di FRANCO SIMONI –  A premessa della disamina sulla  attitudine comportamentale e caratteriale del Pastore Maremmano-Abruzzese mi sia consentito il racconto di un episodio vissuto l’estate trascorsa: ero nell’appennino umbro come al solito alla ricerca di bei soggetti. Percorrevo con mio nipote un sentiero fra due vallate diretto verso lo stazzo di un pastore che, mi era stato detto, possedeva un meraviglioso esemplare. Attendevo i calori di una mia femmina di grande genealogia, che ritenevo opportuno accoppiare con un maschio brado.
Trovai il pastore e conoscendone la innata diffidenza incominciai un discorso qualunque dimostrando interesse per le sue pecore e per i suoi cani. Mi guardai nel frattempo intorno, ma non vidi nessun cane che meritasse la scelta. Deluso quindi per la perdita di tempo, finii per dire chiaramente lo scopo della mia visita, esprimendo anche il mio rammarico. Il mio interlocutore rimase impassibile e senza mezze parole concluse la nostra conversazione dicendo che realmente possedeva un bel cane bianco, che tutti gli invidiavano per la straordinaria bellezza. Non lo avrebbe potuto distogliere dal suo lavoro per nessuna ragione e tanto meno per motivi che egli riteneva assai futili.
Mi invitò rudemente ad usare il mio binocolo per guardare in lontananza… e alle pendici del monte, al riparo di un costone verdeggiante, distinsi un meraviglioso cane bianco di mole straordinaria e, a pochi passi, una pecora in decubito lontana dal gruppo. Il cane era rimasto vicino a lei per assisterla ed impedire che chiunque le si avvicinasse.

Questo è il cane da Pastore Maremmano Abruzzese, questo è il suo mondo pastorale da dove ha originato.
Mai, approcciando caratterialmente questa meravigliosa razza italiana, va trascurato questo approccio metodico! Mai, per selezionare questa razza, ogni allevatore deve dimenticare le origini!
Il cane da Pastore Maremmano Abruzzese vuole vivere all’aperto sia d’estate che d’inverno, in assoluta libertà ed indipendenza. Se posto alla custodia di una casa, sceglie come giaciglio la soglia esterna dell’ingresso. Se alla custodia del gregge o di una mandria, sceglie la posizione più alta rispetto agli animali, per tenerli tutti sotto il suo sguardo e controllo, sui poggi più esposti e ventilati, o sui crinali. E’ incurante della pioggia, che gradisce perché lava il suo mantello. Ama la neve, con la quale gioca e su cui volentieri scava il suo giaciglio. Si sottrae volentieri alla catena. Se legato infatti può diventare scontroso, sospettoso, mordace e talvolta pericoloso.
E’ umile e sottoposto al padrone severo ma giusto ed equilibrato. Sta spontaneamente vicino ai bambini e li protegge, gioca con loro, purchè non pretendano che esso diventi un giocattolo assurdo sempre disponibile. E’ generosissimo con loro, assolutamente
incapace di fare del male con proposito o premeditazione. Non è mai aggressivo, evita lo scontro, non è attaccabrighe con i suoi simili, piuttosto scoraggia con il suo atteggiamento chi lo fosse.
La femmina in calore mantiene un suo comportamento, si concede preferibilmente a cani della sua razza che già conosce. Il maschio in questa circostanza è discreto, paziente ed assiduo alla corte che esercita sino alla conclusione del rapporto; lo è anche dopo, se alla femmina si avvicinano altri cani, che attacca senza paura per mantenere il possesso.
Svolge la guardia in maniera infallibile. Aggira l’intruso mettendolo rapidamente in difficoltà; lo costringe a fermarsi alla distanza che egli ritiene di sicurezza o ad una ritirata strategica senza attaccarlo, quindi per provocare tragedie. Non insegue mai chi
torna indietro. Non da confidenza agli estranei, da cui solitamente non si lascia avvicinare. Se intuisce che l’estraneo tenta di catturarlo, si allontana di più, e se non può farlo, mostra i denti ringhiando in un atteggiamento deciso e risoluto.

