mercoledì, Febbraio 4, 2026

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Noi parliamo al cane… ma il cane ci parla? E noi lo capiamo?

parlano3di VALERIA ROSSI – Mi scrive ieri una lettrice: ” Ciao, ho letto l’articolo sul “parlare ai cani…” e vorrei cogliere l’occasione per suggerirti un altro articolo in proposito: “i cani ci parlano”?
Premetto che non sono una super esperta di cani, né sono talmente esaltata da pensare di avere due cani geniali. Però, nell’impostare il mio rapporto con loro, ho cercato di far capire ai due che sono sempre disponibile per risolvere “qualunque” problema. Per cui me li vedo arrivare spesso a “chiamarmi”, per chiedermi di seguirli (insieme, o singolarmente)… per poi “mostrarmi” (con uno sguardo, un verso, un piagnucolio) qual é il problema da risolvere.
Niente di trascendentale, ovviamente: uno mi chiede seguirlo in bagno e di aprire l’acqua del bidet (dove beve abitualmente), oppure mi chiama quando l’altra (diabolica) gli frega l’osso (ne do uno ciascuno, ma lei é furba e ingorda!); così io glielo recupero e “la sgrido” (per gioco). Quando siamo in passeggiata capita che mi chiedano (di solito “gentilmente”) di passare per una strada o fare un percorso piuttosto che un altro (il maschio si siede, mi guarda, poi mi indica con la testa e lo sguardo la strada che vorrebbe fare) e io, se si può, li “ascolto” e acconsento.
Mi son sempre detta che i miei cani (perché con loro ho a che fare quotidianamente) si sforzano costantemente di imparare il mio linguaggio, la mia loquacità, le mie parole, le mie posture e “mi ascoltano”. Perché non dovrei farlo io con loro?
E così, tra una frase e l’altra, tra un gesto ed uno sguardo, “ci capiamo” abbastanza.

Allora, non credo di avere due super cani, né io sono una super partner per loro (guai a dirlo!)
Ma i cani ci “parlano”? E noi, quanto facciamo per “ascoltarli” e comprenderli?”

parlano4Ho risposto che mi sembrava talmente scontato che i cani comunicassero con noi che mi sembrava quasi superfluo scriverci un articolo: ma lei mi ha chiesto di farlo lo stesso, perché ritiene che poche persone si pongano il problema di “ascoltare” quello che i cani hanno da dirci.
E allora la accontento, partendo però da una considerazione abbastanza curiosa: i suoi cani non le stanno solo parlando. La stanno addestrando!
E’ molto tenero il maschio che va a chiederle di intervenire quando diventa vittima delle angherie della femmina… e questo è anche segno di un rapporto corretto, ovvero del chiedere aiuto all’umano di riferimento quando ci si trova in difficoltà.
Va benissimo, è un bell’esempio di fiducia e di stima.
Bisogna stare un po’ più attenti, invece, alle comunicazioni che in realtà sono richieste precise: “Ho sete, dammi da bere”, “Andiamo per di qua anziché di là” e così via.
Perché qui, appunto, è il cane che sta dando ordini: e  l’umano obbedisce.

