giovedì 26 Novembre 2020

Off topic: Ti presento… il drago – Le origini

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Costanza Savaia
Sono nata a Savona nel 1998. Mi occupo di ambiente, ecologia e diversità - ho scritto un articolo per "L'Espresso" in occasione del Fridayforfuture del 19 aprile 2019. I cani mi accompagnano nel mio viaggio da quando sono nata e sono i miei più grandi maestri di comunicazione fra esseri diversi.

Se vi state chiedendo cosa c’entri un articolo sui draghi in un sito sui cani, non siete gli unici, me lo sto chiedendo anch’io che lo sto scrivendo.
Ma la Grande e Ineffabile Boss Fabiana me lo ha chiesto, non faccio domande ed eseguo.
I draghi sono peraltro fra gli animali piú interessanti e affascinanti mai concepiti dall’uomo. Sì, perché una cosa in comune con i cani, i draghi ce l’hanno: l’uomo li ha ideati e selezionati in numerose razze. Che lo abbia fatto nell’immaginazione e i draghi in realtà non esistano è un dettaglio che non deve scoraggiare.

I draghi, come i cani, sono un prodotto spontaneo della comunità e del lavoro dell’uomo. Non il lavoro materiale per il sostentamento quotidiano, ma il lavoro della fantasia! O meglio, il lavoro del mito: la produzione di storie e archetipi condivisi che permettessero ai nostri antenati di orientarsi e interpretare una realtà altrimenti troppo grande e incomprensibile.
L’archetipo del drago – una creatura appartenente al regno animale, ma di fattura rara, dotata di caratteristiche sovrannaturali ben distinguibili da quelle delle bestie comuni – è forse l’unico prodotto mitologico condiviso da tutta l’umanità.
Non c’è villaggio, popolo, città, civiltà che non abbia conosciuto almeno un drago nelle proprie leggende. Dal misterioso Serpente arcobaleno degli aborigeni australiani al mostruoso Piasa dei nativi americani, dal Naga dell’antica India al pestilenziale serpente di Bagradha nell’odierna Tunisia, dal divino drago cinese alle caotiche e smisurate serpi temute dai vichinghi… la “dragofilia” non ha nulla da invidiare alla cinofilia quando si tratta di indagare varietà, taglie, storie!
In questo primo articolo scriverò delle origini e delle caratteristiche fondamentali che permettono di distinguere il drago dalle altre creature mitologiche.

Ricostruzione della pittura parietale raffiguranta il Piasa, scopera da padre Jacques Marquette nel 1673 nei pressi del fiume Mississipi

Come riconoscere un drago?

Di solito si dice che la caratteristica che accomuna tutti i draghi del mondo è la somiglianza con il serpente.
In realtà questa spiegazione non è sufficiente, perché molti draghi presentano tratti di svariati animali e facoltà che con i serpenti hanno poco a che fare. Ma che i serpenti abbiano ispirato la maggior parte dei draghi è indubbio, in quanto il tratto costitutivo dei draghi è… la lunghezza. Il drago, al netto dell’immensa quantità di leggende che ne conservano la memoria, è universalmente concepito come una specie di nastro vivente che si protende fra il mondo degli umani e una dimensione sovrumana. Questo collegamento può essere favorevole e simboleggiare perciò sapienza e buon augurio (come nel caso del drago cinese, tipicamente raffigurato disteso) oppure può presentarsi chiuso, annodato, dunque sfavorevole e pericoloso (come nel caso dei draghi dell’Europa pre e post-cristiana, spesso mostrati arrotolati su se stessi, custodi feroci di tesori inaccessibili). Il nodo chiuso può coincidere non solo con una porta sbarrata, ma anche con una forza che cristallizza, imprigiona e minaccia di distruggere la realtà.

Drago cinese

Talora il nodo va tagliato per permettere la nascita di un intero mondo! È il caso della draghessa babilonese Tiamat, uccisa dal figlio Marduk per ricavarne il mondo come lo conosciamo, e del drago Vṛtra, che nella religione indù è ucciso dal dio Indra per liberare il corso dei fiumi o per consentire all’intero universo di dispiegarsi (le versioni sono numerose). In realtà non ci sono draghi completamente positivi o completamente negativi, ogni cultura ha deciso quale valore far prevalere, o di mantenere una visione equilibrata.

