gatto-indemoniatodi MARIO GIOVANNINI –  A molti, sicuramente, non sarà sfuggito il nuovo docureality in onda su Real Time TV il lunedì in prima serata: “Il mio gatto è indemoniato”.
Un po’ perché di estate ne stiamo vivendo una pallida imitazione, ma la programmazione televisiva è quella tipica della stagione: non c’è una beneamata mazza da guardare. Ma anche – e forse soprattutto – eravamo un po’ tutti in attesa di vedere quando sarebbe arrivato il ‘sussurratore’ per felini, dopo l’invasione di programmi analoghi dedicati ai cani.
E in effetti il protagonista, Jackson Galaxy – al secolo Richard Kirschner – è stato presentato proprio così in America, The Cat Whisperer. In Italia devono aver capito che non è aria e hanno evitato, per sua fortuna.
Dopo aver visto le prime puntate della serie (4 di 8 in programma) sono partito lancia in resta per scriverne qualcosa. Per poi frenare bruscamente.
E chi sono io per giudicare? Questo sarà sicuramente un etologo animale/veterinario comportamentista o entrambe le cose assieme, con almeno tre lauree e un curriculum da paura. Di sicuro sparerò qualche cavolata di portata galattica (appunto), mi sono detto.
Però sono curioso di natura e ho a disposizione la risposta a tutte le domande dell’universo: Google.
Così ho dato un’occhiata: il sig. Galaxy in effetti sta ancora studiando per laurearsi… in storia dell’arte. E’ un volontario della Humane Society in Colorado da molti anni, si occupa di recupero comportamentale dei gatti di giorno e fa il musicista di notte.
Quindi, considerato che abbiamo circa la stessa età, le stesse passioni (gatti e chitarre), lo stesso titolo di studio, anche se ho qualche tatuaggio in meno e qualche (parecchi) capello in più, ho deciso che posso permettermi di dire la mia su “Il mio gatto è indemoniato”.
Lo script della serie è classico che più classico non si può.
Anzi, diciamoci la verità, ‘ste trasmissioni sono tutte uguali come format. Flashback iniziali con presentazioni dei casi, cavaliere dalla bianca armatura che giunge a spron battente sul suo cavallo alato (una convertibile d’epoca, in questo caso) a risolvere tutti i problemi. E, nel corso della narrazione, continui e ripetuti riassunti della situazione.
Su questo apro una piccola parentesi: o gli americani hanno una capacità di concentrazione molto inferiore a quella dei mitili – da qui la necessità di continui riepiloghi – oppure fanno zapping in maniera decisamente più selvaggia della nostra. Chiusa parentesi.

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il-mio-gatto-e-indemoniato-jackson-galaxyJackson affronta in ogni puntata due casi: il primo, quello a cui viene dedicata la maggior parte del tempo, è di base un problema comportamentale, il secondo di natura clinica.
Devo ammettere che dopo aver visto i primi 10 minuti della prima puntata sono andato molto vicino a spegnere la Tv e archiviare il tutto come cavolata.
Un gatto con problemi di aggressività veniva affrontato occhi negli occhi e stimolato ad attaccare, a graffiare a sangue. Ora, chiunque ha un gatto impara dopo 15 minuti di convivenza che, se parte la graffiata, la mano non va tirata indietro di colpo, ma spinta verso il gatto (che di solito molla e si allontana). Altrimenti gli uncini delle unghie ti aprono a sangue.
Quindi, se lo fai vuol dire che lo vuoi fare, vuoi sanguinare e fare un po’ di scena.
Ok… sono americani, posso capirlo. E per un musicista farsi conciare le mani in quel modo non deve essere esattamente un piacere.
Però ho tenuto duro e non ho spento. E, quasi mi scoccia ammetterlo, ho fatto anche bene. Perché il sig. Galaxy, dopo la piccola concessione allo show, si è rivelato una persona che parla in maniera sensata e, dote rara, agisce di conseguenza.
Un osservatore attento e un buon conoscitore della natura felina.
Senza coercizioni o numeri da circo individua la causa del problema – perché se c’è un problema c’è sempre una causa, basta riuscire a vederla – e la risolve in maniera decisamente pragmatica.
L’aggressività del gatto è causata dall’invadenza di quello dei vicini? Bene, si impesce all’invasore di passare.
Fine, senza tante menate.
Senza mai accennare all’utilizzo di psicofarmaci (grazie a Dio), senza nessun intervento che miri a ‘schiacciare’ l’animale. E senza farsi scrupolo di interpellare esperti e medici quando il problema lo richiede.
Certo, poi se c’è bisogno di chiamare il ‘sussurratore’ per accorgersi che il proprio gatto, che caga praticamente biglie di vetro e lascia una pozzetta di sangue ogni volta, forse, ma forse eh, ha un problemino fisico e non comportamentale se te la fa in giro ogni tre per due, forse il problema non è il gatto.
Ma forse, eh!
Idem per quello che aveva avuto un ictus, si muoveva a stento e nessuno in casa se ne era accorto. In questo caso, più che di un comportamentista, si avrebbe bisogno di un esperto in cavatappi per farsi estrarre la testa dal culo, dove evidentemente è finita da tempo.
Quindi: non è esattamente un capolavoro di trasmissione, ma se qualcuno, guardandola, imparerà a osservare i propri animali con maggiore attenzione e farsi qualche domanda in più, allora ben venga anche Jackson Galaxy.
E poi sarò di parte, ma un chitarrista che gira con la custodia piena di giochi e pappe per gatti non poteva che starmi simpatico, alla fine.

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7 Commenti

  1. Se cercasse di “dominare” un qualsiasi gatto con metodi alla Millan…beh, diventerebbe famoso per saper suonare la chitarra con le dita dei piedi XD

  2. Avevo notato questa cosa del provocare il gatto. Sebbene non sia esperto per niente di gatti, immaginavo che fosse tutto spettacolo. Anche perche’ e’ inevitabile che il felino ti graffi se pretendi di toccarlo quando non vuole. Non capivo il masochismo comportamentista di gatti… 🙂

  3. Non ho mai visto il programma e non sono riuscita a trovare il canale TV menzionato. Ma mi fido della presentazione dell’autore dell’articolo. Al di la di questo se è pur vero che l’abito non fa il monaco, ad un qualsiasi tizio con le sembianze del tal Galaxy (ma S4 o S5? ;.)))) ) non permetterei di farlo avvicinare ai miei gatti.

  4. beh anche se di per sé è una cavolata allucinante, qualche spunto di interesse ce l’ha (piccolo piccolo, qua e là). e ora ho imparato a non tirar via la mano di colpo quando il mio “Gatto Indemoniato” me la graffia!

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.