parlano6E’ sbagliato?  Be’… in teoria sì.
Le regole dell’educazione/addestramento & C. dicono che, in questi casi, si dovrebbe sempre ribaltare la situazione, chiedendo al cane di obbedire a un “nostro” comando prima di accontentarlo.
Quindi, se il cane ti chiede di andargli ad aprire l’acqua del bidet, dovresti prima dargli, che so, un “seduto!”, e appena lui lo fa andare ad accontentare la sua richiesta: in caso contrario il cane pensa di poterti comandare a bacchetta e quindi di essere un tuo superiore gerarchico.
Tutto verissimo, non intendo smentirlo: anzi, continuo  a dare questo consiglio ai proprietari di cuccioli e ancora più di cuccioloni (ovvero di adolescenti, spesso pronti a mettere in discussione l’autorità umana e a tentare di “salire di grado”).
Però… dipende.
Se un tempo ero piuttosto rigida nell’applicazione di questa regola, oggi credo che, come tutte le cose, essa vada applicata con più buon senso che rigidità: soprattutto cercando di capire la differenza tra “comandare” e “comunicare”, tra “imporre” e “chiedere”.
Quando abbiamo a che fare con cani adulti, e questo tipo di comunicazioni è frutto di una lunga convivenza e di una profonda conoscenza reciproca… allora dipende proprio dal modo in cui il cane viene a chiederci qualcosa.
Se, come dice la lettrice, lo chiede “gentilmente”… allora si può anche essere un po’ più morbidi e a volte lo si può accontentare senza necessariamente ribadire ogni volta il proprio status gerarchico.
Insomma, l’idea è più o meno questa: una volta che lo status è acquisito (e, attenzione: SOLO quando è acquisito, altrimenti si rischia veramente di diventare i cavalieri serventi del cane), non è più così indispensabile che il cane debba rispondere ogni santa volta “SIGNORSI’ SIGNORE!” scattando sull’attenti.
Ecchecaspita. Siamo una famiglia, mica una caserma.
Anche i bambini devono seguire le regole ed obbedire ai genitori: ma se ci chiedono gentilmente “Ho finito i compiti, posso uscire a giocare?” possiamo anche rispondere di sì senza troppe complicazioni.
Se invece il bambino venisse a dirci “Mi sono rotto di fare i compiti, quindi voglio uscire a giocare”… allora sarebbe un po’ diverso. Rotto o non rotto, prima finisci i compiti e poi giochi.
Se poi dicesse: “Ehi, madre, non fare la stronza e fammi andare a giocare”… allora sarebbe molto diverso (e la mia personale reazione non sarebbe esattamente gentilista).
Sì, lo so che non bisogna antropomorfizzare: ma è anche vero che gli atteggiamenti dei nostri cani spesso rientrano (all’incirca) in quelli che ho appena descritto da parte dei bambini.
Quindi, anche con loro, la nostra reazione deve dipendere da come viene eseguita l’azione (in questo caso, la richiesta). Non dobbiamo permettere loro di “addestrarci” troppo, ma neppure dobbiamo impersonare per forza il sergente di Full metal jacket.

parlano2Detto questo (che in realtà c’entrava pochino con il titolo dell’articolo, ma mi sembrava giusto dirlo), rispondo alla domanda principale: il cane ci parla?
Ma certo che SI!
E noi lo capiamo? Eh… mica sempre.
Anche perché i cani arrivano a comunicare in modo “umano” (tipo indicare con la testa la strada che vorrebbero fare, o arrivare con la ciotola in bocca quando hanno fame) solo dopo un lungo periodo di “studi” del nostro modo di comunicare.
E ad impararlo fanno una fatica bestiale (è il caso di dirlo), perché noi comunichiamo soprattutto con l’unico mezzo che a loro è prescluso: la parola.
O meglio: comunichiamo con tutto, ma non ce ne rendiamo conto.
Comunichiamo (anche in modo molto intenso) con la mimica corporea e facciale… ma non ci accorgiamo quasi di usarla e soprattutto non sappiamo più leggere quella degli altri.
Chi ci riesce, normalmente, sembra che abbia poteri soprannaturali (vedi i cosiddetti “mentalisti”).
Il cane ci studia per mesi, per anni, al fine di comprendere tutti i segnali che gli inviamo (senza sapere che gli inviamo inconsapevolmente): dopodiché cerca di comunicare con noi utilizzando gli stessi segnali.
La tragedia sta nel fatto che noi, nove volte su dieci, non li capiamo.
Non capiamo i nostri stessi segnali, così come non capiamo quelli che ci inviano madri, figli, mariti o amici: perché diamo importanza soltanto alla parola. E questa il cane non ce l’ha.

