di VITTORINO MENEGHETTI – Premessa: l’articolo che segue, prodotto in occasione del seminario tenutosi il 29 settembre 2012 presso l’agriturismo Montagna Verde di Apella (MS), rappresenta un primo inquadramento introduttivo al progetto di recupero e salvaguardia del Cane da Pastore Apuano, razza autoctona dell’alta Toscana.  Già da tempo sono in corso attività di individuazione e verifica dei soggetti, monitoraggio e documentazione delle rilevazioni, analisi del DNA della popolazione canina, che vedono impegnate l’Associazione Culturale Antichi Mestieri Pastorali e l’Associazione Cane da Pastore Apuano, in collaborazione con le Università di Milano e di Bologna.

SCOPRI IL NOSTRO PET SHOP

apuano2La purezza delle razze canine: origini, pregiudizi, luoghi comuni e falsi storici

E’ quasi mezzo secolo che opero nel settore della cinofilia come addestratore professionista e, in tutto questo tempo, oltre ad addestrare qualche migliaio di cani delle più diverse razze e dei più disparati impieghi, ho avuto anche modo di conoscere un discreto numero di esperti del settore: diversi bravi addestratori, veterinari, biologi e studiosi del cane e di tutto ciò che lo riguarda.
Quello che, invece, non ho mai trovato è qualcuno che sia riuscito a spiegarmi qual è il reale confine biologico fra un cane di razza “pura” e un meticcio. Nel corso della mia carriera mi sono anche prodigato per studiare il cane nei suoi differenti aspetti, come la sua genesi, la sua evoluzione, la sua diffusione e i suoi impieghi come ausiliario dell’uomo. Tutti gli studi condotti e le esperienze acquisite negli anni mi hanno portato a concludere che le razze pure, come vengono chiamate, non esistono. O sarebbe meglio dire che le razze biologicamente pure non esistono.
Sono, infatti, un’invenzione dell’uomo moderno, dell’uomo del XVIII secolo. Hanno anche un “inventore”: il conte francese Giorgio De Buffon, naturalista e biologo, ma soprattutto appassionato di cani. Nel 1755, ispirato dall’albero genealogico dei sui nobili antenati, per primo cominciò a cercare di creare l’albero genealogico dei suoi cani, i segugi che allevava, inventando di fatto quello che viene chiamato Pedigree, l’attestato che identifica, attraverso la genealogia, se un cane è di pura razza o no.
Siamo in piena fase illuministica, i concetti e le idee dell’uomo corrono attraverso l’Europa a una velocità difficilmente riscontrabile in periodi storici precedenti, e l’idea del pedigree e del cane di razza pura sono giunti fino ai giorni nostri.
Prima del conte l’uomo ha cercato di suddividere o catalogare i cani con cui conviveva, ma mai prima del XVIII secolo si era giunti a una classificazione in base alla presunta purezza dei singoli soggetti.
Il grande filosofo Aristotele, circa 2000 anni prima, fu fra i primi a dare una classificazione scritta. Secondo il filosofo i cani potevano fondamentalmente essere suddivisi a seconda del luogo o del popolo di provenienza, relativamente al mondo conosciuto dei suoi tempi.
Per trovare una classificazione più tecnica dobbiamo arrivare al lavoro che fecero gli antichi romani, che suddividevano i cani basandosi esclusivamente sul loro impiego, con le seguenti distinzioni:
1)    Cani da pastore (pastoralis)
2)    Cani da guardia (catenarius)
3)    Cani da attacco e difesa (pugnaces)
Con questa classificazione siamo comunque ancora lontani anni luce dai concetti di genealogia e di cane di razza pura.
Negli scritti dei letterati del tempo che si occuparono di zoologia (Varrone e Columnella) non sono menzionati minimamente questi concetti.
Anche in classificazioni più recenti, come quella di John Keys (Caius) del 1576, si fanno distinzioni in base all’utilizzo del cane (da sport, campagnoli o cani saltimbanco).
Fino a prima del 1755, quindi, l’uomo ha sempre basato la distinzione fra un cane e l’altro in relazione al lavoro che il singolo cane poteva svolgere, determinandone forme e caratteristiche (la razza) e mai il contrario.
Sicuramente gli illuminati propositi del conte De Buffon erano validi. Purtroppo però, col trascorrere del tempo, sono stati mal interpretati e tutto ciò che di positivo poteva esserci nella sua visione del cane è stata, nell’arco di un centinaio di anni di cinofilia “ufficiale”, completamente rovinato.
La F.C.I. (Federazione Cinologica Internazionale, con sede a Bruxelles) che nasce ufficialmente nel 1911 col fine di tutelare le razze “pure”, lo scorso anno ha festeggiato il centenario della fondazione. Al giorno d’oggi, secondo me, la F.C.I e i suoi metodi di fare cinofilia hanno una valenza relativamente discutibile, in quanto sono convinto che i sistemi di allevamento proposti e le modalità di valutazione non abbiano un reale valore zootecnico.
Nel suo ambito, infatti, possiamo notare il perseguimento di un fattore, la bellezza e l’estetica del cane, persino a discapito della salute e della preservazione delle doti naturali e attitudinali che le singole razze dovrebbero avere.
Vediamo Terranova e Retrievers che non sanno nuotare o peggio hanno paura dell’acqua; Cani da Pastore conduttori che hanno paura delle pecore o, eccesso contrario, che cercano di uccidere il bestiame; Molossi da guardia e difesa fortemente displasici, paurosi e senza tempra. Questo solo per fare alcuni semplici esempi.

