sabato 20 Aprile 2024

L’ENCI verso una cinofilia più sana?

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Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

È un bel po’ di anni che lo dico: la cinofilia di razza mi ha delusa. Il pedigree sta diventando lentamente il semplice pezzo di carta che tutti definivano tale dieci anni fa, quando qui su Ti Presento il Cane Valeria Rossi scriveva pagine e pagine di spiegazioni sulla sua importanza, sulla sua utilità.
“Il pedigree testimonia che i riproduttori non sono consanguinei, che sono sani, che sono equilibrati”. Ed era così, perché era tutto nero su bianco e gli allevatori si vergognavano di mostrare documenti su cui potesse esserci qualcosa da ridire riguardo le scelte di allevamento.

Poi, però, è andato tutto a ramengo. Il proprietario medio ha continuato a infischiarsene, a dire “non mi interessa, è solo un pezzo di carta”.
Chi acquista un cane di razza oggi in gran parte dei casi continua a non saper leggere un pedigree esattamente come dieci (o venti…) anni fa.
Proprio di recente, un mio collega ha acquistato una Weimaraner chiedendo che gli fosse fornito il pedigree. Ha ricevuto una scansione della faccia del documento senza dati, quella che è uguale per tutti i pedigree.
E nessuno gli aveva spiegato che quello che aveva per le mani non era niente.
Vogliamo tutti il cane di razza, ma nemmeno sappiamo cosa significhi davvero…

E qui i cagnari hanno prosperato indisturbati, tanto che, una volta, i suddetti cagnari erano quelli che scucciolavano senza pedigree; nel tempo se li sono procurati, tanto poco cambiava. Qualsiasi vaccata colossale uno facesse, aveva comunque il suo bel pedigree per ciascun soggetto messo al mondo.
Cagne accoppiate poco più che cucciole, consanguineità stretta (e reiterata), riproduttori utilizzati con lastre per la displasia disastrose. Alcuni di questi li ho visti in expo, tra l’altro. Erano i primi tempi che era uscito il libro genealogico online, così quando vedevo sul ring qualche soggetto che camminava in modo un po’ strano me lo andavo a spulciare subito (parliamo di rottweiler). Displasie dell’anca con gradi C e D, e ovviamente già riprodotti. E prendevano Eccellente.
Non parliamo di tutti quei soggetti pluririprodotti che controlli sanitari non ne hanno affatto.

Insomma, per farla breve: ero amareggiata e demoralizzata da tutta questa situazione. Soprattutto ero delusa dall’ENCI, che avrebbe dovuto essere l’ente che controlla chi fa sciocchezze. E che invece era diventato l’ente che “basta che paghino le iscrizioni”.
Parlando a un’expo con una segretaria di una delegazione ENCI di un’altra regione (e parlando di un allevatore di una razza da caccia), mi aveva confidato: “Quello? Commette le peggiori nefandezze riproduttive. Però iscrive qualcosa come trecento cuccioli l’anno, non possiamo dirgli nulla…”

È parecchio che dico che possedere semplicemente un pedigree non significa più granché, perché ormai tutti possono averlo e bisogna cercare bene per trovare un BUON pezzo di carta. E che l’ENCI è alla deriva. Mi sentivo un po’ come Thor nella sua fase depressiva.


Però il 28 febbraio 2023 c’è stata una svolta.
Chi ravana tutti i giorni sui social lo ha saputo anche prima di me, ma io sono asociale e ci sono arrivata dopo, così ne parlo qui qualora ci fosse ancora qualcuno che non ne sapeva nulla.
L’ENCI ha emesso una modifica ufficiale alle norme tecniche per l’emissione dei pedigree (siamo arrivati dopo a diverse altre nazioni europee, ma vabbé, meglio tardi che mai), che sarà in vigore dal 1 settembre.
Cosa è cambiato? Diverse cose carine:
Innanzitutto, niente più pedigree per le consanguineità strette. Non potranno essere iscritte le cucciolate di genitori x figli o di fratelli oppure fratellastri.
Idem per i figli di fattrici con meno di sedici mesi.
Infine, le fattrici con più di sette anni e/o cinque cucciolate sulle spalle dovrà essere in possesso di un certificato veterinario che ne attesti l’idoneità a gravidanza, parto e svezzamento.

Allora, mettiamo in luce prima il lato positivo: l’ENCI si è smosso! Si è smosso e ha tirato fuori l’intenzione di mostrare che gli importa della lettera C del suo acronimo: Cinofilia, amore per i cani.
È una vita che il “codice deontologico” non è altro che aria fritta. Lo firmano tutti, lo rispettano in pochi. E l’ENCI non si è mai impegnato a farlo rispettare.
Adesso sembra che abbia voluto finalmente fare un passo avanti e sforzarsi di ricordare che il benessere dei cani dovrebbe essere la cosa che ci importa di più, perché tutti noi siamo partiti con passione, entusiasmo e il desiderio di fare le cose per bene. Solo che troppi se lo dimenticano per strada.
Un plauso all’ENCI per questa nuova e importante presa di posizione.

