mercoledì, Febbraio 4, 2026

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Ma le campagne anti-abbandono servono davvero?

abbandono1di VALERIA ROSSI – Ne parlo adesso, a estate quasi finita, perché ancora una volta l’impressione diretta (ovvero, quella che ho avuto parlando con volontari di canili vari) è stata negativa: gli abbandoni continuano e d’estate sono più numerosi, anche se le più grandi associazioni dicono tutte che sono in “netta diminuizione”.
Mah.
Diminuizione, può darsi: “netta”, mi pare un po’ troppo ottimistico.
Eppure, negli ultimi dieci-quindici anni (a differenza di quanto accadeva prima), il pubblico è stato letteralmente bombardato di messaggi  che condannavano l’abbandono di cani e gatti.
Ne abbiamo visti in TV, in rete e sui giornali; abbiamo sentito parlare dell’argomento nei talk-show e in tutte o quasi le radio.
Se fosse stato vero – come si diceva un tempo – che “la pubblicità è l’anima del commercio”, ci si sarebbe dovuti trovare di fronte ad una drastica riduzione del randagismo, diretta conseguenza dell’abbandono.
Ma questo, ahimè, non è avvenuto: o è avvenuto solo in parte.
I canili, municipali e privati,  sono sempre tutti  “a tappo”: quindi la presunta diminuizione, se c’è stata, è stata poco rilevante.

abbandono4Ma se è vero che le campagne promozionali non servono a nulla, o che servono a troppo poco… quali sono le cause?
L’analisi non è certo facile, né mi illudo di avere delle risposte certe: qualcosa, però, si può notare abbastanza facilmente.
Per esempio, molti dei messaggi anti-abbandono vengono solitamente ospitati da riviste e siti specializzati, o trasmessi in TV nel corso di programmi che parlano di animali; ed è chiaro che il tipo di pubblico che riescono a raggiungere non viene minimamente influenzato da questo tipo di annuncio… semplicemente perché si tratta di persone che amano già gli animali e che non si sognerebbero mai di abbandonare il loro beniamino di casa.
E’ come fare un bell’articolo contro i pericoli dell’alcol su una rivista per soli astemi. Ovviamente il servizio sarà apprezzato, ma il risultato pratico sarà nullo, perché nessuno dei lettori sarà un bevitore!
Nello stesso modo, chi compra/legge riviste/siti specializzati in cani è solitamente una persona che ha un rapporto molto stretto con gli animali, tant’è vero che si premura di aggiornarsi sempre di più sull’argomento; il solo gesto di andare in edicola a prendere una rivista di questo tipo, o di navigare in rete alla ricerca di siti sull’argomento, pone questo tipo di lettore su un altro gradino rispetto al potenziale abbandonatore, che considera l’animale alla stregua di un oggetto e sicuramente non si sognerebbe mai di informarsi sulle sue esigenze, sull’alimentazione più adatta, sull’aeducazione/addestramento e così via.
Così, quando noi guardiamo il cane dagli occhi tristi che sembra uscire dalla pagina chiedendo di non essere abbandonato, si sentiamo stringere il cuore e ci sembra impossibile che una campagna tanto struggente non abbia sortito l’effetto desiderato: ma bisogna rendersi conto che quando lo leggiamo noi il messaggio arriva alla persona “sbagliata”, ovvero a quella che non ha alcun bisogno di riceverlo perché è già sensibilizzata all’argomento.
Dal punto di vista pubblicitario, raggiungere esclusivamente (o principalmente) questo tipo di target mi sembra un’operazione fallimentare.
C’e’ da dire, però, che pur privilegiando riviste specializzate e programmi televisivi sugli animali, gli annunci antiabbandono non si sono limitati esclusivamente a questi; in alcuni casi hanno spaziato anche in altre fasce d’ascolto televisivo, o sono comparsi su pubblicazioni di tenore diverso.
Se nonostante questo non sono riusciti a cogliere nel segno, forse è proprio il messaggio che non funziona, non riuscendo a toccare le corde giuste nelle uniche persone che dovrebbe colpire, ovvero i potenziali abbandonatori.

abbandono5L’analisi, a questo punto, diventa interessante: bisognerebbe poter esaminare – anche solo a grandi linee – la personalità dell’abbandonatore medio…e magari anche quella dell’esperto in comunicazione che si occupa di redigere questo tipo di campagne.
Ma tanto per cominciare, è difficilissimo parlare di un “abbandonatore medio”, se non in tono ironico, perché cani e gatti vengono abbandonati da persone di ogni età, estrazione sociale, condizione e appartenenza etnica, tutti difficili da identificare perché è molto raro che qualcuno ammetta pubblicamente di aver abbandonato un animale; non tanto perché provi rimorso, quanto perché la figura dell’abbandonatore è socialmente reietta e a nessuno fa piacere essere etichettato negativamente.
Personalmente, in quarant’anni di cinofilia, sono riuscita a strappare una sorta di confessione (che in realtà era un’affermazione quasi orgogliosa) soltanto ad un cacciatore che affermava di aver lasciato al suo destino il “bastardo pulcioso” che invece di riportargli celermente la preda se l’era svignata nel bosco, spaventato dal colpo di fucile.
Ma questo non è un esempio statisticamente valido e non identifica affatto l'”abbandonatore medio”, anche perché, proseguendo il discorso, ho voluto sapere dal cacciatore cosa avrebbe fatto se il cane fosse tornato a casa, ricevendo esattamente la risposta che mi aspettavo: “Gli avrei sparato”.
Io non sono affatto convinta che i cacciatori in genere siano delle belve senza cuore e che vedano tutti il cane come un puro e semplice “strumento”: ne conosco a decine che i loro cani li adorano e che si butterebbero nel fuoco per loro.
E’ vero, purtroppo, che esiste anche una parte di cacciatori a cui interessa soltanto il lato “resa venatoria”: ma queste sono persone che quando il cane “non rende”, di solito, lo sopprime e non lo lascia in autostrada.
Il fatto che i canili strabordino di cani da caccia per me è dovuto più che altro al fatto che molti di questi cani si perdono: ed è vero che non vengono più cercati, ma è anche vero che non si è trattato di un abbandono volontario.
L’abbandonatore-tipo, a quanto ho potuto capire, è invece il classico padrone di cucciolo comprato per Natale o per il compleanno del bambino, che a un certo punto scopre di essersi messo in casa un essere vivente, che abbaia morde rosicchia fa pipì, e non un giocattolo di peluche. A questo punto decide che il gioco non vale più la candela: e a volte abbandona subito il cane (dopo aver cercato inutilmente di piazzarlo presso amici, parenti e conoscenti), ma più spesso resiste fino al momento di partire per le ferie.
Un po’ perché è quello il momento in cui il cane diventa realmente un peso (in albergo non lo vogliono, le pensioni costano troppo ecc.), un po’ per un bacato e deviato senso di “umanità”: non se la sente di mollare il cane in autostrada in pieno inverno, col freddo che fa. Magari muore, poveretto.
Se invece lo molla ad agosto, muore lo stesso, ma almeno non di freddo; vuoi mettere, finire investiti da una macchina sotto un bel sole caldo? Tutta un’altra cosa!

