di VALERIA ROSSI – “Il cane sportivo deve interagire con te e soltanto con te. Non deve giocare con gli altri cani, deve essere socializzato il minimo indispensabile, ma poi l’unico punto di riferimento devi essere tu. Deve giocare esclusivamente con te. E quando tu non puoi stare/giocare/lavorare con lui, deve stare in box o in kennel“.
Versione ancora più drastica: “Se vuoi ottenere dei risultati importanti con un cane da lavoro devi tenerlo sempre e solo in kennel, e deve uscirne solo per venire al campo con te”.
Questa “scuola di pensiero”, se così possiamo chiamarla, è diffusissima in tutti gli ambienti sportivi, ma soprattutto in UD e in agility.
Per pura combinazione mi è capitato di parlarne l’altro ieri con un’amica e di ricevere il giorno dopo un’email sullo stesso tema: cosa che mi dà lo spunto per scriverne, ben sapendo che potrei attirarmi addosso diversi strali.
Dico subito che sono contrarissima all’idea di far vivere il cane sempre e solo in kennel. Lo scrivo pure in grassetto, così si vede meglio.
Sono contrarissima perché il cane “da lavoro” non può essere visto come uno “strumento” di lavoro, ma semmai come un “partner” di lavoro: e i partner normalmente non li facciamo vivere da reclusi per tutto il tempo in cui non si lavora al progetto X o Y.
Attenzione: non sto parlando di maltrattamento, non sto dicendo che questi cani siano degli infelici e non sto dicendo neppure che il metodo non funzioni: anzi, funziona benissimo. Se l’unica cosa che il cane conosce al di fuori del kennel sei tu, se l’unico ambiente in cui gli è consentito di esprimersi è il campo, è evidente che concentrerà su di te e sul campo tutto ciò che ha dentro e tutto ciò che può dare.
Non solo: potrà essere anche un cane assolutamente sereno e addirittura felice, perchè i cani sono esseri estremamente adattabili e perché comunque vedono soddisfatti sia loro bisogni primari (cibo, acqua, tana) che quelli secondari (sicurezza, attenzioni – almeno quando si lavora! – spazi, possibilità di movimento e così via).
In più questi cani vedono soddisfatti anche i requisiti della socioreferenza: sanno perfettamente chi sono, chi sono gli altri membri del loro branco e qual è il loro scopo all’interno di questo branco.
Ma allora? Perché dovrei essere contrarissima in grassetto?
Potrei rispondere, in modo un po’ superficiale ma perfettamente comprensibile, credo, che anche gli ergastolani vedono soddisfatti i loro bisogni primari e alcuni di quelli secondari (l'”ora d’aria” viene concessa anche a loro): però sarebbe fuorviante paragonare cani e detenuti, perché nell’essere umano il concetto di “libertà” è decisamente diverso da quello che può avere un cane.
Il cane non si fa troppe pippe mentali e non ha condizionamenti culturali: se è abituato al kennel o al box, starci dentro per lui è una cosa normalissima. L’ho detto più volte e lo confermo: per lui il kennel è una tana sicura, dentro la quale sta volentieri e non si limita a “rassegnarci” a starci.
E ci risiamo: ma allora?
Allora il fatto è che questi cani, a mio avviso “non fanno i cani”.
Non sono sicuramente maltrattati, ma sono snaturati: e non parlo del mitico “cane in natura” inteso come “libero e selvaggio”, perché quello si chiama “lupo” e non “cane”.
ll cane “in natura” (anche questo l’ho già ripetuto fino alla nausea) è quello inserito nella nostra società e nelle nostre case, perché il cane è un prodotto dell’uomo. E’ “figlio” dell’uomo e non della mitica Madre Natura. Il suo habitat naturale è la casa dell’uomo.
PERO’… il cane, per “fare il cane”, deve essere anche un animale in grado di esprimere la propria socialità con i membri della sua stessa specie. Non può interagire sempre e solo con noi, vedendo i suoi simili da lontano o limitandosi ad un’annusatina rituale di tanto in tanto.
Anche i bambini cresciuti nella giungla e allevati dalle scimmie (non ci sono stati soltanto Tarzan o Mowgli: sono esistiti diversi esempi reali, il più noto dei quali è quello di Marina Chapman, che lei stessa ha anche raccontato in un libro) sono bambini sereni e perfettamente inseriti nel loro mondo. E’ quando tornano nel nostro, che cominciano i problemi: perché non sono più capaci di rapportarsi in modo corretto con la società a cui dovrebbero appartenere e con i loro “veri” simili.
Succede anche i cani? Certo che sì.
I “kennelizzati a vita” talora sono capaci di ignorare gli altri cani e di non aggredirli, ma raramente riescono a comunicare e soprattutto a giocare efficacemente con loro. In altri casi sono proprio aggressivi nei loro confronti, perché semplicemente non li conoscono, o non li conoscono abbastanza.
Con i conduttori umani, ovviamente, sono felicissimi di lavorare: sempre a testa e coda alta, tutti pimpanti, sono l’immagine del cane allegro e cooperativo. E quando escono dal campo sono loro stessi a fiondarsi verso il kennel (spesso senza neppure bisogno di chiuderlo), dando così l’impressione di “andarci volentieri”, di “andarci per scelta”.
Ma non è una vera scelta.
E’ che questi cani sono “istituzionalizzati”, proprio come i detenuti che non sanno più vivere fuori dal carcere. E qui il paragone cane-detenuto regge benissimo.
Questi cani non hanno più nessun desiderio di incontrare i loro simili, ignorano le persone diverse dal loro conduttore, non si interessano neppure alla minilepre che gli parte ad un metro di distanza.
Poi magari vincono pure i mondiali… ma dal punto di vista etico, è davvero giusto che un cane viva in modo così poco canino?
A mio parere, NO. Anche questo maiuscolo e grassetto.
La mia (personale e contestabilissima, per carità) visione del “rispetto per il cane” consiste nel rispettare quello che il cane “è”, non quello che abbiamo deciso che sia o che ci fa comodo che sia.
Il cane non sceglie di fare una vita fatta di kennel-campo-kennel-campo: si adatta a questa vita e, a lungo andare, finisce per convincersi che sia l’unica vita possibile… appunto come i detenuti istituzionalizzati.
Però i sintomi di un disagio si vedono.
Si vedono, per esempio, quando il cane “smatteggia” osservando un “collega” al lavoro mentre lui deve rimanere chiuso: e non perché voglia uscire e andare a giocare con lui, ma perché vuole scendere lui stesso in campo con il suo conduttore (provate a seguire da bordo ring una gara di agility e vedrete decine di esempi).
E’ normale, anzi è bellissimo che il cane abbia tutta questa voglia di cimentarsi in un percorso (o di fare un attacco, o qualsiasi altra cosa)?
Forse. E forse anche no.
E’ bellissimo che sia così motivato un cane che può scegliere: ma a mio avviso non è altrettanto bello che lo sia un cane che non può compiere altre scelte, perché non le conosce.
E poi non funziona neppure sempre. L’email della lettrice a cui facevo riferimento all’inizio dice così:
Ecco, neanch’io.
E se non ne sono convinta quando la cosa funziona… figuriamoci quanto lo sia quando evidentemente, come in questo caso, il metodo “kennel-campo” ottiene risultati opposti a quelli sperati.
Ma anche quando tutto fila liscio io continuo a sentire molte note stonate.
