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Di male in peggio! Dalla D’Urso, stavolta, si parla allegramente di soppressioni

di VALERIA ROSSI – “Minaccia” (più che promessa) mantenuta: la D’Urso affronta nuovamente il problema dei cani randagi e riparte con un titolo ancora più “soft” dell’altra volta: PAURA NELLE CITTA’!  (una cosina tranquilla, che ti fa subito benvolere gli animali).
Almeno all’inizio, più che una nuova puntata sembra la replica della precedente. Perfino alcune facce sono le stesse dell’altra volta: torna la vicesindaco di Roma Sveva Belviso, torna il veterinario della SiVelp Angelo Troi. Grazie al cielo stavolta ci risparmiano l’abbinata Dalla Chiesa-Mussolini, mentre i nuovi invitati VIP sono la Presidente dell’ENPA Carla Rocchi e…tadannnn! Mario Adinolfi, direttore del settimanale online dei gggiovani (Week), che non mi risulta aver mai scritto mezza riga sui cani, ma a cui  evidentemente era dovuta un’ospitata da qualche parte.
Gli ospiti non-VIP sono invece una signora, mamma di un bambino aggredito da alcuni randagi a Taranto, e il ragazzo che ha aiutato la signora stessa a scacciare i cani, salvando così il ragazzino da guai più seri (fortunatamente se l’è cavata con un paio di morsi alle gambe e si è fatto male a un braccio cadendo. Niente di particolarmente grave, ma comunque una brutta avventura).

Il copione è preciso identico a quello dell’altra volta: immagini dei soliti cani della solita Magliana (solo che stasera non sono più cento, ma parecchi di più, dopo i conteggi ufficiali del Comune: anche perché ci sono un sacco di cuccioli); solite interviste ai soliti passanti che dichiarano tutti di avere una paura dannata, anche poi ammettono che ‘sti cani non hanno MAI aggredito nessuno; solita volontaria che spiega come i cani vengano sfamati ogni giorno. I cani, nelle immagini, si fanno gli affaracci loro, al massimo appaiono vagamente incuriositi dalle telecamere: ma se solo il cameraman si avvicina un po’ di più, filano via con la coda fra le zampe.
Commento dell’D’Urso è che “abbiamo visto immagini che fanno decisamente paura”.
Eh?!? Ma a chi?!?
Comunque, il copione replica anche il battibecco tra signore: solo che stavolta, al posto della Pronio, c’è la Rocchi a litigare con la vicesindaco.
Quest’ultima era infatti partita dalla solidarietà “di mamma” alla signora in studio ed era a metà strada con la sviolinata ai volontari, quando la Rocchi le diceva di piantarla di fare l’ipocrita ringraziando gli altri per il lavoro che dovrebbe fare il Comune. E subito dopo, commentando la chiusura dell’ ufficio romano per i diritti animali, sbottava: “Ma voi siete fuori!“.

Grande indignazione della sciura Sveva, che con la faccina da mariagoretti le chiede di “usare quel linguaggio a casa sua”, anziché rispondere nel merito delle accuse – sensate – che le vengono rivolte.
E tutto per un “siete fuori”! Se la Rocchi avesse detto “minchia”, presumo che avrebbero dovuto chiamare il 118.
Comunque è il solito siparietto comico, con la D’Urso che sgrana gli occhioni fingendo di essere dispiaciuta e contrita quando i suoi ospiti litigano, mentre in realtà è evidente che non aspetta altro.
Tutto fotocopiato dall’altra volta: aria fritta DOC, nessuna proposta, tanto splatter nelle parole della Barbarella che da un lato continua a ripetere che “i cani sono innocenti” e “i cani non hanno colpe”, e dall’altro ci dà pesantemente dentro con frasi come “però c’è gente che è stata UCCISA”, e “Tizio è stato “SBRANATO”, e “Caio è stato AGGREDITO” (lo dice proprio così: maiuscolo). Il tutto condito dal tormentone “bisogna fare qualcosa” (giuro la prossima volta conto le volte in cui lo dice), unito all’altro tormentone del “questa è l’unica trasmissione che si occupa del problema”  (non le ho proprio contate, le volte in cui ha detto questa frase, ma la decina direi che l’ha superata).
Siccome l’unico problema che interessa davvero a lei sembra essere quello degli (innocui) cani della Magliana, mentre il bimbo della sua ospite è stato aggredito a Trapani, le tocca collegarsi telefonicamente col sindaco di Trapani, che è appena partito con la consueta manfrina di tutti i sindaci italiani (provvederemo, faremo, stiamo cercando…) quando,  zacchete, arriva la pubblicità. E dura talmente a lungo che al ritorno in studio il sindaco si è evidentemente rotto le scatole e non è più al telefono.
Si riparte allora con l’aria fritta, blablabla, è colpa tua, no è colpa sua, è colpa di tutti ma non mia… dopodichè arriva l’altra interruzione pubblicitaria comprensiva di: televendita-pubblicità normale-TG5minuti-ulteriore pubblicità.
Tutto questo lo scopro a suon di zapping, perché durante questa “brevissima” sosta riesco a vedermi un game e mezzo di Djokovic-Dolgopolov a Montecarlo.
Se Dio vuole, comunque, la trasmissione riprende tra blaterate e retorica… finché, quando allo spettatore è ormai semicrollata la palpebra, prende finalmente la parola il veterinario, Angelo Troi che l’altra volta aveva detto (anzi “tentato” di dire) cose sensate.

