Precisazione iniziale molto importante: quelli che fanno sheepdog non sono quelli che con le pecore ci lavorano davvero, nel senso che ci campano.
Non sono i pastori, insomma, gli unici umani – secondo logica e buon senso – che dovrebbero possedere cani da pastore (che infatti, guarda caso, NON si chiamano mica “cani da sheepdog”).
E’ un po’ come tra bufalo e locomotiva: la differenza salta agli occhi (cit. da De Gregori).
I conduttori di sheepdog vengono effettivamente chiamati “pastori”, ma solo per dargli il contentino. Per pietà, insomma.
I pastori veri sono persone che non hanno mai letto un manuale cinofilo in vita loro (alcuni non sanno neppure leggere), che al cane tirano un tozzo di pane quando e se c’è, che rispettano di più le pecore del cane perché di cani ne trovi ad ogni angolo di strada (col cavolo che usano cani di razza pura), mentre le pecore costano: eppure se ne stanno pacificamente seduti sopra una pietra, aprono un involto oleoso che contiene un panino con la formaggetta, fanno un singolo fischio al cane e quello parte, raduna le pecore, recupera quelle che si sono allontanate dal gregge e le chiude tutte in un recinto in un tempo equivalente a quello che il pastore impiega a mangiare metà del panino.
Quelli che fanno sheepdog sono persone che sanno tutto sul condizionamento classico e su quello operante, che seguono gli stage sulla prossemica nel rapporto cane-pecora, che hanno pagato millemila euro per comprare il cane, spendono un patrimonio alla settimana per il miglior mangime del mondo e hanno speso altri millemila euro per corsi di sheepdog di livello A, B, C e avanti fino alla Z: eppure, la maggior parte delle volte, si presentano alla prima gara e si perdono le pecore.
Il fatto è che quelli che fanno sheepdog sono umani che lavorano come impiegati, operai, idraulici, medici: e che la domenica amano andare a divertirsi con i loro cani da pastore.
Quando credono di essere diventati bravi, fanno la prima gara (e si perdono le pecore. O il cane. O entrambe le cose).
Da lì al diventare davvero bravi passano, solitamente, una quindicina d’anni.
Perché lo sheepdog è dif-fi-ci-lis-si-mo.
Quelli che fanno sheepdog, ovviamente, prima di fare le gare il cane devono allenarlo (altrimenti le pecore non solo le porta dove dice lui, ma tira pure a mangiarsele per merenda).
Certo, anche quelli che fanno disc dog o UD devono allenare il cane: solo che un frisbee, un riportello o una manica, quando hai finito l’allenamento, te li puoi infilare in una borsa.
Provateci con un gregge.
Quelli che fanno sheepdog dovrebbero essere teoricamente quattro gatti, proprio per l’oggettiva difficoltà di gestire la questione pecore. Perché non solo non puoi parcheggiarle in salotto, ma neanche mollarle lì in un campo e andartene, come fai con gli ostacoli da agility.
Le pecore hanno bisogno di essere accudite, mangiano, bevono, fanno la cacca (il che rende ancor più improbabile l’ipotesi “salotto”); insomma sono esseri viventi e non frisbee, anche al di là delle dimensioni.
In realtà quelli che fanno sheepdog sono diventati una vera marea di gente, quasi tutta munita di Border collie comprato per fare agility e poi schizzato e diventato ingestibile.
A quel punto qualcuno ha detto all’ex agilista disperato che il Border collie è in realtà un cane da pastore (MA VA’?!?) e che un Border schizzato ritrova immancabilmente il suo equilibrio quando può lavorare con le pecore.
Allora l’ex agilista disperato si è precipitato a cercare un pastore (vero) munito di pecore, il quale ha ascoltato pazientemente la sua storia lacrimevole e, arrivato al punto in cui l’ex-agilista gli chiedeva di far lavorare il proprio cane sul suo gregge, si è prodotto in una notevole performance mimica (chiamata comunemente “gesto dell’ombrello”) e poi gli ha spiegato che lui aveva già un OTTIMO cane da pastore e non aveva bisogno di nessun Border schizzato che, non avendo mai visto una pecora, avrebbe terrorizzato le sue (e le pecore costano, quindi vanno sempre e comunque rispettate).
Questo è il momento in cui l’ex agilista disperato, nonché neo-sheepdog man mancato, schizza più del suo cane: almeno fino al giorno in cui qualcuno gli dice che in quel paesino là (distanza media da casa sua: 60 km), proprio su quella strada là (fondo medio della strada: sterrato pietroso misto fossi-pozzanghere), c’è un campo da sheepdog, allestito proprio per le necessità di persone come lui.
