di VALERIA ROSSI – Ha suscitato un bel po’ di polemiche la notizia (io l’ho letta su LaZampa.it, ma l’hanno pubblicata diversi giornali) della coppia di turisti cacciata da una chiesetta di Alassio (secondo alcuni dei presenti “malamente”, secondo il parroco “in toni civili”) perché i due erano entrati col loro cane, un golden tranquillissimo.
I commentatori si sono scatenati, sia sul sito della Stampa che su Facebook: chi coprendo di insulti il parroco e chi coprendone, invece, chi ne difendeva l’operato. Come al solito, l’importante è dividersi in avverse fazioni e poi menarsi di brutto (da dietro alla tastiera, ovviamente).
Essendo io atea (e quindi non provando alcun sentimento religioso) ed essendo sì cinofila, ma non “fanaticamente” cinofila, forse riesco a vedere la cosa con maggiore distacco di chi finora ha commentato questa tipica news “estiva” (ovvero, come creare un “caso” da una sciocchezza).

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MONTREAL, QUEBEC; MARCH 28, 2013 -- Sandy and Ian Temple and their dogs Toby, left and Myles flank Archdeacon Michael Johnson at Christ Church Beaurepaire in Beaconsfield, west of Montreal Thursday, March 28, 2013. The church offers a monthly service called Paws & Pray to which parishioners can bring their dogs. (John Mahoney/THE GAZETTE)A me sembra che:
a) non essendoci una regola fissa (tant’è che molti altri preti permettono l’ingresso ai cani) sia il parroco, essendo in casa sua, ad avere il diritto di decidere chi ci può entrare e chi no.
Sì, d’accordo, è anche la casa di Dio: ma Lui non si è pronunciato in merito, quindi le decisioni toccano al Suo affittuario. O al Suo legale rappresentante, chiamatelo un po’ come preferite.
Pure io abito in affitto, ma la mia padrona di casa mica decide chi devo far entrare in casa mia.
E se è vero che i luoghi di culto sono aperti al pubblico,  è anche vero che lo sono anche i cinema… e non mi risulta che nessuno si sia mai sognato di portarci il cane, né di lamentarsi se gli chiedevano di non portarcelo;
b) sia la motivazione fornita dal parroco a non essere corretta.
Pare, infatti, che abbia detto “Questo è un luogo di culto e, come tale, va rispettato”. E dove cavolo starebbe la mancanza di rispetto, nell’entrarci con un cane tranquillo ed educato che – stando ai presenti – non ha disturbato nessuno?
Capirei se avesse abbaiato, o magari alzato la zampa su qualche santo… ma qui sembra che la “mancanza di rispetto” consistesse solo nel suo essere cane.
E questo è molto triste, visto che i cani sono a loro volta creature di Dio (per chi ci crede)… e che se al mondo c’è una creatura innocente e dall’animo puro, questo è proprio il cane (e questo è incontestabile, si sia o meno credenti).

