Tra le (numerose) pecche della “famosa” save list, o PLP4, o DDL 1572, c’è la volontà di introdurre il CAE-1 come parte pratica dell’ipotetico “patentino”, obbligando i proprietari dei cani interessati dalla normativa a sostenere questo test.
Si pone però un problema non da poco: sebbene il CAE-1 venga presentato come “un test che mira a certificare un cane socialmente affidabile e senza problematiche di comportamento prendendo in considerazione il binomio cane-conduttore nella vita quotidiana“… non offre nemmeno lontanamente questa certezza!

Premetto che quasi tutti i nostri cani hanno sostenuto e superato il test CAE-1: nell’arco di ormai una decina d’anni, sia i “morbidini” (Tuono, Medusa, Rebecca e Samba, tutti rottweiler) fino ai cani attuali (Destiny, Aladino e Mandriano) hanno passato la prova al primo tentativo e sono pochi i nostri cani a non averlo ancora ottenuto.
Questo solo per evidenziare sia che parliamo con cognizione di causa avendo provato sul campo più volte come sia l’esame, ma soprattutto che non c’è nessun pregiudizio o “senso di rivalsa” verso il CAE, che anzi riteniamo uno strumento utile, se però mantenuto nella sua area di validità e non facendolo sconfinare rendendolo ciò che non è.
Tralasciando le problematiche e i corto circuiti logici della normativa in questione, che comunque a prescindere dall’esito della prova obbligherebbe a condurre il proprio cane bardato peggio di Hannibal Lecter, istituire di una tale validità un test come IL CAE-1 è abbastanza folle… per il semplice fatto che è “troppo semplice”, non è quasi per nulla attendibile rispetto a quelle che sono le reali difficoltà che si possono affrontare nel quotidiano in contesto urbano, specialmente nelle città affollate, che sono però proprio quelle dove probabilmente sono più sentiti i problemi di cani poco equilibrati / mal gestiti / eccetera.
Non vuol dire, attenzione, che tutto del CAE-1 sia da buttare nel bidone dell’umido: è probabilmente una delle iniziative di maggior successo degli ENCI negli ultimi anni (è nato nel 2010, la diffusione più ampia è iniziata intorno al 2013), ha quantomeno creato la curiosità in molti proprietari di provarlo e magari scoprire che il proprio cane aveva qualche lacuna su cui lavorare, come test per “vedere l’effetto che fa” e soprattutto per evidenziare qualche aspetto da migliorare va benissimo (dico migliorare perchè voglio sperare che se uno ha veramente un pericolo pubblico come cane lo sappia a prescindere dall’aver provato il CAE-1…), però ecco, più di questo secondo me non gli si dovrebbe riconoscere.
Trovo già molto discutibile che venga utilizzato come alternativa alla prova di lavoro in alcune razze per ottenere il titolo di riproduttore selezionato (cosa avrebbero in comune un CAE-1 e un NHAT, per esempio???), ma dare l’idea che passare il CAE voglia dire avere un “cane affidabile e sicuro” nel contesto cittadino, è un’arma a doppio taglio specialmente se applicato a persone non informate che si troverebbero a fare questo test perchè costrette e non perchè pienamente consapevoli dei suoi pro e contro.

Perchè non lo ritengo un test affidabile?
Primo problema: il test si svolge solitamente in campo, o in n centro cinofilo o in un’area dedicata durante le esposizioni (spesso proprio un ring “extra” dell’expo). Questo già alla base falsa il contesto, specialmente qualora il centro cinofilo sia già conosciuto e frequentato dal cane, che ha quindi alle spalle un condizionamento tale per cui sa benissimo che “quello è il posto dove si fa i bravi”: non sono esattamente una rarità i cani che pur essendo quasi impeccabili in campo continuano poi a essere mine vaganti nel quotidiano (complice spesso poca generalizzazione e poco “portare fuori” dal campo il lavoro svolto).
Per quanto possa essere più scomodo organizzare un esame in contesto urbano (anche perchè potrebbe creare disparità di situazioni e di giudizio)… in passato diversi “patentini” locali adottavano esattamente questo criterio: perchè non pensare di riproporlo, o quantomeno cercare una via di mezzo tra il campo e la città?
Secondo problema: il test verso gli altri cani… lo passerebbe probabilmente anche il cugino cattivo di Cerbero. Il cane – che per regolamento deve essere di sesso opposto al cane esaminato – passa solitamente abbastanza distante, ed è l’unico esercizio che prevede la presenza di un altro cane. Tutt’altra storia rispetto a quanto succede davvero in città, dove complice l’ormai altissimo numero di cani nelle famiglie italiane è quasi impossibile non incrociare uno o più cani, magari in luoghi con poca libertà di movimento o peggio ancora improvvsamente dietro un angolo o un ostacolo.
Può sembrare marginale, ma non lo è: molti morsi anche verso l’uomo nascono da zuffe tra cani, uno dei proprietari mette le mani in mezzo per dividere i cani… e finisce per prendersi una pinzata lui.
Terzo problema: anche i (più numerosi, almeno questi sì) esercizi che vedono l’intervento di figuranti umani prevedono quasi sempre uno o al massimo due figuranti, spesso anche in questo caso con un passaggio ad almeno qualche metro dal cane: salvo non avere un cane davvero senza un minimo controllo, non è propriamente un’impresa ottenere che il cane non si lanci su una bici o so un jogger che gli passa a qualche metro.. ma sappiamo che purtroppo nel contesto reale spesso la bicicletta ci sfreccia vicino a pochi centimetri, e magari in un ambiente già un po’ rumorso e affollato che ha già messo in agitazione il cane.

