Confesso di aver letto per puro caso l’ultima perla di uno dei Guru più in voga in questo momento: “Quando selezioni/allevi cani con l’attitudine al combattimento stai facendo maltrattamento genetico”.
L’ho trovata su una bacheca di FB, sono andata alla fonte, l’ho ritrovata proprio uguale sulla bacheca dell’autore.
Mi sono illusa, allora, che fosse solo il classico slogan buttato lì per far scena, ma che sotto sotto NON si intendesse quello che appare a prima vista. E ho letto un po’ di commenti sperando che l’autore spiegasse meglio il suo pensiero.
L’ha fatto, così:
“Il pit-bull non è una razza molto ben definita. Tanto che in giro vedi cani dalla forma del pit ma dal carattere gioviale. Se prendiamo però il pit-bull con standard ADBA, qui si vuole un cane con tutte le caratteristiche psicofisiche funzionali al combattimento. In questo caso anche se non vi è l’intenzione di farli combattere c’è maltrattamento genetico. Il rischio di m.g. c’è anche quando comuni proprietari in possesso di pit o di ban-dog decidono di far accoppiare i loro cani.
Il maltrattamento c’è quando le caratteristiche che selezioni nell’allevamento causano sofferenza. Il pit hanno probabilità molto alte di morire soppressi o di restare tutta la loro vita in canile. Al canile di Milano i pitbull sono razza più rappresentativa. In questo senso la legge inglese che prevede la sterilizzazione e il divieto di importazione dei pit-bull, in funzione della loro estinzione su tutto il territorio nazionale, ha evitato molta sofferenza“.
A questo punto mi sono cadute le braccia (e per fortuna sono femmina, altrimenti mi sarebbe caduto qualcos’altro).
Normalmente, se posso, evito di entrare in scanni personali con chi lavora in cinofilia: penso che ci sia spazio per tutti, penso che ognuno abbia diritto al suo posto al sole, penso che litigare tra cinofili sia dare una bella zappata sui piedi dei cani in generale, vista la disinformazione dilagante e visto il grado di dis-cultura cinofila che trionfa in Italia.
Intanto che noi disquisiamo sul fatto che sia più corretto dire “imprinting” piuttosto che “impregnazione”, o che ci stacchiamo le orecchie a vicenda perché io dico che il collare a strangolo non è lo strumento del demonio (semmai lo è il suo utilizzo macellaio), mentre l’altro dice che solo la pettorina salverà i cani dal Giudizio Finale, ci sono milioni di cani abbandonati e maltrattati, c’è il trionfo dei cagnari sull’allevamento serio, ci sono migliaia di persone che pensano ancora che per insegnare al cane a non fare la pipì in casa gli si debba sbattere il muso dentro…e via di questo passo.
Che i cinofili (intesi come amanti dei cani) perdano tempo a scannarsi tra di loro, lo trovo davvero uno spreco di energie preziose.
Peeeeeeeeeeerò…. quando il cinofilo si mette a fare disinformazione allo stato puro, allora non riesco più a stare zitta.
E sperando che la cosa non venga presa come “scanno”, ma come discussione accademica, ci terrei a precisare che:
a) il pit bull E’ una razza assolutamente ben definita, con due diversi standard (come migliaia di altre razze) ma con regole ben precise;
b) non è che ci siano “cani fatti a pit bull”, ma dal carattere gioviale: è che i pit bull HANNO un carattere gioviale!
Una frase come questa sottintende che i pit bull dovrebbero essere tutti botoli ringhiosi che non vedono l’ora di mangiarsi qualcuno, il che – per chi ama la razza – equivale a uno schiaffo dritto nel muso. E fa incazzare una cifra.
c) questa è stupenda: se prendiamo il pit-bull con standard ADBA, qui si vuole un cane con tutte le caratteristiche psicofisiche funzionali al combattimento. In questo caso anche se non vi l’intenzione di farli combattere c’è maltrattamento genetico.
E ALURA… riporto qui integralmente lo Standard ADBA, così vediamo di cosa stiamo parlando:
* Testa – La conformazione generale del cranio può essere variabile; a forma di cuneo vista dall’alto e di lato, rotonda vista frontalmente. Deve avere una dimensione pari ai due terzi della larghezza delle spalle se visto frontalmente. Deve passare uguale distanza fra le estremità della testa e lo stop e tra lo stop e la punta del naso. La mandibola deve essere ben sviluppata e la chiusura dei denti a forbice.