canechiesa2Allora quando entra in chiesa un assassino, o un pedofilo (ogni riferimento ai preti è puramente casuale), cosa dovremmo fare?
Cacciarlo a pedate mi parrebbe il minimo: e invece no, non si fa. Perché si parte dal presupposto che lui possa entrare in chiesa “per chiedere perdono a Dio”. E siccome Dio è misericordioso e il Suo perdono non lo nega mai (il che è pure comodo: un giorno ammazzo, il giorno dopo chiedo perdono e sono a posto. Infatti, guarda caso, i mafiosi sono quasi tutti religiosissimi), le porte della Sua casa non si chiudono in faccia a nessun umano.
Ai cani invece sì.
Sarà che i cani non hanno niente da farsi perdonare… però la motivazione del “rispetto per il luogo” è proprio deboluccia.
Avrei preferito di gran lunga che il parroco dicesse “eqqquicomando io eqquesta è casa mia, perché sono il rappresentante in terra del vero Padrone di casa. Quindi decido io”. Sarebbe stato più onesto;
c) molto dipenda dal tono in cui è stato effettivamente pronunciata la richiesta di allontanarsi. Se è stata educata come sostiene il parroco, non ci trovo nulla di così drammatico.
Se è stata imperiosa e indignata, tipo “cacciata dei mercanti dal tempio”… allora il prete è fortemente criticabile dal punto di vista umano, indipendentemente dal suo ruolo.
Se io fossi stata nei suoi panni, e non avessi voluto il cane in chiesa, credo che avrei detto qualcosa tipo: “Questa è la casa del Signore e chiunque è il benvenuto: però ci sono tante persone, qualcuna di esse può aver paura dei cani o non gradire la presenza di un animale. Quindi, per rispetto di tutti i presenti, vi sarei molto grato se entraste uno alla volta e l’altro rimanesse fuori a coccolare il suo cane”.
E scommetto che nessuno (neppure i turisti) avrebbe creato un “caso”;
d) se proprio vogliamo parlare di mancanza di rispetto, allora direi che è stato il parroco ad essere irrispettoso verso questo signore qua:

san-francesco
E voi come la pensate?

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26 Commenti

  1. Bah, la cosa è soggettiva, nel senso che dipende proprio da prete a prete. Il mio attuale è il fiero possessore di un San Bernardo e non dice nulla se qualcuno porta il cane in chiesa (e infatti ogni tanto qualche cagnolino dai vede); mentre quello che l’ha preceduto non vedeva di buon occhio nemmeno che ci entrassero i bambini piccoli, perché”disturbavano”. In ogni caso credo che, cinofobi esclusi, chiunque trovi più seccante avere un vicino che gioca con il cellulare (o che si fa addirittura una bella telefonata), piuttosto che un cane che bada ai fatti suoi. Poi certo, non credo che per un cane sia il massimo del divertimento starsene sdraiato per un’ora sotto a una panca, tra i piedi di perfetti sconosciuti, ma questo è un altro discorso…

    • Ha, ha, ha XD, brava Silvia! Stracondivido e stracondivido quello che scrive Valeria, io credo in Dio, mi piace entrare in chiesa quando non c’è nessuno, STOP, credo di aver detto tutto no?

  2. Valeria, la questione è semplicissima: la chiesa è fatta da uomini e come tali sono peccatori che di conseguenza verranno sottoposti al giudizio divino. Ovviamente per chi crede. L’essere peccatori comprende anche tante varianti: essere rincoglioniti, essere stupidi, essere inopportuni, essere ignoranti ecc. ecc. Per queste cose non so se saranno giudicati da chi di dovere, però sono umani come noi e quindi non dobbiamo sorprenderci

  3. Il “rispetto per il luogo” impone anche un abbigliamento che nulla ha a che vedere con i sentimenti religiosi, del tipo io posso essere religiosissima, ma se sono in spiaggia in shorts e smanicato non posso entrare in chiesa a pregare…lui potrà essere stato il cane più tranquillo del mondo, ma se lo si lascia entrare poi non si può impedire l’ingresso a quello abbaione o a quello a cui i proprietari lasciano fare pipì sull’acquasantiera…Queste regole fra l’altro sono quasi sempre presenti solo nei comuni turistici per garantire appunto un “rispetto del luogo” che altrimenti andrebbe a farsi benedire se lasciato al buonsenso e rispetto delle persone

    • Non sono completamente d’accordo: in primis, quando sono al mare e vado a messa la domenica mattina non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di mettere qualcosa di diverso da pantaloncini (10 cm sopra il gonocchio) e canottiera. Se qiella volta nessuno ha pensato al ricircolo d’aria non è colpa mia e non sarò io a farne le spese. In secondo luogo credo sia fattibile lasciar entrare i cani beneducati e non quelli che non si sanno comportare. Ti faccio un esempio: entrano in chiesa due ragazzi, il primo si siede mentre il secondo comincia ad incidere una panca col coltellino. Il prete ha tutto il diritto di lasciare al suo posto il primo e di cacciare il secondo, non trovi? 😀