abbandono2Altri abbandonatori-tipo sono i proprietari che non si preoccupano né di sterilizzare, né tantomeno di sorvegliare le femmine in calore: poi arriva la cucciolata, carina, simpatica, tenerissima… fino a 35 giorni circa. Appena i cuccioli escono dalla cuccia e cominciano a girare per casa, spisciazzando e scagazzando ovunque, inizia la disperazione e si pensa bene di prendere un bello scatolone e di mollare tutta la famigliola in campagna.
L’abbandonatore può essere potenzialmente chiunque. Come dicevamo sopra, il fenomeno investe tutte le categorie sociali e tutte le latitudini geografiche; quindi, dal punto di vista pubblicitario, si tratta di un target di difficile identificazione.
E già questo rende problematico il lavoro degli addetti ai lavori.
In secondo luogo, l’unica cosa che evidentemente accomuna tutti gli abbandonatori è l’assoluta mancanza di sensibilità, di socialità intesa in senso etologico, di capacità di amare (intesa in senso umano, perché quella degli animali ce la possiamo scordare tutti quanti).
E il pubblicitario medio? Be’, lui è l’esatto contrario: deve essere una persona fortemente empatica e dal forte spirito sociale, che nutre un forte interesse verso gli altri… altrimenti non potrebbe fare un lavoro simile!
Morale della favola, il pubblicitario medio e l’abbandonatore medio abitano su due pianeti diversi ed è difficilissimo che si incontrino; forse per questo i messaggi vengono lanciati nella direzione sbagliata e riescono a sensibilizzare solo chi è già sensibilizzato.
Ad aggravare il problema suppongo che arrivi anche una scelta apparentemente logica, ma in questo caso controproducente: in un’agenzia, immagino che l’incarico di occuparsi delle campagne anti-abbandono venga affidato di preferenza a persone che hanno animali o che amano gli animali. Arrivo a supporre che queste persone desiderino questo tipo di incarico e facciano il possibile per assumerlo. Ma questo, ahimè, sposta sempre più la mira: chi lancia il messaggio è sempre più lontano da chi lo dovrebbe ricevere.

abbandono3A questo punto, forse, le associazioni che promuovono questo tipo di campagne dovrebbero riflettere un attimo su questi problemi e cercare soluzioni diverse da quelle proposte fino ad oggi.
Innanzitutto, i messaggi tipo “cane dallo sguardo triste” non colpiranno mai il cuore di chi non sa leggere proprio nulla in quello sguardo e vede solo un muso qualsiasi. Purtroppo, se il messaggio tipo “chi abbandona gli animali è una bestia” non funziona per mancanza di sensibilità in chi lo riceve, quello che si trova (per esempio) in calce a tutti i comunicati ENPA, e cioè “chi abbandona un animale si becca una bella multa e può finire anche in galera”, non funziona per mancanza di riscontri pratici: in galera per abbandono, almeno che io sappia, non c’è mai finito nessuno.
E pure le multe  non mi pare siano esattamente fioccate, anche perché nessuno è così pirla da abbandonare platealmente un animale di fronte a un pubblico. Lo si  fa di nascosto, in campagna, dove non ti becca nessuno: e quasi immancabilmente la si fa franca.
Se fosse possibile, comunque, io suggerirei di non affidare mai la redazione degli annunci anti-abbandono a persone che amano gli animali, ma solo a veri e propri cinofobi e catofobi; e non è una battuta.
Credo davvero che persone di questo tipo, ovviamente abili nel loro lavoro di pubblicitari, siano le uniche in grado di trovare argomenti validi per colpire l’interesse degli abbandonatori.
Inoltre suggerirei di non inserire MAI questi annunci tra le pagine delle riviste specializzate in animali da compagnia, ma di rivolgersi a un pubblico più eterogeneo (e quindi presumibilmente più ricco di potenziali abbandonatori).
Inoltre, con tutto il denaro che viene investito nelle varie campagne, si potrebbe forse fare di più e di meglio: per esempio facendo funzionare davvero la penosa anagrafe canina che ci ritroviamo, o facendo qualcosa di più “burocratico”, come inserire il cane nello stato di famiglia, con relativi obblighi di comunicare nascite e morti.
In questo modo certe “improvvise sparizioni” non potrebbero più avvenire, perché  la morte di un cane dovrebbe essere comunicata tramite apposito certificato, come avviene per le persone.
Come molti sanno, io mi sono appena trasferita da Savona a Torino: andando in Municipio per fare il cambio di residenza mi sono vista consegnare alcuni moduli sui quali, tra le altre cose, devo comunicare la targa della macchina.
Ci vorrebbe tanto a chiedere di comunicare anche il microchip del cane, e a monitorarne così la continuità della presenza?

