di VALERIA ROSSI – Avendo sostenuto, nell’articolo di ieri sul “tiramolla”, che le razze selezionate per avere una buona mordacità questo gioco serve a far sfogare (in modo controllato e sicuro) quello che per loro è un impulso particolarmente intenso, è arrivata nei commenti una domanda interessante, che ritengo meriti una risposta articolata. La domanda è stata la seguente:
Per rispondere occorre innanzitutto fare un distinguo tra “cane da morso” (che non esiste! Ma passatemi il termine: intendo, ovviamente, i cani selezionati per discipline e/o attività che richiedano il morso… solo che così è troppo lungo) e “cane da caccia” (poco importa che sia da ferma, da seguita o da tana).
Entrambe le tipologie hanno una “spinta interna”, chiamamola così, che arriva dalla loro selezione. In parole povere e semplici, al cane da caccia piace moltissimo cacciare, al “cane da morso” piace moltissimo mordere (intendendo ovviamente il “mordere” qualcosa di diverso da una preda: altrimenti rientreremmo nel caso del cane da caccia).
E fin qui le due cose si equivalgono, ricordando sempre che il cane NON ha un senso morale e quindi, dal suo punto di vista, non ci sono “blocchi culturali” che gli facciano pensare all’opportunità o meno di ferire/uccidere qualcuno.
Qual è la differenza?
Ce ne sono principalmente due: la prima è che la caccia è autograficante.
C’è un motivo etologico molto semplice, in tutto questo: ed è il fatto che la caccia è indispensabile per la sopravvivenza (senza mangiare non si campa, e il cane crede di avere ancora bisogno di cacciare per mangiare). Solo che, in condizioni naturali, non è poi così semplice beccare la preda e mangiarsela!
Noi siamo forse un po’ troppo abituati a vedere documentari nei quali il branco di lupi circonda la sua vittima, la isola dal gregge o dalla mandria, la abbatte e se la porta via: ma questo, in realtà, succede più o meno una volta su dieci. Le altre nove volte si resta a bocca asciutta: o perché le prede riescono a scappare, o perché il gregge è protetto da cani da guardiania che le suonano ai lupi, o perché arriva l’uomo e gli spara addosso… insomma, la caccia va più MOLTO spesso a vuoto di quanto non si concluda con l’effettiva cattura di una una preda.
Quindi cos’ha combinato la solita, furbissima Madre Natura? Ha fatto sì che il lupo provasse piacere anche soltanto nel cacciare in se stesso, e cioè a identificare, scovare, inseguire la sua preda. Se poi la acchiappa, tanto meglio: ma se resta a bocca asciutta si è divertito lo stesso! Forse i lupi (e di conseguenza anche i cani) sono i soli esseri per i quali la caccia potrebbe essere davvero definita “uno sport”.
Per il morso la cosa è completamente diversa: non è gratificante se non c’è una competizione.
Bisogna essere in due, perché il lupo o il cane provino piacere nel mordere. Certo, anche nella caccia bisogna essere in due (predatore e preda), ma la preda può anche starsene a chilometri di distanza: nel morso no. Il morso prevede che si competa “stando insieme”, sia che si tratti di un combattimento vero e proprio, sia che si tratti di un gioco che lo simula.
Com’è che insegnamo il “lascia”, sul campo, al cane che deve imparare a mordere la manica? Immobilizzandoci.
Questo fin da quando giochiamo col salamotto con un cucciolo di due mesi. Si mima un “combattimento” per gioco, dopodiché il conduttore (e in seguito il figurante) si blocca e rimane immobile: a questo punto il cucciolo non si diverte più, perché l’avversario non “combatte” più, e quindi molla il salamotto (e intanto noi gli diciamo “lascia”… così lui impara il significato di questa parola).
Dunque, cosa succede quando un cane “da morso” non ha antagonisti? Quando se ne sta andando a spasso per la città, per esempio, o quando gironzola per casa? Succede che prova, magari, un impulso dovuto alla sua selezione, che gli dice “mi piacerebbe proprio mordere qualcosa” …ma non ha MOTIVI per farlo, e quindi non lo fa. Quando lo facciamo giocare a tiramolla lo rendiamo felice perché soddisfiamo finalmente questo suo impulso, ma una volta finito il gioco… basta, è finito. Non ci sono altre spinte a mordere, perché l’antagonista ha detto che può bastare così.
Al contrario, il cane da caccia, quando sente la traccia di una possibile preda, è automaticamente motivato a seguirla.
