di MARTA MARINO – Non ho una storia speciale da raccontare.
Non ho ricordi di grandi imprese sportive, eclatanti successi espostivi, meravigliose e specialissimi talenti del nostro binomio umana/cane.
Ho una storia normale, una storia normalissima e forse pure un po’ noiosa, che inizia 14 anni fa.
Avevo 12 anni e una buona dose di “lettere a Babbo Natale” che chiedevano sempre la stessa cosa: un cucciolo.
Desideravo un cucciolo con tutta me stessa, sentivo che solo un cane poteva rendermi felice. Che esagerata, direte. E sicuramente un po’ di esagerazione c’era, ma d’altronde avevo due genitori poco convinti, da convincere.
I miei genitori capitolarono e cominciammo a girare qualche allevamento di Labrador del Nord Italia,: ogni volta che ci facevano vedere i cuccioli per me e per la mia sorellina era una gran fatica non pestare i piedi e portarne a casa uno.
Ma la scelta si sa, deve essere oculata.
Alla fine, ecco che il mio desiderio viene esaudito ed arriva un tornado color miele a vivere sotto il nostro tavolino. Sì sì, proprio sotto il tavolino.
I primi giorni in casa nostra Camilla (così decidemmo di chiamarla dopo svariate riunioni familiari) si stanziò lì sotto piagnucolando, ed era davvero difficile coinvolgerla in qualunque tipo di gioco.
Si può immaginare la delusione di noi bambine. Poi, finalmente, uscì dal suo rifugio sicuro.
E sì, lo so, oggi parleremmo di kennel, di ambientamento… ma insomma, la mia (e dei miei genitori) cultura cinofila allora non era certo quella di oggi.
Dove ero rimasta?
Ah, sì, Camilla decise finalmente di sgattaiolare fuori dalla sua tana e… di distruggere tutto quello che c’era intorno. Praticamente, complici sicuramente gli errori educativi a noi addebitabili, Camilla fece un quantitativo di danni che vanno da “moltissimi” ad “infiniti”.
Qualche esempio?
Libri, cd, cellulari, scatolette elettriche estirpate dalle pareti di casa, infissi, mobili, occhiali da sole. Il tutto facendo uscire dai binari la porta scorrevole della cucina in cui la chiudevamo quando dovevamo assentarci, e dando così inizio alle sue scorribande.
Le nostre colpe? Moltissime.
Sicuramente un esercizio fisico insufficiente rispetto alle necessità di un labrador giovane e vivace. Una disciplina non insegnata con costanza, complici sicuramente due bambine innamorate della sorellina pelosa e decisamente puntuali nel “viziarla”. La convinzione che bastasse molto affetto e molto tempo dedicatole per far andare tutto bene.
E quelli, lo giuro, non sono mai mancati. Abitavamo al quarto piano di un condominio, ci siamo trasferiti in una villetta. Per avere un po’ di giardino, nella speranza (vana ovviamente) che uno sfogo esterno ci aiutasse nella gestione del labrador della Tasmania che viveva con noi.
Questa lettera non vuole essere l’elenco dei disastri che Camilla ha combinato, ma una lettera di scuse.
Scuse alla meravigliosa compagna di una vita intera, per tutte le mie mancanze.
Ero una bambina quando sei arrivata, e non sapevo quello che so oggi. E tu, nel frattempo, sei invecchiata.
Sei invecchiata come spero di invecchiare io un giorno. Sei diventata paziente, sicuramente più saggia. Sei rimasta viziata e irriverente, ma ora ti scusiamo tutti dicendo “è sorda” (quando sono convinta che sotto sotto hai trovato la scusa perfetta per non fare quello che non ti sembra utile).
Sei dolcissima e non manchi mai di scodinzolare e farmi le feste quando vengo a trovarti, anche se la mamma approfitta della mia presenza per “mettile le gocce nelle orecchie!”.
Mi ricordo cosa diceva sempre nostra sorella quando eri piccola: “Ma io volevo un cane che adorasse le coccole, Camilla invece vuole solo giocare”.
E tu, crescendo, sei diventata invece un cane francobollo.