apuano3I cani da pastore

Dal primo cane da pastore ai nostri giorni sono passati circa 10.000 anni, mentre dalla nascita dell’idea di razza pura del conte De Buffon sono trascorsi solo 260 anni: pensare ai pessimi risultati raggiunti da uomini che, in teoria, avrebbero dovuto avere conoscenze tecniche e mezzi superiori, mi riempie di infinita tristezza.
Affrontiamo adesso l’evoluzione del cane da pastore. Nella pastorizia esistono fondamentalmente due tipi di cane da Pastore: il cane da conduzione, che sposta e conduce il bestiame da un luogo all’altro, e il cane da guardia al gregge, esperto nella protezione dai predatori naturali come lupi e orsi, e dai furti di bestiame. Sono due tipi di “razze” di cani che si sono evoluti e diffusi nello stesso ambiente, la pastorizia; entrambi selezionati per rispondere allo stesso stimolo ambientale, il bestiame, ma che rispondono in due modi diversi: uno conduce le pecore mentre l’altro le protegge.
Poiché le due “razze” si comportano in maniera diversa nello stesso ambiente, e come risposta allo stesso stimolo, possiamo dedurre che le differenze tra di loro sono di tipo genetico.
I cani da Pastore più antichi sono i guardiani del gregge, apparsi sulla Terra circa 10.000 anni fa, mentre i cani da Pastore conduttori “nascono” al termine del periodo neolitico, circa 4.000 anni fa. Per capire il concetto fondamentale di come nasce il cane da Pastore conduttore, bisogna considerare che a un certo punto dell’evoluzione umana l’uomo diventa sempre più sedentario e comincia a praticare una pastorizia semi-nomade. “Inventa”, per così dire, la transumanza, cioè la migrazione stagionale degli armenti dai pascoli estivi a quelli invernali e viceversa. I pastori scendono dalle montagne verso valle con le loro greggi per trovare cibo; nascono così le vie tratturali.
Per esempio, in Italia, il tratturo più lungo e importante era quello che dall’Aquila portava fino a Foggia, chiamato anche Tratturo Magno o Tratturo del Re: un percorso lungo 244 km, largo circa 111 metri, da percorrere a piedi con tutto il bestiame.
Possiamo immaginare quanti poderi coltivati si potevano incontrare lungo il tragitto, e per questo il pastore ha sempre avuto assoluta necessità di lavorare con un tipo di cane in grado di mantenere le greggi sul tratturo, senza sconfinare nei campi coltivati. E’ così che nasce il cane da conduzione.
Trattando il tema dell’evoluzione del cane da Pastore conduttore è inevitabile citare l’antico cane da Pastore delle Alpi.
Le testimonianze dei graffiti rupestri dei Camuni sulle Alpi dell’alta Lombardia, in provincia di Brescia, indicano che circa 4.000 anni fa i popoli che qui vivevano avevano dei cani da Pastore. Essendo tali testimonianze fra le più antiche d’Europa trovo naturale pensare che questi cani, all’inizio probabilmente dediti solo alla caccia e successivamente “trasformati” in cani da pastore, siano fra i Pastori conduttori più antichi. E’ possibile quindi che l’antico cane da Pastore delle Alpi possa essere il progenitore di tutti i cani conduttori dell’Europa occidentale, e per quanto riguarda la zona in cui ci troviamo, anche progenitore del cane da Pastore Apuano.
Come questi cani siano arrivati sulle Alpi è relativamente semplice da spiegare. Attraverso le varie migrazioni neolitiche di popoli che, come i Natufiani, partirono dal Medio Oriente e si spinsero verso l’Europa, colonizzando di fatto, anche coi loro cani, i vari luoghi del nostro continente. Parliamo dei Natufiani perché sono considerati i primi pastori nomadi della storia, e possedevano quindi i primi cani da pastore. Quando, partendo dalla Mezzaluna Fertile, si fermarono e colonizzarono le Alpi, i loro cani fecero lo stesso. Questi cani divennero i progenitori dei cani da Pastore dei Camuni prima e del cane da Pastore delle Alpi in periodi successivi, fino ad arrivare al cane da Pastore Apuano, generatosi circa 2.500 anni fa, presente ancora oggi sul territorio dell’alta Toscana.

