trasporto1di VALERIA ROSSI – Tra i millemila casi cinofili di cui ogni giorno vengo portata a conoscenza e che, di volta in volta, possono scatenare compassione, tristezza o rabbia… questo temo che meriti un posto in pole position: perché non c’è niente di peggio che sentir parlare di cuccioli che vengono trasportati con una “staffetta” dal Sud al Nord e che, a pochi giorni dall’arrivo, muoiono anziché trovare una vita serena e una famiglia.
Perché muoiono?
Nel caso in oggetto, per un’infestazione massiccia di coccidi (che quindi hanno infestato anche l’ambiente in cui sono arrivati… e che non sono facili da debellare): ma c’è di peggio, perché risulta che il cucciolo morto e le sue sorelle fossero stati vaccinati contro la parvo due giorni prima della partenza (e quindi non potevano avere alcuna copertura immunitaria… senza contare che nessun vaccino riesce ad agire efficamente in un organismo infestato da parassiti).
In un altro caso (che sembrerebbe avere la stessa provenienza) si è trattato invece di cimurro, “importato” da Napoli a Genova dove pare sia esplosa anche una piccola epidemia.
Incuria, menefreghismo, ignoranza?
Non solo: anche bieco business.
Sappiano infatti tutti quelli che vanno ripetendo che “i cani non si comprano” (perché gli allevatori speculerebbero sulla pelle dei poveri animalucci) che certe “staffette della speranza” sono a pagamento.
Pagamento travestito, ovviamente, da “rimborso spese”: 30 euro per un cucciolo, 50 euro per un adulto  (non si capisce bene perché: con un adulto a bordo si consuma più benzina?).
Sembrerebbero cifre ragionevoli (e infatti lo sembrano agli adottanti, che sborsano senza fiatare): peccato che il volontario, l’angelo animalista, l’eroe di turno si carichi, ad ogni viaggio, da cinquanta a cento cani  che poi dissemina lungo il tragitto consegnandoli alle varie associazioni o direttamente agli adottanti in attesa.
Cento cani a una media di 40 euro l’uno (considerando che siano metà cuccioli e metà adulti) fanno 4000 euro a viaggio. E d’accordo che benzina e autostrada sono aumentate, ma… alla faccia del rimborso spese!
Questo SI’ che si chiama “speculare sulla pelle di indifesi e incolpevoli esseri viventi”.
Ed è una cosa tanto più vigliacca quando non ci si preoccupa minimamente di farli arrivare (almeno) vivi e sani, questi esseri viventi: e neppure di tutelare gli altri animali con cui potrebbero venire in contatto, una volta giunti a destinazione.
Un traffico ancor più schifoso e vomitevole, se possibile, di quello dei cuccioli dell’Est: perché quello, se non altro, permette la pura e semplice sopravvivenza di famiglie sfigate che vivono in Paesi poverissimi (ad arricchirsi poi sono gli importatori: chi alleva materialmente i cani vede giusto i soldi necessari a campare).
Ma qui parliamo di italiani. Di persone che non hanno certo bisogno di questi mezzucci per sopravvivere, e speculano sulla pelle dei cani per farsi, magari, l’Ipad ultimo modello.
Parliamo di persone che si definiscono animaliste e che si permettono di offendere ed insultare il lavoro degli allevatori, spammando ovunque la storiella dei cani che non si comprano ma si adottano.
E per forza! Senza adozioni, questa staffette “del portafoglio” (altro che “del cuore”) col cavolo che potrebbero continuare!

Ora, prima che qualcuno salti su a dire che sto “diffamando i poveri volontari” in generale, chiariamo: NON SONO CERTAMENTE TUTTI  COSI’!
Anzi, conosco decine di veri, autentici, meravigliosi angeli che si sbattono come disperati per portare cani su e giù per l’Italia, spesso a loro spese, raramente chiedendo un “vero” rimborso delle sole spese di viaggio… viaggio che però interessa uno, due cani al massimo.
Però, quando si viene a sapere di casi come questo (e purtroppo non è il solo: ma il solo di cui abbia una testimonianza firmata), in cui certi “furbetti del quartierino” mangiano soldi agli ingenui adottanti… allora bisogna denunciarlo.
E infatti una denuncia ci sarà, come dimostra il seguente messaggio (quello con cui mi è stato segnalato il caso):