Cambi stanza se la cambiamo noi, ti siedi sui nostri piedi e abbai ad Alberto (mio marito nonchè tuo fidanzato) se smette di coccolarti. Se penso agli spaventi che ci hai fatto prendere nella nostra vita, tremo al pensiero di quando dovrò affrontare il fatto che non sei eterna.
Ricordi quando sei riuscita ad entrare in box e hai mangiato mezzo bidone di crocchette? Siamo dovuti correre al pronto soccorso.
O quando hai iniziato con quelle strane crisi che i dottori chiamavano “piccolo male”? Ed io ho dovuto imparare a farti le punture. Non voglio neanche pensarci.
Quando Alberto mi ha chiesto di sposarlo, la mia prima preghiera è stata per te. Che avevi quasi 13 anni. Ho pregato che tu ci fossi, il giorno del nostro matrimonio.
Tu mi hai ascoltata… e diciamoci la verità: sei quella venuta meglio nelle foto!
Lo so, è l’elogio di un cane normale, probabilmente anche un po’ sfigato: diciamo che poteva andarle meglio in quanto ad “umani”.
Poteva trovare qualcuno che la facesse diventare un star delle expo (bella… è bella!), che la facesse lavorare in acqua (anche se, giuro… io c’ho provato a portarla al mare: ma era schifata!), che la facesse lavorare in protezione civile o altro. E invece è stata solo un cane “di famiglia”, impigrita e viziata.
Ho imparato tanto da lei, da “noi”, e posso dire che quando due mesi fa mi sono sposata, sono uscita da casa mia per andare a vivere con mio marito e l’ho lasciata a casa dei miei genitori, mi sono piombati addosso tutti i “avrei dovuto, avrei voluto” del mondo.
Sono sicura che lei mi abbia dato più di quanto io ho dato a lei. E mi dispiace.
Quando, tra venti giorni, io e mio marito andremo a prendere la nostra nuova cucciola, una delle prime cose che farò sarà farle conoscere la sua “zia” a quattro zampe: e spero davvero che possano passare dei bei momenti insieme.
Tutto quello che ho imparato, tutto quello che oggi spero di poter dare ad un cane, lo devo agli errori che ho commesso con Camilla. Alla sua infinità capacità di correggermi e… perdonarmi.
E per questo non posso che dire grazie.



Leggendo questo articolo mi sono commossa, e vorrei approfittare di questo spazio per condividere anche io il mio elogio al mio cane normale…
Avevo 17 anni e da quando ne avevo 3 sono cresciuta circondata dai gatti, e non avevo mai avuto esperienze coi cani… poi vidi lo Yorkie di una mia amica e me ne innamorai: bello, giocoso e coccolone, e da brava ragazzina viziata qual’ero ne volli uno anche io.
Così mia mamma, poverina si prodigò a cercare uno Yorkino, e un 17 dicembre, pochi giorni prima di natale arrivò lui, il più bello della nidiata, stupendo, un batuffolo nero con la faccina da cagnolino della trudi e gli occhietti nerissimi e brillanti, lo portammo a casa avvolto in un passamontagna rosso… era così piccolo che stava in una mano….
I primi tempi non sono stati idilliaci: lui, piccolo terrier testardo e rompiscatole, e io, piccola sciocca viziata. Nessuna competenza cinofila, nessuno sforzo per capire il nuovo venuto ed educarlo, anzi: decisi che era troppo fastidioso per i miei gusti e finii per ignorarlo completamente, salvo riservargli attenzioni solo per strapazzarlo se combinava una marachella.
Nel frattempo mia mamma lo viziava a dismisura, e, complice cultura cinofila sotto zero anche da parte sua, finiva anche per “premiare” con coccole i comportamenti sbagliati.
Di socializzazione non se ne vide manco l’ombra: il cucciolo era così piccolo (non perché fosse “toy” o altre diavolerie, era uno yorkie di taglia standard, ma nonostante tutto, a confronto, il più spelacchiato dei volpini sembrava un leone), che avevamo paura che si prendesse un morso.
E così crebbe dispotico e petulante, ringhioso e asociale con gli altri cani: insomma, uno “yorkiller” in piena regola! O almeno, per i primi tempi.