apuano1Il cane da Pastore Apuano

In piena età del ferro il popolo presente sull’attuale comprensorio delle Alpi Apuane e delle valli adiacenti erano i Liguri-Apuani, popolo di pastori-guerrieri che utilizzavano già il cane da Pastore Apuano per la conduzione degli armenti. Da una recente indagine da me svolta parlando con i pastori locali, risulterebbe che esistono attualmente solo alcune decine di soggetti di cane da Pastore Apuano che possono essere considerati “puri”.  Pochissimi , considerato il fatto che abbiamo detto avere circa 2.500 anni di storia alle spalle: com’è quindi possibile che questo cane sia praticamente a rischio di estinzione? Cosa sta mettendo a rischio questo antico cane da Pastore?
La causa principale della perdita delle antiche qualità di quasi tutti i cani da pastore, sia conduttori che guardiani e un po’ in tutto il mondo, è la drastica riduzione della pratica della pastorizia.  Nell’alta Toscana tale riduzione riguarda l’allevamento della pecora nera massese, di origine medievale, e della pecora zerasca.
I pochi pastori rimasti sul territorio hanno ridotto drasticamente il numero dei capi del gregge dai 1.000/500 capi del passato a 200/100 capi attuali e la conseguenza che più ci riguarda è il non utilizzo e l’impiego del cane da Pastore.
Non solo. Negli ultimi 25 anni il cane da Pastore Apuano è stato vittima di un forte inquinamento genetico dovuto all’incrocio con altri cani, soprattutto Border Collie, comportando, oltre al rischio di estinzione della razza, la perdita di questo patrimonio genetico che dovrebbe invece essere uno dei tanti vanti di questa terra, e quindi tutelato.
Il cane da Pastore Apuano ha contribuito nei secoli all’economia pastorale del territorio, dando la possibilità a decine di generazioni di pastori locali di avere un ottima qualità della vita.
L’Italia ha una cultura pastorale millenaria, dal neolitico ad oggi, ed è stata, per la sua posizione geografica, fra i primi paesi dell’Europa Occidentale ad essere colonizzata dai pastori nomadi provenienti da Oriente.
Le prime testimonianze di cani e pastori della penisola si trovano in Puglia, nella provincia di Lecce a Porto Badisco, nella famosa Grotta Dei Cervi, dove sono raffigurate pitture rupestri di uomini pastori, cani, pecore e capre, con una datazione certa di 7.500 anni, animali che all’epoca non esistevano in Europa.
Successivamente, e partendo dalla nostra Penisola, queste migrazioni giunsero a colonizzare la Francia, la Spagna e il Portogallo e dalle coste del nord della Francia sbarcarono successivamente nelle isole britanniche. Possiamo tranquillamente affermare quindi che la nostra cultura pastorale è la più antica dell’Europa occidentale, e i cani da pastore della nostra nazione dovrebbero essere quindi i più antichi d’Europa.
I cani da pastore conduttori hanno un’origine comune, ma le singole razze che da questa origine si sono evolute hanno storie di diversa lunghezza. Per esempio il Border Collie, originario della Scozia, risale a non più tardi del XVII secolo mentre la presenza del cane da Pastore Apuano dell’alta Toscana risale a 2.500 anni fa.
Trovo alquanto assurdo rischiare di perdere una razza praticamente autoctona, e quello che questa razza ha rappresentato per l’economia di questa terra, incrociandola con una che al momento è più “di moda”, perdendo un patrimonio storico e genetico così antico. Anche perché tutto questo non è sinonimo di miglioramento lavorativo. Alcuni pastori lunigianesi, infatti, mi hanno raccontato di aver provato a lavorare coi Border Collie e, per la loro esperienza, questi cani non lavorano in modo efficiente con le pecore sul territorio dell’Appennino, principalmente per alcuni ordini di fattori:
