PREMESSA SEMISERIA: dopo aver fatto incavolare i barbonisti francesi (e anche qualche italiano) per aver scritto che i cani particolor e bicolori sono da squalifica (ma purtroppo è l’FCI ad averlo deciso, mica io!), vediamo se riesco a farmi definitivamente sparare dicendo che questa razza esiste SOLO in quattro taglie, e cioè: grande mole (che sarebbe il cosiddetto “barbone gigante”), medio, nano e toy.
FINE!
Tiny, baby, micro, mini, pocket e affini ufficialmente non esistono…e con questo si incavolerà qualcun altro, perché c’è chi li alleva (oltre a quelli che li vendono e basta: ovvero che “fingono” di allevarli, ma in realtà non fanno alcuna selezione e quando gli esce fuori il cucciolo sotto taglia lo vendono come “rarità”, ovviamente costosissima).
Purtroppo continuo a non sapere che farci se lo Standard è quello: pigliatevela con l’FCI/ENCI, o createvi un Kennel Club a parte (come hanno già fatto gli amanti dei bicolori: ne abbiamo parlato in questo articolo).
Io posso solo dire che l’esclusione di alcuni colori, a mio avviso, non ha molto senso (di sicuro non ha motivazioni sanitarie, come avviene invece in altre razze) ed è legato solo al “business allevatorio”: quindi ben vengano (e credo che pian piano verranno, come è successo al rosso) bicolori e pluricolori.
Il discorso della taglia, invece, è completamente diverso ed ha un suo preciso perché: i minimicrocani, infatti, sono soggetti difficilissimi da allevare, che se non sono selezionati da allevatori con quattro (ma anche sei, otto, dieci…) palle rischiano di avere tutte le patologie di questo mondo e magari anche qualcuna aliena, se capita.
In realtà ho avuto modo di parlare con allevatori che quelle palle lì le avevano e le hanno: persone serissime e davvero scrupolose, che allevano (solitamente insieme ai toy) anche i barboni microscopici, ma riescono ad allevarli bene (e soprattutto vietano ai loro proprietari di usarli in riproduzione): ma avrei davvero il sacro terrore di quello che potrebbe succedere se i microcani venissero ammessi dallo Standard e quindi diventassero un fenomeno di massa, accessibile a qualsiasi cagnaro.
Per carità: accessibili ai cagnari già lo sono…ma almeno non hanno il crisma dell’ufficialità.
E purtroppo, data la presenza (in Italia e altrove) di infiniti “cucciolifici” – o “puppy mills”, se preferite l’inglese – sono dell’idea che limitarsi alla taglia toy (che peraltro è GIA’ microscopica!) sia quantomeno prudente.
Ribadisco comunque, dopo averlo detto più volte in altri articoli, che personalmente NON mi spiego perché la gente debba essere tanto affascinata da cani che si possono infilare in una tazza da the. Cosa diavolo pensano di farci?
Un barbone toy è alto 25 centimetri. VENTICINQUE!
No, dico, ma avete presente?
Ho misurato un po’ di cose a caso: una bottiglia di acqua minerale è alta 35 cm: dieci centimetri più di lui. La bottiglia della candeggina è 32 centimetri.
Alti come un barbone toy, in casa mia, ci sono il flacone della lacca e il rotolone di carta di cucina, che però è più largo.
Io farei un monumento a tutti gli allevatori di toy che riescono a NON uccidere la Sciuramaria di turno, quando dice: “Ah, no, il toy è troppo grosso!”.

Ma cosa volete? Il vostro ideale è forse il cane nella foto a destra?
Se qualcuno ha risposto “SIIII, che bellooooo!”, mi suicido.
Per fortuna, posso invitarvi ad andarvelo a comprare anche subito: tanto è finto.
Ma vi prego, ditemi che siete finte anche voi!
Okay, okay…mi fermo qui. Anche perché sul fenomeno dei microcani ho già scritto in passato e non voglio ripetermi.