Per fortuna, lui vide solo l’ultima fase della mia adolescenza, perché a breve sarei cambiata anche io, diventando più matura e consapevole.
E così un bel giorno lo “vidi” e lui “vedette” me, e penso che ci innamorammo a vicenda, perché da allora si formò tra noi due quel legame speciale che ci tenne uniti per il resto della sua vita.
Poi arrivò il mio fidanzato, che era emozionatissimo all’idea di conoscerlo perché adora i cani e da piccolo non aveva mai avuto modo di averne uno tutto suo.
L’incontro me lo ricordo come fosse ieri: è stato comico. Appena il mio ragazzo si chinava per toccarlo lui scappava, ma appena faceva finta di niente e iniziava a parlare con me, eccolo che si avvicinava furtivo per annusarlo, salvo poi scappare di nuovo appena la mano scendeva per toccarlo.
Ricordo anche la prima volta che trovò il mio fidanzato che dormiva nel mio letto!
Mio padre avrebbe avuto una reazione migliore 😀
Fece un salto di 3cm da terra, spaventatissimo, poi iniziò ad avvicinarsi, tutto sospettoso. (Della serie “COOOOSA? Chi è questo estraneo che osa dormire sui nostri letti?? Non lo sa che sono tutti miei i letti della casa e decido io chi ci dorme e chi no??”). Ma poi, da cuore tenero che era, accolse in famiglia anche quel maleducato del mio ragazzo, sebbene avesse osato posare le chiappe sui materassi di sua proprietà senza chiedergli il permesso.
A breve venne a mancare mia mamma, e rimanemmo solo noi 3, sempre insieme.
Mi resi conto di aver fatto una caterba di errori nella sua educazione, e cercai di porre rimedio alla meglio, e ottenni molti più risultati di quanti avrei mai immaginato.
In qualche modo, grazie alla INFINITA pazienza dei cani del parchetto, riuscimmo a farlo socializzare un po’. Vista la sua età adulta non risolvemmo la cosa al 100%, ma sicuramente migliorò un sacco, tanto che ad ogni incontro con altri cani generalmente riuscivamo a uscirne con un’annusata di palline e una scodinzolata, senza cruenti spargimenti di sangue.
Con costanza, pazienza, e calma imperturbabile riuscimmo anche a togliergli (gran miracolo), l’attitudine ad essere mordace per un nonnulla, e la quasi totalità dei comportamenti negativi: insomma, un cane modello!!
L’unico vizio che gli rimase (perché in fin dei conti mi piaceva e glielo lasciai), era il dormire nel letto con noi, e ancora adesso che non c’è più, una delle cose che più mi manca è mettermi a letto davanti alla tv, e sentirlo accovacciarsi contro le mie gambe.
Alla fine a malincuore dovetti fargli perdere anche quel vizio, perché un giorno, ormai vecchietto, mentre cercava di salire sul letto, gli si scardinò la rotula, e allora, per evitare che di notte mentre dormivo si facesse ancora più male nello scendere o salire sul letto, dovemmo fargli una piccola area recintata in camera (giusto per fare “pandàn” (ma come si scrive??) coi mobili nuovi -__- ).
Mi aspettavo grandi frignate notturne per poter tornare a dormire sul letto assieme a noi, invece mi stupì anche in quell’occasione: in mezz’ora capì che quello sarebbe stato il suo nuovo letto. Non ne fu felicissimo, ma ne prese atto, e da allora la notte prese l’abitudine a dormire lì da solo.
Piccolo cagnolino meraviglioso, tolto il travestimento da cagnaccio arrogante trovai un animo così gentile e così amorevole che mai avrei pensato. Il compagno perfetto e onnipresente: amante delle passeggiate in campagna, al mare o in montagna (ovunque, pur di poter venire con noi). Eri come un figlioletto, ma mentre un bambino lo vedi crescere noi ti abbiamo visto invecchiare e abbiamo dovuto rassegnarci al fatto di doverti lasciare andare.
Era aprile, e mentre gli alberi fuori fiorivano noi ti vedevamo spegnere piano piano, con la tua flebo gigante attaccata alla zampina. E ti faceva male quella cannula, ma sopportavi tutto con stoica pazienza, non un lamento, non un fiato. Perché così come saltavi se ti dicevo salta, ti lasciavi anche infilare gli aghi nelle zampe.
