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L’APNEC vista da un socio

di VALERIA ROSSI – Nell’ultima parte della “Storia dell’educazione-addestramento in Italia…vista da me” ho parlato delle varie sigle che, di volta in volta, sono andate a creare quel caotico panorama cinofilo nel quale oggi le persone “normale” non riescono più a raccapezzarsi: ed ho parlato anche dell’APNEC, che è stata la prima Associazione di educatori e che avrebbe potuto/dovuto essere l’unica (visto che era strutturata in modo molto serio)…ma siccome siamo appunto in Italia, non è riuscita a far valere il primato né a tenere coesi tutti gli educatori, e alla fine dall’APNEC si sono staccati vari “satelliti” che sono andati a costituire altre associazioni, senza contare quelle nate in modo autonomo negli anni seguenti.
Riguardando un po’ tutto il panorama delle varie sigle, appare sempre più evidente che l’APNEC, se ha peccato in qualcosa, l’ha fatto probabilmente nel marketing (che invece è il punto di assoluta forza – e in alcuni casi l’unica forza – di altre sigle): perché in realtà tutti hanno copiato quasi pedissequamente il codice etico-deontologico dell’APNEC quando hanno dato vita ad altre associazioni similari.
E il codice APNEC, se lo si legge  attentamente, contiene veramente l’essenza di ciò che deve essere un educatore, nonché preziose indicazioni deontologiche che, se fossero state applicati da tutti, non avrebbero mai permesso l’avvio delle attuali “guerre di religione”.
Cito a caso:

L’Educatore Cinofilo intrattiene con i colleghi rapporti professionali diretti o indiretti di parità, dignità, lealtà, collaborazione, ed evita di arrecare danno al singolo collega e discredito alla categoria.

– Gli Educatori Cinofili devono evitare comportamenti che possano sfociare in controversie con colleghi. Nell’eventualità dell’insorgenza di queste, ne cercheranno la possibile composizione amichevole all’interno dei propri organismi istituzionali.

– L’acquisizione di clientela tramite metodi sleali o millanterie costituisce lesione grave all’onore professionale.

– L’educazione del cane ha come principale funzione quella di aiutare l’animale a superare lo stress derivante dalla vita all’interno di una società urbanizzata che, come tale, è innaturale per qualsiasi animale. L’addestramento ha come scopo principale quello di valorizzare le capacità naturali di ogni singolo cane, frutto della memoria di razza congiunta ad una corretta selezione. Nella pratica di educazione, addestramento e rieducazione devono essere utilizzate metodiche di apprendimento che rifiutino ogni forma di coercizione.

Cioè: in questo codice (del quale ho copincollato solo alcuni brevi stralci) c’era l’essenza della funzione dell’educatore, l’essenza della correttezza professionale, l’essenza della deliminitazione delle competenze: tutto quanto stiamo cercando, negli ultimi mesi, di raggiungere attraverso scontri anche molto accesi.
Eppure qui c’era già tutto: e c’era dal 2002!

In alto, Francesco Polidori con sua adorata Phebe, scomparsa da poco. Qui il suo nuovo fantastico cucciolo di rott: Gianduja del Marchesato detto ''Brus''

Ne abbiamo parlato con Francesco Polidori, socio APNEC dal 2006 ed educatore che abitualmente NON litiga con nessuno e non critica nessuno.

– Ci racconti la tua personale visione dell’Associazione?
Certamente, dicendo subito che – nonostante sia disposto ad ammettere la fondatezza di alcune critiche – io mi sento di spezzare una lancia in favore dell’APNEC. Perché ci credo, perché è stata la prima e forse è ancora l’unica Associazione italiana che si preoccupa di formare davvero gli educatori. E quando dico “formare” non intendo “fare il corso”, e fine della storia: perché il corso è soltanto il punto di partenza. Chi ha fatto “solo” il corso non può neppure definirsi “educatore APNEC”(come invece molti fanno), perché quello dell’educatore APNEC è un percorso continuativo, che richiede aggiornamenti e studio anche dopo il termine del corso.