parlano5Quelli che riusciamo a leggere – nel cane come negli altri umani – sono solo i segnali più eclatanti: per esempio il “sorriso”, che rappresenta  proprio uno sforzo immane  di comunicazione da parte del cane.
Ma ci avete mai pensato? Pur di esprimere un suo sentimento (che può essere “sono felice di vederti”, oppure “non punirmi, non l’ho fatto apposta”) in un modo che gli umani possano capirlo,  il cane arriva ad imitare una mimica che non gli appartiene, anzi che per la sua specie ha il significato opposto (per loro mostrare i denti è un segno di aggressività, non di amicizia).
E’ qualcosa di veramente pazzesco: è come se noi ci mettessimo a scodinzolare.
Certo, noi la coda non ce l’abbiamo: ma neppure la conformazione delle labbra del cane è adatta alla costruzione di un sorriso vero e proprio! Eppure lui ci prova lo stesso.
Il risultato è terribile: una specie di ghigno contorto di fronte al quale, infatti, qualche umano fraintende e si spaventa (e credo che qui il cane vorrebbe suicidarsi).
Però ci prova. Ce la mette tutta.
Il “sorriso”, a mio avviso, è la dimostrazione più eclatante di quanto i cani ci tengano a farsi capire da noi, oltre ad indicare un’intelligenza brillantissima (e il fatto che una delle razze che “sorridono” di più sia il Dalmata la dice lunga su quanto siamo furbi noi, che invece spesso la definiamo una “razza stupida”).
Ma è indubbio che i cani, oltre a capirli perfettamente, provino ad imitare moltissimi altri nostri segnali corporei: e credo che si sentano davvero molto frustrati quando si rendono conto che invece noi restiamo del tutto indifferenti.

parlano1Per questo, credo, molti cani finiscono per abbaiare come forsennati: perché, non riuscendo a comunicare come vorrebbero, alla fine scelgono di “urlarci addosso”… forse, chissà, provando ad esprimersi anche loro a “parole”, visto che noi ascoltiamo solo quelle.
O forse solo per pura e semplice frustrazione.
Io credo che molti dei cani che abbaiano senza motivo apparente, o che abbaiano letteralmente “in faccia agli umani”, anche dentro casa, stiano semplicemente cercando di farci smettere di dire la classica e antipaticissima frase “gli manca solo la parola”.
Perché è vero che quella gli manca… ma loro avrebbero ugualmente un “vocabolario”  estremamente complesso ed esaustivo: e in sovrappiù si sforzano di utilizzare anche una parte del nostro, almeno quella che riguarda i gesti.
Altro che “mancargli la parola”: loro parlano in continuazione.
E’ che, molto spesso, parlano ad interlocutori sordi.

Valeria Rossi
Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

18 Commenti

  1. Bell’articolo. Sono d’accordo che spesso non sappiamo leggere il cane, nella sua totalità. Abbiamo, noi e lui, due letture diverse. La nostra, limitata, la loro più sviluppata e allenata a cogliere ogni segnale. Però per noi non conta vivere 10 anni con un cane, se sei cieco o sordo o disattento, non riesci a leggere il tuo cane neppure dopo 20 anni.

  2. Anche Axel sta provando ad addestrarmi. Quando arrivo in cucina, tutto felice va verso l’anta dove tengo i premietti e mi guarda, mette il naso sopra l’anta e mi riguarda. Io però sono tonta 😀

  3. bellissimo articolo. ma chi l’ha detto che i dalmata sono stupidi? perché si dice che sono stupidi? io penso che nessun cane sia “stupido” ma forse alcune razze hanno diverse modalità di apprendimento rispetto ad altre. io consideravo i cani da caccia un po’ tonti mentre mi sono accorta, dopo anni di molossoidi e dopo aver adottato una segugia che non è affatto così! cioè è davvero davvero intelligente e non me lo aspettavo. il giorno dopo essere uscita dal canile ha imparato a fare pipì sul giornale (a 3 mesi di vita!).
    comunque penso che ogni cane abbia le sue caratteristiche e i suoi luoghi comuni…come la cavolata del doberman che ha il cervello compresso, come il rootwailer che deve per forza sottometterti, o che appunto i dalmata sono stupidi…

  4. articolo fantastico. Quando usciamo portiamo sempre uno zaino per essere organizzatissime dall’acqua ai giochi ecc. Quando una delle belvette ha sete o vuole fermarsi a giocare, mi danno una zampata sul sedere o sul fianco per farmi capire che vogliono che apra lo zaino. Se hanno sete si siedono e mi guardano, se vogliono il giochino si mettono in posizione “pronti seduti lancia via”
    Per ora sono molto ubbidiente, mi hanno addestrato benissimo.