Bella testa di femmina che indossa il vreccale

I pastori applicano al cane il vreccale, cioè un collare di ferro battuto con aculei appuntiti e diretti verso l’esterno a protezione del collo in caso di attacco da parte di più cani o dei lupi.
Nel gregge, il cane da pastore Maremmano-Abruzzese continua a fare il lavoro per il quale si è distinto, e s’è conquistato una fama meritata di custode gelosissimo degli animali e proprietà a lui affidate, sino all’estremo sacrificio della vita, capace di proteggerli dalle numerose insidie dei predatori: lupi, altri cani specie se randagi e vaganti, orsi, uomini. Storico nemico del lupo, ma anche del ladro di bestiame, nei territori in cui l’abigeato esiste e attenta alla proprietà.
In questo suo lavoro è instancabile, resistente, capace di affrontare ogni fatica e privazione, amico inseparabile del pastore con il quale stabilisce un rapporto apparentemente alla pari, ma in realtà di dipendenza e di sottomissione.
Immobile, sceglie le alture, in mezzo alla vasta radura, perché, anche se all’apparenza sonnacchioso e distratto, possa vedere tutto intorno a sé; preferisce i crinali perché nei due versanti possa il suo occhio vigile e attento spaziare ovunque.
Con le pecore stabilisce un rapporto sorprendente, specialmente se, come è solito, è nato e cresciuto in mezzo a loro; si confonde con esse, con usa mai la forza, ma è paziente e ostinato anche se talvolta la loro proverbiale testardaggine tende a scoraggiare le sue iniziative. Conosce le loro fragilità e non ne approfitta, anche perché sa che il pastore non glielo permetterebbe. E’ amorevole con gli agnelli, dei quali assiste la nascita, perché gli piace lambirli del liquido di cui sono bagnati appena nati e del sangue, di cui
talvolta sono imbrattati. Resta vicino alla partoriente, l’assiste a lungo anche perché sa che di questa sua attesa sarà premiato con la placenta, di cui, golosissimo, si nutre. Ogni sua azione comportamentale è quindi subordinata e consequenziale.

Lo storico campione mondiale Tirreno di Jacopone da Todi, di proprietà del Prof. Franco Simoni

E’ filiale verso la nutrice e, al tempo stesso, fraterno con il nato, forse perché alla sua memoria tornano i primi giorni della sua vita; perché, probabilmente, da una pecora è stato allattato. E’ fraterno con l’agnello, in quanto, vede in lui un “fratello di latte”, con il quale stabilisce un rapporto strettissimo, e sul quale fin dai primi giorni di vita inizia la sua azione protettiva, che conserverà, istintivamente, per tutta la vita. Aiuta la madre a insegnare i primi passi ai neonati e si attarda con essi sino al ricongiungimento con il gruppo, che nel frattempo, pascolando si è mosso avanti. E’ più che mai accorto in questi momenti, perché qualcuno non si avvicini al punto da diventare un pericolo.
Al calar della sera, quando il gregge spontaneamente incomincia ad avvicinarsi allo stazzo, il cane fa del suo meglio per favorire il rientro, ma ciò non rientra nelle sue mansioni principali di guardia e difesa. I pastori, ora, ridotti di numero, avrebbero bisogno anche di una cane conduttore, ma questo non possono chiederlo al nostro cane in quanto non rientra nelle sue mansioni di, lo ripetiamo, guardia e difesa, dal gregge alle recinzioni di grandi ville immerse nel verde dei prati e delle piante, e, di ogni qualsivoglia altra proprietà.
Anche nell’azienda agraria il cane Maremmano-Abruzzese ha il suo ruolo importante di guardiano. Non gradisce il primo venuto, impara presto a conoscere i confini entro i quali la proprietà è compresa. E’ geloso sia dei fabbricati, sia degli attrezzi, sia di tutti gli altri animali dell’azienda; non consente a nessun intruso di avvicinarsi troppo. Prende posizione in prossimità del cancello oppure si corica di traverso lungo lo stradone di accesso, possibilmente all’ombra di un albero o di un cespuglio, e attento osserva e controlla chi transita, per permettergli, o meno, il passaggio.
Durante il giorno convive tranquillamente con tutto il personale dipendente, che, venuto al mattino al lavoro, generalmente alla sera riparte. Preferisce a sera restare solo con il suo padrone e famiglia, che, durante la notte, vuol proteggere dai pericoli e dai malintenzionati.
Gli è gradito sdraiarsi sulla soglia di casa, senza entrarvi. Se il padrone insiste per farlo entrare in casa, lo fa malvolentieri, ma poi, presa l’abitudine a questa concessione, la gradisce e ne approfitta scegliendo un angolo appartato, fresco, in cui distendersi, comportandosi da ospite discreto. Ha rispetto verso gli altri animali di casa, verso il gatto che dorme sul divano, verso gli uccellini che si muovono nella voliera e verso i pesci dell’acquario. Comprende che il suo padrone riserva loro una condizione di privilegio e li protegge, quindi nei loro confronti finisce col diventare protettivo, perché questo è il lui innato e naturale. Diventa presto geloso e affezionato compagno di giochi dei bambini della sua famiglia, purchè questi siano seri e leali nei suoi confronti e non ne facciano bersaglio di sciocchi dispetti, che non accetta. E’ custode dei loro giocattoli e delle loro cose, anche intime, che impara a conoscere annusandole, e a cui piace stare vicino.