* Orecchie – Le orecchie, tagliate o non tagliate, devono essere ben alte sul capo, senza pieghe e portate dritte
* Occhi – L’occhio deve essere tondo, attento, posizionato nella parte bassa del cranio. E’ ammessa qualsiasi colorazione
* Naso – Il naso deve presentare un dorso ben sviluppato, con narici ben larghe; il colore non ha importanza.
* Collo – Il collo deve essere potente, ben muscoloso fino alla base del cranio * Spalle Le spalle devono essere leggermente più ampie della gabbia toracica all’altezza dell’ottava costola. Spalle troppo strette non sostengono una adeguata muscolatura per un cane che deve essere agile e forte; spalle troppo ampie tuttavia appesantiscono troppo l’animale durante le sue azioni rendendolo più lento e quindi più attaccabile.
* Dorso – Il dorso deve essere corto e forte
* Torace – Il torace, profondo e ben molleggiato, è stretto: la sua efficienza è tanto maggiore quanto maggiore è la sua capacità di contrarsi ed espandersi.
* Coda – La coda è spesso alla base, a punta in fondo e lunga fino al garretto. E ‘ portata abbastanza bassa
* Anteriore – L’anteriore è pesante, solido e forte.
* Posteriore – Il posteriore presenta l’anca lunga, inclinata e larga per garantire maggior potenza nella spinta
* Gomiti – Piatti e forti, i gomiti, danno grande elasticità ai movimenti
* Omero – L’omero deve risultare il più possibile parallelo alla colonna vertebrale
* Zampe – Le zampe sono piccole e alte sulle falangi
* Pelle – La pelle è spessa, senza pieghe e ben aderente su tutto il corpo tranne che sul collo e sul torace
* Mantello – Corto, compatto, ruvido e spesso, il mantello è ammesso di qualsiasi colorazione.
Letto tutto per benino?
E allora ditemi: dove stanno le “caratteristiche psicofisiche di un cane atto al combattimento”?
Se così fosse, per quanto riguarda il lato fisico, un buon settanta per cento delle razze canine sarebbe “da combattimento”.
Al lato psichico, invece, non vedo il minimo accenno nello standard: quindi presumo che senza sfera di cristallo sia difficile stabilire quali caratteristiche psichiche abbia un pit bull ADBA (a meno che non si voglia dedurre, che so, che le orecchie attaccate alte o la chiusura a forbice siano legate a una particolare aggressività intraspecifica).
Non so voi, ma io in questo Standard ci vedo un cane agile, dinamico, forte: quindi atto allo sport, all’attività sociale, alle corse nei prati, a saltare ostacoli, a giocare a nascondino.
In UN solo punto si dice che “spalle troppo ampie rendono il cane più pesante nei movimenti e quindi più attaccabile”.
Però non si specifica neanche da chi…e in fondo a tutti i cani del mondo può succedere di combattere: contro un malintenzionato umano (cani da guardia-difesa), contro un lupo o un orso (cani da guardia del bestiame), contro un cinghiale o un puma (cani da caccia).
Mi sembra un po’ debole come scusa per definire quello ADBA come “lo standard di un cane da combattimento”.

Ma andiamo avanti e arriviamo al punto più sconcertante: anche se non vi è l’intenzione di farli combattere, c’è maltrattamento genetico.
Io qui non ho veramente parole.
Se non vado errato, il significato è: “se il cane non fa quello per cui è stato selezionato, c’è maltrattamento genetico”.
Quindi tutti i border collie da agility o sheep dog sono geneticamente maltrattati, tutti i pastori tedeschi usati come cani guida o cani poliziotto sono geneticamente maltrattati…e non parliamo dei bulldog, che – si badi bene – non sono geneticamente maltrattati perché gli espositori hanno cercato un ipertipo talmente spinto da rendere alcuni soggetti incapaci di respirare, ma perché non li facciamo lottare contro i tori!
Teoria interessante, ma che mi lascia decisamente allibita… anche se, per assurdo, sono perfino d’accordo sul fatto che un cane “preferisca” sicuramente fare ciò che per cui è stato selezionato.
I border collie sono indubbiamente più gratificati e felici quando possono occuparsi di un gregge, piuttosto che di un frisbee: e i pit bull sarebbero indubbiamente più gratificati e felici se potessero combattere.
Solo che andar per pecore è eticamente accettabile, combattere no.
E allora, che si fa? Si utilizzano le grandissime doti di queste razze (tempra durissima, resistenza quasi illimitata e “gameness“, ovvero caparbietà assoluta nell’ottenere il risultato prefisso) e le si applicano – come nel caso dei cani del Working pit bull club – a discipline quali la protezione civile o la pet therapy.
