di VALERIA ROSSI – “Il metodo gentile non si basa sulla gerarchia (io comando, tu obbedisci)”.
Così si legge sul sito di un noto campo di addestramento “gentile”.
Questo approccio è assolutamente scorretto e fuorviante, visto che gerarchia NON significa nulla di questo genere.
I rapporti gerarchici tra i canidi, purtroppo, sono stati studiati a fondo solo sul lupo: molto meno sul cane domestico, che in realtà è ancora “molto” lupino, ma non “completamente” lupino.
E soprattutto non lo è in ugual misura per tutte le razze.
Pensare che esista un solo concetto di “gerarchia” (per di più se lo si interpreta pure in modo sbagliato) è un errore gravissimo: così come lo è pensare che tutti i cani si possano trattare nello stesso modo (e se poi il metodo non funziona, allora si decreta che sono squilibrati e pericolosi).
In realtà il cane è un essere intelligente e senziente, che prova sentimenti di amore, antipatia, rabbia, paura ecc. ecc.
Ed è anche un animale sociale e fortemente gerarchico, perché tali sono quasi tutte le società: se non esistono uno o più capi, uno o più sottoposti e una serie infinita di “vie di mezzo”, nessuna società può funzionare. Neppure quella umana.
Perfino la nostra democrazia (o presunta tale) finisce per demandare le decisioni e la gestione della risorse a un gruppo ristretto di persone: altrimenti sarebbe il caos.
“Prendere decisioni”, però, non significa imporle e tantomeno imporle con la forza: questo è quello che fanno i tiranni, non i capi democratici (ovvero i “superiori gerarchici” intesi in senso umano).

leoamelieQuindi, punto primo: cerchiamo di capire che il cane, in un superiore gerarchico, non cerca un tiranno ma una figura autorevole, una guida, qualcuno di cui fidarsi e a cui potersi affidare. Qualcuno da stimare, non da temere.
Questo è il vero “capobranco”  (anche tra i lupi, ma ancor più tra i cani domestici) che ogni proprietario di cane dovrebbe sforzarsi di impersonare.
Quello che NON si deve mai fare è impersonare una figura tirannica (che viene temuta, ma non stimata e spesso neppure amata, per quanto il cane abbia a disposizione una riserva d’amore decisamente superiore a quella umana); così come, però, non si deve impersonare la figura della “tenera mammoletta” che chiede sempre e solo “per favore”, che rimpinza sempre e comunque il cane di cibo-premio anche quando fa semplicemente il suo dovere, che non dice mai un NO e tantomeno si permette di dare una sgridata.
Chiunque abbia allevato cani (e non si sia limitato a diventare cinofilo leggendo libri e seguendo stage) sa benissimo che in natura non funziona così.
Se il cucciolo fa troppo il furbetto, le sgridate gli arrivano eccome:  dalla mamma, da papà e anche dagli altri adulti del branco.
In qualche caso (abbastanza raro, perché i cani fanno molta più “scena” che fatti reali) arrivano anche le botte.

masticascarpaOra, poiché noi siamo esseri intelligenti e civili, con un’etica ben precisa, è corretto che ci sforziamo di fare tutto il possibile per non essere MAI violenti nei confronti del cane: anche perché, tra cani, le botte possono essere reciproche, ma tra cani e umani no.
Noi facciamo di tutto (giustamente!) per inibire la mordacità nel cucciolo ed assicurarci che non morda mai un umano e anche che non combini troppi danni in casa: ma una volta fatto questo, dobbiamo inibirci anche da soli.
Altrimenti il gioco sarebbe scorretto: “io te le suono, tu devi subire e star zitto”.
Eh, no. Troppo facile, troppo comodo.
Quindi, assolutamente al BANDO qualsiasi forma di violenza fisica.
Ma tutto questo, per i motivi esposti prima, non significa affatto “no alla gerarchia”. Tantomeno significa convincersi che le gerarchie, per il cane, non siano poi così  importanti.
Sarebbe folle, perché il cane tende sempre e comunque a scoprire quale sia la sua posizione gerarchica in famiglia: è una sua priorità, a volte gli interessa addirittura più del cibo e del sesso, che sono altri due suoi “chiodi fissi” (e di chi non lo sono?).
Ho letto recentemente su Facebook un post in cui si prendevano in giro i “metodi antidiluviani con cui si diceva al padrone di passare per primo dalle porte, di mangiare prima del cane, di non farlo salire sul letto e così via”.
Eppure questi “metodi antidiluviani” sono una trasposizione “umana” quasi letterale di quanto avviene in un branco canino.
Il capo gestisce la risorsa “cibo”; il capo non lascia entrare nessuno nella sua tana; il capo esplora per primo qualsiasi nuovo territorio.
Forse i cani non hanno ancora letto gli ultimi libri del “guru” gentilista di turno: bisognerà fornirglieli.
Per il momento, però, continuano a comportarsi così: e la loro società fila a meraviglia, mentre nella nostra sono sempre più frequenti i casi di aggressioni e morsicature, o più semplicemente quelli di famiglie che vogliono liberarsi del proprio cane perché “non ne fanno più i soldi”, insomma non riescono a gestirlo.
Chissà come mai?

domatoredicaniA forza di tacciare gli addestratori “non gentili” di essere dei bastardi violenti e picchiatori, insomma, i “guru” del gentilismo hanno creato una generazione di cinofili che non riesce a tenere sotto controllo cani che non siano labrador, golden o – proprio spingendosi all’estremo limite – border collies.
Quasi tutte le razze da utilità e difesa, con millenni di storia alle spalle, stanno sparendo dal panorama cinofilo perché troppi “gentilisti” (giocando al massacro nei confronti degli altri addestratori) sono riusciti ad imporre la loro concezione univoca: o il nostro metodo, o morte! Tutte le alternative al nostro metodo sono violente e chi non segue il nostro metodo è un domatore, se non un torturatore di cani!
Peccato che il metodo gentile (specie se applicato alla carlona, magari da “educatori cinofili” che si ritengono tali dopo aver seguito uno stage di tre giorni) non vada bene per tutti i cani.
Va sicuramente bene per tutti i cuccioli: ma con molti adulti – specie se appartenenti a razze dal carattere forte, selezionate da millenni per “avere” un carattere forte –  è difficilissimo da applicare. Tanto più quando  il proprietario è un neofita.
Se poi sono già stati commessi errori educativi in precedenza, può diventare addirittura impossibile utilizzare “solo” quel metodo.
Perché, allora, non si pensa ad abbinare il metodo giusto ad ogni soggetto?
Semplice: perché gli educatori  “gentili” (guai a chiamarli “addestratori”, come se fosse un insulto – un po’ come “comunisti” per Berlusconi! –  quando in realtà educazione e addestramento sono due cose diverse, applicabili ad età diverse e ad esigenze diverse) non vogliono e non possono ammettere che il loro metodo possa non funzionare su alcuni soggetti.
Quando non funziona preferiscono dare la colpa al cane, dargli dello squilibrato irreversibile. Arrivano (ho diverse testimonianze in tal senso) a consigliare l’eutanasia. Alla faccia del “gentilismo”.

rottweiler et chihuahuasCerchiamo, quindi, di fare chiarezza, stabilendo alcuni punti fermi:

a)    Il cane è un animale gerarchico. Su questo non ci piove, checché possa dire qualsiasi educatore o etologo dell’ultima ora;

b) da animale gerarchico, in cane è in cerca di un superiore, di un “capo” a cui affidarsi. Lo vuole, lo desidera, per lui è un’esigenza vitale che ci sia: e se non lo trova… ne prende il posto (o almeno ci prova);

c) essere un “superiore gerarchico” non significa affatto essere violento, né tantomeno avere un atteggiamento alla “io Tarzan, tu Jane”, “io capo indiscusso, tu servo che deve obbedire e tacere”. Chi pensa che gerarchia significhi questo, non ha capito un accidenti né di gerarchie, né di cani;

d) far capir al cane che siamo suoi superiori gerarchici significa dimostrargli che siamo affidabili, coerenti (concetto BASILARE per il cane), capaci di mantenere unito il branco (ovvero la famiglia) affidando ad ognuno un ruolo e delle responsabilità precise, con la massima gentilezza possibile quando si tratta di “insegnare e spiegare”, ma anche con una certa severità verso coloro che fanno i furbi e si sottraggono ai propri ruoli e responsabilità;

carezzae) il premio più ambito per il cane NON deve essere il bocconcino, ma l‘approvazione del suo superiore. In natura non vedrete mai un lupo (e neppure un cane) portare un pezzo di carne in premio a un suo collega che ha difeso egregiamente il territorio dall’aggressione di un predatore. Però vedrete, per esempio, un capo che permette ad un sottoposto di giocare con lui. In natura il gioco-premio esiste, il premio-bocconcino no. Questo non significa che non lo si debba/possa usare (specie quando il rapporto cane-uomo non è ancora consolidato, come avviene con i cuccioli o con cani che non siano i nostri): significa solo che il cane fa più fatica a considerarlo un vero e proprio “premio” inteso anche in senso “morale”. In altre parole, l’umano che premia sempre e solo a bocconcini finisce per essere considerato un dispensatore automatico di crocchette anziché una figura-guida da rispettare e stimare;

f) la gerarchia non può sostituire né sopravanzare l’amore e l’affetto. Un cane può essere sottomesso gerarchicamente con la violenza e quindi obbedire “a macchinetta”, ma non amerà il tiranno (e non “capo”) che lo minaccia costantemente, gli urla addosso e/o lo picchia.
Non  confondiamo e non umanizziamo: un cane trattato in questo modo potrà anche leccare le mani al padrone (in segno di sottomissione, non di affetto) e quando il padrone è in vena di giocare con lui lo farà (perché è fondamentalmente buono)… ma non sarà mai questo il cane che, vedendo il suo umano in pericolo, corre a cercare aiuto o sacrifica addirittura la sua vita per salvarlo.
I cani sono buoni,  non cretini. Se un padrone-tiranno finisce in un burrone, un cane tiranneggiato penserà “ben gli sta” e non andrà a chiamare proprio nessuno.

complicitaConcludendo: quello che dobbiamo ottenere, per un corretto rapporto con il cane, è che lui ci ami, ci rispetti (non “ci tema”, che è cosa ben diversa) e ci stimi.
Questo si ottiene con un giusto mix tra collaborazione, lavoro, gioco, dimostrazioni di affetto e superiorità gerarchica manifestata in modo sereno, senza “rammollimenti” ma anche senza cedimenti, con coerenza assoluta e affrontando con intelligenza tutte le “verifiche” a cui il cane ci sottoporrà periodicamente.
Indispensabile, infine, saper capire i messaggi che il cane ci invia e soprattutto riuscire a identificare il suo grado di sensibilità e la sua capacità di provare sentimenti: cose che non sono uguali per tutti i cani e neppure per tutti i soggetti all’interno di una stessa razza, anche se una razza manifesterà certe “tendenze” comuni.
Ogni cane, però, è soprattutto un individuo: così come lo è ogni uomo. Conoscersi reciprocamente è l’unico modo per arrivare a capirsi, e capirsi è l’unico modo per impostare un rapporto corretto… che però sarà sempre “unico” e che va studiato ed applicato al singolo binomio.

NON ESISTE un “metodo universale” per l’educazione canina, così come non esiste un metodo universale per far funzionare un matrimonio o un rapporto genitori-figli.

Se non riusciamo a capire almeno questo, sarebbe meglio che evitassimo anche solo di dare consigli cinofili: altro che scrivere libri o tenere stage.

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65 Commenti

  1. Cosa c’è veramente dentro la testa di un cane?
    Quello gerarchico e’ un modello interpretativo, che come tutti i modelli ha un raggio di validità di applicazione (ad esempio i modelli per le previsioni meteo)

    L’errore che si fa frequentemente e’ considerare il modello gerarchico come spiegazione di tutto, forzandolo su scenari dove non c’entra per nulla.
    Le risposte ottenute sono quindi fuorvianti, rischiando di portare ad azioni o comportamenti correttivi che alterano gli equilibri o peggiorano una situazione

    Sbaglio?

    Kisses

    • @McZook: tra il considerare il modello gerarchico come “spiegazione di tutto”, forzandolo anche dove non c’entra, e negare che esista un modello gerarchico, ci sono un’infinità di sfumature di grigio che alla fin fine compongono quello che dovrebbe essere il “buon senso cinofilo”: ovvero, si dovrebbe considerare che la gerarchia è una priorità fortissima per il cane, ma non l’UNICA cosa a cui pensa costantemente (anche se spesso ci pensa, specie quando i rapporti gerarchici con gli umani non sono abbastanza ben definiti).
      Per quanto risulta a me, tenere presente la gerarchia quando si lavora col cane non è mai “troppo” fuorviante (a meno che non ci si fissi… tipo pensare che il cane si gratta perché ha un conflitto gerarchico! E giuro, ho sentito anche questa…), mentre illudersi che non esistano le gerarchie nella mente del cane è SEMPRE molto fuorviante.
      Sinceramente, sono un po’ stufa di sentir dire “il mio cane dorme nel letto perché le gerarchie son tutte cazzate”…e poi, dopo un annetto, sentire la stessa persona che si lamenta “Il mio cane mi ringhia, ho paura, lo voglio dar via”.
      Il cane nel letto ci può stare, certo: DOPO che i rapporti gerarchici sono stati ben chiariti.
      I miei ci son sempre saliti, per esempio, ma come una concessione che la “capa” faceva all’inferiore gerarchico, e non viceversa.
      Non sono tanto d’accordo sul “raggio di validità di applicazione”: la gerarchia si deve stabilire a priori, poi viene tutto il resto. Il che non significa che la gerarchia “sia” tutto il resto.

    • ti sbagli. gerarchia significa proprio imporre le decisioni, indipendentemente dall’oragnaizzazione sociale presente (democrazia, dittatura, oligarchia ecc.). in ogni organizzazione gerarchica dove c’è chi decide e chi pur non essendo daccordo deve sottostare alla descisione presa c’è sempre uno sfruttato e uno sfruttatore.

      L’opposto della gererchia è l’anarchia (non nel senso purtroppo comunemente usato, anche da te, di caos. ma nel senso di modello organizzativo sociale).
      in una società che si basa su principi anarchici il rapporto sociale non è diviso tra chi decide e chi ubbidisce ma si bana sulla sintesi ovvero prendere decisioni insieme, senza capi che decidano per se e per gli altri, e in base a principi condivisi da ognuno/a che dovrà rispettare l’ordinamento che ci si da.

      salud!

      • Certo che significa imporre le decisioni! Ma voglio ben vedere! L’alternativa quale sarebbe? Aprire ogni volta un tavolo di confronto col cane e dialogare fino a decidere insieme se deve tornare o no al richiamo?
        Quello che io continuo a ripetere da una VITA è che le decisioni NON vanno imposte né con la forza, né con la violenza: ma vanno imposte sì. Altrimenti dovremmo dare il guinzaglio in mano al cane e metterci noi il collare (anzi, la pettorina, che è più di moda).
        Sull’anarchia hai ragione, a volte uso il termine nel senso più popolare (e sbagliato) di “ognuno si fa i cavoli suoi”. Però qui si parla di cinofilia, non di politica…quindi mettersi lì a spiegare che cosa dovrebbe essere in realtà l’anarchia (e te lo dice una che si è sempre definita anarchica…fino ad arrivare alla conclusione che l’anarchia fosse un’utopia irrealizzabile. Come la democrazia, peraltro) forse sarebbe un po’ eccessivo. Però prometto che d’ora in poi starò più attenta all’utilizzo improprio del termine.