Questo cane non vive a suo agio con un padrone ingiusto, irragionevole, sconsiderato o isterico. O finisce per diventare simile o lo abbandona.
Non accetta supinamente le imposizioni insensate, non soggiace alle violenze o alle sevizie, cui si ribella, altrettanto alle percosse non meritate.
E’ dotato di una memoria notevole che gli fa ricordare il sopruso per anni, di cui prima o poi si vendicherà. Il suo intervento non è mai avventato; se attacca lo fa per giusto motivo, e, se morde lo fa a ragione, senza mai perdere la testa, insistendo o infierendo.
Preferisce prevenire il fatto, scoraggiando l’aggressore, il rapinatore, e al limite, colui che volesse realizzare un sequestro. In ogni caso è notorio che i malintenzionati nel fare i loro piani e progetti, tengono conto della presenza dei cani da guardia; evitano sempre, se possibile, le loro incursioni ove temono di incontrare i cani da pastore Maremmano-Abruzzese.
E’ anche strenuo difensore della persona, sempre per l’innato senso protettivo che lo anima; svolge questa funzione per istinto e senza che nessuno abbia ad insegnarglielo.
Per questa sua qualità il cane da pastore Maremmano-Abruzzese è stato preferito ad altri cani, anche precisamente da difesa, ed è stato scelto come custode inseparabile di persone che risiedono o lavorano in ambienti cosiddetti a rischio per sequestri, estorsioni, rapine, perfetto difensore della proprietà e della famiglia.


Articolo tratto da “I Pastori italiani” – De Vecchi editore

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18 Commenti

  1. Articolo bellissimo, sono cresciuta in un paesino della valle Peligna in Abruzzo. Da quelle parti il cane “Pastore Abruzzese” (non è campanilismo ma semplicemente noi lo chiamiamo così) è ancora molto “ruspante”, un cane che ha poco a vedere con le versioni “addolcite” che si vedono in giro per l’Italia.
    Un cane Fiero e Indipendente di cui dalle mie parti tutti hanno Rispetto e un “filino” di timore, in montagna tra le sue pecore è semplicemente il signore del luogo, davanti a tale determinazione e “maestosità” si finisce sempre con l’indietreggiare.
    E’ un cane che lascia le persone poco avvezze ai cani da lavoro e che considerano i cani come un complemento del divano di stucco vedendoli all’opera in totale autonomia.
    Avendoli visti più volte all’opera e avendo indietreggiato più volte davanti a loro in montagna mi rattrista profondamente vederli al capo del guinzaglio di persone che non si rendono conto di cosa sono capaci e dello spirito che li muove.

    • Diciamo pure che il “pastore abruzzese” sta al “maremmano abruzzese” come una Land Rover sta ad una Nissan Qashqai. Anche morfologicamente il “nostro” cane si differenzia da “quell’altro”: il “nostro” ha la testa da orso, le zampe posteriori più lunghe delle anteriori, una stazza decisamente superiore, non è fatto per correre. Vorrei, inoltre, far notare che “vreccale” è termine abruzzese, più precisamente aquilano. Augh.

