venerdì , 24 novembre 2017
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La monta da dominanza

Il mio cane mi monta la gamba…è evidente che ha bisogno di accoppiarsi!
Quante volte l’avete sentito dire (o magari l’avete pensato voi stessi)?
Ma le cose non stanno esattamente così.
Anzi, non stanno per niente così!
Certo, agli occhi del neofita il gesto della monta ha una chiara ed inequivocabile connotazione sessuale: quindi, se il cane lo mima con surrogati di ogni tipo, sembra assolutamente logico pensare che non ne possa più dalla voglia!
Però…ragionandoci un attimo, non vi pare che ci sia qualcosa di strano?
Perché, diciamolo: neppure il più “affamato” del mondo dovrebbe accontentarsi di sostituti tanto strampalati!
Passi per il cane dello stesso sesso, come nel caso di questi due husky, entrambi maschi.
Passi per la gamba umana o per il cuscinone.
Ma che dire di quel che sta combinando lo yorkshire della foto qui sotto a destra?

Insomma…anche alle perversioni sessuali c’è un limite!
Ovviamente stiamo scherzando: qui non c’è proprio nessuna perversione in atto.
I due husky non sono affatto gay, e il piccolo yorkie non ha nessuna intenzione di dare origine alla nuova specie dei cangatti.
Il fatto è che nessuna di queste foto è “a luci rosse”: perché la monta, per il cane, non è sempre e solo legata al sesso.
Lo dimostra il fatto che anche le femmine effettuano questo gesto: e spessissimo lo eseguono i cuccioli, anche da piccolissimi, quando ancora non possono sentire alcun impulso sessuale.
In realtà, secondo alcuni Autori, gli ormoni sessuali (e in particolare il testosterone, presente in piccola quantità anche nelle femmine) sarebbero parzialmente implicati in questa mimica: ma la cosa è piuttosto ininfluente, perché il concetto fondamentale da capire è che il cane, quando esibisce questi comportamenti, non sta “pensando” al sesso.
Quindi, se comincia a darsi da fare con la nostra gamba, non è assolutamente il caso di precipitarsi alla ricerca di un partner (cosa che, comunque, peggiorerebbe il problema, anziché risolverlo): è invece il caso di affrontare il discorso dal punto di vista comportamentale, visto che non si tratta decisamente di un comportamento piacevole (specie quando la gamba in questione non è la nostra, ma magari quella della vecchia zia in visita).

Ma quali sono le “vere” cause che portano il cane a esibire un comportamento di monta?
Sostanzialmente i fattori scatenanti sono due:

a) l’eccitazione e l’eccesso di entusiasmo;
b) l’intento di manifestare dominanza gerarchica.

Quando il cane si “esalta” durante il gioco o il lavoro, sovraccaricandosi di adrenalina, sente il bisogno di “fare qualcosa” per liberare l’energia accumulata: se non ha modo di farlo (per esempio perché è trattenuto dal guinzaglio) può montare la gamba del padrone semplicemente a titolo di “sfogo”.  In questo caso il padrone non è visto come partner sessuale, ma come una sorta di “giocattolo antistress” da utilizzare quando non si può fare di meglio.
Sui cani di addestramento non è raro vedere cani che montano le gambe dei conduttori dopo una serie di esercizi, in particolare dopo gli attacchi. Al parco si vedono cani montare i padroni dopo una serie di lanci di pallina o di freesbee.
Il significato è più o meno questo: “Che bello, come mi sono divertito, come mi sono esaltato…ma perché abbiamo già finito? Io ho sono ancora pieno di energia, devo fare qualcosa per sfogarmi, altrimenti accumulo stress!”
Attenzione, però: nessun cane si sognerebbe MAI di usare come “pallina antistress” la gamba di un superiore gerarchico.
Quindi, anche se in questi momenti non si può parlare di vero e proprio “gesto di dominanza”, è sempre implicito il fatto che il vostro cane non vi stima a sufficienza.
In questo momento sta solo giocando ed è super-allegro…ma il fatto che monti la vostra gamba resta un chiaro sintomo di una posizione gerarchica messa in discussione.

Se poi il cane, anche in momenti di assoluta calma, viene da voi con l’esplicito intento di montarvi…allora siete messi gerarchicamente malissimo. Il capo in casa è lui, e ci tiene a ribadirvelo: proprio come i cani delle foto che illustrano questo articolo lo stanno ribadendo agli altri animali, ritenuti gerarchicamente inferiori (cani o gatti che siano).
La foto dello yorkie col gatto, oltre a fare indubbiamente sorridere, dovrebbe far riflettere sull’estensione del concetto di “branco” che si verifica nella mente di un cane familiare. Per lui sono membri del branco tutti gli esseri viventi con cui divide il territorio e la vita quotidiana.
Non c’è bisogno che appartengano alla sua stessa specie: se abitano nella stessa casa, fanno parte del suo branco e quindi sono possibili  antagonisti gerarchici.