      • Con gli animali non si può vivere in anarchia
        (teoria che invece vorrei fosse applicata per gli umani: il caos c’è già da millenni e proprio per colpa del suo opposto, ovvero della gerarchia tramite la quale poche persone vogliono comandare e per farlo sono disposte a tutto, e chi invece già comanda è disposto a sua volta a tutto per per mantenere il potere, far rispettare le sue idee/leggi o conquistare altri territori, mentre in anarchia le persone vengono considerate tutte uguali, non c’è proprietà privata, quindi niente lotte di potere e conquista)
        perché se non ti vedono come guida-capo-faro, loro prenderanno il sopravvento e diventando viziato c’è il rischio che, come già scritto dall’autrice, ti ringhieranno dietro o peggio, pensando che tutto gli sia dovuto e che tutto sia loro. Sono intelligenti, ma non a tal punto da immaginare una società o anche solo un rapporto anarchico-simbiotico o chiamalo come vuoi, tipo alla pari. Uno di voi due (o tre o quattro..) deve essere su un gradino superiore, d’altronde sei tu ad aver scelto di prendere il cane, sei tu che lo mantiene, allora non si capisce perché lui dovrebbe comandare e mandarti nei casini distruggendoti casa o mordendo le persone in giro a casaccio.
        Ovviamente penso che dipenda anche dal tipo-razza-incrocio di cane che hai preso e se ti ama alla follia come il mio ama me, mio che però è un lupoide per cui se mi abbaia col cavolo che lo accontento. Tanto per dirne una.
        Se per gerarchia tra cane e uomo si intende dare dei comandi per farglieli eseguire subito o quasi, e se soprattutto si intende il mostrarsi ed essere delle guide intoccabili, non perché prepotenti e/o violente, ma perché sagge e autorevoli (non autoritarie), che cioè prendono decisioni ferme e non viziano il cane e che ogni qualvolta il cane fa qualcosa che non va lo sgridano (senza botte), allora sono a favore della gerarchia.

  2. Non mi sono spiegato benissimo a proposito delle condizioni al contorno.
    Sul fatto che la gerarchia sia fondamentale, non sono così sicuro: bisognerebbe riuscire a distinguere sempre ed esattamente quali sono i conflitti gerarchici e quelli competitivi.

    Che poi al proprietario neofita si diano regole base, ci può stare … Ma nel mio caso, non mi accontento 🙂

  3. Alcuni esempi (vita vissuta)
    1)cane che si rigira su proprietaria che vuol mettergli la museruola per curargli una otite dolorosissima: il cane e’ dominante
    2) cane che salta e da spallate per invitare al gioco il proprietario: il cane ti usa come un giocattolo
    3) cucciola di 5 mesi che snappa in faccia alla mia adulta che pacifica per rilassarla: la mia e’ sottomessa

  4. Il modello interpretativo basato sulla dominanza ormai ha ben poco riscontro in ambito scientifico. I più importanti studiosi a livello internazionale non parlano affatto di gerarchia nel rapporto uomo-cane. Il comportamento del cane può essere opportunamente spiegato in termini di teoria dell’apprendimento.
    Il metodo gentile viene descritto spesso erroneamente (e purtroppo anche in questo articolo) come il metodo del bocconcino. In realtà essere in grado di modificare il comportamento del cane senza utilizzare la coercizione richiede la conoscenza dei principi scientifici dell’apprendimento, l’etologia e il linguaggio del cane, nonchè la capacità di applicare queste conoscenza in termini operativi. Non è vero che una metodologia di questo tipo, che escluda strumenti e metodi coercitivi, funziona solo con cani dalla debole personalità. Nella maniera più assoluta.

    Certamente esistono cani forti che usano la propria forza per gestire la situazione, e a maggior ragione questi cani devono imparare che l’uso della forza non è una strategia utile ad ottenere un vantaggio. E per ottenere questo non abbiamo alcun bisogno di mostrarci più forti..nè di mangiare prima o passare prima dalle porte. La cosa realmente importante è la capacità del proprietario di promuovere un comportamento collaborativo, insegnando al cane che l’autocontrollo e la collaborazione gli comporta dei vantaggi.
    Nell’articolo si dice che nessun lupo porta un pezzo di carne per premiare un suo conspecifico..Aggiungerei che nessun lupo chiede ad un suo simile il “seduto” o una condotta rimproverandolo se disobbedisce!
    Sostenete che l’utilizzo del premio in cibo non è naturale mentre lo è la punizione.
    Non sono d’accordo. Nei cani i comportamenti aggressivi e di imposizione rientrano nel sistema di comunicazione della specie. Comunicano uno stato emotivo e un’intenzione. La madre che ringhia se il cucciolo si avvicina al suo osso, sta dando al cucciolo un’informazione sociale legata al possesso. Se il piccolo si avvicina e viene sorpreso da una minaccia di morso, imparerà a prevedere che in caso di segnali come il ringhio e lo sguardo duro è preferibile mantenere le distanze. Tutto questo ha a che fare con la comunicazione, esigenza biologica di una specie sociale come il cane.
    Trasporre tutto questo in ambito educativo è piuttosto ardito e fuorviante.
    In educazione e in addestramento al cane vengono insegnati comportamenti che non hanno alcuna rilevanza biologica. Seduto, terra, piede, resta etc. non hanno significato per il cane se non quando vengono associati a qualcosa di positivo, (o purtroppo di negativo). Utilizzare la coercizione in questo caso porta solo ad un aumento del livello di stress e ostacola la capacità di apprendere. Non è molto difficile riconoscere i segnali di stress in un cane lavorato in coercizione..
    Tornando per un attimo all’educazione.. sgridare un cane perchè rosicchia una scarpa non ha alcun senso per il cane. Avete mai visto una cagna sgridare un cucciolo in una tale circostanza?
    Ci sono diverse opzioni alternative da poter usare nella vita quotidiana che non prevedono l’utilizzo dell’inibizione e della paura. Il cane impara e meglio.

    Sgridare il cane, punirlo quuando fa qualcosa che non ci piace, il più delle volte non risolve la situazione e il cane continua a reiterare il comportamento. Può sembrare una strategia utile perchè non si conoscono altre strade e sembra avere un’effetto nell’immediato dato che il cane a volte interrompe il comportamento e si arrende per evitare conflitti. Evitare conflitti è una delle priorità del cane, non tramare alle nostre spalle per la conquista del mondo.

    Una resa da parte del cane viene interpretata come un successo da molti proprietari, e purtroppo anche da molti addestratori.
    Per me è una triste sconfitta.

    • La teoria dell’apprendimento e la gerarchia sono due cose diverse che dovrebbero essere tenute entrambe in considerazione: escluderne una per convalidare l’altra è – a mio personalissimo avviso – una deviazione tutta “umana” (anzi, tutta umanamente ipocrita).
      E’ vero che al cane in natura nessuno chiede di fare un “seduto” (la condotta invece sì! Chiunque abbia allevato ha visto le mamme portare i figli in condotta… o quasi!), ma un conto è quello che noi mettiamo “in più” rispetto a ciò che il cane conosce già, e un conto è ciò che vogliamo (o vorremmo) “sostituire” ai comportamenti naturali del cane.
      Il metodo gentile non è “il metodo del bocconcino”: io ho solo detto che, purtroppo, viene spesso interpretato come tale dai proprietari. Ho anche detto che è un metodo molto valido (UNO dei molti metodi validi), ma che è difficile da capire per il profano.
      In poche parole: ho visto centinaia di cani rovinati non “dal metodo gentile”, ma da umani che non avevano capito un accidenti del metodo gentile e che quindi lo applicavano a capocchia, con risultati a volte decisamente tragici.
      Non ho neppure mai detto che il metodo gentile funzioni solo con i cani “mollaccioni”: di sicuro funziona con tutti i cuccioli, e se è applicato correttamente (siam sempre lì) può funzionare anche con adulti difficili e “supertosti”: ma ci vuole il triplo del tempo, specie se il cane ha ormai deciso di essere il superiore gerarchico del suo umano.
      Quindi, per quale caspita di motivo bisogna rischiare che il proprietario vada in crisi e decida di liberarsi del cane, solo perché ci si vuole ostinare a tutti i costi a negare l’esistenza delle gerarchie?
      “I più importanti studiosi” (più importanti secondo chi? 🙂 ) possono dire cose esattissime, ma noi non lavoriamo solo con i cani (magari!): lavoriamo anche con gli umani, e quasi sempre con umani che del cane sanno giusto che ha quattro zampe. MOLTO spesso con umani che, del metodo gentile, capiscono giusto il concetto del bocconcino.
      Trovo che sia un assurdo spreco di tempo, di energie e di soldi (loro) voler utilizzare un unico metodo al mondo, anche quando ci si trova di fronte a difficoltà oggettive (di solito legate agli umani più che al cane).
      Anni fa ho letto di una nota educatrice gentilista che si vantava di essere riuscita a far sedere un cane in TRE MESI con l’uso del clicker. Wow.
      Normalmente il “seduto” viene recepito in un paio di sedute da qualsiasi cane al mondo. Ha senso impiegare tre mesi per raggiungere lo stesso risultato, solo perché si vuole dimostrare che il clicker funziona sempre e comunque? Secondo me, no. E’ quasi una forma di “maltrattamento”.
      Ogni cane va preso per quello che è, per le esperienze che ha avuto, per le reazioni che ha… e soprattutto per gli umani che ha.
      C’è quello con cui il metodo gentile funziona alla perfezione e quello con cui non funzionerà mai: ma questo vale per qualsiasi altro metodo. Provate a insegnare qualsiasi cosa a un pit bull con metodi violenti: si chiuderà in se stesso fino a diventare una specie di cane “autistico”. Con la tempra che si ritrova, lo si può uccidere prima di ottenere una “resa”.
      Io non ce l’ho con il metodo gentile (mentre ce l’ho, e tanto, con i metodi violenti e da macellai): però l’estremizzazione del “gentilismo”, specie quando arriva a negare l’evidenza (per esempio l’importanza della gerarchia per qualsiasi cane), mi sembra una forzatura che fa solo il male del cane.
      E concludo: una resa può essere una sconfitta, ma la sconfitta peggiore in assoluto, per me, è dover dire a una persona che il suo cane “è da sopprimere”.
      Infatti non ‘ho mai detto in vita mia: mentre, purtroppo, posso portare decine di testimonianze di persone a cui questo verdetto è stato detto proprio da “gentilisti”.
      E credo che non ci sia cosa più orrenda al mondo di questo concetto: “Se con te non funziona come dico io, significa che bisogna ammazzarti”.
      Scusami, ma lo trovo assolutamente aberrante.

  5. Bel discorso Vale, ma ci trovo un sacco di punti deboli 🙂

    Ad ogni modo sono d’accordo che per un branco di lupi ( o di canidi selvatici) la gerarchia sia molto importanti, perché essendo predatori sociali tutti omogenei, la gerarchia e’ necessaria per la suddivisione dei compiti

    Ma cosa ha in comune un branco di lupi con un branco familiare formato da un lupo cecoslovacco, un beagle, un border collie ed un maltese?
    Il beagle sara’ concentrato sulle tracce, il border alla pallina o a lavorarsi gli altri cani del branco, il maltese alle attenzioni del proprietario …

    • Rispondo a entrambi in una botta sola 🙂
      McZook, un branco di lupi ha parecchio (non tutto) in comune con un branco familiare.. sempre che ai cani del branco familiare sia permesso di comportarsi da “cani”!
      Certamente se i cani vivono in kennel, se come unico riferimento al mondo hanno l’umano (o peggio, la pallina! Sai quanto detesto i cani pallinodipendenti, vero?), se non interagiscono ma semplicemente “si incontrano” in tanto in tanto, non saranno più per nulla lupini. Ma neanche “canini”, purtroppo.
      Poi uno è liberissimo di amare anche il cane “umanizzato”, che pensa solo alla pallina o alle coccole: però non è un cane naturale. Già il fatto che tu dica che “il border collie sarà concentrato sulla pallina” mi fa venire una lacrimuccia. Almeno avessi detto “sulle pecore”… 🙂

      Justin: parto dal fondo: io non ho mai parlato di un cane che “non si sedeva”, ma di un cane che “non si sedeva a comando col clicker”! Quindi tutto il discorso che hai fatto è fuori tema.
      Io parlavo di educatori che, siccome amano il clicker, insistono fino alla morte col clicker solo per dimostrare che funziona, anche con cani che non lo digeriscono.
      Perché maltrattamento? Perché un cane a cui magari dà fastidio il rumore “clic clac” deve sorbirsi uno stress assolutamente inutile solo perché l’educatore si è fissato su quel metodo, quando con una pallina in mano magari avrebbe imparato in tre giorni.
      Questi non sono “i tempi del cane”: sono i tempi di una persona fissata col metodo X, che non si abbassa a provare il metodo Y perché non rientra nei SUOI canoni, e non certo in quelli del cane! E non credere che siano casi rari… anzi! Ovviamente vale anche al contrario: ci sono educatori che non userebbero un clicker neanche sotto tortura. Altrettanto cretini, perché ci sono cani con cui il clicker “è” effettivamente lo strumento più indicato.
      Per quanto riguarda la gerarchia, il fatto che a te evochi “l’immagine di una persona che si impone in qualche modo attraverso la forza” significa, scusami, che hai subito un bel lavaggio del cervello e che quindi non riesci a guardare la cosa dal punto di vista corretto. Però è un problema tuo, che dovresti sforzarti di superare: perché la gerarchia con la forza non ha niente a che vedere. Semmai col rispetto, ma mai con la forza.

      Secondo punto: scusa, ma quanti secoli hai? 🙂
      Quando mai sono esistiti tempi in cui “gli unici metodi erano quelli violenti?”
      I metodi violenti sono esistiti ed esistono tuttora: ma sono SEMPRE esistite anche le alternative. Io ho 58 anni, ho cominciato a lavorare con i cani a 18 e non ho mai usato metodi violenti in vita mia. Ovviamente me li hanno proposti, ma ho sempre risposto “quello lo fai a tua sorella”. E nonostante questo, qualche garetta ai miei tempi l’ho pure vinta.
      Quindi, di che stiamo parlando? Se tu hai fatto violenza sui tuoi cani sei stata TU a scegliere di farla: non è questione di “tempi” antichi o moderni.
      Son contenta che tu abbia cambiato idea, ma se pensi che l’unica alternativa alla violenza sia rifiutare il concetto di gerarchia, sei fuori strada. Punto.

      Infine: i cani non collaborano nella caccia? MA IN CHE FILM? A parte il fatto che inizi dicendo che lupi e cani sono diversissimi e poi parli per venti righe dei lupi… sarà che io ho allevato cani molto primitivi (siberian husky: ma giuro che erano cani, non lupi)… ma perdiana, se collaboravano!
      E te lo possono spiegare molto bene tutti i pastori che hanno avuto la (s)ventura di incrociare i miei cani con le loro greggi.
      Lo stesso dicasi per l’allevamento della prole: in che senso “non collaborano”? Una sorella di una mia cagna, quando lei si è ammalata dopo una cucciolata, si è fatta venire il latte ed ha allattato i cuccioli fino allo svezzamento. E attenzio’….quello era un pastore tedesco, non un husky. Tutti i miei maschi hanno sempre fatto da padre a tutti i cuccioli, loro e altrui, di qualsiasi razza. Forse non ho capito cosa intendi con “collaborazione”: se era qualcosa di diverso da questo, dimmelo.
      Però… sarà che i miei cani hanno sempre vissuto “da cani”, ovvero facendo molta vita di branco: ma io li ho sempre visti collaborare, eccome.
      Forse non collaborano i “cani da kennel”: questo non te lo so dire, perché non mi interessa proprio sapere come vivono quei poveretti 🙁

      • Salve a tutti.
        Perdona ma il discorso di Justin sul clicker era invece corretto.
        Dici “io non ho mai parlato di un cane che “non si sedeva”, ma di un cane che “non si sedeva a comando col clicker” ma questa è una contraddizione in termini. PARLIAMO DI CORRETTO USO DEL CLICKER. Pare ovvio che il cane non si sedesse nemmeno senza clicker e quindi è plausibile pensare ad un problema sottostante. Per il principio di utilizzo del clicker il suono viene emesso ad azione corretta ottenuta(o approssimazioni corrette) quindi se richiedendo il comando il cane non si siede, il clicker non viene azionato. Il clicker non è uno strumento di richiesta (telecomando) ma uno strumento che si aziona a comportamento avvenuto. Se il cane avesse saputo/voluto sedersi alla richiesta varbale o gestuale lo avrebbe fatto e solo a quel punto si avrebbe avuto il suono di conferma. Spesse volte imprecisioni del genere vengono dette da chi non ha ben chiaro l’utilizzo del clicker. Il discorso di Justin non è affatto fuori tema. Forse avevi estrapolato una frase della nota gentilista senza approfondire il contesto o la situazione specifica. ciao

        • @Kaspian: no, non è ovvio per nulla che non si sedesse neanche senza clicker… solo che, se riportassi tutta la storia, si capirebbe chi è la persona interessata e non mi piace parlare dietro a chi magari non mi legge e quindi non può discutere la cosa.
          Quindi è meglio che lasciamo perdere questa discussione.

