di VALERIA ROSSI – Sono trent’anni – giorno più, giorno meno – che faccio battaglie contro il traffico di cuccioli dall’Est europeo e in generale contro tutte le importazioni da canifici (di qualsiasi nazionalità) a venditori cagnari. Ma se all’inizio di questa battaglia eravamo in quattro gatti, oggi siamo veramente in tanti a lottare contro questo traffico: allevatori, animalisti, associazioni, veterinari… perfino i media, anche se con un ritardo almeno decennale, si sono accorti di questo traffico veramente vergognoso e hanno cominciato a parlarne.
E’ stata perfino promulgata una legge che teoricamente (molto teoricamente… perchè, come da proverbio, fatta la legge si è trovato l’inganno, con una bella produzione di documenti falsi) avrebbe dovuto permettere controlli più severi sulle importazioni.
Insomma, si è fatto parecchio (non abbastanza, ma qualcosa sì) per contrastare almeno in parte questo schifoso traffico. E si è fatto decisamente molto, a diversi livelli, per informare i potenziali acquirenti.
Ma che cos’è cambiato?
Niente, o quasi.
Moltissime persone cadono ancora nella rete dei trafficanti, perfino quando sanno perfettamente dell’esistenza di un traffico di cuccioli: perché di fronte a un musetto che sprizza tenerezza da tutti i pori, purtroppo, tutte le difese crollano.
L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello di Francesco, a cui lascio direttamente  la parola perché la sua testimonianza è un esempio veramente lampante di come si possa cadere in questa vergognosa rete.

Salve, mi chiamo Francesco e scrivo per raccontare la triste storia di un cucciolo.
Vivo da qualche mese insieme alla mia ragazza con la quale abbiamo deciso di affrontare la bella avventura di adottare un cucciolo da crescere insieme. Dopo diverse settimane di ricerche ho trovato l’annuncio di un privato che vendeva cuccioli di Akita Inu. Dopo diverse telefonate ho ritenuto di potermi fidare e mi sono recato a casa sua per vedere i cuccioli disponibili (due, in questo caso).
Entrati in casa vediamo subito questi meravigliosi cuccioli, piccoli e tenerissimi (il privato sosteneva che avessero 75 giorni).
Dopo una chiacchierata e un caffè arriva il momento più difficile: sceglierne uno da portare via con noi. Ci rechiamo così dal suo veterinario di fiducia perchè il venditore “voleva garantirci che stavamo portando a casa un cucciolo sano”.
Il veterinario effettua una visita sommaria (battito, temperatura, orecchie ecc.) e ci da una compressa di Drontal per la sverminazione, dicendoci che probabilmente per due o tre giorni il piccolo avrà diarrea.
Da premettere che Kenta (così abbiamo chiamato il nostro cucciolo, che è quello che vedete nelle foto), è il nostro primo cane, per cui ci siamo fidati del veterinario e siamo tornati a casa del venditore per concludere l’acquisto.
Gli chiedo se è possibile vedere i genitori del cane e a questo punto, mostrandoci il passaporto, lui ci dice che i genitori sono in Slovacchia. Dopo tutte le storie di queste “tratte” di esseri viventi dall’Est che si sentono al telegiornale, questa risposta fa scendere il gelo nella stanza, mentre Kenta tra le braccia della mia ragazza le mordicchia le dita.
Ci eravamo già innamorati di lui, non lo avremmo lasciato lì.
Non eravamo al corrente di questo prima di recarci dal privato, eravamo convinti che fossero nati a casa sua, magari perchè possedeva uno dei due genitori…
Il privato ci dice che li alleva un suo parente all’estero e che glieli consegna personalmente con tutte le carte in regola, prendendosene cura durante il viaggio nel modo dovuto.
