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Studio sulle aggressioni canine fatali in Italia: che cosa ci dice?

Negli ultimi anni capitano sempre più frequentemente discussioni sulle aggressioni canine: i media danno la percezione di un’emergenza sempre più crescente, ci sono alcune proposte di legge (la più nota al momento è la “Save list” della Lombardia, di cui abbiamo parlato già diverse volte), rispetto anche solo a qualche anno fa anche gli articoli e i servizi in TV sono più numerosi, specialmente sull’onda emotiva degli episodi più gravi, che generando purtroppo la consueta morbosa curiosità portano molto pubblico.

Curiosamente, lo stesso interesse non sembra averlo suscitato uno studio uscito all’inizio di questo mese, relativo proprio alle aggressioni fatali in Italia.
Personalmente ho scelto di aspettare un po’ a parlarne proprio per vedere se qualche media lo avrebbe citato… ma ovviamente nulla: se non c’è l’aggressione fresca, se manca il coinvolgimento emotivo, la notizia non sembra interessare. Ovviamente anche alcune pagine che puntualmente si lanciano su ogni episodio di aggressione o presunta tale per fare allarmismo non hanno minimamente menzionato lo studio, ma non ci aspettavamo niente di diverso.

Sul tema delle aggressioni abbiamo evidenziato più volte un tema: in Italia mancano dati attendibili, ed è una critica che spesso abbiamo portato anche verso la succitata “save list”, ma in generale anche in molte discussioni sui social cerchiamo di evidenziare come sia poco sensato farsi travolgere dall’impatto emotivo di un episodio senza analizzare il fenomeno più ad ampio spettro.
Non siamo certo gli unici a parlarne, e anche le istituzioni sembrano avere preso consapevolezza del problema: lo scorso anno il ministero della Salute, nello specifico il dipartimento One Health, nel mese di Giugno aveva chiesto alle Regioni dei dati aggiornati sugli episodi di morsicatura da parte dei cani: non ci risulta sia stato particolare riscontro a tale richiesta (abbiamo anche provato a contattare il dipartimento chiedendo informazioni in merito, ma senza ricevere risposta).

Nonostante ciò, il “problema dati” sembra un concetto difficile da far passare, complice il fatto che purtroppo anche diverse pagine cinofile a volte diffondono dati non veritieri (pensiamo alle famose “70 mila aggressioni denunciate ogni anno”).

Ecco, guarda un po’… anche questo nuovo studio conferma quello che abbiamo sempre detto! Manca una raccolta attendibile e centralizzata dei dati… tant’è che lo studio stesso si intitola “Fatal Dog Attacks in Italy (2009–2025): The Urgent Need for a National Risk Registry“.
Oltre ad analizzare i dati disponibili (basati sulle notizie dei media, però era requisito fondamentale che la notizia fosse riportata da almeno due fonti e con dati coerenti), gli autori hanno evidenziato che:

Gli attacchi mortali da parte di cani sono eventi rari ma devastanti, con significative implicazioni per la salute pubblica E la medicina legale. In Italia manca un registro centralizzato per tali incidenti, il che limita la capacità di monitorare le tendenze e attuare strategie preventive.
L’assenza di un sistema nazionale per la registrazione e il monitoraggio di QUESTI eventi rende difficile intervenire tempestivamente o prevenirne il ripetersi.
L’istituzione di un registro nazionale per i rischi comportamentali potrebbe contribuire a proteggere sia le persone che gli animali attraverso una maggiore consapevolezza, istruzione e interventi tempestivi.

Vediamo allora alcuni dei dati raccolti e analizzati in questo studio:

  • Nell’arco temporale analizzato (17 anni), i casi totali sono stati 54.
  • Il numero di aggressioni fatali per anno è tendenzialmente basso e abbastanza coerente, tra le 2 e le 5 vittime ogni anno.
    E’ vero che negli ultimi 2 anni i casi sono stati i più numerosi, ma lo stesso numero si era registrato anche nel 2012, e parliamo comunque di una variazione decisamente troppo bassa per poter parlare di un improvviso boom o di un’effettiva emergenza.
    Vero è che andrebbero analizzati anche i casi “non fatali”, ma qui torniamo al problema di base: non c’è una raccolta dati centralizzata e affidabile per poter analizzare il fenomeno in maniera analitica.
    Inevitabilmente i dati del 2025 sono parziali, ma lo studio è stato concluso a fine ottobre quindi il periodo “non coperto” è piuttosto breve (a tal proposito, l’episodio di Udine di cui si parla in questi giorni non è ancora stato chiarito, è forte la possibilità che la vittima sia morta per cause naturali e solo in un secondo momento i cani, probabilmente spinti dalla fame, abbiano morso il corpo).
  • La maggior parte degli episodi (66,7%) riguarda incidenti avvenuti all’interno di proprietà private, principalmente in giardino o dentro casa.
    Lo studio ha fatto una distinzione tra i casi in cui il giardino o la casa erano di proprietà della vittima dell’aggressione (rispettivamente 19 e 8 casi) oppure di proprietà di terzi (rispettivamente 6 e 3 casi).
    Degli episodi avvenuti in spazi pubblici, la maggior parte (12) è avvenuta in contesto rurale e solo 6 sono avvenuti in aree urbane.
    Questi dati a mio avviso dovrebbero far riflettere molto sulla potenziale efficacia della normative, che si concentrano solitamente sulla condotta nei cani nell’ambiente urbano mentre è molto più difficile che si possa obbligare a essere particolarmente “restrittivi” col proprio cane in ambito domestico, ambiente dove peraltro è anche più facile non avere l’attenzione alta o fare degli errori.
    Interessante notare come la quasi totalità degli episodi riguardi cani di proprietà (nel 56% di casi di proprietà della vittima, nel 44% dei casi invece di proprietà di terzi); solo 4 casi su 54 hanno visto protagonisti cani randagi; questo sicuramente conferma la necessità di maggior attenzione da parte dei proprietari.
  • Come prevedibile, la maggior parte dei casi riguarda bambini e anziani, questo è probabilmente dovuto sia a una maggior difficoltà a sfuggire a un’eventuale aggressione, sia ai maggiori danni che uno stesso morso può fare su un soggetto più debole: non è probabilmente un caso che la maggior parte degli episodi riguardi persone sopra i 40 anni, e ancor più sopra i 64.
    Per il range di età 0-4 anni vengono giustamente evidenziati altri fattori che possono contribuire al verificarsi dell’episodio, dai movimenti non facilmente interpretabili dal cane, all’eventualità di manipolazioni errate da parte del bambino, a possibili episodi di predatorietà.
    Si evidenzia anche come nel caso di aggressioni verso bambini la quasi totalità dei casi sia avvenuta nel giardino di casa.

