domenica 1 Agosto 2021

Perché ho scelto proprio… un (working) Labrador retriever

Dello stesso autore...

“Che bei cani! Magari fossero fatti così anche da noi”.
Ecco quello che pensavo spesso tra me, durante le mie vacanze da liceale nel Regno Unito. E non mi riferivo a chissà che ignota popolazione canina britannica, bensì agli arcinoti, banalissimi Labrador retriever.
Tanti neri, gialli, un paio di cioccolato, persino un fiammante rosso-volpe: molti scortavano il padroncino a scuola, alcuni scorrazzavano nei parchetti, altri accompagnavano dignitosamente il proprio compagno umano non vedente o in sedia a rotelle. Di questi cani, ben pochi avevano il fisico sformato a cui siamo abituati noi, anzi quasi tutti lasciavano a bocca aperta.
Sembrava proprio che lì nel Regno Unito, quella più comune fosse “un’altra varietà” dell’amatissimo cane Labrador; cosa che in verità, io credevo più tipicamente americana.

Visto che con l’inglese me la cavo più che bene, comincio a curiosare qua e là, e una volta a casa mi metto a digitare sul web cose come “working gundog“, “field Labrador” e così via. Così, guardo sempre più spesso foto e filmati di questi magnifici animali lavorare nei verdi prati inglesi, e sto a contemplarli ammirato, ma quasi rassegnato: tanto, do per scontato che da noi non ne avrei trovati, di così belli e atletici. Tanto valeva però che mi lustrassi un po’ gli occhi davanti a quelle sagome per lo più nere, fasci di muscoli che ora galoppano e ora si tuffano in un guado, ora saltano siepi e staccionate, riportando i loro dummies oppure qualche pennuto o coniglio, sempre con la coda a mille e l’occhio adorante verso gli esseri umani che danno loro le istruzioni.
A dire il vero, dopo il liceo non ero nemmeno più il ragazzino che fin dalle scuole elementari era tutto occhi per i Retriever e per il mitico Golden in particolare. Allora, le mie classifiche per l’agognato “cane bis” erano tutte composte da pastori, dagli Scozzesi ai Belgi, con un pizzico di schutzhund rappresentato dal Dobermann.

In ogni caso, una sera mi venne una sciocca idea: quella di farmi dare qualche spunto sulla futura scelta dal vasto pubblico di TPIC, sul gruppo Facebook. Sia chiaro che non è un passatempo che consiglio al cinofilo medio, ma quella volta ho ceduto al giochino, consapevole della mia capacità di discernere e della benevolenza degli Amministratori.
Come prevedibile, la gente ha spaziato tra le proprie preferenze personali, passando dal Pit bull quando il mio identikit delineava un cane “naturalmente ben disposto verso i propri simili”, all’Alano nonostante la clausola della taglia media.
Però alla fine, tra queste voci eterogenee, una ragazza mi contatta in disparte: “Vieni a conoscere i miei Labrador, secondo me sono quel che cerchi“. “Labrador?” penso allora “… ma son sempre loro…“. Eppure, do un’ochiata alle foto che mi passa in chat e noto che hanno qualcosa di particolare, questi Labrador. Qualcosa che mi attira. Non saranno proprio loro, quei Labrador?
Nemmeno a dirlo, il finesettimana succesivo faccio in modo di andarli a trovare.

Ebbene sì, questi Labrador a poco più di due passi da casa sono loro, praticamente quelli che incontravo spesso là nel Regno Unito!
Eccomi allora, nonostante qualche immancabile ostacolo dovuto alle mie solite gambe scoordinate, che ho già in bocca il fischietto e lancio palline e dummy cercando di dar direzioni ai cagnoni neri coi quali entro velocemente in simpatia… e sì, l’antica fissa per i Retriever fa in fretta a ritornarmi!
Non me li sono nemmeno trovati addosso in maniera troppo scomposta come temevo, anzi: difficile resistere oltre, sentivo che avrebbero vinto loro. Tra l’altro, mi sembrano presto un buon compromesso tra dinamico working dog “casalingo” e primo cane “grosso” tutto mio.
In seguito, io mi prendo un’altra delle mie solite, lunghe pause di riflessione… e arriva la primavera del 2019. Messaggio dalla ragazza dei Labrador: “Ti interessa questo cane?“. Otto mesi, già educato alle basi, bello in tutto, solo non idoneo alla riproduzione per un certo difetto maschile che potrete ben immaginare. È di una sua collega addestr-allevatrice che sta in un’altra Regione, ma gliel’avrebbe portato direttamente lì in caso di adozione.
E come avrei potuto rifiutare?!