Torniamo ad antropomorfizzare un attimo (anche se non si dovrebbe: ma se non si fanno correlazioni con quello che sappiamo e sentiamo noi stessi, è più difficile capirsi): la maggior parte delle persone guarda con molta diffidenza e sospetto i genitori delle ginnaste russe e cinesi, quelle che vivono sempre e solo in palestra nell’affannata rincorsa di un oro olimpico che a volte arriva davvero… dopodiché, però, quasi sempre queste ragazze spariscono e nessuno sente più parlare di loro.
Perché? Perché quasi nessuna riesce a sostenere a lungo lo stress psicofisico di una vita come quella. Per questo trovo del tutto corretto storcere il naso pensando ai loro genitori: perché a queste ragazzine (anzi, la definizione giusta è “bambine”) di fatto viene impedito di fare una vita normale.
Viene loro impedito di “essere” le ragazzine o le bambine che sono: ma almeno loro poi crescono, hanno il libero arbitrio, possono scegliere autonomamente (e quasi immancabilmente scelgono di mollare).
Il cane, invece, non ha mai la possibilità di scegliere.
Il suo libero arbitrio è limitato non solo dal fatto di avere un “padrone” (termine che non mi piace, ma che in questo caso è assolutamente realistico), ma anche dai suoi limiti fisiologici: dalla sua mente semplice ed incapace di elaborare prospettive diverse, dal suo status di animale sociale che si sentirebbe del tutto perso al di fuori del suo “branco” e così via.
Siamo noi a “costruire”, letteralmente, cani apparentemente felici e soddisfatti (anche le ginnaste russe lo sembrano… e per di più loro hanno la possibilità di capire e di vivere la soddisfazione di una medaglia: e il cane no, teniamolo ben presente. Quando vinciamo una gara cinofila, la soddisfazione della medaglia o della coppa è esclusivamente umana); cani che a volte possono andare avanti per molti anni, se trattati “sul lavoro” in modo corretto, rispettoso e non violento. Altre volte – se addestrati con metodi cruenti – si “bruciano” anche loro e mollano anche loro, rifiutando di continuare a lavorare nonostante quei limiti mentali e nonostante il cane abbia proprio nel DNA il desiderio di compiacere l’uomo e di cooperare con lui. Pensate, quindi, a quali punti di stress siano arrivati quelli che a un certo punto dicono – a modo loro – un bel “basta”.
Oggi però non voglio parlare di cani addestrati male: i loro proprietari è facilissimo attaccarli e condannarli. Oggi sto parlando di cani addestrati bene: amati, rispettati, lavorati senza alcuna violenza… MA costretti a questa cavolo di vita kennel-campo-campo-kennel.
Sono maltrattati? Certo che no. Ma sono cani davvero realizzati?
Secondo me, no.
E nonostante sia la prima ad essere convinta che siano i cani che ottengono i risultati migliori sul campo, io di far fare questa vita alla mia cucciola non me la sento.
Samba in kennel ci sta, ovviamente: al campo ci sta quando faccio lezione agli altri, in casa ci sta quando viene qualcuno che non desidera essere slinguazzato e corcato di feste. Qualche compromesso ai cani bisogna per forza chiederlo: ma da qui a farli vivere sempre e solo in gabbia, non per necessità ma per ambizione sportiva, ce ne passa.
Poi i problemi li vedo e li vivo, sia chiaro: Samba, per esempio, ha quasi sempre un eccellente richiamo, ma se sta giocando con un altro cane a volte fa proprio finta di non sentire. E non va mica bene.
Quello che sto cercando di fare è di diventare io stessa più interessante dei suoi simili, pur lasciandole la possibilità di scegliere: e vi assicuro che è tutt’altro che facile, anche perché io non sarò mai capace di giocare nel modo che si vede nella foto a destra (non ne uscirei viva).
Però, anche se mi sono sorpresa a dire io stessa: “Devo lasciarla giocare meno con gli altri cani”, subito dopo mi sono data della stronza per averlo detto.
Perché equivaleva a dire “devo scaninizzarla almeno un po’”. E questo è profondamente sbagliato.
Il cane deve rimanere prima di tutto cane. Poi può essere anche un membro della mia famiglia, un mio allievo, il mio partner preferito di lavoro: ma se non resta cane, tutto il resto perde di significato e diventa (dal mio punto di vista) eticamente molto discutibile.
Non arriverò mai ai mondiali con Samba? Molto probabile… ma chissenefrega.
Non riusciremo neppure a fare un IPO1? Amen.
E ora qualcuno dirà che io posso pensarla così sono una vecchia bacucca, perché intanto non ho più niente da dimostrare, perché ormai sto palesemente sul viale del tramonto non soltanto sportivo, ma anche fisiologico: però posso rispondere che la pensavo nello stesso identico modo anche da giovane… tant’è vero che dal mondo agonistico mi sono staccata dopo due o tre garette di infima importanza.
Dite pure che mi sono staccata “perché non riuscivo a fare di meglio”: è possibile, anzi probabile. Mica mi offendo.
Sta di fatto che prendere Samba, alla mia veneranda età, è stata anche un po’ una sfida: perché oggi, a differenza di quando ero giovane, mi pare che esistano metodi che spero possano aiutarmi a “fare qualcosa di meglio” (anche se magari non a mega-livelli internazionali) senza bisogno di scaninizzare il mio cane.
Ci riuscirò, non ci riuscirò?
Va’ a sapere. E’ una sfida e le sfide si possono anche perdere. Ma quando guardo la faccia del mio cane che corre, gioca, saluta tutti… e magari mi ignora per qualche minuto (e mi fa pure incazzare, eh!)… io so che in quei momenti “sta facendo il cane” e per me questo è prioritario. Non pretendo che lo sia per tutti, per carità: come sempre, esprimo soltanto la mia opinione, poi ognuno è libero di fare come gli pare.
Però io la vedo così.



Ma soprattutto nel caso dei carcerati è esplicito che si tratti di una limitazione, una condanna da scontare per un reato… e l’uomo avrebbe modo di non essere costretto a vivere così (se vivi rettamente, in carcere non ci vai…almeno in teoria, anche se non sempre purtoppo vale l’inverso, ma sarebbe OT). Dall’articolo mi verrebbe da pensare che “kennellizzando” il cane all’eccesso gli si imponga di sviluppare una sorta di sindrome di Stoccolma.
Vedi Valeria… se leggi i commenti al tuo articolo capisci cosa ho voluto dirti nel mio precedente commento… lo spirito del tuo pezzo può anche essere corretto, esprimere dissenso su un certo tipo di concezione del cane, il problema è che in questo modo tu involontariamente fai disinformazione. Non per te, ma perché molti di quelli che ti leggono di agility e agilitisti non sanno niente, del rapporto che creiamo con il nostro cane non solo in gara, ma ogni secondo della nostra vita, quando siamo a casa a coccolarci sul divano, quando lo alleniamo al campo, quando facciamo esercizi con lui in ogni luogo possibile, quando lo portiamo a correre e giocare con altri cani, quando giorno per giorno con attenzione e impegno creiamo con lui quel meraviglioso rapporto che poi nei 40 secondi (scarsi) di un giro ci permette di farci capire con uno sguardo o con un movimento quasi impercettibile del corpo. Loro leggono il tuo articolo e nella loro semplicità e ignoranza (senza offesa) pensano “ok, agility = vita in kennel, poveri cani sfruttati e maltrattati da questi cattivoni di agilitisti”. Ed è così che sparlare di chi, invece di tenere il cane perennemente a casa come un peluche e farlo uscire giusto per sgranchirsi le gambe e per la pisciatina, ci fa un’attività divertente per entrambi, diventa lo sport nazionale. Tu nel tuo articolo parli di un qualcosa che sì, probabilmente esiste in qualcuno che fa attività con il cane, ma in una percentuale che se raggiunge l’uno per cento è già tanto. E invece questi che leggono e non sanno come stanno le cose pensano che tutti gli agilitisti o quasi trattino il proprio cane in questo modo iniquo. E non è giusto, perché in questo modo passa un messaggio del tutto errato e sbagliatissimo.