Non c’è soltanto un vago impulso che gironzola per il suo DNA, ma c’è proprio il MOTIVO PRATICO (validissimo, dal suo punto di vista) per dargli libero sfogo. C’è la preda! E la preda, purtroppo, non la possiamo gestire noi umani (come invece possiamo fare con i giochi di morso): la preda è passata di lì, ha lasciato il suo irresistibile profumo sul terreno. E il cane sente un impulso irrefrenabile a fare il lavoro per cui è nato.
Detto questo, come rispondere alla domanda del lettore?
Con un bel NI, direi… perché da un lato io sarò sempre convinta che i cani debbano aver modo di fare il lavoro per cui sono stati selezionati. Quindi, se il cane è un cane da caccia, deve cacciare. Punto.
Nel caso dei cani da tana c’è la possibilità di dar loro soddisfazione senza ammazzare realmente nessuno, quindi il mio SI all’idea di mettere al lavoro uno Jagd è totale e senza remore.
Che però questo dia alla cagnina la capacità di distinguere, e di pensare “E’ vero che qui sono in un bosco e che c’è profumo di prede, ma posso ignorarle perché so che poi il mio umano mi porterà a cacciare da un’altra parte”… embe’, questo è un altro paio di maniche, proprio per i motivi di cui sopra.
E cioè, riassumendo: a) perché il cane pensa che la caccia sia sopravvivenza; b) perché la caccia è autogratificante; c) perché la presenza della traccia rende l’azione fattibile subito e non soltanto ipotetica. Tant’è che il cane va fuori controllo non tanto perché “intenda disobbedire” ma perché non si accorge neppure più di avere alle sue spalle un umano che gli chiede qualcosa. Va in quella che si chiama “one track mind”, ovvero concentra tutti i suoi sensi in uno solo (l’olfatto) ed “esclude” letteralmente il resto. Il cane in quel momento è sordo e cieco: diventa “tutto naso” e tutte le sue facoltà mentali sono convogliate lì.
Sinceramente ho serissimi dubbi sul fatto che la Jadg, in questo contesto, possa fermarsi a pensare: “No, adesso no, devo aspettare il momento giusto”.
Per questo direi al lettore che sì, può portare la cagnina a lavorare in tana, perché è la sua natura e i cani non andrebbero MAI snaturati: però, se vuole lavorarci in protezione civile, dovrà mettere il maggior impegno possibile nell'”ingaggio”, ovvero nell’ottenere la totale ed assoluta attenzione del cane “prima” ancora che questi venga distratto dall’eventuale traccia del selvatico.
Il cane dovrebbe arrivare ad avere una tale fiducia e un tale rapporto con il suo umano da ignorare già in partenza l’impulso a seguire la traccia del selvatico, dedicandosi solo al tipo di ricerca che le è stato chiesto dal suo partner a due zampe.
E’ difficile? No: è difficilissimo!
Però qualcuno ci riesce, dunque non è impossibile: ma certamente è almeno quattro (o quattromila…) volte più difficile che con altri tipi di cani a cui non parta l’embolo quando percepiscono un odore di selvatico.
Cani da caccia, in protezione civile, non se ne vedono molti: ma qualcuno c’è, qualcuno anche molto bravo. Dunque non ci si deve scoraggiare e si deve continuare a lavorare per arrivare a quel “rapporto perfetto” che permetta al cane di ignorare, in quei momenti, la propria natura (ed proprio per questo che i cani da caccia dovrebbero avere “in cambio” la possibilità di sfogarli, i propri impulsi naturali: perché ad ignorarli fanno un notevole sacrificio).
Che però si ottenga maggiore attenzione e collaboratività in protezione civile “solo” portandoli a caccia… no, non lo credo. Non peggiorerà la situazione, ma non la cambierà neppure di molto: o almeno, non sarà sufficiente questo a cambiarla.



Una mia amica ha due Kurzhaar e diceva di non poterli portare a passeggio ai giardinetti perchè partono su qualsiasi cosa: gatti, merli, tortore, lucertole, ecc. L’educatore le ha suggerito di preparare i cani in modo diverso a seconda che escano per una battuta di caccia o per una normale passeggiata. Per esempio, quando vanno a caccia e sono quindi autorizzati a partire sulla preda indossano solo il collare e di solito vanno col marito della mia amica; quando escono per la passeggiatina con la mia amica invece indossano la pettorina. Qualche miglioramento c’è stato, sembra in effetti che i cani abbiamo imparato a contestualizzare, cioè ad adattare il loro comportamento in base al contesto in cui si trovano.