        • Ma la gerarchia e’ di destra o di sinistra? 🙂

          Io farei un esempio che con i massimi sistemi mi trovo male (facevo schifo in filosofia)
          Siccome in matematica, fisica ed elettronica me la cavo benino, procedo con un metodo differente

          ho il solito cane casalingo con il solito problemino comportamentale.
          Statisticamente so che se gli do delle regole (“lo faccio lavorare”) tende a migliorare

          Tra queste due affermazioni ho una scatola nera dove alloggio il mio modello che per essere buono deve poter spiegare il fenomeno e poter astrarre

          Il gerarchista (gerarca mi pareva brutto) dice: il cane e’ migliorato perche’ ha trovato il suo posto nel branco
          Il non-gerarchista può dire: il cane era scaglionato ed il lavoro gli ha permesso di scaricare l’eccesso di energia psicofisica (con l’attenzione o producendo adrenalina, pacificando, al variare dei metodi)

          Entrambe sono ottime spiegazioni

          Ora il cane torna a fare il cane da divano e statisticamente i problemi ricompaiono ( magari in forme differenti)
          Il “non” dirà perché e’ tornato ad annoiarsi (condividiamo tutti che siano predatori sociali), il primo che il proprietario non esercitando più la sua figura di leader lasci al cane il dovere di mettere in gioco nuovamente la leadership

          Tra le 2, trovo la seconda più una forzatura, perché IMHO un cane che fa così e’ perché non c’ha un cactus di meglio da fare, ma allora ricadiamo nell’altro caso (concordiamo tutti, oltretutto, che un cane stanco e’ generalmente un cane felice)

          Ci sono molti altri esempi come questi e quotidianamente a me capita di ridurre sempre di più il numero di quelli dove e’ necessaria l’interpretazione gerarchica

          • @McZook: come dici tu, entrambe sono spiegazioni accettabilissime: e probabilmente valgono entrambe, perché l’una non esclude affatto l’altra.
            Io rifiuto di incasellare sempre e solo i comportamenti in “casella da gerarchista” (ma che termine bruttobruttobrutto!) o “casella da gentilista”.
            E’, scusa il termine, ‘na bella strunzata!
            Nel tuo esempio, un cane che ha trovato il suo posto nel branco può benissimo annoiarsi e rompersi le palle e quindi manifestare un problema comportamentale. Un umano che si sforza di capire il suo cane e di dargli il meglio si chiederà se il cane non stia facendo il furbino perché pensa di essere salito troppo gerarchicamente: se è in grado di darsi una sicura risposta negativa, non è che debba dire “ah, vabbe’, allora lasciamo tutto come sta, l’importante è che il capo sia io”. Sarebbe un imbecille.
            Anche se il capo è lui, se il cane si annoia deve dargli modo di sfogare l’energia psicofisica.
            Allo stesso modo, se un cane l’energia già la sfoga e la strasfoga, ma manifesta lo stesso il problema, bisogna chiedersi se non ci sia un conflitto gerarchico in atto: non basta dire “vabbe’, ma corre, lavora, si sfoga, quindi è tutto ok”.
            Un’apertura mentale che coinvolga tutti i punti di vista e tutte le possibilità mi sembra sempre un po’ più intelligente della “casellina” fissa. Anche perché “i cani” non sono quelli “scritti sui libri” (nè di Valeria Rossi, né nel mega-guru-galattico): sono individui con la loro testa, la loro personalità, i loro sentimenti. Ogni volta che tentiamo di “incasellarne” uno, facciamo un casino.
            Però è anche vero che ci sono linee uguali e/o valide per tutti: il bisogno di sfogare le energie psicofisiche sicuramente è una di queste. Il fatto che il cane sia un animale sociale e gerarchico è un’altra.

  6. Condivido il discorso di McZook.
    Non si possono in alcun modo fare paragoni tra canidi selvatici e cani domestici. Lupi e cani domestici differiscono sensibilmente. I lupi collaborano nella caccia, nella difesa del territorio e nell’allevamento della prole. La visione classica del branco come un insieme di individui adulti in competizione per il rango è stata ormai superata dagli studi condotti su branchi naturali. I vecchi studi riguardavano branchi di lupi captivi. E da questi è nato il mito del capobranco..
    Come il biologo David Mech ha evidenziato la coppia alfa non è altro che la coppia riproduttrice, gli scontri gerarchici all’interno del gruppo sono rari poichè i giovani una volta raggiunta la maturità sessuale si allontanano e ciò permette di evitare i conflitti.
    Studi sui lupi in cattività (Lockwood 1979) pur riscontrando gli scontri agonistici solitamente ricondotti alla necessità di stabilire una gerarchia, hanno evidenziato la tendenza di certi lupi a mantenersi ai margini dei recinti. Segno che avrebbero preferito allontanarsi. La composizione del gruppo poteva non essere quindi quella che si sarebbe stabilita in condizioni naturali. Altro che desiderio di gerarchia..

    I cani non collaborano nella caccia e nell’allevamento della prole, come hanno evidenziato gli studi sui cani ferali. Non stabiliscono una gerarchia lineare basata sul rango. I rapporti gerarchici nei cani domestici possono cambiare nei diversi contesti in relazione all’importanza che assume una particolare risorsa per il soggetto. Un cane può avere una gestione assoluta del cibo e rinunciare a competere per un giocattolo. Cambia il valore della risorsa e di conseguenza anche il comportamento nei confronti dell’altro. Le esperienze precedenti inoltre influenzano il comportamento successivo in situazioni simili (teoria dell’apprendimento).

    In un gruppo è normale che i cani testino vicendevolmente la propria forza, ed è normale che cani dalla forte personalità siano portati a controllare lo spazio fisico e sociale. In ambiente domestico una situazione di questo tipo deve essere assolutamente gestita da una persona che tuteli il benessere di tutti.
    Quello che non è normale è che noi ci comportiamo in questo modo con i cani!! I cani che inibiscono le iniziative dei propri simili,che tagliano le traiettorie verso il cibo, o verso il proprietario non hanno alcuna intenzione di stabilire un legame affettivo con l’altro, non stabiliscono una relazione cooperativa. Si comportano da dominanti, non da leader. Esercitano pressione fisica e psicologica, non guidano il gruppo tutelandolo e cooperando per garantirne la sopravvivenza. Avendone la possibilità un cane “braccato” in questo modo se ne va..Non sono pochi i cani di famiglia completamente inibiti da cani prepotenti che se ne stanno in disparte evitando qualsiasi iniziativa pur di evitare un conflitto. Questa non è subordinazione, è disperazione.

    Per come concepisco il rapporto con il cane, la gerarchia (se così vogliamo chiamarla..io non uso mai questo termine in quanto evoca l’immagine di una persona che si impone in qualche modo attraverso la forza), per me esiste solo in termini di gestione delle risorse, presa dell’iniziativa e di non dare nulla gratis.
    Non potrei mai usare violenza su un cane. Cosa che ho fatto nei primi anni nel mondo cinofilo quando gli unici metodi erano questi. Ora per me uno strattone deliberato (anche senza collare a strozzo) è violenza, e una sgridata è un’aggressione sociale. Posso sicuramente utilizzare la voce in modo assertivo e la prossemica se il cane ha un comportamento maleducato (e per comportamento maleducato mi riferisco all’etichetta canina, non umana!). Non sgrido mai un cane se non si siede a comando, se non viene al richiamo o se rosicchia una sedia. E in generale cerco sempre di evitare i conflitti, se possibile. Il metodo gentile (non amo definirlo in questo modo ma per capirci) ha la prerogativa di togliere la responsabilità al cane. Se il cane non esegue una richiesta dobbiamo semplicemente lavorarci di più, o meglio. Tu dici che spesso ci ritroviamo con proprietari che spesso applicano male i metodi..è vero, ma l’alternativa a lavorare male, per me è lavorare bene, e non utilizzare un metodo più comodo per il proprietario e meno rispettoso per il cane.
    Purtroppo i cani “figli” di proprietari ed educatori coercitivi li vedo. ho una collega che ha dei cani sicuramente impeccabili ad un’occhio inesperto..Peccato che quando la proprietaria (educatrice cinofila) si avvicina loro semplicemente camminando esibiscano immediatamente segnali di pacificazione, abbassando lo sguardo, o voltandolo, leccandosi il naso, rallentando i movimenti, appiattendo le orecchie sulla testa.
    I miei cani non lo fanno, sono aperti, solari, sono in grado di controllare e di interrompere il loro comportamento pur non avendo mai dovuto intervenire duramente. Certo hanno le loro caratteristiche, non sono perfetti in ogni circostanza (dipende da come e quanto ci ho lavorato)..ma un bravo educatore a mio parere non è quello in grado di far fare la condotta perfetta al cane in tutte le situazioni fregandosene del suo stato emotivo. Essere un bravo educatore significa saper dare innanzitutto buone informazioni, comprendere e comunicare in modo efficace, riconoscere le peculiarità e anche i limiti del proprio cane.
    Ho conosciuto persone passate per centri di addestramento classici, se così vogliamo chiamarli, uscirne con cani emotivamente devastati..Proprietari che seguivano alla lettera tutte le regole del bravo capobranco e nonostante ciò i cani erano un disastro. La realtà è che è molto semplice incasellare in poche e semplici regole ciò che in realtà è molto complesso come il rapporto tra uomo e animale.
    E’ più economico strattonare un cane ogni volta che tira piuttosto che chiedersi perchè tira e come fare affinchè sia in grado di fare di meglio in quella situazione..Più semplice però non significa più efficace, nè tanto meno più rapido.
    Se ci vogliono 3 mesi per far fare un seduto ad un cane, io mi chiederei quali problemi possa avere per cui scelga di stare in piedi per tre mesi!
    Ho avuto alcuni cani con questo problema..e sai perchè non si sedevano? Per insicurezza, ansia.
    Cani insicuri possono trovare pericoloso sedersi, assumere una posizione in qualche modo più vulnerabile. E’ molto più facile poter scappare se si è già in piedi sulle 4 zampe. Ma a me non interessa che il cane si sieda, non me ne frega niente. Mi interessa eventualmente che sia in grado di scegliere di sedersi. A che mi serve che un cane si sieda perchè l’ho obbligato io??..mah
    I cani che ti ho citato, hanno tutti imparato a sedersi (in molto meno di tre mesi!!) nonappena si sono resi conto che non avevano motivo di preoccuparsi. Non so come sia possibile considerare l’attesa dei tempi del cane un maltrattamento.

  7. Scusami Valeria ma questa tua affermazione mi lascia un po’ perplesso:
    “io non ho mai parlato di un cane che “non si sedeva”, ma di un cane che “non si sedeva a comando col clicker”!”
    Se conosci i principi del clicker training saprai che il click non è altro che un marker acustico e il marker SEGUE sempre il comportamento. Quindi com’è possibile che il cane non si sieda al comando col clicker? Un’affermazione del genere non ha senso. Se dai un comando al cane si presume che tu glielo abbia insegnato e che il cane sia in grado di esibire il comportamento. Il click arriva una volta eseguito il comportamento che vuoi rinforzare… niente comportamento = niente click.
    Anche volendo lavorare in shaping, e sinceramente mi è difficile immaginarlo per un seduto, il click segue sempre e comunque il comportamento. E’ chiaro che il rumore del clicker non deve infastidire il cane altrimenti somministri una punizione anziché un rinforzo positivo, ma un bravo clicker trainer non commette errori di questo tipo… Probabilmente il problema da te citato aveva motivazioni diverse. Difficile fare ipotesi partendo da un aneddoto .
    Ti preoccupi dello stress provocato dal clicker e non di quello derivante dal collare a strozzo??? Vorrei chiedere ai cani se preferiscono un click o una bella strattonata con un cappio metallico….
    Per quanto riguarda il concetto di gerarchia, so bene cosa significa. Nessuno mi ha fatto il lavaggio del cervello, anche perché sono abituato a ragionare con la mia testa. I termini non sono solo delle sterili etichette ma evocano delle rappresentazioni mentali. Così come il NO è associato all’inibizione, e il COMANDO alla disciplina, così i termini GERARCHIA/DOMINANZA/CAPOBRANCO evocano rappresentazioni legate al controllo, alla forza, alla necessità di dimostrare chi comanda.
    La gerarchia di dominanza non ha niente a che fare con la forza? L’etologia ci dice il contrario:

    “La dominanza è una forma di organizzazione sociale in cui alcuni individui conseguono un elevato rango sociale (gerarchia) di solito come risultato di interazioni aggressive, mentre gli altri detengono un rango sociale inferiore. […]
    L’ordinamento gerarchico è generalmente stabilito nel corso di incontri aggressivi. Se un individuo risulta il chiaro vincitore di un combattimento, aperto o ritualizzato che sia, non è più necessario lo scontro fisico nelle seguenti occasioni di incontro, ma piuttosto l’animale sconfitto esibirà prontamente un comportamento di sottomissione. Quando i contendenti hanno pari capacità di sostenere un combattimento, possono essere necessari più scontri aggressivi per determinare la posizione di ognuno nella gerarchia. […]
    Nelle osservazioni in natura le gerarchie di dominanza sono spesso così impercettibili che è veramente difficile per un osservatore stabilire la relazione che intercorre tra due individui a meno che non gli capiti di assistere a un loro incontro. Questa difficoltà deriva dal fatto che il rapporto dominanza /sottomissione è tale per cui l’individuo subordinato di norma tende ad evitare l’incontro con un animale dominante.”
    “Dizionario di Etologia”.

    “Dominance is defined as a relationship between individual animals that is established by force/aggression, to determine who has priority access to multiple resources as food, preferred resting spots, and mates”
    Drews, C. (1993). The concept and definition of dominance behavior. Behavior.

    Tutto ciò ha ben poco a che vedere con il rapporto tra cane e uomo.
    Non discuto sul fatto che l’uomo debba rappresentare una guida, un leader capace di indirizzare il comportamento del cane. Ma la nostra relazione con il cane ha ben poco a che fare con la dominanza e la gerarchia. Se ci riferiamo al concetto ETOLOGICO di gerarchia. Molti comportamenti indesiderati si manifestano perché sono stati involontariamente rinforzati, non rappresentano il tentativo del cane di dominarci.
    Essere una guida non significa applicare le regolette del bravo capobranco. Si può andare avanti per anni a fare il pasto ritualizzato, a passare prima dalle porte, a bandire letti e divani senza migliorare di una virgola i problemi gestionali o educativi.

    Per quanto riguarda il concetto di collaborazione nella caccia e nell’allevamento della prole io mi riferisco agli studi sui cani ferali.
    Per citarne alcuni:

    Van Kerkove (2004), reviewing 5 studies of feral dogs published between 1975 and 1995, concluded that their pack structure is very loose and rarely involves any cooperative behavior, either in raising young or in obtaining food.

    Mc Donald and Carr (1995). Free-roaming dogs live in small groups rather than cohesive packs, and in some cases spend much time alone.

    Boitani et al. (1995). Dogs don’t generally cooperate to hunt or to raise their offspring, and virtually all males and females have the opportunity to mate.

    Tu mi citi una razza molto particolare, una delle poche razze in cui la sequenza predatoria viene portata a completo compimento. Non mi stupisce che una razza primitiva possa avere un comportamento più vicino al progenitore selvatico. Per la maggior parte dei cani domestici però il comportamento di caccia di gruppo, ha più a che fare con la mimesi che con la cooperazione.
    Anche l’allattamento della prole altrui non mi stupisce più di tanto, in fondo tutte le razze possono manifestare quella forma fisiopatologica chiamata pseudogravidanza. Retaggio probabilmente di un comportamento atavico.

    Non ho mai detto poi che i maschi o gli adulti in genere non insegnino competenze sociali ai cuccioli. Ma cosa intendi esattamente quando dici che tutti i tuoi cani hanno sempre fatto da padre ai cuccioli? E’ possibile definire il ruolo di padre nella specie canina (considerando che spesso viene separato dalla femmina)? Dubito che il padre (cane) abbia la possibilità di andare a caccia e tornare con un coniglio, quindi sulla base di cosa è definibile il suo ruolo e sulla base di cosa è differente da quello di un qualsiasi altro adulto socialmente competente?

