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Come eravamo: pastore tedesco e barbone

BARBONE
Cos’è cambiato nel Barbone dagli anni ’30 a oggi? Praticamente nulla, si potrebbe pensare vedendo le foto: sono spariti solo i mustacchi!
In realtà i musi si sono un po’ allungati e l’ossatura si è leggermente irrobustita, ma questi sono particolari che può notare solo un esperto: per il resto il cane è rimasto quasi identico, mentre la toelettatura si è sbizzarrita (e modernizzata) trasformando il “vecchio zio baffuto” della prima foto dapprima in una specie di…siepe ornamentale di taglio orientaleggiante (notate la foggia dei pon pon in voga negli anni ’50) e poi – per fortuna – nell’elegantissima “top model” della foto di oggi.
Qualcuno pensa ancora che la toelettatura di questa razza sia troppo leziosa: ricordiamo però che era, in origine, una toelettatura “da lavoro”: il pelo veniva tosato sulle zampe, sul muso e sul dorso per agevolare il lavoro di quello che in origine era un cane da riporto in acqua…mentre veniva lasciato sul torace e sui reni per proteggere dal freddo gli organi vitali.
La leziosità è arrivata solo in un secondo momento, quando il Barbone è diventato un cane da compagnia: ma poiché questo cane ha un pelo che si presta splendidamente a qualsiasi trattamento (non patisce né forbici, nè elastici, né acqua, né…lacca!) non si vede perché negare ai proprietari l’orgoglio di esibire un cane “vestito” ancora da lavoro, come agli albori della razza, ma reso davvero elegantissimo da qualche tocco artistico in più.
E a questo punto, diciamolo chiaro e tondo: il fatto che nel Barbone la toelettatura sia il vero punto di forza, e che sia “LI'” che si dà sfogo alla creatività e alla fantasia…ha impedito che si pasticciasse il “corpo”, anziché il pelo del cane. E forse solo per questo il Barbone è un cane tuttora sano, rustico e robustissimo.
Del pelo non è cambiata solo la foggia, ma anche il colore.
Nel ’36 lo standard prevedeva solo tre colori (bianco, nero e marrone) e specificava: “tutti i colori intermedi saranno giudicati col colore da cui derivano, ma non potranno ottenere più della qualifica di “buono” e non potranno ottenere il primo premio”.
Poveri grigi e albicocca (e oggi anche rossi)!

ANNI 30

ANNI 50


OGGI

Ma qui dobbiamo fermarci un attimo. E dobbiamo fermarci a specificare che quanto detto finora riguarda solo due taglie: quella illustrata nelle fotografie (e cioè il barbone medio) e il nano.
Se guardiamo invece “al di sopra” e “al di sotto” di queste taglie, troveremo una vera e propria rivoluzione.
Nel 1936 i barboni nani erano quelli al di sotto dei 35 cm al garrese (oggi dai 28 ai 35 cm); i medi (chiamati allora semplicemente barboni) andavano da 35 a 45 cm. esattamente come oggi; i barboni di grande taglia andavano però da 44 a 55 cm al garrese, mentre oggi vanno dai 45 ai 60 cm, con tolleranza in eccesso di 2 cm.
Quindi oggi è possibile vedere barboni davvero “giganti”, se paragonati con quelli che rientravano alla stessa taglia negli anni ’30!
E poi, naturalmente, oggi abbiamo i barboni toy, sotto i cm 28 (con un’altezza ideale di 25 cm): e ufficialmente ci fermiamo qui.
In realtà esistono però taglie ancora inferiori (non riconosciute – finora! – dallo Standard) che comprendono anche barboni alti SEDICI centimetri!
Quindi l’apparente “mantenimento” della razza non rispecchia completamente la realtà: anche se le proporzioni finora non sono state modificate, le misure sono variate in modo davvero considerevole.
E come sempre accade in cinofilia, “cagnoni” e “minicani” hanno maggior fortuna delle “vie di mezzo”, incontrando i gusti del pubblico e spingendo quindi a esasperare le caratteristiche più richieste.
Oggi i barboni grande mole sono ancora contenuti nelle proporzioni e restano di indubbia eleganza: ma attenzione a non esagerare.
In settant’anni sono aumentati di sette centimetri, con una media quindi di un centimetro ogni dieci anni: andando avanti così, alla fine di questo secolo avremmo barboni alti come un San Bernardo.
Fortuna che non ci sarò più, a vederli!
Scherzi a parte, l’allevamento dovrebbe sempre tenere un occhio rivolto al passato (è per questo che è nata questa rubrica!): ma dovrebbe tenere un occhio anche su razze diverse che già sono alle prese con i problemi dell’ipertipo e delle esasperazioni di taglia.
Stiamo attenti: se grande è bello e più grande è “ancora” più bello…”troppo” grande potrebbe significare guai.
Lo stesso identico discorso vale al contrario, per l’eccessiva miniaturizzazione: ma  questo problema non investe solo il barbone, visto che riguarda un po’ tutte le razze da compagnia.
Invece concludiamo questo articolo con una domanda che ci sta molto a cuore: non trovate anche voi  meraviglioso il cane ritratto nella foto qui sotto?
E allora, invece di pensare solo a ingigantire da una parte e minimizzare dall’altra…perché qualche vero cinofilo non pensa anche a recuperare il barbone a pelo cordato, ormai praticamente scomparso?

