di VALERIA ROSSI – Dai commenti in calce all’articolo di ieri sul corso ENCI sospeso, e da alcune email che mi sono arrivate, intuisco che c’è un po’ di confusione su cosa sia un “corso per addestratori ENCI”.
Inoltre qualcuno mi ha chiesto come mai, “se ce l’ho tanto con l’ENCI”, appaio in veste di docente ad alcuni di questi corsi.
E allora provo a rispondere.
A) un corso ENCI non è assolutamente un corso “per già professionisti”.
Si può iscrivere anche chi non ha mai visto un cane, proprio perché si parte “da zero” sia con la teoria che con la pratica.
Per un certo periodo di tempo gli addestratori già operanti da anni, che avevano già ottenuto risultati in gara eccetera eccetera, hanno potuto iscriversi al Registro addestratori senza bisogno di fare il corso: oggi non più.
Chiunque voglia iscriversi al Registro deve superare l’esame.
Oggi esiste solo la possibilità di frequentare meno ore (il 50%) per chi è laureato in veterinaria, per chi ha una laurea TACREC/TAAEC o per chi ha frequentato un Master universitario in istruzione cinofila o un Master universitario in attività e terapie coadiuvate da animali.
Per il resto, i requisiti per potersi iscrivere sono semplicemente i seguenti:
Il disciplinare e il codice deontologico (che dev’essere sottoscritto) li potete leggere integralmente qui.Questo tipo di formazione è stato approvato dal Ministero dell’Agricoltura con il DM 6352.
Certo che sono poche, se uno pensa di uscire da lì e di aprirsi un campo e cominciare a lavorare.
In realtà i corsi NON possono dare a nessuno la competenza necessaria per “aprirsi un campo e cominciare a lavorare”: non esiste proprio, a meno di fare corsi da 5000 ore (se bastano…) che avrebbero costi insostenibili e durate eterne, probabilmente incompatibili con l’attività di qualsiasi centro cinofilo.
Dunque, cosa succede in queste 150 ore?
Succede che “si vede” quello che c’è da fare: si impara la teoria cinofila (100 ore bastano e avanzano per spiegarla: ovviamente poi uno deve anche studiarsela, a casa sua…e ci metterà il tempo che gli serve a seconda delle competenze che già ha, della sua personale attitudine allo studio, della sua capacità di capire al volo o di doversi pensare su eccetera eccetera) e si vede, nella pratica, cosa e come si può fare con il cane nel campo prescelto (che sia agility, caccia, utilità o pastorizia). Ma non è che si “impari” a fare tutto questo: si imparano le regole, i regolamenti e le basi dell’attività pratica… come succede un po’ in tutte le scuole del mondo. Perché poi serve il tirocinio, serve “cominciare a fare esperienza”: e anche qui, ci sarà chi è più o meno portato, chi ha più o meno feeling “naturale” con i cani (che conta moltissimo, e che nessun corso al mondo potrà mai darti), chi afferra al volo e chi è più “gnucco”. Come in tutte le attività del mondo.
Per chi vuole specializzarsi meglio in una disciplina ci sono poi i corsi di aggiornamento, ma anche gli stage, i seminari e così via: ci si deve SCORDARE di uscire da un corso (ENCI o di chiunque altro) sentendosi “imparati”. All’esame ci si accerta che tu abbia ben compreso l’ABC, le basi dell’attività cinotecnica: dopodiché dovrai sbatterti per imparare il mestiere sul campo, come succede con tutti i mestieri del mondo. Andrai “a bottega” da qualcuno, farai gavetta, farai esperienza e dopo un certo periodo di tempo forse te la sentirai di aprirti un campo tuo.
Ma l’iscrizione al Registro addestratori, di fatto, significa solo:
a) che hai superato un esame in cui hai dimostrato di conoscere le basi teoriche e pratiche di questo lavoro;
b) che hai accettato di rispettare il codice deontologico.
B) Perché “critico tanto l’ENCI, e poi faccio docenze ai corsi ENCI“?Intanto la domanda è mal posta, perché io non “critico l’ENCI” nel suo insieme: io esprimo opinioni, a volte positive e a volte negative, su tutto ciò che concerne il mondo cinofilo, visto che di cinofilia mi occupo.
E sì, critico – come faccio con qualsiasi altro Ente o personaggio cinofilo – anche quelle che ritengo lacune, o errori dell’ENCI.
Che essendo fatto da esseri umani, non può essere infallibile e che credo possa avvantaggiarsi di qualsiasi critica costruttiva.
Purtroppo, come dicevo giorni fa, questo termine sembra ormai passato di moda: forse perché il mondo cinofilo è diventato un mondo in cui tutti cercano di “far fuori” la concorrenza a suon di sputtanamenti e coltellate (preferibilmente alle spalle), chiunque si azzardi a dire civilmente “Guarda, a mio avviso qui si poteva fare di meglio” viene immediatamente preso di mira da una miriade di cecchini pronti a sparargli addosso perché è un eversivo e/o perché si è reso colpevole del reato di lesa maestà.
In cinofilia, in molti casi, si sta vedendo lo stesso atteggiamento che tengono certi politici: “Viva la democrazia, viva la libertà… ma se non sei d’accordo con me, allora vai fuori!”.