  2. Davvero un articolo molto bello! Come si fa a non innamorarsi di una razza così?
    E proprio perché la amo, e so che non potrei garantirgli lo stile di vita che merita, non ne acquisterò mai uno nella speranza di farlo diventare un ornamento da salotto.

  3. Bell’articolo!Ho due Maremmani non di razza purissima (a me non interessa),ma conosco la razza ed il racconto mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi passati e recenti!Le femmine sono coccolone, i maschi “mmm” dipende, territoriali e tranquilli,sono pazienti con chi conoscono, ma ti ricorda che occorre rispettarli se vuoi che ti rispettino!
    Sono PARTIGIANO, ma il maremmano è eccezionale!Ancora complimenti!!!

  4. Tanti anni fa, per raggiungere la mia bisnonna in campagna, dovevo attraversare un lungo e stretto vialetto sterrato. Mi veniva incontro Orso(questo il nome dell’abruzzese) con fare minaccioso, mi seguiva fino all’ingresso della casetta della mia bisnonna abbaiando e ringhiado, ma mai si permise di darmi un morso. Al mio arrivo il cane, che capiva il mio essere ‘amico’ della nonnina, si calmava sempre ma mi seguiva costantamente con lo sguardo..
    Questa razza è semplicemente favolosa, ha un’intelligenza non indiferente, riflessivo e con uno spirito di difesa del territorio(e delle persone)altissimo.
    Le linee di sangue pastorali sono molto interessanti, sicuramente l’abruzzo presenta soggetti migliori, ma ne ho visti moltissimi nella zona dei monti ausoni(lazio) davvero interessanti.
    Spero che questa razza continui a scolgere a lungo il suo mestiere e che non sia snaturata come molte altre razze molossoidi, che per colpa di una selezione improntata esclusivamente sull’estetica, hanno perso la loro originaria funzione.
    Razza di cui dobbiamo andare sempre orgogliosi!

    NB: Invito a leggervi questa tesi sulla razza, disponibile in PDF, che è un lavoro a mio avviso eccezzionale sulla razza:

    http://www.life-coex.net/files/Tesi%20Mancini.pdf

  5. Finalmente un pò di professionalità………nel trattare argomenti così delicati come il carattere di cani tanto grandi che devono stare a contatto con i nostri bambini e fare la guardia alle Ns proprietà.
    Grazie Redazione

  6. 🙂 Questo è il PMA! Chiunque ne abbia avuto uno nella vita agreste sa che legame incredibile si crea, un legame impossibile da spiegare a parole e che difficilmente vedrai in altre razze. Quando è necessario camminare con il guinzaglio succede qualcosa di magico perchè si è alla pari, non si tira nè da un capo nè dall’altro: si cammina semplicemente in simbiosi. Mentre quando si va in giro slegati l’uno dall’altro è una gioia immensa vedere il cane, alla quale si appartiene, incamminarsi velocemente verso il punto più alto e sedersi lì a sorvegliare l’intera valle.

  7. il primo incontro con questi cani lo ebbi anni fa durante una campagna di rilevamento sull’appennino Umbro-Marchigiano. Chiesto al padrone del terreno il permesso per entrare nella sua proprità ci siamo addentrati nel bosco dove ci hanno seguto le pecore e due di questi cani bellissimi. (All’epoca non sapevo neanche di che razza fossero). Mentre noi prelevavamo campioni e prendevamo giaciture i cani sono corsi in cima alla piccola collina su cui ci trovavamo ed abbaiavano come forsennati. Il pastore a quel punto ci informati della presenza di lupi nella zona da qualche tempo. Quando abbiamo finito il nostro lavoro uno dei cani è rimasto con le pecore e l’altro ci ha letteralmente accompagnato fino a che non eravamo al sicuro e fuori dalla sua proprietà. NOn so se è così ma mi piace pensare che i cani volessero proteggerci, in effetti non hanno mostrato il minimo segno di aggressività o intolleranza nei nostri confronti..io invece appena ho visto questi bestioni un pò di paura l’ho avuta!!

