di VALERIA ROSSI – ASPETTO GENERALE – Tipico molossoide brachicefalo dalle linee concave. E’ un cane molto potente, il cui corpo molto muscoloso conserva un insieme generale armonioso. E’ costruito piuttosto vicino a terra e quindi la distanza sterno-terreno è leggermente inferiore alla profondità del torace. Tarchiato, atletico, imponente, incute rispetto.
Traduzione per Sciuremarie: l’è un cagnùn, grande e grosso, col muso corto, con un corpo possente e un toracione da culturista addirittura più profondo della distanza tra lo sterno e il suolo (“costruito vicino a terra” vuol dire questo, e non che i dogue li facciano gli gnomi sotto i funghi). Che sia imponente e che incuita rispetto è fuor da ogni dubbio: che sia atletico è tutto da stabilire. Dipende. Se ne ha voglia è atleticissimo, altrimenti non lo schiodi neanche a cannonate. Ma di questo parleremo nella sezione “carattere”.
Importante: il Dogue arriva a pesare fino a 55-60 kg, se maschio. Il fatto è che pesa già così intorno ai nove mesi. Come vedremo tra poco, lui tende a restare caratterialmente cucciolo per tutta la vita: ma dal punto di vista fisico, cucciolo non lo è praticamente mai. Dal momento in cui lo portate a casa, avrete per le mani un cagnone. E tutta la vostra vita cambierà di conseguenza.
Il dogue è stato un cane praticamente sconosciuto al di fuori della Francia fino a pochi anni fa, quando una serie di telefilm (Tequila e Bonetti), un film (Turner e il casinaro) e infine la pubblicità di un’azienda di telefonia mobile che normalmente brilla per la deficienza assoluta dei suoi spot, ma che in quell’occasione aveva azzeccato un personaggio simpaticissimo, l’hanno fatto conoscere al grande pubblico.
Risultati: a) tutti i Dogue de Bordeaux hanno cominciato a chiamarsi Tequila o Ettore (molto meno Hooch, anche perché il film, con un giovane Tom Hanks, non è che fosse esattamente un capolavoro); b) tutti hanno creduto che il Dogue de Bordeaux fosse un mastino napoletano, perché in Italia, non si sa per quale misterioso motivo, i dogue vengono regolarmente doppiati in napoletano.
Non si è verificato – per fortuna – il risultato c), ovvero il boom della razza: per quanto film, spot & affini siano sempre un pericolosissimo veicolo di mode canine, dovendo proprio scegliere tra un telefono e l’altro la gente si è riempita di border collie: non tanto perché il dogue incutesse rispetto, quanto perché ci si chiedeva “Ma quanto mangerà, un bestione del genere?”
La domanda, diciamolo, era legittima.
VARIETA’ ALTERNATIVE: la più diffusa, per il motivo di cui sopra, è “mastino napoletano”, anche nella variante “mastino napoletano rosso”.
Ma per forza. Se i doppiatori sono scemi, non è neanche colpa delle Sciuremarie.
Però ho sentito anche un pregevole “mastino napoletano francese”. Seguono: “alano” (???), “boxer” (sì, un filino palestrato…) e “bulldog” (compreso un “dogue de bulldog”).
Tra i pochi che imbroccano – più o meno – la razza sono assai diffusi i “dogo bordò”, accompagnati da sguardo poco convinto (e vedi che stanno pensando: “ma non è proprio bordò, è più sull’arancione…”), uno sproposito di Tequila e di Ettore (intesi proprio come razza) e alcune varietà misteriosissime che non sono sicura di rendere bene foneticamente, tipo “doggherellò”, o “doggoborò”.
CARATTERE ED ATTITUDINI – Antico cane da combattimento, il Dogue de Bordeaux è adatto per la guardia, compito che egli assume con vigilanza e grande coraggio ma senza aggressività. Buon compagno, è molto attaccato al padrone e molto affettuoso. Calmo, equilibrato, dalla reazione molto pronta. Il maschio normalmente ha un carattere dominante.
Forse lo Standard non fa un buon servizio al Dogue, descrivendolo subito come “antico cane da combattimento”. Infatti poi cerca di rimediare dicendo che fa la guardia, “ma senza aggressività”.