Per quanto mi riguarda amano prima la disciplina sportiva e POI – forse – il cane/strumento con cui la praticano.
Fornire al cane “quello che gli serve” e poi rinchiuderlo nel kennel non equivale a rispettare e assecondare la sua NATURA di cane.
Io mangio, bevo, dormo, sto al fresco e al caldo, parlo con qualcuno, ma non esco mai di casa. Questo mi fa sentire davvero felice e completamente realizzata? Mmmmh… è lo stesso discorso del carcerato. Anche a loro li tengono impegnati con lavori, lavoretti, hobby, volontariato, studio… ma sono contenti? E andate a chiederglielo! 🙂
Cara Donatella, non ho scritto che TU hai in testa il miraggio del titolo, anche perché non ti conosco quindi non avrei modo di saperlo, salvo tua esplicita dichiarazione. Ho solo detto che mi sembra normale, se uno vuol bene al suo cane, evitargli di fare delle gare se ha un problema fisico serio, con il rischio di creargli danni permanenti per il resto della vita.
Se invece vuole vincere a tutti i costi e per questo è disposto a far gareggiare un cane che già sta male, consapevole che potrebbe creargli seri danni permanenti, allora è uno che del cane se ne sbatte e vuole solo coccolare il proprio ego e nutrirlo con la vittoria a spese del cane.
Inoltre non ho scritto che avete TUTTI in testa il miraggio del titolo, ma che la coppetta o il titolo, se interessano a qualcuno, interessano al conduttore e non al cane, visto che lui le parole “Campione nazionale” non sa nemmeno cosa vogliano dire.
Credo che il binomio umano/cane possa lavorare tanto, lavorare bene e con soddisfazione reciproca per il solo gusto di farlo, di stare insieme e di imparare a conoscersi e capirsi sempre meglio anche se non c’è una gara di mezzo, e che la gara sia uno stimolo a far bene più per il conduttore che per il cane perché va a toccare corde (arrivare primo o fare meglio degli altri) tipicamente umane più che canine.
E poi non capisco perché cappero i commenti e le riflessioni vengano presi come attacchi personali quando non lo sono assolutamente
Non è colpa di nessuno, sono i limiti di internet che ci permette tanto ma non abbastanza. Troppo spesso ci parliamo ma non ci capiamo. Quando però riusciamo anche a capirci è un piacere, grazie.
Cara Valeria mi permetto di risponderti anche se il tuo messaggio non era rivolto al mio intervento. Io penso che il problema non sia il tuo articolo preso per se stesso. Tu denunzi un eccesso, un maltrattamento e, secondo me, fai bene a farlo se ritieni che questo ci sia stato.
Il problema nasce invece in relazione a come quello che hai scritto viene recepito dagli “utenti” di questo sito che nella stragrandissima maggioranza dei casi non sembrano essere persone che con il proprio cane praticano un’attività sportiva.
Se dell’agility viene evidenziata solo una possibile patologia è evidente che queste persone poi si facciano un’idea del tutto negativa di questo sport senza sapere minimamente che cosa questo sport in realtà sia.
Ho letto tutti i commenti e mi hanno preoccupato perchè il messaggio che è stato recepito era davvero pessimo e sono molto contenta di non essere stata l’unica voce fuori campo a cercare di dire che non è così, che c’è un sacco di gente che la pratica attenta davvero al benessere dei propri cani, gente che al primo problema fisico serio il cane lo ferma e lo toglie dalle gare e dall’addestramento anche se è a un solo punto per diventare campione nazionale, come è successo a noi.
Quello dell’agility non è un mondo teso solo al podio. Tanti di noi studiano, ragionano, si informano, fanno i corsi, diventano educatori cinofili, leggono questo sito e lo imparano a memoria. Certo il gasato c’è come ce ne sono dappertutto ma sono casi isolati e anche l’istruttore disgraziato può sempre capitare. Bisogna selezionare ed andare solo nei campi più accreditati che adesso sono tantissimi, basta cercare sul sito di Modenadog per trovarli e poi usare il sano buon senso di cui tante volte ci parli, quello aiuta tanto.
Per concludere non so se potrai farlo ma sarebbe bello farci un po’ contenti a noi agilitisti che ti leggiamo e regalarci qualche articolo sull’agility che aiuti anche quelli che non la conoscono a farsi un’idea un po’ più chiara.
Cito Donatella di Fly “che c’è un sacco di gente che la pratica attenta davvero al benessere dei propri cani, gente che al primo problema fisico serio il cane lo ferma e lo toglie dalle gare e dall’addestramento anche se è a un solo punto per diventare campione nazionale, come è successo a noi.”
E ci mancherebbe pure che se il cane ha un problema fisico serio uno continua a fargli fare le gare!! Non credo che al cane freghi qualcosa di divetare campione nazionale, lui vuole solo compiacere i suoi umani. Siamo noi umani che abbiamo bisogno di coccolarci l’ego arrivando primie dimostrando atutti quanto siamo bravi. Ripeto che sia agiity, obedience, UD o kite surf, il cane se ne sbatte del piazzamento, lui vuole solo divertirsi con noi e vederci felici.
Cara Fedra, l’ego da coccolare non c’entra proprio niente. Portare un cane a diventare campione nazionale vuol dire per il conduttore anni di lavoro costante, a volte difficile, innanzitutto su se stessi e poi anche sul cane. Il percorso si fa in due e tu conduttore devi imparare a muoverti, a coordinarti con il tuo cane, a capire le possibili difficoltà che può incontrare. Devi capire quando va in stress e cercare di evitarglielo, devi capire quando è necessario non chiedergli di più e fare un passo indietro in attesa che lui ritrovi la condizione ottimale per ricominciare.
Se il tuo cane è diventato campione nazionale vuol dire che il binomio umano/cane ha lavorato tanto e ha lavorato bene ma soprattutto vuol dire che in questo percorso il cane è stato bene, contento di fare con te quello che gli chiedevi di fare.
Un cane che prova disagio a fare agility è un cane che non esce dalla categoria debuttanti. E non diciamo per favore che abbiamo tutti in testa il miraggio del titolo perchè non è così. Nessuno dei miei cani è campione nazionale e non lo diventerà probabilmente mai, purtroppo hanno me come conduttore. Resta il fatto che, in ogni caso i miei cani credo che siano più fortunati di altri. Invece di passare la vita fra divano e parchetto possono dire che fanno un lavoro con me che impegna loro il fisico e la testa. Non li vedo particolarmente scontenti.
Valeria è un’ottima cinofila e adoro come scrive però quando si tratta di agility spara spesso sciocchezze a raffica. O meglio, infila l’agility (di cui mi convinco sempre di più sappia in realtà poco o niente, soprattutto quanto a esperienza diretta) in tutti i discorsi su cose che magari succedono davvero, ma in altre discipline. Come se piazzarci anche l’agility facesse audience.
