lunedì 8 Marzo 2021

Ancora sul CLC (Fabrizio Rondolino e le citazioni a sproposito)

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Davide Beltramehttp://www.tipresentoilcane.com
Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.

Abbiamo già parlato dell’infelice articolo uscito sul Corriere della Sera riguardo al CLC “che non dovrebbe esistere”, pubblicato in seguito a quanto accaduto a Grugliasco. Avremmo potuto chiudere lì la questione, se non fosse che per “spiegare meglio la sua posizione” (a mio avviso con la proverbiale toppa peggiore del buco) Fabrizio Rondolino nel suo pezzo del 24 Dicembre ha citato un paio di passaggi del “Vero Standard… del Cane Lupo Cecoslovacco” di Valeria Rossi; per questo ci sentiamo parzialmente chiamati in causa, soprattutto perchè le suddette citazioni sono fatte in maniera molto parziale e danno una visione distorta di come Valeria la pensasse sul CLC.

In particolare gli estratti riportati dal Vero Standard sono i seguenti:

“I primi tentativi di accoppiamento di una lupa con un pastore tedesco (anche se sui libri difficilmente lo trovate scritto, ma l’ha raccontato lo stesso Hartl e quindi c’è da credergli) finirono, più volte, con il pastore tedesco gravemente ferito (e in un caso proprio morto ammazzato), perché la lupa non era poi così disponibile a farsi montare dal primo venuto. […] Perché l’accoppiamente riuscisse dovette arrivare un cane tostissimo, un grigione che si chiamava Cesar Z Brezoveho Haje. […] I primissimi cuccioli di Cane Lupo Cecoslovacco, quindi, furono i figli di una lupa incazzosa e di un maschio iper-dominante (prego notare il nome: vi ricorda qualcosa?). Era una roba da mettersi le mani nei capelli. Potevano venir fuori delle bombe a orologeria a quattro zampe”

“L’idea di accoppiare un cane con un lupo, in tutta sincerità, a me è sempre sembrata tendenzialmente cretina. Essendo ormai universalmente riconosciuto che il lupo è il progenitore del cane, riaccoppiare il discendente con l’ascendente equivale un po’ ad accoppiare una donna con uno scimpanzè per vedere l’effetto che fa. Ma siccome era un’idea cretina, all’uomo è sempre piaciuta moltissimo. E ci ha provato più volte, nonostante i risultati non fossero particolarmente incoraggianti”

Leggendo solo questi due estratti si potrebbe pensare che Valeria tendenzialmente concordasse con l’opinione di Rondolino e non vedesse di buon occhio il CLC… ma non è così, e basta leggere anche il resto del “Vero Standard” per rendersene conto, soprattutto la prima delle due note finali:

NOTA FINALE SERIA N.1 : il Cane Lupo Cecoslovacco non permette vie di mezzo: o lo si ama perdutamente, o lo si odia.
La sottoscritta ritiene superfluo spiegare a quale categoria appartenga (vista anche la lunghezza di questo articolo che, se non mi costringevo a piantare lì, diventava un mezzo libro): però devo confessare che io stessa, di fronte ad alcuni soggetti, ho pensato “Se avessi un cane così, mi suiciderei”.
Però, altrettante volte (anzi, molte di più), ho pensato: “Che meraviglia di cane, come mi piacerebbe averne uno”.
Cos’è che fa la differenza?
Ovviamente, gli umani.
Ma non soltanto perché il CLC è un cane che dovrebbe finire sempre in mano a persone dotate di buone conoscenze etologiche: anche perché è davvero fondamentale, per la sua vita futura, il modo in cui è stato allevato. Le prime settimane di vita, per questa razza, determinano gran parte del comportamento futuro: se ci sono stati errori, il nuovo proprietario farà una gran fatica a rimediare, anche se è bravissimo ed espertissimo.

Chiaramente sono state citate solo le parti che facevano comodo (aspetto che qualche lettore ha anche fatto notare sul profilo Facebook del giornalista)… evitando di sottolineare che a Valeria il CLC piacesse un sacco e semplicemente avesse delle remore sul fatto che dei cani così “lupini” e particolarmente impegnativi finendo inevitabilmente anche in mani poco esperte (complice il fascino estetico della razza, che ha contribuito a farle avere grande successo) avrebbero comportato maggiori rischi.