      • Per l’abbigliamento dipende da chiesa a chiesa…prova ad entrare come hai decritto in una chiesa “turistica”! Io quest’estate visitavo un tempio buddista a Singapore e mi hanno chiesto di coprirmi le spalle…l’ho fatto subito scusandomi per la mancanza di rispetto. Secondo me il tuo esempio non sta in piedi perché si parla di un reato (danneggiamento)…mentre ce la vedo la sciura che non vuole portare via il cane perchè sta “solo” abbaiando, e che farà mai di male? ha pura di quel cane grosso che dorme 3 banchi più indietro! Del resto lo si vede sempre con i bambini liberi di correre per le navate e strillare, se io avessi un figlio che inizia a comportarsi male (o se più piccolo anche solo a piangere) lo porterei fuori in tempo zero per non disturbare, ma per altri non è così. Visto che il buon senso è merce sempre più rara, a volte bisogna ottenere il giusto rispetto anche con regole che purtroppo penalizzano più del dovuto

        • Sono d’accordo che le regole cambiano di Chiesa in Chiesa, quella di cui ti parlavo è a Porto Santa Margherita ed è turistica. Il paragone del ragazzino che sfregia la panca era col cane che fa pipì in giro: se non si porta rispetto per il luogo in cui ci si trova si viene allontanati, come per tutte le altre situzioni dal mercato al negozio d’abbigliamento. Non credo proprio che una signora che arriva a portare il cane in un luogo di culto non mi diventi paonazza e non si faccia piccola piccola verso l’uscita se il suo cane comincia ad abbaiare. Le Chiese dei luoghi turistici sono visitate più spesso per le bellezze storiche che per le celebrazioni, quindi un cane non ci resterà più di mezz’ora e mai fermo per più di qualche minuto. Non dico di portare per forza i cani nelle Chiese, ma se sono di passaggio a Padova vorrei poter visitare la Cappella Sistina senza dovermi fare mille paranoie 😀

  4. Ciao Valeria. Sai io l’ho spesso portato al cinema… forse perché è educato! Inoltre organizzo una rassegna cinematografica all’aperto e lascio entrare anche i nostri amici pelosi. Trovano anche le ciotole per l’acqua!
    Lucia Milone

  5. No problem, io in chiesa non ci vado^^ Undici anni a scuola dalle suore e…mi è passata la voglia (non si offendano i credenti); a Lucca siamo entrati con Sif in parecchi luoghi di culto (ok, cane di tre chili moolto tranquillo, quindi invisibile)… però capisco perche San Francesco si ostinava a parlare con gli animali: perchè gli umani con capiscono un c***o. (rubata da facebook)

    • Mi fai sentire in colpa…io ho sabotato la cresima perchè nessuno mi aveva ascoltata nel mio grido:”la cresima noooooo”. allora ho scelto una madrina (mi pare si dica così…) non credente e mi sono presentata davanti al parroco in tuta e scarpe slacciate da ginnastica….nelle foto ci sono tutte le compagne di catechesi infiocchetate e vestite a festa…e poi qualcuno che sembra aver sbagliato posto….! anche io rispetto i credenti seri e mi dispiace un po’ (ma avevo tredici anni…età strana!)!

  6. Purtroppo un sacco di preti la vedono in questo modo, trattando i cani alla stregua di bestie impure. Io non entro proprio nelle chiese, specie durante le messe, e di approcciare i preti non mi passa neanche per l’anticamera del cervello… quindi, personalmente, sono a posto.

  7. Pingo, in qualità di mio “segretario”, entra regolarmente nelle chiese in cui faccio concerti. Dopo qualche perplessità iniziale, nessun parroco ha mai avuto da ridire sulla sua presenza perché è stato educato a rimanere fermo (terra-resta libero con distrazioni) sotto il mio clavicembalo. Di fronte all’ottusità di alcuni, preti e non, l’unica arma a nostra disposizione, come padroni di cani, è quella di un comportamento ineccepibile da parte del binomio. Per ora ha sempre funzionato.