Ho pensato che dopo di te non avrei mai più voluto un altro cane, tanto abbiamo sofferto quando ci hai lasciati, ma alla fine di te non è rimasto tanto il dolore, quanto i 14 lunghi anni di allegria che ci hai regalato, così abbiamo deciso che avrai un successore. Non c’è dubbio: sarà uno Yorkino come te, ma grazie a quello che ci hai insegnato, non dovrà sopportare tutti gli sbagli che hai dovuto sopportare tu. Grazie di cuore per tutto quello che ci hai dato.
(scusate per aver scritto la divina commedia! Mi chiedo se qualcuno ha avuto la pazienza di leggere tutta sta sbrodolata di monologo :D)
Commossa…
Bellissimo! !!
Semplicemente meravigliosa e commovente
Anche la mia Lilli era un cane normale cui non ho mai dato, un po’ per diversi problemi della vita ed un po’ per pigrizia mia, ignoranza ed altro non le ho mai dato tutto quello di cui aveva bisogno. Era un cane felice, pure ogni tanto aveva i suoi momenti no… era un cane socievole, ma verso la fine della sua vita lo e’ diventato meno ed addirittura un paio di volte ha cercato rissa. Era un cane amato e questo fino all’ultimo giorno della sua vita e ci ha insegnato quanto poco basta per essere felice, un po’ di pappa, un letto ed una palla rossa nel suo caso:D
Bellissima!
Complimenti per le tue parole e per le tue azioni! Anche il fatto di renderti conto mentre Camilla c’è ancora di quanto sia stata importante e di renderle omaggio per questo dimostra sicuramente il forte legame.
Buona fortuna con la nuova cucciola!
Un racconto davvero bello che fa molto riflettere. anche io ho un cane che a causa di una malattia è costretto ad essere “solo” un compagno di vita… ed è lì che sta il suo essere un cane speciale.
🙂
la mia LOLA viene da una perrera spagnola, l’ho presa con tanto amore, poi ho scoperto che non era un cane normale… con lei ho fatto un meraviglioso percorso di educazione , è un cane eccezionale, volevo fare anche guardia e difesa (solo per realizzarla di più) ma ho scoperto che nel suo primo anno di vita lontano da me era stata traumatizzata da esperienze negative… la amo ancora di più (se è possibile) vuol dire che dovrò essere io a difendere lei!!!!
ciao Spyke. Scommetto che leggendo la storia di Camilla da lassù te la ridi scuotendo il testone e pensando “E’ che noi cani siamo così semplici…siete voi che non ci capite”.
Grazie per la splendida testimonianza.
grazie…per averci raccontato questa storia d’amore e di vita…..
Una lettera meravigliosa…una storia simile alla mia storia con Frog..mi ha vista crescere da quattordicenne timida a donna…ma un anno prima del mio matrimonio lui se n’è andato..lo avrei voluto con me e le sue sorelle, tutto infiocchettato a portare le fedi…ma non passa giorno senza che io lo ricordi con affetto e gratitudine per tutto l’amore dato..
Meraviglioso articolo ! Mi hai fatto pensare al mio vecchietto che dopo 15 anni ha lasciato un vuoto enorme 🙁 la normalità con loro diventa LA VITA ed hai bisogno di ogni singolo respiro x andare avanti o riuscire a chiudere la giornata !
Mando un abbraccio forte a Camilla ed a te e vi auguro tanti giorni normali insieme 🙂
Marta grazie sei stata splendida! Scrivo piangendo il ricordo del mio “normale” ma super straordinario cane Joss che non smetterà mai di mancarmi perchè è stato l’unica luce della mia vita.