Cane Lupo di Saarloos


Timori di cui parlava ancor più approfonditamente e seriamente nell’articolo “Attenti al lupo (cecoslovacco, di Saarlos, ec.)“… ma che certo non si traducevano nella speranza che la razza venisse fatta estinguere, strada di cui invece Rondolino parlava nel suo primo pezzo (cito: “L’unica cosa da fare, se davvero amassimo i cani (e i lupi), sarebbe sterilizzare tutti gli esemplari in circolazione e rinunciare una volta per tutte alla pretesa assurda, presuntuosa e in definitiva criminale di mescolare artificialmente ciò che non può e dunque non deve essere mescolato“), che è poi diventata meno estrema in questo secondo pezzo (cito: “E che dovremmo sforzarci di rimediare all’errore vietando la riproduzione e la vendita ai privati dei CLC”), dove porta come esempio quello del Lupo Italiano… che però non può ovviamente essere un esempio valido contando ad esempio che il Lupo Italiano non è una razza riconosciuta dalla FCI, che comunque a portare avanti il Lupo Italiano era principalmente una sola persona che ha dedicato a questo progetto praticamente la sua vita (Mario Messi, scomparso nel 2011) e che ovviamente non è paragonabile un cane partito sin dagli inizi come “di nicchia” a una situazione come quella del CLC che ha visto negli anni una grande diffusione.
Proprio la grande diffusione era uno degli aspetti che preoccupava Valeria, anche perchè avendo allevato Siberian Husky negli anni ’90 aveva visto da vicino cosa comporti diventare “di moda” per una razza canina, a maggior ragione se non proprio il prototipo della facilità di gestione.

Aspetto ironico numero 1: Rondolino avrebbe probabilmente trovato un miglior alleato proprio nell’articolo “Attenti al lupo…”, dove Valeria scriveva:

Personalmente confesso un grande conflitto interiore: amo da impazzire queste razze, mi affascinano fisicamente (come succede al 90% degli umani) e soprattutto mi appassiona la loro psiche. Però, se fosse stato per me, non sarebbero mai nate.Io gli ibridi lupo-cane li vieterei proprio, perché non sono naturali e perché costringere un animale a far convivere dentro di sè due specie nemiche significa cercarsi le grane col lanternino

Sarebbe stata una citazione probabilmente più d’effetto di quelle prese dal “Vero standard”… però anche qui, attenzione, Valeria non era d’accorso sull’origine, non sul fatto che ad oggi la razza esista, e infatti nello stesso pezzo però Valeria scriveva anche:

Vale la pena di impegnarsi in questa avventura se si è spinti da un grandissimo amore per queste razze (o più correttamente, come ho già detto, per questa nuova specie); se si ha voglia di allevarla per provare a migliorarne le caratteristiche psicofisiche, visto che entrambe le razze sono giovanissime (l’articolo era del 2012, ndR) e quindi non perfettamente fissate (ma in questo caso bisogna essere allevatori esperti, profondissimi conoscitori della zootecnia, della genetica e di quant’altro serva, appunto, per allevare); se si ha un’irresistibile attrazione per l’etologia e si impazzisce di gioia al pensiero di poter osservare un quasi-branco di quasi-lupi nella loro vita quotidiana.
Quest’ultimo punto è quello che, ai tempi dei tempi, indusse la sottoscritta a mettersi ad allevare siberian husky (i wolf mix non esistevano ancora in Italia, e le razze più lupine a disposizione erano quelle nordiche): inutile dire che oggi, se esistessero ancora le condizioni, potrei anche cedere alla tentazione di mettermi in casa un branchetto di lupi cecoslovacchi o olandesi, per vedere cosa combinano.

Aspetto ironico numero 2: proprio Rondolino – che per parlare di CLC alla fine si basa sul fatto di averne avuto uno – si è reso protagonista (come lui stesso ammette, di questo gli va dato atto) di alcuni errori di valutazione (cito: “Ma ho sottovalutato tre aspetti, che si sono rivelati altrettanti errori: ho adottato un giovane adulto (spiegherò poi perché) anziché comprare un cucciolo, il nostro giardino non ha recinzione, e con noi vivono alcuni gatti. E, soprattutto, ho capito che è estremamente difficile, se non impossibile, offrire ad un CLC condizioni di vita adatte alla sua natura.“).
Questi errori lo hanno portato, dopo un anno, a cedere il suo cane, come si può leggere in un suo post dell’Aprile 2019 riportato anche nel suo precedente pezzo sul Corriere.