1)  La natura del territorio di origine: la Scozia è un immensa prateria verde con pascoli sconfinati quasi priva di ostacoli naturali (piante). Le isole Britanniche presentano per l’appunto condizioni geografiche e climatiche ottimali per l’allevamento intensivo degli ovini, territori vasti e verdi tutto l’anno costituiscono pascoli eccellenti per una pastorizia di natura stanziale che non ha mai avuto bisogno di attuare la transumanza e sono anche rare, se non rarissime, le occasioni per il bestiame di sconfinare nel coltivo.
2) Dal medioevo in poi si è proceduto alla eliminazione di tutti i predatori terrestri naturali, in particolare del lupo: l’ultimo di questi animali è stato abbattuto nel ‘700. Questo ha consentito ai cani locali, e soprattutto ai Border Collie, di sviluppare un diverso stile di lavoro sulla conduzione del gregge. A causa di tutto ciò gli  uomini pastori anglo-sassoni seguono il gregge, al contrario di tutti i pastori europei che solitamente stanno davanti al gregge.
3)  I fattori ambientali e culturali hanno favorito nei Border Collie uno stile di lavoro che si è adattato alle esigenze del territorio e ciò ha favorito anche un atteggiamento ed una postura che gli anglosassoni chiamano “clapping”. È una sorta di “stop di rallentamento” accompagnato da uno sguardo ipnotico: i Border Collie sembrano quasi strisciare verso il gregge e tendono ad appiattirsi ripetutamente sul terreno per controllare il bestiame. Sebbene ciò possa essere molto affascinante da vedere, costituisce un serio problema per le pecore, soprattutto in prossimità dei confini (strade urbane e campi coltivati) poiché i Border Collie tendono a rimanere bloccati e a perdere il controllo degli animali.
Queste sono caratteristiche che non si adattano al nostro territorio e al modo in cui un cane da pastore qui dovrebbe condurre il bestiame!
Vediamo anche qualche caratteristica somatica.
L’incrocio fra Border Collie e Pastore Apuano è un meticcio caratterizzato da un mantello in cui il nero è dominante; porta le orecchie pendenti (molli),  ha la caratteristica postura del clapping anche se in modo meno evidente che nei Border puri. Diverso quindi dal Pastore Apuano, che è stato forgiato ed adattato al territorio appenninico attraverso 2.500 anni di storia; la sua evoluzione lo ha portato ad avere uno stile di lavoro, contrariamente al Border, di una sorta di comportamento  istintivo che li porta senza alcun addestramento specifico a lavorare sui confini per tenere sotto controllo il gregge senza sconfinamenti. Ha una rapidità di reazione e di esecuzione fuori dal comune, che permette a un singolo cane di tenere a bada un centinaio di pecore senza troppa difficoltà. Il Border Collie è un bravo lavoratore sulle lunghe distanze, ma non sui confini, cosa a cui il Pastore Apuano è abituato. Esiste pertanto una differenza tra il Border Collie e l’Apuano di almeno 2.000 anni di storia e di cultura pastorale che li divide.
Perché dovremmo quindi continuare questo tipo di incrocio?
Ogni cultura pastorale forgia il suo cane da pastore ideale: il Pastore Apuano ha seguito lo stesso iter evolutivo, ma non ne sta proseguendo il naturale cammino.