Se quelli che fanno sheepdog NON sono quattro gatti è soprattutto perché chiunque avesse un pezzo di prato e la possibilità di creare una stalla (anche presa all’Ikea), visto lo sproposito di Border schizzati che cercavano disperatamente quattro pecore, si è comprato appunto le quattro pecore ed ha aperto un campo da sheepdog.
Quando c’è una richiesta, l’offerta si materializza immancabilmente: quindi, oggi, di campi da sheepdog ce ne sono uno sproposito.
Alcuni sono aperti a tutti, altri strettamente privati (ne ho visto uno piazzato dentro una fabbrica. Ma proprio dentro, eh? Tutto intorno capannoni, macchinari eccetera…e nel bel mezzo, un prato con le pecore e il proprietario della fabbrica – nonché allevatore di border – che faceva sheepdog. Ogni tanto arrivava un operaio in tuta gridando cose tipo: “C’è al telefono il presidente della ditta X che vuole assolutamente parlarle per un problema urgentissimo!”, e l’altro, serafico: “Un momento, metto le pecore nel pen e arrivo”).
Una cosa è certa: quelli che fanno sheepdog, in un modo o nell’altro, si arrangiano. E le pecore in qualche modo le trovano.
Per un curioso paradosso spazio-temporale, pur essendoci ormai un campo da sheepdog ogni dieci metri, le trovano sempre a una distanza media di 60 km da casa loro.
Però le trovano.
ASPETTO GENERALE: i principianti si distinguono per il classico abbigliamento da “umano che nella vita fa tutt’altra cosa, ma che cerca di vestirsi da pastore“.
Possiamo trovare così il signore in anfibi, bastone e doppiopetto (perché dopo lo sheepdog ha un meeting); o la signora in minigonna giropassera, ma con le ciocie ai piedi (versione pastore laziale) o con la coppola in testa (versione pastore sardo).
C’è da dire che nessuno, per quanto si impegni, batterà mai gli inglesi: ho visto personalmente una lady presentare il suo cane in gara indossando: camicetta azzurra con immane fioccone al collo + gilé leopardato + calzoni da amazzone + stivali di materiale sconosciuto (una specie di polistirolo alieno), alti fino al ginocchio, dello stesso preciso azzurro della camicetta + cappello di paglia largo un metro e venti circa.
La cosa assurda è che era pure brava: perché gli inglesi, mannaggia a loro, lo sono sempre.
Gli italiani un po’ meno, anche perché lo sheepdog l’hanno scoperto l’altroieri e stanno ancora cercando di capirci qualcosa.
Comunque, sull’abbigliamento, imparano in fretta: dopo due lezioni arrivano tutti in tuta, oppure in jeans e camiciazza a quadri, stivali di gomma e soprattutto DEODORANTE, perché quello che fa sheepdog, se non si porta il deodorante, lo riconosci soprattutto dall’odore.
E non può raccontare sempre al meeting aziendale che ha mangiato una fetta di pecorino, anche perché di solito la fetta di pecorino non la senti a duecento metri di distanza. Quello che fa sheepdog, sì.
CANE ALLEGATO: nove volte su dieci, Border collie (otto volte su nove, Border collie pre-lavorato in agility e conseguentemente schizzato). L’altro “uno su dieci” spazia dal pastore scozzese (normale o bonsai, ovvero shetland) a quello bergamasco, dal kelpie all’australian sheperd e così via, con rare apparizioni di pastori tedeschi che di solito, alla terza pecora mangiata (e rimborsata all’incazzatissimo proprietario), cambiano sport.
VARIETA’ AMMESSE: svariate. Si spazia da quello che fa sheepdog “perché il Border (o altre razze da pastore) è nato per questo” (e standing ovation a lui, a meno che non abbia un pastore tedesco, che NON è assolutamente nato per questo: gli hanno solo sbagliato nome) al già ampiamente citato signore che fa sheepdog “perché il suo Border in agility ha dato i numeri”; da quello che fa sheepdog “perché gli sport cinofili bisogna provarli tutti” (e che dopo un mesetto viene beccato a ballare sulle punte col tutù e il cane che gli saltella intorno, perché adesso deve provare il doggy dancing) a quello che fa sheepdog “perché stare in campagna è tonificante, rilassante e senti i profumi della natura” (e che difficilmente resta della stessa opinione dopo che è stato intrappolato per la prima volta in mezzo a un gregge, con le pecore che gli strofinano addosso i posteriori impastati di merda e sembrano fermamente intenzionate a schiacciarlo fino a ridurlo a succo di umano. Che è poi il motivo per cui i pastori girano col bastone).