Io pratico agility da 7 anni e cani kernel-campo-kennel sinceramente non ne ho mai visto nessuno. Sì, sono certo che qualcuno ci sia anche, ma è una sparuta minoranza (forse 1 o 2 per cento) e non credo nemmeno ottengano tutti quei risultati. Valeria, tu sei mai stata davvero a una gara di agility? Ti sei mai guardata in giro? Alle gare di agility, intorno al campo ci sono altri cani che abbaiano e si agitano, sedie che vengono mosse, persone che parlano, rumori, bancarelle… c’è di tutto. Un cane abituato solo al kernel verrebbe inevitabilmente distratto da tutto questo “circo” e le sue prestazioni ne risentirebbero di sicuro, altro che eccellere. Al contrario, un cane ben socializzato, abituato alle altre persone, ai suoi simili, alle situazioni, potrà concentrarsi solo sul conduttore e seguirlo com più entusiasmo e meno distrazioni.
Che poi ci sono imbecilli che leggono queste cose, non sapendo nulla del mondo dell’agility, ci credono e poi buttano su Internet polemiconi con foto volutamente provocatorie tanto per sparare a zero sul cane sportivo (proprio in questo momento rifacendosi a questo articolo un cretino ha messo una foto di border chiusi in kernel a fianco di un’immagine di galline da allevamento in batteria dicendo più o meno che noi agilitisti magari facciamo gli animalisti contro lo sfruttamento degli animali da reddito e poi trattiamo allo stesso modo i nostri cani facendogli passare la vita chiusi in kernel).
Quando ci si chiama Valeria Rossi e si ha il prestigio che hai tu, bisognerebbe stare attenti a citare a caso sport di cui si sa poco o niente facendo così disinformazione. Ricordati che la mamma dei cretini è sempre incinta e che ci sono tante persone, generalmente gente che si prende il border e poi non ci fa niente perché “il cane sta bene a casa e a passeggio con me, non ha bisogno di altro”, che non aspettano altro che sparare a zero su quella che al momento è la disciplina cinofila più “di moda” o quantomeno più in vista.
Quindi, per chiarirlo un’ultima volta, non so come funzioni in UD o IPO o in altre discipline, perché non le pratico, ma cani da agility che fuori dal campo stanno perennemente in kernel non ce ne sono o comunque sono una percentuale tanto bassa da essere irrisoria. Perché gli agilitisti hanno un’altra mentalità. E perché anche a volere essere “gara centrici”, qualsiasi agilitista sa che più un cane è socializzato e abituato a tutto, più potrà essere concentrato e performante in gara.
Rispondo a te a anche a Lupi, che ha fatto la stessa obiezione: non pratico agility, come credo sappiano tutti quelli che seguono questo sito, perché l’agility mi aveva davvero entusiasmato quando è arrivata in Italia (leggi: anni ’90), quando doveva essere un modo per migliorare la relazione con il cane e per liberare il cane dallo stress (per questo era nata!), ma poi si è trasformata in qualcosa di molto diverso e di “troppo agonistico” per i miei gusti. Nonostante questo, sul nostro campo, faccio un po’ di agility (per lo stesso scopo per cui era nata: di solito la utilizzo per aiutare i cani con problemi di insicurezza) e per questo motivo, non volendo inventare nulla neppure quando si parla di agility esclusivamente ludica, mi sono informata un po’ sulle varie tecniche e ho seguito diverse gare. A bordo campo si vedono “solo” cani in kennel, ma questo succede in qualsiasi gara per ovvi motivi: però i cani da agility a bordo ring li vedo mediamente (“mediamente”, eh! Il che non significa che lo siano tutti!) più esagitati di quanto non li veda in altri sport. E’ da questa osservazione che ho dedotto che molti cani vivano in kennel o facciano casa-kennel? NO! L’ho dedotto dal fatto che questa “esagitazione” a volte viene vissuta male dai proprietari e che alcuni di essi arrivano al mio campo chiedendomi se posso “calmare” un po’ il loro cane (di solito perché li morde durante il percorso): ecco, molti – ma proprio molti – di questi signori mi hanno confessato che il loro istruttore “gli faceva tenere il cane in kennel per ore ed ore, per “caricarlo di più”.
Ergo: io posso anche non sapere nulla di agility: ma o tutte queste persone mentono spudoratamente, oppure il problema esiste. Certo, questo non significa che facciano tutti così: ci mancherebbe altro! Ma quando parlo di un argomento, normalmente, non mi metto a specificare che “però c’è anche chi fa diversamente”. E’ OVVIO che c’è: ma almeno qualcuno fa nel modo che ho criticato. E non mi sembra il caso di ignorare il problema solo perché tocca una minoranza: anzi, mi sembra il caso di parlarne proprio perché le minoranze, di solito, vengono ignorate. E comunque, fosse anche solo l’1%, quando si tratta di discipline diffusissime come l’agility si parla sempre di molti cani.
Ieri ho letto su “I nostri cani” che il fenomeno del doping sta diventando preoccupante: ma i cani da expo o sportivi non saranno mica tutti dopati, no? E allora non se ne sarebbe dovuto parlare?
Io continuo a non capire per quale motivo qualcuno debba sempre sentirsi punto sul vivo quando si toccano argomenti “scomodi”, solo quando riguardano la propria categoria. Io invece sono dell’idea che si debba sapere che esistono modi di educare, gestire, allenare il cane che magari possono anche essere messi in discussione: poi ognuno è SEMPRE libero di fare quello che gli pare… ma accidenti, qui i casi sono due: o il fenomeno dei cani inkennellati esiste, oppure le mosche bianche con gli istruttori che dicono di tenere il cane recluso arrivano proprio tutte da me!
valeria tu, non hi mai avuto un border vero?
guarda, io ne ho due, NON vivono in kennel, sono socializzate, vanno al parco al mare in montagna, vivono sul divano, fanno anche altro… ma… quando vedono fare agility danno di matto…
perchè sono border… e non perchè li deprvo tenendoli tutto il giorno in kennel.
ma la volgiamo finire, la settimana scorsa quelli che fanno agility e obedience usavano il tele
adesso brutalizzano i cani deprivandoli e tenendoli in kennel tutto il tempo
si in gara si, li si tiene molto in kennel, una gara con 400 500 cani iscritti, non si può far altro, tu stessa lo dici sempre … ma che caspita ma basta sparare i loghi comuni da sciurapina.
i cani di agiltiy e obedience sono cnai normalissimi che lavorano anche. ne conosco tanti … da anni.
chi ti dice di tenerlo sempre in kennel è l’eccezione. purroppo invece nei pochi campi di UD in cui ho parlato invece mi hanno consigliato di non lasciare troppo a zonzo il cucciolo a giocare ed esplorare da solo, di tenerlo diviso dalgi altri e di non sgridarlo (fuori dal campo) che lo chiudevo.
ma ne ho visti due tre… non posso dire che siano tutti così…
invece di agility ne so ne vedo da anni e, non sono cani deprivati che fanno bo/kennel campo assolutissimamente NO!
Dimenticavo. Vorrei dire alla poveraccia che è incappata nell’istruttore deficiente che le dice di tenere il border tante ore nel kennel per abituarlo allo stress da gara di cambiare campo alla velocità della luce. Quello non è un istruttore è un macellaio.