Teste di pastori tedeschi degli anni '30

PASTORE TEDESCO

Ed ora occupiamoci del cane più amato e diffuso nel mondo: ma stavolta mi trovo in nettissima difficoltà nel redigere l’articolo “Come eravamo”, che solitamente pone l’accento su ciò che si poteva anche evitare di cambiare negli ultimi 80 anni di allevamento.
Mi trovo in difficoltà un po’ perché ho allevato io stessa questa razza, e quindi sono sicuramente accecata dall’amore che ancora le porto: ma soprattutto perché, guardando le foto dei soggetti di 50 anni fa, non riesco proprio a trovarci niente di gradevole…nonostante abbia usato, per il paragone con i cani di oggi, un cane giovane e non “ipertitolato”.
E’ vero, ahimé, che i cani “da bellezza” moderni hanno un’incidenza di displasia decisamente superiore a quella dei loro predecessori, a differenza dei cani da lavoro che invece ai predecessori somigliano ancora parecchio.
Però si sta lavorando molto in selezione, e non è escluso che in un futuro non lontano, grazie alla ricerca genetica, la displasia dell’anca finisca finalmente nel dimenticatoio.
A questo punto, quali problemi rimangono?
Il più grave è sicuramente la dicotomia tra bellezza e lavoro, se vogliamo ancora guardare i cani da lavoro come Pastori tedeschi: ma forse sarebbe il caso di chiarire una volta per tutte che si tratta ormai di due “razze” diverse, o almeno di due varietà ben distinte.
A mio avviso questo percorso non sarebbe mai dovuto iniziare: ma ormai che i gioco sono fatti è assolutamente impensabile che si possa tornare indietro, visto che gli interessi in ballo, nell’uno e nell’altro campo, vanno ormai ben oltre la cinofilia.

Testa di pastore tedesco moderno

L’importante, a questo punto, è solo che:
a) l’acquirente di un pastore tedesco sappia “esattamente” quello che sta per mettersi in casa. Troppo spesso vedo ancora persone che si illudono di poter fare una vera carriera agonistica con un cane da bellezza, e ancora più spesso persone che sperano di potersi presentare a un raduno con un cane da lavoro.
Che senso ha? Selezionare i clienti dovrebbe essere il primo impegno di ogni allevatore serio;
b) che i “bellezzari”, così chiamati – anche con un’ombra di disprezzo – da chi si occupa di linee da lavoro, badino “veramente” a non perdere il carattere, anche se non alleveranno micidiali “missili” da prove ma cani da show. Perché il cane da show è (e dovrebbe rimanere) un cane, capace quindi di rapportarsi con la sua famiglia ma anche di svolgere le sue mansioni di cane utile;
c) che gli allevatori di “missili” badino a mantenere il carattere dei loro cani entro limiti gestibili, se non proprio dal completo neofita, almeno dal cinofilo medio, senza rischiare che il cane diventi “solo” una macchina da prove e che non possa più avere alcun rapporto con la società umana “normale”.
Posso accettare che, per interesse o per passione, si spinga agli estremi una sola caratteristica (bellezza o carattere che sia), visto che il “superdog” non esiste e non potrà mai esistere.
Ma “almeno” gli estremi non andrebbero superati: perché altrimenti questi non saranno più CANI.

ANNI ’30

ANNI ’50

OGGI