  5. Michi e io viviamo praticamente insieme da 6 anni, quando è arrivato aveva due mesi e mezzo, vedo più lui che mio marito e i miei figli e ci capiamo con sguardi e pochi gesti, sono certa che capisce meglio lui, quel’è il mio umore, se sono incasinata gira al largo, quando poi mi dedico totalmente a lui, se vuole scegliere la strada della passeggiata, perché no? 🙂

  6. dissento sul sorriso, io non credo che il cane ci imiti sorridendo con lo stesso senso per cui sorridiamo noi… per me è una sorta di pacificazione…

    • La questione del sorriso mi incuriosisce molto. Ho avuto una husky che quando prendeva possesso del divano addirittura sghignazzava! Ma nessun altro dei miei cani l’ha mai fatto. Cos’ è allora il sorridere per un cane?

  7. Oscar si fa capire molto bene… e la cosa comica è che utilizza anche con i cani gli stessi strumenti di comunicazione.
    Quando vuole qualcosa, per esempio, si siede (visto che glielo chiedo sempre prima di accontentarlo)… così lo fa preventivamente (allora io gli chiedo di darmi la zampa e lui si scoccia da morire, però ottempera).
    Così, quando vuole giocare con un cane (o anche conoscerlo solamente) che non se lo fila o che ha paura, si siede e aspetta fiducioso e spesso questo atteggiamento è coronato dal successo…

    Solo una volta lo ha usato per fregarmi…

    Stava passando uno dei suoi “nemici”, ma già nel periodo in cui non faceva più scene da tempo. Si è seduto per aspettarlo: io ho pensato che volesse conoscerlo da vicino (con altri ex nemici lo ha fatto e ci ha persino giocato). Quindi mi sono fermata insieme a lui… e quando è passato l’altro cane Oscar ha fatto uno scatto per andare ad abbaiargli in faccia…
    Mi ha mentito sapendo di mentire… Non è vero che i cani non ne sono capaci. Ho anche altri episodi che lo provano… ma andrei fuori tema…

  8. Io mio Rover, preso dalla strada già adulto, ora ha quasi 10 anni, da qualche anno ha imparato a sorridere, alzando a volte solo il labro destro, a volte, quando è particolarmente eccitato, entrambi, la prima volta pensavo avesse un qualche problema, magari qualche dolore, spina in bocca, poi ho capito che lo fa in risposta ai nostri sorrisi.

  9. Davvero interessante, specialmente la parte “la differenza tra “comandare” e “comunicare”, tra “imporre” e “chiedere””.
    Mi sono sempre sentita dire:
    ‘il cane non deve salire sul divano’
    ‘deve mangiare dopo di noi e in un posto separato dal nostro’
    ‘non fagli le coccole quando le chiede’
    Altrimenti cerca di comandarti e metterti i piedi in testa…
    I miei cani hanno sempre dormito su divano e sul letto, gli ho sempre fatto le coccole, mangiano in cucina… e sono sempre stati cani ubbidientissimi.
    Quindi mi chiedevo se l’ubbidienza fosse un segnale che mi rispettano e mi considerano ‘capo-branco’ oppure no.
    Se guardo invece il ‘modo’ in cui fanno queste cose, ovvero: chiedono il permesso per salire sul divano e scendono se glielo chiedo, aspettano a mangiare finchè non gli do il ‘via’… mi sembra di capire che non ho affatto dei cani indisciplinati e che non cercano di ‘addestrarmi’. Sbaglio?

  10. E così scopro che quella specie di ghigno/ringhio (misto ad alti suoni, riconducibili ora che ci penso alla risata, ma che sembrano più il verso delle iene)che fa Vicky quando torniamo a casa (anche se io non ho mai dubitato che fosse per felicità) è un tentativo di sorridere/ridere “all’umana”… pazzesco… la mia sorrisotta!!

  11. Devo dire che condivido anche quanto ha scritto Valeria in un altro articolo sull’argomento e cioè che l’importante è trovare il proprio linguaggio ed essere coerenti con esso, sarà il nostro personale modo di comunicare con il nostro amato cane.