Esordisco anch’io “senza offesa” così provo ad evitare toni polemici che potrebbero essere fraintesi.
Se, per quello che ho capito, i cani sono stati selezionati dall’uomo per svolgere un lavoro, caccia, guardiania, conduzione greggi, altro, fare con il proprio cane uno sport non è uno snaturamento della “natura del cane” bensì è solamente proporgli di fare un lavoro con noi.
Uso il termine “proporre” perchè non con tutti i cani si riesce a fare agility. Infatti se il cane non è motivato non c’è tecnica, più o meno impositiva, che riesca a fargliela fare. Il cane che non è contento di fare agility semplicemente non la fa.
E’ vero che la motivazione si può costruire, anche se non sempre ci si riesce. Ma costruire la motivazione in un cane non è snaturarlo. Anche il cane che deve condurre le pecore deve essere motivato a farlo.
Francamente mi preoccupa che si possa pensare a questo sport come a qualcosa che riduce i cani ad automi perchè non è così, anzi.
Sono 14 anni che faccio agility, abbiamo girato tutta Italia, conosciamo quasi tutti quelli che fanno questo sport (siamo ancora pochi) e non ho mai visto cani che fossero costretti ad avere un rapporto solo con il conduttore. Il rapporto esclusivo con il conduttore c’è senz’altro per quanto riguarda l’attività sportiva. Io non addestro e non faccio le gare con il cane di mio marito nè lui lo fa con il mio perchè lo stile di conduzione è diverso, perchè ciascuno di noi affronta il percorso in modi diversi, perchè in sostanza cambiare conduttore al cane vuol dire confonderlo e renderlo pertanto più esitante.
Per tutto il resto il cane da agility è, nella stragrande maggioranza dei casi, il cane di famiglia che fa la vita di tutti gli altri cani di famiglia. Il cane di mio marito a casa è anche il mio cane con tutto quello che questo comporta.
E voglio segnalare anche che quando ci sono casi di maltrattamenti, strattonate al cane, eccessivo uso del kennel, se avvengono in gara, vengono pesantemente e giustamente sanzionati dai giudici con l’esclusione dalla gara stessa e un secondo dopo la notizia finisce sulla rete con il risultato che lo “stronzo” di turno viene messo all’indice, letteralmente additato al pubblico ludibrio e, possibilmente, evitato.
Checchè se ne pensi, noi agilitisty, i cani li rispettiamo e li amiamo molto perchè ci permettono di fare con loro uno sport entusiasmante.
Io invito tutti a provare almeno una volta per sperimentare l’effetto che fa fare un pezzettino di percorso con il proprio cane. Non serve essere giovani, questo è uno sport che fai a qualunque età e non serve il supercane per farlo, l’amoredimamma di casa va benissimo, basta che sia sano e che non abbia problemi alla schiena e non serve che sia cucciolo, l’agility i cani la imparano a qualunque età.
Non si pensi all’agility solo come agonismo, competizione, desiderio smodato della coppetta e del podio. Siamo in tanti a fare agility solo perchè ci piace.
Io per esempio faccio le gare solo quando ho bisogno di capire a che punto siamo arrivati con l’addestramento, se abbiamo fatto progressi, se quella difficoltà l’abbiamo superata, se dobbiamo lavorare ancora meglio. Certo, sono umana anch’io, se vinco, alè è una festa ma se finisco decima quando la gara precedente ero finita quindicesima è quasi una festa ancora più grande.
E per finire, fa benissimo l’Enci a mettere le mani avanti e a tirare fuori un regolamento antidoping. Siamo tutti molto preoccupati che questo sport, oggi ancora moooolto casareccio, prendendo piede e cominciando a diffondersi, possa incominciare a soffrire delle stesse patologie dell’ippica, doping, commercio di cani addestrati, abbandono di cani non competitivi. Queste cose noi non le vogliamo vedere e siamo pronti a combatterle e a metterle all’indice.
dico la mia essendo un pochino dentro questo discorso (pur non essendo una cinofila professionista…)
in primis toglierei dal discorso i VERI PROFESSIONISTi , cioe quelli che di mestiere preparano il loro cane al max il cane o due benpaganti con risultati impressionanti.
noi…umile popolo appassionati di ud siamo altro.
racconto di me e del mio malin tralasciando la nostra folle vita e venendo al punto.
arriviamo in un campo di mondio grazie ad un amico che ci vede molto piu’ lungo di me( grazie amico mio …), iniziamo questo percorso che non definirei di mondio ma di “lavoro insieme, rapporto che si evolve straordinarimanete, obbedienza motivata , motivazione , amore, rispetto, gestione ottima, divertimento folle”
inizio a girare con un fantastico istruttore (grazie L.c. )e scopro un mondo (sinceramente moooolto meno negativo di quel che spesso si sente raccontare, anzi resto stupita dell’esatto c0ntrario).
venendo al discorso kennel…in breve.
il mio cane che per motivi di lavoro ed allenamenti primari quotidianamente fa circa 1000mt disl positivo in montagna, gira come una trottola per l’italia ed ha quasi un curricul alpinistico (ahahaha )non ha nulla da invidiare, ma proprio nulla nulla, (non tessero’ le lodi del mio grande, immenso bavoso quindi dico solo che non ha nulla da invidiare)a quei cani (almeno a quelli con cui abbiam lavorato e conosciuto )professionisti o finti tali (perche spesso noi conduttori crediamo d’essere rambo …..)che vivono una vita in kennel cercando di non fargli sprecare neanche una energia che non sia sul lavoro.
quindi personalmente credo che genetica in primis, conduttore e poi il lavoro di professionisti facciano la differenza, non le ore rinchiuso in kennel.
no sto demonizzando assolutamente il kennel(strumento che uso moltissimo), capita che anche il mio lavori e poi stia 4 ore dentro( solitamente a due lo faccio sgambare sempre)e che ci dorma la notte quindi minimo 6 / 7
ore ma non credo assolutamente che sia una pratica indispensabie a fini sportivi.
forse l’IPO , data l’immensa, eccessiva precisione che richiede ad alti livelli sara’ diversa…..
mi permetto di citare un esempi…mia skogster ed i suoi cani……divano , casa, bimbi, vacanze……e tanto tanto lavoro.
sapete i suoi risultati ????stratosferici
credo che spesso facciamo uso improprio dei mezzi di lavoro, dal bocconcino al kennel, alla pettorina, alla pallina, alla manica quando non siamo abbastanza motivanti per il nostro cane.
No, è proprio maltrattamento. Segregazione, come la vogliamo chiamare?
è pura follia!!!!
Se ENCI il 10 novembre (l’altro ieri) ha approvato il “regolamento per il controllo del doping nei cani che partecipano alle manifestazioni” vuol dire che non c’è limite a quello che l’ignoranza umana può arrivare a compiere per vincere una coccarda!!!!!
