di VALERIA ROSSI – ASPETTO GENERALE –  più che da cane di montagna, da montagna di cane.
Perché il San Bernardo non è grosso: è grooooossssooooo!
Esiste in due varietà, a pelo corto e a pelo lungo, ma non è che ci sia poi ‘sta gran differenza: e comunque chi è che sta a guardare il pelo, quando gli troneggia davanti cotanto cane?
Appena lo vedi provi per forza di cose una sconfinata ammirazione per questo sconfinato animale. Perché, oltre che grosso, è proprio bello-bello.
Maestoso, fiero, con un capoccione che oscura il panorama, un tronco che comincia qui e non si sa bene dove finisca, quattro zampe che sembrano tronchi pure loro: ma nel senso dei tronchi d’albero.
In tutto questo, lo Standard sostiene che sia “di taglia considerevole”:  un po’ come dire che Miss Universo non è proprio un cesso.
Quando lo vedete in fotografia avrà quasi sempre al collo la celeberrima botticella: non si sa bene perché, visto che i cani dell’Ospizio – quelli che hanno davvero salvato uno sproposito di persone in montagna – pare che di botticelle al collo non ne abbiano mai portate.

In effetti, anche nelle antiche illustrazioni di salvataggi, i cani appaiono senza nessuna botte (né alcun collare): però l’iconografia classica è quella, e in fondo è anche bello immaginarsi ‘sto cane che va in giro a distribuire cognacchini ai dispersi semiassiderati. Quindi non roviniamola.

VARIETA’ ALTERNATIVE – Sembra incredibile, ma non ho MAI sentito nessuno storpiare il nome della razza.
Sarà perché c’è dentro un santo e scatta automatico il religioso rispetto, ma il San Bernardo lo chiamano tutti San Bernardo. Anzi, a dire il vero chiamano San Bernardo tutti i cani da una certa mole in su: Leonberger, Bovari del Bernese, Terranova… perfino un setter, una volta (!). Il che dimostra quanto la razza sia famosa e quanto abbia sempre colpito l’immaginazione popolare.

Posso segnalare solo due aneddoti a proposito del nome: di uno ho già parlato in un altro articolo ma lo ripeto anche qua, ed è quello della Sciuramaria convinta che la femmina di San Bernardo si chiamasse Santa Bernarda (no comment…); l’altro riguarda invece il soprannome di “Santo” comunemente dato alla razza, ed è quello del signore che mi passò davanti mentre stavo seduta nel dehor di un bar con un’amica, facendo un drammatico sci da asfalto attaccato al suo San Bernardo e continuando ad urlargli “Pianoooo!!! Vai pianooooo, cazzooooo!”  (l’ho rivisto pari pari quando è uscito “Amici miei”, nelle immagini del Melandri che porta a spasso Birillo).
Al passaggio della coppia la mia amica, sapendomi cinofila,  mi chiese tutta ammirata: “Che bel cane! E’ un Santo, vero?”
E l’umano a traino, ormai da lontano: “NO! E’ uno stronzooooo!”
Indimenticabile.

CARATTERE ED ATTITUDINI – In realtà ‘sto cane, “santo”, lo è per davvero. Ha una pazienza e una capacità di sopportazione incredibile, specie con i bambini… e anche con i genitori imbecilli che immancabilmente gli piazzano i bambini sulla schiena: solo che lui è un CANE, non un cavallo!

E’ vero che è grosso come un pony, ma la sua linea dorsale  – che non è fatta come quella di un cavallo – può essere gravemente danneggiata da questi giochetti, specie nei soggetti più giovani.