Ahimé: per aver osato dirle, probabilmente dev’essere stato fustigato a sangue. Perché stavolta comincia bene (“I cani devono essere catturati e sterilizzati…“), ma subito dopo prende una strada terrificante. Chiamando infatti in causa Stati Uniti e Paesi del Nord Europa come esempi da seguire, sostiene che i cani tranquilli si devono dare subito in adozione (non che sia facile come dirlo: ma sul concetto siamo sicuramente tutti d’accordo), mentre i casi più difficili devono essere “valutati caratterialmente da un veterinario”.
Ora: a) per chi se lo fosse perso o non se ne ricordasse, in questo articolo c’è un esempio eclatante di come vengono fatte le valutazioni comportamentali nella tanto illuminata America; b) ma perché da “un veterinario” generico?
Avesse almeno detto “un veterinario comportamentalista”… ma il dottor Troi era presente al convegno di Cilavegna, e a giudicare dal suo intervento in quella sede non mi era proprio parso convintissimo che i comportamentalisti fossero tutti poi così preparati e tutti in grado di affrontare i casi più difficili: tant’è che lui stesso caldeggiava la collaborazione con educatori e addestratori.
Com’è che adesso dovrebbe poter bastare “un veterinario” qualsiasi per valutare l’adottabilità di cani che hanno passato una vita abbandonati a se stessi e che quindi potrebbero anche avere problemi seri?
Sto ancora mugugnando tra me e me per questa prima dichiarazione, quando Troi va oltre e mi lascia di sasso: dice infatti che, qualora ‘sto veterinario (non si sa in base a quali competenze) decidesse che il cane X “non è recuperabile”…embe’, allora “sarebbe una crudeltà inutile quella di chiuderlo a marcire in un canile per dieci anni”.
E qui si ferma, anche se non ci vuole un genio per capire dove volesse andare a parare.

