di CINZIA CALATI – Tutto iniziò in una fredda domenica mattina di febbraio, quando girovagando con il mio piccolo Shaggy – il meticcio tutto pepe nella foto a sinistra, che era con me da circa due anni (oggi ne ha 11) – tra le bancarelle, mi fermai proprio davanti a quella dell’Enpa di Saronno (pessima idea!), proprio nel momento in cui esponevano il cartellone con i cuccioli di pit trovati da poco…carini …cucciolosi… tenerissimi…bellissimi…
Quando sono andata a vederla la prima volta (aveva 1 mese e mezzo) in pensione, era quella che correva avanti e indietro, senza guardare nessuno, ma proprio nessuno.
Tutte le altre sei sorelle erano accovacciate a terra, si facevano toccare e coccolare: lei no, niente e nessuno poteva distrarla dalla sua esplorazione della stanza . Continuavo a chiamarla, ma niente . . .
Mentre tornavo a casa ero tristissima, in quel momento ho cominciato a pensare che forse (e dico forse) non era il cane per me (ma quanto mi sbagliavo!!!).
Il giorno che sono andata a prenderla per portarla a casa non ero emozionatissima: di più !!! Ero andata alla pensione con mia sorella, e meno male, altrimenti non sarei mai riuscita a tornare a casa!

Mi era venuto il dubbio che forse la cucciolina fosse la più terribile quando, al momento di andare, le sue sorelle erano tutte in braccio ai nuovi padroni: lei no, mai e poi mai! Lei a terra che si dimenava come una disperata, non si poteva tenere!
Il viaggio in macchina è stato forse il peggiore di tutta la mia vita, era incontenibile, continuavo a pensare “ma i cuccioli mica dormono sempre?”. Lei, evidentemente, no!
Non è stato difficile trovarle un nome che le calzasse a pennello (Ira).
Quando sono arrivata in casa e l’ho staccata dal guinzaglio sembrava di avere un diavolo della Tazmania impazzito. Io cercavo di riacchiapparla, ma niente: saltava sul divano, poi saliva le scale, il letto, il bagno…
Shaggy, avendo capito subito l’antifona, non se l’è cagata per niente e si è nascosto nella sua cuccetta, dalla quale è stato spodestato subito dopo – mia mamma era allibita (già non ama tantissimo i cani: poi lei, in quel momento, credo la odiasse).
Tant’è che la difficile convivenza non è durata molto e dopo pochi mesi sono andata a vivere da sola.
Ma siccome sono recidiva, la stessa cosa si è ripetuta anche con il nano pinscher (Tequila): stessa bancarella, stesse foto!

Io sono la prima che dice: avere due cani o tre non fa nessuna differenza, dove mangia uno, mangiano due e mangiano tre… be’, ora so di dire una cagata megagalattica!
Tutte le mie convinzioni sul fatto:
– che il cane più anziano contribuisce nell’educazione del cucciolo,
– che tanto ero già più che rodata,
– che non poteva andare peggio di come era andata con il primo cane (non c’è MAI un limite al peggio),
– che tre cani non sono altro che la somma di un cane + 1 + 1…
…sono state spazzate via in un secondo quando ho realizzato che:
– il cane più anziano non contribuisce all’educazione del cucciolo, bensì dà il suo prezioso contributo nell’insegnare al nuovo esserino tutto quello che non dovrebbe fare;
– tre cani non sono la somma di 1 + 1 + 1, ma sono tre piccole testoline pensanti, che hanno necessità e tempi diversi;
– quando uno di loro è stanco non è detto che necessariamente lo siano anche gli altri due;
– non è vero che i cuccioli passano la maggior parte del tempo a dormire, ma bensì occupano la loro giornata osservandoti per cercare di capire quali possono essere i tuoi punti deboli, per poi colpirti;
– comunque continuerai ad uscire con un cane solo per volta, quindi se prima la passeggiata era una sola, ora sono tre; solo che, quando rientri con l’ultimo, il primo uscito ormai si è riposato e pensa che sia di nuovo il suo turno;
– ora hai in casa una associazione a delinquere dove uno è la mente, uno il braccio e uno il palo;
– la coda che scodinzola impazzita, i salti di gioia, l’entusiasmo per un nuovo gioco, i musini che ti impietosiscono, i bacini, sono moltiplicati per tre;
– in tutto questo tu però hai sempre e soltanto due mani!