Grazie per queste bellissime parole! Ho avuto la sensazione di rivivere l’esperienza fatta con il mio meraviglioso Ugo che purtroppo non c’e
più. L’ho amato tanto, e sono stata amata TANTISSIMO❤️❤️❤️
E grazie a te!Dal tuo commovente racconto traspare tanta sensibilità che mi ha aperto il cuore! Questa mattina è stata parecchio pesante a contatto con tanta cattiveria e il tuo racconto mi ha aiutato. Grazie
<3
anche io ho avuto tanti cani normali, chi malaticcio chi sano chi piu rissoso e chi a mò di cuscinone mortadelloso ma ognuno è stato unico e irripetibile. il primo è stato un labrador dell’est malaticcio vissuto quasi 16 anni su cui abbiamo fatto tanti errori ma era fantastico e cosi come è arrivato in una casa dove gli animali non erano graditi portando una tempesta di novità cosi se ne andato in modo eclatante il 31 dicembre di 7 anni fa e da allora l’ultimo dell’anno non si festeggia piu. ed era solo un cane!!! ciao Jerry, amico, fratello peloso compagno di vita!!! ma adesso sono in sei!
Ci tengo a specificare questa cosa: Questa e’ la storia con Camilla dal mio punto di vista, ma Camilla ha un papà una mamma ed un’altra sorella che la amano altrettanto. La mamma forse anche di più 😉 per molti versi e’ anche fortunata, sta poco da sola, ha la possibilità di uscire di evitare le scale, ha una brava dottoressa che la visita a domicilio visto che e’ diventato difficile metterla in macchina. Non l’ho abbandonata, e’ rimasta a casa sua con la sua famiglia, e io sono a 4,5 km 🙂 col magone, era la cosa giusta da fare.
Amoree
Detto questo, una vita senza cane non la concepisco, e la nostra nuova casa e’ davvero vuota senza un quattro zampe. Quindi si, arriverà una “cuginetta” e spero possa anche fare compagnia a Camilla! 🙂
Camilla rimane con la mia (e sua) mamma, papà e sorella. Cambiare casa ad un cane di 14 anni, portandola in un appartamento (dove c’è anche una piccola rampa di scale)invece che villetta , non mi sembrava proprio il caso. Ma soprattutto per me è una sorella, ma per mia mamma e’ una terza figlia! E già me ne sono andata io 😀 sta benissimo dov’è. 🙂
♥
Bellissima! tra l’altro ci rivedo la nostra golden, anche lei di nome Camilla, con l’unica differenza che è una santa (non ha MAI fatto un danno) ed è praticamente la reincarnazione di un bagnino. purtoppo per lei non abitiamo al mare quindi deve accontentarsi di nuotare solo d’estate. ma non capisco perchè, con tutto l’amore che trasuda questo elogio, chi l’ha scritto, quando si è sposata (e visto che il cucciolo l’aveva voluto lei) non si è portata Camilla a casa propria, però tra due mesi prende un altro cucciolo…. ecco questa nota stona parecchio secondo me.
Ti rispondo anche qui 🙂
Camilla, oltre a me, ha altre tre persone che la amano altrettanto. Un papà, una mamma ed un’altra sorella. E’ un cane “di famiglia”, non il “mio cane”, nonostante 14 anni fa siamo state io e mia sorella a desiderarla.
Ha una casa che le consente di non dover fare mai le scale (Da cui, negli ultimi anni, aveva preso a rischiare di cadere perchè le cedono le zampe), ha la possibilità di restare davvero molto poco da sola, i suoi spazi (E’ un po’ sorda e ormai ci vede pure malino…) il suo giardino. Cose che il nostro appartamento non ha: abbiamo una piccola rampa di scale, ci tocca lavurà (Anche se ho la fortuna di lavorare part time), e’ una casa che non conosce ed avrebbe abbandonato “il branco” per intero. E vogliamo poi aggiungere che non me l’avrebbero mai fatta portare via? 😛 La nostra “mamma” si sarebbe sparata!! E l’altra sorella pure! Ma non sono andata troppo lontano 😉
Col primo cane si sbaglia quasi sempre… Anch’io ero una ragazzina con genitori del tutto sprovvisti di cultura cinofila e con cane proveniente da canile… Non è stato un brutto rapporto, tutt’altro, ma poteva sicuramente essere più appagante per entrambi. In ogni caso, siamo stati insieme per 16 anni e quando mi sono sposata l’ho portato con me per assisterlo nella fase “calante”. Poi se ne è andato, ho pianto e ho giurato “mai più”. Dopo 8 anni, però, è arrivata Ester… ed è tutta un’altra storia! Grazie però a Miki e a quello che ho imparato sbagliando con lui, caro, dolce, indipendente e furbo cane vagabondo!
