lunedì 24 Giugno 2024

Ti presento… Mandriano

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Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

È stata un’attesa lunga.
Quattro settimane sono infinite, se si pongono le crocette sul calendario una per una. Alla fine, però, è giunta la vigilia del giorno del ritiro del nostro cucciolo di Australian Cattle Dog, così abbiamo pensato di organizzarci per affidare nostra figlia Giada al nonno ed andare da soli, per non rischiare intoppi e rallentamenti.
Risultato: appuntamento per il mattino dopo alle 8:30 con il nonno… non per lasciargli Giada, ma parchè ha deciso di aggregarsi a noi!
Il giorno dopo siamo pronti alla partenza alle 8:30 spaccate; sfortunatamente non lo è il nonno, che mi chiede assistenza perché la simpatica lagotta dei miei genitori, Ondina, ha deciso di svomitazzare schifezze in casa (e giustamente chi pulisce un vomito di cane meglio di una sciuracinofila?).
Partenza ritardata di un quarto d’ora. Grazie del tempismo, Ondina!

Durante il viaggio accumuliamo ulteriore ritardo perché Giada patisce la macchina, ma nonostante le numerose pause arriviamo indenni presso l’allevamento Blue Rock Ranch.
Lì rivediamo i piccoli trugnetti, già molto cresciuti, e dopo un’ultima valutazione confermiamo la scelta che avevamo già fatto alla visita precedente. Si firmano le carte, si ascoltano le ultime raccomandazioni, ma soprattutto… si conferisce al prescelto la prestigiosa medaglietta col nome, già preparata nelle ultime settimane.

Come già raccontato in precedenza, il nome sul pedigree che abbiamo scelto, dovendo cominciare con la lettera C, è Cowboy, Cowboy Blue Rock Ranch per essere precisi; ma sulla medaglietta il nome riportato è il termine italiano per Cowboy: Mandriano. Questo sarà il nome che useremo in famiglia.
È brutto? Per moltissimi, sì.
Poi mi sono accorta che stavo rinunciando al nome che piace a me soltanto perché non piace a nessuna delle persone alle quali l’ho rivelato. E sapete che c’è? A me Mandriano piace. Al cane non fa né caldo né freddo. Quindi, alla fine ho tenuto quello.

Tanto, poi siamo tornati a casa, ringraziando ancora il gentilissimo e competente allevatore, che ha avuto la pazienza di spiegarci tante cose, e Mandriano è stato chiamato in moltiiiissimi altri modi. Gnappo, Trugno, Ciotto, Cubetto, Vescica d’Acciaio.
Sì, perchè Mandriano ha abbattuto il record di Destiny di ore-a-casa-senza-urinare. Con lei avevo passato cinque ore in giardino prima di poter entrare in casa con la prima pipì fatta fuori; lui dopo sei ore mi ha presa per sfinimento e costretta a rientrare per il freddo (erano le 19:00). Ma non ci siamo arresi e abbiamo continuato a portarlo fuori a ogni mangiata, bevuta, sessione di gioco, riposo; alla fine, a mezzanotte, undici ore dopo il suo arrivo, Sua Maestà ha deciso finalmente di concederci due spruzzatine scarse di urina. Questo a causa del tempismo di John Arcobaleno, il nostro gallo bianco (Giada ha ereditato dalla mamma il buon gusto per i nomi), che ha deciso di esibire un improvviso chicchirichì notturno proprio mentre Mandriano si spremeva, interrompendolo.
Ma tranquilli, ho finito con le cose andate male.
Ah, no, dimenticavo: durante una delle uscite serali, il nano è caduto dentro al secchio di acqua (gelida, vista la stagione) delle galline, inzuppandosi completamente. E io che avevo pensato di non fargli il bagno per non traumatizzarlo. Vabbè, ora ho finito davvero con gli “incidenti di percorso” più o meno prevedibili.