Detto questo, vorrei concludere con una nota positiva; se è vero che la campagne anti-abbandono non sembrano sortire effetti immediati, non escludo che possano averne uno a lungo termine.
Se i motivi appena esaminati impediscono che gli adulti si sensibilizzino nei confronti del problema, infatti, non credo che lo stesso valga per i giovani, bambini e ragazzi, che sicuramente recepiscono meglio il messaggio. Bambini e ragazzi, non ancora plasmati da una società che cerca in ogni modo di annientare l’animalità umana, sentono ancora in modo profondo il loro legame con la natura di cui facciamo tutti parte, anche se tendiamo stupidamente a dimenticarlo.
Per questo ritengo che le campagne anti-abbandono, in fondo, non siano inutili; se riescono a raggiungere il mondo infantile e adolescenziale, è probabile che i loro effetti si vedano nel prossimo futuro, quando i ragazzi di oggi saranno diventati uomini e magari decideranno di acquistare un cucciolo.
Se però è questo lo scopo finale dell’operazione, allora non sono di molto aiuto gli spot “ad effetto”, per quanto belli e toccanti: musetti tristi, file di cadaveri sulla strada e famiglie canine che abbandonano l’uomo inutile non inviano ancora una volta il messaggio giusto.
Va molto meglio l’ironia, come quella che si vede nello spot riportato qui sotto (per me il migliore degli ultimi anni): meglio far ridere che cercare di commuovere, specie quando i destinatari non sembrano poi così facili alla commozione.

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E se proprio non si vuole essere così sarcastici, allora meglio un messaggio breve, allegro e di grande impatto, come questo:

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Non mi sembrano invece granché utili le campagne basate sulle “facce famose”: lo spirito di emulazione è una conseguenza del fenomeno del divismo, che mi pare in gran parte superato almeno dal pubblico adulto (che è quello che abbandona di più).
Se però si intende colpire soprattutto la fascia giovanile (che è anche quella più influenzabile) è meglio evitare le scene strappalacrime, specie in questo momento storico in cui si vive più su Facebook che nella vita reale e quindi si viene letteralmente bombardati di storie strappalacrime, di cani sfigati, di immagini che feriscono il cuore.
Non se ne può più! Personalmente sto cancellando dal mio profilo tutti gli appelli (anche perché ho creato una pagina apposita, che si trova qui: https://www.facebook.com/pages/Ti-presento-il-cane-Appelli/137481876341447 e che vi prego CALDISSIMAMENTE di utilizzare), perché ovviamente non posso pensare di salvare tutti, né di aiutare tutti: quindi mi sento stringere il cuore ogni giorno di fronte a questi musetti disperati. E  a lungo andare, la mia reazione è stata di rigetto.
Non voglio vederne più.
Non trovo giusto dover star male ogni mattina appena mi sveglio, leggendo storie per le quali non posso essere di alcun aiuto.
E siccome so che questo sentimento è condiviso da molti, non intendo neppure condividere queste storie obbligando altre persone a subire lo stesso stress quotidiano: perché, se si amano gli animali, venire bombardati da storie sfigate é un vero e proprio stress al quale, precisamente come i cani, alla fine tentiamo di sfuggire con l’evitamento.
Ma in questo modo si ottiene un risultato diametralmente opposto a quello voluto: per questo ribadisco la mia opinione sulla necessità di continuare, sì, con la massima sensibilizzazione, ma senza insultare e senza ferire nessuno.
Fateci sorridere, fateci emozionare, fateci commuovere (a me il ragazzo e il cane che cantano insieme fanno scattare la lacrimuccia: non so a voi), ma non fateci sentire impotenti, non fateci del male, non fateci vergognare di appartenere al genere umano.
Insegnateci ad amare di più, a fare le cose insieme, a non considerare gli animali come oggetti: questo sì. Ma non fateci piangere (se non di commozione empatica e positiva), perché la vita è già abbastanza dura, di questi tempi: e di piangere non ne abbiamo proprio più voglia.

 

Valeria Rossi
Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

29 Commenti

  1. Che meraviglia, soprattutto dopo che una volontaria di un canile di Assisi mi ha detto di “smetterla di parlare ed iniziare a fare qualcosa” quando le ho fatto notare via FB che secondo me gli appelli pieni di insulti non sono il massimo come strategia di sensibilizzazione. Il complesso del Messia purtroppo nell’ambiente regna sovrano e chiunque abbia idee diverse o anche solo sostenga campagne e lotte diverse dalle loro viene giudicato irrimediabilmente come un mostro o, nel migliore dei casi, un nullafacente.

  2. ovviamente ho pensato alla denuncia per abbandono di animale ma per un cavillo del ca**o (..) non si può dimostrare niente. Un espediente che loro avevano calcolato al millesimo, e non scrivo qual’è il cavillo così non fornisco brutte idee ad altri infami. Comunque prrrrrrrrr a quelli lì (sai che offesa)

    • Mi verrebbe da dire: bucagli le gomme della macchina. Passagli un chiodo su tutta la fiancata. Cose così (magari alla macchina ci tengono). Scherzi a parte…non so quale possa essere il cavillo, ma in ogni caso una denuncia io la farei: abbandonare un animale è un reato. Anche solo il fatto che gli arrivino i carabinieri a casa, che li interroghino eccetera, magari un po’ di fastidio glielo dà. Non è escluso che finisca tutto in una bolla di sapone, ma almeno una scocciatura se la prendono. Meglio che niente.