Nel frattempo, in casa Ceruti e dintorni succede un piccolo finimondo, ma io non mi tiro indietro e comincio a tempestare di domande la paziente allevatrice, sul mio potenziale nuovo quadrupede. E alla fine, il cane sportivo a lungo desiderato – da me come dal vecchio Clint, che non vedeva l’ora di potersi dire pensionato dai miei esperimenti di addestratore in erba – arriva.
Dei cuccioloni presenti al campo, lui è decisamente il più tracagnotto, e quello dall’espressione forse meno acuta. Questo particolare, va detto, lascia un po’ perplessi i miei, ma non me, che probabilmente già intuivo un’evoluzione in stile “brutto anatroccolo”.
Quel che però ci unisce presto intorno al nuovo famigliare a quattro zampe, è il fatto che da subito mi segue docilissimo al guinzaglio, e nel giro di qualche minuto è già diventato la mia ombra: da quel 15 aprile 2019, non ha mai smesso di esserlo.

In ogni caso, ero già stato avvisato: “cane docile e socievole” non vuole necessariamente dire “cane facile”. E il giovane Boomerang (Boomy, ora Jimi) pare non volerne sapere di smettere quella routine con la pallina, insieme a quel nuovo amico umano così interessante e appassionato al riporto quanto lui. Non che protesti granché però, quando arriva l’ora di andare a nanna nella casa nuova, e si infila tranquillamente nel kennel: fin qui tutto liscio, si sarebbe detto allora.
Ora, voi pensate che il Labrador sia un cane piuttosto silenzioso, giusto? Beh, non è che vi sbagliate. Solo, non tenete conto del caso di un Labrador totalmente spaesato, che ha anche perso di colpo il suo nuovissimo riferimento umano, ritiratosi in camera sua. In quel caso, non solo pigola come un enorme pulcino nero, ma addirittura sfoggia un ululato agghiacciante da far invidia al proverbiale lupo della steppa. Ecco, esattamente come in quella prima notte, in cui per evitare di angosciare il vicinato, ho finito per portare la rumorosa belva in camera mia, e mi sono rassegnato a giocarci insieme fin quasi alle quattro del mattino! E nonostante tutto, siamo così entrati ancor più in confidenza.
Per fortuna, da allora si è abituato abbastanza in fretta alla sua nuova sistemazione notturna, anche da chiuso, e la mia camera ha presto smesso di essere un cimitero di straccetti e palline.

Certo, nel frattempo si è anche preso qualche sgridata (e ringhiata… da Clint) per l’invadenza spesso eccessiva, ma si è fatto amico di tutti in breve tempo: non avevo dubbi, è entrato anche nelle grazie del cane anziano. Anzi, tra i due ora è nato un rapporto di reciproca affezione, nonostante le evidenti differenze anagrafiche e di stazza: hanno il loro curioso rito di saluto, uno scambio che fa bene a entrambi… nonostante qualche dubbio di Jimi sul conto della natura sessuale del “castrone” Clint!
Io e Jimi ci siamo goduti già dai primi giorni le nostre passeggiate e nuove avventure.
Si può dire che apprezziamo cose molto simili: ampi prati e lunghi sentieri, qualche bel cespuglio da trapassare, sempre qualcosa da lanciare e riportare, e uno specchio d’acqua con qualche pozza di fango qua e là, tanto per completare il nostro quadro ideale.
Lui si allontana il giusto quando è slegato, poi al minimo cenno ritorna. Ammira con discrezione gli altri animali e umani sconosciuti, e – gran pregio per un Retriever – ignora totalmente tutta la selvaggina in movimento.

Cosa desiderare di più?
Jimi è anche un cane che non tira al guinzaglio o quasi, e le rare volte che lo fa io so che è colpa mia, soprattutto se gli è mancato l’esercizio. E in barba ai vari “gufi” che hanno sentenziato senza conoscere la mia disabilità, quando tira davvero non riesce nemmeno a buttarmi a terra: nelle situazioni critiche – peraltro evitabili – basta un po’ di astuzia, allenamento e strumenti di sicurezza per fare in modo che nessuno si metta a rischio.
Anche quando mi fa le feste, praticamente mai mi fa cadere: anzi, il più delle volte si appollaia sul mio braccio piegato con la leggerezza di un corvo ammaestrato!

