lunedì, Febbraio 2, 2026

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Il VERO Standard dell’… Australian Cattledog

Australian Cattledog o Cattle Dog? Ancora non si è capito, perché sul sito ENCI, alla pagina intitolata “Australian Cattledog”, scritto tutto attaccato, la prima frase recita così: “L’Australian Cattle Dog è stato allevato per aiutare la diffusione dell’allevamento dei bovini nella vecchia Australia.”
Ma voi potete fare i fighi e risolverla con “Blue heeler”, perché nonostante sia solo il suo soprannome, praticamente tutto il mondo lo chiama così (eccetto noi italiani in realtà, che siccome a malapena conosciamo questa razza, figuriamoci se ci rivolgiamo a lei in confidenza).
Altrove, però, dire “Blue Heeler” è come da noi dire “Malin”: se lo chiamate Malinois, ancora ancora, qualcuno sa chi è, ma se lo chiamate Pastore Belga vi dicono che vi state confondendo col Pastore Tedesco a pelo lungo.

Il fatto che anziché “bovaro australiano” il mondo lo chiami “tallonatore blu” un indizio su cosa sa fare questo cane (che in realtà non è solo blu) dovreste già averlo.
Perché se c’è una prima immagine che dovete farvi balenare in mente quando vi viene la malsana idea di mettervene uno in casa è quella di 42 denti attaccati a una caviglia. Che sia bovina, ovicaprina, avicola, canina, felina, umana, lui la troverà e la prenderà.
Heeler. Tallonatore. Si attacca ai talloni e li morde.
Chiaro questo? Bene, perché se non avete ancora smesso di leggere possiamo continuare la sfilza dei disturbi mentali che i fautori di questa razza, sottoscritta inclusa, spacciano per “selezione caratteriale”.
Chiaramente, i bovini, esattamente come la maggior parte di noi, non sono esattamente degli appassionati masochisti, quindi, se si pigliano una pinzata sul garretto, scalciano. Quindi cosa bisognava selezionare in un cane pensato per prendere calci di vacca, oltre a una tempra fisica di acciaio inox? Ma LE GAMBE CORTE, NATURALMEN…. AH, no, mi sono confusa.
Quello è il Corgi.

No, il Cattledog non ha bisogno di essere più basso del range di attacco posteriore del bovino. Lui il calcio lo vuole guardare in faccia. Con aria di sfida. Con sdegno.
Dopodiché, con la stessa abilità di Neo di Matrix nell’evitare le pallottole, lo schiva. E lo schifa, pure. Magari sputa anche per terra, da bullo australiano qual è, e sembra dire “è tutto qui quello che sai fare?”, un attimo prima di pinzare di nuovo il malcapitato.

Voi direte “sì, ok, schiva i calci dei bovini, sai che roba. C’è bisogno di romanzare tanto?”
Oh, sì. Sì e ancora sì, perché quello che non si immagina prima di accogliere in casa un cucciolo ben selezionato, ben imprintato e ben socializzato è che quel cucciolo schiva tutto. E qual è la primissima confidenza che ci prendiamo istintivamente col cane di casa, anche se sappiamo essere etologicamente sbagliata? La carezza. Ed ecco che la scena idilliaca dell’arrivo a casa, del collarino nuovo, della promessa di essere amici per sempre e della prima, indimenticabile coccola viene spazzata via da secoli di selezione heeler, come ricevessimo in faccia una folata di vento gelido. In un solo istante la nostra mano, che era pronta a sfiorare quel morbido velluto caldo, si ritrova sotto il nulla de La Storia Infinita, perché il nostro nuovo batuffolo adorabile, che a malapena cammina, sa già schivare ogni cosa che veda avvicinarsi.
Restiamo lì, attoniti, delusi, ad osservare il nostro cane spetasciato a terra, chiedendoci cosa abbiamo sbagliato. Se siamo stati troppo irruenti. Se era troppo presto per il primo contatto fisico, se lo abbiamo traumatizzato per sempre. Questo però dura una frazione di secondo, perché mentre stiamo ancora elaborando il trauma, il nostro, abbiamo già quattro affilatissimi canini da latte conficcati nel palmo della mano.
Chomp.
Ed eccoci tornati all’heeler. Sì, perché avevo scordato di specificare una cosa: per il Cattledog, ogni protuberanza riesca ad entrare nella sua bocca è un garretto bovino da mordere.
If it fits, my bits.