Ed è strano che quasi nessuno noti l’assoluta incongruenza di questo modo di essere.
Ma guardate che in questo modo si ammazza la libertà di pensiero: e se questo è esattamente ciò che vogliono i politici, ben consci che un gregge di pecoroni impauriti è più facile da guidare (anche verso il baratro…) rispetto a un gruppo di persone pensanti… lo stesso NON PUO’ valere in cinofilia, dove la differenza tra il pecoronismo e la libertà di espressione e di critica fanno quasi sempre la differenza tra l’essere bravi o del tutto incapaci a lavorare con i cani.
Che c’entra?
C’entra tantissimo, e l’ho già detto mille volte: perché il lavoro con i cani ti obbliga ad avere una mente elastica.
Qualsiasi cosa tu abbia studiato e imparato, anche se avessi fatto un corso da un milione di ore, troverai sempre il cane che ti prende per il naso e si comporta all’esatto contrario di quanto non dicessero libri, dispense e istruttori.
Mettetevelo bene in testa, perché questa non l’opinione di Valeria Rossi, ma un dato di fatto incontrovertibile: se si lavora sul campo, se si prendono veramente i cani in mano, prima o poi tutti troveranno il cane con cui “non funziona niente” di ciò che si è studiato, visto, letto e neppure già praticato.
Personalmente mi sono trovata almeno un centinaio di volte a pensare: MA PERCHE’?!? Questo metodo ha sempre funzionato, tutti i cani con cui l’ho messo in pratica finora hanno reagito “come da manuale”: perché questo no?La risposta è ovvia (ma non ci pensa mai, finché non ci si sbatte il naso): perché i cani sono individui.
Perché sono esseri pensanti.
Perché non sono fatti con lo stampino.
Ognuno reagisce a modo suo, ognuno fa valere la propria intelligenza e la propria personalità. E se non sei capace di adattarti, resterai sempre un “mezzo” educatore, addestratore o quel che l’è. Sarai sempre e comunque un “limitato” che si trova costretto (nel migliore dei casi) a mandare il cliente da qualcuno più bravo… e nel peggiore dei casi, come spesso succede, a sputar sentenze tese solo a coprire le proprie lacune, talora col risultato di far passare il cliente per scemo o – peggior ancora – il cane per pazzo.
E quando si fa passare il cane per pazzo, ecco che la strada diventa prima quella del farmaco e poi – qualora non funzionasse – quella della soppressione.
Purtroppo so che esistono corsi nei quali questo percorso viene direttamente suggerito ai corsisti: “Se non riesci a risolvere, manda il cane dal comportamentalista. E se non risolve neanche lui, si può pensare alla soppressione”.
Il tutto per non voler ammettere che magari il metodo insegnato come “unico e solo accettabile” , con certi cani, può non funzionare.
Questo è assolutamente aberrante, tanto più quando arriva da sigle che si autodefiniscono “gentiliste” e che magari ti insegnano che non si deve mai dire “NO!” al cane, perché poverino si traumatizza.
Invece, se lo fai fuori, è contento!
Ecco: perché tengo docenze ai corsi ENCI?Perché, grazie al cielo, l’ENCI questa impostazione folle NON CE L’HA.
L’ENCI, essendo un ente zootecnico e non talebano, lascia molta libertà di scelta fin dal percorso di studi iniziale (tant’è che riconosce una serie di corsi che possono andare dall’ipergentilista al tradizionalissimo, cosicché ognuno sia libero di scegliere quello che si avvicina di più al suo modo di intendere la cinofilia). E questa è una cosa che mi piace moltissimo, perché è indice di apertura mentale.
Critico l’ENCI? Ma certo che sì!
Perché l’ENCI è l’unica associazione cinofila italiana che abbia un reale “riconoscimento ufficiale” (ministeriale) e quindi è l’unico vero Ente di riferimento per i cinofili. Tutte le altre sigle sono associazioni private che, per carità, hanno pieno diritto di esistere, visto che siamo in democrazia… ma che si autocertificano e autogestiscono e auto-qualsiasi altra cosa, non dipendendo da nessuno. L’ENCI dipende invece dal nostro Ministero per le politiche agricole e forestali, dunque ha una vera e propria ufficialità statale… e mi aspetto che sia in grado di dare alla cinofilia italiana tutte le risposte e tutte le indicazioni necessarie al suo scopo statutario, ovvero alla tutela e al miglioramento delle razze canine, che come tutti sanno passa anche attraverso l’addestramento.
Perché in realtà, chiariamolo subito, di lacune vere e proprie non ce ne sono mai state.
La figura dell’addestratore COMPRENDE (per forza di cose) anche quella del cosiddetto “educatore”.
Se prima non hai educato un cane, ovvero non gli hai insegnato come vivere serenamente e in modo cooperativo nella società umana, non potrai mai addestrare proprio nessuno.
Posso anche capire perché l’ENCI l’abbia ignorato: perché un Ente che si occupa di zootecnia, ovvero di selezione, deve pensare soprattutto a salvaguardare le doti caratteriali dei cani (che sono appunto oggetto di selezione zootecnica) e potrebbe teoricamente impipparsene della Sciuramaria alla quale interessa soltanto il fatto che il suo cane non tiri al guinzaglio.