Maltrattamento genetico? Può darsi.
Ma anche quello dei golden o dei labrador, allora: che sarebbero nati per fare riporto in acqua, non certo per fare i cani guida o per essere impiegati nelle AATT o nella dog dance.
Perché ci preoccupiamo solo del pit bull?
Andiamo avanti: “il maltrattamento c’è quando le caratteristiche che selezioni nell’allevamento causano sofferenza. I pit hanno probabilità molto alte di morire soppressi o di restare tutta la loro vita in canile”.
Sulla prima parte sono perfettamente d’accordo: è il caso, per esempio, dei bulldog ipertipici.
O dei Cavalier non controllati per la Syringomyielia.
Non poter respirare causa indubbia sofferenza.
Avere una malattia che ti spacca la testa in due è sicuramente causa di sofferenza.
Ma… divertirsi (tendenzialmente) a lottare con gli altri cani, causa sofferenza?
Be’, forse sì, se si viene davvero cacciati su un ring a combattere (e se l’altro te le suona: altrimenti soffre lui, mica tu). Ma se si fa dell’altro, mi pare che il problema si elimini in automatico.
Quanto al fatto che i pit abbiano “probabilità alte di morire soppressi o di passare la vita in canile”… non so che dire. Io ne conosco centinaia che vivono felicemente in famiglia, mentre vedo i canili pieni zeppi di dolcissimi botoletti del tutto innocui (con cani e persone) che nessuno vuole perché, magari, sono semplicemente bruttini.
Non sarà che i cani in canile, così come i cani soppressi, esistono a causa dei bastardi a due zampe che prendono il cane e poi se ne liberano alla prima difficoltà, indipendentemente dalla razza?
CHE CASPITA DI COLPA HANNO I CANI?
Infine: “al canile di Milano i pitbull sono razza più rappresentativa”.
Ehm… quale canile, scusi?
Milano è – purtroppo – piena di canili… ma prendiamone uno a caso, giusto per capire. Anche perché, se Milano è davvero piena di pit bull abbandonati, presumo che se ne troveranno in qualsiasi canile.
Sono andata qua: www.canilimilano.it e ho cliccato su “cani da adottare”. Potete fare la stessa cosa anche voi, eh… ma intanto vi leggo le prime descrizioni: Angelo: 2 anni, bellissimo cagnolone di taglia grande, un vero patatone, un pochino timido (non mi pare la descrizione di un pit bull: poi c’è la foto, basta guardare per capire) – Billy: taglia piccola, da troppo in canile (uhm…no, non è un pit bull) – Birillo, bellissimo pastore tedesco molto intelligente (se è un pastore tedesco, non è un pit bull) – Charlie, incrocio labrador, 2 anni, molto dolce (incrocio labrador…no pit bull, no party!).
E se volete arrivo in fondo alla pagina… ma su 23 cani presentati, la percentuale di pit bull è dello 0%.
NON CE N’E’ MANCO UNO.
Però non voglio dare del visionario al Guru, quindi cerco ancora, su altri siti: e finalmente, al Parco canile di Milano, trovo i pit bull… o almeno quelli che così vengono definiti nella descrizione, perché su alcuni c’è veramente da piegarsi in due dalle risate (navigare per credere).
La stragrande maggioranza di questi cani viene comunque definita “incrocio pit bull” (ma allora non sono pit bull! E siccome è praticamente impossibile stabilire con certezza quali cani abbiano contribuito ad un “incrocio”, sfido chiunque a dimostrare che in questi cani, ammesso e non concesso che nella loro genealogia sia entrato veramente un terrier di tipo bull, non ci sia sangue di amstaff, o di bull terrier, o di staffordhire bull terrier. Chi caspita può stabilire che ci fosse proprio un pit bull?).
Nel mucchio, comunque, ci sono alcuni cani definiti “pit bull puri”.
E allora vi copincollo un paio di descrizioni del carattere di questi cani:
a) “Margot è una pitbull di circa 5 anni, sui 15-18 Kg di peso. È un cane molto socievole e ubbidiente, dal carattere vivace ed esuberante, che adora il contatto umano. Margot cerca un padrone con esperienza, che abbia tempo da dedicarle e di lavorare con lei. Margot tira un po’ al guinzaglio e non va molto d’accordo con gli altri cani, per cui dovrebbe essere l’unico cane di casa. Margot può vivere sia in appartamento che in casa con giardino, purchè abbia la possibilità di stare in casa per stare con il padrone”.
