martedì 24 Novembre 2020

Da quali razze deriva il mio meticcio?

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Una delle domande più frequenti che gli esperti cinofili si sentono rivolgere da parte dei possessori di meticci è la richiesta di una valutazione morfologica del loro cane che possa stabilire quali razze lo hanno originato.
“Secondo te, che cosa può esserci dentro? Da quali incroci potrebbe provenire?”.
Come se fosse scontata la presenza di un universo originariamente composto da soli cani di razza che incrociandosi tra loro alla rinfusa avessero generato tutti i meticci che oggi vediamo in giro.
In realtà il processo di evoluzione della popolazione canina è stato quasi opposto.
Le razze così come le conosciamo oggi, sono frutto di una standardizzazione recente. In molti casi, si è semplicemente provveduto a mettere per iscritto le caratteristiche che si erano fissate nei millenni con l’isolamento e adattamenti a un clima, a un ambiente e a lavori specifici. In altri casi, si sono effettivamente mescolate tipologie diverse sfruttando la consanguineità per raggiungere un ‘omogeneità verso tipologie che ritornavano utili o rispondevano a canoni estetici graditi.

Prima dell’istituzione dei libri genealogici che risale a poco più di un secolo fa, le razze rispondevano ai canoni utilizzati anche per diversificare le varie etnie umane nei testi che le descrivevano. Così come era facile vedere le differenze tra un pigmeo del centrafrica e un giapponese o tra un nordafricano è un vichingo, anche tra i cani c’erano differenze dovute all’isolamento e alla distanza, con barriere naturali molto più solide di oggi a causa della difficoltà degli spostamenti prima dell’esistenza dei motori.
Oltre a fattori climatici, c’erano anche fattori umani: l’uomo aveva favorito la fissazione di alcune mutazioni che tornavano comode per diversi compiti utilitaristici e attraverso isolamento selettivo aveva in diversi casi separato le tipologie dei cani da lavoro in modo da avere animali sempre più specializzati. In tempi più moderni, molte tipologie fissate in questo modo sono state apprezzate anche in paesi lontani dal loro luogo d’origine dove in molti casi sono state allevate con circuiti separati in modo da mantenerne la purezza.
Ed è questa l’origine delle razze.
Accanto a questa deriva elitaria che ha originato i primi circuiti a registro chiuso, la maggior parte dei cani ha continuato a riprodursi normalmente come era avvenuto da secoli, senza nessuno che si prendesse la briga di standardizzare le caratteristiche, censire i riproduttori e catalogarli come appartenenti a una razza con un nome specifico.

Ancora oggi, malgrado il boom del cane di razza e la moda che almeno negli ultimi 50 anni ha portato a una pressoché costante espansione dei cani registrati come appartenenti a una razza pura e ritenuti di maggior valore, numericamente sono comunque ancora i “senza razza” ad avere maggiore diffusione. Se facciamo un giro per le strade di qualsiasi paese e prendiamo nota dei cani presenti che incontriamo al guinzaglio o che vediamo nei cortili, possiamo facilmente constatare come la maggior parte di essi non appartenga a una razza specifica. Soprattutto nelle campagne.
Anche nei luoghi in cui i cani sono ancora utilizzati per lavori l’utilità e non principalmente per la compagnia come più tipicamente avviene oggi, i cani che vediamo e che possiamo ricondurre a un tipo standardizzato e divenuto razza, spesso appartengono alla categoria dei non prescelti a rappresentare ufficialmente la razza che dovrebbero impersonare.
Magari potrebbero avere una tipicità sufficiente per poter essere riconosciuti come capostipiti, se la razza ufficiale è una razza giovane e ancora non ha subito troppe modifiche dovute alla selezione verso standard sempre più rigidi.
Alla luce di questa situazione, anche per un semplice calcolo delle probabilità, si può senz’altro dire che è alquanto improbabile che un cane preso a caso, magari trovato abbandonato o frutto di un accoppiamento casuale da parte della cagnetta di un nostro vicino, abbia tra i propri antenati esemplari registrati come cani di razza.
Magari può essercene uno a fronte di una maggioranza di “senza razza” provenienti da generazioni di cani senza razza che possono facilmente risalire ai tempi non troppo lontani in cui le razze pure non esistevano nemmeno secondo i criteri attuali.