  8. Se il parroco ha paura dei cani o non gli piacciono, è normale che lo trovi irrispettoso. Tra l’altro il cristianesimo di per se non ha mai avuto grande interesse per gli animali, salvo eccezioni.
    In più molti parroci essendo anziani sono stati educati in un epoca in cui il cane non era il compagno di famiglia, ma un animale sporco e poco “nobile” e all’epoca in cui questi uomini sono stati cresciuti, l’idea di un cane in chiesa era una grave offesa, e ovviamente poi una persona mantiene tutta la vita le convinzioni che gli sono state imposte da piccolo.
    Io resto dell’idea che uno a casa sua e nei locali anche pubblici di cui si occupa possa far entrare chi vuole

  9. I miei parenti hanno un bovaro del bernese adulto. Un giorno, la sua proprietaria, in inverno, era rimasta fuori da una chiesa col cane al guinzaglio (per motivi facilmente intuibili), mentre il resto della famiglia era entrato. Ad un certo punto il bovarone inizia a tirare con forza il guinzaglio senza motivo, la mia parente lo segue nel movimento e si sposta col cane. poco dopo cade dal tetto della chiesa una lastra di ghiaccio nel punto in cui prima c’erano proprietaria e cane.
    la si può vedere in due modi: 1) se fosse normale entrare con i cani in chiesa nessuno sarebbe rimasto fuori e nessuno avrebbe rischiato la vita. 2) se non ci fosse stato un cane in famiglia nessuno avrebbe rischiato la vita comunque. Io scelgo il numero 1).
    Per il resto condivido esattamente quello che c’è scritto nell’articolo perchè tiente conto della situazione a 360 gradi e perchè sono atea anche io. Se entro in un luogo di culto mi sento a disagio.
    In un cimitero, nella cittadina vicina a dove abito io, non si può entrare col cane (al guinzaglio, naturalmente)…si dà forse per scontato che pisci sulle tombe?
    io, se mai dovessi andare a trovare alcuni parenti seppelliti lì (troppo dolore ricordarli e vederli sotto terra….indipendentemente dal significato anche religioso di un cimitero) riuscirei a farlo solo col mio cane presente….che quando piango mi lecca finchè non ho smesso. quindi divieto vai a quel paese! e se qualcuno avesse qualcosa da ridire pazienza!

  10. Ateo e cinofilo fino al midollo, ma…
    Ma questa smania di portare i cani ovunque, non credete sia stupida ed odiosa, sia per i cani che per le persone.
    Il cane più educato del mondo può tranquillamente mettersi ad abbaiare per mille motivi: vi sembra il caso in un luogo di culto?
    A me sembra di vivere in un’epoca di fanatismi. Tutto deve essere estremizzato fino al patetico.

  11. Una volta, tra i molti modi di dire, c’era anche “avere la fortuna del cane in chiesa” che significa essere particolarmente sfortunati perche’ la chiesa accoglie tutti ma non i cani che al contrario venivano scacciati. Il problema non erano i cani ma gli animali in genere. Per chi e’ osservante non solo dal punto di vista religioso, ma anche delle convenzioni sociali che ruotano intorno alla chiesa, soprattutto nei piccoli centri, in qualche misura e’ il prete che consente l’accesso agli animale ad essere un’eccezione alla regola.

    • Ahahah, anche a me è venuta subito la citazione del modo di dire.
      In toscana si usa ancora molto, anche nella forma “essere trattato come i cani in chiesa” (cioè male).