CIOE’?!?
Mi spiegate come si fa a fare la guardia senza aggressività? Forse manca un aggettivo, che so: “senza eccessiva aggressività”, “senza inutile aggressività”…ma se decide di fare la guardia, non è che il dogue alzi un cartello con scritto “Vietato l’accesso”, o “Si prega gentilmente di stare alla larga”.
No, lui ti fa uno di quei
WOOOOOFF!
(il colore verde è perchè è così che diventa la faccia del destinatario) che ti spostano di quattro metri: anche perché… non so se avete presente che po’ po’ di cassa armonica si ritrova, con un torace così.
Dopodiché ti guarda incazzosissimo, proprio con l’aria aggressiva. Un’aria da “se vieni avanti ti mangio. Al forno e con contorno di patatine”.
In realtà, poi, lui quella faccia lì ce l’ha un po’ sempre, perché tra il muso schiscio e le rughe non è che possa avere un’espressione troppo solare, neanche quando è felice e allegrissimo.
E’ proprio “fatto” a cane grintoso: il che funziona alla perfezione come deterrente ma rende un po’ scomodo capire se il cane, quando lo incontri lontano da casa sua, ha ugualmente l’intenzione di farti al forno con le patatine oppure no.
Tranquillizzatevi: di solito la risposta è “no” (anche perché mangiare qualcuno è fatica). Il Dogue, grazie a una selezione che per molti anni ha lavorato per ammorbidirne il carattere, è oggi un cane bonario, che vive e lascia vivere.
Se non gli rompete le scatole, lui non le romperà a voi.
Però, attenzione: rimane un cane “tosto”, da approcciare con le dovute buone maniere. Meglio chiedere al proprietario prima di allungare le mani, non fiondarglisi addosso, non dargli la classiche smanacciate sulla testa (amichevoli dal nostro punto di vista, dominanti dal suo: e non è detto che apprezzi)… insomma, un minimo di galateo canino è caldamente consigliato.
Anche perché, essendo appiccicosissimo come tutti i molossi, lui si sente in dovere di difendere i suoi umani: quindi gli approcci troppo caciaroni potrebbe scambiarli per aggressioni e reagire di conseguenza, con la prontezza decantata dallo Standard. Poi magari si sdraia immobile per due ore, che scattare è faticosissimo e bisogna ripijarsi: ma intanto anche voi siete a riposare. Al pronto soccorso.
Se non si sente minacciato e non sente minacciati i suoi umani, il Dogue è un bonaccione: sereno,amichevole e molto equilibrato anche con gli estranei. Però è in famiglia che mostra i lati migliori del suo carattere, e cioè:
a) il lato fotogenico (da fermo)
Se girate un po’ in rete, troverete uno sproposito di Dogue de Boerdeaux piazzati, con l’aria nobile e fiera. Bellissimi.
Però troverete anche uno sproposito di Dogue “vestiti”: e a giudicare dalle facce che fanno, vi verrà probabilmente da pensare “ma povera bestia”.
Mica vero.
Al Dogue piace indossare cappotti, cappelli, occhiali, sciarpe e così via (perché sono attenzioni da parte dei suoi umani, e lui adora ricevere attenzioni): tanto che, quando glieli mettete, di solito fa lo scemo globale capottando a pancia all’aria ed esibendosi in espressioni che nulla hanno di canino. Dopo un po’, esaurita la vena scemenzesca, si rilassa: solo allora diventa fotografabile. Peccato che, quando il Dogue è rilassato, gli venga questa faccia da cane disperatissimo che sta meditando il suicidio.
Ancora una volta, la faccia non rispecchia assolutamente lo stato d’animo. E’ solo che “lo disegnano così”, come Jessica Rabbit.

NOTA: il fatto che al Dogue piaccia fare l’indossatore non significa che i suoi umani siano autorizzati a utilizzarlo costantemente come pagliaccio di casa. Una volta ogni tanto va bene, ma il troppo stroppia e la dignità canina ne risente.
b) il lato un filino meno fotogenico (in movimento)
Se le foto di cani piazzati, di teste scultoree e di cani vestiti abbondano, quelle di Dogue che corrono o giocano sono rarissime. E non solo perché, come tutti i grandi molossi, questo sia un cane tendenzialmente sedentario.