  12. Bene che la tua lettrice ti abbia chiesto comunque di scrivere questo articolo! Intanto perché parli di cose sacrosante, poi perché ripetere fa sempre bene. Ma anche… e qui la cosa è prettamente personale, mi ha regalato attimi di ricordi e di sorrisi.
    Mi commuoveva la cieca fiducia di Stella nella mia capacità di risolvere i problemi… che so: le faceva male uno dei suoi radar e dopo esserselo grattato ben bene mi arrivava davanti e si sedeva guardandomi. Per me non c’erano dubbi che mi chiedesse aiuto, che mi chiedesse di prendere le magiche goccioline che le avrebbero fatto passare quel fastidio. E infatti se le faceva mettere buona buona.
    L’avevo curata così tante volte, purtroppo, che ad ogni dolore o fastidio lei veniva a cercare il mio aiuto.
    Era una cagnetta rompipalle sì, ma anche ubbidiente e perciò non ci vedevo niente di male se quando eravamo in giro lei chiedeva di dirigersi verso un posto anziché un altro. Intanto non lo faceva sempre, poi non tirava costringendomi a seguirla ma si fermava e guardava la direzione e quindi me, in attesa del permesso. Se non avevo motivi particolari per voler andare per forza verso un determinato luogo, la accontentavo. Non avvertivo una sfida da parte sua ma solo una richiesta perdipiù espressa gentilmente. Se a volte rifiutavo lei mi seguiva senza storie.
    Quanti dolci ricordi… grazie 🙂

  13. Ciao, condivido l’importanza di comunicare con il proprio cane e devo dire che ho constatato, osservando coda, orecchie, occhi, movimenti del corpo di Cherry con me e di Cherry con gli altri cani, che il loro linguaggio e’ chiaro, efficace! Sta a noi trovare il modo di comunicare in modo altrettanto chiaro ed efficace! Per esempio facendo uno stage con Graeme Sims mi sono resa conto che lui riesce a comunicare con loro con il linguaggio del corpo, senza parole. Mi ha fatto notare per esempio l’importanza di mantenere il contatto visivo, di non gesticolare troppo, perché i movimenti per il cane sono linguaggio. È lo stesso problema che hanno i cani ed i gatti tra loro; hanno un linguaggio differente. Essere buoni osservatori aiuta! Concordo poi con Valeria che sia importante non farsi addestrare dal cane, capire ciò che vuole, ma condividerlo solo se e’ condivisibile, non un capriccio! Argomento interessante! Grazie!

    • Graeme Sims fa sheepdog. Guarda caso, anche Claudio Mangini – che frequento decisamente di più e che – se posso dirlo – mi piace pure di più di Sims (dal punto di vista cinofilo, ehhhh!) – fa sheepdog, oltre ad essere un animal training che nel suo lavoro, per forza di cose, non può utilizzare la voce. Quelli che “devono” comunicare a distanza con il cane “devono” imparare ad utilizzare il corpo: e sempre guarda caso, sono quelli che sembrano avere rapporti “specialissimi” con i loro animali. Penso proprio che un po’ di lavoro a distanza (non necessariamente con le pecore, se non ne abbiamo a disposizione o se non abbiamo i cani adatti) farebbe molto bene alla capacità comunicativa di tutti noi!

      • Accetto volentieri il suggerimento, vorrei proprio avere occasione di conoscere Claudio Mangini, tanti ne parlano in modo entusiastico.

  14. io vivo praticamente 24 ore al giorno col mio cane, avendo la fortuna di lavorare da casa e sì, anche la mia Astra mi ‘parla’ benchè sia con noi da 1 anno e mezzo, aveva 8 mesi quando l’abbiamo adottata … a volte è buffissima, se viene richiamata perchè magari sta abbaiando a qualcuno, lei arriva tutta scodinzola, si fa piccina ai piedi di chi l’ha sgridata come per chiedere scusa ma poi inizia anche a vocalizzare guardandoti in faccia, sembra che cerchi di spiegare le sue ragioni … è difficile da spiegare ma sono scene che alla fine strappano sempre un sorriso 🙂

    poi vabbè, in passeggiata, quando si arriva a bivi si ferma, si gira ci guarda in attesa di capire dove vogliamo andare e, a volte, fa cenno con la testa e lo sguardo al percorso che vorrebbe fare lei … a volte l’accontentiamo perchè non è una pretesa, non tira assolutamente verso la sua direzione preferita, è proprio un proporre, almeno noi la capiamo così, altre volte basta dirle, ‘no Astra, questa volta andiamo di quà’ e lei non insiste per niente …

    a volte invece ci prova proprio soprattutto a chiedere ‘coccole’ mentre lavoro e in quel caso è chiarissimo che lei ‘vuole’ le coccole … cerco di non assecondarla, non sempre, visto che è anche in un età un pò critica (2 anni) però è dura perchè lei è una vera campionessa di coccole 😉

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