Attenzione, non voglio dire che si debba passare con la bici sopra al cane o che i figuranti dovrebbero in ogni caso passargli a due centimetri… ma semplicemente è questione di prospettiva: se l’ottica è appunto “un cane che anche in situazioni così semplici manifesta reazioni eccessive deve invitare il proprietario a lavorarci su”, va benissimo. Ma non possiamo dire che se il cane non manifesta reazioni eccessive sarà impeccabile anche in città, proprio perchè le difficoltà aumentano esponenzialmente!
Prorio qui nasce il rischio: dare a una persona la (falsa) percezione che il suo cane sia “sicuro” da condurre in città perchè non ha provato a inseguire la bici che passava a 3 metri ad andatura lenta, rischia di farlo volare per terra perchè invece la bici ad andatura moderata in mezzo al parco la potrebbe voler inseguire eccome!
Ci sono poi esercizi secondo me un pelo più probanti, quali:
– la manipolazione del cane da parte del conduttore (non è per forza strettamente connessa al contesto cittadino, ma è sempre utile)
– un figurante che scambia due parole con il conduttore del cane
– gruppo di figuranti che passa vicino al cane, un figurante lo sfiora/tocca e un figurante dovrebbe anche avere un abbigliamento “insolito”: è decisamente più simile a quello che effettivamente può avvenire in città durante la passeggiata
– il figurante che scrolla il giornale alzandosi
– il figurante che picchietta per terra con l’ombrello e lo apre vicino al cane

Sia chiaro, sono tendenzialmente tutti esercizi abbastanza facili da allenare, c’è forse qualche incognita in più sull’esercizio dell’ombrello (alcuni figuranti lo aprono davvero molto vicino al cane!), ma sono comunque esercizi standard.
Qui si potrebbe pensare di mutuare l’idea da alcuni test caratteriali dove parte dell’esame è “a estrazione”, con un set di potenziali prove più ampio: non le renderebbe comunque impossibili da preparare, certo, ma aggiungerebbe un po’ più variabilità e potrebbe andare a coprire anche pù casistiche, aggiungendo un minimo di tensione e incertezza durante la prova pratica non sapendo “cosa ci toccherà”.
Abbiamo visto più difetti che pregi? Sì, perchè i difetti sono il grosso del problema, e i pregi dipendono molto da come questo test viene valutato e vissuto dal conduttore del cane.
E’ assolutamente un pregio che il test riguardi il binomio e non solo il cane (o l’umano), è giusto che venga valutato che il cane non abbia reazioni di eccessiva paura e/o aggressività e non venga valutata la mera obbedienza (anche se qualche giudice tende a penalizzare, a mio avviso erroneamente, anche il cane che semplicemente si avvicina al conduttore disattenendo un eventuale “resta”… ma non manifestando di fatto una reazione “rischiosa”), per quella che è finora la validità del CAE-1 trovo che ci stia tutto che sia un test semplice così da non “scoraggiare” troppo chi volesse testarlo.
Però, siamo seri: valutare la “potenziale pericolosità” di un soggetto con una prova del genere è nella migliore delle ipotesi opinabile… nella peggiore delle iporesi pericoloso per quel senso di falsa sicurezza che può infondere quando ammantato di una rilevanza e di una validità che, per come è strutturato oggi, semplicemente non-può-avere.