In centro città dove abitiamo, non c’è quasi uscita con Jimi in cui non ci si rivolga qualcuno esclamando: “Ma che bello quel cane!“. Attira tutti, uomini e donne, bimbi e nonni, passanti d’ogni sorta, persino operai in servizio, tassisti e vigili. Affascinati dal docile bestione nero, vedendolo così composto al mio fianco, della gente un po’ ingenua l’ha addirittura scambiato per “il mio cane guida”.
Certo è però che col suo strato di muscoli evidenti al posto della più comune ciccia, non tutti gli occhi dei passanti sono allenati a prender Jimi per il Labrador quale di fatto è: ora quindi, farò ridere un po’ voi cinofili più esperti!
Se gli Alpini in piazza l’hanno salutato come “bel Rottweiler“, un signore al parco dice alla moglie di guardare “quel Pastore belga“. “Meticcio di Labrador” l’abbiamo sentito più volte, come da quella signora secondo cui era “mezzo Amstaff, come il suo“… merito davvero, stavolta, del fisico non indifferente! Per due fantasiosi personaggi inoltre, Jimi era rispettivamente “un Labrador a pelo lungo” (… lungo?) e “un Golden retriever” (… in nero?).

Convinto cane da grembo oversize, capita di trovarselo piazzato sulle ginocchia, oppure letteralmente abbracciato sulle spalle, senza malizia, senza intento di dominanza, solo perché per lui coprire di entusiasmo il proprio umano preferito, è cosa assolutamente naturale.
Corre, riporta, salta, nuota, fa compagnia come un caro amico e obbedisce come un bravo soldato.
Potenzialmente cerca come uno Spaniel, zigzagando col codone a bandiera, può tenere bene una traccia quasi come un Bloodhound, appena riusciremo andremo a cavare tartufi come i Lagotti, e… lui in particolare no, ma so di qualche Labrador che sa addirittura fare la ferma sui selvatici, specie se incoraggiato in tal senso!

Buon guardiano” scriveva Scanziani nella sua vecchia scheda de Il cane utile dedicata al Labrador, e perché no, è vero anche questo. Un po’ sarà merito dell’esempio di Clint l’incorruttibile, ma devo dire che Jimi sa incutere un sano pizzico di timore da dietro porte e cancelli, col suo vocione cupo e il suo manto tutto nero.
Spugna delle mie emozioni, festeggia gli amici tanto quanto guarda storto chi non mi convince; sa addirittura prendere le difese di chi riconosce – grazie al mio atteggiamento – come un amico.
Personalmente considero i bambini degli esserini molto simpatici: inutile dire che piacciono anche al mio cane, che li tratta con una ammirevole delicatezza, per lo meno entro il suo standard.
A questo proposito però, vi lascio un appunto serissimo: i denti del Labrador, pur cordialissimo di norma, sono potenti esattamente come quelli di qualsiasi cane, peraltro di dimensioni non indifferenti. Morsi e unghiate dati nell’innocua foga del gioco hanno fatto decisamente male a me, tanto che questo dei modi brutali è uno dei pochi tabù che gli ho imposto urgentemente e “con le cattive”… vi lascio dunque immaginare gli esiti di simili approcci su un bambino piccolo.
Quindi, se è vero che il Labrador è in grado di fare praticamente di tutto, per favore, non fategli mai fare il cane babysitter senza sorveglianza, su di lui e sul piccolo umano. Anche se “è il cane più buono del mondo“.

Proprio grazie a Jimi, ho ripreso a piene mani l’entusiasmo per i Labrador in particolare e per i cani da caccia in generale, e se già mi conoscete potete immaginare come abbia iniziato a leggere libri, saggi, manuali e riviste più o meno storici per studiare la “mia” ritrovata razza e il mondo che la circonda. Tutto affascinante, solo una cosa mi lascia perplesso: la storia della “bocca morbida” che caratterizzerebbe i Retriever che raccolgono la selvaggina. Se non fosse che io e Jimi siamo appassionati anche a quelle “cose proibite” come il gioco del tira-molla e che quindi confesso di avergliela un po’ “rovinata”, credo che anche nei veri cani da caccia dipenda innanzitutto da un corretto handling e addestramento, più che da qualche “superpotere” intrinseco. Dunque ripeto… state pur sempre attenti a quelle larghe fauci entusiaste!
In generale, nulla va dato per scontato nel lavorare con questi cani, per quanto siano prontissimi ausiliari.
Un grande Labrador da lavoro non si stanca praticamente mai, e non tanto di correre, quanto soprattutto, di passeggiare con qualcosa in bocca! In questo caso non si tratta di semplice gioco del riporto, perché qui ciò che manda in estasi un Labrador è letteralmente riempirsi la bocca: due palline alla volta, il mouse del PC, le ciabatte, le salviette del bagno… in un vortice di autogratificazione che da pregio razza-specifico può trasformarsi in una mania nemmeno del tutto innocua. È un pattern motorio innato, e per frenarlo non bastano solo esercizio e allenamento al controllo: serve a volte un “riposo forzato”. E qui, ben venga il kennel, un angolino con stimoli limitati, luogo tranquillo e non prigione.