Ho collezionato una lista talmente lunga di piccoli e grandi disastri che ormai non mi spaventa più niente.
Ora posso dire di essere quasi pronta per un quarto fratello, perchè credo che nessun cane possa mai superare la devastazione all’ennesima potenza di:
Shaggy (che fa il palo) + Ira (la mente) + Tequila (il braccio e la mente in seconda) presi da un momento di noia da colmare assolutamente.
Ognuno dei miei tre piccoletti a modo suo è unico e speciale, ma la Pit ha una marcia in più, quel qualcosa senza il quale non potrei vivere… e non importa se ha la faccia da bullo, perché il cuore è tutt’altra cosa.
Tantissime Sciuremarie pensano che io viva con un cattivissimo cane da combattimento che mangia i bambini per colazione, (forse perché quando passano davanti a casa mia si sentono leggermente osservate dalla vedetta che si vede nella foto qui a destra ? Mah! )
In realtà la mia è veramente una Superdog, in grado (se vuole e sottolineo solo se vuole) di fare qualsiasi cosa… tranne mangiarsi i bambini a colazione!
Devo essere sincera, non è stato tutto rose e fiori: in certi momenti ho pensato veramente di non farcela. Ma poi mi giro e vedo quella faccia da furbetta con quei grandissimi occhi verdi che mi guardano sorridenti, e lì non posso far altro che sciogliermi e riempirla di baci.
Sono sempre stata una compagna di vita anche fin troppo permissiva, ma mai neanche un momento mi pento di non essere stata più dura e inflessibile.
Grazie a loro sono una persona migliore con una sola certezza: li amo all’ennesima potenza ogni giorno di più, nonostante tutto.
E tra il “tutto” mi vengono in mente alcuni simpatici aneddoti:
– hanno eliminato tutti i miei fidanzati in un secondo (in fondo, mamma, che te ne fai di un uomo quando hai noi tre?),
– hanno fatto scappare a suon di baci tutti gli ignari visitatori che venivano a casa a trovarci;
– Tequila di notte fa gli agguati a Shaggy mentre dorme, poi si incazza e finiscono col litigare (ma vuoi mettere la noia mortale che altrimenti sarebbe una lunga notte passata a dormire e basta);
– Shaggy ha fatto diventare Tequila mezzo-orecchio staccandogliene un pezzo, e per ripicca lui ha adottato la stessa tecnica con gli altri due, in quanto nel “branco” bisogna essere tutti uguali;
– Tequila ha esplorato la lavatrice cercando di capire come funzionasse quello strano oggetto (peccato che poi non riuscisse più a uscire dal copripiumone in cui si era infilato e forse ci ha passato dentro tutto il giorno…);
– il giardino ormai non esiste più (ma vuoi mettere la gioia del tuo pelosino che ti ringrazia per avergli sistemato il giardino in modo da poterlo nuovamente riempire di buche!);

– ho dovuto staccare il telefono, visto che Tequila lo usava per chiamare i suoi fratelli in Bielorussa e per parlare con mia sorella Giulia nei momenti in cui aveva bisogno di fare quattro chiacchere con qualcuno (NON sto scherzando!!!);
– ora so che le librerie dell’ Ikea resistono veramente a tutto, Tequila compreso che usa le mensole per fare allenamento di free climbing;
– rientri a casa e trovi i tuoi pelosetti che ridono, soddisfatti di aver passato una giornata proficua scavando un tunnel all’interno del divano (alla fine qualcuno doveva pur sacrificarsi per vedere cosa conteneva questo strano oggetto);
– passi due giorni a cercare di levare la pittura a smalto marrone dal pelo di Shaggy, il quale ha pensato bene di passare più e più volte tra le bacchette della ringhiera appena verniciata (giusto perché non si può non provare);
– le scarpe mangiate non si contano più;