– Come funziona, esattamente?
Con il metodo dei crediti formativi, che non ottieni soltanto frequentando manifestazioni APNEC, ma anche con stage, seminari, convegni organizzati da altri; poi pubblicando articoli, partecipando a riunioni, facendo vita sociale. Ovviamente, a seconda dell’importanza dell’evento, si otterranno più o meno crediti: ma l’importante è che un educatore APNEC continui, anche dopo la fine del corso, a fare cinofilia “attiva”, perché alla base della filosofia di questa associazione c’è proprio la continuità.
I crediti formativi si possono ottenere in tali e tanti modi che è quasi più difficile “non” averne che averne: per esempio, anche si partecipa al convegno o allo stage X o Y, si può chiedere l’autorizzazione al proprio Presidente regionale ed ottenere crediti. Gli stessi organizzatori di stage e seminari possono chiedere direttamente all’APNEC che vengano assegnati crediti formativi a quell’evento: insomma, se ci si tiene aggiornati e si continua a far cinofilia “partecipativa”, non è affatto difficile ottenere il numero di crediti previsto per ogni anno. Se invece ci si disinteressa completamente di aggiornamenti e formazione…allora definirsi “educatori APNEC” non è più corretto, neppure se si è fatto un corso.

– Tutto chiarissimo. E per quanto riguarda competenze e limiti, il codice deontologico viene seguito davvero?
Direi proprio di sì, perché in generale direi che gli educatori APNEC non partecipano ad alcuna “guerra di religione”. D’altronde il nostro ruolo è ben definito: noi siamo persone che si occupano di curare il rapporto cane/uomo cercando di renderlo il più possibile sereno per entrambi, senza conflitti e problemi di vario tipo. Il discorso “addestramento” è un discorso a parte, che può non interessare affatto alcuni degli educatori mentre può piacere ad altri (in vari campi e in campi settori): ma per questo occorre una preparazione diversa, che l’educatore è libero di farsi o meno. Lo stesso dicasi per la rieducazione di cani problematici. Nulla è precluso, ma sono passi successivi alla formazione di un educatore. E di sicuro non sono in conflitto con la figura dell’educatore. Ognuno deve fare ciò che SA fare: personalmente io non mi occupo di cani difficili, con problemi di comportamento e così via: preferisco impostare i rapporti dall’inizio (come credo che dovrebbero fare tutti, proprio per evitare che nascano questi problemi), dedicandomi a cani giovani sui quali si può ancora lavorare serenamente.
Mi rendo conto benissimo del fatto che non viviamo in un mondo ideale nel quale tutti allevano ed educano i cani con l’aiuto di un professionista, e che quindi spesso si sbaglia e il cane problematico salta fuori: ma se lo portano a me mi limito ad indirizzarli verso persone più competenti di me in quello specifico ambito. Non pretendo di saper fare tutto. La “tuttologia” non è sicuramente materia di studio all’APNEC.

Una delle critiche più feroci verso il corsi per educatore cinofilo sta nel fatto che siano costosissimi; l’altra riguarda il fatto che “chi paga viene promosso” indipendemente da quello che sa fare. L’APNEC come si pone, di fronte a queste critiche?
Direi che non può averne paura, visto che i prezzi dei corsi sono nella media, che gli stage successivi APNEC sono tutti gratuiti e che, come dicevo prima, si possono ottenere crediti anche con stage, seminari eccetera organizzati da altri. Ma è importante anche sapere che l’esame di un corso APNEC si può affrontare (e superare, se si è preparati!) anche “da privatista”, sia formandosi in proprio, sia avendo seguito corsi presso sigle diverse dalla nostra. Quindi direi proprio che l’etichetta di “mangiasoldi” non è applicabile a questa associazione!


NOTA: per sapere se un educatore è effettivamente APNEC – visto che ci sono in giro varie “autoattribuzioni”… – si può consultare l’elenco degli educatori riconosciuti sul sito www.apnec.it