Gli Jagd sono fantastici, un mio amico cinghialaio ne ha due e… non ho parole per descriverle! Energia e grinta da vendere… una il mese scorso ha alzato un cinghiale sui 90 kg, gli è montata in groppa e ha percorso un bel pezzo di bosco tenendosi aggrappata coi denti al dorso dell’animale.
wow che immagine soave…
Mi consola sapermi in compagnia… Giusto l’altro ieri nella distesa di prati & rovi in cui porto il mio semi-springer a sfogarsi ho visto passare una volpe. Il dramma è che lui l’ha fiutata, gli è partito l’embolo e… L’ho recuperato dopo mezz’ora e un tuffo nel fossato melmoso che divide la vallata. Ho riportato a casa un blob fangoso ed estremamente soddisfatto, che ho dovuto catapultare in vasca. Sob.
La mia Trilly se va in modalità “caccia” non la ripiglia più nemmeno il padreterno, e non importa se ha puntato un piccione, un topo o uno dei nostri gatti.
L’unica è esattamente catturare la sua attenzione prima che le parta l’embolo e la cosa funziona talmente bene che quando esco con lei passo la maggior parte del tempo a blaterare cose tipo: “brava Trilly”, “di qua Trilly”, “con me Trilly”, “seduta Trilly”. Posso scambiare due chiacchiere col vicino di casa o col passante solo se lei si ferma ad annusare qualche pipì particolarmente gradevole e a quel punto il passante solitamente esclama: “ma che bella! come si chiama?” ed io: “Trilly.”
al che il tizio parte con le carezze, lei parte con le feste e il discorso si riduce a: “ma che bella che sei, Trilly! brava Trilly! seduta, Trilly! dai zampa, Trilly!”
Adesso ho aggiunto la piccola Fly (Jack Russell) così almeno posso ampliare la conversazione!!!
Una volta accompagnai un’amica al canile perché voleva un cane, non perché mi ritenga un esperta, ma per “frenarla” dal portarsi a casa il primo cane scelto a caso. Infatti puntò subito un bel cane da caccia e io, sapendo che suo padre aveva numerosi animali da cortile, cercai di dissuaderla e mi aspettavo che la responsabile del canile mi avrebbe appoggiata dato che si era qualificata come educatrice e esperta di comportamento. Invece mi sentii rispondere, con tono di superiorità; “nessun cane nasce da caccia, li fanno diventare così i cacciatori in seguito a privazioni sensoriali nelle prime settimane di vita!”
Nientemeno!
Quindi attenzione, se il vostro è un cane da caccia denunciate prontamente l’allevatore! 🙂
Articolo per me interessante, anche perchè non capisco nulla di cani da caccia.
Per fare un paragone con un mondo che conosco si può dire che non far partire il cane da caccia sia come il ferma davanti al figurante in mondioring?
Riguardo questa affermazione:”Questo fin da quando giochiamo col salamotto con un cucciolo di due mesi. Si mima un “combattimento” per gioco, dopodiché il conduttore (e in seguito il figurante) si blocca e rimane immobile: a questo punto il cucciolo non si diverte più, perché l’avversario non “combatte” più, e quindi molla il salamotto (e intanto noi gli diciamo “lascia”… così lui impara il significato di questa parola).”
La vedo un po’ utopistica, sicuramente il cucciolo si diverte di meno ed è più facile farlo lasciare, ma non molla assolutamente. Se un cucciolo lascia solo perchè il salamotto è fermo non è proprio un cane che darà grandi soddisfazioni..
Grazie Dell’ articolo dedicato al mio problema, purtroppo quel difficilissimo me l ‘aspettavo. Spezzo solo una lancia a favore della razza Jagd terrier, la mia cagnolino nel quotidiano e’ bravissima, viene ovunque, ed è anche molto ubbidiente e per niente rissosa . In protezione civile sta andando bene, anche se mi aspetto che prima o poi seguirà la traccia di un animale anziché l uomo. In compenso nella ricerca in macerie va benissimo , quasi con una marcia in più . Infatti essendo leggera, agilissima , instancabile e da tana scova chiunque………..rimane comunque un cane per pochi, probabilmente nemmeno io sono alla sua altezza. Grazie signora Valeria
Ho un meticcio terrier..con molto istinto per la caccia, fin da piccolo..quando fermava i merli e le tortore. Ora caccia lucertole nei prati…ricci, topi…e l’altro giorno, mio fratello lo ha lasciato libero nel giardino di casa..lui è andato dal vicino, si è caricato una gallina viva..e l’ha portata a casa.
ottenere la totale ed assoluta attenzione del cane “prima” ancora che questi venga distratto dall’eventuale traccia del selvatico.