Purtroppo, però, la cinofilia è cambiata (in meglio o in peggio, lo lascio giudicare a voi) e il mondo addestrativo/selettivo, anche per colpa del grosso impegno che comporta e delle grosse spese che si devono sostenere, si è assottigliato sempre più, mentre dilagava appunto il mondo delle Sciuremarie che non soltanto volevano il cane “bravo” in casa… ma poi quel cane lo facevano anche riprodurre, con l’ampia approvazione di tutto il comparto gentilista/buonista/animalista per il quale più Sciuremarie (e più cani di Sciuremarie) esistono, e meglio è. Per il semplice fatto che sono quelli a dar loro lavoro.
In questo modo, però, il mondo si è riempito di cani da negozio, di cuccioli comprati ad capocchiam su Internet e così via che a loro volta producevano cuccioli a tutto spiano: la qualità è andata a farsi friggere (anzi, solo qualche giorno fa, nei commenti ad un articolo, qualcuno è inorridito perché avevo usato il termine “qualità”), la stessa selezione è andata a farsi friggere.
Gli allevatori seri fanno la fame mentre i cagnari prosperano, le Sciuremarie accoppiano e riproducono, gli “educatori -e – basta” si moltiplicano come funghi.
Tutta colpa del lato “educazione/addestramento”?Assolutamente SI!
E questo perché, anziché presentarsi per ciò che erano in realtà (e cioè una sorta di “maestri elementari”, mentre l’addestratore equivale al docente universitario che ovviamente DEVE conoscere anche le materie delle elementari, ma che ne conosce anche altre), gli “educatori” si sono inventati la contrapposizione tra “buoni” e “cattivi”, raccontando a tutti che loro erano quelli carini e gentili che facevano tante coccole al cane, mentre gli addestratori erano quei grandissimi bastardi che insegnavano ai cani utilizzando “strumenti di tortura”.
L’ENCI, mentre accadeva tutto questo, che ha fatto? NULLA.
Ha continuato dritto per la sua strada, senza neppure rendersi conto che, intanto che si sputtanava platealmente il comparto cinotecnico, si sputtanava la stessa cinofilia ufficiale (e quindi lo stesso ENCI).
Si compravano sempre meno cuccioli allevati con serietà e competenza, anzi la gente veniva spinta ad andare in canile (cosa assolutamente apprezzabile), ma anche a farsi le cucciolate in casa, al grido di “tanto i cani sono tutti uguali!”, che è una vera bestemmia cinofila.
Si cominciava a pensare che chiunque usasse un collare a strangolo fosse una sorta di Jack lo Squartatore.
Si andava buttando fango a palate su discipline antiche e preziose e bellissime come l’UD, facendola passare per qualcosa di violento che comportava addirittura un “addestramento all’aggressività”.
Chi mi segue da un po’ di tempo ricorderà forse ciò che è successo al convegno di Cilavegna, quando – proprio per far capire come funziona in realtà l’utilità/difesa, si è invitato il pubblico presente ad accarezzare i cani che stavano facendo gli attacchi, e poi a provare personalmente ad indossare una manica. Ricorderete, forse, che una ragazza è scoppiata a piangere istericamente al solo pensiero di poter indossare quello che, per la sua mente che era stata evidentemente sottoposta a un vero lavaggio del cervello, era uno dei tanti “strumenti di tortura”.
Solo ieri, invece, in un commento, ho citato l’animalista che, invitata ad andare a visitare un allevamento per rendersi conto che i cani non era affatto “poveri disgraziati sfruttati”, ma cani felici che vivevano in famiglia, ha rifiutato sdegnata dicendo che gli allevatori le facevano orrore. Così. A prescindere.
E non dovrei criticare l’ENCI per aver ignorato tanto a lungo ciò che stava succedendo?Ma CERTO che lo critico!
Gliene dico di cotte e di crude, ringhio e se capita mordo pure: ma sempre con la speranza (anzi, no: con la certezza, visto che mi sto rivolgendo ad altri zootecnici come me, che sicuramente capiscono quello che intendo dirgli) che le mie ringhiate servano a far riflettere sugli errori passati, cosicché si possano eliminare e superare.
A questo, e non ad altro, serve la critica costruttiva: non a “distruggere” qualcosa… altrimenti si chiamerebbe critica distruttiva, che è invece proprio quella che fanno certi sedicenti gentilisti (non tutti: non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ma molti sì) quando sparano a zero sul comparto cinotecnico, sperando proprio di farlo sparire dalla faccia della terra.Io invece vorrei tanto, ma proprio tanto, che l’ENCI:
L’università della cinofilia, come dicevo poc’anzi… contrapposta a quelle scuole elementari che hanno tutto il diritto di esistere, ovviamente, ma che non possono arrogarsi quello di metter bombe sotto agli atenei;b) eccellesse anche per la qualità dei suoi corsi, visto che ormai – come ho scritto proprio ieri – la corsa al business selvaggio del “diplomiamo una marea di gente, purché paghi, e non importa se poi non distingue una testa da una coda” è, se non proprio finita, almeno in dirittura di arrivo.
