Copincollo qui sotto, ovviamente con la sua autorizzazione, la nota-sfogo di una giovane cinofila:
Uno staffy per la precisione, una femminuccia, il mio primo cane. Non avevo ancora compiuto 18 anni, un’ adolescenza trascorsa a fantasticare, desiderare, sperare. Finalmente la realizzazione.
Agli occhi di un’ adolescente si aprivano le porte di un mondo bellissimo.
Agli occhi di un’ adolescente che concretizzava il suo più grande sogno.
Un’ adolescente che aveva preso il volo, capace di raggiungere la vetta dell’ Everest con un battito d’ali. Così mi sentivo.
Durante la scalata la mia bambina collezionava titoli, arrivando a chiudere 3 campionati.
Estasiata dall’aria frizzante di quelle alture acquistai il secondo staffy, stavolta un maschio, anch’esso a 1000 euro.
Ma arrivati alla cima o si stagna credendo di dominare il mondo oppure… ci si rigira, si scende, si casca.
La monta tra la mia femmina e un noto stallone allora di proprietà del mio allevatore, pagata 800 euro, mi regalò 5 cuccioli. Purtroppo uno morì subito dopo il parto, avvenuto con cesareo.
Ancora non sapevo che la mia cagna avesse un pedigree fasullo (da parte di padre).
Riuscii addirittura a giustificare percosse e cazzotti a lei inflitti dall’ allevatore perchè, alla sua prima esperienza e su di un pavimento liscio, scivolava col posteriore accasciandosi a terra mentre lo stallone cercava di penetrarla.
Maledetto shock, maledetto il momento in cui non me la son caricata in braccio diretta alla stazione, maledetto il mio buonismo, la mia ingenuità adolescenziale, il mio continuo “dare una seconda chance”!
Dopo l’ esperienza dell’ orribile parto l’ allevatore se ne proccupò? Per quel che ricordo, no. Di quanto fossero belli i cuccioli, ovviamente, sì. Il caso volle che tra i piccoli spiccasse un maschietto. Di presenza, robusto, masculo. L’ allevatore cercò di convincermi a tenerlo.
Ancora il caso volle che il cane in questione fosse criptorchide. L’ allevatore mi consigliò cure ormonali per aiutare la discesa, le feci senza successo. A 6 mesi il cucciolo si teneva il problema, i veterinari concordavano: non avrei potuto far niente. La scelta più sensata era castrarlo o per lo meno asportare il testicolo malato per evitare deterioramenti futuri.
A causa della sua bellezza l’allevatore spinse sulla scelta di operarlo per mettergli una palla finta. Decantò pure un famoso campione dobermann che aveva vinto milioni di gare nonostante lo stesso problema, risolto con la chirurgia.
Probabilmente l’ idea che quell’ anomalia fosse ereditaria, quindi trasmissibile alla prole, e che intervenire artificialmente per correggere difetti selettivi non fosse né professionale né umano non gli passò minimamente per la testa.
Com’è che sento sempre la solita cantilena “alleviamo per PASSIONE, nell’ interesse del loro BENESSERE”?
Peccato il fatto di sentirlo e basta.
Vendetti il cucciolo poche settimane dopo come staffy da compagnia a 200 euro, con la raccomandazione che venisse castrato.
Un episodio enigmatico che dalla vetta m’ha fatto rotolar giù a rotta di collo è stata la chiusura del campionato italiano della mia staffina. Che gran soddisfazione è, vincere con uno specialista.
Mi vien da porre qualche “mah?” guardando i suoi prodotti (con la mia femmina c’incastrano ben poco), soprattutto considerando che proprio nei due raduni in cui ottenni il CAC era presente il mio allevatore. Che poi avesse acquistato solo qualche mese prima un cane dal sopracitato specialista… m’ infligge ancora più dubbi.
Ma…vabbe’. Ci siamo evoluti talmente in cinofilia che le expò potrebbero esser vendute pubblicamente all’ asta.
Questa è, a grandi linee, la mia esperienza. Se non bastasse a far accaponare la pelle posso riportare fattacci “esterni” (ma non così estranei) saltati fuori nel corso degli anni.
Molteplici sono i fattori sbalorditivi, coniati dalle più disparate personalità.