Tra i vari miti che circondano il Labrador nella cultura pop, c’è anche quello di cane terremoto, di distruttore senza freni. Ebbene, non è necessariamente vero: è semplicemente un cane curioso, e vorace. Ogni tanto insomma, vorrà assaggiare la carta straccia nel cestino della spazzatura e trotterellare masticandola, più spesso poi prenderà di mira le pietanze lasciate incustodite dalla mamma-cuoca sul pianale della cucina. La collezione di Jimi ad oggi ammonta a: una pasta per la pizza non ancora stesa, un vassoio intero di ravioli in attesa di essere buttati nell’acqua, due bistecche di tacchino crude, almeno tre pere intere, per non parlare poi di un discreto numero di pagnotte incautamente abbandonate sul tavolo.
Ingordigia a parte, in linea di massima un Labrador ben gestito non fa danni in casa, non ribalta i mobili per sport né sbrana il letto o il divano. Piuttosto, Jimi li occupa (abusivamente), e vi dorme a lungo, anche se sempre scodinzolando, e sognando rumorosamente. Certo, tutto questo dopo i nostri dieci chilometri di passeggiatina, conditi da qualche riporto, un po’ di obbedienza e una nuotatina nella roggia appena si riesce.
Insomma, per le persone che amano il cane sportivo senza ambizioni estreme, e non si formalizzano troppo in fatto di ordine e peli per terra, il Labrador “da lavoro” resta comunque un meraviglioso cane di casa.

Finora dunque, abbiamo smontato il mito del Labrador banale, del Labrador facile e adatto a tutti, ma anche del Labrador pessimo guardiano e del Labrador iperattivo demolitore. Ora, guardando all’antica ricetta del vero working gundog, vediamo di concludere con qualche osservazione morfologica.
William Arkwright, nel suo saggio Il Pointer e i suoi predecessori (1906) asseriva che dall’incrocio tra un Terranova e un Pointer, in pratica si ottiene un Retriever. Storicamente non è una formula del tutto esatta per quanto riguarda il Labrador, ma rende l’idea di Retriever come cane insieme robusto e atletico.
Invece oggi, a guardare la gran parte dei Labrador, anche grandi campioni degli show, si direbbe che questi derivino dall’incrocio tra un divano e un comodino, al massimo tra un cinghiale e una foca. Cosa c’è di sano in tutto questo, di funzionale alla vita attiva di un cane da caccia? Nulla, evidentemente.
Un Labrador normale, braccoide proporzionato, anche con il decantato “strato di grasso che lo protegga dalle acque gelate”, di chili ne pesa non più di trenta, non quaranta e passa, non avendo nemmeno la struttura molossoide naturalmente capace di armonizzare un volume simile, né essendo di fatto un cane di grande taglia!
Quindi, le povere bestie che barcollano coi loro pancioni e testoni su troppi ring espositivi sono mostri nati da un’estetica disturbata, non tanto diversi dai Boxer quasi privi di canna nasale e dai Pastori tedeschi col posteriore che per poco non tocca a terra.

Il vero Labrador è l’aiutante energico, fedele e posato del cacciatore cinofilo, il compagno dello sportivo, appassionato ma non troppo spinto: a questo proposito, di sicuro esistono estremi anche in certi cani da lavoro, fin troppo piccoli e sottili, atipici e nevrili.
Nonostante tutto, il Labrador deve comunque restare quel “cane fatto a cane” che in tanti amiamo proprio grazie alla sua sagoma solida ma senza eccessi, al suo essere un vero atleta senza apparire pompato. E soprattutto, è il cane che amiamo per quel temperamento ora dinamico e ora mite, intenso lavoratore sul campo e dolce presenza in casa, primo tratto che dovremmo voler preservare, di pari passo con la sua linea fisicamente più tipica e sana.

Nella stessa categoria...

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultimi articoli

Scarica la nostra app!

E' gratuita e potrai rimanere facilmente aggiornato su tutti i nostri contenuti!

Scarica l'app per sistemi Android
Scarica l'app per sistemi Apple

Restiamo in contatto!

136,683FansMi piace
548FollowerSegui
1,141IscrittiIscriviti
Ti presento il cane
Condividi con un amico