    • @Justin: ok, vedo non ne usciamo vivi e quindi cito l’episodio completo: il cane in questone era un pit bull sequestrato a gente che lo faceva combattere, e quindi da “recuperare”. L’educatrice in questione ha impiegato tre mesi a fargli fare il “seduto” con il clicker perché non si fidava a tirarlo fuori dalla gabbia.
      Ovviamente è un risultatone, per carità! Utilizzare il cicker training con un cane che non esce dalla gabbia, con cui non hai alcun rapporto e con cui non puoi interagire in nessun altro modo non è certo facile. Però, dal mio punto di vista, è allucinante.
      Vuoi recuperare un cane? Lo tiri fuori dalla gabbia e ci “parli”. Crei un rapporto. Non induci una risposta meccanica con un mezzo meccanico. Il cane è pericoloso? Ti proteggi, almeno inizialmente. Ma NON lavori un cane in gabbia. Mai, per nessun cavolo di motivo al mondo. Se non te la senti, passi la palla a qualcun altro. Spero di essere riuscita a spiegarmi meglio in questa occasione.

      Quanto a tutto il resto… no, non ci riferiamo al concetto etologico di gerarchia: ci riferiamo al concetto “cinofilo” di gerarchia.
      L’etologia abbraccia tutte le specie animali ed è chiaro che per definire un particolare termine si farà una media di quanto accade in tutte le specie animali: ma un bel chissenefrega di come si comportano i bruchi della Patagonia o i galli da combattimento cinesi, ce lo vogliamo mettere?
      Tu mi citi il dizionario di etologia generica: io allora ti cito qualcuno che parla di cani e non di bruchi della Patagonia.
      Per esempio: “bisogna comportarsi sempre in modo dominante, che non significa “aggressivo” o “prevaricatore” ma semplicemente forte, deciso, sicuro di sè. La figura guida deve dare al cane l’impressione di poter sempre contare su di lei in ogni circostanza: deve essere rispettata e amata, MAI temuta” (V. Rossi, “Il linguaggio del cane”, 2001).
      Ops, ma V. Rossi sono io e quindi non vale.
      Oppure sì?
      Perché…sai che c’è? C’è che io io cani ferali non li ho mai studiati: ho studiato i cani domestici, perché è con quelli che abbiamo a che fare ogni giorno.
      Guarda che leggo anch’io, Justin: la storia che “la dominanza non conta nulla” è saltata fuori un paio d’anni fa, da uno studio inglese, se non ricordo male, fatto da un gruppo di ricercatori che si è occupato per sei mesi di cani che vivevano in un centro di recupero (quindi cani con gravissimi problemi di comportamento) e poi ha confrontato i risultati con il comportamento dei cani ferali, appunto, che NON sono cani “naturali” ma cani ex domestici regrediti allo stato selvatico.
      Ma ti pare un campione su cui si possano fare studi applicabili ai cani domestici?
      Io veramente a volte mi tocco per capire se ci sono.
      Ma come cavolo fate a prendere non “per buone” (perché buone sono sicuramente…su “quel” tipo di cane lì) , ma “per universali”, delle teorie basate su un campione assolutamente fuori dalla norma?
      Studiare la psicologia del cane sui cani ferali (o peggio ancora sui cani di un centro di recupero) è come studiare la psicologia umana sui pazienti di una casa di cura per malattie mentali e poi applicarne le conclusioni a tutta l’umanità.
      Guarda, a me sta benissimo che si faccia il possibile e pure l’impossibile per eliminare dalla faccia della terra i metodi di educazione/addestramento da “macellai”. Ma non sulla base di UNO studio, per di più eseguito su un campione assolutamente anomalo! Non è lecito qualsiasi mezzo, purché il fine sia buono.
      Disconoscere la dominanza e i rapporti gerarchici – che si possono vedere chiaramente in qualsiasi rapporto “normale” tra cani “normali” – è una forzatura assurda, che forse vuole anche raggiungere un nobile scopo ma che rischia di creare una compilation di casini senza fine.
      E siccome il risultato sono cani abbattuti, o cani abbandonati, o cani malsopportati e pericolosi per la loro stessa famiglia, non mi va proprio giù l’idea che si voglia stravolgere la realtà solo per impedire a qualche stronzo idiota di educare il suo cane a calci nel sedere. Per migliorare la situazione della cinofilia si devono prendere questi signori e sbatterli in galera, ma NON sostituire tutta l’etologia cinofila con l’ultima sparata di gente che ha studiato i cani ferali e che magari, a casa sua, un normale cane domestico manco ce l’ha!

  8. Valeria perdona ma non è corretto riportare una frase, ribadirla bacchettando Justin e ribacchettare me intimando la chiusura dell’argomento. I lettori si basano su quello che scrivi portando discussioni e spunti costruttivi. Va bene. Non parliamo del caso specifico da te citato (che per tua stessa ammissione si riferiva ad un caso particolare che quindi in questa discussione generale è fuori luogo non rappresentando la norma)e parliamo costruttivamente delle ipotesi avanzate. Ammetterai che non sono poi così strampalate.
    Rientrando in tema, nemmeno io amo il termine gerarchia e men che meno le accezioni di branco, capobranco ed i corollari del “Programma di riduzione del rango”. Universalmente il termine gerarchia è inteso con connotazioni negative/remissive: sottomissione, subordinazione… (Devoto Oli). E’ l’uomo a dover (voler) applicare la gerarchizzazione nel rapporto uomo-cane inventando(parere personale) un branco misto nel quale “ovviamente” si posiziona al ruolo di monarca assoluto. Ora esagero ma questo è quello che dimostra la persona media (e spesso, tristemente, anche chi millanta sopraffine conoscenze cinofile). Per quanto ho potuto imparare, la gerarchia trova terreno fertile in contesti non naturali, ma imposti, obbligati o di circostanza. Non confondiamola con il rispetto. Il rispetto non si cala dall’alto e non si ha a comando. Il rispetto non ha certo quale motore scatenante la consapevolezza di una punizione nel caso non venga accordato.
    A mio parere alcune cose vanno analizzate separatamente da altre.
    Condivido lo spostamento del nocciolo della questione sulla gestione delle risorse piuttosto che sulla gerarchizzazione. In condizioni di risorse illimitate e disponibili/accessibili a tutti (qualsiasi tipo di risorsa) la gerarchizzazione scema se non scompare. La gerarchia che si viene a creare tra cani obbligati a convivere in uno stesso luogo è il risultato della volontà di evitare i conflitti altrimenti inevitabili. Ma ciò può comportare nei casi più radicati il soccombere di alcuni soggetti e il vivere al margine. A mio parere l’uomo (che impone questa convivenza) ha il dovere di tutelare tutti i soggetti e di impedire che alcuni si elevino a status di dominante (nella corretta accezione del termine quindi riferito all’accesso delle risorse). Questo per quanto riguarda il rapporto cane-cane. Per quanto riguarda il rapporto uomo-cane, sostituirsi in malo modo ad un cane (se non ad un lupo in cattività che poco ci azzecca con un cane) imitando raffazzonatamente suoi comportamenti (afferrando il trasgressore per la collottola, ringhiando, …)al fine di imporsi e farsi rispettare quale leader di un branco quanto meno singolare, lo trovo paradossale e prerogativa tutta umana. Niente a che vedere con il comportamento in natura di lupi liberi (dove lo schema prevalente è la coppia genitoriale con prole e non certo la convivenza obbligata con scontri per la supremazia in un branco). Mai visto un lupo alfa afferrare per la collottola un subordinato per avergli rosicchiato una ciabatta, rovinato un mobile o fatto pipì sul parquet. E non mi si tacci di semplificare o banalizzare. Parimenti alla incapacità delle persone di adottare correttamente il metodo gentile, vi è l’incapacità e inappropriatezza nelle persone ad utilizzare il “metodo” del branco. Anche se non ne sono proprio convinto. Chi sposa il metodo gentile spesso è motivato e convinto dal significato sottostante mentre, chi si avvicina al metodo tradizionale, è attratto da facilità, velocità e senso di appagazione e superiorità nel sottomettere e farsi rispettare.
    Concordo sul fatto che non si può definire “maltrattamento” il suono del clicker (non è mica una tromba da stadio) e avallare comportamenti quali strattonare, inibire, punire, sgridare, afferrare per la collottola… Diamo un giusto peso alle parole. Questo non centra niente con il corretto o scorretto uso del clicker, ben inteso. Non nego che in alcuni casi possa risultare fastidioso e concordo sul fatto che piuttosto che usarlo male è meglio lasciarlo nel cassetto.
    Ultima considerazione sul fatto che anche parecchi anni fa fossero largamente diffusi metodi gentili. Mi viene da chiedere a te in quale parte idilliaca del mondo vivi. Ancora oggi la maggioranza delle persone non accetta l’approccio gentile. Basta leggere i forun di settore, partecipare ad incontri divulgativi/base di cinofilia, andare a sbirciare in campi, centri, guardare come la gente comune tiene e tratta i propri animali. Poi, ben inteso, è sempre una questione di termini. Per me (ripeto) collare a strozzo, strattoni, urla, inibizioni, afferrare il cane per la collottola, ringhiare in faccia al cane…non sono metodo gentile.

    • Kaspian, spero di aver spiegato meglio il motivo per cui volevo chiudere non certo l’ argomento “gerarchia”, ma solo la discussione relativa all’esempio del “seduto in tre mesi”.
      Per il resto, vedo che pian piano confluiamo verso la stessa idea, o quasi :-): il problema è intendersi sui termini.
      Io resto convinta che la scala gerarchica sia una assoluta priorità per il cane domestico (non lupo, non cane ferale, non cane problematico: cane normale!); e la convinzione me la sono fatta perché, perdonami, ma più di tutti i libri del mondo per me conta l’osservazione dei miei cani. Che sono stati prima pastori tedeschi, poi siberian husky (quindi da un estremo all’altro: quasi tutta selezione umana nel primo caso, quasi niente nel secondo)…e che si sono SEMPRE dati regole gerarchiche, scale gerarchiche, ordinamenti gerarchici e così via. Ho avuto una cagna che ha praticamente passato la vita intera a cercare di scavalcare gerarchicamente la madre, e per la quale tutto il resto è sempre passato in secondo piano, perfino i suoi cuccioli. Ho passato anni e anni a fotografare, registrare, appuntare tutto (per poi perdere TUTTO questo in un’alluvione… vabbe’. Ma se gli appunti sono spariti, la memoria mi è rimasta. Almeno per ora) e posso assicurarti che le gerarchie ci sono, eccome.
      Poi se vogliamo dargli un altro nome, a me sta benissimo. Vogliamo chiamarli “rapporti intraspecifici di livello diverso”? Ti suona meglio? Per me non c’è problema, basta che non neghiamo l’evidenza.
      Per quanto riguarda il “calare dall’alto” la gerarchia, sono 30 anni che scrivo che questo non è possibile.Il ruolo di superiore gerarchico si conquista giorno per giorno, con fatica, a volte anche sbagliando e dovendo ricominciare daccapo. E anche quando hai fatto tutto benissimo, ci sono (o almeno…c'”erano”) cani che ti costringono a rimetterti periodicamente in gioco. Probabilmente ce ne saranno sempre meno, perché una cinofilia alla costante ricerca di cani “buoni cittadini”, “buoni con i bambini”, “buoni con tutti” eccetera…impone un tipo di allevamento e poi di educazione/addestramento che tende a spegnere i temperamenti alti, le tempre dure eccetera eccetera. Che per me significa,papale papale, “rovinare delle razze” e non fare il bene della cinofilia. Il bene della cinofilia si fa educando gli umani a sapere gestire QUALSIASI tipo di cane, non rammollendo il carattere dei cani.
      Ultima cosa: in quale parte del mondo vivo? A casa mia 🙂
      Nel senso che l’amore e il rispetto per il cane non è questione di “metodi di moda”, ma di una scelta individuale. Sono stata personalmente (e ho conosciuto tante altre persone che erano, anche trenta o quarant’anni fa) profondamente convinta che con strattonate e calci in culo si diventa “padroni” e non “collaboratori” del proprio cane. Quindi non ne ho mai fatto uso, neanche quando “usava” farlo.
      Sono altresì convinta che non si possa instaurare un rapporto “naturale” con un cane “naturale” se non ci si comporta secondo le “loro” regole: che comprendono anche la famigerata “punizione”. Ma “punizione” non significa “calci nei denti”.
      Personalmene non ho mai neanche ringhiato in faccia a nessun cane: con l’erre moscia mi verrebbe malissimo!
      L’urlaccio, ogni tanto, mi scappa (come a tutti, credo): ma più di tutto io uso lo sguardo, la postura del corpo, il tono di voce “incazzato” (che non significa “sbraitare come aquile”,anzi: io quando sgrido i cani la voce la abbasso. Sibilo).
      Quando un cane mi prende per il sedere (e NON quando sbaglia perché non ha capito: bisogna anche saper distinguere), io lo sgrido, da una postura dominante.
      Gli faccio capire che sono offesissima con lui. Lo pianto in asso.
      Nessuno dei miei cani si è mai traumatizzato per questo, te l’assicuro: anzi, mi vanto di avere “recuperato” cani stressati e traumatizzati (alcuni dei quali mordaci) e di averli resi sereni e sicuri di sé.
      Non ho mai usato il clicker solo perché lo ritengo troppo meccanico e preferisco trasmettere entusiasmo piuttosto che un suono: ma non ce l’ho assolutamente col clicker, anzi penso che possa essere molto utile in alcuni casi.
      Ma siam sempre lì: alcune volte va bene, con alcuni cani (e soprattutto con alcuni “umani”) è perfetto, con altri no.
      Così come il metodo “solo gratificazione e mai punizione” può andare benissimo per moltissimi cani: ma per altri no. Fermo restando che tra “punizione” e “violenza macellaia” c’è un bell’abisso incolmabile.

      Sai una cosa, Kaspian? Se la finissimo, tutti quanti, di definirci “gentilisti” o “tradizionalisti” o “pincopallinisti”; se definissimo tutti, sempre e solo CINOFILI, cercando sempre e solo la strada migliore per ottenere il massimo di serenità e di gioia di lavorare in qualsiasi cane…secondo me passeremmo meno tempo a scannarci su internet e otterremmo risultati più positivi, tutti quanti.
      Anzi, tutti VOI, ormai, perché io non lavoro più con nessun cane per raggiunti limiti di età, di peso e di fiato (fumo come una turca, mannaggia a me). Però continuo ad amare i cani. Ad amarli davvero, ad amare LORO e non a innamorarmi dell’ultima teoria o dell’ultimo libro. Per carità, può succedermi anche quello: però, prima di partire di testa, confronto sempre con la mia esperienza (che è luuuuuuuuuuunga…), con i miei cani, con quello che ho visto.
      E se quello che ho vissuto da vicino non corrisponde a quello che c’è scritto sul libro, mi fido di più del mio vissuto. Come nel caso della famosa “gerarchia”.

      • Il concetto etologico di gerarchia è l’unico concetto scientificamente riconosciuto e non ha niente a che fare con la media dei comportamenti delle varie specie animali!!
        Il concetto cinofilo (come tu lo definisci) è la tua opinione su come deve essere esercitata la leadership sul cane.
        Tu utilizzi il modello di riferimento della dominanza..che però fa acqua da tutte le parti.
        Tanto per citare un nome illustre, David Appleby non più di una settimana fa, in un suo seminario ha ribadito che le teorie basate sulla dominanza sono spazzatura..

        Ma io dove ho detto che i cani non stabiliscono dei rapporti gerarchici?? Gli studi evidenziano le differenze tra cani e lupi e la mancanza di una linearità nella gerarchia tra cani. Questo però, come ho detto non significa che non possano esserci dei conflitti tesi a stabilire chi ha l’accesso prioritario alle risorse. Cosa che effettivamente si verifica.
        Il punto da me contestato è voler riproporre il modello della dominanza tra cane e uomo. Modello privo di qualsiasi tipo di riscontro scientifico.
        Stando a questa visione il mondo è pieno di cani dominanti e di altrettanti “sussurratori” pronti a farli collassare al suolo e a recuperare così l’autorità perduta.