Su questo argomento riflettevo proprio in questi giorni. Io mi sono avvicinata da poco all’attività sportiva, dopo anni di vita insieme ai cani ho deciso di provare con l’idea di farne però solo un passatempo e un’attività che migliori il rapporto tra noi, non ho ambizioni agonistiche e neanche di gare poco importanti, perchè già l’idea di tenere il cane chiuso in kennel, in macchina, in attesa dei 5 minuti di percorso e poi rimetterlo in kennel non mi piace, mi sembra uno stress enorme per loro. Figurarsi poi fargli passare una vita così. Vedo nello stesso campo che frequento cose che per me sono aberranti e io compatisco quei poveri cani, che avranno pure l’alimentazione migliore, tutte le cure, le toelettature, ecc, ma a parte il tempo che lavorano stanno sempre relegati in kennel o al guinzaglio e alcuni in effetti ci stanno pure tranquilli, ma altri li vedo tirare disperatamente quando vedono altri cani al pascolo che corrono e giocano tra loro. Per me questo è già di per se un maltrattamento e trovo pure io, come hanno detto altri utenti, che dietro ci sia troppo egoismo e ambizione personale, ma un cane deve, secondo me, essere e rimanere prima di tutto un cane.
Posso ancora capire chi lavora con i cani e per cui un piazzamento importante significherebbe anche tanta pubblicità per il suo allevamento/scuola, professione, ma per altri, persone “normali”, che magari cercano solo un riscatto alle frustrazioni personali proprio non lo concepisco.
Discorso che porta lontano ma che forse e’ meglio limitare al contesto dell’articolo che, mi sembra di capire, e’ quello dell’agonismo sportivo. In questo senso, il parallelo con le ginnaste bambine mi sembra particolarmente azzeccato e mi risulta assolutamente vero che la maggior parte di loro molla l’attivita’ quando attorno ad essa comincia a girare tutta la loro vita (scuola, amicizie, vita sociale in genere, persino i pasti e le ore di riposo). Il punto non e’, mi sembra, se la vita sociale quotidiana sia quella naturale, non nel senso della vita che farebbero in natura, ma se sia quella normale, cioe’ quella che nella maggioranza dei casi viene svolta dagli altri.
Ora, io non e’ che abbia questa grande esperienza di discipline sportive con le quali anzi ho avuto a che fare solo occasionalmente e solo di striscio, ma per qualche annetto ho avuto a che fare con cani per i quali l’UD non era uno sport ma proprio un lavoro e alla fine la loro vita era fatta di un certo numero di ore nel box e un certo numero di ore di lavoro. Erano cani “felici”? Erano cani trattati benissimo, ben accuditi e attaccati al loro box come alla coperta di Linus che pero’ (testa di rapa che sono io) hanno fatto ben presto a ridurre a semplice posto dove andare a dormire quando hanno avuto l’opportunita’ di scoprire un intero mondo a loro sconosciuto.
Era necessario che facessero casa-ufficio e ritorno per tutta la vita? Dal punto di vista “lavorativo”, non hanno mai perso un punto visto che avevano ben chiaro qual era il loro compito quando si lavora e lo sapevano svolgere in modo spettacolare. Semmai il mio errore fu di non valutare che quando fossi andato via da quel posto e fossi stato sostituito da qualcun altro, difficilmente avrebbero trovato un qualcuno disposto a spendere buona parte del suo tempo libero per stare con loro e quel box non sarebbe piu’ tornato ad essere la coperta di Linus, ma questo e’ gia’ tutto un altro discorso…
Ma x favore,basta con queste stronzate!!!! Il mio cane è felice quando gioca con tutti, quando riceve super coccole da tutti, il mio cane è felice,sicuramente non è un giocattolo telecomandato!!!!!
Sono d accordo con lei Sig.Valeria quando faccevo gare di UD erano discusioni continue con il gruppo xche i miei cani non rendevano,al punto che mi sono rotta le scatole e andandomene.Per me il cane e membro della famigliae se garreggiamodeve essere nu momento di divertimento xj tutti e due
Ora, io lo so che questa domanda non ha nulla a che vedere con cani o con l’articolo di per sè…MA!
Io sono l’unica ad avere problemi con il sito?
Non riesco nemmeno a far scorrere la pagina, senza che mi si blocchi.
Continua a saltarmi fuori un pop up che scritto che “il sito non risponde a causa dell’esecuzione prolungata di uno script”.
E’ da ieri che non riesco a leggere nulla. Non riesco neppure ad arrivare alla sezione commenti senza che mi si blocchi.. ):
Articolo interessantissimo, anch’io è da tempo che riflettevo su diversi punti trattati…
Sono d’accordo in generale con questo articolo,che mi è piaciuto e che condivido quasi in toto,però volevo sottolineare i passaggi che non mi son piaciuti:
“non sto parlando di maltrattamento,…Comunque vedono soddisfatti sia loro bisogni primari (cibo, acqua, tana) …
Sono maltrattati? Certo che no.”
Praticamente stiamo parlando di rettili?Li mettiamo nelle teche tanto soddisfiamo i loro bisogni?Come i cacciatori che tengono in box cani che escono solo per andare a caccia?
Non so quante ore vivano nel kennel questi cani,ma se come detto qua sopra,escono solo per lavorare,mangiare ecc…per me è un maltrattamento bello e buono…è come il doping..farà ottenere risultati sportivi migliori,ma a quale prezzo’
Sabato ho portato il mio Trek da un’addestratore per un corso di obbedienza, sono Enci e anche con delle vittorie, ma non mi ha convinto proprio per questo motivo, credo che dopo tre mesi nelle sue mani Trek sarebbe Perfetto ma non più lui, ed io lo adoro come cane ed anche le sue “mambruccate” che sono uniche. Mi ha detto che se ci fosse servito avrebbe anche usato il collare a strangolo( l’ho ha fatto fare ad una sua cliente solo perché il cane non si sedeva, ovviamente piano). Inoltre Trek ha un eccellente fiuto(così dicono, misto lagotto e spinone) e lui mi ha detto che lo avrebbe inibito completamente e solo sul comando libero avrebbe potuto annusare, io forse sono esagerata ma mi sembra eccessivo.
È veramente possibile inibire il fiuto ad un cane da caccia??? Io sono a un livello talmente base che “sciuramaria” lo prenderei per complimento, ma questa cosa mi lascia basita! La mia adorata Teodora (quasi-spinone perché viene dal canile) morirebbe senza poter fiutare a sazietà!
Nulla da aggiungere ..per fortuna ci sono persone come Valeria equilibrate intelligenti umane! Gli ossessionati fanatici esaltati faranno la stessa fine dei lori cani cioe’ deprivati contenti ma snaturati!!! La vita e’ qualcosa di molto piu’ appagante e le medaglie si vincono tutti i giorni anche con il cuore !!!!!!!
Sono felice di vedere che c’è persone che la pensano esattamente come me e cioè che il cane deve rimanere prima di tutto cane! <3
Premetto che fare agility, secondo me, non vuol dire costruire un cane che ti risponde a macchinetta. In agility che è uno sport che si fa correndo, il cane e l’umano imparano a muoversi insieme, apprendendo, giorno dopo giorno le caratteristiche ed i limiti dell’altro. Se durante un percorso io rallento perchè mi manca il fiato il mio cane si volta, mi guarda e mi aspetta. Se so che per lui un certo movimento è complicato io mi muovo in maniera tale da facilitarglielo. E la cosa più bella di tutti è che questa simbiosi che si crea sul campo ce la portiamo dietro anche a casa, per strada, nella vita di tutti i giorni. Si crea un rapporto molto profondo che nasce da una conoscenza quasi intima l’uno dell’altro. Questa è l’agility, certo non quella, ma ce n’é poca per fortuna, che tiene i cani per ore chiusi nei kennel, come diceva giustamente Valeria. Che poi in tanti casi questo tenerli chiusi per ore non è affatto funzionale alla performance. Uno dei miei cani è perennemente eccitatissimo. Se prima della gara non lo facessi scaricare un bel po’ in campo partirebbe a razzo verso l’infinito senza possibilità di recupero e addio gara.
