martedì , 21 novembre 2017
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Lo standard della… sciuralevrierista

di FRANCESCA BRUNELLO –  Ogni mattina, non importa in che parte di Italia, una sciuralevrerista si sveglia e sa che farà correre il suo levriero più veloce di tutti gli altri cani, facendo scattare il predatorio a tutti i presenti nel parco.
Ogni mattina, non importa in che parte di Italia, un levriero si sveglia e sa che correrà più veloce di tutti gli altri cani, perché se venisse preso, verrebbe travolto da una montagna e probabilmente si romperebbe in mille pezzi (oddio, proprio rompersi magari no… però sicuramente potrebbe prendersi qualche ammaccatura).
Morale: non importa che cane sei, tanto il levriero non lo prendi.

sciuralev3La sciuralevrierista è una categoria emergente tra le sciure: fino a pochi anni fa, infatti, all’area di sgambamento difficilmente si trovava questa razza (di cani) in mezzo a quelli di infostrada, temibili pitbull, minitoy e quei cani dello spot della carta igienica.
La sciuralevrierista è una figlia dei fior… ah, no: dei rescue!
Il 90% dei levrieri che si incontrano viene dalle perreras spagnole o dai rifugi irlandesi. E vorrei ben dire, chi è quel matto che vorrebbe mettersi in casa un cane che, senza un buon richiamo, non riesce più a recuperare?
Fino a poco tempo fa io avevo un’ idea piuttosto sfocata e confusa dei levrieri: sapevo che c’erano, che erano cani snelli e magrolini e che correvano veloci, stop.
Ora, grazie alla sciuralevrierista da parchetto, ho imparato che di levrieri ce ne sono un sacco di tipi diversi, e che hanno tutti nomi strani: dal Greyhound al whippet, al levriero afgano (tazi), persiano (Saluki), irlandese, scozzese (Deerhound) ungherese (Magyar Agar), polacco (chart polski), russo (Borzoi) e italiano… poi quello del Mali (Azawakh) e quello della steppa, senza dimenticare il Galgo… Insomma, se vuoi un levriero hai solo l’imbarazzo della scelta, come con le mogli per corrispondenza. Per fortuna di sciuralevrierista ce n’è una tipologia sola.

sciuralev4La sciuralevrierista, incerta se prendersi un cane o un gatto, si è presa un levriero, complice del dualismo intrinseco caratteristico della razza. Quando infatti il cane è in modalità “cane” corre, gioca e fa le feste. Quando è in modalità “gatto” invece diventa snob: si stende, diventa indipendente e fa lo sguardo da “tu plebeo… non rompere”.
Nota semiseria: in tutte le sciuralevrieriste che ho incontrato, ho avuto modo di apprezzare come a volte sia il proprietario ad entrare in empatia con il cane. Soprattutto in proprietari di levrieri adulti, che sono meno esuberanti. Se infatti il cane è in modalità “corro, gioco e mi diverto come un matto” anche il suo umano di riflesso si mostra decisamente più frizzante. Nei momenti in cui invece il quattrozampe si trova al parco in modalità “adesso mi sento un gatto e gli altri cani non sono degni di interagire con me” il suo bipede non si mostrerà solo più calmo, ma quasi indifferente alla fauna circostante. A volte il cambiamento è clamorosamente evidente, in altri giorni è quasi impercettibile e dura pochi minuti.
A differenza del suo quattrozampe, che con gli estranei si presenta piuttosto indifferente, di solito la sciuralevrierista è una persona simpatica e gradevole, felice di raccontarti di più sulla razza, a meno che tu non dica che non ti piacciano i suoi cani, o che peggio ancora siano “strani”, perché a quel punto di solito si trasforma in un rottweiler piuttosto incazzoso.

sciuralev1L’affermazione più ridicola che la sciuralevrierista si è sentita dire è: “eh a questi cani bisogna mettere la pettorina, che poi sa signorina, andrebbe sempre usata con tutti i cani, ma questi in particolare con il collare rischiano di rompersi il collo.”
La sciuralevrierista, come la maggior parte dei cinofili dotati di un minimo di cultura in questo campo, è munita di un’infinita riserva di pazienza, necessaria per la sopravvivenza, ma appena appena sufficiente per non perdere le staffe con le persone dalla cui bocca sente uscire frasi tipo:

  • “ma gli dai da mangiare?”: La poveretta ha anche provato a mettersi a dieta lei stessa (più volte) perché ha pensato “Mal comune, mezzo gaudio”, con scarsi risultati.
  • “Senti ma… ma perché proprio un levriero?”: la sciuralevrierista oramai ha diverse risposte pronte che vanno dal “perché mi piace” quando vuole tagliare corto al “il levriero è un cane di taglia media dalle origini antichissime…” E qui cita a memoria tutto lo standard quando vuole essere esplicativa.
  • “Ma tu ce l’hai il giardino?”: di solito a questa domanda la sciuralevrierista blocca l’interlocutore prima che dica…
  • “Perché questi cani devono correre tantissimo, vero?”

Ora, vaglielo tu a spiegare ai cinofili da strada che il levriero si, è selezionato per correre, ma che no, non deve farsi scoppiare il cuore bruciando 80 km al giorno. A dir la verità, quando la sciuralevrierista prova a spiegare che inizialmente il levriero è stato selezionato per la caccia, si ritrova coperta di sguardi increduli e anche un po’ di compassione, come se gli altri pensassero “ah ma questa è cretina, poveretta.. Non sa proprio nulla sul suo cane!”.
E allora la sciuramaria di turno torna a casa dal marito e dice “Mario, ma sai che ho incontrato un levriero oggi al parco? Si, ma la sua proprietaria è matta, lo tiene in appartamento e non lo fa correre.. Mario mi ascolti? Ha anche detto che il suo cane serve per la caccia! Che poi lo vedessi, Mario, è talmente magro che avevo paura che si rompesse!”

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