Ecco, in quest’ottica, se è vero che critico l’ENCI per ciò che non ha fatto in passato (pur con tutte le scusanti e le attenuanti del caso), personalmente mi sento anche in dovere di fare la mia parte, per quel che posso e per quel che vale. Perché intendo aiutare l’ENCI (che è pur sempre il “mio” Kennel Club – visto che ho anche un affisso riconosciuto – e che è il solo Kennel Club della cinofilia ufficiale italiana) a fare questo salto di qualità che gli sto chiedendo.A parlare siam buoni tutti, io preferisco mettermi anche in gioco: e sempre per quel che posso e per quel che vale, essendo stata per tanti anni un’addestratrice (fierissima di essere tale) e avendo quindi un certo bagaglio di esperienza, lo metto a disposizione di chi si avvicina alla cinofilia.
Perché a me non piace tirare il sasso e nascondere la mano: tiro il sasso, è vero, ma poi la mano la uso anche per lavorare e costruire.
Questo significa forse che “ma la tiro”?
Che ritengo di essere l’unica e sola salvezza dell’ENCI?
Che penso di essere la più brava di tutti?
Ma non diciamo cavolate. Per carità.
Penso solo che all’ENCI servano umili operai, gente che ha voglia di rimboccarsi le maniche e di ravanare tra calce, cemento e mattoni per costruire un muro così solido che nessun Lupo Cattivo fazioso (magari travestito da pecorella gentilista) riuscirà a buttarlo giù solo soffiandoci sopra le proprie maldicenze.
Servono TANTI umili operai, perché tante sono le persone che hanno ancora voglia di fare cinofilia seria (che, dal mio punto di vista, è sinonimo di “cinotecnica” e non di chiacchiere buoniste, pur amando i cani più della mia vita e non avendo mai pensato che “tecnica” fosse sinonimo di “maltrattamento”, perché questa é una balla).
E trovo del tutto logico, oltre che eticamente corretto, mettere a disposizione anche le mie mani e la mia cazzuola per cominciare a lavorare. Di lavori da fare ce ne sono tanti, non bastano certamente i corsi: un altro lavoro importantissimo – come ho detto ieri – è la sorta di “epurazione” che l’ENCI dovrebbe assolutamente mettersi a fare, eliminando dalla lista dei suoi Soci i “veri” maltrattatori di cani, che purtroppo esistono ancora, e i “cagnari” che non solo esistono, ma aumentano a vista d’occhio.
Anche questa è una critica che (da sempre) porto all’ENCI, ma in questo caso non posso certamente essere di grande aiuto.
Invece, a costruire il muro della credibilità e della professionalità, posso dare una mano.
E siccome il Lupo Cattivo ha soffiato molto forte, e mezzo muro è già venuto giù, di lavoro da fare ce n’è tanto e di operai ne servono tanti.
Io sono, semplicemente, uno di questi.



Questa è una segnalazione per la redazione.
Volendo acquistare alcuni dvd, non riuscendo per via telematica, ho chiamato più e più volte, il numero segnalato per contatti…mai avuto risposta o “segni di vita”.
Alle mie mails…nessuna risposta!
Il numero telefonico indicato è 0194501330.
Problemi tecnici???!!!
Saluti.
Corrado
Sigh… non problema tecnico, ma problema di neuroni (miei). Ho cambiato il numero di telefono sul sito ma mi sono dimenticata di farlo sul negozio online: quello che c’è è quello vecchio di Savona. Ora lo faccio subito cambiare dal webfiglio (io sul negozio non so mettere mano): intanto lo comunico anche qui, il nuovo numero è 011-0860474.
Ciao Valeria,
vorrei farti una domanda: ho da un mese e mezzo, una cagnolina meticcia presa dal canile, ha circa due anni e mezzo. E’ buonissima, festosa con le persone, bambini compresi, ha un po’ timore dei cani ma sta abituandosi e comincia a prendere iniziativa nel giocare, dato che da poco la porto nelle aree cani. Non ha ansia da separazione, sta tranquilla in casa quando non ci sono, mi segue al guinzaglio senza troppe difficoltà. Insomma, in un mese e mezzo ha fatto grandi passi avanti, superando tante paure. Vorrei fare a questo punto con lei un corso cane-padrone, ma una mia amica mi ha detto di evitarlo, che potrebbe rimanerne turbata. Cosa vuol dire? Io credo nel suo grande recupero che mi sta dimostrando giorno per giorno e non penso che un corso insieme possa farle male… Vorrei un consiglio da te!
Grazie infinite! Ti seguo sempre!!
Laura
ciao , ma cosa intendi per corsi cane-padrone ? un corso base di educazione ? ma perchè vuoi farlo se a quanto leggo la tua cagnolina sta facendo tutto bene e non hai problemi ?
Perché lei è il mio primo cane in assoluto! Voglio rafforzare il rapporto con lei e imparare a gestirla al meglio, imparando anche nuove cose insieme… la frase del rimanere turbata mi è sembrata un po’ di sciuramaria, per questo volevo un consiglio da Valeria… poi non credo che il corso serva a chi ha “problemi”, o non solo!
se un corso viene fatto bene non esiste al mondo che il cane sia “turbato” tanto più su un corso di educazione base in cui di solito vengono insegnate 2-3 comandi che ti servono tutti i giorni e qualche gioco o comportamenti da attuare per rafforzare il tuo legame con il cane. poi se vai in un posto e per insegnargli il seduto strozzano il cane e gli danno un calcio allora cambia il discorso
GRazie 🙂
Ciao Valeria!