        • @Justin: il concetto etologico di gerarchia …dipende da dove lo leggi!
          Questa, per esempio, è un’interpretazione opposta a quella che avevi postato tu, laddove si intendeva gerarchia=dominanza aggressiva.
          Copincollo: “in etologia, esistono gerarchie sia tra gli invertebrati sia tra i vertebrati, e hanno la funzione di ridurre l’aggressività all’interno del gruppo e di regolamentare lo sfruttamento delle risorse e la riproduzione, svolgendo quindi un importante ruolo adattativo per la sopravvivenza del gruppo e della specie, anche come fattore di regolazione della densità della popolazione”.
          Valeria Rossi? No, stavolta no: vocabolario Treccani.
          Peraltro, tu dici che: a) tra i cani esistono conflitti gerarchici; b) che questi conflitti si sviluppano soprattutto in tema di gestione delle risorse (ovvio che sì. Ma di cosa pensi che stiamo parlando quando diciamo che una dominanza si instaura, per esempio, non facendo mangiare il cane per primo?)
          Dunque, le gerarchie ci sono e i conflitti gerarchici pure.
          Però, secondo te, non sono applicabili al rapporto cane-uomo perché “manca il riscontro scientifico”.
          Quale? Quello degli scienziati che fanno comodo a te, forse… perché da che mondo è mondo (e da che uomo scrive libri sui cani e fa studi sui cani) il rapporto cane-uomo è SEMPRE E SOLO stato visto sotto l’ottica gerarchica.

          • Perdonami Valeria ma la definizione che hai citato non è affatto opposta a quella riportata da me, rileggila e capirai il perchè.
            Lo so anch’io il motivo per cui si è evoluto il sistema gerarchico in natura..e l’ho detto anch’io che una volta stabiliti i rapporti non sarà più necessario lo scontro aggressivo negli incontri successivi, in quanto il sottomesso manifesterà immediatamente deferenza all’individuo dominante..e allora??
            Come credi che ci si arrivi a tutto questo se non attraverso comportamenti agonistici?? Gli scontri aggressivi cessano quando uno dei due riconosce consistentemente la superiorità dell’altro. Mai sentito parlare di cani domestici con simili livelli di forza che si attaccano ripetutamente senza riuscire a stabilire una civile convivenza?

            Non dobbiamo confondere il concetto di dominanza (che è quello di cui ho parlato) con quello di leadership.
            La leadership è generalmente definita come la capacità di influenzare e amministrare il comportamento di altri individui in vista di un obiettivo comune. Questa definizione può includere certamente l’uso della forza, ma gli studi condotti dai sociologi evidenziano che l’uso della coercizione porta a fenomeni di resistenza passiva.

            Con i nostri cani la leadership viene ben acquisita stabilendo dei limiti per i comportamenti indesiderati e rinforzando quelli graditi. Promuovendo in sostanza un comportamento controllato e collaborativo. L’uso della forza, della pressione fisica e psicologica genera conflitti con il proprietario ed innalza il livello di stress ostacolando di fatto l’apprendimento. Si potrebbero scrivere pagine e pagine su questo argomento, ma non mi sembra la sede adatta.

            Riguardo l’esempio da te riportato, ovvero far mangiare il cane dopo i proprietari, posso dirti che è una di quelle regole prive di senso e che non modifica la percezione generale che il cane ha del rapporto.
            Noi e i cani non siamo in competizione sulle risorse e non è questo il messaggio che dovremmo dare ai nostri cani. I cani solitamente mangiano a terra in una ciotola, e i proprietari a tavola. Non c’è condivisione del pasto nè tantomeno competizione. Il cane acquisisce semplicemente una routine associata a quella specifica situazione.
            Per me la cosa importante è sapere quale comportamento viene rinforzato. I miei cani ricevono la ciotola sempre quando sono tranquilli sul tappetino o a terra. Ma è irrilevante per me se la ricevono prima, durante o dopo il mio pasto..e sono certo che a loro non interessa.
            Gli studi sull’apprendimento ci dicono che quello che realmente conta è quale comportamento verrà rinforzato. Se hai un cane che all’ora di pranzo inizia ad agitarsi per avere il suo cibo e tu gli dai la ciotola, rinforzerai sempre più tale comportamento poichè questa è la strategia che funziona per ottenere il cibo, e ciò non ha niente a che fare con il capobranco! I cani fanno quello che permette loro di ottenere dei vantaggi..In quel momento il cane vuole il cibo, non ha alcuna intenzione di dominarti! vuole la ciotola e userà la strategia che in passato ha avuto successo. That’s all!
            Quando una delle mie cagne era cucciola, a pochi mesi di età, iniziava a saltare come una pazza mentre le preparavo il pasto. La mia reazione è stata interrompere la preparazione ogni volta che esibiva questo comportamento. Il comportamento in poco tempo si è estinto e la cagna ha imparato ad aspettare in tranquillità. Non ho mai pensato di rimproverarla dimostrandole quanto sono forte. Tutto questo non serve se non a spaventare inutilmente il cane.

            Prova per un attimo a pensare ai delfini e agli altri mammiferi marini. Questi animali vengono addestrati esclusivamente attraverso il rinforzo positivo (la coercizione non è utilizzabile) e i risultati sono straordinari. La marina degli Stati Uniti ha addestrato i delfini per segnalare mine nell’oceano. L’addestramento è avvenuto con il clicker. Gli animali venivano trasportati in barca sul luogo operativo quindi liberati e a fine intervento risalivano per tornare alla base. Stiamo parlando di animali selvatici, non cresciuti in cattività e che volendo avrebbero potuto andarsene in qualsiasi momento..Come avranno fatto a raggiungere risultati del genere??

            Qualcuno sostiene che i delfini siano estremamente intelligenti. E’ vero lo sono, ma lo sono anche i cani! Il motivo per cui i cani sembrano meno intelligenti ed affidabili è che subiscono l’effetto di metodi basati sulla coercizione; ma se possiamo ottenere risultati straordinari con specie così lontane da noi, figuriamoci cosa possiamo fare con i cani!!

            Le gerarchia non dovrebbe essere applicata al rapporto uomo cane innanzitutto perchè non serve. Non è un modello operativo utile a spiegare le interazioni cane-uomo. Basti pensare che tutti gli addestratori/comportamentalisti e studiosi di fama internazionale abbiano abbandonato questi modelli. Tanto per citartene alcuni: Turid Rugaas, David Appleby, Karen Pryor, Sophia Yin, Jean Donaldson.
            Possiamo realmente credere che i cani ci vedano come dei loro simili con cui intraprendere degli scontri gerarchici? Ha senso parlare di scontri gerarchici tra animali di specie diverse? Potrà capitare che il cane in alcuni casi manifesti dei comportamenti di testing e che utilizzi la propria forza per gestire il proprietario, specialmente se il cane viene rinforzato a farlo, ma capita con alcuni soggetti e non è di certo la norma.

            I metodi basati sulla gerarchia prevedono un ruolo passivo del cane. Ci si concentra su tutto quello che il cane NON deve fare, quando è molto più semplice e produttivo riconoscere al cane un ruolo attivo nell’apprendimento ed insegnargli dei comportamenti utili nella vita quotidiana.
            Passare prima dalle porte (tanto per citare un’altra regola gerarchica ricalco di ciò che avverrebbe in un branco di lupi) non ha di per sè alcun valore per il cane. I lupi passano prima? e dove? non vivono in cunicoli con passaggi stretti e non mantengono una disposizione lineare basata sul rango.
            Nella vita domestica può essere però utile insegnare al cane ad aspettare quando apriamo la porta per sviluppare il suo autocontrollo e favorire quindi la sua capacità di gestire l’eccitazione. Questo è il motivo per cui io lo insegno..non per dimostrare al cane che sono il capobranco e che quindi ho il diritto di passare per primo. Queste sono tutte sciocchezze!!
            I miei cani hanno un segnale che dice loro se possono uscire o no all’apertura della porta. Il segnale è mettere la mano sulla maniglia senza aprire la porta. Quando mi comporto così il cane si sposta e aspetta di lato, a quel punto esco ed eventualmente gli indico di uscire con me oppure chiudo se devo uscire da solo.
            Quando invece vado verso la porta e apro direttamente il cane sa che può uscire e generalmente passa davanti a me!!
            Preciso che questo insegnamento l’ho eseguito esclusivamente attraverso il rinforzo positivo e la gestione dei rinforzi. Non utilizzo sgridate, imposizioni e quant’altro. La mia leadership deriva esclusivamente dalla gestione della risorsa “porta” e dal rinforzo del comportamento da me richiesto in quella circostanza.

            Quando insegnamo realmente ai cani delle competenze e dei comportamenti utili nella vita reale, abbiamo dei segnali affidabili a cui il cane risponde perchè è felice di farlo.
            seguendo questi principi lavorano ottimi addestratori in tutto il mondo..In Italia la situazione non è delle migliori dato che persone senza competenza si spacciano per educatori dopo aver seguito qualche weekend di corsi dalla dubbia affidabilità. La realtà è che ci sono tanti incapaci che vorrebbero usare il metodo gentile basato sul rinforzo positivo ma non conoscono le basi scientifiche su cui si fonda. Di conseguenza spesso fanno più danni che altro; utilizzano magari dei bocconi nell’addestramento, iniziano a fare click, salvo poi inibire il cane quando non si comporta come dovrebbe.
            Questo non è il metodo gentile, ma un mix estremamente deleterio per il cane.
            Non mi stupisce quindi che ci siano pessimi addestratori gentili che magari fanno sopprimere i cani..Così come non mi stupisce che ci siano pessimi addestratori tradizionali che piegano il cane con la forza inibendo ogni sua iniziativa.

            E’ vero che la vita con il cane è sempre stata interpretata dal punto di vista gerarchico, ma fortunatamente ci si evolve. Le nuove scoperte portano inevitabilmente verso altre direzioni..

          • @Justin: scusami, ma… o tu e Kaspian vi alternate nel commentare, o di fronte a tutti e due…dopo aver risposto all’uno, non mi restano le forze per farlo in modo esaustivo anche con l’altro!
            Su una cosa siamo sicuramente d’accordo: molti sedicenti “gentilisti” sono emeriti “pasticcisti”. Peraltro non sono stata io ad inventare i “corsi per educatori cinofili” di due giorni… ma sono stati, appunto, i primi gentilisti (o sempre sedicenti tali), alcuni dei quali “storici”.
            Per il resto, continuiamo a dire le stesse cose ma con un linguaggio diverso. Passare prima dalla porta non va bene perché i lupi non passano per primi. Perfetto.
            Però poi dici che tu metti la mano sulla maniglia e il cane aspetta. E allora? I lupi mettono la zampa su quale maniglia di quale porta?
            Gestione delle risorse, okay, mi sta benissimo. Io chiamo la stessa cosa “rapporto gerarchico” (perché E’ la stessa cosa). Cambiando le parole, il concetto non cambia di una virgola. Quando tu chiedi al cane di non uscire prima di te, gli dai un ordine e quindi imponi la tua superiorità gerarchica…che ti piaccia o meno!
            Non lo fai sempre? Ma certo! neanch’io! Io ho avuto cani che dormivano sul letto, cani che non si sono mai sentiti chiedere di passare dopo di me da una porta eccetera eccetera. Però, quando io vedo un cane che domina allegramente tutta la famiglia, consigliando queste quattro cazzate (perché tali sono, alla fin fine) comincio a far entrare nella testa degli umani che esistono delle gerarchie. Non è questione di una porta o di una ciotola: è questione di forma mentale.
            Di passare dal “fare tutto quello che vuole il cane” all'”ottenere che il cane faccia quello che decido io”.
            Premiarlo solo dopo che ha eseguito un esercizio, e non “perché te lo chiede lui”. Dargli da mangiare con un certo criterio. Chiedere che eserciti un minimo di autocontrollo. Eccetera eccetera.
            Ovvio che in qualche modo bisogna “quantificare” il principio in concetti semplici da capire e da mettere in pratica.
            Quanto agli scontri gerarchici con specie diverse…a parte che sì, esistono tra animali conviventi (o tu pensi che quando un cane fa il gesto della monta sul gatto di casa lo faccia perché intende trombarselo?)… il fatto è che il cane non SA che siamo specie diverse. Per via dell’imprinting, o se preferisci del periodo sensibile, o di qualsiasi altra definizione ti aggradi.
            Se non siamo d’accordo neanche su questo…allora alzo bandiera bianca.

  9. Valeria …non concordiamo manco sul concordare e confluire sulla medesima idea. hahahaha.
    Come Justin anche io ritengo che i cani possano tra loro creare tensioni e conflitti ma sempre in riferimento all’accesso delle risorse. Non riconosco valore al termine gerarchia e men che meno alla sua applicazione all’interno di un inventato “branco misto uomo-cane”. Anche a mio parere questa visione legittima solo i proprietari a ritenere corretto un ruolo di superiorità ed azioni volte a sottomettere il cane. Ma è una attitudine del tutto umana, razza (umana), che in natura, è l’unica a non accettare un NO o un AVVERTIMENTO da parte di altri e invece di desistere ed evitare i conflitti, ci si butta a capofitto. E’ inutile sgridare il cane perchè ci ringhia e ci sta dicendo “stammi lontano o lasciami stare o non fare quello che stai facendo…” imponendo la nostra supremazia del “come ti permetti di ringhiarmi”… magari ci dovremmo concentrare sul motivo per il quale ci sta ringhiando. Occorre risolvere i problemi dei cani, non i problemi che riteniamo i cani creino a noi. E’ il punto di vista che è proprio diverso.
    Detto questo, credo non ne usciremo. Però è interessante dialogare e confrontarsi…e senza arrivare agli insulti. Questa è già una vittoria.

    • @Kaspian: sono d’accordo. Non ne usciamo. Ciò non toglie – spero – che io possa continuare ad esprimere le mie idee, così come voi siete autorizzatissimi ad esprimere le vostre.
      Per esempio, io penso che ritrovarsi sprovvisto di una guida e sentirsi in dovere di “interpretare” un ruolo che non gli compete, ovvero quello di superiore gerarchico, sia un problema del cane, creato da NOI al cane e non certo viceversa (o meglio: “anche” viceversa, ma dopo). E non so come mai, ma facendo capire questo agli umani (e senza per questo dire loro che bisogna massacrare il cane o urlargli addosso dal mattino alla sera), sono riuscita a recuperare decine e decine di rapporti fortemente incrinati.
      Ci riuscite anche voi? Ma son contenta!
      Però non vedo perché dobbiate sostenere che l’unica via giusta è la vostra, visto che funziona benissimo anche la mia.
      Ultima cosa, prima di rinunciare al “combattimento” (che voglio ben spera’ che sia civile e privo di insulti, santiddio! Ci manca solo che ci mettiamo a insultarci perché entrambi amiamo i cani, e poi semo a posto…): né tu, né Justin, né McZook mi avete spiegato per quale motivo, molto spesso, di fronte a un cane aggressivo e fuori controllo, i gentilisti consiglino la soppressione. Guardate che ho nomi, cognomi e indirizzi: non è che parli così in linea teorica.
      Quindi, rifaccio la domanda: SE il metodo gentile non funziona, trovate logico, umano ed etico decidere che il cane va soppresso perché è lui quello “sbagliato”?
      O ancora peggio: trovate normale, umano ed etico NON affrontare neppure la rieducazione di un cane mordace e consigliare direttamente il tanax dopo un “test” di cinque minuti?

  10. Mah, per esperienza personale, io il “molto spesso” non l’ho mai visto … anzi se devo essere proprio sincero, il “molto spesso” si trasforma in un “mai”, considerando anche casi di cani provenienti da certe lavorazioni di UD.
    Non escludo che possa essere anche pratica frequente, ma non ne sono a conoscenza
    D’altronde -a parte consigliare l’eutanasia così a capocchia- non posso elogiare chi riconosce i propri limiti e consiglia di portare a fare vedere il cane a qualcun altro

    Però, scusa Valeria, il dubbio da te posto esula dalla questione metodo,modello,eccossivvia, ma rientra nella categoria “persone&professione”: lo stesso problema lo ritrovi in veterinaria, medicina umana, consulenza fiscale, no?

