di VALERIA ROSSI –  PREMESSA – Di una cosa si può star certi: quando si va in giro con un bracco italiano, tutte le nazionalità ti diranno, tranne la tua.
“Che bello, è un bracco tedesco?”. “Oh, guarda, un bracco francese!”.
E già a te cominciano a girare le balle, visto che siamo in Italia, hai al guinzaglio un cane italiano e troveresti normale che al tuo passaggio saltassero tutti in piedi cantando l’Inno di Mameli: ma il peggio arriva quando, dopo aver fatto due pat-pat sulla testa del cane, gli espertoni fanno un passo indietro, lo scrutano con la Faccia da Grande Intenditore, alzano il sopracciglio e poi declamano: “Ma non ha le orecchie un po’ troppo lunghe?“.
NO! Non ce l’ha troppo lunghe, perchè è un Bracco italiano! E lo Standard dice che le sue orecchie devono arrivare alla punta del tartufo senza essere neppure tirate. E siccome ha pure un musone bello lungo, per arrivare al tartufo ci vogliono un bel po’ di orecchie.
Certo, se fosse un bracco francese o tedesco sarebbero troppo lunghe: solo che non lo è.
E se proprio non sei capace di guardare il resto del cane, proprio dalle orecchie dovresti capire al volo la razza.
Invece no.
A me ‘sta gente fa venire in mente mia madre quando faceva le parole crociate. Se qualche incrocio non le tornava, non è che avesse sbagliato lei: avevano sbagliato a fare lo schema o a scrivere la definizione.
Ecco, se pensate di prendervi un Bracco italiano sappiate che di gente così ne incontrerete a pacchi: non sono loro che hanno sbagliato cane, è il cane che ha sbagliato orecchie. Rassegnatevi, vi capiterà in continuazione: perché noi italiani siamo capaci di fare cani eccezionali, unici al mondo, inimitabili.  Ma poi non siamo capaci di valorizzarli e farli conoscere.

VARIETA’ ALTERNATIVE: perlappunto bracco francese, tedesco, turcomanno, afghano o del Kazakistan: tutto meno che italiano. Però ho sentito una volta un “Brocco italiano”, che spero fosse una battuta. Ma lo spero proprio di cuore.

ASPETTO GENERALE – “Costruzione forte e armonica, con aspetto vigoroso“, dice lo Standard.
E per carità: se per “vigoroso” si intende “tanto cane, bello grosso e tosto”, allora sì. Ci siamo. Se invece pensi a qualcosa di dinamico, e vedi il bracco quando se ne sta tranquillamente svaccato a pensare ai cavoli suoi, allora pensi: “Ahahahahah!!!”.
Perché lui ha il classico aspetto da nato stanco, da mortodesonno, da tutto meno che da cane dinamico. Ha l’espressione e l’atteggiamento di un anziano aristocratico  molto nobile, molto distinto, ma a cui pesa moltissimo il culo.
In realtà, poi, non è mica vero: quando decide che è ora di muoversi, il Bracco lo fa con “trotto ampio e veloce” (come da Standard), allegro e vivace (anche se non sarà mai una scheggia come i galoppatori) e soprattutto instancabile. E’ capace di trottare per giorni e giorni di fila senza dare il minimo segno di cedimento…e meno che, ovviamente, tu non voglia portarlo in un posto che a lui non piace (tipo, uno a caso: dal veterinario). Allora sarà stanco, stanchissimo, letteralmente esausto. Non ce la farà proprio ad alzarsi in piedi e dovrai portarcelo in braccio (notare che pesa una quarantina di chili). Ovviamente, all’uscita dall’ambulatorio, ti trascinerà pancia a terra perché improvvisamente ha recuperato tutte le forze.