Insomma, la storia delle razze dei cani è troppo recente e riguarda una popolazione troppo ridotta per poter pensare che i meticci che popolano il nostro territorio debbano ricondursi esclusivamente a razze registrate.
Salvo casi particolari, la stragrande maggioranza dei cani che popolano i canili e che vengono regalati al di fuori dei circuiti di allevamento, sono discendenti da antenati che non hanno mai avuto una razza di appartenenza.
Le analisi genetiche e lo studio del DNA oggi permettono di individuare diversi geni marcatori e confrontarli con la presenza degli stessi nelle diverse razze. In questo modo è anche possibile trovare l’identikit della razza che più si avvicina a quella del nostro meticcio.
Ma ciò non significa che sia questa razza ad aver dato il maggior contributo, ma anzi, questa razza potrebbe addirittura non essere presente e la miscela dei geni presenti potrebbe derivare da una casuale ricombinazione di ciò che è ereditato da cani di tipologie disparate. Oggi la presenza di tante tipologie e razze diverse e sullo stesso territorio, permette una forte diversificazione morfologica e tanta eterogeneità anche tra i meticci, che sempre con maggiore frequenza non sono più semplici cani da villaggio con somiglianze rappresentative del paese di provenienza, ma a volte evidenziano caratteristiche strane e poco frequenti, tipiche di razze provenienti da paesi lontani. La presenza di un paio di antenati di razza pura non è sempre completamente da escludere, ma non è nemmeno così semplice da individuare.

Un cane potrebbe cioè avere una combinazione di geni che lo avvicinano a un bullmastiff in quanto la maggior parte dei geni posseduti si trovano nel patrimonio genetico di questa razza, ma allo stesso tempo aver ereditato questa combinazione da bulldog, boxer, rottweiler o con maggiore probabilità da indistinti cani di tipo molosso non necessariamente puri. Gli stessi cani di razza potrebbero avere geni non propriamente tipici per la razza stessa, portati avanti allo stato latente da portatori e che risalgono ai tempi in cui la razza non era ancora riconosciuta.
L’analisi del DNA ci può indicare quali geni sono presenti… ma non può fare emergere una razza, poiché l’appartenenza a una razza non è un’informazione concreta e oggettivamente determinabile.
Possiamo ipotizzare la presenza di qualche esemplare appartenente a una razza se troviamo numerosi geni tipicamente presenti nella stessa e l’ipotesi è quanto più verosimile quanto più la razza è diffusa. Se risultasse che il nostro cane ha un profilo simile a quello di un Cane da orso della Carelia, di un Foxhound o di un’altra razza che conta solo pochi esemplari presenti sul territorio italiano, sarebbe ragionevole invece ritenere che questa combinazione sia dovuta a un rimescolamento casuale di geni appartenenti a cani di tipologie simili.

Capire quali razze hanno formato il proprio cane, non solo è spesso impossibile, ma è anche poco sensato e non ha grandi risvolti pratici.
Molto meglio cercare di inquadrare il cane nell’ambito di una tipologia morfologica e valutare le sue attitudini naturali che possono avere ripercussioni sul suo comportamento tipico e sul suo impatto con l’ambiente in cui lo facciamo vivere.

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4 Commenti

  1. Impressionante! Il cane in piedi nella foto di gruppo è IDENTICO alla mia meticciona Cotoletta! Non so quale sia il suo mix di geni, ma è un cane splendido!

  2. Buongiorno Vittore,
    quando si tratta di stabilire l’appartenenza a una sola razza, i test sono piuttosto attendibili. Osservano un certo numero di geni marcatori, che nella razza hanno un altissimo grado di omozigosi e quindi se corrispondono tutti, possono sbilanciarsi a dire che il cane appartiene a quella razza. Perché azzeccarli tutti è un po’ come fare 13 al totocalcio. In realtà, dal punto di vista teorico è anche possibile che un incrocio casuale finisca per avere tutti i geni tipici del Beagle, perché il beagle non ha l’esclusiva di ogni singolo gene. Ognuno di essi è presente in tantissime altre razze. La tipicità è la combinazione. Quindi se troviamo questo ripetersi di geni tipici del Beagle, è ragionevole pensare che la provenienza sia da genitori di quella razza. Quando invece usciamo da una combinazione tipica, come nel caso di tanti incroci, trovare un 30% di geni che sono tipici “anche del Beagle” non dà particolari certezze sulla presenza di Beagle tra gli antenati, perché ognuno di questi geni potrebbe essere stato ereditato da un beagle o da altre razze che li trasmettono.

  3. Buongiorno Denis,

    ho letto il tuo interessante articolo e mi interesserebbe conoscere il tuo punto di vista sulla seguente vicenda:

    una ventina di anni fa acquistai una femmina nata da due genitori con pedigree ma, per negligenza dell’allevatore, non venne registrata nel LOI;
    mi adoperai per iscriverla nel LIR (dopo prova di lavoro ed esposizioni) e dopo 4 generazioni derivanti da quella stessa femmina LIR, ora i cuccioli hanno pedigree LOI (che avrebbero cmq meritato qualora quell’allevatore fosse stato all’epoca diligente).

    Per scrupolo ho fatto anche un test genetico di razza su una femmina (di seconda generazione, visto che la prima era già morta anni fa) che ha confermato la razza per (almeno) 4 generazioni indietro.

    Parliamo di razza Beagle, ben diffusa e “fissata” da secoli.

    Secondo te che rilevanza ha il test genetico di razza nel caso specifico?

    Grazie infinite,
    Buona giornata.

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