Ma tranquilli, questa è solo una giocosa confidenza che il Cattledog si prende con voi. Con gli estranei si limiterà a schivare, mettendovi naturalmente nella scomoda posizione in cui dovrete spiegare ogni singola volta che no, il cane NON è traumatizzato, NON viene da un passato difficile, NON ha disturbi della vista, eccetera, eccetera, eccetera.
Attenti solo a non farvi prendere dalla routine: a me è capitato che, quando in expo l’ennesimo gruppetto di signore ha tentato di accarezzare Mandriano, il mio Cattledog, e questo ha scartato vistosamente lasciando tutte perplesse, avevo ormai ripetuto tutta la solfa talmente tante volte che per farla breve ho riassunto con un “tranquille, è abituato a schivare le vacche“.
Frase che come potete immaginare non ha sortito l’effetto didattico che avevo nella mia mente.

Parlando di disturbi mentali, non possiamo non tirare in ballo la seconda grande e scomoda peculiarità di questa razza: l’alta propensione alla vocalizzazione.
Che se avete uno spitz o uno di quei nordici ululoni direte “bof, tanto sono abituato/a”. E invece no, perché il Cattledog è ancora un mondo a parte: il Cattledog è lo spitz, PIÙ il nordico ululone, PIÙ un attaccabrighe da rissa australiano sotto l’effetto di droghe fatte in casa.
E in tutto questo è un perenne adolescente in piena fase di contestazione, quella brutta, in cui tutto ciò che fanno i genitori è sbagliato a prescindere e va sottolineato quanto essi siano causa di imbarazzo.
Ecco perché a vivere con un Bovaro Australiano vi ritroverete un cane che abbaia.
La mattina sorge il sole? Lui abbaia.
Il gallo canta? Lui gli abbaia.
E a quel punto è ora della passeggiata, quindi viene ad abbaiarvi sul letto, in faccia, poi prende il quattordicesimo guinzaglio che avete acquistato, lo strappa coi denti (ora ne dovete comprare un altro) e poi abbaia perché si è strappato. E anche perché in tutto questo tempo avete messo soltanto una pantofola.
A passeggio, se qualcosa fa rumore, il Cattledog gli abbaia.
Abbaia anche se qualcosa in lontananza si muove (quindi, secondo lui, rappresenta una minaccia). Però abbaia pure se qualcosa né fa rumore, né si muove, ma a lui dà fastidio che esista.
Ma ciò che più di qualsiasi cosa stimola l’abbaio di questa razza è il suo conduttore.
Sì, perché il Cattledog vi deve dire che non è d’accordo, che vi state sbagliando, che quello che state facendo è fatto male oppure semplicemente, dal nulla, arriva, vi guarda, vi sputa in faccia un “BÀU” (che si tradurrebbe pressapoco con il mostrare un dito medio), e se ne va soddisfatto.
È il bullo del quartiere.

Questo carattere da tasso del miele potrebbe sembrare non solo un difetto, ma anche un ostacolo al lavoro che questa razza dovrebbe svolgere.
Niente di più sbagliato! Innanzitutto, dobbiamo considerare che il cattledog deve lavorare su dei bestioni molto grossi e molto forti, e se non ha un minimo di cazzimma, col cavolo che riesce a farsi rispettare. Oltre a ciò, originariamente doveva affiancare i cowboys australiani, che si occuparono in prima persona della selezione. Ecco perché ovviamente svilupparono un cane che è praticamente la loro trasposizione canina: per avere qualcuno con cui litigare tutto il giorno (dato che coi bovini non c’era abbastanza soddisfazione, essendo troppo molli di carattere per il loro gusto).
Fatta questa doverosa introduzione, possiamo passare ad esaminare l’Australian Cattledog punto per punto, come da ogni standard che si rispetti.

BREVI CENNI STORICI: studiando un po’ la razza, si legge che “È generalmente riconosciuto che la razza sia il risultato di incroci di Collie a pelo corto blue-merle con il Dingo e di un successivo incrocio di Dalmata e di sangue di Kelpie nero focato. Si tentarono altri incroci, ad esempio un incrocio con il Bull Terrier, ma tutti questi ulteriori incroci si dimostrarono infruttuosi per il lavoro con il bestiame.
Quindi verrebbe da pensare che il bull terrier si sia diluito nel tempo fino a scomparire, giusto? Errore madornale. Questo cane è praticamente un dingo montato su un terrier di tipo bull (tanto che, chi li bazzica, osservando il Cattledog non può non notare le spaventose similitudini non solo nell’estetica, ma anche nel movimento e soprattutto nel carattere). Sono le altre razze che sembrano essere passate di lì per caso.
Il Cattledog è un cane trugno. È un sacco dingo, tanto che una frase che viene spesso riportata sulle monografie di razza è “The Australian Cattle Dog is the closest most people will ever get to a wild animal without a zoo license”; ma insieme a tutto questo è anche assolutamente un cane con una tempra assurda, il vizio di approcciarvi in modo molto “fisico”, una capoccia di ghisa e un corpo che sembra un’incudine. E provate a dire che questa
seconda parte non sarebbe perfettamente copincollabile sulla descrizione di un TTB.