  3. in questi giorni non ho scoperto nulla di nuovo sul micio che ho citato nei miei commenti sopra, se loro si rifiutano di dare spiegazioni perchè “se vogliamo abbandonare un animale sono cavoli nostri” io non posso fare nulla, vero? (intendo legalmente..) Bella la razza umana a volte.. (prrrrr)

  4. Articolo stupendo come al solito e da cui mi partono molte riflessioni. Io sono straconvinta che quando per certe persone il cane è diventato un peso non serve più a niente dirgli di non abbandonarlo, perchè comunque faranno finta di non sentire, perchè non è il peluche soprammobile che gli hanno fatto credere ed è troppo impegnativo per la loro vita materiale ed è egoista! Il problema và RISOLTO PRIMA: se mi bombardano con immagini di cani bisognosi d’aiuto, anche se non avevo intenzione di prendere un cane mi ci fanno venire voglia.. Si chiama INDURRE UN DESIDERIO, per i pubblicitari è una vera e propria tattica, gli animalisti lo fanno in maniera inconsapevole e sempre in buona fede ma alla fine il cane me lo porto a casa senza sapere a cosa vado incontro e per capriccio, perchè ha un bel faccino, non perchè lo volevo! Se io voglio adottare un cane, faccio una scelta ragionata e coscienziosa e in canile ci vado di mia spontanea volontà, perchè lo sanno tutti che i canili sono strapieni di cani bisognosi e sicuramente trovo quello più adatto al mio stile di vita e che posso far star bene. Non bisogna ‘fare pubblicità’ ai cani in maniera assillante, non devono essere capricci improvvisati ma deve essere una scelta di vita su cui ci ho pensato sopra mille volte. Bisogna fare cultura cinofila per cambiare le cose. Secondo me.

  5. Ottimo articolo!
    L’abbandono è la regola in Italia, perché fatte le leggi nessuno si sogna di rispettarle né nessuno controlla che vengano rispettate! Sto cercando casa..e indovinate cosa mi viene risposto ad ogni annuncio? “No al cane” -_-
    in barba alla recente legge sugli animali nei condomini, e sul fatto che sono vent’anni che vado ripetendo che non si poteva vietare di tenere il cane o il gatto in casa propria..eppure ho visto decine di cani abbandonati solo perché i padroni dovevano traslocare, e trovavano proprietari di case dittatori! Adesso tocca a me, con la faccia da imbecilli mi hanno detto chiaramente di lasciarlo andare, tanto è solo un cane..
    I miei familiari mi hanno tenuto a stento, mi ha molto scosso una richiesta simile e anche offesa: io non sono una stronza che abbandona il suo cane! Perché chi lo fa questo è!

    ps mi scuso per il termine ma non potevo esimermi :-\

  6. oddio, da queste parti, una famiglia è tornata dalle vacanze senza il loro -non più amato- gatto. Tra indagare su dove sia questo micio o cercare risposte del tipo “perchè Megan Fox è così e io no?” la seconda è facile.
    Anni fa, questi bibedi che tanto tengono all’immagine della famiglia perfetta si sono stufati del gatto perchè non era più una novità “mia figlia vuole tanto un cane perchè il suo attore preferito ha appena preso un cane” (cito testualmente)
    Di solito mollavano il gatto a qualcuno per le ferie, questa volta sono partiti con il gatto e zitti zitti dopo mesi, strisciando nella notte, sono tornati senza di lui. Tutti quelli che hanno ospitato il gatto in questi anni avrebbero accettato molto volentieri di adottarlo, quindi non è uno di quei casi dove un disperato non sa dove sbattere la testa, c’erano tante opzioni per una bella soluzione, loro invece erano tanto -e solo- preoccupati per la figuraccia nel dire di aver dato via il gatto. (Pare sia stato dato ad un vicino di casa semi sconosciuto della casa al mare, però non si sa nulla di certo).
    Come sta il gatto? E’ vivo, si trova bene? NIENTE a loro non frega nulla, conto solo non intaccare l’immagine della famiglia perfetta (dove? bo)
    La mia paura è che con certa gente, non c’è niente che serva. Volevo scrivere una frase bellissima per portare alta la bandiera contro l’abbandono (che comunque serve) ma quando penso a gente come quella citata sembra tutto inutile. Ad esempio ci sono canili e gattili dove chi ci lavora si fa un mazzo immenso e in alcuni casi ci sono animali che per quello che hanno subito prima o dopo l’abbandono, finire lì è meglio ma in un mondo normale non dovrebbe proprio passarmi dalla mente un pensiero del genere. Forse in tv, sul web.. dovrebbero passare messaggi subliminali del tipo “se sei pirla non prendere animali nemmeno per sbaglio, che non ti venga in mente ma nemmeno zero”

    • Nica, credo che hai centrato in pieno il problema.

      Le campagne antiabbandono sono abbastanza diffuse che ormai un sacco di gente sa benissimo che non è considerata una bella cosa. Basta leggere i millemila annunci strazianti su facebook, che suonano tipo “quel Bast*** ST*** figlio di **** senza cuore dell’ex proprietario voleva disfarsene, che pezzo di m***!!!”. E tutte le campagne un po’ più forti, da quella di rocco siffredi alle varie “la bestia sei tu” etc etc.