Ora però facciamo un passo indietro al pomeriggio e passiamo a raccontare come sono andate tutte queste ore passate in giardino prima del fatidico rientro per rischio di assideramento.
Mandriano ha innanzitutto incontrato tutta la banda: cani, gatti, polli, gente.
La sua reazione è stata più o meno la stessa con tutti: “e questo chi è? Ma quanto è grosso?” (Sì, incluso Aladino, il chihuahua.) “Vabbè, io pacifico, eh? Vedi i miei segnali calmanti? Guarda come segnalo! Meh, mo siamo amici, ti posso ignorare da qui all’eternità.
Mandriano il primo giorno ha mostrato una personalità da cucciolo standard.
È leggermente insicuro, ma non in modo patologico; è curioso, ma non spericolato. Gioca volentieri, ma non è iperattivo. Cerca il contatto con le persone, ma sa allontanarsi senza avere paura. È quasi strano che a casa nostra sia entrato un cane normale, quindi metto le mani avanti: siamo solo all’inizio. Magari sta abbottonato solo perché deve ancora ambientarsi. Qualche disturbo psichico fa ancora in tempo a tirarlo fuori.

Comunque, la nottata è trascorsa in modo quasi perfetto: Mandriano non è ancora abituato al kennel, quindi non potevamo certo schiaffarcelo di brutto (a meno di non essere disposti a passare una notte in bianco, ma con una bimba piccola non sarebbe stato il massimo). Abbiamo provato a mettere il suo materassino per cani al fondo del letto col suo giocattolo a forma (ovviamente) di mucca. Non ha fiatato e non si è mosso da mezzanotte alle otto del mattino seguente. Direi che il vizio di stare sul letto è stato il miglior compromesso di sempre, per avere un risultato del genere. E poi, la mossa del materassino non è stata casuale: se si abituerà a quello, spostargli la zona notte sarà decisamente più facile. Per ora, è stato talmente bravo che non possiamo proprio dire di sentire l’urgenza di intervenire, ecco.

Parliamo di lavoro: in modo molto soft, stamattina abbiamo cominciato ad introdurre un po’ di ingaggio e motivazione con cibo e gioco. Sul gioco-morso abbiamo trovato subito terreno fertile: in particolare, Mandriano gradisce, oltre alla sua mucca, un pesciolino imbottito morbido che potremmo definire un pre-salamotto. Sul cibo troviamo più difficoltà: non si fida di nulla che non siano le sue crocchette. Nemmeno dei wurstel.
Ha apprezzato, dopo molti tentativi, dei bocconcini all’anatra, che però sono finiti nell’arco del weekend, ma ha proprio bisogno di essere accompagnato alla scoperta dei premietti (cosa tutto sommato non negativa: grazie a questo è il primo dei miei cani che non tenta di mangiare la cacca dei polli). È un po’ frugale, ma è frequente nei cuccioli provenienti da cucciolate poco numerose, che non hanno dovuto lottare per le mammelle e quindi non temono continuamente di rimanere a bocca asciutta.


Sulla socialità non va niente male, anche se questo significa che quando lo chiamo mi ignora se ha più vicino un altro umano da andare a salutare (“perché dovrei scegliere di venire da te? Fame non ne ho, e tutto sommato praticamente tutti quelli che incontro mi fanno giocare. Cos’hai tu di speciale per farmi fare tuuuutta quella strada?“), ma è questa la differenza tra insegnare il richiamo senza avere un rapporto col cane ed insegnarlo avendo cura di costruire parallelamente una buona relazione. Questo richiederà tempo, ma sono fiduciosa.
Per ora è tutto; direi che, dopo aver elogiato i pregi di un cucciolo che ha fatto un eccellente ingresso in famiglia, posso passare ai bloopers del primo weekend a casa.

Il viaggio in macchina: “piopiopio piopiopio oddio che paura che spavento… vabbè sono stanco, svegliatemi quando arriviamo” (durata: tre minuti su un viaggio di un’ora).

L’arrivo a casa: cucciolo che guarda i polli, i polli che guardano il cucciolo. Il cucciolo che inciampa e cade verso i polli, i polli che scappano minacciati dal feroce predatore, il cucciolo che impara che il mandriano è lui e loro sono il bestiame ed inizia a gironzolare tra le galline tutto fiero e disinvolto, andando anche a bere al secchio dell’acqua insieme a loro.