Sono un ragazzo di 21 anni, con una spropositata (nemmeno a dirlo) passione per il settore cinofilo. Ecco, in primis mi sento in dovere di dire che questa pagina è la più interessante e completa di informazioni che io abbia trovato su tutto il web, siccome sono riuscito a leggere poco e nulla al riguardo dei suddetti corsi ENCI, se non la pubblicizzazione dell’ENCI stessa per le classiche 150 ore di lezioni (100 di teoria e 50 di pratica, ormai per me è un tormentone!).
Ora, in secondo luogo, non nascondo che tale settore a seconda del livello di approfondimento nel quale arrivo, mi confonde le idee e mi fa ripartire sempre dal punto di partenza. Il problema, è che non vorrei assolutamente trovarmi a spendere una cifra esorbitante per poi non avere effettivamente nulla di valido in tasca. Voglio dire che la passione è molta, adoro in generale qualsiasi creatura che faccia parte di questo mondo, e sono convinto di poter dedicare anima e corpo in un lavoro che sento mio a prescindere da qualsiasi informazione o circostanza, ma devo anche stare attento a qualsiasi tipo di passo “in avanti” che intendo fare. Dunque credo di aver bisogno di aiuto, da qualsiasi lato. Avrei dovuto iscrivermi ad un corso che inizia il 14 Settembre, soltanto i fine settimana per 8 ore il sabato, e 8 la domenica, ma il problema principale si presenta nel momento in cui richiedono la presenza costante di un cane proprio da addestrare. Io il cane ce l’ho, per carità! Ma è un meticcio di 6 anni che di per se è incredibilmente insofferente. Dovrebbe sopportare un viaggio praticamente di 2 ore e mezza (con i mezzi oltretutto) da Fiuggi fino al centro che si trova a Roma nord, e essere decisamente “sedato” in qualche modo durante il periodo di inattività nel centro stesso. Ora, le mie domande sono queste:
1) Come faccio a decidere che tipo di strada seguire, in base alle informazioni che mi vengono date su internet?
2) Qualsiasi corso in giro per l’Italia prevede l’utilizzo di un cane proprio? Anche se questo abbia un carattere tale da renderlo praticamente incontrollabile?
3) Una volta terminato il corso, cos’è precisamente che dovrei fare? Nel senso, quale sarebbe il corretto “modus operandi” per diventare a tutti gli effetti un addestratore cinofilo?
Spero di non essere stato troppo pesante nel formulare tutto il discorso, ma avevo bisogno di una valvola di “sfogo” per cercare di parlare con qualcuno che ne possa capire sicuramente più di me, e che sia anche ben disposto nel darmi una mano per farmi avere finalmente a disposizione qualche punto di riferimento a cui aggrapparmi!
Ti ringrazio in anticipo per l’eventuale risposta che potrai darmi!
Marco.
Marco, ci sono anche corsi che non richiedono il cane proprio (addirittura qualcuno non prevede neppure che si abbia un cane!), ma personalmente ritengo che lavorare con il proprio cane sia la cosa migliore. Se il tuo è “incredibilmente insofferente”, probabilmente c’è qualcosa che non funziona nel vostro rapporto e il corso potrebbe essere un buon modo di sistemare le cose. Non credo che ci sia bisogno di sedare il cane: un kennel, di solito, basta e avanza!
Una volta terminato il corso ENCI (che dà un’infarinatura di base per quanto riguarda la parte pratica, visto che 50 ore sono oggettivamente poche) la cosa più logica è scegliere la disciplina a cui si pensa di dedicarsi e cominciare a fare corsi, stage, seminari, tutto quello che trovi sull’argomento. Poi un bel tirocinio su un campo… dopodiché potrai cominciare a lavorare davvero con qualche cane.
” Purtroppo, come dicevo giorni fa, questo termine sembra ormai passato di moda: forse perché il mondo cinofilo è diventato un mondo in cui tutti cercano di “far fuori” la concorrenza a suon di sputtanamenti e coltellate (preferibilmente alle spalle), chiunque si azzardi a dire civilmente “Guarda, a mio avviso qui si poteva fare di meglio” viene immediatamente preso di mira da una miriade di cecchini pronti a sparargli addosso perché è un eversivo e/o perché si è reso colpevole del reato di lesa maestà.
In cinofilia, in molti casi, si sta vedendo lo stesso atteggiamento che tengono certi politici: “Viva la democrazia, viva la libertà… ma se non sei d’accordo con me, allora vai fuori!”. ”
Come sempre STANDING OVATION.
@Simone Cartelli
Consiglio di cercare i nomi dei docenti in rete, non sono proprio dei passanti magari arrivati “dal paese vicino”
molti di loro vengono da faenza, dove vivono e hanno il proprio centro cinofilo. faenza (paese vicino) è a 10 minuti da santerno
Per quanto capisca lo spirito con cui vengono organizzati i corsi ENCI, che ormai servono ad arginare il ben noti problemi causati dal multilevel marketing genti lista, non riesco a trovarmi d’accordo sul corretto percorso che porti un neofita ad evolversi in istruttore.
