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Il camionista sbranato: che fosse vivo o già morto, quello dei branchi liberi è un problema sociale

di VALERIA ROSSI – Era vivo, stava lavorando vicino al suo camion ed è stato attaccato e ucciso? Oppure è morto per altre cause e i cani, trovandolo senza vita, l’hanno sbranato?
Si parla molto del caso del camionista trovato dilaniato da un branco di randagi, con le solite fazioni di “innocentisti” e “colpevolisti” schierate come se i cani avessero un senso morale e sapessero quello che (eventualmente) hanno fatto.
Ma forse anche questa è una conseguenza della cinofilosofia iperbuonista: si tende a dimenticare che il cane è e resta un predatore (o quantomeno un predatore opportunista) e che quando si riunisce in branchi tende ad avvicinarsi molto più del normale al modello primitivo, ma con un’aggravante. Il lupo, suo progenitore diretto, ha paura dell’uomo: il cane no, o comunque in misura molto minore.
Di questa tragica vicenda, quindi, non è tanto importante stabilire se i cani abbiano causato la morte o se abbiano solo approfittato di un comodo spuntino (scusate se sono un po’ cruda in questa definizione, ma è così che vede la cosa un cane).
Personalmente tenderei a suggerire la seconda ipotesi, visto soprattutto il comportamento successivo dei cani – calmissimi e per nulla aggressivi, anzi proprio rilassati, come emerge chiaramente dalle foto – e visto anche il fatto che l’uomo era così vicino al proprio automezzo che, in caso di attacco, avrebbe quasi sicuramente avuto il tempo di saltare in cabina e di chiudersi dentro.
In alternativa, si può anche supporre che i cani si siano avvicinati all’uomo senza strane intenzioni, ma che sia stato lui a reagire aggressivamente all’approccio, magari mollando un calcio ad uno di loro per liberarsene.
Se il primo cane avesse reagito, e se magari si fosse trattato del cane alpha di quel gruppo, è assolutamente normale che tutti gli altri siano corsi a dargli man forte. Succede SEMPRE, con tutti i branchi di cani del mondo: perfino con i più docili, dolci e teneri. Se vi è capitato qualche volta di vedere finire un gatto tra le grinfie di un branco di dolcissimi cagnolini da salotto, saprete cosa intendo dire.
In ogni caso si tratta di semplici ipotesi, e bisognerà attendere il risultato dell’autopsia per sapere la verità.
Ma la verità su chi abbia fatto cosa, in realtà, è poco influente: le cose importanti sono altre.
E’ , per esempio, il fatto che non debba essere piacevole, per la famiglia di quello sciagurato, vedersi riconsegnare un cadavere masticato dai cani. E’  il fatto che uno non possa (eventualmente) morire in pace per i fatti suoi senza essere masticato da un branco di cani liberi, che mi sembra un problema sociale di primissimo rilievo.

Purtroppo noi stiamo qui da giorni a discutere dell’opportunità di un patentino obbligatorio ANCHE perché non è giusto, non è logico, non è ammissibile che ci sia gente che prende un cane per poi mollarlo allo sbaraglio. Ma non è neppure giusto, logico e ammissibile che di questo cane mollato allo sbaraglio non si occupi immediatamente qualcun altro, a livello istituzionale.
Non è logico, giusto e ammissibile che ci siano un po’ in tutta Italia, ma soprattutto al Sud, branchi di cani randagi spesso affamati (e come tali, sempre potenzialmente pericolosi: perché l’istinto di sopravvivenza viene al di sopra di qualsiasi altro condizionamento, ammesso e non concesso che ne abbiano mai ricevuto uno) e liberi di fare quel che cavolo vogliono, senza una guida, senza un’educazione, senza un umano di riferimento.
E’ ingiusto, illogico e assurdo che i cani toscani siano stati considerati “non randagi, ma di proprietà del padrone del terreno su cui sono stati trovati”. Ma che significa? Se io sono proprietaria di un terreno posso mollarci dentro un branco di leoni o di tigri senza che nessuno mi dica “ba”, e se poi casualmente questi ammazzano qualcuno è colpa mia?
Ma sarà anche un po’ colpa di chi me l’ha lasciato fare…o no?
Questo specifico branco veniva, a quanto pare, “sfamato” da una rom. Sfamato, punto.
Come se la convivenza tra cani e umani si limitasse ad un rapporto di cibo. Ma se così fosse, allora dovremmo trovare nomalissimo che questi cani, trovando del cibo comodo e facile, ne abbiano approfittato (nel caso l’uomo fosse già morto). O magari se lo siano direttamente procurato (nel caso fosse stato vivo).