Tornando invece ai nostri articoli umoristici… lo Standard (quello serio) del barbone è unico per tutte le taglie, anche perché – come è noto – ai giudici in expo non frega un accidenti del carattere: una volta che il cane non gli stacca una mano e non si nasconde dietro le gambe dell’handler, tutto va bene.
In realtà tra giganti, medi e nani (un po’ meno tra nani e toy) ci sono differenze caratteriali abbastanza eclatanti: ma il “vero Standard” scherzoso, ovviamente, può essere uno solo.
Specifico quindi che, se sarà proprio indispensabile, citerò di volta in volta le varie taglie: in caso contrario parlerò di un inesistente, ma tutto sommato abbastanza plausibile, “barbone universale”, che rappresenta un po’ la media di tutti e quattro.
ASPETTO GENERALE: secondo lo Standard, cane di medie proporzioni, col caratteristico pelo crespo, riccio o cordato. L’aspetto è di un animale intelligente, costantemente attento, attivo, armoniosamente costruito e che dà l’impressione d’eleganza e fierezza.
Secondo la Sciuramaria:
– se è toelettato da expo: “Bahhh…quei cani sboroni, tutti laccati, odiosi, che se la tirano e si credono di essere chissà chi. Non ne vorrei uno manco regalato!”
– se non è toelettato: “Ma bello piccino ricciolino ammoredizziaaaaaaaa! Dov’è che l’ha preso, che ne vorrei tanto unooooo?“
Il fatto che si tratti dello stesso identico cane non le sfiora neppure la mente. E tantomeno gliela sfiora il fatto che la toelettatura da show sia ispirata a quella che veniva utilizzava in origine per i primi barboni, che erano cani da caccia in acqua e che venivano tosati per essere più “idrodinamici” possibile, ma lasciando loro il pelo sui punti più delicati del corpo, in modo che non patissero il freddo.
No, vabbe’… i due chili di lacca in testa non glieli mettevano: ma una piccola concessione al glamour non ci pare che abbia mai ammazzato nessuno (e soprattutto, c’è di peggio: perché due chili di lacca per tenere su il ciuffo di un cane da compagnia ci possono pure stare, mentre gli stessi due chili di lacca su un cane da pastore – vedi toelettatura da show del bobtail, tanto per fare UN solo esempio fra tanti – mi suonano assai più ridicoli).
Detto questo… l’aspetto generale “vero” del Barbone è tutto da stabilire: perché da un cane non puoi farne solo due (toelettato-non toelettato), ma almeno una decina, tutti diversi: puoi farlo liscio, gassato, Ferrarelle, insomma puoi giocarci come e quanto ti pare.
Puoi anche dipingerlo in tutti i colori dell’arcobaleno, che è una roba che fa venire i capelli ricci a ME. Ma c’è da dire che al cane:
a) nun gliene po’ frega’ de meno;
b) non si causa alcun danno, perché il pelo del barbone non è un pelo normale. E’ più simile ai capelli umani, che non fanno la muta (anche se al momento a me non dispiacerebbe, visto che sono stata così cretina da decidere di farmeli crescere giusto adesso che fa un caldo della madonna), ma hanno una crescita lenta e continua. Quindi sono tingibili, cotonabili, laccabili ecc. ecc. senza che questo li danneggi in alcun modo: ma la cosa più eclatante è che il pelo NON-LO-PERDONO!!! Mai!
Dopo aver scritto millemila “veri Standard” in cui, alla voce “mantello”, cominciavo a parlare di sacchi condominiali e di bidoni aspiratutto, stavolta posso finalmente scrivere, con grandi squilli di tromba, che il pelo del Barbone se ne sta sempre e solo SUL Barbone.
Quindi le Sciuremarie con la fissa della pulizia (ma anche le cinofile con la stessa fissa, ammesso e non concesso che ne esistano), possono trovare qui la loro razza ideale.