Per quanto abbia meno di 30 anni, credo di essere stata imprintata dal mio istruttore con una mentalità un po’ “old school”; ovvero, se sei appassionato di cinofilia, non esiste che un bel dí ti svegli pervaso dalla voglia di insegnare qualcosa che, per forza di cose, nemmeno conosci.
Forse mi sbaglio, magari sono troppo rigida io, ma dal mio punto di vista c’é qualcosa di poco efficace nel fare prima un corso istruttori, magari senza aver mai visto un cane, per POI fare la pratica. Trovo più giusto che un appassionato, in quanto tale, PRIMA si dedichi alla sua passione in prima persona, formando il suo cane, vedendo lavorare gli altri cani del campo come anche i cani di di altri Club amici, osservando i cani sui campi in gara e approfittando dei preziosi momenti di confronto fra conduttori. Negli anni ad un vero appassionato verrà voglia di prendere un altro cane e preparare quindi uno o più cani alle gare, perché questo che fa un addestratore. Con un po’ di pazienza, conquistata la fiducia dell’istruttore, magari quest ultimo ti affidera la supervisione di una persona più indietro di te (magari così scopri prima di aver speso 2000 euro di corso se insegnare ti interessa realmente quanto pensavi inizialmente). Altrimenti un buon cinofilo, potrebbe anche decidere di dedicarti esclusivamente, senza il minimo complesso di inferiorità alla ormai adusa attività del semplice conduttore.
Ai primi corsi tenutisi nella mia regione, a cui non ho partecipato in quanto assolutamente disinteressata ad insegnare, ho visto iscritti quasi solo nomi di istruttori di esperienza. Finiti questi, non so cosa ci aspetta il futuro. Senza saper ne leggere ne scrivere, secondo me l’enci si é fatta prendere dalla fretta e ha voluto rimettersi in pari senza troppo criterio. Fossi stata nel direttivo, avrei strutturato un percorso formativo suddiviso in moduli,distinguendo i percorsi formativi di chi inizia da zero da quelli di chi deve solo formalizzare e certificare le sue competenze.
É solo la mia misera opinione, lungi da me essere convinta di avere ragione.
Valeria, chi può frequentare il Master universitario in istruzione cinofila? è una formazione superiore? o il nome è fuorviante? oggigiorno si chiamano master dei corsi specialistici della durata di pochi mesi.
A quanto mi risulta i master dovrebbero essere approfondimenti post-lauream: quindi dovrebbe poterli frequentare chi è laureato nella materia a cui si riferiscono.
Se ti riferisci a quello di Pisa, i requisiti di ammissione li trovi qui:
http://www.palacongressipisa.it/index.php/master/master/1782
Se stiamo parlando di un altro master…allora nin zo!
MI chiedo, ma negli altri stati com’è la situazione? Domanda un po’ troppo generica, mi rendo conto, provo a restringere: ci saranno associazioni nazionali a cui far riferimento, come si comportano, ci sono differenze sostanziali con la nostra Enci e tra loro?
Le figure andrebberoben distinte e suddivise nel campo in cui si specializzano, si parla sempre di cinofilia,si, ma ormai le figure sono diverse, quindi non e’ bello paragonare un educatore ad un addestratore e dire che uno sa piu’ o meno dell’altro, sono figure a mio parere distinte con basi in comune ma con “specializzaioni” diciamo diverse.
Su un semplice dizionario italiano le figure vengono definite come:
Addestratore cinofilo: Lavora direttamente con il cane per insegnare al cane diverse task (compiti) ben specifici quali per esempio ricerca e salvataggio, difesa, ecc; oppure prepara il cane e il conduttore alle prove di utilità quindi cani per la protezione civile , per i ciechi e per difesa , alcuni seguono la preparazione delle fasi di obbedienza altri solo la difesa, finalità quindi insegnare un’abilità al cane.
Istruttore cinofilo: Insegna alle persone come meglio educare il proprio cane o prapara il cane ed il conduttore per prove sportive quali agility, free style, ecc.
Educatore cinofilo: Ha il compito di insegnare alle persone a convivere nel modo migliore con il proprio cane per una crescita equilibrata non solo nel fisico ma anche nel carattere per avere una certa serenità (cane da compagnia) ed è la figura di grande aiuto al Veterinario Comportamentalista il quale una volta fatto il protocollo terapeutico lo affida all’EDUCATORE
COMPORTAMENTALISTA : È un vocabolo coniato da pochi anni e ancora non propriamente riconosciuto dalla lingua italiana (colui che) specializzato nella riabilitazione dei disturbi del comportamento, è un esperto nel trovare cosa non va nei nostri amici e cosa non va in noi proprietari, termine molte volte confuso con COMPORTAMENTISTA rintracciabile dai vocabolari che descrive il seguace del comportamento, una scuola di pensiero della psicologia nata dagli studi di Pavlov e Skinner.
Quindi non e’ vero che un addestratore sia cattivo e un educatore no, ma dove sta’ scritto? e non trovo allo stesso modo vero che l’addestratore e’ a livello “universita’” e l’educatore a livello “elementari” in cinofilia….ma anche qui ma dove sta’ scritto.
Entrambi hanno dei percorsi formativi chi piu’ in un settore e chi in un altro…punto.Come ci sono igegneri civili, ci sono ingegneri meccanici, gestionali, strutturali ecc.. Ad ognuno il suo!