E’ vero, lo è…ma quando gli prendono i cinque minuti corsaioli è capace di scatenarsi e di lanciarsi pancia a terra alla velocità della luce. O quasi.
Insomma, ammettiamolo: in confronto ad altri cani più longilinei, proprio velocissimo non è.
Però, in confronto a qualsiasi umano, è sempre Usain Bolt.
L’unica differenza è che Usain Bolt, quando decide di frenare, di solito ci riesce. Anche il Dogue ci riesce, prima o poi. Ma gli serve decisamente più spazio.
Vi consiglio MOLTO caldamente di calcolare bene questo spazio e di non trovarvi sulla sua traiettoria quando cominciano i tentativi di frenata (con realizzazione effettiva almeno quattro o cinque metri più in là del previsto).
In due parole: se non vi levate, scoprirete cosa si prova ad essere investiti da un TIR con le zampe al posto delle ruote. E siccome parlo per esperienza vissuta, vi conviene credermi.
Comunque, il fatto che si trovino poche foto di cani che corrono non è dovuto né al fatto che il cane corra poco, né a quello che i fotografi vengano spesso investiti: è dovuto, invece, alle splendide espressioni che il Dogue fa quando corre.
Perché ovviamente deve tenere la bocca aperta e quindi gli svolazzano lingua e gengive, oltre alle orecchie.
Il risultato è quello che potete…ehm… “ammirare” nella foto a sinistra (cliccateci sopra per ingrandirla, se volete godervela in tutto il suo splendore).
Il bello è che quando lo vedete dal vivo non sembra mica quella specie di mostro di Lochness lì: sembra un cane che corre, punto. Felice, goduto e con l’espressione allegrissima. Se però gli scattate 827281917267 foto, in 827281917266 gli resteranno quelle facce lì e forse in UNA (forse) sembrerà un cane.
Quando ha una pallina a disposizione, invece, rimane come nell’immagine a destra: e mo’ avrete capito che questo cane, quando è allegro e felice, nun se po’ fotografa’!
Però, credetemi: lui “è” un cane allegro e felice.
Ed ha anche un buon senso dell’umorismo. Solo che, se volete conoscerlo davvero, non-vi-do-ve-te basare sulle foto, che non gli rendono assolutamente giustizia.
Da fermo sì, da piazzato sì: ma per quanto riguarda i momenti di vita quotidiana, andatevi a vedere dei cani VERI e per l’amor del cielo NON guardate mai le foto.
c) il lato “puppy forever”
A differenza degli adulti, i cuccioli potrete fotografarli in ogni momento, circostanza e atteggiamento: saranno sempre una delle cose più belle che abbiate mai visto al mondo.
Sembrano di gomma e hanno già quella faccia da cane serissimo e meditabondo che continuerà a caratterizzarli anche dopo…solo che, nel cucciolo, una faccia così non intimorisce nessuno, ma intenerisce anche i cuori di acciaio.
Quando sono proprio piccolissimi (si fa per dire: un Dogue non è MAI piccolo!) e li vedi caracollare nell’erba con le zampotte insicure e la pancia che quasi tocca terra, capottando più spesso che no, perchè non sanno ancora bene come gestire il baricentro, ti prende un attacco di cucciolite acuta e senti che non potresti MAI tornare a casa senza uno di quegli orsacchiotti tra le braccia.
Quando sono un po’ più grandini (leggi: già IMMANI) e cominciano ad avere la faccia da filosofi, diventano assolutamente irresistibili.
Non andate mai a vedere una cucciolata se non avete già fatto tutti i vostri bei ragionamenti responsabili sui pro, i contro, l’opportunità o meno di prendere un Dogue: perché se andate e li vedete, siete cotti. Non potrete più farne a meno.
Tra le cose di cui tener conto, comunque, c’è anche il fatto il Dogue resterà un eterno cucciolo fino all’ultimo giorno di vita: che continuerà ad amare moltissimo il contatto con voi, adorerà stare in braccio (da adulto pesa dai 45 ai 60 kg…), vi darà le musatine tanto-tanto affettuose (col solito effetto TIR, solo un filino contenuto dal fatto che non c’è la rincorsa) e i bacini ancor più affettuosi (misura media della lingua: mezzo metro per due. Quantitativo di bava emessa ad ogni bacio: non pervenuto…ed è meglio così).