Dipende da quale interpretazione diamo al termine maltrattamento. maltrattare non è solo picchiare o tenere il cane a 1m di catena tutto il giorno, ma anche appunto trattare male il cane, e un cane privato della sua natura secondo me è maltrattato eccome, perché tu comunque li stai privando di quello che un diritto, e cioè di fare il cane… Che è molto grave secondo me. Ora ovvio che ci sono maltrattamenti peggiori… Altro che, purtroppo! Forse questa è la forma meno peggiore? Non lo do, probabile, però maltrattamento lo è.
Aurora, sono completamente d’accordo con te. A mio avviso snaturare un essere (“decaninizzarlo”, dice Valeria) E’ maltrattamento eccome. Più sottile, ma non meno crudele, di altre forme di maltrattamento. Io penso che dobbiamo smetterla di considerare maltrattamento SOLO la negazione dei bisogni primari, o infliggere sofferenze fisiche. Penso che un cane, soddisfatti i bisogni primari, abbia altre esigenze (maslow insegna). E le sofferenze non sono solo fisiche.
Un proprietario che DESIDERA che il suo cane non provi piacere dai rapporti con i conspecifici è moralmente riprovevole, ed in questo dò pienamente ragione a Valeria: ma trovo che questo SIA un maltrattamento, ed in questo divergo dalla sua visione. Poi, ovviamente, ci sono molte sfumature… queste cose non sono bianche o nere. La felicità che prova un cane a lavorare va controbilanciata con tutto il resto. Però ben vengano i cani che hanno la possibilità di scegliere, e a volte scelgono di fare delle cose più importanti di noi.
Mc io non sono sicura che un proprietario che desidera che il suo cane non abbia piacere nei rapporti con i conspecifici sia SEMPRE moralmente riprovevole. Credo dipenda molto dalle motivazioni. Conosco un allevatore di pastore tedesco che insegna da subito (dai 20/30 giorni in poi) ai suoi cuccioli ad ignorare completamente gli altri cani, a non guardarli, non giocarci, non interagire in alcun modo. Per lui questa è una questione di sicurezza, perché ritiene che un cane di quella stazza non debba reagire per nessun motivo quando si trova al guinzaglio. Il guinzaglio infatti potrebbe essere in mano ad una donna o un bambino che, in caso di reazione dell’animale potrebbero farsi male o il cane potrebbe scappare ad “aggredire” il provocatore senza che ci sia possibilità di fermarlo. A me continua a non piacere l’idea di un cane che non più “scegliere” se giocare oppure no, soprattutto quando è cucciolo, ma mi rendo conto che la sua motivazione è valida. Io non la condivido al 100%, ma sicuramente non è una scelta fatta per motivi futili, ma per questioni di sicurezza.
Sarei proprio curiosa di sapere come fa l’allevatore a insegnare “da subito (dai 20/30 giorni in poi) ai suoi cuccioli ad ignorare completamente gli altri cani, a non guardarli, non giocarci, non interagire in alcun modo”. E anche di capire come un cane così poco competente dal punto di vista comunicativo possa EVITARE (invece di provocare) problemi al proprio conduttore.
Di certo utilizza kennel e metodo gentile. Da quell’età comincia ad impostarli e devo dire che già a tre mesi non tirano al guinzaglio (ci vogliono correzioni minime) non sono interessati a giocare con gli altri cani, non saltano addosso. Ce ne era un altro di otto mesi ed era uguale. Molto educati, anche se a me sembravano un po’ dei robottini. Devo dire anche che erano molto calmi e soprattutto equilibrati. Il mio cucciolo di pli, all’epoca piuttosto ansioso, con quei cani si sentiva molto rilassato.
Colgo uno spunto finale del suo articolo, anche il mio cucciolone di 8 mesi ha un richiamo perfetto, tranne mentre sta giocando fine gusto. .. se è un pochino che gioca o è un momento di calma risponde, nella foga no … in teoria dovrei rendermi più interessante per lui ok… ma in pratica mica è semplice essere più interessante di una pastorina tedesca disposta a giocare a tutto spiano. Potrei anche sorpassare, ma se un giorno mentre gioca sopraggiungesse un pericolo? Magari se potesse scrivere un anche articolo a riguardo, potrebbe essere utile. Devo dire che sapere che capita anche a persone esperte mi tranquillizza sulla mia inettitudine 🙂
Scusate il t9 mi ha cambiato qualche parola, ma il succo si dovrebbe capire.
Considera anche che ha ancora 8 mesi, ci sta che il gioco con altri cani sia ancora forte e chiaro.
Anche io ho questo problema con la mia cagnetta di 1 anno, richiamo molto buono quando siamo sole in mezzo ai prati, ma se arriva un altro cane, lei parte in “modalità gioco” e io non esisto più, mi ignora del tutto. Valeria, come faccio a rendermi più interessante di un cane con cui giocare a rincorrersi?
Cioè, io non ce la faccio, non ce la faccio a non essere sempre d’accordo con te… Quanto mi piacerebbe conoscerti per cercare di risolvere qualche problema col mio cagnone!
Il bleck dopo 10 anni sui seggiolini ora ha deciso che gli piace la bauliera e si distende sempre li
Premetto che sono una Sciuramaria doc e in quanto a conoscenza cinofila devo ancora farne di strada……….ma un cane costretto a stare ore e ore rinchiuso in un kennel mi sembra una cosa aberrante !!poi come ripeto io sono ignorante in materia e non capisco a fondo il fine di questa cosa,ma ho fatto leggere questo articolo alla mia zuma che mi ha fatto(come la samba della sig.rossi)il gesto dell’ombrello !!!!!!!!!!!!
Ma quindi queste ottime persone che usano questo egregio metodo provano piacere nel rapporto con il cane SOLO quando questo è una macchinetta che i risponde ai loro comandi ignorando il resto del mondo?
No, non direi. Sono persone che comunque amano i cani e amano un certo tipo di disciplina sportiva.
I cani lavorano con entusiasmo, non sono macchinette, c’è comunque un rapporto cane/umano dietro e tanto lavoro, non si fa un cane da UD tirandolo fuori dal kennel mezz’ora al giorno.
Sono quei cani che tutti guardiamo con la mandibola all’altezza delle ginocchia che non staccano gli occhi dal conduttore, che se questo solo fa un sussurro il cane si scapicolla al suo fianco ovunque fosse e qualsiasi cosa stesse facendo. Li guardi lavorare e sono uno spettacolo! Roba che poi tu guardi il tuo cane e ti viene subito voglia di dargli una badilata in testa….a ‘sto sacco di patate … 🙂 Così, tanto per …
Quei cani lì, a casa non è che non salgano sui divani o sui letti o non elemosino a tavola eh? Non è che passino nel kennel 20 delle 24 ore giornaliere (le altre 4 ovviamente lavorano)……
Quando han finito bene un esercizio poco ci manca che vadano a farsi una birra col conduttore… o almeno, io così tradurrei le espressioni canine e umane che ho visto. Soddisfazione, complicità e gioia (da parte di entrambi)
Il fatto che il cane sia una “macchinetta” è perchè sostanzialmente gli piace esserlo, ripeto, la risposta ai comandi non la si ottiene così di default. Altrimenti ti assicuro che due mesi di kennel al mio glieli avrei fatti fare volentieri… 🙂 poi lo tiravo fuori ed avevo il cane obbediente… Mica vero… 🙂
Senza offesa, ma mi sembra che qui il discorso sia un po diverso. Ci si riferisce a cani che non hanno alcun tipo di rapporto al di fuori del conduttore. Una persona può lavorare con il proprio cane anche 12 ore al giorno e quindi il cane è ovvio che poi voglia riposare (in kennel o sul letto fa poca differenza), ma la domanda è: impedire al proprio cane qualsiasi altra relazione sociale è corretto?
perchè “offesa” ? Ma per carità, stiamo parlando, ci mancherebbe. Tra l’altro personalmente concordo assolutamente con Valeria, ma mi piace fare anche la parte dell’avvocato del diavolo.