Le foto rappresentative dei soggetti sono gentilmente fornite dall’Associazione Cane da Pastore Apuano.

Articolo precedenteAttenti al Padrone
Articolo successivoI cani degli homeless

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

21 Commenti

  1. ringrazio di cuore la Redazione per questo articolo!
    🙂

    l’Italia ha un patrimonio culturale, legato ai mestieri agricoli e pastorali, che si sta andando perdendo e – di conseguenza – un patrimonio (anche genetico) cinofilo, fatto di razze autoctone sane e funzionali sia dal punto di vista attitudinale che morfologico.

    è un peccato, a parer mio, vedere importare sempre nuove razze estere, magari seguendo le mode del momento.

    credo che ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia delle nostre razze meriti di essere sostenuta da chi ama davvero i cani, anche perchè non mi risulta che l’ENCI (nè il Ministero delle politiche agricole e forestali) si stia impegnando in questa direzione

  2. ultimamente ho sentito parlare di diversi cani da pastore di origine italiana, dalle caratteristiche più disparate. sarebbe bello sapere di più riguardo alle razze autoctone non riconosciute. ce ne vorrebbero di più di begli articoli come questo visto che su internet si trovano poche notizie e sempre poco attendibili… il problema è che le nostre bellissime razze non sono conosciute perchè nessuno le conosce e quei pochi che le conoscono non si preoccupano di informare il grande pubblico della loro presenza e delle loro caratteristiche. hanno paura che diventino di moda e le rovinino? o proprio non c’è interesse tra il grande pubblico perchè troppo “normali”? non sono abbastanza esotiche? guarda caso la più famosa razza da pastore italiana (e l’unica riconosciuta, mi pare) è il pastore bergamasco che è a dir poco scenografica. dove sono tutti gli altri pastori nostrani? io personalmente non ne ho mai visto neanche uno. il luvin, il pastore della sila, il pastore di oropa dove sono? tra le greggi forse… ma anche di quelle non se ne vedono tante…

    • Visto lo schifo fatto in passato dall’ENCI e dai suoi professoroni è meglio, molto meglio, che nessuno ci metta le mani. Se le molte razze italiane autocotone sono destinate a sparire, preferisco (tristemente) che scompaiano silenziosamente e con dignità, ma lontano da mafiosi e speculatori.

      P.S.:
      Il Pastore Calabrese (abusivamente definito “della Sila”) è uno spettacolo di cane.

      • io comunque penso che nonostante gli scempi che fa l’enci sia una cosa inaudita che tutto il nostro patrimonio cinofilo vada a farsi benedire… e non è per forza detto che debba rovinare le razze (anche se probabilmente hai ragione) e qualche allevatore serio ci sarà pure. ma se queste razze sono così poco conosciute non si fanno conoscere non ci sarà neppure chi compra i cani dell’allevatore serio, no?

  3. …uno dei tanti effetti catastrofici della Globalizzazione è proprio la standardizzazione (e/o l’inquinamento genetico conseguente ad essa o anche volontario a presunti fini migliorativi che solitamente hanno esito peggiorativo) delle piante e degli animali da reddito e da lavoro ad es: le varietà locali di graminacee, pecore, capre, maiali, mucche ecc (e anche di cani da pastore) finiscono x estinguersi o sull’orlo dell’estinzione nonostantew siano state plasmate da secoli o millenni di selezione e quindi siano le + adatte al microclima nelle quali sono nate..e vengono sostituite con piante standardizzate che magari hanno un rendimento + alto (almeno ALL’INIZIO: dopo alcuni decenni di questa agricoltura stiamo appena cominciando a pagarne il dazio con una flessione della produzione e un terreno irrimediabilmente rovinato) ma non essendo adatte ai vari microclimi necessitano di pesante irrigazione, di fertilizzanti chimici (e depauperano il terreno) di diserbanti e pesticidi (che avvelenano pesantemente l’ambiente x lunghi periodi); idem x gli animali da reddito autoctoni e quindi rustici e adatti a sopravvivere nel territorio di appartenenza, sostituiti con animali che possono sopravvivere SOLO se allevati in modo intensivo (e con pesanti aiuti chimici: vedi ad es antibiotici che sono un gravissimo pericolo x l’ecosistema e l’uomo) perchè non solo inadatti al territorio e al microclima ma perfino privi dei + elementari istinti di sopravvivenza ( ad es polli che se piove non sanno + nemmeno andarsi a riparare sotto una tettoia ne tantomeno proteggere se stessi o i pulcini da un predatore anche solo dandosi alla fuga)…

    In questo scenario non solo a razze autoctone di cani da pastore è stato mischiato sangue di border credendo ingenuamente di migliorarli, ma anche razze autoctone di molti animali da reddito sono state miscelate con varietà estere nella speranza + o meno ingenua di renderle + produttive o adatte ai tempi che cambiano (ad es trasformare le antiche razze di buoi da lavoro in vacche da carne che hanno tanti muscoli anche se non si muovono e che sviluppano muscolatura abbondante in luoghi da cui si prelevano i tagli di carne + richiesti + che nei luoghi dove tale muscolatura poteva servire a tirare un aratro o un carro)…
    Comunque non è un fenomeno solo recente: da secoli una moltitudine di razze di cavalli sono state insanguate con purosangue arabo e/o inglese con il preteso fine di migliorarle (soprattutto dal punto di vista morfologico, e soprattutto estetico + che funzionale)…solo che negli ultimi 50 anni circa ciò è aumentato rischiando insieme alla standardizzazione di spazzare via patrimoni genetici millenari e perfettamente adatti a certi luoghi x sostituirli con qualcosa che magari sulla carta o all’inizio sembra ottimo ma poi si rivela un fiasco (e anche SE si rivelasse ottimo in qualche caso la perdita di un patrimonio genetico millenario è una perdita INESTIMABILE).