    Ultima pinolata 🙂
    La questione del rapporto all’interno del branco non è stata sollevata “alcuni anni fa”, esistono pubblicazioni scientifiche molto antecedenti, cito ad esempio: Mech 1999, “Alpha status, dominance and division of labor in wolf packs” e Mech 2000 “leadership in wolf packs”, di cui si trova qualche estratto in giro, citato poi da Lindsay in “Applied dog Behavior and training”, VOL.III, nello stesso contesto dei tuoi amici di penna ^__^ Kaspian&Justin

    • @Mczook: aho’, si vede che tutte le vittime dei gentilisti arrivano da me… chettedevo dì. O per lo meno, ci arrivano quelli che non accettano di far fuori il cane… perché poi ci saranno anche quelli che si fidano della sentenza e vanno allegramente giù di tanax senza telefonare/scrivere a nessuno.
      Il discorso esula dalla questione metodomodelloeccetera fino a un certo punto: quando i cani che non rispondono al metodomodello X vengono fatti fuori, direi che un po’ c’entra. Ovvio che rientra anche nella categoria persone&professioni: mica tutti i gentilisti fan fuori i cani. D’altro canto, neppure tutti i “non-gentilisti” sono dei macellai.

      P.S.: gli anni ’90 per me sono “alcuni anni fa”. Il 2000 è “l’altro ieri”. Caspita, Mczook… ma pure tu, non è che sei poi così giovane da considerarli “preistoria” !!!

  11. Alla tua domanda non sono certo competente per rispondere. Non mi occupo di educazione e tantomeno di particolari problemi. Te la ribalto però: siamo sicuri che ci siano tutti questi problemi di aggressività intrattabili? Non entro nel merito delle tue affermazioni su sentenze di eutanasia da parte dei gentilisti ma per quanto ne so a me non risulta. Al contrario, ho nomi e indirizzi di addestratori che trattano qualsiasi caso con metodi irrispettosi basati su aggressività e dominanza.
    Detto questo: tutti i cani trattati in malomodo con metodi poco ortodossi sono cani aggressivi? Il proprietario medio strattona il cane o lo prende per la collottola perchè aggressivo? Quanti sono i cani aggressivi che dici altrimenti destinati all’eutanasia perchè non trattati dai gentilisti rispetto al numero di cani maltrattati esistenti? Tutti intrattabili con metodi rispettosi ed etologici?
    Una nota e competentissima professionista (T.R.) sostiene di non aver MAI incontrato nella sua lunga carriera (oltre 40 anni) un cane aggressivo. Cose è l’aggressività?
    Un cane che ti morde è aggressivo? Non credo proprio! Perchè ha morso?
    A cosa ci stiamo riferendo? Ai cani mangiabambini che balzano alle cronache e si vedono sui TG? Perchè anno morso? Chi li ha ridotti così? Il problema si potrà risolvere informando la gente e creando una corretta cultura cinofila. Impedendo a dati soggetti di tenere animali. Introducendo un corso preventivo (pre-possesso)sulle responsabilità e sui rudimenti di approccio e trattamento (In alcuni paesi è un obbligo – Svizzera) Il problema non è risolvere il caso del cane divenuto ingestibile. Il problema è non farlo diventare così!!!!
    Poi, per quanto riguarda il mio “fondamentalismo” contro metodi non rispettosi non ho mai detto che non funzionano. Non parlo di te (che non conosco affatto) ma l’inibizione funziona benissimo…se vuoi un cane inibito. Io non lo voglio. Non si può certo dire che il “sussurratore” non sia bravo ad inibire i cani. Non si può parimenti dire sia bravo!

    • @Kaspian: “siamo sicuri che ci siano tutti questi problemi di aggressività intrattabili?”
      NO. Anzi, sono convinta dell’esatto contrario.
      Per questo mi incazzo a sangue quando qualcuno “testa” un cane in cinque-dieci minuti e decreta che il cane è da abbattere.
      La competentissima professionista che sostiene di non aver mai incontrato un cane aggressivo…forse non ha ben presente cosa sia l’aggressività. Senza aggressività, che è una normalissima componente del carattere, nessuna specie animale potrebbe sopravvivere. C’è aggressività nel comportamento di tutti i mammiferi (uomo ampiamente compreso); c’è aggressività nel comportamento predatorio come in quello amoroso. L’aggressività è una pulsione, non un comportamento: per questo io preferisco parlare di “mordacità” quando mi riferisco a un cane che tende ad attaccare altri cani o persone. Perché un cane sprovvisto di aggressività non può esistere, così come non può esistere un uomo. Sarebbero esseri amorfi.
      Come vedi, è sempre questione di intendersi sui termini. A qualcuno che mi dicesse che non ha mai incontrato un cane (o un gatto, o un bambino, o un nonno) aggressivo, io riderei in faccia: ovviamente presumo che la signora intendesse dire che non ha mai incontrato un cane “malvagio”, ammesso e non concesso che questo termine di possa applicare ad una specie che non ha un senso morale, e che quindi non può essere né “buona” nè “cattiva” inteso in una connotazione umana.
      Infine… aridaje con i metodi “non rispettosi”! Non rispettosi DE CHE?
      Per me “rispetto” significa dare il giusto valore a quello che il cane “è”, e non a quello che noi vogliamo che sia. Se per te è irrispettoso, pazienza. Per me è irrispettoso stravolgere la natura del cane e volerne fare qualcos’altro: che poi questo “qualcos’altro” sia un allegro pacioccone che scodinzola a tutti (magari anche a chi sta prendendo a pugni in faccia il padrone), o un povero schiavo tremante e sottomesso, poco cambia. E’ sempre un “non-cane”. E non mi piace.

  12. Ma scusa, ancora una volta, per tua ammissione dici che quello di cui parlavi è un caso isolato non riconoscendo tutta questa massa di cani aggressivi in circolazione. Quindi? A che pro citare singoli casi o casi marginali (veri o presunti) per confermare una tesi generale?
    Uso il tuo metodo invece: rispondi alle mie domande. Chi si approccia con forze, intimidazione, sgridate, punizioni basando tutto sulla dominanza e sul NO perchè lo fa? Cani aggressivi? Tutti? Non si possono trattare con metodo basato su rinforzo positivo? Consigli o no di insegnare come prima cosa in NO e di scrollare i cuccioli per la collottola quando “sbagliano”? Perchè? Interrompere l’interazione e rinforzare solo i comportamenti graditi non estingue i comportamenti sgraditi? (solo un esempio)
    L’aggressività è la risposta ad un disagio manifestato. Annulla il disagio e non avrai la manifestazione aggressiva. Sbagliatissimo invece soetenere che vada repressa e inibita la manifestazione aggressiva.
    Poi…facciamocela questa risata in barba alla Rugaas. Contenta tu. Dici che lei non sappia cosa è l’aggressività? Peccato sia una professionista e autrice internazionalmente riconosciuta e citata da moltissimi professionisti e autori nazionali e internazionali nelle loro opere. I suoi testi sono studiati e consigliati quale base essenziale per partecipare a corsi e stage delle più svariate discipline(fondamentali nelle classi di comunicazione, nel ttouch, negli sport cinofili praticati correttamente…). A viaggiato tenendo conferenze e seminari in tutto il mondo trattando e vedendo centinaia e centinaia di cani l’anno. Poche persone possano vantare tanta esperienza. Dubito qualcheduno di noi possa insegnarle qualche cosa. Non vorrai sostenere che segnali di stress e segnali calmanti sono tutte sciocchezze. Mi chiedo, in questo malaugurato caso, cosa altro si possa intendere per comprendere e parlare il linguaggio dei cani. Dominarli? Io ho avuto la fortuna di partecipare ad un suo seminario e posso dirti che una così “bella cinofilia” non la ho mai vista in altre occasioni. Se vogliamo parlare di cose serie ok, ma se vogliamo negare l’evidenza non ha senso continuare. Non ho la presunzione di farti cambiare idea ma, come dici tu stessa, nemmeno di cambiare la mia o di tacere la mia opinione.
    Ultima considerazione: per tua affermazione, quindi, usare metodi gentili etologicamente corretti significa stravolgere il cane? Questa sera appena arrivo a casa imposterò immediatamente il comando NO al mio cane. Dici che posso recuperarlo o sarà oramai stravolto irrimediabilmente? Suvvia… meglio non parlare di cosa non si pratica e conosce.

    • @Kaspian (o Kasparian: però mi piaceva di più Kaspian, perché era il nome di un mio cane 🙂 ): io posso pure cercare di rispondere alle tue domande, ma tu mi poni domande a cui è difficile dare una risposta, anche perché non si capisce se siano domande retoriche o che altro.
      Chi si approccia con forze, intimidazione ecc. perché lo fa? Perché è cretino! Punto. Ma mi pare di averlo sempre detto e ribadito.
      “Cani aggressivi? Tutti?”… che domanda sarebbe?
      Certo, tutti i cani sono aggressivi, così come lo sono tutti gli umani, perché tutti disponiamo del carattere “aggressività” nel nostro patrimonio genetico (se era questo che intendevi). Tutti i cani che vengono malmenati sono aggressivi, nel senso di mordaci e ostili? Ma figuriamoci.
      Il 90% dei cani veramente ostili non viene picchiato: viene soppresso. A volte vengono soppressi anche cani che hanno morso UNA volte e che avevano tutte le sacrosante ragioni di mordere.
      Ma in che mondo vivi, Kaspian? Che gente conosci?
      I peggiori maltrattatori di cani NON sono certo quei quattro cani che frequentano i campi di lavoro “tradizionali”: sono i “normali” proprietari (anzi, PADRONI! Guai a non chiamarli così) di cani che un campo non l’hanno mai visto neanche in fotografia, ma hanno il cuggino che necapiscedicani e che gli ha spiegato che “bisogna fargli subito capire chi comanda: quattro calcioni nel culo e vedrai come fila dritto!”
      Il mondo “canofilo” (chiamarlo “cinofilo” mi parrebbe eccessivo) è fatto di gente di questo tipo. Se non ne sei al corrente, scusami, ma vivi proprio su un altro pianeta.
      I cani malmenati sono, di solito, quelli più passivi e sottomessi, che accettano di esserlo. Quelli che non ci stanno, spesso finiscono dal veterinario per un ultimo viaggio.
      Sì, certo, tutti i cani si possono lavorare sul rinforzo positivo.
      Quello che è innaturale, per me, è costringerli a vivere in un mondo dorato in cui tutto è sempre e solo positivo e non esiste mai il minimo confronto/contrasto/conflitto.
      Perché questo NON è il mondo canino naturale (né quello umano, se vogliamo). Non è “il mondo”; in assoluto.
      Nel mondo canino naturale esistono le gerarchie, esistono i conflitti, esistono “il bene e il male”. E a meno che tu non pensi di tenere per tutta la vita il tuo cane nella classica gabbia dorata, prima o poi anche lui incontrerà il lato negativo della vita. E se è stato sempre e solo abituato a bocconcini e rinforzini, non lo saprà affrontare. Scontato il raffronto con i bambini educati col metodo Spock, che son diventati una generazione di carognette e gli hanno fatto cambiare rapidamente idea sul suo metodo troppo “morbido”.
      Sì, io credo che il cane, esattamente come un bambino, debba sapere cosa vuol dire NO. Il che non significa che lo debba imparare a botte o maltrattamenti.
      Però un mondo fatto solo di “sì” è assolutamente innaturale e a mio avviso non crea cani felici, ma cani che vivono in un’illusione che potrebbe infrangersi da un momento all’altro (e a volte, purtroppo, con risultati disastrosi).
      Credo anche che il cane che ti prende per il sedere (perché lo fanno, eccome), ben sapendo di prenderti per il sedere, vada sgridato.
      Esattamente come il figlio che fa la stessa cosa. In nessuno dei due casi intendo dire che lo si debba massacrare di botte, ma neanche terrorizzare a urlacci isterici.
      La storia dello “scrollare per la collottola” mi viene rinfacciata da secoli: sì, è vero, lo scrissi in un libro – appunto secoli fa – e da allora in poi ho sempre cercato di spiegare che non intendevo “scrollare” tipo straccio, ma “afferrare”.
      Ovvero, mimare la presa di collo che TUTTE le madri del mondo fanno con i cuccioli indisciplinati: i quali nè si spaventano, né si stressano, né diventano poveri infelici, anche perché non gli si fa alcun male. Semplicemente, capiscono che la mamma non approva quel comportamento. Questa è una delle cose che si possono fare per “sgridare” un cane: una cosa che il cane capisce perché fa parte del suo modo di essere e di comunicare.
      Possiamo star qui a discutere da qui all’eternità… ma io resto dell’idea che il cane parli in canese, e che la cosa migliore che possiamo fare noi è adattarci al suo linguaggio. Anche affrontando e superando i problemi in modo più “canino” e meno umano possibile.
      Infine, Rugaas: la sciura Rugaas è una persona splendida e di cani ne capisce moltissimo. Sei tu che non mi leggi, o che non capisci quello che dico, a scelta.
      Ho detto che “riderei” (condizionale) in faccia a qualcuno che sostenesse che non esiste l’aggressività… ma ho anche detto che chiaramente lei non lo intendeva in quel senso lì. Ho abbastanza stima della Rugaas per non considerarla così sprovveduta: probabilmente avrà usato “aggressivo” nel senso di “cattivo, ostile” (anzi, sarà stata tradotta così: non mi pare che la Rugaas parli italiano).
      Utilizzare metodi gentili “etologicamente corretti” significa stravolgere il cane? Questa sì che è una bella domanda, visto che io ritengo che il metodo gentile nel suo insieme NON sia etologicamente corretto. Non ho nulla in contrario a che venga usato, per carità: e con certi cani (specie quelli reduci da metodi scorretti anche dal punto di vista ETICO, non etologico) credo che sia veramente splendido per ridare fiducia e serenità. Ma non “sempre e comunque”, non con tutti i cani, non in tutte le occasioni. Un cucciolo sano, normale e sereno, dal mio punto di vista, sarà molto più “cane” e meno “semi-umano a quattro zampe” se impara cosa significa NO e cosa significa “hai sbagliato e sono scontento di te”.
      Se poi tu pensi che questo si traduca per forza in metodi violenti e criminali, mi dispiace ma è un problema tuo.

  13. Perdonate se mi intrometto in una diatriba Justin-Valeria.
    Mi era sfuggito fossi una sostenitrice del mangiare prima del cane. Questo dovrebbe regolare correttamente il rapporto uomo-cane? Già ho detto la mia sul “Programma di riduzione del Rango” e sulle leggi del branco (mangiare per primi, uscire dalle porte per primi, non salire sui letti…) ma prendo spunto per parlare del caso specifico.
    Dominanza nel senso di gestione delle risorse tra due soggetti, è inteso come accesso prioritario a risorse limitate. Ti pare che i cani abbiano la gestione della risorsa cibo? Vanno loro al market a prendere le crocchette? Cani che mangiano regolarmente 2-3 volte al giorno e spesso in sovrabbondanza, a tuo parere, hanno problemi di accesso prioritario a risprse limitate? Tu sei in competizione con il tuo cane per le crocchette? Il cane sa perfettamente che in ambito alimentare dipende da noi e quindi in questo ambito noi siamo già sicuramente il suo punto di riferimento. Il mio non si riempie la ciotola autonomamente. Il tuo si?
    Io, tramite la ciotola, insegno la calma e la gestione della frustrazione insegnandogli che non può avere quello che vuole quando vuole. A esibizione di tranquillità ottiene il pasto. Ma questo è un esercizio che serve a lui a gestire le frustrazioni e quindi a generalizzare nelle varie situazioni questo comportamento, non certo a me per affermarmi su di lui.

    • @Kas…a scelta: NOOOOOOOOOOOooooooooooooooooooo!!! Non sono una sostenitrice del “mangiare prima del cane”. Mai fatto (anzi).
      Sono solo una sostenitrice del fatto che a volte si possano indicare comportamenti “non” necessariamente funzionali ad uno scopo, solo per far entrare nella capoccia dell’umano di turno che deve stabilire delle regole (come ho già spiegato a Justin, e quindi nun ricomincio tutto daccapo qua).

  14. Ciao Valeria

    Riflessione Quasi notturna

    Io ho sempre visto nei campi che utilizzano il metodo tradizionale e l’inquadramento gerarchico, lo snaturamento dell’essere cane con l’interruzione di qualsiasi conflitto, mentre sull’altra sponda esistono le classi di comunicazione.