I cani SONO esseri intelligenti, senzienti, raziocinanti: ma ragionano come animali e come predatori. Questo non va dimenticato MAI. Il passaggio da “predatore selvaggio” a “migliore amico dell’uomo” non è qualcosa che cade dal cielo: è frutto di un lavoro (umano) che comprende una serie ben precisa di passaggi (impregnazione, socializzazione, educazione, addestramento). Se questi passaggi mancano, il cane è “solo” un predatore che, quando si riunisce in branco, moltiplica esponenzialmente la propria potenzialità aggressiva.
Ora, io non so quale passato possa avere questo particolare branco di cani: anche qui siamo nel campo delle ipotesi.
Però un branco libero e semplicemente “sfamato” da qualcuno non deve esistere. PUNTO.
Le istituzioni si sarebbero dovute occupare da molto tempo di regolarizzare la situazione di questi cani: se il loro proprietario era davvero il proprietario del terreno, avrebbero dovuto obbligarlo ad accudirli in modo corretto. Se non erano di nessuno, andavano catturati e ricoverati in un canile, in attesa di un’adozione.
Di branchi come questi è piena zeppa l’Italia e tutti se ne strafregano altamente, salvo casi in cui finiscano sulle prime pagine per aver ammazzato qualcuno (o perché si sospetta che l’abbiano fatto).
Oggi nei commenti sui giornali si leggono le solite critiche sparate ad capocchiam: ai cani, alla Rom (e figuriamoci se si perde occasione per prendersela con loro), al governo, a mezzo mondo.
Ma in questo caso il governo è solo parzialmente colpevole: le leggi sul randagismo ci sono e se non sono proprio il massimo auspicabile, sono sicuramente accettabili. Il punto è che non vengono  rispettate e fatte rispettare.
E allora, in casi come questi, c’è un solo ed unico responsabile: il sindaco della località in cui si trova un branco di randagi. Anche per legge, è considerato lui il “proprietario” dei cani vaganti sul suo territorio: e in questo caso forse vorranno passare la patata bollente al proprietario del terreno, o magari alla Rom, perché no?
Ma il punto chiave resta sempre lo stesso: se il signor X, anche sul suo terreno, anche in casa sua, si rende responsabile di maltrattamenti o di incuria nei confronti degli animali, questo signor X va fermato immediatamente. Prima che i suoi animali possano far danni.
Non ci sono i soldi, non ci sono i mezzi? Trovateli.
Abbiamo un esercito che costa uno sproposito di milioni all’anno e che passa la maggior parte del tempo a giocare a Risiko, preparandosi ad un’eventuale guerra a cui  l’Italia, letta la sua Costituzione, non dovrebbe MAI partecipare. E allora, invece di mandarli a rompere l’anima ai NO-TAV e alle loro sacrosante proteste, si prendano questi aitanti soldatini e li si mandi a risolvere il problema del randagismo: catturino, in modo incruento perché i cani non sono colpevoli di nulla, i branchi di randagi.
E tanto per cominciare, il nostro governo stanzi un po’ di soldini per sterilizzare tutte le femmine, che già sarebbe un bel passo avanti (non ci sono i soldi? Comprate un aereo da guerra in meno… sempre in base all’art. 11 della Costituzione: l’Italia RIPUDIA la guerra. Ma l’avete mai letta, cari governanti?).
Poi, certo, si dovrà trovare un posto per questi cani. E sarà un problema (risolvibile con un altro aereo in meno, probabilmente…).
Ma intanto eviteremo che i cani, da cento che sono oggi, diventino mille perché possono anche accoppiarsi felici e contenti.
Anche se li rimandassimo per le strade, il problema sarebbe risolto in una decina d’anni: morti questi di vecchiaia, non ce ne sarebbero altri.
E’ davvero così difficile?
O è solo che a nessuno frega un accidenti dei cani liberi, almeno finché non succede il “caso” clamoroso?
Purtroppo non ho soltanto il sospetto, ma quasi la certezza che la risposta sia la “b”: perché, volendo, il problema dei branchi si potrebbe azzerare (o quasi)  in una settimana.
Ma certo, noi abbiamo altro a cui pensare. La farfalla di Belen, per esempio.
Che se fossero stati impiegati nella lotta al randagismo soltanto i soldi che sono stati dati alla fanciulla per far sognare i maschietti arrapati sulla sua farfalla, almeno in quattro o cinque paesi d’Italia i randagi si sarebbero potuti catturare, sterilizzare e ricoverare fino alla fine dei loro giorni.
Si sa, nella vita ci sono delle priorità.
E’ che a  me, chissà perché, sembra che in Italia ci siano sempre quelle sbagliate.