Amerà stare sdraiato sui vostri piedi davanti al caminetto, ma ancor più saltare felice nel bel mezzo del vostro letto (la razza è caldamente consigliata da tutte le fabbriche di letti, divani & C.).
d) il lato “Oddio, quanto mi pesa il culo”
E’ un cane sedentario, l’abbiamo detto.
Quando gli fa comodo, abbiamo anche specificato.
Però a questa seconda parte non crede nessuno. L’umano medio di un Dogue de Bordeaux pensa che lui sia taaanto grande, taaaanto pesante e quindi sempre taaanto stanco, poverino.
Così si assiste a penose scene in cui la Sciuramaria porta la ciotola al povero cagnone mettendogliela sotto il musone mentre lui sta mollemente sdraiato con l’aria da “non so se riuscirò mai a rialzarmi”; magari lo imbocca pure, come le ancelle imboccavano i nobili romani sul triclinio, infilandogli direttamente tra le fauci prelibate fettine di carne magrissima o di pollo accuratamente disossato, perché il poverino “mangia così poco”e “sembra che faccia quasi a mandar giù”.
Ovviamente, se la Sciuramaria si dimentica un pollo intero sul tavolo della cucina, il poverino ci piazza sopra due zamponi e ingurgita il volatile in un nanosecondo con tutte le ossa, liquidandolo con due SCRUNCH soddisfatti.
Dopodiché torna rapidamente a svaccarsi sul triclin…ehm, nella cuccia, e se la Sciuramaria rientrando si chiede dove sia finito il pollo, la guarda da sotto in su con gli occhioni innocentissimi: “Chi, io? Ma stai scherzando?”.
Così la Sciuramaria guarda di brutto il gatto.
Un altro aspetto del lato “quanto mi pesa il culo” emerge in caso di richiamo imperioso.
L’ordine “Vienisubitoqui!”, infatti, viene solitamente interpretato come “Resta tranquillamente dove sei”. Se però l’umano la mette proprio giù dura, e il Dogue si accorge che marca male, può arrivare ad interpretarlo come un “Cerca di venire da queste parti, con calma e quando ti mette bene”.
L’ordine sarà evaso dunque con la massima calma, ma il cane non mancherà di sbuffare scocciatissimo una volta arrivato e di guardarvi nuovamente con gli occhioni che vi fanno sentire colpevolissimi, perché stava facendo qualcosa di fondamentale per la vita sua e voi l’avete interrotto. E in più ha dovuto fare una fatica terribile per arrivare fino a voi. E adesso è stanchissimo.
Ci sono altri lati interessanti del carattere del Dogue, ma preferisco lasciarveli scoprire per non rovinarvi la sorpresa (e per non scrivere il solito romanzo): una sola cosa vi dico, e cioè NON PROVATE A FARE I CESAR MILLAN CON LUI. Se provate a “dominarlo”, vi schiaccerà (anche in senso letterale, se capita). Il Dogue è un cane a cui chiedere gentilmente collaborazione: può darsi che ve la dia oppure no (dipende dalla fatica richiesta…), ma se volevate un soldatino scattante agli ordini, avete scelto proprio la razza sbagliata.
TESTA: · Nel maschio, il perimetro del cranio corrisponde più o meno all’altezza al garrese.
Non so se avete presente, eh. L’altezza di un maschio va dai 60 ai 68 cm: fatevi le debite proporzioni. E una volta che ve le siete fatte e state pensando di dirottare precipitosamente sulla femmina…ricordatevi che le cose non cambiano poi di molto. Sì, è un po’ più piccolina…ma in questo caso “più piccolina” significa solo “un po’ meno immane”.
La testa è voluminosa, angolosa, ampia, piuttosto corta. Gli assi longitudinali del cranio e del muso sono convergenti. La testa è solcata da rughe simmetriche, da tutti e due i lati della sutura metopica. Queste rughe profonde e tormentate sono mobili a seconda che il cane sia in attenzione o non lo sia.