Cordialita’
io farei una ulteriore distinzione tra Educatore e Ri-Educatore che recupera i cani. Sono due cose ben diverse.
Luna il Ri-educatore non e’ altro che il comportamentista, vedi la definizione, all’estero (visto che siamo copia incolla con l’estero) ci sono due figure: Il Behaviourist (=comportamentista) e il Veterinary Behaviourist (=veterinario comportamentista). Ultimamente qui in italia per avere ancora piu’ confusione hanno aggiunto il “comportamentalista”…
Che poi associazioni come l’APNEC vogliano chiamare il comportamentista come Ri-educatore facciano loro ma se ti occupi di comportamento cioe’ Behaviour sei un Behaviourist cioe’ comportamentista..
va be’…
Nella mia mente esistono tre figure con professionalità e competenze crescenti: educatore, istruttore/addestratore, riabilitatore.
questo è un articolo S-T-R-E-P-I-T-O-S-O e ripeto S-T-R-E-P-I-T-O-S-O perchè a leggere bene e attentamente c’è tutta la descrizione della cinofilia italiana di oggi. ci saranno le solite polemiche di chi non sa o di chi fa finta di non sapere ma quando si parla di diplomifici bisogna alzarsi in piedi e fare una standing ovation, quando si parla di educatori che hanno paura dei cani io ne ho visti e più di uno…”con i rottweiler ho paura , i pitbull non ne parliamo, il cecoslovacco pare un lupo oddio”…beh che cavolo hai fatto un corso da educatore a fare???????????? misteri. ci fosse deontologia professionale una associazione /ente gente così neanche la fa iscrivere….oppure alla seconda lezione gli ridà i soldi e gli dice non fa per te arrivederci.
Sig.ra Valeria Rossi, la ringrazio di aver usufruito di una nostra foto, relativa al Sig Simon Baiocco relatore dei nostri corsi Enci. Centro Cinofilo dell’Adriatico.
In provincia di Venezia c’è una scuola CSEN-CONI dove fanno un corso così suddiviso: operatore cinofilo(72 ore di teoria + 24 0re di tirocinio); educatore cinofilo (144 ore + 80 ore di tirocinio); istruttore cinofilo( 180 ore + 100 ore di tirocinio obbligatorio). Tra i docenti c’è anche Anna Maria Cini. Volevo sapere se lei, Valeria, sa dirmi se questo corso è riconosciuto dall’ENCI e se, almeno in teoria, lo ritiene valido. Il sito è: http://www.dogsangels.it. Grazie.
Chiara, a questo tipo di domande non rispondo! Altrimenti partono sempre e comunque le polemiche: se parlo bene “perché faccio pubblicità e probabilmente mi hanno pagato”, se parlo male “perché sono invidiosa” (un classico!), o perché “ce l’ho con Tizio o con Caio o con Sempronio”.
Quello che posso dire è: a) per sapere se un corso è riconosciuto ENCI, basta andare sul sito dell’ENCI e guardare l’elenco che sta qua:
http://www.enci.it/addestratori/corsiaddestratori.php
b) non ho mai fatto mistero del fatto che io stimi Annamaria Cini, quindi non posso che ribadire questa stima;
c) mi piace molto la suddivisione in corsi per “operatori”, “educatori”, “istruttori”: credo che sia una delle strade corrette da seguire, sempre se la suddivisione teorica corrisponde poi alla pratica.
Un bel corso ma, mi sembra, modulato su tempi ristrettissimi, del tipo full immersion. Se non sei del posto, le spese di pernottamento, trasporto e varie ed eventuali sono altissime. Di quel corso mi piacevano tanto gli argomenti trattati.
Requisiti per partecipare:
a) avere superato il 18° anno di età;
b) non essere nelle condizioni di cui agli artt. 28 ss. c. p. (interdizione dai pubblici uffizi e interdizione da una professione, NdR)
c) non aver riportato negli ultimi cinque anni condanna definitiva per il reato di cui all’art.727 c.p. e 544 bis e seguenti (maltrattamento di animali, NdR);
d) non essere sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale;
e) avere sottoscritto il codice deontologico dell’addestratore e dei conduttori cinofili di esposizione.
Io però vorrei far notare come, quasi tutte le università abbiano ormai il N chiuso.
I costi di un educatore sono abbastanza elevati … mettiamo 25 2uro l’ora (anche l’ultimo arrivato tende a chiedere queste cifre..)
Morale se partecipo ad un Corso Enci 150 euro il rapporto costo/apprendimento dovrebbe essere immensamente più favorevole.
Quindi se io scuirimario/sciurimaria compro un cucciolotto conto alla mano sicurametne mi conviene fare un corso Enci, male che và soldi spesi x soldi spesi se con la crisi tutto và male mi posso aprire anche un campetto!
Dall’altra parte della barricata una persona qualificata, tipo un allevatoreo o un veterinario che voglia diventare addestratore si ritrova al corso oprganizzato in collaborazione con un Università (e ricordo molte università scelgono in N chiuso), con sciurimario/sciuramaria alle prime armi…
Poi se sciurimario/sciurimaria del codice deontologico dell’addestratore e dei conduttori cinofili di esposizione se ne fà una pippa e comincia a dar di matto, perchè il codice l’avrà firmato, ma non l’avrà neanche letto (tipo come si fà quando si scarica uin software da internet… accette e vai!!!), ce ne stupiamo?