    Perfino quando vengono fatti i rilasci venatori vengono spesso scelti animali di una determinata specie, ma NON della variante autoctona del luogo (spesso perchè la variante scelta ad es ha una taglia maggiore o è + appariscente esteticamente…ma NON è adatta al microclima ne alle condizioni del territorio di rilascio) e ciò ha esiti decisamente nefasti (nella migliore delle ipotesi il 100% degli animali rilasciati muore x mano dei cacciatori o dei predatori PRIMA di riprodursi, mentre nella peggiore delle ipotesi i rilasci annuali fanno sopravvivere anche solo 1% degli esemplari rilasciati x il tempo necessario alla riproduzione e ciò inquina irrimediabilmente gli animali autoctoni rendendoli + deboli e interrompendo ciò che la natura stava selezionando da millenni)…

    Da alcuni anni a questa parte, timidamente (e con l’Europa che a parole acclama ma in pratica non aiuta o rema contro) alcune realtà stanno cominciando a sforzarsi di preservare e rendere nuovamente disponibili le varietà autoctone di semi e di razze di animali da reddito (ma la strada è ancora lunghissima e gran parte di tali varietà di piante e animali è comunque sull’orlo dell’estinzione e magari sconosciuta al cittadino che ha l’orto nella casa di campagna e vorrebbe coltivare biologico x se e la famiglia, perchè queste piante solo le + adatte ad essere coltivate in modo biologico e senza sprechi di acqua come questi animali sono i migliori x l’allevamento tradizionale)… Spero che si continui ad andare in questa direzione e che ciò venga fatto anche x quanto riguarda l’antico patrimonio cinofilo Italiano (Pastore Apuano compreso): se i pastori non saranno + portati a considerare + figo un border rispetto ai loro cani non penseranno di poter migliorare i loro cani incrociandoli con un border, anche senza spiegargli la genetica o i motivi precisi x cui il mix fra pastori autoctoni e cani esteri selezionati x lavorare in condizioni assai diverse è un flop sicuro.

    Spero che un giorno anzi diventi “figo” proprio l’avere un cane (o un qualsiasi animale/pianta autoctoni) con una selezione funzionale millenaria perfettamente adatta al proprio territorio e quindi a quelle condizioni di lavoro, perchè in realtà tale patrimonio genetico millenario è inestimabile (e ricostruirlo realmente è impossibile: una volta perso è perso e raccogliere i cocci x riselezionare non ricreerà mai l’esatto animale originale con il suo bagaglio di adattamenti, ma solo uno che gli somiglia e ha alcune sue caratteristiche) e quindi “figo”; e se considerato “figo” anche da chi di teoria non ne sa un acca, beh, non gli verrà + in mente di migliorarlo meticciandolo con animali esteri e pasticciandoci nei modi + disparati!

    • Purtroppo oggi tutto deve obbedire ad una sola logica: quella del profitto! Fa niente se per seguirla si sta distruggendo il pianeta e chi vi abita!

    • Non c’entra con i cani…ma se la strada è questa c’è da allarmarsi parecchio. Io so che da poco è stata emanata una sentenza che vieta la commercializzazione di semi di piante tradizionali…. Credo che questa cosa dovrebbe farci molto riflettere (per non dire deprimere).

  4. grazie a tutti voi, è bello leggere pensieri come i vostri.

    mi permetto solo di aggiungere che:

    1) i vostri timori (che diventino di moda e le rovinino?) sono anche i miei… e l’esperienza del Cane Corso purtroppo conferma che si tratta di timori fondati!

    2) per quanto riguarda il Pastore Calabro, non entro nel merito della “legittimità” o meno di attribuzione locale alla Sila… però anche quello è un progetto che sto supportando con simpatia, visto che l’articolo pubblicato su questo sito qualche mese fa http://www.tipresentoilcane.com/2012/06/23/salvato-dallestinzione-il-cane-da-pastore-della-sila/ l’abbiamo realizzato insieme all’amico Dino Iusi

    3) con tutto il rispetto per i Pastori Russi, quelli Ungheresi, e altri validissimi guardiani d’importazione… ma il Pastore Fonnese come carattere credo non abbia niente da invidiare a nessuno!

    un progetto, che in questo momento gira tra le idee del sig. Vittorino Meneghetti, è un “Atlante delle razze autoctone regionali italiane”… e chiaramente lo scrivo qui perchè se anche Valeria volesse partecipare, il buon esito del progetto sarebbe assicurato!
    🙂

    • la trovo una bellissima idea quella dell’atlante! io adoro le razze italiane ma si trovano veramente poche informazioni a riguardo… se lo fate davvero lo comprerei di volata!