ASPETTO GENERALE: lo standard di razza recita “L’Australian Cattle Dog  è un cane da lavoro forte, compatto, armoniosamente costruito, che ha la capacità e il desiderio di adempiere al compito che gli è stato affidato, per faticoso che sia. La sua sostanza, la sua potenza, l’equilibrio delle sue forme e la qualità dei suoi muscoli devono concorrere a dare l’impressione di grande agilità, di forza e di resistenza. Qualsiasi tendenza a sembrare grossolano o mancare di sostanza costituisce un grave difetto.”
Quindi lo leggete e vi immaginate una sorta di pastore tedesco. Poi ne guardate uno dal vivo e scoprite che il Cattledog è un cagnetto. Sì, ha tutta quella roba lì, la sostanza, la potenza, la qualità dei muscoli e blablabla, ma di fatto è un cagnetto di cinquanta centimetri. È un cane decisamente contenuto, di taglia media pura, che lo guardate e non gli date due lire.
E nemmeno gli altri, perché per il passante medio voi avrete sempre un “meticcio dal mantello particolare”.

COMPORTAMENTO E CARATTERE: ne abbiamo già accennato, ma lo standard ne sottolinea la lealtà e l’innato istinto alla protezione, per cui è doverosa una precisazione.
Sì, il Cattledog è un margaro australiano sotto acidi.
Sì, il cattledog è un contestatore rozzo, un bullo; è ossessivo-compulsivo, ha un disturbo da iperattività.
Ma tutto questo non toglie il fatto che sia il vostro cane, e che lui questo lo senta fortissimo. Sotto quella scorza si nasconde la creatura più fedelmente innamorata che esista, un cane che quando davvero, ma davvero ne avrete bisogno (perché in realtà è anche intelligentissimo e lo capirà al volo quando sarà il momento di mettere da parte le contestazioni), saprà essere esattamente il cane perfetto.
Solo che per tutto il resto del tempo, il 99% del tempo, sarà il solito bullo che vi abbaia in faccia perché non avete capito niente.
Ho una maglietta dedicata al Cattledog con sopra stampato un testo che riassume alla perfezione questo cane: “Non sto abbaiando. Sto spiegando perché ho ragione.”

TESTA: dura. E la userà contro di voi in ogni occasione, perché il Cattledog, a furia di stare con i bovini, è diventato un po’ bovino anche lui, e uno dei gesti che ripeterà più spesso sarà quello di prendervi a cornate. A volte per affetto. La maggior parte delle volte per spingervi a fare la cosa giusta. Che è quella che vuole lui, perché lui ha sempre ragione e voi sempre torto.

TARTUFO e MUSO: quando il Cattledog non vi prende direttamente a testate per intendere “COSA DIAVOLO STAI FACENDO, IDIOTA?”, probabilmente è ancora nella fase soft, quella in cui vi prende a musatine per guidarvi gentilmente a prendere la decisione migliore (la sua). È qui che vi accorgerete che il muso del cattledog sembra il paravacche di un trattore, e che quella che è di fatto la semplice musatina di un cagnetto vi sposta, che lo vogliate o no, specie perché questo cane, le musatine, tende a piantarvele sempre nei cavi poplitei, causandovi irritazione e fastidio. Ma tanto è inutile provare ad esprimerli al cane, perché vi risponderà per le rime abbaiandovi in faccia.

LABBRA, MASCELLE e DENTI: ed eccoci arrivati alla parte che lo standard liquida con un “Poiché al cane viene richiesto di far avanzare il bestiame recalcitrante, mordicchiandolo ai garretti, è molto importante che i denti siano sani e forti”; quello che lo standard evita accuratamente di spiegare è che il Cattledog, quei denti, li tiene in perenne allenamento, soprattutto integrandoli completamente nella comunicazione con il conduttore.
Il Cattledog ti afferra dove capita, ti ciuccia, ti slinguazza, ti lascia e ti riprende di nuovo, ti porta (non sa dove; ti porta, punto), ti lascia un attimo per abbaiarti in faccia, poi ti prende per la terza volta e ti ciuccia ancora un po’.
È il suo modo di relazionarsi: e siccome la sua mente è disturbata, ciò che vuole esprimere con la bocca si può tradurre pressapoco così: “ti amo, sei la mia vita, però fondamentalmente non capisci niente e ti devo spiegare tutto; lo sapevi che sei la creatura più importante per me? Ok, ma adesso giochiamo. Ehi, che fai, tocchi? Non puoi toccarmi, io schivo tutto! Sono qui, e ora sono qui! Sono imprevedibile, non mi prenderai mai, babbeo! Accarezzami, toccami tutto. Ti amo. Sei la mia vita. È uno scoiattolo, quello? COSA STAI FACENDO? NON DEVI ANDARE DI LÀ! Voglio stare con te per sempre. Non posso sopportare di averti davanti agli occhi un secondo di più.”