Ma se permettete un corso con una platea così eterogenea non ha motivo di esistere, mi aspetto che all’iscrizione ci sia quantomeno una selezione, proprio ed anche come forma di rispetto a quelle persone che con i cani ci lavorano da anni e su cui l’ENCI campa, oppure se proprio dividere in livelli i corsi.
Gli sciurimario e le sciurumarie per quanto dotate mettiamoli tra loro, ve la immaginate una lezione all’Università in cui un prof vuole fare una lezione di fisica teorica ed uno dai banchi comincia a contestare che 2+2 non facciano 4?
No, non ci siamo!
mi piacerebbe seguire un corso ENCI tenuto da persone qualificate, purtroppo però ci sono in giro dalle mie parti (ravenna e provincia) individui che non hanno neppure la qualifica di addestratore e insegnano comunque a tali corsi (proprio ENCI) forti di avere qualche titolo agonistico o aver vinto qualche gara importante.
per chi si avvicina a piccoli passi come me al mondo della cinofilia spinto da una passione sincera per i cani (e non per una specifica razza, per tutti, abbiano essi 4 zampe, 3, 2 o nessuna, appartenenti a un canile, a un allevamento, a privati o che so io)e non dall’agonismo è difficile discernere fra persona competente e non, in base al nome che leggo sul volantino del il corso. gli insegnanti li vedi quando hai già pagato, a meno che tu non li conosca a priori, e visto il costo si potrebbero prendere fregature.
molti ”professionisti” si improvvisano insegnanti per soldi, diciamocelo. e molti studenti credono che un corso enci sia una porta aperta a soldi facili una volta dato l’esame.
non stiamo parlando di bruscolini, il suddetto corso che dovrebbe partire in autunno dalle mie parti chiede 1550 euro più iva, escluse le spese di esame. ecco il volantino
http://www.dog-paradise.it/corso-per-addestratori-enci-sez1.html
è l’unico nelle vicinanze, e ovunque si guardi in provincia gli insegnanti sono sempre gli stessi.
il prezzo è uguale ovunque? perchè sarebbe bello avere la conferma che i prezzi sono unificati a livello nazionale e non a discrezione del centro cinofilo che potrebbe farci la cresta
so che gli educatori/istruttori non possono esprimere giudizi sui colleghi, codice deontologico, forse però gli studenti avrebbero bisogno di sapere se stanno gettando soldi o se invece saranno seguiti in maniera professionale durante il percorso formativo
sbaglio?
Non sbagli, ed è anche per questo che porto delle critiche all’ENCI: proprio perché mi aspetterei, dal Kennel club ufficiale italiano, una selezione severissima del personale docente.
Che in parte c’è (vogliono un curriculum, lo analizzano, fanno domande… non è che prendano proprio cani e porci), ma a volte sembrerebbe insufficiente. Sicuramente c’è margine di miglioramento…ma credo che prima di tutto si debba mettere un freno al proliferare di corsi: ce ne sono troppi, ed è evidente che i docenti più bravi (perché di bravi ne esistono, e anche tanti: ma non sono millemila) non possano essere in trenta posti contemporaneamente.
Io credo che sarebbe anche ora di separare nettamente i corsi “di informazione cinofila” (dove va bene più o meno tutto, e che sono i più adatti alle Sciuremarie) dai corsi per “professionisti” cinofili (o aspiranti tali), che magari non potranno essere sempre sotto casa… ma quando mi sono iscritta all’università neanch’io ce l’avevo sotto casa. La più vicina era a 150 km. Siccome volevo fare proprio quel corso di studi lì (che poi non ho manco finito, ma vabbe’) e volevo fare proprio quel lavoro lì (che poi non ho fatto), ho preso il mio bel trenino e sono andata a studiare a Milano. E penso che chiunque intenda fare seriamente un lavoro e voglia formarsi altrettanto seriamente non possa neppure pretendere di avere tutto comodo, facile e magari anche a buon prezzo. Sarebbe bello, ma è un’utopia.
A proposito di prezzi… no, non sono unificati, ognuno fa il suo: ma qui non troverei giusto mettere un “calmiere”, perché è anche normale che se un centro organizzatore, che so, decide di far venire il megadocente famosissimo dagli Stati Uniti (l’esempio è assolutamente casuale, eh!) abbia spese superiori a quello che utilizza docenti presi nel paese di fianco e quindi possa fare un prezzo diverso.
Quello che un aspirante corsista deve fare è leggersi i curricula dei docenti e da lì cercare di capire se sono le persone che ritiene più adatte a dargli il tipo di formazione che desidera. D’altronde, anche quando entriamo all’università non è che possiamo sceglierci i docenti: si becca quel che passa il convento, sperando che i titoli acquisiti per arrivare a quella docenza siano sufficienti a garantire la qualità. Poi qualche pirla lo troveremo sempre, a scuola come al corso cinofilo… ma questo fa parte dell’essere umani (e magari anche un po’ dell’essere italiani).
il problema credo sia quando il costo è di mille mila euro e gli insegnanti arrivano dal paese vicino, come mi sembra sia il caso del volantino da me linkato
BRAVA , BRAVA , BRAVA ! ! !