sabato , 18 novembre 2017
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Centripeta tu che centripeto anch’io

di VALERIA ROSSI – Lo ammetto già in partenza: sto per scrivere un articolo di utilità vicina allo zero assoluto.
Però non ne posso davvero più di leggere discussioni e addirittura scanni su qualcosa che non esiste.
Maddai… si può?
Negli ultimi due o tre giorni ho letto almeno tre diverse discussioni sulla centripetazione: pare che il termine sia stato usato da Angelo Vaira nel suo ultimo video per il Corriere (che non ho visto e quindi non commento) in modo “inappropriato”.
Ma il modo appropriato, quale sarebbe?
Difficile stabilirlo, direi, visto che il termine “centripetazione” non esiste.
Non c’è proprio nella lingua italiana.
Esiste la forza centripeta, esiste quella centrifuga, esiste la centrifugazione… ma la centripetazione no, non c’è. Non può esserci, perché la centrifugazione è un’operazione che sfrutta la forze centrifuga per separare dei materiali: mentre l’operazione opposta, ovvero quella di sfruttare la forza centripeta per unire dei materiali, non è fattibile. Insomma, nessuno mette in lavatrice dei vestiti puliti e un po’ di terra, sugo o erba e poi fa partire la “centripeta” per inzozzarli a dovere.
Da dov’è saltata fuori, dunque, ‘sta benedetta centripetazione in cinofilia?
Da Roberto Marchesini, che ha coniato un neologismo a suo uso e consumo, per definire (la spiego un po’ alla carlona, ma mi sembra di aver capito che il concetto di base è questo) l’attrazione reciproca tra cane e uomo… né più e né meno di quanto io abbia coniato il termine di “sciuramaria” per definire il neofita.
Sia “centripetazione” che “sciuramaria” sono ormai entrati nel comune lessico cinofilo… però non ho mai sentito nessuno, grazie al cielo, che si incazzasse perché qualcun altro usava “sciuramaria” a sproposito. E non ho mai sentito nessuno chiedersi se l’eccesso di sciuramarianesimo fosse lecito o potesse diventare deleterio.
Invece si litiga sull'”uso corretto” del termine centripetazione (sul blog di Vaira) e ci si chiede “se possa diventare lesiva per il cucciolo o se possa limitarne lo sviluppo mentale” (Francesco Polidori: discussione vecchia di cinque anni, ma riesumata in questi giorni, forse a seguito della prima).
Le conseguenze sono state imbarazzanti: da una parte sono stati cancellati dei commenti (da parte di colui che accusa gli altri di poca onestà intellettuale), dall’altra ci si è arrampicati sugli specchi per giustificare il fatto di aver detto tutto e il contrario di tutto, accampando come scusa il fatto che il dire che la centripetazione faceva male alla salute fosse stato “messo in linea con un falso concetto di “centripetazione”, che all’epoca – ricordo bene – veniva passato per “il cane deve sempre guardarmi”; il che non è vero”.
Ma come ci può essere un significato “vero” per una parola inesistente?
O parliamo di “quella che Marchesini definisce centripetazione” (e allora, sicuramente, non è vero che equivalga a farsi guardare dal cane), oppure parlare di “vero” e “falso”  (o di “uso superficiale del termine”, come è avvenuto nell’altra discussione) è un esercizio addirittura più sterile di questo articolo… che ho scritto solo per arrivare a questa conclusione forse altrettanto sterile, ma che spero inviti a qualche piccola riflessione:
ma con tutti i problemi gravissimi in cui si dibatte il mondo cinofilo moderno, vi sembra NORMALE perder tempo a discutere su un neologismo che alla Sciuramaria media (tiè, ce la infilo!) probabilmente fa pensare a una lavatrice che funziona male?
E per una volta sono stata benaltrista anch’io… ma quando ce vo’ ce vo’, ecco.
Fine articolo inutile.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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