Decidiamo di fidarci, anche perché sul passaporto erano segnati tutti i vaccini (stiamo scoprendo giorno per giorno la triste realtà di questo maledetto traffico e di tutti i retroscena che gli fanno da contorno) e il veterinario ci aveva rassicurato sulla salute di Kenta.
Così pago il cucciolo e andiamo a casa.
Oltre al passaporto il venditore ci consegna un modulo per la cessione del cane che noi avremo poi dovuto portare alla ASL della nostra città, ma nessun documento d’iscrizione all’anagrafe canina (che mi sono fatto mandare via fax dopo qualche giorno. Era timbrato dall’ ASL, ma la data era uguale a quella della spedizione: qualcosa non torna, perchè doveva essere datato molti giorni prima).
Quando arriviamo a casa Kenta è molto vivace e mangia come un leone.
Tutto nella norma e noi… felicissimi. Ha un po’ di diarrea, ma non ci allarmiamo: il veterinario ce l’ha detto, è normale che il farmaco abbia questo effetto.
Passiamo due giorni felicissimi col nostro meraviglioso Kenta. Finalmente abbiamo il nostro”bimbo”.
Lunedi iniziano i primi sintomi di quelle che poi sono diventate due settimane di calvario. Innappetenza, poca voglia di giocare, ma le coccole… quelle le fa, ci vuole già’ bene. E noi a lui.
E’ intelligente, in un giorno ha imparato a fare i bisogni sulla traversina: non sbaglia un colpo. Il nostro piccolo è meraviglioso.
Martedi è il giorno della visita dal nostro veterinario di fiducia, ma Kenta prima dell’ora dell’appuntamento giace immobile sul cuscino che gli avevamo comprato…
Sguardo spento, irrigidito, non sta per niente bene. Avvolgo Kenta in una coperta e via. Come un fulmine corro in clinica, dove Kenta viene ricoverato perchè, sebbene non fossero ancora chiare le cause, è fortemente disidratato e debilitato.
L’esame delle feci rivela una parassitosi da coccidi, ma i sintomi peggiorano nonostante le cure, tanto da far pensare alla parvovirosi, per la quale doveva già essere stato vaccinato.
Diarrea emorragica e vomito inarrestabile lo debilitano ogni giorno di più, nonostante le continue cure. Il vomito causa poi una polmonite ab ingestis che lo porta a morire dopo due settimane di ricovero in clinica.
Siamo distrutti, gli siamo stati accanto tutti i giorni e abbiamo sperato di salvarlo fino alla fine.
E lui ha combattuto con tutte le sue forze, povero piccolo.
E’ stato orribile vederlo soffrire così.
Dopo aver visitato un allevamento serio di Akita Inu abbiamo capito che il passaporto era falso, e col passaporto probabilmente lo erano anche tutti i timbri e le etichette dei vaccini: infatti il nostro piccolo non poteva assolutamente avere due mesi e mezzo. Abbiamo scoperto che un Akita di quell’età è all’incirca il doppio di Kenta.
Kenta si è ammalato perchè è stato tolto troppo presto dalla mamma e probabilmente ha viaggiato senza alcuna vaccinazione e in condizioni precarie.
Kenta ha sofferto tanto ed è morto perchè queste persone spietate pensano solo ad arricchirsi e trattano gli animali come oggetti.
Noi abbiamo sbagliato perchè avremo dovuto essere molto più informati: ma abbiamo agito in buona fede e una volta capito l’errore, avremo dato tutto l’oro del mondo per salvarlo.
Non fate mai il nostro stesso errore perchè è orribile veder soffrire queste dolcissime creature e inoltre contribuireste ad alimentare questo assurdo e già enorme traffico. Piuttosto lottate, come stiamo facendo noi dopo questa brutta esperienza, per fermare questa atroce ingiustizia.

Come si può facilmente intuire, i cagnari hanno il gioco facile, anzi facilissimo, nel turlupinare persone già innamorate del batuffoletto di pelo che hanno tra le braccia.