      La persona media non vuole essere insultata a spada tratta dall’animalista di turno. Preferisce farsi un giretto in campagna e poi dire che Fufi “si è perso, poverino” (o direttamente “non c’è più” e stop). Se aggiungi al mix posti in cui il canile ti dice (oltre che in fondo un po’ str… ci sei) che non c’è posto e non possono aiutarti, non restano soluzioni “facili” per dare via un animale. Si, puoi metterti a mandare diecimila annunci strappalacrime anche tu… ma realisticamente, il potenziale abbandonatore non ci tiene così tanto al cane/gatto/coniglio/quel-che-è/ da stare ore e ore a girarsi le pagine e spammare la foto del cucciolo. Per poi farsi comunque dare dello Str…

      Mentre invece… adottare è FACILISSIMO. Le cucciolate padronali di meticcetti si danno via come noccioline. “Lo vuoi un cucciolo?” TIENITELO. Non ti chiedono nemmeno come ti chiami o se hai mai avuto cani, te lo mollano in braccio con un sorrisone e ti augurano buona fortuna. I cagnolini dei negozi costano un po’, ma alla fine vai lì, te lo prendi, e a nessuno frega più nulla. Qualche associazione animalista cerca di fare il terzo grado prima di affidare un animale, e poi cercano di tenersi in contatto. Ma moltissimi, dopo il terzo grado, non si fanno più sentire e non si riprendono certo il cucciolo (perchè nel frattempo ne hanno raccolti altri quarantamila).

      Io, esattamente un anno fa, ho preso una gattina, appunto meticcia nata in casa. La signora che l’ha fatta nascere l’ho aggiunta su facebook… e la sento solo per le vite di candy crush. Non mi ha MAI chiesto come stesse la piccola. Me l’ha data in mano, non sapendo nulla di me, e ciao. Non avendo nessun rapporto con lei, se la vita mi portasse a dover dare via la gattina, non è certo a lei che mi rivolgerei. Una persona meno amante degli animali, a cui scocciasse che la gattina fa regolarmente i bisogni fuori dalla lettiera, le unghie sui divani ed è in generale una rottura di scatole (il che è verissimo eh) non proverebbe nemmeno a darla ad un’altra famiglia, visto che “in campagna i gatti stanno tanto bene” (che poi la mortalità è altissima pare sia un’informazione sconosciuta).

      Con i cani non c’è la scusa che “andranno a stare bene”. Quale sentimento perverso pervade la mente di uno che abbandona “il suo migliore amico”? Proprio il fatto che… non è il migliore amico. Non tutti ci sanno fare coi cani, non tutti hanno la pazienza di sbattersi e informarsi se qualcosa non va. E soprattutto, non tutti il cane lo volevano. Se si regala al bimbo il cucciolo, ma uno dei genitori magari è fanatico della pulizia, un po’ cinofobo e assolutamente incapace di educare un cane, è “bellino Fufi per il bimbo” i primi tempi, e “Fufi puzza e starebbe meglio in una bella campagna” poco dopo, a seguire “Fufi ha sporcato Ancora in salotto, e per di più ha distrutto l’oggetto X a cui tenevo tantissimo” per finire con “Non me ne frega un’H di dove vada a finire Fufi, purchè sia fuori da casa mia”. E una volta che si arriva lì, non c’è campagna antiabbandono che tenga. I sentimenti già non ci sono, il cane non è un amico, è quel coso puzzolente e pulcioso, che non è nemmeno più tanto bellino, ha distrutto il divano in seta, nel frattempo il bambino ha trovato un nuovo interesse nei videogiochi e non ci gioca nemmeno, e il solito colpo finale, è Agosto e bisogna andare in vacanza. Non certo con quel coso lì.

      Forse, più che “non abbandonare”, le campagne dovrebbero dire “non prendere il cane!”- Si, alcune lo fanno. Non regalare il cucciolo epr Natale etc etc. Peccato che, oltre a Natale, ci sia anche il resto dell’anno, e sia pieno di gente che ha visto solo i cani (educati) di altre persone o di film e cartoni, e pensa che il cane sia autopulente, autoeducante e possa stare solo a casa 15 giorni senza soffrirne.

      • Grazie Eli ^_^ come capita spesso l’articolo di Valeria cade a fagiolo (sarà per la teoria delle onde celebrali? XD) Stavo pensando proprio in questi giorni al livello di menefreghismo di certa gente. Quel gatto lo conosco (spero di poter parlare al presente) conosco un pò anche i bibedi che lo hanno fatto sparire.
        Sono d’accordo sulla proposta che forse solo cinofobi e catofobi possono trovare le parole giuste perchè “gli altri” che semplicemente ragionano diversamente trovano inconcepibile disfarsi di un animale dopo ben dieci anni (come in questo caso) così, senza pensarci. Però non so quanto sia normale un menefreghismo totale e assoluto. Una mia amica è quasi il contrario di me, però a dirle di quel gatto è sbiancata, quindi in effetti per arrivare a tanto “essere molto molto stronzi” è la parola giusta senza se e senza ma. Mannaggia visto che tengono tanto all’immagine mi vien voglia di scrivere nomi e cognomi, uffa. Mi sa che è illegale, aspetta che m’informo prima 😀

        • He,he,he…Mi sa di si Nika! Però magari appiccicare dei volantini in zona dicendo…chesssò…”Diffidate delle persone che oggi hanno un animale e domani non l’hanno più perchè ne vogliono un altro, senza capire che già loro sono degli animali e della peggior specie”.
          ANONIMO, mi raccomando…hi,hi,hi… Ciao