  15. Ma scusami, i tuoi testi a chi sono rivolti? Non sono divulgativi a uso e consumo del proprietario medio? L’anno scorso non è uscito un volume (uno di due) curato da te, in allegato ad un quotidiano (o settimanale, ora non ricordo), su razze e rudimenti di gestione, con foto in bella vista di un omone che afferrava un cane per la collottola con tanto di indice al vento? Tutto incentrato sul farsi rispettare e diventare il capo branco? Non ricordo di aver letto nella spiegazione a questa foto che la madre lo fa con il cucciolo in un ben determinato periodo della vita e solo allo scopo di insegnare un COMPORTAMENTO SOCIALE (inibizione del morso ecc.). Non viene certo usato dalla madre per il cucciolo che fa pipì sul parquet, il cucciolo che rosicchia una scarpa o rovina un mobile… Non dimentichiamo poi che noi non siamo la mamma e che non siamo cani. Particolare non trascurabile. Questo tipo di informazione (o meglio mancata informazione) è utile a far evolvere il proprietario medio e svegliarlo dal suo torpore? Sarebbe poi il caso di dire che l’afferrare la collottola, in fase adulta (cosa che il proprietario medio continua a fare) è una delle aggressioni sociali più forti che un cane può fare su un altro (ovviamente escludendo gli attacchi). Ma i cani lo fanno per dire all’altro soggetto “stammi lontano”. Noi vogliamo dire ai nostri cani “stammi lontano”? Io no. Non stai quindi insegnando al proprietario ad innescare un conflitto con il cane? Credi il proprietario medio queste cose le sappia? Non sarebbe il caso che chi scrive libri divulgativi queste cose le dicesse? Se vogliamo elevare le masse, facciamolo!!!!! Interrompere l’interazione quando il cane esibisce un comportamento sgradito estingue quel comportamento (il cucciolo mi morde le mani – che noi agitiamo davanti al suo muso per giocare poi però quando non giochiamo pretendiamo che il cane lo sappia – io mi alzo e me ne vado piantandolo li). Non è meglio che insegnare ad afferrarlo per la collottola?
    Scopo degli educatori non dovrebbe essere quindi quello di insegnare ai proprietari come rapportarsi correttamente, prendersi cura e gestire il cane? Non dovrebbero insegnare come NON portare il cane a mordere? Insegnare come inibire un cane, che utilità ha? Hai risolto il problema del cane? Il cane è quindi tranquillo quando il proprietario se ne frega bellamente dei segnali di avvertimento, stress e pacificazione lanciati e infierisce sgridandolo? Questo aiuta ad evitare che il cane si rigiri? Aiuta a non creare conflitti?
    Metodo gentile = costringere i cani a vivere in un mondo dorato? Si insegna la calma, la gestione delle frustrazioni, i comportamenti “vantaggiosi” e quelli che non sortiscono alcun effetto e che quindi si andranno ad estinguere. Dorato di cosa? Gentile non vuol dire dare tutto al cane o dirgli sempre di si. Ai cani sono negate cose esattamente come a quelli gestiti malamente solo che, a differenza di questi ultimi, non vengono imposte con sgridate e punizioni. Ripeto, chi non lo conosce e non lo utilizza dovrebbe astenersi dal parlarne (dandone lezioni).
    Rugass. Grazie per non dare alcuna fiducia al fatto che qualche parola di inglese io la capisca. Ha detto esattamente quello che ho riportato e non quello che tu vuoi abbia detto. Non ha detto che non ha mai avuto a che fare con cani che presentavano manifestazioni aggressive ma con cani aggressivi. Le manifestazioni aggressive sono sempre scatenate da cause legate alla autodifesa, al cibo e al riposo e a cause provocate dall’uomo. Quando qualcheduno (umano, cane, ecc.) non rispetta e non desiste alla manifestazione di segnali di avvertimento si può arrivare alla manifestazione aggressiva (fino al morso). Ma questo è indotto (e spesso inibendo i segnali di avvertimento, ad es. il ringhio, si rischia di accorciare la scala di reazione passando direttamente alla aggressione avendo insegnato al cane che gli avvertimenti sono inefficaci). Poi, non giriamoci attorno: ok, io non capirò l’inglese, la traduttrice ha tradotto male …ma non mi pare i libri e i dvd della Rugass siano incentrati su branco, capobranco, dominanza, afferrare i cani per la collottola …a si sa, queste Case Editrici traducono un po come vogliono :). Dici di stimare abbastanza la Rugass ma ciò nonostante, per quanto dici e scrivi, ne prendi abbastanza le distanze, o meglio, ai suoi seminari e stage non eri molto attenta :).
    Io non voglio dire al cane “hai sbagliato, sono scontento di te” ma “bravo, sono contento di te”. Per questo trovo inutile il NO. Negare un comportamento è inutile. Occorre incentivare comportamenti alternativi.
    Piccolo esempio.
    Tuo metodo: Pensa al colore rosso. Ora non pensare più al rosso, No, non pensare più al rosso, NO, non pensare più al rosso, NO, non pensare più al rosso…
    Mio metodo: Pensa al colore rosso. Ora non pensare al rosso, pensa al bianco.
    Ultima cosa su discussione non mia (ma sono un ficcanaso). Insegnare al cane a non uscire dalla porta non ha niente a che vedere con l’insegnare al cane che io sono il capobranco ed esco per primo dalla porta. Il primo insegnamento ha un senso ed una utilità (senza contare che insegno al cane la calma ed il controllo), il secondo non ne ha nessuno. Come per il cibo, l’uomo già ha la gestione della risorsa porta. Non la apre il cane ma il propriatario e il più delle volte prima di uscire, il cane viene bardato da collari, pettorine, guinzagli…come fate a sostenere che occorra imporsi passando per primi dalla porta per affermare il fatto di essere il capobranco? Il cane non lo sa da se che se non apriamo noi la porta e se non infila il collare non si esce? Certamente crede di essere lui il capo…magari vede noi come i maggiordomi che aprono le porte ai padroni :). Mah!

    • L’anno scorso non è uscito un volume (uno di due) curato da te, in allegato ad un quotidiano (o settimanale, ora non ricordo), su razze e rudimenti di gestione, con foto in bella vista di un omone che afferrava un cane per la collottola con tanto di indice al vento?

      NO!
      O almeno, io non ne ho notizia alcuna. Mi fai sapere di più su ‘sta cosa, che mi giunge del tutto nuova? Sarei davvero curiosa.
      Il mio ultimo libro (veramente è quattro mani, non è solo mio) si intitola “Guarda cosa ti dico”. Sottotitolo: dizionario italiano-canese, canese-italiano.
      L’hai letto? Sicuramente no.
      Certo che se però continui a citare cose che ho scritto 40 anni fa, tipo la storia della dannata collottola, è probabile che continueremo a scannarci in eterno: anch’io ho modificato alcuni miei punti di vista, da allora, perchè anch’io seguo l’evolversi degli studi e delle scoperte. Però, a differenza di altri, non mi bevo tutto quello che “piove dall’alto”, ma verifico, confronto e poi decido se sono d’accordo o no.
      Quanto alla Rugaas…se ha detto che non conosce cani “aggressivi”, ovvero “dotati di aggressività”, e se tu sei sicura che la traduzione fosse corretta…allora la Rugaas non ha idea di cosa sia l’aggressività. Non stimo “abbastanza” la Rugass: stimo MOLTO la Rugaas, anche se i calming signals non li ha certo inventati lei. Però li ha codificati e diffusi e mi sta benissimo quello che fa e come lo fa. Ciò non toglie che anche lei possa sbagliare: la Rugaas non è Dio, come non lo siamo io e te.

  16. Come mai si da per assodato che chiunque scriva di cinofilia sia una donna? Sono maschietto.
    Ma guarda, era un doppio volume rilegato(il primo a cura tua) che si intitolava una cosa tipo le razze, il libro delle razze…ed era allegato (a pagamento ovviamente) ad un giornale. La copertina del primo volume presentava il titolo centrale attorniato da quadrati con foto di cicciolini su sfondo bianco mentre il secondo( non a cura tua) dei quadrati con foto di cani adulti su sfondo bianco. Te lo cito proprio perchè uscito l’anno scorso e li compare la foto e il testo che ti ho sommariamente descritto sopra.
    Ma scusa, anche se fosse un testo vecchio rispolverato e ripubblicato, non sarebbe tuo interesse rettificarlo, al fine di non far credere alla gente che quella sia ancora la tua posizione? (E’ una domanda eh. Non so come funzioni nel mondo dell’editoria e se sia possibile).
    No, il tuo lavoro non lo ho letto. Ho letto poche cose tue o che ti riguardano. Magari, come dici tu, cose vecchie o oramai anche superate e riviste. Erano un po lontane dal mio modo di vedere e quindi non ho mai pensato di acquistare un tuo testo. Magari sbagliando eh, ma converrai con me che è più logico acquistare o seguire chi sposiamo in (quasi) toto piuttosto che testare se chi non ci convince si è “redento”.
    Per la Rugass continuiamo a non capirci. Dice di non aver mai incontrato cani di loro aggressivi nel senso che aggrediscono e mordono SENZA MOTIVO. Cani che hanno risposte aggressive ovviamente si. Eppure non mi pare tanto strano come concetto. Il tutto nasceva dalla affermazione che spesso si sente dire “quel cane è aggressivo”. Lei (e non solo lei) sostiene non sia vero. Sostiene che “quel” cane, in date situazioni è portato ad esserlo, ad avere risposte aggressive, ad esempio per difendersi… non che nasce aggressivo o che si sveglia al mattino e morde chiunque gli capita a tiro (per sua natura).

    • @Kaspian: scusa lo scambio di sesso, non era voluto 🙂
      Sì, sarebbe mio interesse rettificare cose mie vecchie pubblicate a capocchia, soprattutto senza il mio permesso e senza che io ne abbia mai saputo nulla!
      Quindi ti sarei davvero grata se avessi modo di darmi qualche riferimento preciso, o meglio ancora se avessi modo di trovare ‘sti volumi e di farmi sapere cosa diavolo sono, chi li ha editati ecc. ecc… magari mandandomi una scansione, se ti è possibile (a te o a qualche tuo conoscente): perché è la prima volta che ne sento parlare e cado letteralmente dalle nuvole!!!

      Per la Rugaas: cani “aggressivi di loro” non è la stessa cosa di “cani aggressivi”! Cavolo, non ci capiamo no, se tu mi riporti le cose in modo scorretto 🙂
      Io son trent’anni che scrivo che non esistono cani “aggressivi di loro”: ci ho pure scritto un libro, pure su quello (“Cani pericolosi?” col punto interrogativo. Io volevo intitolarlo “Pericoloso sarà lei”, ma non me l’hanno passato). Quindi figurati se non sono d’accordo. Se però mi dici “mai visto un cane aggressivo” (e non “aggressivo di suo”, o “aggressivo inside”, o come preferisci…) allora non ci capiamo di sicuro!

  17. mi hai mandato nel pallone… ora scrivo pure kaspian con la j. ho tre nomi! io chiuderei qui la discussione. siamo tutti cotti! ciao

  18. Certamente. Ti scansiono la copertina e le interne di copertina. Ti invio una mail a [email protected]? Altrimenti puoi richiedere la mia mail a “tipresento il cane” (immagino che se è obbligatorio inserirla per postare un commento venga anche registrata da loro) e mandarmi la tua così ti invio in privato.
    P.S.: Io riporto le cose in modo scorretto? “Mai avuto a che fare con cani aggressivi ma con cani con manifestazioni aggressive” non è chiaro? Credevo fosse suprerfluo spiegarlo a chi mastica la materia. La Rugass mica è stata li tanto a spiegarlo, si era capito benissimo. Vedo che l’età inizia a dare qualche problema anche a te :)…(ma io ne ho solo 30 il che è preoccupante).

    • @Kaspian: guarda che ti copicollo, ehhhhh!!!
      Una nota e competentissima professionista (T.R.) sostiene di non aver MAI incontrato nella sua lunga carriera (oltre 40 anni) un cane aggressivo“.
      Dove stava scritto “ma solo cani con manifestazioni aggressive”?
      Se l’avessi specificato, non avremmo discusso per du’ giorni 🙂

      Per le scansioni, grazie, puoi mandarla a [email protected] … tanto arriva a me, perché la cosiddetta “redazione” è casa mia 🙂
      “Loro” so’ sempre io: Ti presento il cane si avvale di tanti carinissimi collaboratori esterni, ma a smanettare sul pc (e pure con qualche difficoltà, vista l’imbranataggine congenita) ci son solo io!

  19. Capa tosta!!!! Mi autocopincollo “Non ha detto che non ha mai avuto a che fare con cani che presentavano manifestazioni aggressive ma con cani aggressivi.” Questo ho scritto come spiegazione al tuo primo dubbio. Vuoi avere l’ultima parola? Non hai capito che, con me, non la avrai?
    Appena ho un attimo ti invio.
    ciao

    • @Kaspian: sì, quello l’hai detto “dopo” che io ho “riso in faccia alla Rugaas” (sempre secondo te).
      Avere l’ultima parola è l’ultimo dei miei problemi, ti assicuro: se la vuoi tu, scrivi qualsiasi cosa tu desideri in calce a questo commento e io non risponderò, così sei contento.
      A me interessa solo non essere presa per il naso: se ci provi, ti rispondo per le rime. Ciao 🙂

  20. Trattare di certi argomenti – importanti – come questo suscita dibattiti ed opposizioni anche forti, ma trovo che possa essere molto utile.
    Spero di riuscire ad essere sintetico: concordo sostanzialmente con il concetto di superiore gerarchico espresso dalla signora Valeria Rossi nell’articolo.
    Tuttavia ci sono delle “cose” che sento fortemente di dovere esprimere.
    Quanto al metodo gentile ed alla gerarchia…io credo che dai più consapevoli educatori che abbracciano questa prospettiva la questione non venga posta così semplicisticamente come nel campo di addestramento a cui si fa riferimento all’inizio dell’articolo. Il metodo gentile, tra l’altro, vuole far leva sulla capacità di scegliere da parte del cane di esibire comportamenti che poi vengono rinforzati sistematicamente affinché vengano appresi e consolidati. Ma in opposizione a cosa nasce questo metodo?
    …Carissima Signora Rossi…mi creda io la stimo molto ed ho apprezzato tanti suoi lavori per la passione che ne emana…ma non credo che il “terrorismo psicolgico” che lei attribuisce ai “gentilisti” sia campato in aria.
    Io ho visto con i miei occhi – e lo dico per amor di verità e non per difendere a priori questa o quella opzione metodologica – addestratori (tecnici abilitati ENCI) usare la forza ed una inaudita pressione psicologica già solo per insegnare ad alcuni cani il “terra” per non parlare dell’uso di collari a strangolo ( con impiccagione), di collari a punte per la condotta al piede, di fruste non usate certo come si dovrebbe, con “somma maestria”.
    Mi riferisco ormai ad alcuni anni fa, tra il 1995 ed il ’97, ma si tratta di cose che mi hanno fortemente disgustato e dalle quali ho tratto delle personali conclusioni.
    Indubbiamente il metodo gentile è diventato anche “dogma”, “business” ed è stato anche “volgarizzato”…perchè non può essere confuso con un modo di fare accondiscente e sdolcinato, da “mammmolette”.Ed è più che leggittimo criticarne alcuni aspetti così come è più che leggitttimo poter pensare ad altre opzioni metodologiche. Indubbiamente sono molti ad improvvisarsi addestratori senza averne l’esperienza e la “sostanza”…tutto questo capisco benissimo possa creare un grande fastidio in chi vive la passione per i cani sul campo da anni.
    Ma…francamente fatico a credere che la minore diffusione delle razze da utilità e difesa possa essere attribuita ai “gentilisti” ed all’inefficacia dei loro metodi!
    Anzi ho diretta esperienza di un cane con problemi di aggressività rieducato con buon successo secondo questa prospettiva, nè mai – dico mai – dalle mie parti ho sentito educatori cinofili “gentilisti” suggerire l’eutanasia, anzi in un caso specico…proprio il contrario.
    Ciò non toglie che, effettivamente, il metodo da seguire vada adattato alla situazione del cane, che fare delle critiche alla tendenza/rischio di diventare più che leader dispensatori di crocchette, di interrogarsi sull’esigenza, sulla necessità e sulle modalità di un eventuale ricorso alla “punizione” sia più che leggittimo ed aiuti a riflettere, a criticare, a non assumere teorie e nozioni in modo acritico e rigido.
    Secondo me,poi, è diverso il cane che esegue un comportamento in vista del bocconcino, il cane che lo esegue realmente per compiacere il padrone, il cane che lo esegue perchè forzato a farlo…”lo devi fare perchè ti impongo di farlo con le buone
    o con le cattive…”
    Un saluto a tutti i partecipanti alla discussione e grazie dello spazio che offrite per poter esprimere i propri pareri.