Sì, abbiamo tutti presente l’immagine di Barry, il San Bernardo più famoso della storia, che porta un bimbo sulla groppa: hanno fatto anche una statua, con questa immagine… però quel bambino lì stava morendo assiderato, e il cane gli ha salvato la vita. Non era un divertimento innocuo per genitori scemi!
Comunque: il San Bernardo è un cane dolcissimo, profondamente buono, amichevole con tutti, mai aggressivo… o “quasi” mai.
Perché qui occorre fare il solito excursus sulle differenze tra cani ben allevati e cani provenienti dal cagnaro di turno, specie da quelli dell’Est (ovvero quelli che si trovano in negozi, fiere del cucciolo e allevamenti multirazza): perché, esattamente come accade in tutte le altre razze, i soggetti di provenienza cagnara non sono soltanto atipici e a volte francamente brutti, ma hanno anche (quasi sempre) seri problemi di carattere.

Ce li hanno perchè non hanno vissuto un’infanzia normale; non hanno avuto i giusti insegnamenti dalla mamma (alla quale vengono strappati troppo presto); non sono stati socializzati a dovere, anzi a volte non sono stati socializzati affatto.  Però, se è vero che le nostre città sono piene di yorkshire e di jack russell ringhiosi, incazzosi e pure mordaci, tutti rigorosamente comprati in negozio, è anche vero che al massimo questi botoletti potranno far mettere un cerotto sulla caviglia di qualcuno.
Immaginate, invece, lo stesso carattere trasportato su un San Bernardo. E se non riuscite ad immaginarlo da soli, andate a vedervi “Cujo”, il film tratto dal (bellissimo) romanzo di Stephen King. Solo che Cujo, povera bestia, si era preso la rabbia: invece i cani dell’Est sono schizzati anche da sani (“sani” si fa per dire, perché spesso hanno anche una bella compilation di problemi fisici).
Purtroppo ho dovuto farne un’esperienza diretta quando mi occupavo di recuperi comportamentali. Ricevuta la telefonata della bieca proprietaria che mi diceva “Il mio cane è un po’ aggressivo… e sa, è un po’ grandino, quindi mi fa un po’ paura”, sono andata a casa sua e mi son trovata davanti un San Bernardo che mi sfoderava in faccia 42 denti, ognuno delle dimensioni di un pacchetto di sigarette o giù di lì (poi chiedetevi come mai i recuperi comportamentali abbia smesso di farli).
Non è un caso isolato, purtroppo: ho avuto a che fare anche con un Terranova con gli stessi problemi di mordacità… e mi fa davvero incazzare a sangue il pensiero che si riescano a rovinare a tal punto razze nate per salvare le persone; razze che la bontà, la collaboratività, il desiderio di rendersi utili dovrebbero averlo proprio nel DNA. E infatti ce l’hanno, quando sono ben allevati: ma i cagnari riescono a (dis)fare questo ed altro. Quindi, serissimamente: non sognatevi MAI e POI MAI di comprare un San Bernardo da fonti diverse dall’allevamento serio.
Anzi serissimo, iperserio, STRAserio: perché questa razza, come tutte quelle giganti, non è neppure facilissima da allevare.