  7. Ma, come detto nell’articolo, sarebbe anche importante far funzionare bene l’anagrafe canina. Un sacco di cani non hanno il microchip e i proprietari ne traggono vantaggio, non svantaggio: se il cane viene a bbandonato, ma anche se scappa (o gironzola libero)e provoca un incidente, chi ha regolarmente registrato il cane paga i danni, chi invece non lo ha fatto la passa liscia. Bisognerebbe cominciare a multare chi detiene cani senza microchip (non significa per forza che siano abbandonatori di cani, ma sicuramente hanno la via più libera).
    Per quanto riguarda le pubblicità ho notato un’altra cosa: l’associazione di più elementi “animalisti” può essere deleteria. Mi spiego: se il tizio medio vede una pubblicità contro l’abbandono dei cani associata ad una bandiera a sostegno di un’alimentazione vegana, il suddetto tizio medio (che vegano non è, né vuole diventarlo) tenderà a pensare che a stigmatizzare l’abbandono siano solo gli animalisti fanatici. Così non è, ma il messaggio che passa da una pubblicità “congiunta” è quello. Quindi sarebbe meglio parlare di abbandono, vivisezione, alimentazione ecc. sempre separatamente. Sono cose diverse che presuppongono scelte diverse. Abbandonare animali è un crimine, mangiare un uovo di gallina ancora no.
    Per lo stesso motivo non metterei in cattiva luce le pensioni o soluzioni alternative che non sono l’ideale per l’animale, ma che permeterebbero di evitare qualche abbandono. Insomma il messaggio non dovrebbe essere che l’alternativa all’abbandono sia per forza portare il cane (o gatto) con sé, anche se sappiamo che è la scelta migliore. Tutto (o quasi, ovviamente) può essere migliore dell’abbandono: l’affidamento ad un parente o amico, la pensione a pagamento, il dog sitter… Non sono situazioni ottimali perché l’animale comunque risente dell’assenza del proprietario. Però… dal restare 15 giorni in pensione al finire la propria vita in canile ce ne corre.

  8. So che vado fuori tema, ma non ho trovato un articolo specifico; e visto che nell’ articolo viene nominata l’ anagrafe canina io ne approfitto per chiedere. A primavera mi trasferiro in Italia (dal Messico) con cani e gatta al seguito; e loro hanno il microchip messicano. Cosa devo fare affinche non ci siano problemi in Italia? Devo mettere loro un secondo microchip? Oppure si puo utilizzare quello che gia hanno? Il rocedimento burocratico dove lo devo fare?

    • Ciao. Posso riportarti la mia esperienza, ma non assicuro che valga in generale… non ho ancora capito cosa funziona a livello nazionale e cosa a livello regionale/comunale 🙂
      Ho preso la mia bassotta in Svizzera 3 anni fa ed è arrivata con microchip svizzero. All’anagrafe canina (reg. Piemonte, prov. Torino) non hanno fatto alcun problema: hanno controllato il numero con l’apposito rilevatore e quello hanno segnato sulla registrazione all’anagrafe.
      Buon trasferimento a te e famiglia, Veronica

    • Uhhhhh, no alpitour? Haihiaihaiiiii… Scherzo ovviamente, ma non per farmi gli affari tuoi, ma non si sta meglio in Messico? bè, scusa se ho scherzato, comunque…buona fortuna!

  9. “Se fosse possibile, comunque, io suggerirei di non affidare mai la redazione degli annunci anti-abbandono a persone che amano gli animali, ma solo a veri e propri cinofobi…”

    come disse Benigni, sarebbe come affidare la presidenza dell’Avis a Dracula… 🙂

    …magari il pubblicitario che va a 200 km/h in macchina, dopo aver alzato il gomito e fumato un po’ di erbetta, si potrebbe occupare degli spot per un uso corretto e responsabile dell’auto.

    • Sono convintissima che capirebbe meglio la mentalità di quelli che guidano senza cervello :-). E Dracula sarebbe un eccellente presidente dell’Avis! Pensa che competenza…

  10. Bellissimo articolo!!! Complimenti!
    Il primo video è meraviglioso…quell’uomo è da sposare!!!
    E il cane che gli apprezza la carne è una ciliegina sulla torta!
    Il ragazzo che canta con il cane è da adottare con tutto il cane…teneri!
    Comunque sì, io credo che insistere sugli aspetti positivi dell’avere un cane, piuttosto che sul concetto di “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, sia meglio. La gente ha case, lavori, famiglie, stress, responsabilità, problemi. Magari tra un video che cerca di farti una violenza psicologica con due occhioni tristi (se li cogli) o con un cane che non ti dice nulla (se non li cogli) e un video che ti fa ridere, o sorridere, meglio il secondo. Le cose accattivanti piacciono, ed è normale che sia così!
    Non compriamo la nutella perché è povera e abbandonata, la compriamo perché è buona da morire.
    Poi magari fa ingrassare, ma non è il fatto che è sfortunata che te la fa ricomprare, ma il fatto che ti piace!
    Allo stesso modo, tolti quelli già sensibili, che comprerebbero un barattolo solo per toglierlo dalla solitudine della corsia di un supermercato, molta gente troverebbe molto più appetibile un video che ti “vende” il cane per l’essere meraviglioso che è.
    Se il tuo fidanzato ha dei pregi e poi ha anche dei difetti, magari te lo tieni.
    Ma non ti tieni un uomo solo perché se non te lo prendi tu poverino non ha nessuno e perché dopo che ti ci sei messa, mica puoi lasciarlo da solo!!!

    A me piace molto questo video:
    http://www.youtube.com/watch?v=t4d0o1JPeoA
    Non dice niente di nuovo, ma è fatto bene, ed è fatto da ragazzi, che si rivolgono a un pubblico di ragazzi, e ad oggi ha avuto più di 206.000 visualizzazioni.

