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Tra veterinari scansafatiche e praticoni salvavita

di VALERIA ROSSI – Mai una volta che si possa scrivere solo di cose belle, di risultati importanti, di cani felici.
Mentre da un lato mi arrivavano le foto e i video che potete vedere nella puntata di oggi della storia di Raul, su FB un’amica mi raccontava questa storia veramente brutta. E non ditemi che giornalisticamente “bello” e “brutto” sono aggettivi da evitare, in quanto troppo banali: lo so. Ma questa è una storia proprio brutta e basta. Brutta perché intrisa di squallore, di pochezza e… sì, di banalità, visto che di storie come questa se ne sentono fin troppe e che alla fine appaiono davvero banali, addirittura scontate (mentre dovrebbero far saltare sulla sedia, friggendo di indignazione, chiunque le legga).
Lascio direttamente la parola alla mia amica, eliminando ovviamente dal suo racconto qualsiasi riferimento a persone e luoghi …non perché sia lei ad avere timori di sorta ma perchè, per assurdo, potrebbe finire nei guai proprio l’unica persona che, in questa storia, ha mostrato di avere un cuore.

Libero i cani in giardino, succede l’incidente: un maschio fa i salti mortali che solo i cani sanno fare e mi copre una femmina che non era destinata alla riproduzione. Spero che non sia rimasta incinta, ma se dovesse esserlo… pazienza
La mia cagna sembrava in gravidanza isterica, quindi non mi sono preoccupata per la mancanza di segnali, né esterni, né  interni (non si muoveva nulla).  Poi , di colpo, appaiono perdite rosso scuro. Ho chiamato immediatamente un vet qua vicino, che – mi disse – era disposto alle visite domiciliari, ma al momento non poteva venire. Al telefono, senza aver visto la cagna,  prescriveva Tetraciclina e Methergyn.
Non so perché non le ho dato il Methergyn, ma penso di averle salvato la vita.
Tre giorni dopo la temperatura scende a 37°, dalla vagina escono perdite verdognole. Chiamo il mio veterinario di fiducia, che dovrebbe intervenire d’urgenza, (ha una clinica, laboratorio di analisi ecc. ).
NON apre perché è festa: faccio notare che abita a 5 minuti da me e a 3 minuti dalla clinica.
Allora richiamo quello del Methergyn e chiedo se può venite a vedere la cana.
Si incazza perché non ho dato il Methergyn, sostiene (sempre per telefono) che la cagna è sicuramente in setticemia, lo capisce dalla temperatura: allora mi incazzo io e dico che non do proprio niente al cane se non viene a vederlo.
“Va bene, vengo… DOMANI”!
Sono disperata, mi viene un’idea…quello là, LUI!!!
Lo chiamo e mi dice: “Fammi portare il cane, perché mio figlio è in expo e non ho l’auto (sta a 30 km da me), per i soldi non ti preoccupare, quando li hai me li dai”.
Gli dei lo benedicano!
Chiamo un’amica, le pago  per la benzina e mi porta la cagna da LUI, che la mette subito in gabbia parto, le fa pennicillina e ossitocina: dopo un po’ esce il primo feto, morto e stramorto. Si va avanti così fino a sera,  tre feti: uno è ben fermo in un corno, decidiamo di aspettare.
Il giorno dopo mi chiama, la cagna sta bene, ma non espelle: non vuole fare altra ossitocina. Siccome è comunque da sterilizzare, decidiamo di operare. La cagna, al momento, sta bene e si sta riprendendo dall’intervento.
Ora ti dico chi è LUI.  Lo conosco dall’89. E’ un praticone, opera le capre, i bufali, i maiali, i cani, i gatti, gli uccelli pesci serpenti iguane gechi eccetera. Non ha mai sbagliato una diagnosi o una cura, ma soprattutto c’è.
Non chiude, viene a casa, non ti dà l’angoscia perché conosce le situazioni economiche dei suoi clienti, ama gli animali, non va a dormire senza controllare come stanno i pazienti, non li “cura” all’infinito per farti pagare anche l’ultimo giorno di vita di un cucciolo che sta morendo.
Ti ho già spiegato in che zona sto? Una mattina due persone mi chiamarono fuori casa e mi fecero entrare in auto. Senza se né ma, mi portarono in una scuderia abusiva a visitare un cavallo azzoppato. Che io non fossi un vet non interessava:  avevo un cavallo, mi intendevo di cavalli, dovevo visitare il loro.  Lo feci, dissi di non farlo correre per due settimane almeno e di strofinare il nodello con tintura iodo-iodurata: una cosa che sanno tutti.
Mi riportarono a casa, mentre io me la facevo sotto in attesa della volante della polizia. Pensavo a tutte le storie sulle carceri femminili….non successe niente.
A lui sì. Con le stesse modalità è stato portato ad un pit, a ricucire dei cani da combattimento. Solo che lì la retata c’è stata e lui c’è andato di mezzo.
Tre anni.  Non li fa chi stupra, a volte neppure chi ammazza…ma lui se li è fatti tutti. Per aver aiutato dei cani.
Se non ci fosse stato, mercoledì non avrei nessuna cana da abbracciare e sbaciucchiare e far dormire sul letto. L’anno scorso ho lanciato un’invettiva contro un veterinario: oggi dovrei farlo per due.  Ma non ne vale la pena. Però, se ci fosse un minimo di giustizia, a LUI dovrebbero dare una laurea honoris causa.

Ecco: questo è il racconto.  E i commenti sono difficili da fare.
Certamente io non intendo perorare la causa dei praticoni: anche perché, per un LUI che davvero, stando alla mia amica, meriterebbe una laurea ad honorem, ce ne sono millemila che fanno soltanto pasticci e danni. Chi ha letto i libri di James Herriot ricorderà sicuramente la storia di “povero papà”  che sapeva tutto su come curare le vacche: i figli mettevano regolarmente in pratica i suoi consigli prima di consultare il veterinario, che regolarmente si trovava di fronte animali in fin di vita (e non riuscendo a salvarli, rafforzava nei contadini di quella fattoria l’idea che i veterinari fossero degli inutili mangiasoldi).
Sono contenta che la mia amica abbia avuto la fortuna di incontrare qualcuno che sapeva davvero dove mettere le mani, ma so anche per certo che questi sono casi rarissimi e che, in condizioni normali, bisognerebbe stare molto alla larga da chiunque professi una professione per la quale non è mai stato abilitato. Purtroppo, però, resta il fatto che quella cagna a quest’ora sarebbe morta e sepolta se la sua umana si fosse fidata solo dei veterinari “veri”, che in questa storia fanno una pessima figura.
E siccome non è certo la prima storia di questo genere che mi viene raccontata… mi chiedo se, prima di concedere una laurea (in veterinaria, ma forse anche in medicina umana), dopo aver accertato il superamento degli esami e discusso la tesi, non sarebbe il caso di fare anche un bell’elettrocardiogramma ai laureandi. E che non potesse accedere ad alcun dottorato chi non dimostrasse di avere  un cuore.