“Tornando alle origini”, come dimenticare lo scandalo dei cuccioli venduti a caro prezzo, ma mai registrati all’ anagrafe? L’ allevatore si dileguò e da quel momento non si hanno più sue notizie.
E di quei grandi stalloni importati come perle rare (di femmine non ho nota… quelle del resto servono solo come mezzo per concretizzare i celestiali pregi del maschio. Se la fattrice non va bene, non importa. Se è troppo vecchia per sostenere una gravidanza, non importa. Se ha avuto problemi, non importa. Basta che sforni bigliettoni di carne), vestiti di materna gelosia per qualche periodo, poi dati al primo che capita o peggio… spariti nel nulla?
Di questo continuo giro e rigiro di cani… una tangenziale, un mercato. Più il cane fa la trottola più acquista valore.
Di test genetici truffati per coprire difetti e malformazioni, gravi o meno gravi, insistendo ostentamente sul volere inculcare una perfezione tanto divina quanto impossibile, come l’ utilizzo illegale di steroidi o qualsiasi altra sostanza dopante per primeggiare in ring.
Decantare una fattrice prognata, che ha dimostrato dare più del 50% dei cuccioli con difetti di chiusura e monorchidismo, come una buona fattrice, vi pare professionale o logico!?
Senza parlare dell’ ignoranza che aleggia tra i paladini dell’allevamento attuale, come considerare un inbreeding stretto con soggetti più problematici che qualitativi una strategia vincente, fino ad arrivare agli abomini più recenti: una cucciolata spacciata per 4 mesi come pura e venduta come tale, ma in realtà meticcia!
Una cucciolata di cui l’ allevatore sapeva tutto dal principio, ma solo nel momento in cui i fatti hanno superato le menzogne e non c’era altra via che dichiararsi… ha deciso di farlo (ancora una volta sviando).
Eppure la maggior parte dei competenti che gli gravitano attorno giustifica il dramma: gli stessi che ancora pensano che basti risarcire in denaro per chiudere la faccenda, i grandi volponi dell’ allevamento italiano!
Delle esposizioni comprate, delle vittorie enigmatiche, delle mafie espositive. Le scorrettezze in expò, i veleni, le rabbie, i rancori, i soprusi, le invidie, le falsità, le meschinità dette.
Le minacce! Le telefonate d’ avvertimento, il tirare merda addosso a chi vuole solo giustizia e umanità per questi poveri animali dipendenti da noi, noi soltanto.
E noi, beceri egoisti, orgogliosi, tiranni e quant’ altro, non sappiamo altro che sentenziare portando avanti con prepotenza il nostro pensiero, anche se sbagliato!…
Ho voluto riportare solo una minima parte di quello in cui sono incappata ma spero sia sufficiente a far pensare. E badate bene, tutto quello che ho scritto l’ hanno vissuto i miei occhi e le mie orecchie. Non c’è invenzione, solo tanta delusione, disappunto, disgusto.
Soprattutto l’impossibilità di riuscire ad ascoltare in silenzio. Ma sono sicura che il puzzo delle fogne vada oltre ogni immaginazione… perchè, come penso sappiamo, un italiano DOC sa nascondere magistralmente ogni singolo scheletro.
Qualche volta ci mette poca cura e qualcosa salta fuori… ma le ossa più grosse, le più pesanti…eh, per quelle usa parecchio olio di gomito durante la sepoltura!
Ma è ora che si finisca con i giochi e grido rivolgendomi ai neofiti (ma anche ai veterani del settore): usiamo il cervello.
Se volete uno staffy in Italia sappiate quello in cui andate incontro… fidatevi pure della prima impressione, ma ricordate che l’abito non fa il monaco. Non scegliete alla cieca o per “dolce sentimento”, siate severi e scrupolosi, rinunciate se necessario.
Sappiate che i veri Allevatori presenti sullo stivale si contano sulle dita di una mano, il restante è costituito da canari (ormai l’ affisso non fa più la differenza sulla qualità, del resto basta avere soldi per comprarselo. E più cucciolate si sfornano durante l’anno, prima si ha la possibilità di pagarlo).
So che trovare la luce di salvezza in questo labirinto peggiore di Cnosso è alquanto arduo. Il filo d’ Arianna è sepolto sotto allo schifume e di Minotauri non ce nè uno, bensì mille.
Ma volere è potere.
Ci vuole tempo, pazienza, amore per gli animali.