E anche se queste persone hanno letto articoli e libri, hanno visto trasmissioni TV, hanno piena consapevolezza dell’esistenza del traffico di cuccioli…pur di non rinunciare a quel piccoletto che ha già conquistato il loro cuore sono disposti a bersi qualsiasi panzana: il parente slovacco, l’età diversa da quella che dimostra il cucciolo (d’altronde, come può un neofita sapere quanto dev’essere grande un cucciolo di 75 giorni?), le rassicurazioni del veterinario che, in molti casi, è complice del cagnaro… ma in altri può anche essere in buona fede, perchè le malattie virali più comuni, quelle che uccidono un buon cinquanta per cento dei cuccioli provenienti dai canifici dell’Est, hanno un’incubazione abbastanza lunga, e finché non diventano sintomatiche il cucciolo appare sanissimo anche agli occhi del medico.
L’unico modo per difendersi da queste vere  e proprie trappole per ingenui è chiedere, per primissima cosa, se i genitori dei cuccioli sono visibili.
Almeno la madre, perché il padre potrebbe anche vivere altrove… ma la madre DEVE essere presente insieme alla cucciolata. Se così non fosse, non andate neppure a vedere i cuccioli.
Girate alla larghissima. Non lasciatevi neppure incuriosire.
Tagliate immediatamente ogni contatto già per telefono, perché farlo di persona, con il cucciolo che vi mordicchia i piedi, diventa immensamente più difficile.
Ricordate: non tutti i privati sono importatori e/o cagnari, ma ormai MOLTISSIMI cuccioli dell’Est vengono smerciati proprio attraverso famiglie private, sia per aggirare più facilmente le leggi sulle importazioni, sia per risultare più “appetibili” agli occhi del cliente.
Molta gente, infatti, ha ormai cominciato a diffidare dei negozi, delle fiere del cucciolo, degli allevamenti multirazza… ma il privato ispira ancora simpatia e fiducia.
Fa pensare alla classica cucciolata “di casa” allevata con tanto amore e ceduta a un prezzo abbordabile (purtroppo il primo specchietto per le allodole è sempre il prezzo: il cliente va dal privato anziché dall’allevatore perché pensa di “fare l’affarone”).
I risultati, purtroppo, sono quelli che avete appena letto.

A noi non resta che ricordare, per l’ennesima volta, che:

– i canifici dell’Est (e non solo dell’Est) producono cani come se fossero oggetti, badando SOLO a spendere meno possibile: quindi cibo di scarsa qualità, nessuna sverminazione o vaccinazione, condizioni igieniche deprecabili e così via;
– le cagne vengono fatte partorire ad ogni calore e vengono tenute in gabbie per tutta la vita (a volte sollevate da terra in modo che le deiezioni escano: a volte neanche quello);
– i controlli sanitari non esistono, come non esistono le vaccinazioni. Tantomeno esistono i controlli morfologici o gli esami per le malattie genetiche (la maggior parte dei cagnari non sa neppure che esistano, ma anche sapendolo si guarderebbero bene dallo spendere i soldi necessari per eseguirli);
– i pedigree, quando ci sono, sono immancabilmente falsi; dopo l’entrata in vigore della nuova legge, invece, i passaporti e i libretti sanitari sono quasi sempre veri… ma non danno alcuna garanzia, perché basta un veterinario compiacente per appiccicare bollini e firmare libretti senza che il cucciolo abbia mai ricevuto alcuna vaccinazione (ricordiamo, tra l’altro, che una vaccinazione eseguita prima dei 50 giorni è praticamente inutile);
– i cuccioli vengono tolti alla madre appena svezzati, intorno ai trenta-trentacinque giorni, e caricati su furgoni o camion (ultimamente anche in macchina, perché i controlli sono meno frequenti) a centinaia, dentro gabbie per polli o conigli o addirittura stivati sotto i sedili;