Da Frosinone sono partiti 15 cani, cuccioli vaccinati due giorni prima per parvo e non controllati con esami feci per altri parassiti.
Uno di questi è arrivato a Firenze in una staffetta fatta da una volontaria che ha portato 70 cani a Roma, Firenze, Bologna, Milano e Torino: ha fatto salire assieme ad altri cani i cuccioli vaccinati da due giorni e quindi senza copertura parvo…
Ora il cucciolo di Firenze, Max, è morto di polmonite a causa dei coccidi (era pieno sino agli occhi), oltretutto di un ceppo mai visto in Toscana e molto resistente alla normale terapia antibiotica (abbiamo cartella clinica e relazione della clinica veterinaria a cui ci siamo appoggiati).
Come al solito l’omertà fa da padrona… nessuno ha parlato e non abbiamo ricevuto nessun tipo di aiuto da parte della volontaria che si è servita di questa staffetta, per individuare e avvisare gli adottanti del potenziale pericolo di contagio da coccidi anche per gli altri cuccioli.
Con molte ricerche e un po’ di fortuna abbiamo individuato soltanto l’adottante di una delle sorelline di Max.
Cartelle e relazione della clinica veterinaria alla mano, la mia associazione intende denunciare sia la volontaria che la staffettista, che non si sono minimamente curate del benessere e della salute dei cuccioli. Stiamo indagando intanto su un altro cucciolo morto di cimurro a Genova, arrivato con la stessa persona che chiede “rimborsi spese” che vanno da 30 a 50 euro a cane per ogni viaggio.
Basta con le “staffette della morte”!
I cani vogliamo salvarli, non vederli morire e rischiare di diffondere contagi! Per svolgere l’attività di volontariato secondo noi occorre per prima cosa seguire la ragione, poi il buonsenso ed infine il cuore!

Sylva Mordini
Presidente Associazione Zampa Randagia

C’è un’aggiunta da fare, però, a questa triste e meschina storia: ed è il fatto che forse, in questo caso, ci saranno gli estremi per una denuncia per truffa, visto che gli adottanti credono di pagare il rimborso del viaggio del loro singolo cane, mentre questa persona ne carica a decine… ma se non fosse per questo appiglio, sarebbe quasi impossibile imputare un qualsivoglia reato a questi personaggi, per il semplice fatto che non esistono leggi, in Italia, che regolamentino il trasporto degli animali da affezione occupandosi né del benessere degli animali trasportati, né del lato sanitario.

Sembra impossibile, ma le leggi ci sono (anche abbastanza restrittive) solo per il trasporto degli animali da reddito: cani e gatti possono essere sballottati praticamente in qualsiasi modo su e giù per l’Italia, basta che “non disturbino il conducente” (come da prescrizione del codice della strada).
Niente e nessuno richiede che viaggino in condizioni consone al loro benessere, né che siano regolarmente vaccinati: chiunque può caricarsi un cane affetto da una malattia virale e scorrazzarselo ovunque, trasmettendo il contagio stile Captain Trips di Stephen King, senza che nessuno abbia il potere e l’autorità di impedirglielo.
I cani possono viaggiare nei bagagliai, stivati come galline (ammesso e non concesso che sia giusto trasportare così anche le povere galline): e proprio così vengono trasportati i cani in queste staffette fraudolente.
Quello della staffettista sembrava un furgone da fioraio – spiega Sylva Mordini, che da lei ha ritirato un gatto – quello che ha tutti quegli scaffali per metterci le piante: e i trasportini erano uno sopra all’altro su questi scaffali. Quando le ho detto:  “Ma si portano così questi poveri animali???”, mi ha aggredito verbalmente“.
Ma null’altro si può fare, se non protestare (e magari essere presi a parolacce), perché di regole non ne esistono.
Una lacuna legislativa veramente aberrante, a cui forse si dovrebbe porre rimedio visto che ormai le “staffette” (sia quelle del portafogli che quelle “realmente” del cuore) sono all’ordine del giorno e che, tra volontari in buona fede (ma magari ignari dei danni che possono causare) e sciagurati in pessima fede, la situazione sembra  davvero da allarme rosso.
Certo, in questo momento non è pensabile che la nostra politica (non dico “il nostro governo”, visto che non ne abbiamo uno) si occupi di questi problemi, dato lo stato in cui versa il nostro Paese: ma quelli che riguardano i cani e gli animali in genere rischiano di diventare problemi sociali (che andranno a sommarsi a tutti gli altri) se non si interverrà prima possibile per mettere almeno un freno agli esempi più eclatanti di pessima gestione del fenomeno delle adozioni “viaggianti”.

NOTA: mentre stiamo per andare online ci arriva la notizia di altri due cuccioli morti a Genova a causa dei coccidi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l’affisso “di Ferranietta”) e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività).
E’ autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” ed è stata conduttrice del programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online.
Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC.
A settembre 2013, non resistendo al “richiamo della foresta” (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).
CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.