      E volevo aggiungere (ormai lo scrivo in questo commento) un aneddoto sulla benedizione della casa il periodo di Pasqua.
      Il prete del mio quartiere spedisce per posta la comunicazione del giorno etc e nella postilla chiosa: “gli animali domestici sono ben accetti purché vengano tenuti a bada”.
      A parte che io non sento il bisogno di benedire casa, ma se anche lo sentissi avrei prima la necessità di chiedergli cosa intende per “tenere a bada”.
      Ho come l’impressione che li vorrebbe imbalsamati in un angolo ad ascoltare la benedizione.
      Mi sono immaginata scene apocalittiche con il prete, l’acqua santa ed i miei cani.
      Fortuna sono atea.

  12. Io penso che il cristianesimo sia molto di più che una tradizione sterile e vuota. Infatti ho abbandonato il cattolicesimo da un pezzo …
    Per quanto mi riguarda il cane in chiesa non lo porto, perché non è il suo posto, nel senso che non trovo giusto che debba costringerlo a stare 2 ore seduto e fermo e perché comunque non capisce nulla di quello che succede …
    Poi rispetto anche chi non gradisce molto la sua presenza, gente che magari non mi dice nulla ma so che non sopporta il suo odore, o il suo abbaio (perché per un qualsiasi motivo, prima o poi uno gli scappa). Ma ritengo aberrante pensare alla sua presenza irrispettosa per “il luogo”. Chiariamo una cosa: quest’idea di “tempio intoccabile” è una tradizione cattolica copiata dalla cultura giudaica, quindi non ha nulla di cristiano. Non è il luogo a dover essere rispettato, ma le persone che lo frequentano; il cane non offende affatto il suo Creatore. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, è l’essere umano ad offenderlo, non il cane.
    San Francesco credo abbia messo in luce questo concetto, anche se mi infastidisce l’abuso che si fa della sua figura per difendere animali, ambiente, poveri e lebbrosi. Chi vive da cristiano certe cose le sente nel cuore e le porta avanti senza cercare etichette.

    • Concordo su molte cose che hai scritto, ma non sono così convinta del “tempio intoccabile” come sola tradizione cattolica e neppure sulla derivazione giudaica, in fondo è Gesù che scaccia i mercanti dal tempio (quindi non è che lo considerassero così intoccabile), quindi che esige rispetto per la sacralità del luogo…sono andata nei paesi arabi ed io, infedele, nelle moschee non ci potevo entrare, sono andata in oriente ed in moltissimi templi buddisti o hinduisti mi hanno chiesto di togliere le scarpe o coprirmi le spalle…Ovunque (giustamente) esigono rispetto per il proprio tempio…

      • I mercanti stavano fuori dal tempio, come in Vaticano o a San Giovanni Rotondo, giusto appena esci per comprare un ricordino (gli ebrei vendevano animali per i sacrifici). Ma dentro al tempio le cose erano molto rigide. Certo, anche altre religioni fanno lo stesso, ma nel cristianesimo, già le prime comunità si riunivano in un luogo (che non era né d’oro, né pavimentato in marmo lucido) per “stare insieme”, ascoltare la Parola, pregare e condividere il pane; e non era più “il luogo” al centro di tutto, ma Dio stesso che si manifestava tra i credenti. E’ un discorso complesso che non posso spiegare in due parole e che andrebbe approfondito ma certamente non qui.
        Tornando al tema dell’articolo, se al centro della “situazione” c’è Dio, che ha creato ogni cosa, come una sua creatura potrebbe offenderlo con la sua sola presenza? Quindi la scelta di non portarlo è per rispetto agli altri credenti che non gradiscono e per quanto mi riguarda anche per il cane che mal sopporterebbe la situazione. Anche nella mia chiesa abbiamo rispetto nel vestire, nel parlare, ecc…, ma ripeto, per la comunità e per quello che avviene durante i culti, non per il luogo in sé.