I cuccioli sono meravigliosi e irresistibili, ma sono pure delicati (un po’ anche gli adulti, a dire il vero: per esempio, vanno facilmente soggetti alla micidiale dilatazione/torsione di stomaco) ed è indispensabile tanta, ma tanta competenza per tirar su cani sani e robusti.
Anche perché, diciamolo, i cani dell’Ospizio che andavano instancabilmente su e giù per i monti, in mezzo alle tormente, erano la metà di quelli di oggi. Vabbe’, non proprio la metà: sempre cani grandi erano. Però ben lontani dal quintale di peso che viene facilmente raggiunto dai soggetti moderni, e che ovviamente rende ancora più complessa la difficile arte di allevare.
L’immanità dei soggetti attuali ha anche fatto sì che, purtroppo, per il soccorso alpino il San Bernardo venisse praticamente abbandonato (costa troppo, mangia troppo, ma soprattutto il soccorso oggi si fa prevalentemente in elicottero: e se fai salire il San Bernardo su un elicottero scendi tu…).
Gli vengono preferite altre razze più comode da gestire, dai cani da pastore ai retriever: il che da un lato può anche essere comprensibile, perché ormai in ogni campo si tira disperatamente al risparmio… ma dall’altro fa sì che vada perduta la caratteristica preziosissima che il San Bernardo ha e tutti gli altri no, ovvero un vero e proprio  “sesto senso” che gli permette di capire al volo dove si trova un disperso sulla neve.
Poiché questa razza oggi è utilizzata prevalentemente per la compagnia, ma non ha certo perso le proprie attitudini, può capitare che il bambino di casa giochi a nascondino con gli amici e che il cane li scovi tutti, uno per uno, tirandoli fuori di peso dai nascondigli che si erano trovati. E’ successo al figlio di un amico che, quando me l’ha raccontato, aveva le lacrime agli occhi dal ridere (mentre il bambino era furibondo perché il cane gli aveva rovinato tutto il divertimento).
Tornando alla grande bontà insita nella razza (quando è ben allevata), ricordiamo che un cane adulto non dà mai troppa confidenza a chi non conosce: è amabile, gentile, non aggressivo, ma non gradisce troppe coccole e smancerie, anzi ti guarda con l’aria di dirti “Sì, okay, sei pure simpatico, ma ognuno a casa sua… e tieni le manine al loro posto, please”.
Le cose cambiano drasticamente se il cane pensa che tu sia in pericolo e che abbia bisogno di aiuto: allora si fa in quattro per te, è disposto a dare la vita pur di salvare la tua, sembra che sia il tuo cane da sempre.

Morale: per essere amato da un San Bernardo ci sono solo due possibilità: o far parte della sua famiglia o rischiare la pelle (possibilmente in montagna e sotto una tempesta di neve, perché così c’è più gusto).
Triste nota storica: tanta dedizione non è sempre stata ricambiata come meritava.
Barry, il cane di cui abbiamo parlato sopra, dopo aver salvato più di quaranta persone fu accoltellato più volte da un soldato napoleonico disperso sulle montagne svizzere, che a quanto pare lo scambiò per un lupo (e d’accordo che l’uomo era semiassiderato e forse non del tutto lucido, ma neanche la più imbranata delle Sciuremarie può fare un errore simile!).
Barry non morì: venne amorevolmente curato e visse ancora due anni dopo il ferimento, ma non fu più in grado di svolgere il suo compito sulle montagne.
Ora il suo corpo (vedi foto) è  conservato, imbalsamato, presso il Museo di Storia Naturale di Berna: e a me sembra che abbia ancora un’espressione che dice “Ma quando siete deficienti, voi umani?”.

CUGGINATE E CORBELLERIE MISTE SULLA RAZZA

Questo argomento non appare, ovviamente, nello Standard ufficiale: ma non c’è neppure negli altri “veri standard” umoristici pubblicati su questo sito.
Il fatto è che, sul San Bernardo, se ne sparano tali e tante che vale la pena almeno di ricordare le più diffuse. E allora via col gioco del “vero o falso”:

a) questi cani mangiano almeno cinque chili di carne al giorno.
Ma va là. Ovviamente falso, falsissimo!
Un leone maschio, che sfiora i due quintali di peso, ne mangia circa sei chili: come potrebbe un cane, grande e grosso finché volete, mandar giù un simile quantitativo di cibo? La verità è che il Santo, in proporzione al suo peso, mangia piuttosto poco: 5-600 grammi di crocchette di buona qualità, divise in più pasti proprio per cercare di limitare i problemi di dilatazione/torsione, rappresentano il suo pasto ideale.

b) per un cane così non basta un giardino, ci vuole un parco!
Eh, sì, una ventina di ettari magari bastano… maddai. E’ falso pure questo!
Come tutti i cani di grand(issima) mole, il San Bernardo ha un bisogno di moto assai limitato. Certo, in un monolocale si ripresenterebbe il problema dell’elicottero: entra lui e uscite voi. Ma una casa di dimensioni normali può tranquillamente ospitarlo. Anche senza giardino, tanto lui (come tutti i cani) preferisce stare dentro con voi.