  5. il problema della serietà degli allevatori non si risolve nè dentro nè fuori dall’ENCI, secondo me.

    finchè non cambia la cultura dell’acquirente, il venditore (per riempirsi la pancia e magari il conto in banca) è ovvio che si conformi ad essa!

    purtroppo non vi nascondo che mi irrita moltissimo, quando periodicamente faccio ricerche su google, trovare in vendita cuccioli di queste razze in via d’estinzione (non ci sarebbe nulla di male, anzi!) su siti “bancarella” tipo e-bay, annunci.it, kijiji, e compagnia briscola… che clienti vuoi trovare lì?

    si dovrebbero piuttosto coinvolgere le Istituzioni (non cinofile! quelle politiche, culturali, ecc.) per consentire l’esposizione magari gratuita e patrocinata, di queste razze, quando si fanno sagre, eventi, ecc.

    ma anche nelle varie trasmissioni televisive che vanno tanto di moda, la domenica mattina… quelle “tipo Melaverde”, in cui vanno a bussare alla porta del contadino per chiedergli quali rape vanno meglio per fare la minestra, e poi lo trascinano a cucinare in piazza… intanto che gli si infila il gastronomo in cantina e gli assaggia tutti i salumi che ha messo a stagionare!

    😀

    parere personale, eh

    • Secondo me Ebay annunci e soci sono sempre un modo di farsi pubblicità alla fine gli allevamenti sono pur sempre aziende e come tali debbono farsi conoscere anche se mi immagino che farsi spazio la sopra tra cagnari e cucciolate del vicino sia dura. Per il resto io cercavo un cucciolo meticcio e l’ho trovato su ebay annunci (dietro ci stava una associazione di volontariato abbastanza seria) perché purtroppo o per fortuna nei canili della mia zona non c’erano cuccioli ed essendo ipersciuramaria al primo cane ho preferito ingenuamente (poi pare ci sia andata bene comunque) partire da un cucciolo abbandonato, non sapendo bene cosa cercare in un cane. Se un giorno volessi un cane di razza, dove dovrei cercarlo? Sito Enci? E se incappo in cagnari con affisso? Allora tanto vale che gli allevamenti facciano anche loro annunci un po’ qua e un po’ la e poi starà all’acquirente che cerca un cane con tutti i crismi valutare se ha davanti un allevatore serio o una ciofeca.

  6. Apuano -> a pois… sembrava uno scherzo…
    😀

    purtroppo l’ignoranza cinofila accompagnata dalla fantasia commerciale…

    riguardo al discorso cagnaro VS selezionatore: purtroppo anche in questo caso secondo me é colpa soprattutto di chi compra!

    conosco gente che va dall’allevamento più vicino o cerca su internet per non prendersi la briga di cercare di capire o per risparmiare tempo, poi si lamenta se prende un esemplare “difettoso”… per non dire di quelli che sono contenti di “risparmiare” se gli fanno lo sconto rinunciando al pedigree!

    guarda caso però: chi cerca un cane “da lavoro”, invece, sa sempre dove andare a cercarlo, magari a centinaia di km di distanza

  7. Ho letto con piacere l’articolo sul Cane da Pastore Apuano.

    Per mia grande fortuna ho avuto occasione di frequentare, conoscere a fondo e di amare la Lunigiana. Questo territorio che occupa l’estrema punta nord della Toscana, insinuandosi tra la provincia di La Spezia e quella di Parma, è un vero paradiso caratterizzato da colline verdissime e boscose, corsi d’acqua fresca e pura e castagneti antichi ed imponenti.
    In questo territorio la pastorizia è ancora praticata. Spesso le greggi sono piccole, quasi un hobby per i pensionati che occupano il loro tempo libero a contatto con la natura, divertendosi a praticare il lavoro dei loro padri e dei loro nonni.

    Uno di questi pastori “per passione” è lo zio di mia moglie. Lo zio Renzo, oltre ad avere una passione viscerale per l’allevamento, è un grande appassionato e conoscitore del Pastore Apuano. Probabilmente se gli si chiedessero informazioni parlando appunto del Pastore Apuano nello specifico direbbe che non lo conosce, infatti per lui è semplicemente il cane da gregge che da sempre accompagna le sue bestie al pascolo, e che le recupera dai pascoli alla sera riconducendole all’ovile.

