) e di altre importanti organizzazioni, e porta alla realizzazione di una carta di valori e di principi che regolano gli interventi con gli animali all’interno di requisiti posti a tutela del fruitore, del benessere animale e della salvaguardia del registro relazionale.
Una tappa fondamentale per l’Italia è il 28 febbraio 2003, quando la pet therapy viene riconosciuta come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Tale decreto, proposto a seguito dell’Accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003, sancisce per la prima volta nel nostro Paese il ruolo affettivo che l’animale può avere per una persona, nonché la valenza terapeutica degli animali da compagnia. Nel 2009 il Ministero della Salute istituisce il “Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali” e porta avanti un intenso lavoro conclusosi il 25 marzo del 2015 con l’approvazione delle Linee Guida Nazionali, recepite da tutte le Regioni e dalle Province autonome: si viene a creare così un’importante omogeneità normativa nel campo degli IAA su tutto il territorio italiano.

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