L’abbeverata: portando al cucciolo una ciotola per cani piena d’acqua, ho detto: “vediamo se sei uno di quei cani.” Nemmeno il tempo di finire la frase, e CIAFF, gli anteriori dentro la ciotola. “Sì, sei uno di quei cani. Quelli che quando bevono devono pucciare anche le zampe nell’acqua. Sigh.”

Momento di riposo: Giada che decide di accucciarsi sul materassino assieme al cucciolo “per fare amicizia”, cucciolo che non fa una piega.

Riprese video per avere nuovi materiali per TPIC, video sul richiamo: io che mi illudo di mostrare al pubblico come si insegna un buon richiamo, cucciolo che corre felice in direzione opposta senza una meta.

Del secchio l’ho già raccontato; non ho raccontato però che è successo mentre Mandriano era fuori con Davide e non con me, così ho sentito solo la porta aprirsi e Davide gridare “ASCIUGAMAAANOOOOO!”; mi sono affacciata sull’ingresso, convinta di aver sentito male, e ho visto entrare un aggeggio inzuppato e tremante con la faccia da “se scopro chi ha messo un secchio d’acqua proprio vicino al bordo del terrazzo, lo meno”.
Fun fact: normalmente i cuccioli, sotto a quel pelo fluffoso da neonati, sono più gracilini di quanto appaiano, e se gli si fa il bagno danno l’effetto “pulcino bagnato”; ecco, Mandriano no. È rimasto un cubetto trugno, ma con la faccia schifata di chi scopre che l’acqua è umida.

L’emozione di volare: con Destiny, per non bambinizzarla, ho sempre evitato di tenerla in braccio da cucciola; il risultato è che adesso non si lascia tenere in braccio nemmeno se ce n’è bisogno, così non voglio fare lo stesso errore con Mandriano e cerco di desensibilizzarlo su un gesto che comunque è piuttosto stressante per un cane.
Ecco, “piuttosto stressante” è riduttivo per questo cucciolo. Se preso in braccio, assume un’espressione da “me tapino, sono perduto”, si freeza e attende che la morte lo colga. Inutile mostrargli che dopo quel gesto poi si mangia e si gioca: al giro successivo reagirà allo stesso modo, tanto che noi abbiamo iniziato a doppiarlo con lo stesso “oh, no” di Baymax di Big Hero 6 della Disney ad ogni sollevamento da terra.

Difficoltà di comunicazione: Mandriano, come quasi tutti i cuccioli, non ha esitato a sottolineare la propria posizione gerarchica spanciando con entusiasmo di fronte a tutti i nostri cani. L’unica vera difficoltà è stata con Aladino, che è un maschio adulto ma già più basso di lui: è così che abbiamo assistito a notevoli atti di contorsionismo, nel disperato tentativo del trugno di farsi più piccolo del cane più piccolo del mondo, affinché fosse ben chiaro che lui desiderava tanto tanto stare più in basso di Aladino, ma proprio non ci riusciva. Inutile specificare che questo ha fatto balzare alle stelle l’autostima di Aladino, che generalmente nel branco viene considerato il cane da compagnia degli altri cani.

Passiamo alle conclusioni, che qui sto stilando il profilo psicologico di un cane ciotto entrato in casa da due giorni, pur sapendo benissimo che potrà entro breve cambiare tantissimo e smentire ogni mia parola. Finché non mi smentirà, però, devo dire che questo aggeggino blu è pazzesco: buono, tranquillo, propositivo, socievole, collaborativo. Sicuramente le premesse son buone. Poi, chissà… Domani è un altro giorno.

Autore

  • Fabiana Buoncuore

    Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

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6 Commenti

  1. Ciao, leggo nell’articolo che Giada soffre la macchina: la soffriva tanto anche mia figlia, ed abbiamo risolto coi braccialettini anti-nausea (detti anche sea-band)… li chiamavamo braccialettini magici…
    Un abbraccione a tutti

    • Ciao Cinzia,
      sì li avevamo usati anche noi i braccialetti in qualche occasione, anche se sui viaggio medio-lunghi non erano sufficienti, però confermo che quantomeno aiutavano molto e sui viaggi medio-brevi erano una buona soluzione.
      Ora comunque la situazione è molto migliorata, a meno che il viaggio non preveda una durata superiore all’ora e magari una strada un po’ “impegnativa”, Giada non ha più patito particolarmente.

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