CARATTERE – Nel caso non si fosse già capito dall’esempio precedente, la foto del Bracco italiano potrebbe essere messa sul dizionario enciclopedico per illustrare il termine “paraculo”. E’ un cane dall’infinita scaltrezza, che si rigira gli umani come gli pare e piace utilizzando le molte armi in suo possesso: l’occhione languido, lo zampone implorante (questa è decisamente la sua preferita), i discorsi e le fusa.
Sì, proprio le fusa: pur di ottenere quello che vuole prendere in prestito anche le armi di altre specie animali. Riesce a fare una compilation di versi, mugolii e sgrufugni che tutto lo fanno sembrare, tranne che un cane. Ti parla, te la racconta, te la spiega finché, alla fine, finalmente capisci (e cedi). Se poi sei proprio tarlucco e non hai  ancora capito, allora ti fa qualcosa che suona più o meno così: “Woff, woff wooouuuu… woooouuuuauuuuuuuhhhhh” che è un misto tra un segugio sulla pista di sangue e un lupo ululante nella foresta di notte: quindi – prima che i vicini chiamino la polizia dicendo che ti sei trasformato in licantropo e che devono correre a catturarti – tu devi darti per forza una mossa, capire cosa voleva il tuo cane e accontentarlo di corsa.
L’alternativa potrebbe essere quella di tirare un urlaccio al cane o di dargli una pacca sul sedere per farlo smettere: be’, non sia mai.
Se lo tratti non dico male, ma anche solo con un pizzico di deferenza in meno rispetto a quella che lui si aspetta, è capace di toglierti il saluto per sempre. Dolce e tenero come sembra, con quel faccione morbidone e gli orecchioni languidi, non è tanto il tipo che ti mette musi lunghi palesi ed eclatanti; è piuttosto il tipo che si chiude in se stesso, accentuando solo un po’ l’aria aristocratica di chi ti guarda dall’alto in basso (che un po’ ha sempre, perfino quando viene a pietire cibo o coccole)… e da quel momento in poi ti ignora. Non ti fila più di striscio. Qualsiasi cosa tu gli chieda, se ne infischia altamente e ti guarda pure schifato.
A questo punto, siccome gli umani sono degli emeriti imbecilli, qualcuno comincia a dire che il cane è stupido. Che non capisce un tubo. Che è una testa di legno. Ma leggetevi un po’ lo Standard, please: il Bracco, proprio secondo le Sacre Scritture cinofile, è un cane serio, intelligente, docile con grande capacità di apprendimento. Capito?
Che poi, anche senza leggere lo  Standard. lo capirebbe anche un bambino.
Perché: a) tanto per cominciare, sa leggere. Se per altri cani le parole scritte vengono spesso intese come pappa da rosicchiare con somma gioia, lui lo vedi spesso intento a seguirle e palesemente anche a comprenderle;
b) sa le lingue. E’ capace di fare il lupo (ululato), il gatto (fusa), il maiale (grufolii di ogni genere) e perfino il cavallo (quando fa “brrrrr” con i labbroni frementi).
E tu, umano, quante lingue parli? (E già che ci siamo…tu ce l’hai una rivista tutta dedicata a te? Lui sì! Hanno mai scritto poesie su di te? Su di lui sì! E non continuo solo per non sparare troppo sulla croce rossa);

c) è curiosissimo, ed è arcinoto che la curiosità è segno di intelligenza. Frega nulla se tu lo vorresti sempre concentrato a obbedire ai tuoi ordini: quello NON è segno di intelligenza, ma solo di docilità. E il Bracco è un cane docile, sì, ma solo finché ritiene che tu gli stia chiedendo cose importanti e sulle quali si trova d’accordo.
Però, se lui sta cercando in un prato e vede un gatto qualche metro più in là, se gli interessa parlare col gatto molla lì un attimo la cerca, va, parla col gatto, si dicono quello che si devono dire e poi riprende tranquillamente la cerca.
Muore forse qualcuno? In quei dieci minuti sono forse scappati tutti i selvatici della zona? Ovviamente no: e lui lo sa. Vedi di capirlo anche tu e di metterti il cuore in pace: perché, se vuoi il genio, devi accettare anche un po’ di sregolatezza. Altrimenti ti compri un pastore tedesco e sei a posto: però, se sei un cacciatore, non so se ti convenga molto.

DIVAGAZIONE: parlando di pastori tedeschi mi è venuto in mente che, per quanto strano possa sembrare, queste due razze hanno una cosa in comune: sono dei trottatori spinti, a volte si potrebbe dire addirittura “estremi”. La foto a destra credo renda abbastanza bene l’idea. Detto questo…i cacciatori, per far sì che il bracco italiano trotti sempre e comunque, e non rompa al galoppo, utilizzano un marchingegno che si chiama braga e che mi ha sempre lasciato un po’ perplessa.
No, non perché lo ritenga chissà quale maltrattamento: per carità. Una cinghia e due cordicelle elastiche non hanno sicuramente mai ammazzato  nessuno.