E’ una situazione scomoda, ma non essendoci stato nessuno a volerla evitare prima d’ ora… c’è. Ed è inaccettabile. Non è mia intenzione pretendere che mi ascoltiate o che le mie parole siano considerate oro colato, perchè non lo sono. Di sbagli ne ho fatti parecchi, innanzitutto fidandomi, pagando e sponsorizzando persone che non si meritavano niente. Persone che non amano i cani. E dopo tante delusioni, rospi ingollati, amarezze, accuse ricevute… sono stufa. Sono stufa che i cani non possano difendersi, per quanto sia radicata la convinzione che alcuni di loro siano “pericolosi”: ma loro, se ricevono una percossa, al massimo si accucciano pancia all’ aria ai piedi del loro malmenatore, scodinzolanti, nel tentativo di calmare una furia inspiegabile sia per loro… che per chi li ama. Sono stufa che i più beceri disfattisti della razza (e della cinofilia) la passino liscia! E lo fanno con prepotenza, minacciando e accusando. Sono stufa che un popolo che potrebbe essere meraviglioso si accolli il primato di incivile, ignorante, furbo, razzista, egoista, pericoloso. Un pò di umiltà, cristo. Un pò di benevolenza, di passione, maturità e obbiettività.
No, non è mia intenzione pretendere che mi ascoltiate… ma cercate di ascoltare la vostra coscienza. Magari, una di queste sere, date uno sguardo a Pinocchio. Troppo spesso sembra che gli italiani si dimentichino la sua voce.
Ele Buratti
Non ci sarebbe molto da aggiungere: Ele ha già detto tutto quello che c’era da dire.
L’unica nota che posso permettermi è questa: gli Allevatori, quelli veri, quelli seri, quelli che amano davvero i cani, non si contano sulle dita di una mano. Pensarlo è normale quando ci si scontra con la realtà della cinofilia più becera, specie quando si è molto giovani e si crede che questo mondo sia fatto da veri appassionati, che proprio in quanto cinofili dovrebbero stare un gradino più su della media e sicuramente non rientrare nelle peggiori categorie umane.
Invece no, non è così: l’homo sapiens sapiens si rivela in tutto il suo fulgore di carogna in qualsiasi ambiente, anche quando sostiene di muoversi spinto dalla passione o dall’amore (dimenticando di aggiungere: per i soldi).
Non ci si deve illudere: viviamo in una società malata, forse perché la nostra razza è proprio nata con tare ben più gravi di quelle che potremo mai riscontrare in qualsiasi cane. Però, proprio come in una qualsiasi linea di sangue affetta da una grava patologia, qualche soggetto sano esiste. E non sono così pochi come pensa chi, avendo coltivato un sogno impossibile, si risveglia di colpo in preda alla più feroce disillusione.
E’ vero, però, che sono isolati. A loro volta schifati, nauseati dall’andazzo predominante, alcuni di essi lavorano in silenzio con i loro cani e non frequentano neppure più la cinofilia ufficiale. Altri la frequentano ma ne restano ai margini, evitando di esporsi troppo perché l’esposizione mette a rischio di tutto ciò che Ele ha scritto nella sua nota: diffamazione, sputtanamento, perfino minacce.
Succede, così, che spesso ai “posti di comando” si ritrovi proprio la gente con il maggiore pelo sullo stomaco: persone senza scrupoli, a cui interessano soldi e potere e per le quali i cani sono soltanto, come ha descritto benissimo Ele, “bigliettoni di carne”.
Personalmente credo che sia arrivato il momento di dire BASTA. Oggi ci sono i mezzi per trovarsi, per riunirsi, per sentirsi meno soli: i social network sono una di queste possibilità, visto che danno alle persone coraggiose come Ele la possibilità di farsi vedere e sentire, di denunciare, di spezzare questo circolo troppo chiuso, che dura da troppo tempo.
Io posso dire una sola cosa: imitatela.
Serve solo un po’ di coraggio… e so bene, conoscendo questo ambiente, quanto sia difficile trovarlo. Ma se non riuscite a trovarlo per voi, trovatelo almeno per i vostri cani. Le porcherie, denunciatele.
Se non vi ascolta l’ENCI, se non vi ascoltano i Club, parlatene su Facebook. Scrivetele a noi.
Alzate la testa, reagite, combattete.
Non siete più soli.