  8. Articolo vecchio di almeno 30 anni, cercate piuttosto il libro di paolo breber, uno dei più belli in assoluto scritti sui cani. Piuttosto nessuno sa dirmi chi seleziona ancora il tipo abruzzese, quello molossoide? Si può ancora acquistare da qualche parte? Possibile che si debba trascurare tale patrimonio zootecnico perché qualche toscano (arbitrariamente visto che tale tipologia è sempre esistita)ha deciso che questo cane deve essere per forza lupoide?

    • Dove puoi trovare un pastore abruzzese? Ma in Abruzzo, ovviamente. Ci sono diversi allevamenti di veri molossoidi (niente a che vedere, colore a parte, con il tipo maremmano). Li usano ancora i pochi pastori rimasti. Ci sono anche sottotipi interessanti. Vieni in Abruzzo e vedi.

  9. Grazie per le risposte, x franco, però la confusione permane perché anche in abruzzo molti allevamenti hanno l’affisso enci maremmano-abruzzese
    x giacomo, il sito e i cani sono bellissimi, però mi sembra che petrella si stia dedicando al tipo aquilano e peligno, di grandissima taglia ma meno marcatamente molossoide (giustamente altrimenti con tale statura sarebbero troppo pesanti)e proprio petrella lamentava la rarefazione del tipo molossoide (quello marsicano)
    ti risulta abbia anche quel tipo?

  10. Il Pastore Maremmano Abruzzese è LUPOIDE!!!!Non Molossoide!!!! Non so quanti anni ha l’articolo, ma NON mi interessa, visto che il Pastore Maremmano è da millenni che essiste e gli articoli di Marco Porcio Catone (234 a.c.) e Marco Varrone Terenzio “il reatino” (27 a.c.) sono più che mai attuali!!! E poi la pastorizia ed i Pastori Maremmani Abruzzesi, come da sempre afferma il Medico Veterinario Franco Simoni di Todi in Umbria, sono da sempre presenti in tutto l’Appennino Centrale e nella Maremma Tosco-Laziale!!!! Peccato che in Italia a parlare di cinofilia, troppo spesso, siano persone con vaghe conoscenze zootecniche e senza alcun titolo di studio appropriato!

  11. caro Antonello, sono biologo e ho fatto la tesi di laurea sul comportamento animale, l’attuale e ufficiale maremmano-abruzzese è certo lupoide, e chi lo nega, ma è sempre esistita anche una tipologia molossoide, ignorata dalla cinofilia attuale, derivata dall’apporto del cane corso, storicamente accertato. Oltre a Catone e Varrone ti cito il de re rustica di Columella (I sec.d.c.) in cui viene descritto il canis pastoralis,…. deve avere la corporatura intermedia tra il cane da caccia e il cane da cortile (molosso) per avere sia la velocità di inseguire le fiere sia la forza per combatterle, però oltre a ciò se ha anche una corporatura che si avvicina più al cane da cortile ciò resta senz’altro un pregio….come vedi tale tipo + quadrato era ricercato anche 2000 anni fa!anche studiosi come solaro e pischedda avevano distinto 2 tipi, scanziani e breber anche, mentre non mi risulta che all’enci siano tutti genetisti…. la decisione di chiamarlo maremmano è “zootecnica”? sei proprio sicuro? comunque a me dell’enci non importa nulla
    cerco solo quel tipo di cane

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Laureato in Medicina Veterinaria a pieni voti presso l’Università degli studi di Perugia, diventa Capitano Medico Veterinario del Ruolo Sanitario alla Scuola per Ufficiali Veterinari dell’Esercito di Pinerolo. Successivamente Medico Veterinario civile ed Insegnante di Zootecnia presso l’Istituto Tecnico Agrario di Todi, si dedica dal 1950, con l’allevamento cani “Jacopone da Todi” alla selezione della razza del cane da Pastore Maremmano-Abruzzese. E' autore di numerosi saggi e pubblicazioni su numerose riviste cinofile e libri ed ha curato la stesura della sezione dedicata a tale razza sul libro “I Pastori Italiani” - De Vecchi Editore.