Però, mi chiedo: se il bracco trotta perché è costruito come un trottatore, perché è stato selezionato per trottare, perché ha proprio il trotto nel suo DNA…allora per quale motivo questo trotto bisognerebbe “costruirlo”?
Io ho visitato una volta un allevamento di cavalli da trotto: e  questi, in pratica, trottano fin dalla nascita. Sì, vabbé, una galoppatina volendo se la possono anche fare: però, già da puledrini, se devono spostarsi rapidamente da una parte all’altra allungano il trotto alla velocità della luce (il puledro che allevai io, figlio della mia cavalla da concorso, se voleva andare “di corsa” da qualche parte, partiva praticamente già al galoppo quando ancora non aveva neanche imparato a coordinare le zampe). Non è una critica, la mia, ma una domanda: il trotto non dovrebbe essere l’andatura naturale del Bracco italiano? E imporgliela con un mezzo meccanico non significa per caso che si poteva lavorare meglio geneticamente? Fine divagazione.

Tornando rapidamente al carattere del Bracco, aggiungiamo che è un cane buono, paziente, mai aggressivo con gli umani (sopporta anche i bambini più indisponenti, il che non significa che questi debbano essere lasciati liberi di rompere le scatole al cane: i genitori dovrebbero servire anche a dare delle regole, e imporre il rispetto per gli animali come regola numero uno sarebbe un buon passo avanti verso una maggiore cultura cinofila e non solo).
Con gli altri cani, dipende: non è un rissaiolo, ma neanche uno che si sottomette troppo facilmente. Se lo cercano (specie se è maschio), lo trovano. Se però non lo cercano, guarda anche loro con una certa aria da nobilcane che deve ancora decidere se mescolarsi o meno con la plebaglia. In generale, lui si rapporta con chi gli piace e con gli è simpatico: il resto del mondo lo tollera. E non sto parlando solo di cani, non so se si è capito.
Se non vi piace essere guardati e giudicati (per di più da uno che non può parlare, ma a cui spesso appare sulla testa un fumetto con scritto: “Povero scemo, ma che vuoi?”)… state alla larga da questa razza.

TESTA: per lo Standard è “angolosa, stretta alle arcate zigomatiche. La sua lunghezza misura i 4/10 dell’altezza al garrese. Gli assi cranio-facciali sono tra di loro divergenti“.
Per chi osserva il cane senza sapere cosa siano arcate zigomatiche e assi cranio-facciali (ossia l’80% circa degli italiani), è un bel capoccione nobile e fiero dal profilo dantesco e con una certa aria di superiorità. Ampiamente suffragata dai fatti, come abbiamo visto sopra.

TARTUFO:
voluminoso, con narici grandi e aperte, alquanto sporgente sulla linea anteriore delle labbra, con le quali forma un angolo“.
In effetti lo Standard lo dice, che ha il nasone. Ma detto in termini così tecnici non rende.
In realtà il Bracco italiano ha un  nasone-one-one-ONE! Immenso, smisurato, du’ metri di naso. La fregatura è che l’ha già da cucciolo: per cui una come me, che i nasoni li ama alla follia, ogni volta che vede un Bracco perde letteralmente la testa e ha terribili raptus di sbaciucchite, paciocchite e affini. Al che il Bracco mi guarda con un fumetto chiarissimo in cui sta scritto: “Povera scema”. E ha ragione, ma non posso proprio trattenermi.

OCCHI:
Per lo Standard stanno “in posizione semilaterale, esprimono docilità, non sono né infossati né sporgenti, ben aperti e con rima palpebrale ovale. Le palpebre aderenti al bulbo (assenza di entropio e/o di ectropio); il colore dell’iride è ocra più o meno scuro o marrone a seconda della colorazione del manto“.
E che ti prendono il cuore e lo strapazzano platealmente, cosicché tu non possa mai sognarti di dire che sei “il padrone” del cane, perché è lui che ti rigira come vuole, ce lo vogliamo aggiungere? Ecchecaspita. Come può uno standard di razza non sottolineare quello che è il tratto primario di un cane?
Anzi, no. Forse proprio primario no… perché la prima cosa che noti in un bracco (almeno finché non ti guarda come se tu fossi l’unico immenso amore della sua vita, che però potrebbe straziargli il cuore e l’anima se non gli desse subito un pezzo di quello che sta mangiando), sono le…

ORECCHIE, definite dallo Standard come “ben sviluppate“. Il che equivale più o meno a definire uno tsunami come “mare non proprio calmissimo”.
Le orecchie del Bracco Italiano sono lunghe du’ metri. Sono orecchie che probabilmente permetterebbero al bracco di volare esattamente come Dumbo, se non fosse che lui pesa molto PIU’ di Dumbo (come scoprirete la prima volta che vi si sdraierà felicemente addosso sul divano. Nella stessa occasione scoprirete anche il Bracco profuma di Canel N.5. Ma profuma proprio assai. Se l’odore di cane vi infastidisce in modo particolare, o cambiate razza o fate un abbonamento dal toelettatore sperando in uno sconto per massimi sistemi. Però non è che basti lavarlo, perché non è che lui puzzi quando è sporco: è proprio la sua pelle ad avere una fragranza decisamente corposa).
Comunque, tornando alle orecchie: come dicevamo all’inizio, devono “poter raggiungere in lunghezza senza stiramento il margine anteriore del tartufo”.
Quindi SI’, sono lunghe e devono esserlo, se si sa di che razza si sta parlando.