Articolo bello e commovente… purtroppo molto spesso accade (é successo pure a me) di prendere un cane e non riuscire a dargli tutto ciò che possiamo dargli, a volte per questioni di età, a volte perché ci si informa troppo tardi e lo si capisce quando ormai i danni sono fatti. C’è anche da dire che il rimorso peggiore cel’abbiamo noi perchè come detto piú volte da Valeria i cani hanno una grande capacità di adattamento che gli permette di essere sereni.. per il semplice fatto che la vita che fanno è l’unica che conoscono e non possono pensare ad averne una migliore a differenza dell’uomo che ogni giorno vive di invidia nei confronti di chi fa una vita “migliore” della propria. Quindi l’uomo può solo imparare dai cani e dagli errori che si fanno con i cani..per potersi migliorare su tutti i punti di vista. Io penso che chi non vive almeno una volta con un cane e provare l’amore che un cane può darti incondizionatamente, non vive una vita conpleta e non può dare il giusto peso all’amore tra uomini.
Stupenda commovente e reale
Mi sono commossa, ho pensato al mio lab biondo Lucky, cane “normale”, che ho avuto la fortuna d’avere per 10 anni purtroppo solo 10 anni. Abbiamo fatto tanti errori nell’educazione ma era il nostro cane fantastico….adesso c’è Blue, cerco di fare meno errori, ma è sempre il mio cane normale
Bello. Una bellissima storia.
Di quelle che noi padroni “medi” viviamo coi nostri cani “normali” tutti i giorni….
Sentendoci un pò inadeguati, un pò colpevoli e un pò egoisti… ma poi guardiamo il nostro cane che per essere un cane realizzato e felice dovrebbe correre/nuotare/saltare/arruolarsi nei k9/fermare le meteore e gli alieni….. stiracchiarsi pigramente sul divano … e ci viene l’atroce dubbio che lui non si renda conto di non essere è nè realizzato nè felice… 🙂
Grazie per averla condivisa, una carezzona a Camilla, cane saggio che forse non sa di esserlo…(o forse sì? )
Bellissimo racconto, semplice, spontaneo, vero.
Storia bella e commovente che ricalca un po’ le nostre vite coi nostri pelosi adorati! !!
Esatto l’infinita capacità di perdonarci sempre e amarci questo e’ un cane !
Io queste storie sul legame che si crea con il nostro cane non posso leggerle senza commuovermi e senza provare nostalgia per tutti i cani che mi hanno accompagnato nella vita e con i quali c’é stato un grande amore reciproco.
Ma perché io leggo questi articoli sempre al lavoro in ufficio?? So benissimo che scoppierò a piangere.. lo so subito dal titolo e dalle prime 3 righe… e adesso corro in bagno con la scusa “le allergie!!”.. perché sto davvero piangendo ..
grazie, bellissimo articolo!
Anche io ho un labrador normale che ha 15 anni e purtroppo ogni giorno va sempre peggio 🙁
La nostra Perla…
Mi hai emozionata. …
Per questo “Io & Marley” mi fa piangere come una fontana tutte le volte, i cani “normali” sono quelli che preferisco!
Che meraviglia pero’ un cane normale!!!! Sono commossa!
Mi sono commosso, ho perso da poco il mio pastore tedesco Dante. Cane ” normale ” che è stato amico, fratello e compagno inseparabile per dieci anni. Adesso è arrivata la furia Beatrice e tu, ricordando com’eri preciso e “tedesco, ” te la starai sghignazzando da lassù 🙂
Simile un po’ alla mia storia, la mia Jackie Labrador di anni 14 (molto ben portati dico io sostenendo che non è anziana ma diversamente giovane) mi ha protetta e amata insegnandomi molto. Grazie per avermi commossa cara Marta. Lunga vita alle ns cane 🙂
Grazie per questo elogio al cane normale. Ci voleva. La maggioranza dei cani fanno una vita così ed è bella ugualmente per loro. Addio Axel nostro amico fedele che ci hai “solo” tenuto compagnia.