Innanzitutto si parla di cani da lavoro , secondo te il cane del pastore da alpeggio… che relazione ha con i suoi simili? Se uno di loro entra nel suo territorio lo caccia a ben poco metaforiche pedate (sgnagnate) nel culo, o sbaglio? E anche senza kennel. Ha relazioni giusto con il suo branco, ma se il branco di suddetto cane è composto da lui e il pastore la storia è bell’e che finita lì.
La mia opinione personale, considerando che sono Sciuramaria a livello base (il che mi permette di dire cazzate a gogò e poi scusarmi.. ), è che questo tipo di discorso lo puoi fare con un certo tipo di cane per un certo tipo di disciplina.
Vuoi arrivare ai mondiali o essere bravo bravo bravo bravo? Allora TU devi essere il suo mondo, per chi ha fatto il catechismo il 1° e 2° comandamento. Punto e finito. Altrimenti non ottieni certi risultati. Se ad esempio mentre cammino sussurro un Terra (Platz – Pas bouger) al mio cane, quello manco se ne accorge e continua ad annusarsi i suoi fili d’erba, ma un cane da lavoro deve andar giù mentre tu continui a camminare… ora, se non ha tutta l’attenzione su di te, se non vede e sente altri che te e se per lui quel lavoro lì non è tutta la sua vita…come lo ottieni?
Vuoi il cane da gara sociale che finisce a pizza-fichi-sangria e dove sì, sì, c’è il giudice e tutto è ufficiale e molto serio per carità, ma alla fine se non ottieni buoni risultati chettifrega, oppure sei contento perchè hai fatto una figuraccia e hai fatto ridere 40 persone? Allora sei come me e il kennel manco ce l’ho… però ho un divano grande-grande…(e la gara sociale la faccio per la pizza alla fine…)
Vuoi la via di mezzo? Avrai risultati di mezzo.
L’importante è che ti vada bene.
I cani da kennel li vedo, non li approvo perchè non fanno parte del mio modo di pensare, ma vedo anche che sono proprio entusiasti, forse come il mio non sarà mai… il mio quella luce lì negli occhi ce l’ha per 5 minuti casa quando gli nascondo un guanto e poi gli chiedo di cercarlo… (3-4 volte eh? perchè poi ci stufiamo…)
Il cane da pastore si sceglie dove andare a riposare da solo e vive una vita per così dire libera ed autogestita,e ha molti più rapporti di quanto si creda…insomma hai scelto per me un esempio che non c’entra nulla ma che è anzi all’opposto…il punto centrale è sempre lo stesso..per gli uomini diremmo casa e chiesa..per i cani lavoro e kennel..è accettabile?è giusto?
I ciclisti si sparavano in vena di tutto e salivano le cime che con un motorino non gli stavi dietro,con un entusiasmo da brividi…allora?è giusto il doping?
Il condizionamento mentale è accettabile?E’ da ammirare?
E poi io sono un signor nessuno, ma resta, seduto, terra eccetera…i miei cani lo hanno sempre fatto benissimo…lo stesso vale per gli scambi di sguardi,penso che moltissimi proprietari di cani parlino molto con gli occhi con i propri cani…e senza farli vivere in kennel o senza fare agonismo…quindi se comuni mortali come noi ottengono ciò, penso che risultati sportivi ottimi ed entusiasmo da parte del cane si possano raggiungere anche senza certi estremismi che snaturano il cane e lo costringono ad una vita per me un po’ triste.
Esordisco sempre con un “senza offesa” perché con l’aria che tira su internet in ambito cinofilo, preferisco sempre mettere le mani avanti! 🙂
Anche io sono tutt’altro che un super esperto e quel poco che so, in genere, non riesco a metterlo in pratica, però i miei cani (oltre che palesemente viziati) mi sembrano oltremodo felici e pienamente realizzati. Che poi sia necessario deprivare il cane per vincere gare importanti non sono d’accordo perché ho visto con i miei occhi, ad uno stage relatrice e suo partner a 4 zampe (di livello mondiale) avere un rapporto di assoluta collaborazione ma senza alcun tipo di costrizione. Ti assicuro che il suo cane, al di fuori dell’ambito “professionale” era molto meno obbediente dei miei, ma bastava metterlo in modalità lavoro che diventava un estensione della conduttrice. Ovvio che arrivare a certi livelli senza costrizioni è molto più difficile, ma diversamente rischiamo di maltrattare (anche se solo a livello psicologico) il cane per vincere una gara, e questo proprio non lo capisco.
“senza offesa .. :)” (hai ragione, meglio prevenire…) però a mio avviso si tratta di modi diversi di vedere il cane, anzi di vivere il cane.
Non trovo così deprivante che il cane non stia lì ad annusare culi altrui a destra e manca (papale papale…. ) SE non parliamo di cuccioli. Il cane adulto ha il suo branco, se poi nel suo branco di bipedi semiCANalfabeti ha un un suo conspecifico, farà discorsi di alta filosofia canina con il quadrupede
-“Uè Bobi, hai sentito cosa ha mangiato il bassotto del terzo piano? Stamattina ho annusato una sua cacca… devo dire a mamma di cucinarci la stessa cosa..”
– ” Hai ragione Chicca, ma visto che ieri sera hai leccato la pipì di quello nuovo…che era passato alle 6… ‘sto stronzo continua a venire a casa nostra… l’hai rimarcato bene il territorio? Vuoi che lo faccia io?”
mentre con i bipedi si limiterà alle nozioni base dell’addestramento (del bipede ovviamente), tanto più di quello noi tonti non capiamo…
In genere comunque chi ha il cane “da kennel” difficilmente ne ha uno solo… quindi la relazione tra conspecifici c’è comunque.
Lasciando perdere gli estremi da kennel-campo-campo-kennel credo che gli altri non siano più maltrattati e deprivati di milioni di altri (compresi i miei), con la differenza che lavorando molto col proprio umano probabilmente hanno una valvola di sfogo maggiore.
“Lasciando perdere gli estremi da kennel-campo-campo-kennel ”
Veramente stavamo parlando proprio di questo..poi se dici lasciamo perdere..allora mi chiedo di cosa abbiamo parlato fino ad ora 🙂
E anche sulla deprivazione, mica abbiam detto che bisogna far odorare 100 culi al giorno per non deprivare un cane..non so..forse ci siamo spiegati male,ma io e penso Antonio qui sopra,stavamo parlando solo ed esclusivamente del tema di questo articolo…l’esagerazione della vita kennel-lavoro-kennel…