    Parlando con lui dei cani che lo hanno aiutato nei tanti anni di attività, si resta affascinati: descrive animali che vengono addestrati più che altro dal soggetto più anziano e con maggiore esperienza. Il pastore interviene, ma non più di tanto. Cani che imparano a obbedire ad ordini impartiti con fischi modulati e ritmati come un codice, senza dover usare comandi vocali.
    Più volte mi è capitato di essere in compagnia dello zio verso sera, il suo cane (schivo e diffidente con tutti) se ne sta accucciato sul ciglio della strada, mai invadente ma sempre presente. Ad un certo punto viene dato il comando con un fischio particolare, senza bisogno di nessun altro comando (se non l’alzata di un braccio ad indicare la collina sopra il paese)e il cane parte come una fucilata.
    Dopo il tempo strettamente necessario a percorrere la distanza tra il pascolo e l’ovile, eccolo rientrare con una quarantina di capre. Una volta che tutti gli animali sono entrati nell’ovile, cane compreso, lo zio va a chiudere il cancelletto. Il cane esce saltando il recinto e si riaccuccia sul ciglio della strada.

    Ai miei occhi queste cose apparivano come fenomenali esercizi da circo, per lo zio erano il “minimo sidacale” che il suo cane doveva garantire nello svolgimento del suo lavoro.

    Sono felice che si stia iniziando un’azione di riconoscimento e valorizzazione di questa razza. Mi auguro che, imparando dagli errori fatti operando su altre razze, l’attività di chi se ne occupa sia attenta e rispettosa del grande e prezioso patrimonio genetico di questi antichi cani da lavoro.

  8. che bella testimonianza!
    🙂

    nella prossima primavera si terranno in Lunigiana diverse occasioni culturali per chi non ha la fortuna di conoscere come te questi meravigliosi cani (peraltro ne ho visto un esemplare a passeggio libero, accanto al padrone, in un parco a Roma… e si comportava in modo davvero esemplare!) ed il mondo pastorale in genere

    sul sito di ACAMP e sulla sua pagina FaceBook a breve ci saranno date e programmi, magari ci vedremo lì

  9. Sarebbe un piacere!

    Orbito spesso in zona, e conosco anche l’agriturismo Montagna Verde di Apella. La Lunigiana è terra orgogliosa e attenta alle sue tradizioni e alla sua cultura. Nel periodo estivo, approfittando delle sagre di paese, le varie Pro-loco si impegnano a fondo per promuovere tutto ciò che appartiene al territorio.

    Mi terrò informato, così da poter valutare la possibilità di presenziare al vostro seminario.

    . . . . ma tu sei della zona?

  10. no, ho vissuto 3 anni a Lucca, ora sono a Verona…

    a BAGNONE c’è l’azienda agricola presso cui puoi trovare il sig. Meneghetti, sul sito http://www.acamp.it trovi i suoi riferimenti, già a fine marzo dovrei capitare lì per fare una prova di lavoro con bestiame (con il mio vecchio Corso, finchè ce la fa a tenersi in piedi)
    😉

    • Splendida città Lucca!

      Per quanto riguarda Bagnone è il paese dove abbiamo la casa. Non conosco il sig. Meneghetti, ma sicuramente qualcuno me lo saprà indicare.

      La prossima volta che andrò in Lunigiana mi informerò, sarebbe un piacere fare qualche chiaccherata con degli appassionati cinofili.

      Purtroppo il mio cane non è certo un “pastore” , ho uno staffordshire bull terrier, quindi non se ne parla di partecipare alle prove di conduzione degli ovini.

      • non è detto che non possa cimentarsi!

        se guardi il Regolamento per le prove sul bestiame (purtroppo il webmaster ha avuto dei seri problemi, per cui alcune sezioni del sito non sono state completate, tra le quali questa) potrai vedere che è prevista la possibilità anche per i Terrier Tipo Bull:

        http://www.acamp.it/proveattitudinali.html

        chiaramente, prima di lasciar avvicinare QUALUNQUE cane a contatto diretto con le pecore, viene effettuata una valutazione attraverso un recinto di sicurezza!

        il centro Cinofilo Merlino’s si trova in località Vallescura, però più di questo non so dirti… ti consiglio di telefonare al sig. Meneghetti per avere indicazioni più precise
        🙂

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here