CORPO: TANTO. Il Bracco è un cagnone, ma non potrebbe essere diversamente visto che è tutto  “one”: nasone, orecchione, musone, zampone…se il resto del cane non fosse proporzionato, sarebbe una mostruosità. Invece è un cane stupendo.

ARTI:  per le descrizioni tecniche vi rimando allo Standard. Voi ricordate solo che: a) il Bracco italiano ha immani piedi che utilizza come zappe per scavare nei vostri sentimenti (vi darà la zampa continuamente: soprattutto per chiedere, ma anche per manifestare solidarietà, complicità, amore puro e semplice. E voi vi scioglierete ogni volta). Inutile aggiungere che le zampe hanno anche le dimensioni di una zappa. Avvertenza per maschietti: se il cane piazza a VOI la zampona nello stesso posto in cui la piazzano solitamente a me, potreste cantare da soprano per i prossimi quindici anni. Quindi cercate di afferrarla al volo, la zampona, prima che faccia danni irreparabili; b) il fatto che il Bracco trotti e non galoppi non deve MAI farvi pensare che “vada piano”.  Perché in realtà va a trecento all’ora.
E finché ci va a caccia, tutto bene: è una dote, è proprio quello che fa di lui “Sua Maestà il Bracco”.  Il problema è che va a trecento all’ora anche quando magari lo liberate in un prato per quella che secondo voi doveva essere una rapida corsettina per sfogare un po’ di energie: e lui invece si fa cinquecento chilometri.

Non è che “si perda”: non scherziamo. Con un naso come il suo (anche soltanto per le dimensioni…), è come se avesse un radar attaccato su un navigatore satellitare.
Lui saprebbe sempre come tornare: è solo che, al momento, ha qualcosa di più interessante da fare, da annusare, da inseguire.
Qualcosa che magari potrebbe richiedere anche due o tre giorni.
Poi, con calma e senza più fretta, lui tornerebbe sicuramente a casa…sempre che nel frattempo non sia stato investito, o rubato, o altro: perché a queste cose lui non ci pensa mica. Siccome invece NOI ci pensiamo eccome, vi consiglio di lavorare molto seriamente (e molto precocemente) sul richiamo e sul collegamento: ma NON con metodi coercitivi e violenti. Con il Bracco bastano maniere gentili e un rapporto di stretta e collaborativa fiducia. Se riuscite a instaurarlo, il cane non ve lo perderete mai (e se non ci riuscite è colpa vostra, non sua).

CODA:robusta alla radice, dritta, con leggera tendenza a rastremarsi, non vellosa; quando il cane è in movimento, e soprattutto in cerca, è portata orizzontalmente o quasi. Viene tagliata in modo da lasciare una lunghezza di 15-25 cm.”
Ora: al di là del fatto che le ultime leggi vigenti impongono finalmente di lasciare i cani integri, questa storia del tagliare la “punta” della coda di un cane io non l’ho mai capita. Passi per chi vuol credere che le code integre si impiglino nei cespugli, si feriscano, si massacrino e quindi vadano tagliate per impedirlo: ma se ne tagli via solo un pezzettino, cosa pensi di aver risolto?

La verità è che la coda integra, nel nostro Bracco, è – tanto per cambiare – una codONA: e in certi soggetti può raggiungere dimensioni davvero impressionanti, vedi foto a sinistra. Con una coda così, più che ferirsi quando va a caccia, il cane rischia di mandare all’ospedale qualcun altro solo perché è contento e gli viene da scodinzolare: e secondo me è per questo che gliel’hanno sempre affettata. Però è una carognata, diciamolo.