    Quest’altro è più ironico e non coglie molto l’indole del cane, ma una risata la strappa, quindi chissà! :-/
    http://www.youtube.com/watch?v=umPFApb2wY4

  11. Per me, chi abbandona un animale non sa amare nessuno se non se stesso.
    Non c’è da stupirsi di tali gesti, io mi son sentita accusare di essere una spostata perchè quando esco, di norma, il cane lo porto con me. Probabilmente sarà così, ma a parte quando vado a fare la spesa o dal medico, insomma, posti dove il cane non può entrare, piuttosto che tenerlo in macchina lo lascio a casa, poi dove vado lui è sempre con noi, se no non vado da nessuna parte, anche se la maggior parte delle volte se esco esco per portare fuori lui. Non è che vivo per lui, ma vivo con lui, altrimenti tanto vale che mi prendo un peluche!!!
    Quando sento addirittura di cucciolate buttate nei cassonetti…..certo di cosa mi meraviglio? Buttano pure i bambini!

  12. gran bell’articolo, la penso esattamente come te. ho adottato un cane al canile e ogni mattina mi trovo sulla home duemila foto di cani e adozione del cuore che io purtroppo non posso aiutare e questo mi fa iniziare male la giornata. le campagne antiabbandono le ho trovate nella rivista di animali che leggo spesso e mi sono detta “embè lo stai a dì a me di non abbandonallo?!” (proprio con l’accento romano eh…:)

  13. Avendo lavorato diversi lustri in pubblicità, credo che i contenuti della campagna e il loro tono non siano tanto condizionati dalla scelta di creativi amanti degli animali, ma dalle scelte del committente (che ovviamente aborre l’abbandono e si fa commuovere dai musini tristi).

    Io credo che queste campagne sensibilizzino sì chi non abbandonerebbe un animale, ma abbiano anche contribuito a fare dell’abbandono un evento che suscita un grande discredito sociale: e questo è già molto. Credo che 20 o 30 anni fa questo discredito non ci fosse.

    Purtroppo però, se una persona è molto motivata (il cane non lo vuole più assolutamente) non c’è campagna che tenga. Bisogna dargli una soluzione. Dirgli che può portarlo al canile invece che abbandonarlo. Cosa che non si vuole assolutamente fare perché, conoscendo questa soluzione, chi sta solo “sopportando” il cane glielo porterebbe subito e salirebbe questo tipo di abbandoni “controllati”.

    La verità è che che, rispetto a molti anni fa, ci sono moltissimi cani e la spinta a prenderne uno, proprio da parte dei canili e di altre organizzazioni amanti degli animali, è molto forte. Così tanti cani finiscono in famiglie assolutamente inadatte: non basterebbe eliminare i cuccioli dei cagnari per risolvere il problema, anche se sarebbe una cosa auspicabile).
    È un bel problema….

  14. L’analisi sul tipo di comunicazione è assolutamente corretta, ma secondo me, come penso secondo molti altri, il problema non è tanto il tipo di comunicazione. Abbiamo purtroppo creato un mondo che vede l’uomo come padrone assoluto e gli animali ridotti in un angolo. Le leggi italiane (negli altri Paesi non so), sono assurde. Si fanno tante leggi per la salvaguardia degli animali, per poterli portare “ovunque”, ma queste leggi nazionali, lasciano poi spazio ai comuni e al singolo di decidere da sé. Andare in vacanza con il proprio compagno a 4 zampe è quasi impossibile. Dagli alberghi che non li accettano o accettano solo animali sotto i 19 kg agli stabilimenti balneari che adoperano la stessa politica, dai parchi nazionali agli autogrill, dalle case in affitto ai parchetti, viaggiare con loro è sempre più difficile e molti, fortunatamente non tutti, preferiscono abbandonare il loro animale. Per chi, invece, quell’animale è una parte della propria famiglia, questo è impensabile e si scelgono soluzioni alternative. Molti di quelli che conosco hanno adoperato la soluzione camper, altri lasciano il cane in pensione, ma per chi non ha i mezzi economici per farlo? Noi, personalmente, ci abbiam pensato prima di prenderlo. In Abruzzo abbiamo una casa in campagna e passiamo lì le vacanze in mezzo al verde, con un bel giardino per il nostro peloso. Ci alziamo presto anche in vacanza e andiamo al mare, quanto meno a fare una bella passeggiata, prima che il mondo si svegli e ci guardi in “cagnesco”. Purtroppo gli stabilimenti balneari ci sono preclusi, anche quelli che accettano i cani, perché pesa 37 kg. Lo lasciamo da solo un paio d’ore per andare un po’ al mare. Facciamo delle passeggiate in paese e spesso ci avventuriamo sulla Majella e (da quest’anno) anche sul Gran Sasso) dove ai cani è permesso andare. Noi siam fortunati (e sicuramente il problema ce lo siam posti prima di prendere il cane), ma mentre passeggiamo non posso fare a meno di notare che anche nei parchetti sconnessi, senza giochi e senza aiuole, è vietato l’ingresso con i cani. Se la legge effettivamente non permette di portarsi dietro il proprio animale, o meglio lo permette, ma senza poi agevolare la vita con esso in quei pochi giorni di vacanza e se la gente continua a prendersi un animale domestico senza metterci la testa e pensando “ma sì, i problemi si affronteranno”, però questa stessa gente non accetta di scendere a patti perché non può non andare a fare la “figa” in spiaggia, allora si può cambiare il metodo di comunicazione, ma il problema resterà, invariabilmente.