Miiiiii… maltrattata geneticamente al punto di adorare il contatto umano!
Effettivamente non va d’accordo con gli altri cani. Chissà, magari non è mai stata socializzata. Oppure è proprio una pitbullina con molta voglia di litigare. Ma chiunque non abbia mai incontrato un cane – NON pit bull – con le stesse caratteristiche, scagli la prima pietra.
b) “Misty è una pitbull di 4 anni arrivata in canile nel marzo del 2007. E’ un cane buono, equilibrato e ben gestibile. Ha un carattere indipendente, per cui può vivere tranquillamente in una famiglia dove verrebbe lasciata sola per alcune ore al giorno. Misty non va d’accordo con gli altri cani, per cui deve essere l’unico cane di famiglia. Tira un po’ al guinzaglio e quando è libera adora esplorare e giocare a palla. Misty può vivere sia in appartamento che in casa con giardino”.
Accidenti, un’altra belva! Sicuramente sta lì dal 2007 perché il maltrattamento genetico che l’ha resa “buona, equilibrata e ben gestibile” l’ha resa impossibile da adottare!
Purtroppo stanno ancora lì anche cinque cani di grande taglia (incrocio maremmano, incrocio terranova, meticcio lupoide, incrocio maremmano-labrador, incrocio pastore tedesco), sei cani medio-grandi (e qui abbiamo nuovamente due “incroci pitbull”, ma anche tre incroci pastore tedesco e un incrocio pastore belga), e tre cani di taglia piccola definiti semplicemente “simpatici meticci”.
Ergo, in totale: 16 cani che col pitbull non hanno proprio nulla da spartire, tre pit bull definiti “puri” e quattro “incroci pit bull”.
Mi pare che anche qui, a rappresentatività, i pit bull non brillino particolarmente.
Ho girato ancora un po’: Canile Milano Est, 2 pit bull su 20 cani presentati.
Canile “fuori Milano” (si chiama proprio così): ho scorso solo le prime 5 pagine (purtroppo ce ne sono molte di più): 1 pit bull su 44 cani presentati. Vabbe’ che è fuori Milano…
A questo punto mi sono fermata, ma mi pare che le cifre siano piuttosto indicative.
Quindi concludo dicendo che al Guru autore della perla di cui sopra, che si chiama Angelo Vaira (diamo un po’ nomi e cognomi alle cose, va’…), nel corso della discussione nata su FB, è stato linkato il mio articolo sul pit bull presente su questa rivista.
Il commento di Vaira – che prima ha dovuto buttar lì la battutina sul fatto che “se parlo di cani come di collari a strozzo, andiamo bene”… è stato che “è d’accordo su alcune delle cose che affermo, ma che il mio articolo è pieno di luoghi comuni“.
Embe’…ALLA FACCIA!
Per carità, nessuno al mondo è esente dai luoghi comuni e sicuramente non mi illudo di aver scritto qualcosa di così originale, unico e irripetibile da entrare negli annali giornalistico-cinofili: ma se mai c’è stato un esempio eclatante di merlo che dice al corvo “come sei nero”, direi proprio che sia stato questo.
Se non altro io mi illudo di aver scritto “luoghi comuni” corretti dal punto di vista cinofilo: mentre il pit bull “geneticamente maltrattato”, “sicuramente destinato al canile” eccetera sono luoghi comuni degni della peggior specie di Sciuramaria.
Quella che parla solo per sentito dire, senza avere la minima cognizione di ciò che sta dicendo.
E tutto questo senza voler commentare l’incommentabile, ovvero il fatto che, secondo il signor Vaira, “la legge inglese che prevede la sterilizzazione e il divieto di importazione dei pit-bull, in funzione della loro estinzione su tutto il territorio nazionale ha evitato molta sofferenza“.
Davvero NON riesco a commentare qualcuno che approva l’idea di far estinguere una razza canina solo perché qualche idiota se ne porta a casa qualche esemplare e poi lo abbandona perché incapace di gestirlo…o perché gli rompeva semplicemente le scatole, visto che dubito che cani descritti come “buoni ed equilibrati” diano grandi problemi di gestione.
Anche perché, se il problema fosse solo il “non andare d’accordo con gli altri cani”, un buon settanta per cento dei proprietari moderni dovrebbe abbandonare il proprio cane.