Come abbiamo ribadito più volte da queste pagine, per il cane – animale letteralmente incapace di vivere senza rapporti sociali – la gerarchia è una priorità assoluta: più importante ancora del cibo, del sesso e di altri bisogni primari.
Quando due cani si incontrano, anche se nei dintorni c’è una ciotola piena di pappa succulenta, o magari una cagnetta in calore, la prima cosa a cui pensano è stabilire “chi comanda su chi”.
POI viene tutto il resto.
Questa priorità assoluta diventa facilmente comprensibile se si pensa che un cane senza branco è destinato ad avere vita breve; ma anche un branco senza gerarchie avrebbe vita breve, perché non potrebbe avere un’organizzazione interna nè una pacifica convivenza tra i suoi membri.
Senza organizzazione non potrebbe esserci caccia, e quindi cibo.
Senza convivenza pacifica non ci sarebbero accoppiamenti, rapporti familiari, insomma non si sarebbe vita.
Ecco perché il cane, al di sopra di ogni altra cosa, mette l’esistenza del branco e la sua struttura gerarchica (visto che una cosa non potrebbe esistere senza l’altra).
Ed ecco perché gli slogan animalisti del tipo “non schiavizziamo il cane, lasciamolo libero di fare quello che vuole” sono tanto pieni di buone intenzioni quanto disastrosi sulla psiche canina…perché il cane NON VUOLE essere libero. Per lui “libero” è sinonimo di “perduto”, “allo sbando”.
Lui, specie se è cucciolo, vorrebbe solo trovare un capo a cui affidarsi ciecamente, dandogli amore, fiducia e collaborazione: ma se non trova una figura dominante, non potendo concepire l’idea di un branco sprovvisto di capo, cerca di impersonarla lui stesso.
E siccome il gesto della monta è un segno di dominanza, ecco che comincerà ad eseguirlo su tutti quelli che incontra, come se volesse strillare al mondo intero: “Questo branco non è sprovvisto di un capo! Ci sono io! Lo faccio io!”
Attenzione, però: un “vero” capo, sereno e sicuro di sè, non ha affatto bisogno di strillare, né di ribadire continuamente la propria posizione. Quelli che si affannano tanto a esibire l’equivalente canino del “lei non sa chi sono io!” sono i cani nervosi, insicuri, che occupano una posizione gerarchica elevata solo perché non hanno trovato nessuno a cui sottomettersi, ma in realtà non sono affatto convinti di meritarla.
Ecco perché la monta delle gambe umane non va sottovalutata né accettata come una semplice “stramberia giocosa”, ma valutata con attenzione come segnale di disagio psichico, oltre che di rapporti gerarchici decisamente sballati.

CHE FARE
Primo: NON correte a mettere annunci di “ricerca partner”, visto che il problema NON è sessuale.
Secondo: per carità del cielo, NON comprategli la bambola gonfiabile. E’ vero che il pet business si attacca veramente a tutto, e che laddove sente il vago odore di una richiesta si precipita a fornire l’offerta… ma a tutto c’è un limite.
Il cane che manifesta comportamenti di monta, anche sul pupazzetto o sul cuscino, è solo un cane che non ha ben chiaro il suo posto nella società in cui vive. Quindi è un cane con un problema comportamentale, e non è certo con certi giocattoli di dubbio gusto che lo si può risolvere.
Meglio fare così: nel momento in cui il cane tenta di montare la gamba (o la schiena, come accade talora con i soggetti di grande taglia) bisogna immediatamente staccarsi da lui, ma senza gesti eccessivamente bruschi e senza alzare la voce (alcuni soggetti potrebbero reagire aggressivamente).
Un deciso “NO” dato in tono pacato e fermo potrà accompagnare un distacco deciso ma non violento.
Subito dopo sarà bene dirottare l’attenzione del cane su un’attività alternativa e gratificante (gioco o lavoro), senza però causare un eccesso di eccitazione che potrebbe riportarci al problema iniziale.
Impedire l’esecuzione fisica della monta, però, non è sufficiente: bisogna eliminare la vera causa di questo comportamento, e quindi cominciare a tenere un atteggiamento dominante, coerente, serenamente fermo e degno di stima e di fiducia.
I metodi sono sempre gli stessi: non obbedire agli ordini del cane (in particolare alle richieste di contatto fisico), ma pretendere sempre la risposta a un nostro ordine (seduto, terra) prima di accontentarlo; non permettergli di dormire sul letto; non farlo passare per primo dalle porte; non farlo mangiare prima di noi e così via.
Poiché i cani “montatori” hanno un orientamento prevalentemente fisico, è bene evitare anche qualsiasi stimolazioni come carezze o lunghi periodi di contatto (vedi cani che “vivono in braccio” o sdraiati perennemente addosso al padrone, sul divano, sul letto ecc.).

NOTA: in alcuni casi (che riguardano quasi sempre un cane maschio e una padrona femmina) il cane vede davvero nell’essere umano un partner sessuale. Questa è una vera e propria patologia comportamentale che raramente, però, si manifesta con il gesto della monta, mentre vede frequentemente implicati segnali di contatto fisico, leccamento ed altri atteggiamenti “sensuali”.
Ci occuperemo prossimamente anche di questo argomento.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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