Si diceva, comunque, dell’aspetto generale “variabile”: io lo trovo fantastico, perché – a meno che non andiate in expo, nel qual caso avrete ugualmente una certa scelta, ma solo tra le toelettature riconosciute – è davvero divertente potersi “fare” un cane diverso, dal pelatissimo al cespugliosissimo, a seconda di come ci gira.
Qui sotto trovate alcuni esempi, anche se devo dire che ho fatto una faticaccia infame a trovare foto adeguate: infatti, a quanto pare, i proprietari di Barbone italiani, se hanno i cani da expo, li fotografano SOLO quando sono tutti in tiro (e piazzati).
Se invece non hanno cani da expo, pare che abbiano tutti delle ciofeche inguardabili (che su Google abbondano, ma che io non posso proprio pubblica’, per rispetto alla razza) e per di più riescono a fotografarle nei peggiori modi possibili: sfocati, “schiacciati” dall’alto in basso, mossi e così via.
Ho dovuto rapinare foto a mezzo mondo per trovare un po’ di toelettature informali, ma con dei bei cani sotto.
CARATTERE ED ATTITUDINI: anche qui, le foto generalmente non rendono minimamente l’idea di cosa sia un Barbone.
A forza di vederli sempre e solo piazzati, o al massimo mollemente svaccati su divani e poltrone d’epoca, uno si fa l’idea del classico cane aristocratico con la puzza sotto al naso.
Lo Standard, poi, mica aiuta. La descrizione del carattere è questa: cane noto per la sua fedeltà, pronto ad imparare e ad essere addestrato, il che lo rende un cane da compagnia particolarmente piacevole.
Una pizza, insomma.
E invece il barbone è esattamente l’opposto di un cane noioso, banale… e fedele, okay (ma che palle: quale cane non lo è? C’è bisogno di scriverlo nello Standard?), ma buono giusto da piazzare lì tipo bella statuina, per fare foto scenose.
Bene: questa immagine, scordatevela proprio!!!
Che poi gli allevatori posso anche capirli, eh: è chiaro che una foto come quella a sinistra sia una gioia per gli occhi di chi vuol vedere il “bel cane”. Però non vi spiega affatto cosa significhi vivere con un Barbone, che è – prima di ogni altra cosa – un cane allegro, vivace, divertente.
Un cane che sa fare il CANE in ogni sua manifestazione: sa correre, giocare, saltare, scapicollarsi, impazzire per la pallina; un cane che sa essere sportivo e dinamico, che sa fare il pagliaccio e l’armata Brancaleone (sì, anche da solo), ma che capisce al volo quando è l’ora di piantarla lì e di trasformarsi in un cane di ceramica, o quasi (dote rara e preziosa, che in questa misura ho riscontrato soprattutto nei Barboni e nei levrieri…ovvero in razze che ormai vengono scelte piuttosto raramente, perché noi umani siamo furbissimi).
E’ un cane che va d’accordo con tutti, ma non è neppure il classico scemotto che “le prende” da tutti: se è il caso di farsi rispettare, i denti li fa vedere anche lui: non agli umani, però, ma solo ai colleghi a quattro zampe.
Agli umani proprio no… ad eccezione dei soggetti di provenienza cagnara, che non somigliano MAI alla razza a cui dovrebbero appartenere e che hanno i caratteri più allucinanti che si possano immaginare.
D’altronde non somigliano alla loro (presunta) razza neppure morfologicamente, ma questo la Sciuramaria solitamente non lo nota: per lei basta che il cane sia fatto “più o meno così” (nel caso del barbone: che abbia il pelo riccio), e le va bene.
Purtroppo il cane “fatto più o meno così” rischia anche di avere un carattere “cosà”: infatti il mondo è pieno di barboncini isterici, mordaci o – quando va bene – semplicemente antipatici. Ma TANTO antipatici, eh.
Spesso, va detto, è anche colpa delle umane (quasi immancabilmente femmine, o gay): ma la selezione genetica ha il suo peso, e in molti casi questi cani diventerebbero odiosi anche in mano a un vero esperto (che però, essendo appunto esperto, il cane dal cagnaro non se lo compra).