– a causa di queste terrificanti condizioni di allevamento, i cuccioli hanno un sistema immunitario debolissimo e sono facile preda di qualsiasi malattia: tra queste, purtroppo, sono frequentissime quelle virali, come cimurro e parvovirosi, che risultano quasi sempre letali;
– arrivati in Italia, i cuccioli sopravvissuti (anche meno della metà, per ogni viaggio) finiscono nei negozi, negli allevamenti multirazza (da 10 razze a 100), nelle fiere del cucciolo e recentemente anche in famiglie private che li smerciano raccontando storie inesistenti (dalla fattrice amatissima che è morta mettendoli al mondo al parente lontano che li ha incaricati di vendere i cuccioli perché lui non se poteva occupare…e mille altre panzane tese a giustificare la mancanza della madre dei piccoli);
– i cuccioli, alla fonte, vengono pagati 50/150 euro l’uno (a seconda della razza)…e rivenduti a prezzi che possono variare dai 4-500 euro ai 2-3000 euro per le razze più “pregiate”. Alcuni cagnari, incredibilmente, vendono queste povere creature a prezzi addirittura superiori a quelli di un buon allevamento italiano;
– i cuccioli (specie in negozio o nei sedicenti “allevamenti” che in realtà sono importatori a tutti gli effetti)  vengono venduti quasi sempre con garanzia di 24-48 ore o di una settimana, quando le malattie infettive più gravi hanno un’incubazione di almeno 10 giorni;
– i cuccioli invenduti, se crescono troppo e non sono più appetibili per il cliente, vengono fatti misteriosamente “sparire”;
– i contratti di acquisto, quando esistono, comprendono clausole vessatorie ed assurde: per esempio, non puoi andare da un veterinario prima di 3 giorni o DEVI rivolgerti al loro veterinario di fiducia. Queste clausole NON sono valide, ma l’acquirente medio non lo sa e quasi sempre le rispetta.

La metà circa dei cuccioli di provenienza cagnara SI AMMALA – e spesso muore – entro una settimana-dieci giorni dalla vendita. Quelli che sopravvivono, in compenso, presentano quasi immancabilmente uno o più di questi problemi:

1. Tipicità scarsa o nulla: il cane somiglia vagamente alla razza che dovrebbe rappresentare, ma le differenze con i “veri” soggetti di quella razza sono eclatanti;
2. Malattie genetiche (displasia dell’anca e/o del gomito, cardiopatie, patologie oculari) in una percentuale del 40-50% superiore alla media della razza;
3. Problemi comportamentali come mordacità, iperattività, timidezza, fobie, ecc. legate alla deprivazione: il cucciolo ovviamente non ha modo di interagire con la madre e i fratellini durante i periodi sensibili, non riceve un’adeguata impregnazione e tantomeno una socializzazione corretta, insomma è destinato a presentare clamorose lacune caratteriali che solo in rari casi (e con grandi dispendi di energie e spesso anche di denaro) si riescono a superare;
4. Sistema immunitario debole, anche in età adulta e quindi sarà facile preda di tutte le malattie che possano venirvi in mente.
5. Potrebbe portare in Italia germi, batteri e virus tipici della sua zona di nascita, contro i quali i cani “nostrani” non hanno difesa. Qualche anno fa, dall’Ungheria, arrivò un tipo di parvovirosi contro cui le vaccinazioni erano inutili, perché apparteneva ad un ceppo sconosciuto. Prima ancora era arrivato un ceppo letale di cimurro.

Vale davvero la pena di mettersi in casa uno di questi cuccioli, solo per risparmiare qualche euro?
Purtroppo, per moltissime persone, la risposta è ancora “sì”. Anche per colpa della stupidissima propaganda animalista secondo la quale gli allevatori sarebbero tutti “criminali sfruttatori di esseri viventi”, la gente tende a rivolgersi al privato, che ovviamente non parlerà mai di “prezzo” del cucciolo, ma di “rimborsi spese”.