  13. Mettiamola così. .. si tratta sempre e solo di persone e sempre e solo di rispetto,educazione ed intelligenza. Se avessi un cane abbaione in chiesa non lo porterei neppure potendo, consediderando che a volte in chiesa ci sono persone che stanno passando brutti momenti. Non lo porterei neppure se fosse un cane che patisce a star fermo ore…ma se fosse un cane tranquillo, educato e rispettoso mi piacerebbe portarlo ovunque con me, pure in chiesa se capita, e credo che a Dio farebbe pure piacere come pensano alcuni suoi funzionari… ma Dio lo trovo anche in cima ad un monte o in riva al mare… e preferisco stare li con il mio cane.

  14. Mio papà porta sempre le mie barboncine a messa, rimane in fondo e i cani dormono vicino a lui, ovviamente non le mette sulle panche (può dare fastidio dal punto di vista dell’igiene, anche se spesso sono più puliti degli umani ma vabbè…).
    Due volte, ho portato anche il mio Dogo Argentino, ma quando era abbastanza piccola da non allarmare nessuno.
    Ora preferisco non portarla, è questione di buon senso credo, ma se mi dovesse capitare di non poterla lasciare a casa, la porterei ancora .
    Ovviamente il cane deve essere educato…una delle mie barboncine quando ci sono i canti accenna un lieve ululato ma vabbè molti sorridono:-)
    Dio è felice di avere animali in chiesa…quelli veri!!

  15. Io distinguerei tra queste due situazioni: A) Il cane potrebbe essere fonte di disturbo o di fastidio per fedeli allergici o fobici, nel qual caso non me la sentirei di dare completamente torto al prete. Anche se, a dire il vero, assai spesso i cristiani rompono le scatole molto più di qualsiasi cane. Ricordo a proposito un cagnetto che aveva seguito la padrona alla chetichella e se n’era rimasto in un angolino mentre un “adorabile” fanciullo decenne, quindi non poi così piccolo, mi si perdoni il dire, in chiesa, presenti madre e nonna, ha scatenato l’inferno. A questo proposito, ritengo che in qualsiasi luogo di culto, chiunque, per quanto di altra religione o non credente, debba osservare un certo contegno. E debba insegnare detto contegno ai figli, appena sono in grado di capire, visto che l’occasione di entrare in una chiesa, sinagoga, tempio o che altro potrebbe sempre capitare che so, per assistere a un matrimonio, a un funerale, o semplicemente per ammirare le opere d’arte. B) Il cane potrebbe essere considerato “impuro”, “immondo” quindi indegno di entrare in un luogo consacrato. E questo non lo mando giù, lo dico da cattolica credente e praticante. E da cinofila. Queste creature sono un dono di Dio all’umanità. Non mettiamoci sullo stesso piano dei tagliagole dell’Isis che considerano il cane una creatura immonda (belli e puliti loro…). Mi piace scrivere. Mi si perdoni l’autocitazione. In uno dei miei racconti, ispirato alla nota leggenda cristiana del Lupo di Gubbio, la bestia dice: “Sia maledetto il vostro fottuto simbolismo, che ha fatto di noi animali l’immagine dei vizi degli umani.”

  16. Beh certo dipende dal parroco, sinceramente non vedo alcuna mancanza di rispeto nel portare il cane in chiesa, ovviamente se questo non disturba. Il parroco della mia parrocchia non é proprio una persona affabile, ma quando ha celebrato il funerale della mia mamma, mi ha permesso di portare entrambi i miei cani (Ambrogio che è un Leonberger, e Celestina che è un’incrocio con un pitbull), visto che avevo fatto presente che alla mammma avrebbe fatto piacere. Alla fine della cerimonia è venuto a coccolarli e mi ha chiesto se potevo portarli all’oratorio, per permettere ai bambini che ne avevano voglia di giocare con loro e coccolarli. Da lì ogi tanto frequentiamo la chiesa con i bimbi dell’oratorio. Sarò polemica, ma hanno disturbano molto,ma molto meno, delle tante persone che frequentano la chiesa per bisbigliare e spettegolare dei fatti altrui.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.