Attenzione, non critico la scelta di cedere il cane, anzi penso che troppo spesso ci siano convivenze infelici che perdurano perchè ci si sente bloccati dal fatto che la cessione del proprio cane venga visto come un gesto gravissimo, un tradimento verso un amico fedele, che espone a giudizi fortemente negativi (ma di questo parleremo un’altra volta)… ma è evidente a chiunque abbia un minimo di cultura cinofila che già solo il fatto di avere dei gatti dovrebbe portare a non optare per il CLC; vi dico solo che un’amica cinofila con una certa esperienza mi ha detto più volte “quanto invidio te e a Fabiana che potete tenere anche i gatti, io coi CLC non potrei proprio tenere altri animali!”.
Insomma, Rondolino mi sembra fare lo stesso errore di molti proprietari quando leggono un fatto di cronaca che riguarda la “loro” razza e commentano “Non è possibile, io ne uno ed è bravissimo!” (ovviamente ce ne sono stati molti anche sul caso di Grugliasco): siccome lui ha preso un CLC – in modo direi avventato – e alla fine ha deciso di rinunciare al cane per le difficoltà incontrate nella sua gestione… pensa che nessuno possa di gestire correttamente un CLC (chissà se pensa lo stesso delle persone a cui ha ceduto il suo?).

Ovviamente non è così, ed è normale che poi molti proprietari sorridano sarcastici leggendo gli estremismi sul fatto che al CLC “servirebbero almeno dieci ettari e probabilmente non basterebbero”, “passeggiate quotidiane di tre o quattro ore nei boschi, senza guinzaglio, che piova o tiri vento” e altri eccessi contenuti nell’articolo.
Farei notare anche che quelle che l’autore pone come “criticità” per il CLC (esigenza di spazio e movimento, non poter vivere solo sul divano) sono considerazioni che valgono praticamente per tutti i cani (stessa cosa che gli è stata contestata quando nel suo pezzo precedente spiegava come il CLC sia “un’invenzione dell’uomo”… ah, gli altri no?): il fatto di non poter rispecchiare le “necessità naturali” vale per moltissime razze che ad oggi non svolgono più lo scopo per cui erano state originariamente selezionate, nella maggior parte dei casi banalmente perchè è cambiato il contesto in cui viviamo… oggi non vediamo abitualmente Rottweiler trainare il carretto della merce del macellaio, Dogo lottare coi puma e cinghiali, Jack Russell cacciare volpi o topi… e via dicendo.
Che si fa, estinguiamo l’80% e passa delle razze canine?

Lo stesso discorso vale quando Rondolino parla di educatori, addestratori e comportamentisti e dei pareri da questi ricevuti, intendendo dimostrare che se anche tra gli addetti ai lavori c’è divergenza di opinioni, la razza sia molto difficile e impegnativa (cito: “elenco alcune delle risposte che ho ricevuto soltanto per far capire quanto sia complesso, difficile, contraddittorio gestire un cane così impegnativo, e provare a condizionarne la natura al punto da farlo diventare un altro cane”).
Peccato che – come sa benissimo chiunque bazzichi anche solo qualche gruppo cinofilo sui social – le divergenze di opinioni tra le varie “correnti di pensiero” cinofile sono una costante che prescide dalla razza (o dalla non razza), quindi portarla come sostegno della propria tesi sull’impossibilità di “adattare” il CLC alla vita umana sia poco sensato.

Rondolino scrive che questo nuovo articolo spiegherebbe in modo più dettagliato la posizione espressa nel suo primo scritto… fingendo però di non ricordare che nel primo pezzo parlava chiaramente di sterilizzare tutti gli esemplari in circolazione (di fatto portando la razza all’estinzione), frase che insieme al titolo sulla razza “che non dovrebbe esistere” è stato ovviamente ciò che ha portato alle reazioni più infervorate: anche su questo aspetto assistiamo a un giochino un po’ trito e ritrito.
L’autore infatti riporta nell’articolo (e anche sul suo profilo Facebook) alcune minacce nei suoi confronti, inviate anche via messaggio privato… volendo però, mi sembra, passare il concetto che alla fine le critiche al suo pezzo provenissero solo da invasati disposti anche ad arrivare alle minacce di morte… ecco, non è così: c’è stata sicuramente una parte di commenti e reazioni assolutamente censurabili (cosa che purtroppo avviene con grande frequenza sui social), ma ci sono state anche molte critiche pacate e motivate; far credere che le critiche arrivino solo da estremisti (Rondolino cita più volte “i jihadisti della razza” nel suo pezzo) è sleale, anche contando che a differenza di quanto dichiara (“Ho cancellato tutti gli insulti e bannato tutti i jihadisti, e per quanto mi riguarda la cosa finisce qui.“), risulta che abbia bannato dal suo profilo gran parte degli utenti che commentavano in maniera critica ma assolutamente educata.