L’ultima frontiera della truffa cinofila è quella del cucciolo “gratis, pagando solo le spese di viaggio”: arriva una email in cui una persona, o una coppia, sostiene di doversi disfare di una cucciolata – ovviamente bellissima, di purissima razza, allevata con taaaanto amore ecc.ecc. – per motivi vari. Siccome vogliono solo che i cani vadano a star bene, non chiedono un centesimo, ma solo le spese di viaggio, rigorosamente aereo perché questi personaggi vivono sempre dall’altra parte del mondo.
Il cliente boccalone, convinto di aver fatto l’affare della sua vita, paga il trasporto aereo (2 o 300 euro) e aspetta trepidante un cucciolo che non arriverà mai, perché non è mai esistito.
In alcuni casi la truffa viene ulteriormente perfezionata raccontando che c’è stato un blocco in chissà quale dogana, che il cane è rimasto intrappolato all’aeroporto di Vattelapesca e che bisogna pagare una cifra X (di solito 1000 euro) per permettergli di riprendere il viaggio, altrimenti potrebbe morire di fame e di sete, povera stella, bloccato in quell’aeroporto. Diversa gente ha smenato anche questi soldi, sempre per non veder arrivare un beatissimo nulla.
Confrontata al traffico dei cani dell’Est, lo confesso, questa truffa mi è quasi simpatica: perché se non altro si vendono cani virtuali, che esistono solo nella fantasia dei truffatori e nei sogni degli ingenui acquirenti. Nessuno viene sfruttato, nessuno soffre, nessuno si ammala e muore.
Al contrario, i cuccioli dell’Est sono VERI. Sono esseri viventi, reali, sensibili, capaci di soffrire: e soffrono, accidenti se soffrono, vittime della cupidigia degli sciagurati venditori e dell’ingenuità  di chi ancora non vuole accettare la realtà e spera di essere l’unico fortunato che davvero otterrà un cane bellissimo e dolcissimo risparmiando qualche centinaia di euro rispetto al prezzo di un buon allevatore.
Peccato che il risparmio poi lo rispenda, spesso moltiplicato per dieci, in spese veterinarie che spesso non bastano neppure a salvare il cucciolo.
Come dicevo all’inizio, sono trent’anni che ripeto queste cose. Le dico a tutti quelli che conosco, le scrivo, le pubblico, le ripeto talmente spesso da averne quasi la nausea.
Oggi le ho ribadite per l’ennesima volta, e non credo di essere stata più convincente del solito: qualcuno continuerà a cascarci, qualcuno che cade nella trappola ci sarà sempre.
Però, magari, UNA singola persona che ancora non sapeva nulla del traffico di cuccioli potrebbe aprire gli occhi, evitando di farsi accalappiare: ed io sarei già contenta. Però, se ognuno di voi che leggete – proprio stile catena di Sant’Antonio – farà conoscere questa realtà a qualche amico, parente, conoscente o amico di FB… chissà, magari le persone capaci di aprire gli occhi potranno diventare due, dieci, venti.
C’è ANCORA bisogno di tanta informazione, e per questo siete tutti pregati di aiutarci a diffonderla… ma soprattutto c’è bisogno di un po’ di buon senso.
C’è bisogno che la gente capisca, una buona volta, che non si trovano da nessuna parte le Ferrari al prezzodi una Cinquecento: che bisogna mettersi il cuore in pace ed accettare il fatto che un cucciolo di qualità – bello, di buon carattere e soprattutto SANO – è frutto di un lavoro impegnativo e molto, molto costoso, che porta conseguentemente ad un certo prezzo.
Se non volete spendere, i canili strabordano di cani assolutamente gratis.
Se però volete un cane di razza, dannazione, andate da un allevatore serio.  Perché i cani di razza “nei saldi” non esisteranno mai e non li troverete mai.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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