c) per raccogliere le sue cacche non basta un sacchettino, ci vuole una carriola!
Ehm…ecco, questa NON è propriamente una cugginata. Magari non si arriva proprio alla carriola, però il normale sacchettino presenta effettivamente qualche carenza (un sacco condominiale appare più adeguato…).

d) il San Bernardo sbava moltissimo/non sbava affatto.
Ecco, qui bisogna mettersi d’accordo su cosa si intende con “moltissimo”. Se intendiamo che servono il canotto e i remi per girare per casa ogni volta che lui vede del cibo, che è contento, che è eccitato, che ha sete e così via… allora la diceria è falsa. Però sono MOLTO più falsi gli allevatori quando sostengono che nooo, figuriamoci! Questi cani non sbavano quasi per niente. Ci vuole davvero un clamoroso autocontrollo per dire una frase del genere senza scoppiare a ridersi in faccia da soli.

e) Il San Bernardo vive bene solo al freddo.
Questa me la sono sentita dire anch’io per una vita, quando allevavo siberian husky. “Ma non hanno caldo?” “Ma non soffrono, in questi climi?” “Ma d’estate cosa fa, li mette in frigo?” (giuro, me l’ hanno chiesto).
Le stesse domande astutissime se le sentono ripetere gli allevatori di San Bernardo, intanto che i loro cani (esattamente come facevano i miei husky) se ne stanno stravaccati davanti al termosifone. Perché il fatto che un cane sia in grado di “sopportare” il freddo e il gelo non significa affatto che la cosa gli piaccia!

TESTA –  “Potente, espressiva e d’aspetto imponente”, dice lo Standard. Dimenticando di aggiungere:  “dura come il marmo”.
No, non sto parlando di refrattarietà all’addestramento: il Santo è un cane docile e collaborativo (non dovete pensare a Beethoven come ad un esempio tipico di questa razza: anzi, visto che tutti i disastri che combina nel film li combina in base ai comandi dell’animal trainer, risulta evidente che lo si può  addestrare molto bene!)
La capoccia dura ce l’ha proprio in senso fisico: dura come quella di molti altri cani, è vero… però con una differenza sostanziale. Gli altri cani, per centrarti il naso o la fronte e stenderti secco, devono saltare: a lui è sufficiente restare normalmente fermo sulle quattro zampe. Dopodiché basta che tu ti abbassi appena appena per fargli una carezza, o per mettergli il guinzaglio, o per spazzolarlo, e che lui si giri un attimo verso di te… e SDENG, sei fatto.

OCCHI – Particolarissimi per forma e posizione, un po’ infossati e con palpebre che formano una leggera piega, gli danno un’irresistibile espressione un po’ triste e un po’ pensosa anche quando il cane in realtà è allegrissimo. Se però decide di farlo apposta, a sembrare triste (per esempio se l’avete sgridato), allora si toccano punte di recitazione degne dell’Oscar per la migliore interpretazione strappalacrime.
Impossibile resistergli, bisogna per forza coccolarlo/chiedergli scusa/mollargli un bocconcino eccetera eccetera.

ORECCHIE – “di media misura” , dice lo Standard. Dev’essere la definizione ufficiale per intendere “due lenzuola pelose”.

TARTUFO – Ricordate “le Tartufone”, quello “tres bon”? Era un panettone della Motta. Ecco, quello del San Bernardo più o meno è grosso uguale.