OCCHI: da standard, “Devono esprimere prontezza ed intelligenza” e “Una luce di avvertimento o di diffidenza è caratteristica quando viene avvicinato da estranei”. Tutto ciò che vedrete in realtà sono due ovali inespressivi 24/24h, perché, come amiamo ripetere citando Sergio Leone, ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza. Il Cattledog sembra rispondere a qualsiasi frase gli si rivolga con un “sì. Grazie.” Anche se gli avete chiesto di mettersi seduto.
Ciò che dà veramente tanta espressione a questo cane, in realtà, sono le…

ORECCHIE: che lo standard definisce nel dettaglio per forma e dimensione; negligentemente, però, omette che le orecchie del Cattledog sono degli adorabili triangoli di velluto antistress. Sono calde, morbide, bellissime e pacioccabili (se riuscite a raggiungerle). E il cattledog le usa benissimo, perché è capace di passare dall’espressione più fiera e imponente a quella di un combattente implacabile. La più sorprendente, però, che mai vi aspettereste da un cane così orgoglione, è quella da povero cucciolo smarrito, di solito sfoderata quelle rare volte in cui la discussione l’avete vinta voi. E in quel momento ricorda Bolt che cerca di elemosinare del cibo al parcheggio dei camper.

COLLO: taurino. Quando vi serve un collare nuovo, portatevi sempre in negozio il cane. Lui sarà anche di taglia M, ma il suo collo non è d’accordo.

CORPO: come detto inizialmente, è un’incudine. È poco cane ma tanto spesso, è robusto, ma non pesante, è un blocco di marmo ma è anche gommoso ed elastico. È tutto e il contrario di tutto, proprio come è la sua mente.

CODA: altro elemento carino e coccoloso del Cattledog. È un pennacchio di lunghezza contenuta (è trugna anche lei come il resto del cane), morbida, piena di pelo, tendenzialmente più chiara del resto del corpo con prevalenza di peli bianchi nel colore di fondo, con effetto “pezzo di altro cane montato lì per errore”. Il Cattledog la tiene dritta e ferma quando litiga col proprietario, pendente nei rari momenti di riposo e a caso nella comunicazione intra ed interspecifica, che significa che può oscillarla orizzontalmente come un cane normale, ma anche farla andare su e giù o rotearla ad elicottero.
Ho sentito qualcuno di voi dire “ehi, come un TTB”. D’altronde, i bullisti riconoscono un bullo, anche quando è mascherato da dingo.

ARTI: forse lo standard dovrebbe definirli “ruote di trattore”, che si fa prima. Lo portano in tutti i luoghi e in tutti i laghi, non si fermano mai, ma soprattutto sono un’altra parte del corpo con cui il Cattledog vi colpirà. Perché se dopo avervi abbaiato, preso a musate e a testate, ancora non avete capito che ha ragione lui, questo cane si alza su due zampe e vi prende a pugni. Come ogni australiano che si rispetti.

ANDATURA/MOVIMENTO: in base a quanto scritto finora, verrebbe da immaginarsi una specie di piccolo palestrato che si aggira per i quartieri con una camminata intimidatoria. Ecco, di solito no. Perché il cattledog sgambetta. Sarà per via dei non eccessivi angoli posteriori, sarà perché è un po’ prima donna, ma questo cane sgambetta e, nondimeno, sculetta (non mi credete? Guardate qui).
E nonostante questo non ti viene da prenderlo in giro, un po’ perché hai paura che venga a farti brutto, e un po’ perché pure mentre ancheggia mantiene l’atteggiamento da “ho comunque ragione io”, e dopo tutto ciò che avete vissuto insieme, alla fine non puoi fare a meno di credergli.