Insomma, si possono certo avere perplessità sulla necessità di creare una nuova razza (e sul come, in questo caso), e questa era appunto la posizione di Valeria… ma pur non concordando magari con le motivazioni che hanno portato alla nascita dei vari Cecoslovacco, Saarlos & c, ci sono un po’ di vie di mezzo prima del reputarli animali ingestibili da non riprodurre mai più perchè praticamente animali selvatici bisognosi di libertà.
Anche perchè… selvatici non lo sono: sì, le origini sono con date da un incrocio tra cane e lupo, sì, ci sono stati casi di ibridazione e c’è chi fa porcate, ma c’è anche chi lavora onestamente e il CLC nasce accoppiando due CANI, che si porteranno pure tanti tratti lupini dietro… ma sempre cani sono.
L’importante, come sempre, è in che mani finisce il cane, e chiaramente che a monte ci sia un lavoro corretto… che è proprio una delle parti che Valeria scriveva nel “Vero Standard”, ma che evidentemente non faceva comodo citare.
Ma è un discorso che non vale solo per il CLC! Con qualsiasi tipologia di cane, il presupposto fondamentale è sempre scegliere consapevolmente, per trovare quello più adatto al proprio stile di vita, al proprio carattere, alla propria situazione familiare.
Cosa che Rondolino, ad esempio, non sembra aver fatto… e per carità, capita di sbagliare e nessuno è infallibile… ma l’eventuale sbaglio in tema cinofilo dovrebbe poi far avere l’umiltà di non ergersi a esperti che si permettono di discutere le origini e il futuro di una razza o di spiegare come andrebbe o non andrebbe gestito quel tipo di cane basandosi solo sulla propria, singola, esperienza.

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6 Commenti

  1. Questo signore ha fatto un gran polpettone, partendo dalla sua esperienza personale negativa per poterla giustificare in qualche modo ai suoi stessi occhi, perché se la “colpa” del suo non esser riuscito è della razza è evidente che non può esser sua.
    Ora: i nostri primi mesi con il nostro sono stati un incubo (ci ho scritto un post che i padroni di casa hanno avuto la bontà di pubblicare), abbiamo pensato di non tenerlo, siamo stati ad un passo dal dichiarare il fallimento. Ma mai, neanche una volta, ci è passato per la testa che potesse essere un problema derivante dalla razza, semplicemente perché solo chi non si è documentato prima (da testi, forum, libri, allevatori e proprietari) può pensare una sciocchezza simile.

  2. Senta,io quando vado nel bosco nel mio maggengo e me lo trovo alle spalle,senza collare,senza museruola,bellissimo…..beh ….ho paura……
    Amo tanto gli umani e gli animali ma un conto è un lupo in un bosco……imprevedibile come un orso…..liberi e padroni….un conto è un lupo cecoslovacco con un ‘ padrone’……
    Silvia Redaelli

  3. Fondamentalmente d’accordo su tutto, avrei solo aggiunto a
    “per trovare quello più adatto al proprio stile di vita, al proprio carattere, alla propria situazione familiare.” “alle proprie capacità ed esperienza”…

  4. Sono una neofita nel mondo cinofilo, ho da poco terminato un corso per eddestratore enci, pertanto la mia esperienza pratica è agli inizi e ho un piccolo bagaglio teorico. Devo ammettere però di aver avuto degli ottimi docenti, nonché vorrei ringraziarvi per i millemila articoli da voi scritti, perché questo argomento mi ha messo al centro di una discussione tra i parenti (che ovviamente pensano io sia una super esperta!),e le mie risposte combaciano esatttamente con quello che scrivete voi. Voglio davvero ringraziarvi, perché la cultura cinofila è importante e aiuta a combattere l’ignoranza che dilaga anche per colpa di questi pseudo giornalisti.

  5. C’è un procedimento penale ancora in essere in Tribunale proprio sul tema ‘porcate’. Cecoslovacchi ibridati nuovamente coi lupi da alcuni invasati a loro dire per recuperare alcune tare morfologiche. Cuccioli finiti in famiglia con tutto ciò che consegue la gestione di un mezzo cane con l’altra metà che fugge dall’uomo… centinaia di pedegree sono stati pertanto sospesi ma forse qualcuno è sfuggito. Ma altri allevatori stanno facendo un gran lavoro di selezione e di cane di razza si tratta e non certo di animale selvatico. Vogliamo parlare del periodo in cui i cocker erano mordaci? Ad ogni modo, il CLC non è per tutti, figuriamoci un branco. Persino un branco di cavalier può essere pericolo. Certo il morso non è lo stesso, la mole nemmeno ma fidatevi se vi dico che persino la versione di Lilli può fare un buco dolorosissimo sul polpaccio quando scattano dinamiche incontrollabili all’interno del branco.
    E certi articoli di giornale sono molto più deleteri che utili. Si parla al governo nuovamente di creare una lista di razze pericolose. La biodiversità andrebbe sempre preservata.

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