Il cane dovrebbe arrivare ad avere una tale fiducia e un tale rapporto con il suo umano da ignorare già in partenza l’impulso a seguire la traccia del selvatico, dedicandosi solo al tipo di ricerca che le è stato chiesto dal suo partner a due zampe.
E’ difficile? No: è difficilissimo!
Però qualcuno ci riesce, dunque non è impossibile: ma certamente è almeno quattro (o quattromila…) volte più difficile che con altri tipi di cani a cui non parta l’embolo quando percepiscono un odore di selvatico.
Ecco , questa è forse la più grande soddisfazione nel lavoro col mio cane , cioè aver ottenuto da lui un’attenzione-concentrazione quando lavora su di me e su ciò che sta facendo . Nel momento in cui osservi la sua indifferenza ai selvatici , alle fatte carcasse animali ed ai possibili distrazioni alimentari (un pezzo di pane come anche un osso , residui magari di un pik-nic), non voglio esagerare ma nel mio piccolo credo di aver raggiunto un risultato che mi fa sentire , non saprei nemmeno come definirla questa sensazione , certamente in quei momenti capisco che con lui ho raggiunto un livello d’interazione molto alto come spiegava molto bene Valeria .
Bellissimo articolo. Avrei voluto porre io la domanda ma probabilmente mi sono mancate le parole giuste. Poi già qualcosa sapevo sul fatto che la caccia sia autogratificante, ma non capivo perché. Non capivo cosa ci fosse di tanto diverso fra i cani “da morso” e i cani da caccia. Grazie per avermelo spiegato in modo chiarissimo.
io ho cani da ferma (li amo per “tradizione di famiglia”: nonno e bisnonno cacciatori, ma io no)e impazzisco per ottenere un richiamo decente (mi basterebbe), ma non ho il coraggio di cimentarmi in ambienti non protetti (nei campi dietro casa per es) perché il pointer che avevo prima è fuggito seguendo fagliani ed è morto sotto un’auto mentre i fagiani attraversavano la strada in volo. Per un certo tempo ho portato questo secondo pointer in quagliodromo, poi gli hanno scoperto un difetto al cuore, mi hanno consigliato di non permettergli sforzi eccessivi. Ora punta i merli nel giardino di casa e le anatre in passeggiata.
e finalmente, dopo tanti anni, scopro di che razza fossero i botoli ringhiosi, aggressivi ed assolutamente odiosi che per anni ho dovuto sopportare nel mio condominio, li credevo dei meticcetti insopportabili in mano ad un’altrettanto odiosa coppia sciurmamma e sciurfiglio!
Tex del cane da caccia non ha niente visto che è un mix Border x Australian ma ogni tanto entra anche lui nella modalità “Grande cacciatore” il piccolo difetto è che lui le prede me le porta con tanto orgoglio (e schifo da parte mia) la mia domanda è: perchè? La mia vecchia cana per nessun motivo al mondo me le avrebbe lasciate mentre lui è capitato ad esempio con un fagiano (vivo, è morto in seguito ma perchè era stato ferito dai cacciatori) è arrivato tutto contento col volatile in bocca sulle prime la mia reazione è stata “sputa!” ma poi non sapevo se lodarlo o sgridarlo…come dovrei comportarmi se mi capitasse di nuovo? ho fatto bene a lodarlo con una bella grattata sul petto o rischio che adesso ogni volta che andiamo nei boschi lui provi a portarmi qualcosa di nuovo?
Vabbè, ma scusa Lucia, dipende da “cosa” ti porta: il fagianello è un discorso (anche un “buon” discorso, ehm); la pantegana è tutta un’altra cosa. Secondo me ti conviene contestualizzare…
Cielo…preferisco una pantegana morta ad un fagiano mezzo vivo…ho il terrore dei grossi volatili (solo di quelli simili alla gallina…lasciamo perdere) il fatto è se mi porta in generale animali selvatici lo sgrido perchè li deve lasciar stare o lo lascio fare perchè segue l’istinto?