Tra l’altro, normalmente, il cane non la tiene proprio tutta distesa, la coda: la porta elegantemente ricurva, un po’ all’insù, riducendo così di molto l’impatto visivo (non quello sulle vostre gambe, se vi sbatte dentro. Quello resta immutato).
In ogni caso c’è da dire che la coda per il cane è un timone, che lo agevola moltissimo nei movimenti: ed è chiaro che, parafrasando la pubblicità dei pennelli, “per un cane grande ci vuole un timone grande”. Ma se riuscite a reggere senza problemi l’impatto del nasONE, e delle zampONE, e del corpacciONE… non vedo perché non dovreste sopportare altrettanto stoicamente le scodinzolate del codONE.
Se volete una cosina tutta delicata e fru-fru, compratevi un Bolognese. E’ italiano anche lui!

PELLE E PELO: Pelle… indovinate un po’? TANTA! “Consistente ma elastica“, dice lo Standard. In  realtà è così consistente che a volte, quando il cane corre o goca, si muove con effetti particolarmente buffi, come nel “cane plissettato” che vedete nella foto a sinistra. E’ una delle cose che a mio avviso rendono questa razza davvero irresistibile, anche perché quando lo coccoli puoi fare praticamente le statuine di Pongo con la sua pelle, che è una pratica rilassantissima.
Che la pelle abbia un odore piuttosto intenso l’abbiamo detto…ma dopotutto neanche il Pongo profuma.
Pelo, invece, ne ha poco.
Cioè, ne ha, ovviamente: ma è corto e fine, morbidosissimo e – confronto ad altre razze – meno propenso ad infilarsi ovunque in casa e sui vestiti.

I colori ammessi ve li copincollo direttamente dallo Standard, che è molto preciso: “bianco, bianco con macchie più o meno grandi e di colore arancio o ambra più o meno carico, bianco con macchie più o meno grandi di colore marrone, bianco punteggiato di arancio pallido (melato), bianco punteggiato di marrone (roano-marrone), in questo mantello pregiati i riflessi metallici, parimenti pregiato il marrone di tonalità calda (tonaca di frate); preferita la maschera facciale simmetrica, tollerata l’assenza di maschera“:
Se poi vogliamo dire che di solito è bianco-arancio o bianco e marrone, forse facciamo prima. Però lo Standard è più preciso.
Che personalmente io vada matta per il bianco arancio, forse si è vagamente notato dalle foto che ho scelto: e il bello è che la cosa non era affatto voluta: ci ho fatto caso solo adesso, arrivando al paragrafo sul colore. Per rimediare infilo qui la foto di una bella testa marrone (e ho pure l’impressione che mi stia guardando in modo da farmi sentire colpevole. Ma non l’ho fatto apposta, giuro!).

TAGLIA E PESO:altezza al garrese fra i 55 ed i 67 cm.: preferibilmente l’altezza dei maschi va dai 58 ai 67 cm. e quella delle femmine dai 55 ai 62. Peso fra i 25 e 40 Kg.
Si ribadisce, insomma, che è un cagnone. Anche ufficialmente, proprio da Standard. Il che, purtroppo, fa pensare a molte persone che sia un cane inadatto a vivere in casa.

Be’, lasciatemi concludere con questa frase in tuttotondo: NON E’ VERO! Non c’è nulla di più sbagliato.
Il Bracco italiano è un cane che “dovrebbe” vivere in casa: perché ama stare in compagnia e perché solo tenendoselo vicino si può instaurare un rapporto veramente completo (che tra le altre cose si traduce anche in un cane che rende molto meglio a caccia, per chi ama questa pratica). E’ grosso? Sì, ma è anche molto educato. In casa ha un comportamento nobile e aristocratico (come sempre) ma anche civilissimo. Perfino da cucciolo non è un cane spaccatutto: ovvio che qualche casino lo fa, ma mille volte meno di altri che invece vengono considerati cani “perfetti” per la vita in casa. Credetemi, vale la pena di provare: anche perchè perfino l’adulto che è sempre vissuto in box vi sorprenderà con la sua capacità di adattarsi in tempi rapidissimi alle esigenze e alle regole degli umani. Sempre che gli umani gli piacciano e gli siano simpatici, sa va sans dire. Ma se non siete simpatici al vostro cane, direi che è proprio giunta l’ora di correre ai ripari.
Ah…a proposito di ripari, noterella finale: se tenete il cane in giardino e gli avete fatto una bella cuccia con tutti i comfort, non meravigliatevi se schifa l’interno e sta tutto il giorno parcheggiato sul tetto. Lui è un tipo che ama i posti rialzati e sopraelevati. Un po’ come i gatti.
E…sì, lo so che tutti sostengono che sia un Beagle: però, secondo me, Snoopy è un Bracco italiano.

 

 

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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