Soltanto sotto casa mia ci sono almeno otto cani che si scagliano a denti spianati su qualsiasi loro simile che incrocino: a volte facendo un tale casino che mi costringe ad affacciarmi alla finestra per vedere chi si sta scannando con chi. NESSUNO di questi è un pit bull, né un incrocio pit bull.
I cani rissosi (frutto, quasi sempre, di errori di socializzazione) ormai sono sicuramente MOLTO più numerosi dei cani amichevoli con i loro simili: è un dato di fatto, specialmente in città come la mia in cui veri e propri “spazi per cani” non ne esistono e quindi la socializzazione è problematica anche logisticamente.
Eppure i loro umani ci convivono lo stesso, e di solito ci convivono felicemente.
Perché, attenzione alla Grande Rivelazione del Giorno…se un cane non va d’accordo con gli altri cani, basta non fargliene incontrare!
Il cane è, sì, un animale sociale: ma può sentirsi perfettamente integrato e socialmente gratificato anche in una famiglia umana.
E poi, ovviamente, può essere educato, addestrato e tenuto sotto controllo cosicché, anche se non ama gli altri cani, possa lavorare in mezzo a loro senza scatenare alcun combattimento, restando concentrato sul suo conduttore ed ignorando i suoi simili… come accade in tutti i campi in cui si lavora con i cani (e non solo con i pit bull: perché non è che mediamente i rottweiler, i dobermann, gli stessi pastori tedeschi siano sempre amichevoli e giocherelloni con tutti. Che facciamo? Una bella estinzione di massa?).
Caro Angelo, te lo dico proprio col cuore in mano: io non ho niente contro di te. Né mi disturbano più di tanto le cinofilosofie, per quanto le trovi talvolta innaturali e assolutamente insufficienti a creare un corretto rapporto uomo-cane.
Però “insufficiente” non è sinonimo di “sbagliato”: ed io penso che in fondo le cinofilosofie siano un ottimo approccio, visto che partono dal presupposto che il cane sia un essere intelligente, senziente e sensibile. Se passa questo messaggio, io sono solo contenta.
DOPO aver approcciato il cane in questo modo, a mio avviso, si può – anzi si DEVE lavorare col cane (perché QUESTO sì, che è naturale per lui: lavorare. Rendersi utile al suo branco. Avere un punto di riferimento di cui fidarsi e da stimare). E lo si potrà fare in modo non coercitivo, cosa che approvo al 100%, e collaborativo.
PERFETTO.
Le cinofilosofie (quando non diventano talebane e non si trasformano in risse da bar tra cinofili) mi sembrano un punto di partenza utilissimo per cancellare dalla faccia della terra i “millanismi” purtroppo ancora troppo diffusi, anche se poi necessitano di una “seconda fase” che – perdona quella che dal tuo punto di vista è una bestemmia – io continuerò sempre a chiamare “addestramento”.
Peeeeeeeeeeeerò… se la cinofilosofia sconfina nel maltrattamento dialettico, nella diffamazione di una o più razze, nella disinformazione e nell’ignoranza… allora, scusami, ma mi incazzo di brutto.
Un po’ perché così sputtani il lavoro di tante persone serie e oneste che allevano, ebbene sì, cani selezionati (in origine) per i combattimenti (e ti prego di inserirci anche shar pei, bulldog, akita e compagnia cantando: sono tutti ex cani da combattimento), ma che non hanno proprio nulla a che vedere con questa pratica incivile e che non meritano di essere considerati infami maltrattatori (genetici o meno).
Un po’ perché poi finisce che qualcuno ci crede, e magari a qualche politico salta di nuovo in mente di tirar fuori una bella lista di “cani pericolosi” da eliminare dalla faccia della terra: e dopo aver speso energie e soldi (tanti) per fare ricorso al TAR contro Sirchia (a proposito, non ricordo di averti visto tra i firmatari del ricorso…e va bene che sei d’accordo sull’estinzione dei pit bull, ma l’ordinanza Sirchia ne comprendeva circa 200, di razze: non erano un po’ troppe perfino per te?), sinceramente mi scoccia un po’ l’idea di dover ricominciare tutto daccapo solo perché qualcuno (qualcuno che peraltro va in televisione, che ha un notevole numero di sostenitori-seguaci-allievi e che quindi ha un impatto mediatico niente male) ha scritto un slogan insensato solo per buttar lì la frase ad effetto su FB.
Ovviamente, come chiunque venga da me nominato nei miei articoli, hai ampio diritto di replica.
NOTA: i cani della prima foto stanno GIOCANDO!