Se però il dottore si limita a buttar lì un’idea non proprio conclamata al cento per cento… ecco che salta su Adinolfi (fino a quel momento parte – corposa – dell’arredamento) a chiarire meglio il concetto: “Ma certo! Se il dottore non ha il coraggio di dirlo, lo dico io: abbattiamoli! I cani pericolosi vanno soppressi! E se i cani della Magliana (che non hanno mai attaccato nessuno, e quindi pericolosi non sono, ndr) non si possono far adottare tutti, eliminiamone una parte!”
“Una parte”: così, a caso. Alla cazzo di cane, mi verrebbe da dire, se non temessi che questo articolo finisse sotto gli occhi della Belviso causandole un mancamento.
Adinolfi va infervorandosi sempre più (e pensare che dovrebbe stare attentino: col peso che si porta addosso, rischia grosso a scaldarsi così…), con la lucina feroce negli occhiali che fa capire benissimo come il suo sogno sarebbe quello di poterli sterminare tutti e subito: tanto che alla Belviso – che sostiene che il  Comune “si sta dando da fare” – ribatte furibondo che a lui non piace il gerundio.
“Ma non ho mica la bacchetta magica! – ribatte lei – Stiamo facendo…”
E lui, ormai incontenibile: “Ecco! Ancora il gerundio!”
Cosa gli avrà mai fatto sto povero gerundio, non è dato di saperlo. Forse vorrebbe eutanasizzare anche lui.
La Belviso, intimorita, tace (e la si può capire: seduta al suo fianco, per proporzioni sembra la  Barbie di Adinolfi): invece si incazza – con moltissima ragione – la Rocchi, che però viene subito zittita dalla D’Urso, perché:  “In questa trasmissione ognuno è libero di esprimere la propria opinione”.
Eh no, bella!
Se ti vanti tanto di condurre “l’unica trasmissione che affronta questo problema”, se te la tiri tanto da buonista che pensa che “i cani siano innocenti”… allora, quando ti ritrovi in studio un emerito Hitler (al cubo) canino che propone sterminii, devi zittire LUI, e non chi gli risponde a tono!
Lo cacci fuori dalla tua benemerita trasmissione! Gli fai un mazzo cosmico!
Perché la libertà di parola è una cosa, l’istigazione a delinquere un’altra: e siccome la legge vieta – segui il labiale: V-I-E-TA! – la soppressione di animali sani., questo bel tomo stava invitando a compiere un’azione contraria alla legge, in tono quasi fanatico e con proclami tanto retorici quanto stupidi (tipo “la vita di un bambino vale più di quella di un cane!”. MA VA’?!? Secondo lui tutti i cinofili odiano i bambini? Li mangiano in salsa verde, come i comunisti di Berlusconi?): non “esprimendo un’opinione”.
Barbaruzza dezzia,  ti auguro solo che non ti capiti di avere ospite in trasmissione, un giorno o l’altro, qualcuno tipo Breivik… perché se tanto mi dà tanto, lo lasceresti parlare di quanto è bello sterminare la gente.
Per carità, è un’opinione anche quella, no?
Comunque, dopo questo bel siparietto all’insegna dell’eutanasia risolutiva di tutti i mali, si torna a ribadire che i cani della Magliana (aridaje…) NON sono aggressivi e non hanno mai fatto male a nessuno. E a questo punto salta fuori il Giovine Eroe di Taranto, a dire: “Ma neanche quelli che hanno aggredito il bambino avevano mai fatto nulla! Prima di cercare di sbranare lui sono sempre stati buonissimi, sono sempre stati amati da tutti!”.
Bingo!
Così, almeno, anche i pochi che potevano essersi rassicurati tornano ad allarmarsi.
Ma scommetto che se qualche Rambo romano, uno di questi giorni, decidesse di andare a fare qualche bella spedizione punitiva e se ne andasse armato di fucile ad ammazzare un po’ di cani sulla collina (“tanto l’hanno detto un veterinario e il direttore di un giornale, ue’!”), la D’Urso sarebbe capacissima di fare una puntata in cui ci racconterebbe quanto le dispiace, facendo anche la faccina contrita.
Non che possa impallidire più di così, viste le luci che le sparano addosso (ma quante rughe avrà, ‘sta povera donna, per doverla sparaflashare a tal punto?): però la faccina triste la farebbe benissimo.
E pensate per caso che avrebbe il minimo scrupolo di coscienza? Che si renderebbe anche solo vagamente conto di aver aizzato l’opinione pubblica contro quei poveri cani che si facevano gli affaracci loro senza dar fastidio a nessuno?
Ma mai più.

E adesso… tenetevi forte, perché arriva il VERO pezzo forte della trasmissione!
La D’Urso sostiene infatti che da oggi in poi Pomeriggio 5 aprirà una rubrica tutta dedicata ai problemi degli animali, in collaborazione con “la più grande Federazione italiana, quella che riunisce proprio tutte le associazioni animaliste”.
Eeee….vvai che parte la prima puntata della rubrica! Con curiosità, cazzatine, brevi flash ma di immenso spessore, come la scimmia che sa leggere o il gattino (ravanato da Youtube) che fa le carezzine in testa al neonato per farlo dormire… una cosa da riuscire a far vomitare pure la peggior Sciuramaria teledipendente.
Dopodichè, però, appare la Vera ed Unica mano che sta dietro a questa inguardabile rubrichetta: nientepopodimenoche la Michela Vittoria Brambilla, che da ministra silurata uscita dalla porta tenta il rientro dalla finestra in veste di fondatrice della “Federazione italiana associazioni Diritti animali e Ambiente-Nel Cuore” (sarebbe questa “la grande federazione che riunisce tutte le altre associazioni“…ma che velocità! La federazione è nata il 25 marzo di quest’anno!).
A parte il fatto che la Brambilla fonda associazioni animaliste allo stesso ritmo con cui io faccio fuori i cioccolatini davanti alla TV  (l’ultima che ricordi era “La Coscienza degli animali”: co-fondatore Umberto Veronesi, notoriamente sostenitore della vivisezione, oltre che degli inceneritori…) a me non resta che ricordare, sempre più tristemente, che il canile affidato qualche anno fa alla Brambilla (a prezzo doppio rispetto alle normali cifre di appalto) era stato accusato di pessima gestione e maltrattamenti.
Vi suggerisco di leggere l’illuminante articolo sul Fatto Quotidiano… ma se girate un po’ in rete troverete anche di peggio.
Su Youtube ci sono anche alcuni video del canile. Evito di riportarli qui perché, come sapete, non amo mostrare immagini che possano turbare la sensibilità di chi ci segue su questo sito: ma chi volesse trovarli, ci riuscirà facilmente.
Certo, davanti alle telecamere con tutti i cagnolini in braccio, mentre parlava di cuore e amore (no, il sole per fortuna non ce l’ha messo. E meno male, visto a cantare la famosa canzoncina era una mia omonima), l’ex ministra sembrava davvero l’icona dell’animalismo italiano.
La cosa davvero tragica è che, per certi versi, lo è.