Invece rovinare il carattere di un Barbone ben allevato è MOLTO più difficile che rovinare quello – che so – di uno yorkie o di un chihuahua: perché quelli sono cagnolini già molto nevrili, mentre il Barbone è di una solarità assoluta.
E’ un cane equilibratissimo, sicuro di sè, che bisogna veramente impegnarsi per riuscire a rendere nevrotico (con nani e toy è un po’ più facile; con i medi, molto difficile; con i giganti, quasi impossibile).
E’, anche, un cane gentile, amabile e giocherellone con i suoi simili: l’unico modo per renderlo arrogante e litigioso è il classico “sollevamento cani” in cui eccelle la Sciuramaria, che impedisce al suo cagnolino-ammoredizzia di avere il minimo contatto sociale con “quei brutti cagnacci che lo vogliono mangiare” prendendolo in braccio al solo apparire di un cane più grande.
I risultati sicuri sono due:
a) stimolare l’impulso predatorio del cane grande, che magari voleva solo dare un’annusatina e poi giocare, mentre adesso ha davvero voglia di mangiarsi quella cosa pelosa non identificata (non ha potuto annusargli il sedere, quindi non SA che è un cane) che gli viene sottratta sotto al naso;
b) far pensare al barboncino che i cani grandi siano mostri da quali guardarsi: così, la prima volta che ne vedrà uno in assenza della Sciuramaria, gli si avventerà contro con fare bellicoso e le buscherà alla grandissima.
NOTA: la Sciuramaria della foto sono io – così non si può offendere nessuno – e la scena è simulata: ma di scene identiche a questa – e vere, ahimé – ne vediamo tutti ogni giorno ad ogni angolo di strada.
Se non finisce in mano a umani apprensivi e a loro volta antipatici, il Barbone è un cane che fa amicizia facilmente e che convive felicemente con qualsiasi altro animale, tanto che – specie per le taglie più piccole – è facile che avvenga la moltiplicazione miracolosa dei pani e dei Barboni: uno pensava di prendersene uno e se ne ritrova due, o tre, o più…spesso senza capire bene come e quando sia successo. D’altronde i miracoli son miracoli, mica devono avere una spiegazione.
A volte succede anche con i barboni grande mole, e questo comporta qualche problemino di gestione in più…ma in ogni caso, il tutto è ricompensato dalla gioia di vedere un branco di questi cani che gioca, che corre, che si rincorre: sono un vero spettacolo, ed è lì che capisci quanto siano instancabili e quanto sia (di nuovo) miracoloso il fatto che in casa sappiano stare così buoni.
Perché in realtà il Barbone è – e resta, almeno dentro di sé – un cane da caccia, quindi un atleta dalle energie infinite: ma la sua selezione come cane da compagnia l’ha reso anche docilissimo e soprattutto sensibilissimo agli umori umani.
Lui è il classico cane “da aneddoto”: quello che torna a sospirare per anni sulla tomba del padrone… o, volendo essere meno macabri, quello che ti invita a giocare quando si accorge che sei allegro e che ti mette il muso sulle ginocchia quando sei triste.
Se non ha ginocchia a disposizione, non importa: fa il muso triste e pensieroso, perfettamente in accordo con i tuoi pensieri… fino al momento in cui, magari, ti spara una faccia come quella della foto a destra, così i pensieri te li dimentichi perché ti stai scompisciando dal ridere.
Sul serio, io non capisco perché il Barbone, pur restando discretamente diffuso, lo sia molto meno di qualche anno fa, quando il classico “cane da compagnia” era lui e soltanto lui: mentre oggi è stato soppiantato da tutta una serie di razze, molte delle quali (vedi i terrier) hanno veramente poca attitudine al solo ruolo di cane da compagnia e preferirebbero fare tutt’altro.