CORPO – Recita lo Standard: “l’aspetto generale è imponente e armonico, di bella apparenza e molto muscoloso”.  Tutto verissimo. Ovviamente ha anche una forza erculea, che però non si rende assolutamente conto di possedere almeno finché non ha raggiunto la maturità psicofisica (e non illudetevi che sia una cosa veloce: un cane di questa taglia finisce di maturare intorno ai tre anni!).
La selezione del cane di San Bernardo ha voluto appositamente un gigante, perché fosse in grado di scavare rapidamente sotto una valanga (per questo ha zampe che paiono ruspe) e perché potesse trascinare il corpo esanime di un uomo adulto anche per chilometri. Quindi a lui sembra normalissimo trascinare lo stesso uomo adulto per le vie cittadine, se non ci si dà una bella mossa ad insegnargli a camminare al guinzaglio… ma purtroppo gli sembra altrettanto normale fare le feste come un cagnolino da grembo (ovvero saltando addosso), spalmarsi addosso agli umani quando guardano la TV, accomodarsi placidamente nel loro letto e così via. Finchè è soltanto un cucciolone, lui non si rende proprio conto né delle sue dimensioni, né della sua forza: i risultati sono spassosi se visti dall’esterno, ma quando sei tu a restare spiaccicato sotto il corpaccione di un San Bernardo ti viene voglia di gridare “AIUTOOOOO!” sperando che qualche altro San Bernardo, magari, ti senta e corra a salvarti. Solo che il fiato per gridare non ce l’hai più, perché lui ti ha affettuosamente ridotto i polmoni a due sottilette.

Ah… non illudetevi che, parlando di cuccioloni e di giovani cani, si parli anche di dimensioni ancora accettabili. Il San Bernardo, a tre mesi, ha già bell’e finito di essere “accettabile”, e a sette-otto mesi potrebbe già veleggiare verso gli 80 chili.
Quindi, regola fon-da-men-ta-le: insegnargli subito, fin da cucciolissimo, le regole indispensabili non tanto “per una convivenza serena e corretta” e blablabla, ma per una convivenza che preveda la nostra pura e semplice  sopravvivenza.
Non si salta addosso, non ci si sdraia sopra gli umani, non si danno  testatine affettuose tipo gatto (risultato: umano sparato a due metri di distanza), non si tira al guinzaglio, insomma ci si limita. Cosa che il cane, quasi sempre, si sforzerà di fare… tranne quando è troppo eccitato per ricordarsene. In questi casi c’è una sola via di scampo: la fuga! Magari ingloriosa, ma indispensabile specie se il cane vi corre incontro felice e non siete ancora sicuri che abbia imparato a usare i freni (e prima dei due anni, non lo impara quasi mai).
“E se non me lo aspetto e mi coglie di sorpresa?”, direte voi.
Impossibile. Appena il Santo comincia a galoppare, sentirete tremare il terreno sotto i piedi: non è il terremoto, è lui che arriva a farvi le feste. Ma per fortuna questo vi lascia il tempo necessario per mettervi in salvo.

CODA – Proporzionata al resto del cane. Ovvero, immane. Essendo ben fornita di pelo, non vi farà male quando vi sbatte contro (quelle del boxer o dell’amstaff sono molto più micidali). In compenso può farvi volare per terra… ma non preoccupatevi: subito dopo il cane verrà a salvarvi!


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19 Commenti

  1. Grazie grazie grazie! Mi hai fatto iniziare la giornata ridendo come una scema! Standard eccezionale come sempre e moooolto realistico, il mio cucciolo era proprio così (tranne per lo sci d’asfalto, quello ha imparato subito a non farmelo fare) . Hai tralasciato solo due cose: lo sbuffo scazzato da “che me tocca sopportà” e il russare da segheria udibile a tre stanze da dove si trova lui!

  2. “E’ un santo vero?” “No è uno stronzoooooo”….mi sono immaginata la scena nella testa e mi hai fatto capottare dalla sedia dal ridere!!!!!
    Bellissimo standard, bellissimo cane e doverosa la precisazione circa la provenienza che non dev’essere cagnara.
    Io ho cercato tra i tuoi veri standard, ma non l’ho trovato, tanto per andare da un eccesso all’altro (cioè da un colosso a una pulcetta), ma quando un vero standard del Maltese? E se invece l’hai già fatto mi posti il link?
    Che poi se non ricordo male è una razza che conosci visto che ne hai anche avuto una! 😀