C’è è poi una parte statistica che giustamente viene analizzata ma dove, a mio avviso, c’è un problema di base ovvero il doversi essere basati sugli articoli di giornale.
Abbiamo infatti non solo una nettissima prevalenza di cani molossoidi e terrier di tipo bull, ma una – per quanto mi riguarda inaspettata – prevalenza di Cane Corso. Va notato che nel secondo grafico si parla della totaltà dei soggetti: in diversi casi l’aggressione ha visto coinvolti più cani.
Su questo dato abbiamo però il consueto problema della “facilità” con cui gli articoli di giornale attribuiscono una o l’altra razza in base al momento, l’attendibilità è quindi a dir poco discutibile, basti pensare che anche uno degli articoli indicati come fonte riesce a contraddirsi parlando di “cani di razza Corso” nel titolo ma riportando poi nel testo poche righe dopo “forse di razza Corso”… ed è stato il primo che ho cliccato in maniera casuale!
Poi certo, quando parliamo di aggressioni fatali è abbastanza probabile che siano coinvolti cani di mole e forza considerevoli… però l’appartenenza così sicura all’una o all’altra razza non è così certa e questo dato lo prenderei decisamente più con le pinze.

I dati sono stati poi paragonati con uno studio che andava a coprire gli anni dal 1984 al 2009 (e sempre basato sugli articoli di giornale), e che proprio per poter fare un confronto diretto ha “influenzato” la struttura dello studio in oggetto.
Viene evidenziato un aumento dei casi per anno (passati da 1,28 a 3,18), però a mio avviso su questo punto va considerata la differente copertura mediatica, specialmente prima degli anni 2000, che potrebbe far sottostimare i dati di quel periodo, questo fermo restando chiaramente l’aumento della popolazione canina negli anni e altri fattori che portano a un’interazione cane/uomo sempre più frequente.
Tra l’altro, a proposito di “percezione giornalistica delle razze”, anche in quello studio veniva riportato il dato della razza coinvolta nell’aggressione ed è interessante notare come fno al 1990 praticamente l’unico cane responsabili di aggressioni letali secondo i media fosse il Pastore Tedesco, che invece ormai non finisce quasi mai nei casi di cronaca: per quanto possa essere cambiata la popolarità della razza nel tempo, personalmente penso possiiamo considerarla un’ulteriore prova di come il “cattivo del momento” semplicemente cambi più sui media che nella realtà dei fatti.

Un altro dato che è stato paragonato e che vede una certa coerenza con i dati più attuali è la preponderanza di aggressioni da parte di cani di proprietà e all’interno di proprietà private (anche in quello studio veniva osservato che “Gli incidenti continuano ad avvenire, in particolarein ambito familiare, ove nessuna Ordinanza può vicariare la competenza e il senso di responsabilità del proprietario.“).

Insomma, pur con tutte le difficoltà del caso mancando appunto un registro centralizzato per raccogliere i dati degli episodi morsicatura (“fun” fact, in teoria dal 2005 dovrebbero essere raccolte tramite sistema informatizzato… ma non sembra mai entrato in funzione, o comunque non molto efficace…), gli studi condotti negli anni, sia questi sia altri di cui abbiamo parlato in passato evidenziano:
– Un numero di vittime comunque – fortunatamente – sempre piuttosto basso
– La stragrande maggioranza dei casi che avviene all’interno di una proprietà privata, spesso della vittima stessa
– Il maggior rischio per bambini e anziani
– La necessità di una maggior attenzione da parte dei proprietari soprattutto nell’ambito domestico e con bambini
– Soprattutto, lo ribadiamo ancora una volta, giustamente criticano la mancanza di dati attendibili!

Curiosamente però la politica sembra non considerare minimamente questi aspetti, ci racconta che “i dati ci sono” e continua a promulgare proposte alquanto discutibili che non andrebbero quasi per niente a prevenire soprattutto i casi di aggressione letale.
Certo, potrebbero avere una parziale influenza sui casi di aggressione non letale, che è giustissimo considerare e anzi, forse è ancor più importante cercare di prevenire… ma cadiamo anche qui nel problema per cui manca totalmente un’analisi dei dati affidabile, ed è abbastanza assurdo che da un lato vengano proposte leggi che viene detto “si basino sui dati” quando poi lo stesso Ministero della Salute ammette che questi dati, di fatto, non li ha.

Davide Beltrame
Davide Beltramehttps://www.tipresentoilcane.com
Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.

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