L’effetto è quello della “faccia di gomma”. Se pensavate davvero che fosse Jim Carrey a meritare questo titolo, significa che non avete mai visto un Dogue de Bordeaux.
Personalmente impazzisco di fronte alle rughe “profonde e tormentate” che nascondono l’indole di un bieco opportunista capace di farvi sentire i peggiori disgraziati o i massimi privilegiati del mondo solo a seconda di come il cane muove quei due chilometri di pelle che si porta in testa.
Il contenuto della testa, però, come sempre è molto più importante del contenitore: e il contenuto è brillante, sempre in azione, impegnatissimo a studiare nuovi piani per prendervi per il culo.
Gli umani, poveretti, credono che il cane sia testone. Qualcuno arriva a pensare che non sia poi troppo intelligente (e aggiungono: “Però è tanto buono e caro!”). Il cane, sentendoli, sogghigna perché è esattamente quello che vuole che si pensi di lui.
OCCHI: ovali, distanziati, dall’espressione franca. La congiuntiva non deve essere evidente. Colore: va dal nocciola al marrone scuro per un cane con maschera nera; colore meno scuro tollerato ma non ricercato in cani con maschera marrone o senza maschera.
E qua ci sono da dire due cosette: la prima è che il colore scuro è veramente rarissimo nei cani a maschera rossa (ovvero quasi tutti, perché quelli a maschera nera, forse per l’eccessiva somiglianza con il Bullmastiff, stanno quasi sparendo).
La seconda è che l'”espressione franca”…be’, è proprio tirata per i capelli.
Il Dogue non è come Clint Eastwood, che secondo Sergio Leone aveva due espressioni: col cappello e senza.
Il Dogue, infatti, di espressioni ne ha ben quattro: a) se vieni avanti ti mangio; b) non sono stato io, non ne so nulla, lasciatemi dormire; c) come osi farmi questo?; d) scusi? Dice a me?
L’espressione d), che potete ammirare nella foto a sinistra, la fa ogni volta che parlate con lui. E sembra anche concentratissimo su quello che si state ordinando, chiedendo o spiegando. Sembra, appunto: perché dopo che voi avete finito tutto il discorso lui passa repentinamente all’espressione b). E si mette, appunto, a dormire, stracatafottendosene di qualsiasi cosa gli abbiate detto e/o chiesto.
NOTA: quando dorme, il Dogue de Bordeaux riesce a fare tre volte più casino di quando è sveglio:
a) perché russa come una motosega;
b) perché, russando, sbavicchia un po’. E si dà fastidio da solo, quindi si autolecca la bava.
Il suono risultante è all’incirca questo: SLAP, SBRONF, SLUUUURP, SLAP; SPLAT, SGRUFUGN, SLAAAAP. Che di giorno non è particolarmente eclatante, ma intorno alle quattro del mattino fa la sua porca figura;
c) perché ha il sonno agitato: non trova mai la posizione ideale. Deve assestarsi, stendere le zampe, rigirarsi: e ogni volta che fa una di queste manovre, se ci sono mobili e/o suppellettili nei dintorni, sposta tutto. Se per caso l’avete accettato a dormire nel vostro letto, sposta voi (e se serve a far spazio, vi imbelina proprio giù dal letto: però non è che lo faccia apposta, sta dormendo).
Ah…di tenervelo nel letto ve lo sconsiglio non solo per questo motivo, ma anche perché il Dogue, quando dorme (e non solo, a dire il vero), spesso molla armi chimiche di pregevolissima fattura.
Se proprio deve dormire con qualcuno, meglio che dorma con un altro cane (come il Bouledogue francese della foto, per esempio, che produce gli stessi identici rumori/odori, anche se su scala ovviamente ridotta – ma NON proporzionata alle dimensioni – e quindi non si può lamentare).
TARTUFO: ampio, con le narici ben aperte, ben pigmentato in armonia con il colore della maschera.
La descrizione più bella che ho letto del tartufo del Dogue, però, non è quella dello Standard. Purtroppo non mi ricordo la fonte, ma so che diceva pressapoco così: “Da solo, il tartufo è grande come un chihuahua”.
La trovo perfetta.