  3. Quando i miei figli erano piccoli li portavo in montagna ad Asiago ed avevamo, come vicino di casa un delizioso signore ed il suo bellissimo San Bernardo di nome Mosè . Un bel giorno , mentre ero in giardino con i miei bambini, mi accorgo che il più piccolo, di 3 anni aveva scavalcato il muretto ed era andato a trovare Mosè nel suo giardino . Pian piano mi sono avvicinata e l’ho trovato ( giuro!!) accanto al cane mentre gli faceva un’accurata visita laringoiatrica ….insomma, aveva tutto il suo braccino infilato in gola al cane che, ( dio lo benedica …) si lasciava sfucugnare le tonsille come niente fosse …..
    Mio figlio se la godeva un mondo ed io avevo i sudori freddi …..Qualunque sia il motivo per cui questo cane si chiami Santo, da quel giorno ha una fedele e devota in più …:)

  4. Avevo tre o quattro anni ed ero entrata nella serra-legnaia-laboratorio di un vecchio signore che aveva la pazienza di chiacchierare coi bambini mentre faceva i suoi lavoretti. Dopo un po’ ho sentito muovere dietro di me e mi sono girata, trovandomi naso a naso con un San Bernardo, che mi è parso una sorta di mostro: ignoravo l’esistenza di cani così grandi. Il vecchio signore, vedendomi arretrare spaventata, cercò di rassicurarmi dicendomi “Non avere paura, è un cucciolo”.
    Questo mi gettò nel terrore e scoppiai a piangere… l’idea che sarebbe cresciuto ancora mi sembrava spaventosa… non so perché.
    Il cane non fece niente, poverino, ma io mi ricordo ancora la sensazione di panico nel sentirmi sovrastata…
    Ora, ogni volta che ne incontro uno (non è frequente) mi viene sempre da pensare che beh, in fondo, non è così grande 😀

  5. Io adoooro questa razza! Era l’altra candidata negli anni in cui stavo decidendo che razza avrei allevato (amando tutti i cani ho impiegato circa 5 anni a decidere). Poi ho trovato una cucciola di rottweiler che era un San Bernardo travestito, ed è stato il giusto compromesso…

  6. Avevo letto da qualche parte una storia curiosa. In un paesino delle Alpi meta di gite turistiche anche giapponesi c`era una farmacia provvista di San Bernardo. Ora immancabilmente qualche giapponese entrava e chiedeva del cane. Il farmacista faceva uscire il cane da dietro al balcone al che tutti entusiasti lo coccolavano e chiedevano di essere fotografati con lui.
    Incuriosito il padrone un giorno ha chiesto a uno che parlava inglese com`era che tutti chiedevano del cane e il signore gli ha detto che era famoso e ha mostrato la guida dove c`era scritto che in quel paesino c`ra una farmacia col grandissimo bellissimo buonissimo San Bernardo per cui tutti ligi ai suggerimento diligentemente scendevano dal bus e lo andavano a cercare per avere la foto ricordo ^o^

    • Anche qui da me in Sicilia, sull’Etna c/o Piano provenzana, c’era (prima ke la lava distruggesse tutto) una “baracchetta” di souvenir,che si chiama va il San Bernardo…e l’attrazione era un enorme e pacioso San Bernardo!;)

  7. salve mi sono innamorato del pastore del caucaso quello a pelo lungo ma non so proprio da chi prenderlo .se avete qualche indirizzo di allevamenti seri mi farebbe piacere conoscerli.grazie

  8. c’è un motivo riguardo al perchè i San Bernardo da soccorso alpino dei tempi che furono NON avevano la botticella di liquore:
    se si beve alcool da semiassiderati ci si può sentire + caldi, ma in realtà i capillari superficiali della pelle si dilatano (rossore al viso e soprattutto al NASO: tipica immagine dell’avvinazzato con naso rosso) DISPERDENDO + CALORE, e ciò aumenta il pericolo di morte op danni x assideramento (anche solo il perdere dita o il naso o le orecchie…)..

    quindi visto che i cani non potevano avere al collo dei thermos con thè caldo era meglio non mettergli nulla (così probabilmente si evitava anche che il disperso li impacciasse aggrappandosi al collare) e insegnargli a segnalare le persone disperse eventualmente disseppellendole dalla neve o a trascinarle verso la cascina dove potevano essere soccorse (tanto il freddo estremo leva sensibilità e motilità alle mani come prima cosa un disperso non avrebbe potuto agevolmente aggrapparsi ad un eventuale pettorina x lunghi periodi come accade nel riporto in acqua).