    • Siamo una famiglia di quelle che ha adottato la soluzione camper… grazie al cielo con qualche sacrificio ce lo siamo potuti permettere…e siamo fortunati. Ma non per tutti è così.
      Uno dei problemi secondo me è che siamo in Italia, il paese delle facciate… Facciamo millemila leggi per gli animali, le associazioni animaliste bombardano, i siti cinofili bombardano (quelli almeno con + cognizione dei primi), la tv nazionale bombarda….e poi il cane non puoi portarlo da nessuna parte (e nemmeno il gatto da quel che sento). Però abbiamo le leggi contro l’abbandono eehh… quelle sì… però siamo civili noi e abbiamo abolito l’eutanasia in canile…eehh siamo bravi noi, mica come quegli stronzi irlandesi e inglesi che ammazzano i cani e non vogliono i pizzbullll, mica come quegli spocchiosi francesi che c’hanno solo i barboncini loro… Peccato che sia in Irlanda che in Francia che in Inghilterra col cane sono andata DAPPERTUTTO…a parte le chiese. Peccato che in Irlanda Inghilterra e Francia se chiedi il permesso di portare il cane al pub o al ristorante… ti guardano come se avessi chiesto se per mangiare devi usare il piatto… Peccato che in Irlanda NESSUN CAMPEGGIO mi abbia mai chiesto un centesimo per il cane (in Francia e Inghilterra 1 € o 1,5) nè mi abbiano mai chiesto che cane era etc..etc.. Peccato che in Irlanda,in Francia e in Inghilterra col cane ci vai anche nel parco nazionale… basta che lo tieni al guinzaglio (e perchè? Come lo dovrei tenere??) mentre qua in Italia manco al giardino comunale… prova ad andare a farti un giro, per dire alla Mandria di Venaria (TO)… eh no! Perchè ci sono i cervi!! Ma se il cane è al guinzaglio ed è regolarmente munito di libretto sanitario certificante vaccini etc… (basterebbe metterlo come condizione per far entrare il cane, come in spiaggia) qual è il problema?? Cos’è, i cervi sono razzisti adesso?? Hanno fatto un comitato che ha decretato che non vogliono vedere cani nel loro territorio??
      In una famosa catena di punti di ristoro autostradali (inizia per A e finisce per ill…)il cane non entra… ma come? Ma non siete voi che fate la campagna radiofonica “non abbandonarlo?” “Vieni da noi che c’è anche il veterinario a disposizione?” Cos’è, ne avete messo 1 in tutta Italia e adesso fate gli splendidi?
      Già l’Italia non era mia meta preferita per le vacanze prima (peccato perchè il territorio ne vale la pena)..da quando abbiamo il cane… è proprio scartata a priori!!

      • Hai Ragione Maria Grazia! Anche noi solo montagna e solo posti dove nessuno ci crea problemi visto che abbiamo sia un cane che il gatto, le due voliere non possiamo portarcele dietro solo per una questione di spazio hi,hi…Quando siamo andati in Corsica, ho visto sia in campeggio che nelle spiagge, tanta gente coi loro amici pelosi e non ho mai visto spiagge così pulite! Possibile che siamo sempre indietro per tutto quello che può ed è piacevole? Che peccato!

  15. Analisi da 10 e lode! Il messaggio giusto al target giusto può sortire effetti validi, ma le campagne anti-abbandono, se gestite come viene fatto attualmente, sono solo uno spreco di risorse economiche. Peggio ancora, possono innescare un meccanismo di resistenza al messaggio da parte del target dell’abbandonatore. Un po’ come i messaggi anti-fumo sui pacchetti di sigarette: il fumatore sa che fumare fa male, ma, dopo un po’, non fa più caso ai messaggi sui pacchetti (infatti io non ho smesso grazie ai messaggi terrorizzanti, ma usando un approccio completamente differente! :D)

    La soluzione sarebbe di creare campagne diverse, modulate su stati d’animo differenti per colpire un pubblico che sia il più eterogeneo possibile. In particolare, è bene ricordare che quando si trattano argomenti “pesanti” e tristi, il messaggio deve essere comunicato in modo leggero e gradevole, per mantenere alta l’attenzione del pubblico sul problema, e non dare l’impressione di trovarsi davanti ad una tragedia senza soluzione. Insomma, il pubblico deve sentirai in grado di fare qualcosa di veramente utile!

    Gli spot riportati nell’articolo sono da Oscar, e sono un esempio perfetto di come gestire una campagna efficace. (ma quanto è bello il primo?!? stralol! XD)

  16. E stavolta, a farmi piangere, sei stata tu! L’ultima parte la condivido in pieno! Anche il resto, tra l’altro. Oltre a tutte queste belle intenzioni, però, ne aggiungerei qualcuna, perchè, in effetti, farsi la vacanza col cane non è la cosa più semplice del mondo! E allora che ci siano più spiagge, più hotel, più autogrill, più strutture che ospitino i nostri cani… anche se poi, alla fine, chi il suo cane lo ama, la vacanza se la fa anche in una casetta invece dell’hotel a 5 stelle (come me quest’anno, che in mancanza di strutture, mi sono accontentata di una casa invece di un hotel, cucinando e pulendo… ma vuoi mettere la soddisfazione di avere il cane felice e libero di giocare in giardino ogni volta che voleva?)!

    • Noi per fare le vacanze con il cane siamo andati in montagna… molti meno problemi.
      Però a me il mare piace molto… e in Italia è un disastro. Anche se i campeggi i cani li prendono… poi non li ammettono in spiaggia.
      Le spiagge per cani sono poche e solo nei punti più brutti. E’ davvero complesso organizzare una vacanza col peloso.
      Quindi, quest’anno ci siamo comprati il camper per poter stare con lui… l’anno prossimo il gommone. Così stiamo al mare e ce ne fregheremo delle spiagge.
      Però sarebbe molto più facile se potessero avere più libertà di accesso… e ben venga qualche controllo in più! Così multano chi non rispetta le regole, sia che abbia il peloso al seguito che no, perchè alla fine diciamocelo… sulla spiaggia le schifezze maggiori le lasciano gli umani! Cicche, buste, fazzoletti, bottiglie, carte di gelati o addirittura assorbenti! Il personale di vigilanza si ripagherebbe da solo…

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