Io continuo a pensare che sia tutta colpa delle foto, che non gli rendono giustizia: faranno pure vedere quant’è bello (almeno per coloro a cui piace il genere “ipertoelettato”), ma non fanno MAI capire quanto sia simpatico. E questo mi pare gravissimo.
Io inviterei caldamente tutti gli italiani, allevatori in primis, a fare come gli americani, che mettono allegramente online foto come questa a sinistra: perché la gente normale non vuole belle statuine!
Vuole giocare, fare sport, ridere e divertirsi insieme al suo cane: tanto più quando è appunto un cane da compagnia.
A proposito: il Barbone è bravissimo in quasi tutte le discipline sportive, ad eccezione di quelle in cui si deve mordere qualcuno, perché quello proprio non gli si addice.
Però i cani di tutte le taglie possono fare disc dog (perché il Barbone è agile), obedience (perché è docilissimo e velocissimo ad apprendere), doggy dance (perché è elegante) ed ovviamente agility, dove però i giganti sono un po’ lenti rispetto ai pari taglia, mentre medi e nani se la giocano con chiunque.
Spero sia poi superfluo ricordare che i Barboni possono fare qualsiasi sport acquatico (sono NATI per andare in acqua!), perché sono nuotatori eccezionali.
Sì, d’accordo, quando escono dall’acqua sono così:

…ma non bisogna preoccuparsi: non c’è da fare assolutamente NULLA per riportare il pelo al suo normale e riccioluto splendore. Basta che si asciughi, anche da solo (ovviamente continuiamo a NON parlare di cani da expo) e il cane tornerà quello di sempre: tra le altre cose, fa anche molto presto ad asciugarsi proprio perché non ha sottopelo.
E adesso che ho scritto un romanzo solo per cercare di far capire che il Barbone è un CANE… mi resta poco spazio per chiudere senza annoiare a morte i lettori (ammesso che non ci sia già riuscita). Quindi andiamo veloci.
TESTA: di primissima qualità. Il Barbone è un cervello fino e non per niente stato a lungo definito “il cane più intelligente del mondo”: poi è arrivato il Border collie a rubargli il posto, ma solo perché il Border è ancora più docile e disposto a fare qualsiasi cavolata gli chieda l’uomo. Anche il Barbone è disposto: ma non con lo stesso entusiasmo… tant’è vero che i cani da circo di un tempo (che erano praticamente tutti Barboni), lavoravano impeccabilmente, sì, ma con un’aria scazzata che si vedeva fin dall’ultima fila.
La stessa aria precisa identica che faranno a voi quando/se gli chiederete di esibirsi in esercizi inutili e scemi (che loro imparano con grande facilità: ma questo non significa che gli piacciano).
I Barboni grande mole accentuano questa espressione molto più dei nani e dei toy… ma la palma della faccia scazzata spetta indiscutibilmente ai medi bianchi, che a mio avviso sono i più espressivi in assoluto: altro che fumetto, loro hanno proprio l‘insegna al neon sulla testa, con scritto “ma guarda cosa mi tocca fare per divertire ‘sto scemo di un umano” (ovviamente, se la scemata decidono loro di farla, gli va benissimo: anzi, si offendono se non applaudite).
OCCHI: parlanti. E quando dico che parlano, intendo proprio che vi dicono di tutto: da “quanto ti voglio bene” a “come hai osato farmi questo?”.
In ogni caso, riescono sempre ad ottenere il loro scopo (che nove volte su dieci è quello di commuovervi e quindi di farvi sfoderare un biscottino, oppure di farvi sentire in colpa cosicché sfoderiate un bocconcino. Perché il Barbone è goloso, in modo inversamente proporzionale alla taglia: più sono piccoli e più sono avidi, tant’è che spesso nani e toy sono grassi, mentre medi e grandi quasi mai).
ARTI: secondo lo Standard, “perfettamente diritti e paralleli, ben muscolosi e con buona ossatura“.
Sì, vabbe’: ma vogliamo dire che sono anche efficientissimi e robustissimi?