    Con le tecnologie odierne un disperso sulla neve può essere salvato in tempi relativamente brevi, ma allora li trovavano in condizioni assai + critiche (quelli ancora vivi e i pochi coscienti), quindi raramente potevano essere in grado di attaccarsi ad una pettorina e ancor meno di svitare il tappo di un’eventuale botticella al collo del cane e berne il contenuto (prendete un paio di ghiaccini dal frigo e metteteci le mani attaccate x 15 minuti sopra e sotto e poi provate a svitare qualcosa…scoprirete che è difficilissimo se non impossibile).

    Comunque non capisco il perchè rendere questi cani sempre + grandi aumentando rischi e problemi di salute e deprivandoli così della loro utilità quando invece sarebbero ottimi cani utili (e poi finire x mandare labrador a cercare sotto la neve..)..
    Bah, ste selezioni moderne non le capisco e nella maggior parte dei casi mi paiono anche esteticamente discutibili (capisco che il cane-montagna, e purtroppo non + “cane da montagna”, sia bello, però se ciò rischia di minare la sua salute e la sua “vocazione/utilità” mi sembra una cosa inaccettabile)..

  9. Se penso al San Bernardo non mi viene in mente Beethoven, per quanto sia bellissimo…ma Nebbia, il cagnone di Heidi 😀 mi sembra abbastanza vicino alla pacioccosità del San Bernardo

  10. MI sorge il dubbio, leggendo il suo intervento circa “sostanza ed equilibrio” nel sito dell’associazione italiana del San Bernardo, che di fronte ad Anton von Höfli o Sando vom Bismarckturm lei storcerebbe il naso. Mentre magari le andrebbe bene uno di quei peluche dalle zampette corte e dall’aspetto di orsacchiotto che mietono successi nei ring statunitensi. Spero solo di aver capito male.

  11. No, le assicuro che non storcerei il naso davanti a cani come i due “mostri sacri” di cui parla (anche se, andando proprio a “guarda’ il capello”, Sando – che ho visto solo in fotografia – mi sembrava meno angolato di Anton (che invece ho visto “dal vivo” in Italia)e aveva forse una linea dorsale meno entusiasmante.
    Gli attuali cani americani mi fanno veramente venire il latte alle ginocchia: quando scrissi la nota che si trova sul sito dell’AISB, invece (più di dieci anni fa), dagli Stati Uniti erano arrivati alcuni cani che ritenevo decisamente adatti ad incarnare il concetto di “sound and balance”.
    Ma come spesso accade, purtroppo, gli americani ci hanno messo pochissimo a rovinare quanto di buono sembravano aver fatto, “impeluchonando” il San Bernardo così come hanno fatto anche con la mia razza (siberian husky) e con mille altre, arrivando a ‘sti cani “tanto pelo e poche zampe” che proprio nun se possono guarda’ 🙁

  12. Mi ê venuto in mente la descrizione dei santi ieri dopo che sono stata investita da una valanga di pelo di 7 mesi che non si è ricordato di azionare i freni……e stamattina me la sono riletta e tutto quello che c’è scritto ( e che prima di avere un santo avevo letto ridendo) corrisponde a realtà, a parte quello dello sci su strada che fortunatamente non fa, ma quando ti guarda con quegli occhioni gli perdoni tutto !!!!!

  13. Complimenti vivissimi all’Autrice! Vivo con quattro San Bernardo, e tutto quello che la Signora ha scritto sulla razza è verissimo, o meglio san bernardescamente e veramente “santo”.
    Sono cani più che speciali, adorabili, sensibilissimi, affettuosi, un pochino impegnativi sì, ma sono insostituibili e sanno insegnarci due cose fondamentali e preziose: la pazienza e la calma.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.