    • @Manlio: rispondo un po’ ad entrambi i commenti, anche a quello sugli allevatori, dicendo che hai ragione, anzi ragionissima a dire che il gentilismo è nato per “reazione” a certi macellai, che esistono. Così come esistono i cagnari travestiti da allevatori. L’unica differenza sta nel fatto che di macellai, tutto sommato, ce ne sono relativamente pochi, mentre i cagnari travestiti ormai sono la maggioranza.
      Il punto però è sempre quello: sono, come dici tu, “tecnici abilitati ENCI”, e sono allevatori con affisso ENCI… se l’ente che dovrebbe tutelare i cani è il primo ad appoggiare e sponsorizzare il lato deteriore della cinofilia, come possiamo sperare che le cose migliorino?
      Proprio per questo bisognerebbe fare pressione, dal basso, a partire dai Club per arrivare all’ENCI. Son quarant’anni che vedo gente seria, cinofila “per davvero”, che allarga le braccia di fronte a qualsiasi porcata, perché “non ci può mettere contro Tizio” o “Caio è troppo potente per potergli andare a pestare i piedi”.
      Ma anche il nazifascismo era potente: eppure la Resistenza c’è stata lo stesso e ieri abbiamo festeggiato la Liberazione.
      Se lo si volesse davvero, un Ente che NON si preoccupa minimamente del benessere dei cani si potrebbe cambiare. Si potrebbero spingere politicamente i non-macellai e non-cagnari. Si potrebbe (anzi, si DOVREBBE) denunciare chi maltratta gli animali, in addestramento come in allevamento.
      Tutta questa “paura” che circola…ma de che? Paura di non vincere più in esposizione, o di non passare qualche ZTP? Sai che roba… se si sta zitti per paura di non ricevere più favori, allora non si è più vittime: si è complici.

      • Valeria, anzitutto la ringrazio della risposta alle mie considerazioni.
        Sì, credo che per ottenere certi miglioramenti bisognerebbe segnalare certe situazioni, riuscire a farsi sentire “dal basso”.
        Più in generale, credo sia importantissimo fare un lavoro informativo corrretto ed ampio come lei e il suo gruppo di collaboratori fate da anni.

        Riflettendo sugli interventi che qui si sono susseguiti (e senza entrare in dettagli devo dire che concordo su molte delle affermazioni di Justine), faccio questa riflessione:sarebbe bene uscire da una sterile contrapposizione tra gentilisti e tradizionalisti. Una buona via di uscita, tra l’altro,potrebbe essere il suo consiglio alla fine dell’articolo sul clicker di Carlo Colafranceschi.
        Cioè che i cani vanno anzitutto vissuti e che bisogna maturare un’esperienza diretta, in prima persona, confrontandosi con diversi i cani e lavorando in modo aperto, flessibile e non unilaterale.
        Forse sarebbe più corretto parlare di “metodo naturale” e non di “metodo tradizionale” senza sovrappore questo metodo agli abusi ed alle esasperazioni di cui anche io ho parlato prima. Così come il metodo gentile non dovrebbe esere confuso con un buonismo controproducente anche se magari qualche suo propugnatore abbia potuto diffonderne una simile versione.
        Purtroppo per esperienza posso dire che ho conosciuto persone che per un errato modo di intendere la gerarchia e l’idea di “dominare il cane” hanno raggiunto pessimi risultati. Rendendo quei cani insicuri e timorosi nei loro riguardi ( e aggressivi verso il resto del mondo) o andando in pesante conflitto con loro e trovandosi costretti a cederli. Il chè del resto è speculare alla storia della sua amica che “permettendo tutto al cane” si è trovata nella condizione di non saperlo più gestire e ora vuol darlo via.
        Della sua critica al metodo gentile trovo molto “forte” e interessante la sua riflessione sul fatto che è etologicamente scorretto, educando il cane, proporgli l’idea di un mondo dorato e privo di conflitti, di sgridate, di tensioni.
        Non sono un educatore né un addestratore,ma secondo me ad esempio insegnare il NO al cane, come segnale in seguito al quale deve interrompere quel che sta facendo, è utile e niente affatto controproducente.
        Avendo la possibilità di interagire con lei non posso che…esprimerle il mio apprezzamento per “ti presento il cane” e per tanti suoi lavori che ho letto e che mi hanno – credo – aiutato a comprendere il mondo dei cani. Il suo stile di scrittura non solo è molto gradevole e coinvolgente, ma da proprio l’idea di nascere dall’esperienza diretta, dal vissuto che nel rapportarsi ai cani è essenziale.
        Tra l’al’altro…sì,è vero che le monografie sulle razze sono spesso noiose e seguono dei binari “obbligati”…ma, non credo che ci sia libro più chiaro e realistico sul Cane Corso di quello che ha scritto lei!

        • @Manlio: grazie della carrettata di complimenti 🙂 … ma basta, che poi mi gaso! D’accordo sul termine “metodo naturale”, che però ho sentito utilizzare anche da gente che trovava naturalissimi i calcioni…
          Siamo sempre lì: termini, strumenti, metodi sono tutti relativi. Conta CHI e COME lavora col cane!
          P.S.: per favore, non diamoci del lei… almeno in rete, io proprio non ci riesco! E poi faccio figuracce, perché rispondo col “tu” a chi mi ha dato del “lei” e ci resto male 🙂

          • … e poi non possono esserci tanti Manli-i in Italia. TU sei Joker! Ammettilo. 🙂
            (Se si’ è gradita la richiesta di amicizia su FB 🙂

  21. “termini, strumenti, metodi sono tutti relativi. Conta CHI e COME lavora col cane!”
    Sì, Valeria penso che questo sial il cuore del discorso!
    @Denis: scusami, non so se scherzi o a chi tu alluda, ma non sono…Joker(?!)

  22. @Manlio, allora sappi che hai un omonimo cinofilo altrettanto preparato su questi argomenti. Forse un giorno vi incontrerete.

  23. mamma mia… Ho la testa che mi fa acqua da tutte le parti! Non so come abbia fatto a leggere TUTTI i commenti senza buttare il pc dalla finestra! Dico subito che concordo con TUTTO ciò che Valeria ha scritto. Ma forse perchè io sono una comune. E da persona comune mi chiedo: “ma voi i cani veri, non solo quelli raffigurati sui libri, li avete visti?”. No perchè io faccio volontariato nei canili della mia provincia da 10 anni (cioè da qnd ero ampiamente minorenne) e cani ne ho visti di TUTTI i tipi. E mi sono sempre chiesta, ma perchè nei canili non si trova mai uno straccio di educatore? Arrivano solo per casi gravissimi, accompagnati da veterinari comportamentisti con l’eutanasia davvero facile. Non avete idea di quanti cani ritenuti “aggressivi ed imprevedibili” ho visto morire. Ho visto veterinari comportamentisti e educatori al seguito lavorare con un cane dietro una rete, perchè avevano paura di avvicinarsi. Mentre noi volontari per pulire cacche e cambiare ciotole, oltre le reti siamo costretti (e siamo felici di farlo!!!) ad andarci. Io di tutti gli studi da voi citati ne conosco forse un quarto, perchè sono una persona comune. Ma dire che al cane non si insegna il NO, e che una sgridata è inutile e dannosa, è come pensare di vivere nel mondo di Alice nel Paese delle meraviglie. Visto che “capobranco” fa tanto schifo, chiamiamolo “guida”, “buon padre di famiglia”, ma sempre la stessa roba è. E comunque solo voi avete questo pregiudizio che gerarchia = violenza, ti spiezzo in due se non ti rotoli quando faccio “bang”. Forse dovreste scendere un po’ con i piedi per terra, mettere per un po’ da parte i libri e sporcarvi le mani stando in mezzo ai cani. Recuperare un po’ d’istinto, perchè la scienza non arriva sempre dappertutto. P.s Io ho 2 bassotte, di 10 e 8 anni. La seconda ha sempre avuto problemi nel socializzare con gli altri sin da cucciola, ho contattato un bel po’ di educatori tutti diplomati pieni di titoli e coccarde, beh 4 mi hanno risposto: “io con i bassotti non ci lavoro”, 2 “meglio un pittbull che un bassotto”, 1 “se volevi un cane tranquillo prendevi un maltese”, e 2 mi hanno fatto andare al loro campo sbattendomi fuori al primo urlo di Camilla, perchè “facevo agitare gli altri cani”. Non lo so, forse sono sfigata, ma io di questi cinofilosofi non mi fido più.

  24. Il problema di Camilla l’ho risolto. PEr qualche anno mi ero rassegnata al pensiero che lei sarebbe andata sempre e solo d’accordo con Maggie, visto che persone sicuramente più competenti di me l’avevano data per “irrecuperabile”. Però sta cosa non mi è mai andata giù, perchè solo lei non poteva farcela e tutti gli altri ( compresi cani maltrattati, traumatizzati ecc) sì? allora l’ho presa e l’ho portata nel mio canile. L’ho lasciata libera da sola nella “zona verde” (recintata) e uno a uno, ho introdotto i cani che in canile utilizziamo (ops, spero di non essere stata troppo rude!!) per tranquillizzare i nuovi arrivati. Ha gridato per 5 minuti, per altri 5 ha tentato di arrampicarmisi addosso… Ma dopo un quarto d’ora di disagio ha iniziato a rilassarsi. E da allora, ogni volta che vado in canile la porto con me, ha superato il suo problema. E io non sono un fenomeno, i cani lo sono, anche a 8 anni.

  25. Nell’articolo trovo passaggi su cui concordo maggiormente, altri meno, com’è giusto… ma ci sono anche alcune precisazioni che mi sembra doveroso fare:

    1) Ritenere che passare prima per le porte, mangiare per primo, vietare l’accesso al letto o al divano, sia una dimostrazione di leadership, è PUERILE!
    — il cane NON E’ STUPIDO e vede benissimo quando un uomo credendo di atteggiarsi a cane si mette in realtà a scimmiottare la caricatura di Mussolini nei film di Charlie Chaplin…
    — sempre perchè il cane NON E’ STUPIDO, vede benissimo che la famiglia in cui vive è in condizione agiata e non in scarsità di risorse… come pensate che interpreti il razionamento delle stesse??? i comportamenti “privilegiati” nei branchi naturali vengono infatti attuati soltanto quando le risorse non abbondano e devono essere gestite in modo efficiente per la sopravvivenza del branco!

    2) quanto descritto al punto 1) è purtroppo in voga tra i “gentilisti” specialmente a quelli che sono rimasti indietro, ai libri di Jan Fennel ed al clicker-training come metodo di insegnamento!

    il VERO SUPERAMENTO dei “metodi tradizionali” è costituito dall’approccio che persegue la conoscenza e consapevolezza da parte del cane, ad esempio attraverso l’insegnamento da parte di altri cani (teaching dogs o – diversamente – il “branco terapeutico” di Cesar Millan), il comportamento imitativo, la comunicazione calmante, la prevenzione degli stati di “stress negativo”, eccetera.

    cordiali saluti

  26. dimenticavo:
    .
    .
    dire che i “gentilisti” sono tutti come questi:
    .
    2) quanto descritto al punto 1) è purtroppo in voga tra i “gentilisti” specialmente a quelli che sono rimasti indietro, ai libri di Jan Fennel ed al clicker-training come metodo di insegnamento!
    .
    .
    è scorretto e disonesto tanto quanto affermare che “metodo tradizionale” significa maltrattare il cane!

  27. ho letto tutti i commenti e mi è uscito abbastanza fumo dal cervello,forse bisognerebbe rifare il post con un sunto di tutti i commenti per noi poveri profani 🙂
    Comunque sono davvero tanto ma tanto discutibili di quelle regole che bisogna bandirle da internet e su qualsiasi libro,perché creano tanta confusione.Il cane se è dominante deve:mangiare dopo il proprietario,non avere i giochi a disposizione,non vincere al tira e molla,uscire dopo il proprietario,non dormire sul letto,non salire sui divani,non fissare negli occhi,ricevere poche attenzioni,accettare di essere manipolato,capire chi comanda.
    Detto questo, faccio qualche esempio della gestione del mio cane:
    la mia cagnolina quando era piccola si agitava davanti al cancello d’uscita.Il problema l’ho risolto lavorando sull’autocontrollo .Quando il cane si calmava,si apriva il cancello e via discorrendo…fino ad arrivare a scendere giù per la passeggiata
    Il cane stava facendo qualcosa per me??
    Oppure il cane stava facendo qualcosa per lui,capendo che la calma gli porta solo vantaggi??
    Per quanto riguarda gli ordini che impartiamo ai cani,non possono essere definiti come “superiorità” verso di lui,perché stiamo costruendo qualcosa che porta a qualcosa di bello,al gioco ad esempio.

  28. hai ragione Axy, quelle “regole” purtroppo servono per gratificare l’ego dei proprietari privi di personalità, che subiscono nella società degli uomini e pensano di essere potenti perchè esercitano la loro “leadership” su un “cane dominante”…
    invece di andare dall’educatore che li adula dicendo loro “il capo sei tu” farebbero meglio ad andare da un bravo psicoterapeuta per risolvere i propri problemi di autostima!

  29. “Altrimenti il gioco sarebbe scorretto: “io te le suono, tu devi subire e star zitto”.
    Eh, no. Troppo facile, troppo comodo.”

    Non sono d’accordissimo su questo punto. Se si parla di vera violenza fisica si, ma un qualche sberlone, patacca, tirone non ha mai fatto male ai miei cani.

    ” a volte gli interessa addirittura più del cibo e del sesso, che sono altri due suoi “chiodi fissi” (e di chi non lo sono?).”
    Miei per esempio non li sono affatto, anzi! Cito un aforisma di Charlie Chaplin “A differenza di Freud io non credo che il sesso sia la cosa più importante. È più facile che incidano sulla psicologia il freddo, la fame e la vergogna della miseria.”

    Per il resto, altro articolo sacro! Sono profondamente convinta che spesso persone che dopo due stage riescono a fare gli “addestratori” e c’è tanta gente che ci va, facciano più danni che cose utili.
    Credo che molte più persone dovrebbero leggere questa rivista, ma poiché non è possibile, sarebbe cosa molto buona e giusta, secondo me, che tutti coloro che si apprestano ad iniziare un percorso con il proprio cane, abbiano la possibilità di apprendere questi concetti.
    Brava Valeria 🙂

  30. scusami se te lo scrivo qui ma nell’altro articolo non si potevano più lasciare commenti.

    Valeria tu sei favorevole al dare come correzione al cane quando sbaglia una specie di pinzata utilizzando la mano come se fosse un morso sul collo? non dico chi lo fa perchè non è di lui che voglio star a parlare

    • Ma ti fa proprio male al cuore usare due volte di fila lo stesso nick?
      No, non sono favorevole, anzi trovo che sia un’immane cazzata: a) perché nessun cane interpreterà MAI una pinzata data con le dita come un morso; b) perché i cani non si mordono sul collo per “punirsi”. Anzi, i cani, tra adulti, non si puniscono proprio: ognuno si fa i cavoli suoi, e se questi cavoli vanno in conflitto con i cavoli di qualcun altro son botte reciproche, non certo da parte di uno solo. Se un cane vuole intimorirne un altro fa sceneggiate dimostrative e non dà morsi sul collo. Se vuole mostrare dominanza può mettergli le zampe addosso, mimare una monta, appoggiargli il muso sul garrese…ma non gli darà mai un morso sul collo. Un morso sul collo è l’inizio di una rissa, punto e basta: quindi, se lo “mimi” ad un cane adulto, devi aspettarti che questi (se mai lo riconoscesse davvero come morso) si rigiri e ti attacchi. Per fortuna al cane non possa neppure per l’anticamera del cervello che quello sia un morso: quindi ti guarda sorpreso come per dirti “a’mbecille, che fai?”.

  31. per
    me la gerarchia esiste e come…e ne sono consapevole non perchè lo
    abbia letto sui vari testi, ma perchè vivo da tanti (20) anni a stretto
    contatto con tanti cani.
    la mia domanda è: perchè david mech ha cambiato opinione?
    cosa c’è dietro?
    per me è inspiegabile che uno studioso a quei livelli abbia cambiato il suo modo di vedere il branco.
    riporto la sua intervista in merito:
    “<

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.