MASCELLE/DENTI: mascelle molto potenti, ampie. Il cane è prognato (il prognatismo è una caratteristica della razza). La faccia posteriore degli incisivi inferiori sta davanti e non in contatto con la faccia anteriore degli incisivi superiori.
La mascella inferiore s’incurva verso l’alto. Il mento è ben marcato.
Denti: forti, specialmente i canini.
Tutta la descrizione dello Standard non basta a rendere l’idea di cosa possa fare un Dogue con mascelle e denti, se si mette d’impegno. No, non parlo di mordere la gente: quella è una cosa che fa rarissimamente, solo in caso di effettiva necessità (e comunque è fatica, quindi se può evita). Parlo invece di quando decide di giocare a rosicchiare qualcosa. Un solo consiglio: rivedete drasticamente ogni idea che poteste esservi fatta di “bastoncino” da lanciare o con cui far giocare il cane. Per lanciargli qualcosa che gli dia un minimo di soddisfazione ci vuole l’incredibile Hulk.
NOTA: tra le mascelle e i denti del cane, dopo la pappa (e specialmente se ci sono ospiti) prorompono spesso rutti degni, a loro volta, dell’incredibile Hulk. Anzi, a pensarci bene…non ho mai sentito ruttare l’incredibile Hulk, ma secondo me al confronto del Dogue sembrerebbe un principiante.
CORPO: lasciamo perdere lo Standard: voi continuate a pensare al solito TIR. Ci andrete sicuramente più vicini.
CODA: molto spessa alla radice. La sua punta preferibilmente raggiunge il garretto senza oltrepassarlo. Portata pendente quando il cane è in riposo, è generalmente rialzata da 90° a 120° quando il cane è in movimento, senza curvarsi sul dorso o arrotolarsi.
NOTA: quando il cane è allegro e scondinzola, la coda equivale al rimorchio del TIR di cui sopra.
MANTELLO: pelo fine, corto e morbido al tatto.
Tanto morbido che, se non lo spazzolate almeno una volta alla settimana, ve lo ritroverete appiccicato ovunque.
COLORE: monocolore, in tutte le gamme del fulvo, dal mogano all’isabella. E’ desiderabile una buona pigmentazione. Sono permesse macchie bianche poco estese sul petto e all’estremità degli arti.
Maschera nera : la maschera è spesso poco estesa e non deve invadere la regione del cranio. Può essere accompagnata da leggere carbonature sul cranio, orecchi, collo e sommità del corpo. Il tartufo è nero.
Maschera marrone ( anticamente chiamata rossa o bistro): il tartufo è marrone; anche i bordi delle palpebre sono marroni, come
pure il bordo delle labbra.
Senza maschera: il mantello è fulvo; la pelle appare rossa (pure chiamata un tempo “maschera rossa”) Il tartufo può allora essere
rossastro.
NOTA CONCLUSIVA: per quanto l’abbia preso in giro in questo “vero Standard”, il Dogue de Bordeaux è un cane che personalmente adoro. Sia ben chiaro: tutto quello che ho scritto (anche se magari l’ho esasperato un filino, per farvi sorridere un po’) è assolutamente VERO… però la simpatia, la dolcezza e il profondissimo legame che questo cane sa creare con i suoi umani fanno dimenticare tutti i problemini collaterali. Gli unici problemi che non si possono dimenticare, quando arrivano, solo quelli di salute: e per quanto abbia detto all’inizio che la razza non ha avuto un vero e proprio “boom” in seguito alla sua presenza in film, telefilm e spot, è indubbio che la sua diffusione è aumentata e che qualche cagnaro senza scrupoli, come al solito, ci ha marciato.
Quindi, raccomandazione finale serissima: ricordate che i grandi molossoidi sono cani difficili da allevare. Se pensate di scegliere un Dogue de Boerdeaux, prendetelo SEMPRE e SOLO da un allevatore serio, specializzato nella razza, che vi dia tutte le garanzie possibili: perché un Dogue bene allevato è un cane eccezionale, che arricchirà la vostra vita molto più di quanto non riusciate ad immaginare… ma un Dogue di provenienza cagnara, purtroppo, arricchirà soltanto il vostro veterinario.