MANTELLO: veniamo finalmente al “Blue Heeler”, che di fatto è anche un “Red Heeler”, perché il Cattledog può essere sia blu (ad esser precisi, blu focato) che rosso. Peccato che il blu del Cattledog non sia il classico blu che viene attribuito ai mantelli monocolori grigi come per esempio quello del Weimaraner, né un tipico blue merle come quello dei Border Collie. Idem per il rosso: il suo colore è differente. Il blu o il rosso sono in realtà un mix di peli bianchi e neri, o rossi, ma quando i redattori dello standard hanno provato a definirlo “mélange”, lui ha deciso che non era d’accordo, ha fatto valere le proprie ragioni alla sua maniera e alla fine, per esasperazione, danni da inquinamento acustico e un occhio nero, gli esperti hanno scelto i termini “blu” e “rosso”.
E a quel punto il Cattledog se ne è andato sculettando soddisfatto.
Parlando di mantello, se ricordate, a inizio standard abbiamo menzionato il Dalmata tra le razze che hanno contribuito alla creazione del Cattledog.
Ecco, qualcosa di veramente celebre del Dalmata il nostro Cattledog lo manifesta.
Avete visto tutti “La carica dei 101”, vero? Se non è così, vergognatevi e rimediate.
Altrimenti, ricorderete che Crudelia De Mon definisce i cuccioli dei protagonisti “topini bianchi” e “bastardi”, quando la proprietaria della mamma, le cadesse la lingua, punta nell’orgoglio si affretta a spiegare alla rachitica maniaca delle pellicce che i cuccioli sono di razza pura, ma che semplicemente nel Dalmata le macchie compaiono con la crescita.

Un piccolissimo Mandriano, a pochi giorni di vita

Così è anche nel Cattledog, che, eccezion fatta per le macchie scure e monocolori che avrà da grande, nasce col mantello candido. Il melange compare gradualmente e si sviluppa nel tempo, stabilizzandosi indicativamente dopo i due anni.
In ogni caso, anche una volta stabilizzato, questo colore continuerà a far additare il vostro cane come “bastardo”. Non troppo tempo fa siamo stati fermati a passeggio da una signora con gli occhi a cuoricino, che ha esordito entusiasta con “mamma mia che colori! Ma tu guarda come è particolare questo pelo! È chiaramente il risultato casuale del lavoro di pennello di Madre Natura o di Dio…”, al che, ho risposto con voce monotonale “…o del lavoro di selezione degli allevatori”, facendomi trascinare via per un braccio da Davide.

A questo punto il cinofilo medio potrebbe chiedersi perché mai dovrebbe passargli per la testa l’idea di adottare un Cattledog.


In effetti, magari si realizza che ci sarà pur un motivo, se la razza è così poco diffusa. Il fatto è che la maggior parte delle persone cerca nel cane complicità e collaborazione.
Ma arriva un momento, nella vita di chi si appassiona approfonditamente alla cinofilia, in cui si smette di cercare conferma, si smette di cercare il consenso. Resta il desiderio di rapportarsi tra pari con una creatura appartenente ad un’altra specie, si sviluppa la voglia di mettersi in gioco e di comunicare su tutti i livelli, anche quelli più spinosi.
Perché il Cattledog i tuoi errori non li perdona.
Lui te li sbatte in faccia.
Ti convince a metterti in discussione cento volte al giorno, perché è quello che fa lui.
E alla fine scopri che non è semplicemente l’adolescente ribelle che credevi, ma l’amico che anziché darti una pacca su una spalla dicendoti che andrà tutto bene ti tira una mazzata sulla nuca e preme forte la sua fronte contro la tua, urlandoti in faccia “COSA DIAVOLO STAI FACENDO, IDIOTA?”
Il tipo di amico che è veramente tuo amico, altrimenti non ti tratterebbe così.
Il Cattledog può essere difficile, sì. Ma se riesci ad entrarci in contatto, se riesci a far funzionare le cose, potrai dire di aver imparato qualcosa di quella cinofilia più vera e scomoda, quella che in pochi riescono a sfiorare.
Così è il Cattledog: vero, scomodo e difficile da sfiorare.

Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore
Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.

2 Commenti

  1. Era uno dei cani che avrei voluto prendere quando sarebbe morto il boule, me ne innamorai 12 anni fa ad na expo, ma troppe poche informazioni serie e autentiche sulla razza, e quelle poche che ci sono fino ad oggi hanno rappresentato la razza come un demone per chi vive in appartamento. Quasi solo rappresentato come cane esclusivamente da lavoro. Ho preso quindi uno Staffordshire Bull Terrier, cane che ho anche sempre amato anche grazie ai racconti di Valeria. <3

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