PECORE: ce ne sono di diverse razze e qualità: Bastarde, Più bastarde, Figlie di puttana, Parenti strette del demonio, Luride vigliacche ed altre ancora.
NOTA: chi pensa che le pecore siano animali stupidi non ha mai fatto sheepdog.
LINGUAGGIO: gli sheepdog men sembrano parlare un linguaggio astruso anche in Inghilterra, perché usano strascicare i comandi all’inverosimile. Per esempio, per mettere il cane a terra, non urlano “LIE DOWN!” come farebbe un tedesco in UD, ma ci impiegano un quarto d’ora a dirgli “liiiiiiiiiiiieeeeeeeeeeeeeeeeeee doooowwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwnnnnnnnnnnnnn”…
Sarà per quello che i cani obbediscono: perché prima che il pastore abbia finito di dare l’ordine, prima o poi quella cosa lì (qualsiasi cosa sia) hanno già deciso di farla in proprio.
I temerari che fanno sheepdog con le oche dovrebbero però tener presente che un lie down lungo venti minuti potrebbe significare che il cane, nel frattempo, si è fatto un’anatra all’arancia.
In Italia il problema linguistico è aggravata dal fatto che l’inglese è spesso maccheronico.
In Italia si sentono dei misteriosi “AUAIIII!” (doveva essere “away”, ma l’effetto è quello di una fitta al callo), CAMIR! (“come here”), COMEMAI! (“come by”) e soprattutto “DUDUDU”, che è l’italica, diffusissima versione di “That’ll do” (lavoro finito).
Talora, proprio perché non completamente soddisfatti dal proprio inglese, gli italici sheep dog men (che a me vien più da chiamare “sheepdoggari”, non so perché. O forse lo so) fanno splendidi miscugli linguistici, tipo: “Ho detto come byyyyy! Dachecazzodipartegiri?” o “Come SUBITO QUI, porcaeva!” (sentiti entrambi con le mie orecchie), che rendono lo sheepdog divertentissimo soprattutto per chi lo sta a guardare (se becchi la giornata e i personaggi giusti, è meglio che andare al circo).
TESTA: infarcita di pie illusioni. Quelli che fanno sheepdog, prima di cominciare a fare sheepdog, credono sempre che le pecore siano dolci creaturine bianche fatte a nuvoletta (le hanno viste solo in fotografia), che vanno docilmente nella direzione indicata dal cane, a sua volta docilissimamente arrendevole agli ordini di un conduttore che sta per la maggior parte del tempo seduto su un sasso a guardare un panorama bucolico.
POI scoprono che le pecore sono mediamente marroni (o perché semplicemente sporche, o perché coperte di letame), che puzzano come una discarica sotto il sole di agosto e soprattutto che sono esseri infidi e maligni che fanno tutto il possibile per fare l’esatto opposto di quello che vorrebbe il cane.
Il quale, a sua volta, spesso tenta di fare l’esatto opposto di quello che vorrebbe il pastore: non perché sia anche lui un essere infido, ma perché spesso il pastore gli dà ordini assolutamente senza senso, non avendo idea di quello che pensano le pecore, e il cane cerca di metterci una pezza (perché invece lui lo sa).
ARTI: anteriori spesso sbanattanti tipo vigile urbano, o nel disperato tentativo di guidare il cane o in quello di arginare l’esplosione del gregge, che ha appunto questa pecularietà: sta tutto compatto per tot tempo (MOLTO compatto se tu ci sei finito in mezzo) e poi esplode in centodue direzioni diverse. Il gregge ritiene che il momento migliore per l’esplosione arrivi quando il cane ha eseguito una gara perfetta e manca sono l’ultimissimo esercizio, ovvero l’entrata delle pecore nel pen (recinto). A quel punto, BANG! Fuochi di artificio ovini.
Gli arti posteriori del pastore sono allenatissimi: non tanto a causa dei normali chilometri che si fanno in allenamento, quando la gente normale pensa che a correre sia solo il cane, ma soprattutto a causa dei chilometri percorsi per recuperare le pecore in gara, dove vengono immancabimente perse finché non si diventa bravi (per i tempi, vedi precisazione iniziale).
DIFETTI DA SQUALIFICA: mancanza di pazienza, di umiltà e di tanta, ma TANTA autoironia.
Se non si dispone di queste doti in quantità industriale, meglio lasciar perdere subito. Se invece se ne dispone, lo sheepdog resta sempre uno sport difficilissimo: ma è anche uno dei più naturali, divertenti e appassionanti del mondo.