– i giochi d’acqua lanciando le palline dentro le ciotole piene sono il passatempo preferito soprattutto d’estate e soprattutto dopo aver finito di pulire i pavimenti (vince ovviamente chi riesce ad allagare la casa per primo!) sempre sporchi di terra e fango;
– delle innumerevoli corse per casa cerando di acchiappare un componente del trio scappato dalla doccia mentre gli facevo il bagno ormai si è perso il conto;
– la velocità impressionante e l’entusiasmo con cui imparano tutto quello che NON dovrebbero fare;
– entri in bagno e trovi Ira davanti alla lavatrice che guarda il cestello girare e girare e girare, in devota contemplazione, allora tu non puoi far altro che sederti a terra vicino a lei;
– cambiare canale alla televisione ogni volta che compare un animale a quattro zampe per evitare che il trio medusa si catapulti in bagno cercando l’intruso;
– uscire ad orari inconsulti per cercare di evitare il nonnetto con il cagnetto slegato (in 10 anni non sono mai riuscita ad evitarlo);
– la maggior parte delle passeggiate sono state delle mini corse a caccia di qualche piccolo animaletto peloso da rincorrere;
– Ira ha demolito la cancellata del vicino di casa nel tentativo di entrare nel suo giardino per conoscere il suo cucciolo di cane corso (il quale ovviamente non ci cagava per niente… e come dagli torto, quando davanti ti ritrovi una pit attaccata per i denti al tuo cancello con una padrona pazza che cerca di staccarla)
– il trio medusa ha preso bellamente in giro l’educatore cinofilo cercato con tanta passione per cercare di contenere l’infinita esuberanza (ragazzi al campo non erano bravissimi, DI PIU’!)
– Ira ha imparato ad aprire le porte quando tu vorresti chiuderla fuori in giardino per mangiare qualcosa con calma (ma quando! Dobbiamo condividere tutto) e ad aprire il cancello per poter fare gli agguati al labrador che passava sempre davanti a casa (chissà come mai non passa più);
– hanno imparato a suonare il clacson della macchina, quando rimangono 10 minuti da soli e vogliono che tu torni subito indietro (funziona sempre);
– non riuscire a fare un pasto senza qualcuno che piange disperato sotto il tavolo;
– litigare con tutti i cani che si incontrano mentre si è in macchina perchè è giusto riempirli di insulti;
– litigare con tutti i cani in generale, in ogni momento perchè fa bene a mente e corpo;
– convivere con tre piccoletti ladruncoli, ma guardandoli di nascosto non riesci a far altro che morire dal ridere e sperare di riuscire ad immortalarli in una foto.
La foto sotto li rappresenta al meglio… mentre sto preparando il tiramisù da portare a casa dei genitori del mio ex compagno, sento Shaggy che guaisce: quindi mollo tutto e salgo al piano disopra per vedere cosa era successo. Niente. Mah…va be’, torno giù quand’ecco che vedo Tequila che mi controlla e quella piccoletta ladruncola della Ira che infila la lingua nel tiramisù…che fare ora. . . . sgridarla? Ma và… meglio immortalarla in una bella fotografia!
Il tiramisù alla fine l’ho rifatto, ma non è stato mangiato da nessuno perché è finito addosso al mio compagno di allora, quando facendogli vedere la foto che avevo scattato ha detto: “sarebbe solo da prendere a calci nel culo per farle imparare un po’ di educazione, non pensare di far entrare a casa mia delle bestie del genere”).
Ora so di essere completamente pazza… ma nonostante tutto rifarei ogni cosa, anche la peggiore: perchè quando guardo negli occhi i miei piccoletti capisco che non ho bisogno di nient’altro per essere felice.