Sigillo Assiro dell’VIII secolo a.C, raffigurante secondo numerose fonti l’uccisione di Tiamat

A volte lo stesso pantheon ospita draghi pericolosi e draghi benevoli, non escludendo draghi ambigui (ad esempio i Naga nell’induismo).
I draghi nella mitologia antica sono quindi solitamente basati su animali dalla forma allungata, come i serpenti, le lucertole, i coccodrilli, le salamandre, i pesci, i cetacei, i mustelidi, gli scorpioni, i vermi. Talora si assiste ad ibridazioni di tutt’altro tipo.
Il Tarasco che flagellò la Provenza aveva testa di leone, zampe di orso e guscio di testuggine, molti draghi europei medioevali mostrano tratti caprini ed equini, ed è tipico dei draghi marini di età tardo-antica essere raffigurati con testa di cinghiale; ma tutti hanno per lo meno una lunga coda che permetta loro di avvoltolarsi nelle proprie spire.

Tarasco

I mostri prima dei draghi. Ovvero, di come i draghi dall’acqua si trovarono in aria

Il mito del drago arrotolato su se stesso che imprigiona il mondo conserva le tracce di un mito molto antico e molto inquietante. Pare che nelle versioni più ancestrali di questo racconto il serpente arrotolato non fosse proprio un serpente, ma una creatura inconcepibile dall’essere umano, sconfinata e inamovibile, circolare non tanto perché arrotolata nelle proprie spire ma perché simmetrica, colossale, immobile, dalle forme titaniche e inafferrabili dalla logica umana. Impossibile descrivere l’aspetto di una creatura simile attraverso paragoni con gli animali, proprio perché a differenza dei draghi questo mostro si rifaceva direttamente alle forze della natura, che per l’uomo antico non erano razionalizzabili né rappresentabili in modo compiuto. Il moto delle onde, il vento, le nuvole, la miscela sotterranea di fuoco e fumo che si agita nei vulcani… queste forze ispirarono i mostri più antichi dei quali siamo a conoscenza, non sintetizzabili in una figura compiuta perché la loro stazza era immensa e sfuggente quanto quella del mare e del vento. Molti mostri primordiali, come Tifone e Tiamat, ci sono stati tramandati in forma “draghizzata”, altri, come Cariddi e il Leviatano, hanno superato la prova del tempo e nella memoria collettiva mantengono ancora oggi la propria forma misteriosa e incomprensibile.

La distruzione del Leviatano (Gustave Dorè, 1865)

A differenza dei draghi, che sono tipicamente numerosi, questi mostri più antichi sono esemplari unici. Non si può dire che siano stati i primi draghi, ma è interessante notare come alcune caratteristiche dei draghi per come li concepiamo oggi sembrino provenire da qui. Nei racconti sui serpenti sovrannaturali ci si imbatte di rado in fuoco, fiamme e grandi ali. Ma del Leviatano, nel Libro di Giobbe, si dice che “Dalla sua bocca escono fiaccole, sprizzano scintille di fuoco.” I mostri di questo tipo erano associati anche alle tempeste e ai temporali e spesso venivano identificati con i fenomeni atmosferici. Gli antichi faticavano a distinguere gli specchi d’acqua dall’aria, sono entrambe dimensioni fluide, e a dar loro man forte c’era la stretta interazione fra turbolenze atmosferiche e acque agitate. Così, draghi marini derivati dai mostri come Cariddi e il Leviatano, un giorno misero le ali, e dopo una nuotata con le aringhe si facevano un giretto con i gabbiani, senza che nessuno ci vedesse qualcosa di strano.

Mosaico greco rinvenuto a Caulonia raffigurante un drago marino

È probabile che dall’incontro fra i serpenti sovrannaturali e fra questi terrificanti mostri ancestrali sia nato il drago come lo concepiamo oggi, non solo affusolato e dotato di lunga coda, ma anche sputafuoco, alato e spesso buon notatore. Anche se non bisogna dimenticare che nulla in mitologia procede per compartimenti stagni e che molto probabilmente questo legame fra i due tipi di mostri è troppo antico per individuare momenti precisi di unione e separazione.

Drago occidentale secondo la concezione contemporanea

Ora che ho inquadrato le origini e le ragioni del mito del drago (ma ci sarebbe molto, molto altro da dire e da scoprire!), posso passare… alle razze dei draghi. Ma lo spazio disponibile per oggi è già finito, nel prossimo articolo andremo alla scoperta di alcune delle razze che hanno avuto più successo nell’immaginario collettivo.
E scopriremo che, come nei cani, anche per i draghi non mancano criteri di funzionalità legati al territorio e alla cultura che li ha modellati

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