I Barboni vanno a trecento all’ora, saltano come grilli e non conoscono la parola “stanchezza”. Si stancano un pochino prima i toy, ma assolutamente MAI prima degli umani: quando la Sciuramaria, dopo la passeggiatina-corsettina nel parco, si prende il cane in braccio perché “poverino, è stanco”, in realtà lui aveva appena cominciato a scaldarsi.
MANTELLO: nell’immaginario collettivo, il mantello rappresenta le “dolenti noti” che riguardano questa razza: anzi, probabilmente è proprio per questo (oltre che per colpa delle foto) che il Barbone è meno diffuso di quanto dovrebbe/potrebbe. Ma non se ne capisce il motivo, visto che la toelettatura da show, che effettivamente “è” complessa, complicata, lunga e chi più ne ha più metta… riguarda, appunto, solo per i cani da show: che sono una minoranza infinitesimale.
Il Barbone da compagnia non va certo laccato-cotonato-infiocchettato: basta scegliere la foggia che ci piace di più e/o che troviamo più pratica, ed adottare quella. Vero è che anche la toelettatura più semplice andrebbe eseguita dal professionista: ma se è semplice, diventa abbordabile anche il prezzo (senza contare che le Sciuremarie spendono spesso cifre astronomiche per far rapare cani come Shih-tzu o Maltesi, che invece NON andrebbero assolutamente tosati). Quindi, dove sta il problema?

COLORI: quelli ammessi sono il bianco, il nero, l’albicocca, il grigio, il marrone e (da poco tempo) il rosso fulvo.
Per ora NON sono ammessi dall’FCI i bicolori e i particolor, compresi i simpaticissimi “phantom” sui quali ho scherzato con queste ultime foto.

Confesso serenamente che a me piacciono un casino, quindi non posso che augurarmi che vengano introdotti nello Standard come è successo, anni fa, ai toy (considerati inizialmente degli “scarti” troppo piccoli e quindi a rischio di nanismo) e ai rossi (considerati “albicocca malriusciti”). Nel frattempo, come abbiamo spiegato nell’articolo linkato sopra, ci sono già associazioni che tutelano (sia all’estero che in Italia) questi colori particolari e che organizzano anche manifestazioni: quindi gli amanti dei colori “strani” sanno a chi rivolgersi.
Resta il fatto, comunque, che il Barbone è sempre un gran cane (anche quando è toy!), indipendentemente dal colore e dalla taglia: l’unica cosa che mi sento di dire agli amanti della fotografia è di evitare, magari, il colore nero, che è la cosa più infotografabile che abbia mai incontrato in tutto il panorama cinofilo (però, se siete bravi fotografi, sarà una sfida avvincente!).
Soprattutto, lo ribadisco ancora, il Barbone è un cane-cane: non una statuina (quando è piccolo), nè un monumento nazionale (quando è grande), ma un cane a tutti gli effetti, ricchissimo di grandi qualità… tanto che, tutto sommato, la Sciuramaria non se lo meriterebbe neppure, perché con lei gran parte di queste qualità rischia di andare sprecata. Eppure la Sciuramaria è la cliente media degli allevatori di questa razza (e più i cani sono piccoli, più gli acquirenti sono Sciuremarie), con la sola alternativa del cinofilo appassionato di show, che però vive in un mondo a parte e quasi mai scende a contatto con i comuni mortali (anche perché passa tutto il suo tempo a toelettare il cane).
Sia chiaro: io non ho niente contro le Sciuremarie. Anzi, mi stanno pure simpatiche e so benissimo che, pur non essendo oberate da un eccesso di cultura cinofila, sono capaci di offrire ai loro cani tantissimo amore.
Però, se c’è una razza che meriterebbe molto di più come compagno umano, è sicuramente questa: quindi spero davvero che qualche cinofilo (soprattutto) sportivo un pensierino ce lo faccia. Perché sono certa che non se ne pentirà.