Veniamo ora a quel che si può migliorare…
Sì, perché è tutto molto bello, ma a mio avviso ci sono alcune falle.
Niente pedigree per le consanguineità strette?
Beh, si può aggirare facilmente. Basta dichiarare che il genitore è un altro, problema risolto.
E i controlli su ciò che viene dichiarato sui pedigree non ci sono, persino in expo ho visto rarissimamente verificare il microchip dei soggetti esposti. Si poteva riempire di giudizi il libretto qualifiche di un altro cane, esponendo quello “sbagliato”. E sì, tanti lo hanno fatto. Quindi sì, bella l’intenzione, ma poi ci andrebbero controlli a campione sul dna. Che costano. E che quindi non si faranno, almeno ad oggi dove l’obbligo di deposito del campione biologico è ristretto solo a poche casistiche specifiche.

Ci sarebbe poi la questione delle razze neo riconosciute o con RSR aperto e pochi soggetti. In determinati casi bisogna metterla, un po’ di consanguineità; personalmente, avendo finora allevato una razza molto ben fissata e diffusa, non ho mai dovuto preoccuparmi di questo, ma di fatto le situazioni non sono uguali per ogni razza e di questo l’ENCI non ha tenuto conto.

Per le fattrici di meno di sedici mesi è un po’ più difficile barare (si può sempre fare il truschino di dichiarare una mamma diversa). Però sedici mesi sono pochini… Già che c’erano, non si poteva fare venti? A sedici mesi una cagna non è ancora davvero psichicamente adulta, in particolare quelle di taglia grande sono ancora indietro anche fisicamente. Che ci voleva a portare l’asticella un po’ più su?

Infine, la questione del certificato di idoneità per le fattrici ricorda tanto il certificato di amputazione per motivi di salute su coda ed orecchie quando ne è stato vietato il taglio. Abbiamo iniziato ad avere tonnellate di cani che, stando a quanto dichiarato dal veterinario, si ferivano irrimediabilmente coda ed orecchie e purtroppo dovevano essere tutti amputati (le orecchie erano sempre ferite tutte e due insieme ovviamente).
Non sarà tanto difficile per un allevatore, che generalmente è un cliente molto ben pagante di un veterinario, ottenere tutti i certificati che desidera per togliersi il pensiero.

Insomma, le gabole ci sono e siamo in Italia, quindi sì, i cagnari svicoleranno.
E rischiamo che le cose si mettano peggio di prima, perché inizieremo ad avere per le mani cuccioli che non sappiamo se saranno davvero i figli dei soggetti dichiarati sul pedigree. Più di quanto non succeda ora, intendo. Se prima riproducevamo le cagne dopo i 24 mesi (o per lo meno lo facevano gli allevatori che tenevano all’immagine), ora abbiamo tutti il via libera per farlo a sedici, quando sono ancora poco più che cucciole. Lo dice l’ENCI, quindi si può.

Eppure, non riesco a vedere questa circolare in modo negativo.
Perché, come dicevo prima, è un inizio. Un modo di dimostrare che l’ENCI vuole metterci buona volontà. Si può fare meglio? Sì, MOLTO!
Però, per la prima volta dopo tanti anni, dopo questo piccolo passo avanti comincio a sperare che potrebbe succedere davvero.

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2 Commenti

  1. Da allevatore serio non faccio accoppiare soggetti consanguinei, nè fratello, nè fratellastri quindi per me è indifferente! Mi permetta di dissentire però sul fatto che non controllano il microchip durante le esposizioni perché in quelle in cui sono andato con i miei husky lo hanno fatto prima dell’ingresso confrontandolo con le iscrizioni e Pedigree e comunque di questi problemi non ne ho, i cani che porto in esposizione sono quelli effettivi… la trasparenza per noi è la prima cosa!

  2. Una bella notizia. Ogni tanto.
    Non centra nulla con le nuove regole, ma riguarda il sito internet dell’enci: non mi ispira questa cosa che per consultare i pedigree dei cani, bisogna iscriversi e dare i propri dati ufficiali (e mi riferisco al codice fiscale). Fino a qualche tempo fa, tutta sta cosa non serviva. Bastava cercare il nome di un allevatore e si trovava liberamente quello che ti interessava. A me era servito per controllare se un mio vicino di casa (allevatore improvvisato e cialtrone), avesse almeno fatto ufficializzare i suoi cani (con controlli sanitari e il resto). E li trovai tutto. Adesso non so se avrei il coraggio di dare certi dati personali, ad un sito che non è una banca.

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